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Ludwig von Drake

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  1. Ludwig von Drake

    CTL Editore Livorno

    Sulla loro pagina ho letto: "Pubblicare il tuo libro con noi è facile conveniente ed economico. self publishing, print on-demand, cartaceo o digitale tutte le soluzioni." Si tratta di un print-on-demand?
  2. Ludwig von Drake

    CTL Editore Livorno

    Nome: CTL Editore L Sito: https://www.ctleditorelivorno.it Catalogo: https://www.ctleditorelivorno.it/acquista-i-nostri-libri Modalità di invio dei manoscritti: https://www.ctleditorelivorno.it/ctleditore-contatti Distribuzione: non specificato Facebook: https://www.facebook.com/groups/liburni/
  3. Ludwig von Drake

    Chiado Editore

    Perdonatemi, ma dove avete letto che salvo amato non ha pagato? Lui stesso ha scritto che gli hanno imposto l’acquisto di 100 copie da pagare al prezzo di copertina con 30 copie in omaggio (o 130 da pagare con uno sconto del 23% circa, a seconda di come si voglia fare il calcolo) entro due settimane dalla presentazione del libro. Riporto la citazione del suo commento.
  4. Ludwig von Drake

    AUGH! Edizioni

    Potreste confermarmi che avendo inviato il mio manoscritto ad Alter Ego non e' necessario inviarlo anche ad Augh?
  5. Ludwig von Drake

    Montag

    @Andrea Cerri Mi permetto di intervenire perché ho letto di questa polemica altrove e vorrei fornire un contributo oggettivo ad alcune informazioni fornite: 1. Non c’è nulla di male o di strano ad avere una controfirma di un contratto solamente elettronica (scambio di email) se il contratto non ha una rilevanza significativa in termini economici. Solo in Italia ho visto questa richiesta spasmodica di contratti firmati e controfirmati in cartaceo (e, no, non c’è nulla di male o di necessità di pensare “ah, mi hanno fregato”). 2. Non ha senso dire “Distribuzione: assente, non c'è” e poi “Nel caso una libreria volesse esporre il vostro libro deve rivolgersi al distributore della Montag”, poiché la seconda affermazione riportata smentisce la prima. 3. Per quanto riguarda la distribuzione, su Ibs mi comunica disponibilità immediata di diversi titoli dell’editore. Sulla questione “recessione” vs. “tre mesi”, ho l’impressione che si tratti semplicemente del tentativo di svuotare il magazzino, questa cosa di norma è prevista contrattualmente (ovvero, l’editore ha il diritto di vendere le ultime copie a disposizione del romanzo, anche dopo che il rapporto contrattuale è terminato).
  6. Ludwig von Drake

    Casta Editore

    Sì, lo so, era un tentativo di cercare di estorcere informazioni perché sto aspettando la valutazione finale del «grande capo» dopo aver passato la selezione dei vostri collaboratori :-)
  7. Ludwig von Drake

    Una semplice storia vera - la madre di Marco

    @Alessiomantelli @Poeta Zaza @bwv582 @m.q.s. Ragazzi, grazie mille per i commenti e le impressioni! Ragionerò su tutto quello che mi avete detto! Siete stati davvero gentilissimi... :-)
  8. Ludwig von Drake

    Fedele

    Il racconto è bello e ben scritto. Permette di empatizzare con entrambi i protagonisti, ed è tanto verosimile da sembrare una storia di cronaca più che un racconto. Ho solo un dubbio. All’inizio dici “Parlo piuttosto dei barboni, quelli autentici, quelli che nel processo produttivo non sono mai voluti entrare e che a suo tempo hanno rifiutato con una sdegnosa scrollata di spalle il sicuro posto in banca, consegnandosi a ciò che Majid Rahnema chiama "povertà conviviale".” Eppure, il signore che descrivi non sembra uno di quelli che non sono mai entrati nel processo produttivo consegnandosi alla povertà conviviale, quanto piuttosto un signore che “campava” di espedienti sfruttando una giovane ragazza e che, una volta andatagli male, abbia perso la forza di continuare a trovare espedienti (e qui rimane molto bello il dubbio sulle ragioni del suo “abbandono” alla vita di strada). Un paio di dettagli: - Di solito le parole straniere rimangono invariate al plurale in italiano (utilizzerei “clochard” anche per il plurale e non “clochards”); - Sostituirei “cashmire” con “cashmere”; - Inserirei il trattino in tra baby e doll: baby-doll.
  9. Ludwig von Drake

    Una semplice storia vera - la madre di Marco

    Commento: La madre di Marco, la signora Maria, era una di quelle persone che nascono, crescono e muoiono nello stesso paesino di campagna, che nel suo caso si chiamava proprio Campagna. Fino alla fine dell’adolescenza, la sua vita era stata semplice ma allegra. Aveva imparato a sbrigare le faccende domestiche e a mandare avanti una casa, come si confaceva a una buona moglie. Quando le dissero che qualcuno aveva chiesto la sua mano, il suo cuore si gonfiò di infantili speranze, che rimasero deluse non appena apprese il nome del pretendente: Giuseppe Esposito. L’uomo, come la maggior parte dei suoi compaesani, lavorava presso l’unica grossa fabbrica del paese. Aveva ereditato diversi anni prima il lavoro dal padre insieme a una certa esiguità caratteriale: quando aveva occupato il posto paterno, nessuno si era accorto del cambiamento; un tipo smilzo, taciturno e dall’età imprecisata era rimasto alla macchina che produceva anonimi bicchieri di carta. Si sposarono in un giorno uggioso con una cerimonia misurata e con pochi invitati. Per un po’, la vita matrimoniale fu piatta, senza conflitti né sorprese. Maria il marito a casa, preparando da cucinare e pregando per la sua anima. Insieme non avevano passioni e non sapevano cosa fosse uno svago. Quella che era stata la vitalità giovanile di Maria andò morendo insieme a ogni contatto umano che aveva avuto prima dell’unione nuziale. Giuseppe viveva secondo le regole che gli avevano tramandato il padre: «Non fare casino, sii modesto e vedrai che tutto procederà liscio. Per non sbattere contro angoli spigolosi, devi fidarti solo delle emozioni smussate. Quando guidi piano, anche se becchi una buca per strada, non fori la gomma e non vai a sbattere. La stessa cosa la devi pensare per la tua vita. Non ti far spaventare da chi avrà da ridire su questo. Cadranno tutti, mentre tu, aggrappato alle tue abitudini, non avrai preoccupazioni.» Ma la vita non era tanto semplice e quelle parole non tenevano in considerazione il fato e il fatto che tutto ciò che sembrava stabile e certo, in realtà, poteva crollare da un momento all’altro. In questo, aveva trasmesso le sue convinzioni al figlio, non preparandolo in alcun modo ai due maggiori colpi che la vita gli avrebbe inferto. La prima botta fu la scoperta di non poter avere figli. L’uomo, che era sempre stato di