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  1. libero_s

    HBO - Trono di Spade

    Ecco il tipo di commento che mi piace, ben argomentato, scritto in modo brillante, sintetico, ma esauriente.
  2. libero_s

    Cosa state leggendo?

    Senza dimenticare che il più grande autore di fantascienza è Kilgore Trout
  3. libero_s

    [MI 126] La sponda dei Giusti

    Ecco, quoto il commento di @AndC perché corrisponde a ciò che ti accennavo in chat. Il racconto in sé non ha errori, non c'è una frase (o più di una) da incolpare, che potrei dirti di modificare o migliorare. Al di là dei piccoli appunti che ti sono stati fatti non c'è niente di sbagliato, si tratta più che altro di una situazione d'insieme. Rileggendolo ho cercato di recuperare le impressioni della prima lettura e di scovarne i motivi, direi che la prima cosa che mi salta all'occhio è la mancanza di un punto di vista facilmente individuabile. Il racconto inizia con quello che sembra un osservatore esterno oggettivo e come lettore cerchi di capire in quale personaggio devi calarti (quello che sarà il protagonista della storia). Alla fine del paragrafo, però, si scopre di essere dentro la testa di un personaggio, c'è un io narrante e questo provoca una piccola dislocazione cognitiva. Anche il tipo di descrizione è molto fredda, da osservatore esterno, non da personaggio coinvolto nella scena. Credo sia questa ambiguità a creare un po' di confusione, manca un personaggio "interessante". Anche l'io narrante non è un personaggio "coinvolgente" perché è troppo freddo e distaccato. L'idea di una persona che non si scompone nemmeno davanti alla possibilità di finire all'inferno può essere interessante, ma perché lo sia deve esserci un po' più di interiorità sua. Perché è così disinteressato? Il contrasto con chi si dispera o si arrabbia o nega è interessante, ma non basta, anche il narratore sembra visto dall'esterno. Se volessi proprio fare il maestrino di scrittura creativa ti direi che il racconto manca di una direzione precisa e di un "messaggio".
  4. libero_s

    [MI 126 - Fuori Concorso] Oshun

    Mi pareva che stessimo parlando in senso generale, non di come commenti tu o di come lo faccio io. Era una disquisizione teorica sul commentare. Non lo era infatti. Guarda che il tuo commento lo apprezzo molto ed è anche uno spunto di riflessione.
  5. libero_s

    [MI 126 - Fuori Concorso] Oshun

    Commentare non è così semplice come sembra, a volte si cerca di aggrapparsi a delle "certezze" che magari non sono nemmeno del tutto proprie, ma se lo dice XY sarà anche vero, quindi se io la segnalo in un commento non sbaglio di certo. Magari il commentatore stesso non ha una regola prefissata, ma in fondo per commentare devi in qualche modo usare un'unità di misura per poter misurare il racconto. Non è facile nemmeno leggere da lettore piuttosto che da autore, soprattutto quando si legge qui dentro, perché istintivamente si tende a pensare a sé stessi come ad autori, almeno in questo contesto protetto. Confronto e discussione aperta, sempre. Il bello del confrontarsi è proprio la possibilità di sentire altri punti di vista e riflettere sui propri. otto fiori per te
  6. libero_s

    [MI 126 - Fuori Concorso] Oshun

    Grazie @Roberto Ballardini L'errore sta in quel sua che sintatticamente non sarebbe riferito alla mano. Almeno credo
  7. libero_s

    Mezzogiorno d’inchiostro n. 126. Off Topic

    Non ti scordar di me Sei perdonata
  8. libero_s

    Mezzogiorno d’inchiostro n. 126. Off Topic

    Sicuramente, anche perché non ho capito cosa devo perdonare
  9. libero_s

    [MI 126 - Fuori Concorso] Oshun

    Ho dovuto forzare un po' la memoria per farmi venire in mente la vicenda
  10. libero_s

    [MI 126 - Fuori Concorso] Oshun

    Come dicevo anche a @mercy la vostra è una riflessione che avevo fatto io stesso, ma non volevo forzare la scrittura per imporle il linguaggio di un bambino. Non ho cercato di immedesimarmi in un bambino africano, nel suo modo di pensare e sentire, altrimenti credo ne sarebbe scaturito un racconto totalmente diverso. Ho lasciato invece che il linguaggio fosse quello più vicino al lettore che al protagonista. Hmmm qui non sono del tutto d'accordo, sorelline/fratellini l'ho sentito dire abbastanza spesso. I nomi ho scelto consapevolmente di non usarli, non c'è nessun nome tranne quello di Oshun, in questo modo risalta con maggior forza, l'unico personaggio con un nome è il personaggio che non c'è. Magari il risultato non quello sperato, però
  11. libero_s

    [MI 126 - Fuori Concorso] Oshun

    Hehehe, questo è il tranello Hemingway Pochi giorni fa dicevo che se qualcuno postasse sul WD Colline come elefanti bianchi di Hemingway verrebbe subito cazziato per le ripetizioni. Lo so che ci sono ripetizioni, le faccio spesso e mi sono state fatte notare più volte, ma non mi spaventano, anzi. A volte c'è una parola precisa per indicare un concetto e ritengo che vada usata proprio quella, anche molte volte, se serve, senza impazzire per i sinonimi. Sì, forse ho calcato un po' la mano, ma volevo che l'assenza diventasse tangibile, reale, fisica. Ecco, questo è ciò che volevo far trasparire, come fosse un bambino/uomo, ancora in parte bambino, che si affida alla mano ruvida del padre per trovare conforto e sicurezza, ma allo stesso tempo abbastanza adulto da capire le necessità della vita. Due firoi anche a te
  12. libero_s

    [MI 126 - Fuori Concorso] Oshun

    Ho presente la citazione, ma non ricordo la scena in cui avviene. Devo ammettere che l'ho visto parecchi anni fa e non l'ho mai riguardato perché lo considero il meno bello fra quelli di Indy, ma se non ricordo male c'era un villaggio caduto in disgrazia per il furto delle pietre sacre? Grazie
  13. libero_s

    [MI 126 - Fuori Concorso] Oshun

    So che ti piace quando ti insulto, ma questa volta ti va male Innanzitutto dici che sono abbastanza bravo e questo vuol dire che non sei stupida Scherzi a parte, la tua riflessione sul protagonista un po' la condivido. Ci avevo pensato mentre lo scrivevo, soprattutto per quanto riguarda il linguaggio. Hai ragione sul fatto che un bambino non parla in quel modo, ne ero consapevole, ma non mi andava di semplificare troppo la scrittura e dargli un tono fanciullesco. Sul fatto che un bambino rifletta di meno invece non sono d'accordo, soprattutto, e qui mi riallaccio a quanto dice @Rica nel suo commento, se si tratta di bambini che vivono in condizioni difficili. Conta che in una popolazione come quella che ho immaginato io a 14 anni si è già adulti e già prima si sono dovute affrontare molte cose che noi consideriamo da adulti, lavorare, occuparsi dei fratelli/sorelle più piccoli ecc. E comunque ti assicuro che anche i nostri bambini fanno riflessioni molto più complesse di quanto si tenda a credere.
  14. libero_s

    [MI 126 - Fuori Concorso] Oshun

    Commento a Fade away/Scivola via Oshun Spingo le capre nel recinto e subito si affollano sotto la tettoia di paglia: il sole è così caldo da infastidire anche loro. Corro in casa a cercare un po’ d’ombra, le piante dei piedi scottate dal terreno rovente. Le mie sorelline dormono, forse dovrei farlo anch'io, penso sia il modo migliore per sopportare il caldo. Sento le voci di mamma e papà, sono dietro casa che parlano con qualcuno. Non si sono accorti che sono tornato e la sottile parete di paglia e fango lascia passare le loro voci. Stanno parlando di andarsene, stasera. Io non voglio andare via, ma sono grande abbastanza per capire che non possiamo restare qui. Senza Oshun che ci portava il cibo non resisteremo a lungo. Nessuno credeva che sarebbe finita così. Anche quando l’abbiamo vista assottigliarsi giorno dopo giorno, abbiamo tutti pensato che si sarebbe ripresa, che alla fine ce l’avrebbe fatta. Noi bambini accorrevamo ogni giorno accanto al suo letto e restavamo a guardarla spiando inutilmente un qualche segno di ripresa. Ma ogni giorno Oshun diventava più sottile, la voce, sempre più fioca, ridotta a un mormorio appena percepibile. Pregavamo per lei, unendo le nostre voci alla sua, per darle forza e richiamare a noi il suo spirito. Finché, un giorno, Oshun non parlò più. Gli uomini si fissavano sconcertati, per la prima volta in vita loro si sentivano impotenti, non sapevano più cosa fare. Oshun era sempre stata una certezza, tutti noi dipendevamo da lei e nessuno aveva mai creduto che le cose sarebbero cambiate. Per un po’ tutti si comportarono come se non fosse accaduto nulla. Io facevo uscire le capre dal recinto, le accompagnavo in cerca di qualche arbusto e giocavo con gli altri bambini, mentre gli uomini tracciavano solchi nella terra secca che si sgretolava in nuvole di polvere rossa. Ma quei solchi erano solo un inutile rito eseguito per caparbietà e abitudine, senza una reale speranza di veder germogliare qualcosa e allontanare la morte incombente. Senza Oshun, tutto diventava inutile. Neppure fingere che fosse ancora con noi aiutava a sopportare la situazione. Strano come la mancanza delle le cose le renda più tangibili della loro presenza. Si poteva contare su Oshun, lei c’era sempre e si finiva quasi per dimenticarsi di lei. Ma ora la sua assenza gravava su tutti noi. Mi massaggio i piedi abbrustoliti e guardo il sole crescere rosso, avvicinandosi all'orizzonte ondulato di basse colline. Mamma e papà entrano in casa, mamma sveglia le sorelline e raccoglie le poche cose che possediamo. Papà afferra due bisacce, mi prende per mano e mi conduce al recinto, con un cenno del capo mi indica l’asino scheletrico che contende alle capre l’ombra, sempre più lunga, della tettoia. Con uno schiaffo sulla groppa lo convinco a uscire dal recinto e papà lo carica con le bisacce, poi si ferma a osservarlo, aspettandosi quasi di vederlo crollare a terra. Mi guardo attorno, tutti al villaggio stanno facendo le stesse cose e in poco tempo siamo radunati e pronti a partire alla ricerca di un nuovo posto dove vivere. Prendo un bastone, raduno le capre e le spingo davanti a noi, verso il sole che tramonta. Mamma tiene per mano le sorelline, papà mi tende la sua, dura e callosa. La afferro con gioia, il suo palmo ruvido mi da sicurezza mentre ci avviamo verso un mondo sconosciuto. «Andiamo?» Mi guarda e accenna agli altri, già avanti lungo il cammino. Mi volto indietro un’ultima volta, verso il letto di Oshun; grosse crepe ne attraversano il fondo, ormai secco quanto il deserto che avanza.
  15. libero_s

    [MI 126] Fade Away / Scivola via

    Quanto si può "non dire" in un racconto? @mercy lo chiedeva ieri in chat parlando del tuo racconto, @Ton. Sicuramente Il tuo è un buon racconto, molto evocativo e ben scritto. L'impressione però è che tu abbia tagliato molto per farlo stare negli 8.000 caratteri, o in alternativa che tu abbia voluto forzare per farci entrare troppe cose e così molte rimangono non dette e non chiarite, forse un po' troppe. L'ambientazione funziona molto bene e diversi passaggi sono ricchi di fascino, vi sono però delle scene superflue che in un racconto così breve si fatica a distinguere da quelle fondamentali ingenerando confusione. Ad aumentare la confusione ci sono alcune scelte di parole che non aiutano affatto, mi riferisco in particolare a questa frase: Affogatici mi ha portato a pensare che questa scena venisse prima del momento in cui Luyia restava sott'acqua troppo a lungo, anche se tutto i resto del contesto faceva pensare che fosse avvenuta dopo. Probabilmente questo dipende anche dalla mia forma mentis che mi spinge a trovare aspetti bizzarri anche dove non ci sono, ma mi sono chiesto se non fosse scattato un loop temporale di qualche genere. Il seguito della frase, che è fondamentale per la comprensione del racconto è poco in risalto, quel ma sparisci e quel finale Lo fa sono in qualche modo sovrastati dal quel affogatici che rimane più impresso visto che si parla sia di un quasi affogamento che di allenamenti per trattenere il respiro sott'acqua. Magari mi è sfuggito qualcosa, ma se la sparizione di Luyia è in qualche modo giustificata, non lo è invece la sparizione di Pa': perché se n'è andato e perché Kamun crede che sia andato via con Luyia? La scena iniziale è superflua, occupa spazio e occupa la mente dei lettori impedendo loro di concentrarsi sul resto del racconto, anche se funziona bene come ambientazione. Ci dice che Pa' e Luyia sono scomparsi, ma la sparizione di Pa' in realtà non è significativa. Kamun e sua madre vivono di stenti e questa scena ce lo mostra, ma la presenza o l'assenza di Pa' non cambiano nulla nella vicenda importante e allo stesso modo il fatto che facciano una vita dura non è influente sulla storia. Alla fine Kamun diventa uomo, diventa capo villaggio e diventa Pa' lui stesso, solo la sparizione della sorella provoca qualcosa in lui ed è su quella che i lettori devono potersi concentrare. Sempre nella scena iniziale non ho apprezzato il linguaggio da Via col vento. Ho letto la spiegazione che hai dato, ma il lettore non deve leggere l'esegesi del brano per capire una frase. La sensazione iniziale è di un'Africa caricaturale, vista con gli occhi del colonizzatore. Solo leggendo il resto del brano si capisce che, al contrario, c'è interesse per l'Africa. Piccolo appunto, a quanto mi risulta Nyambe è maschio, non femmina, ma questo non cambia il senso del brano. Il simbolismo va bene, attenzione a non concentrarti troppo su quello e dimenticare la vicenda altrimenti ti succede di schiacciare e stiracchiare la trama per adattarla ai simboli. Immagino che anche il filo sia simbolico, ma non mi è chiaro cosa debba rappresentare. Anche la scena con Ilozumba è superflua, d'accordo serve a mostrare che Luyia è impazzita e giustifica l'esasperazione di Kamun che la sgrida e la manda via, ma la presenza di dettagli inutili finisce per sviare l'attenzione da quelli importanti. La successione temporale mi era chiara, anche se per un attimo mi sono chiesto se la "finta ricomparsa" non fosse invece, anche in questo caso, un loop temporale. Sempre per via della mia forma mentis Un altro punto in cui mi aspettavo qualcosa di diverso è quando Luyia emerge dall'acqua e non riconosce le persone. Mi chiedevo se per caso non fosse lei la sola a vedere la realtà dietro le maschere, ma poi il racconto ha preso una direzione molto meno weird. Nel complesso il tuo racconto mi è piaciuto, tra l'altro l'ambientazione mi ha colpito anche perché è molto vicina al fuori concorso che ho scritto io. Hai reso molto bene l'atmosfera dei luoghi pur senza soffermarti in descrizioni che avrebbero rubato spazio alla storia. Andrò a leggere i tuoi racconti lunghi che a questo punto mi incuriosiscono parecchio.
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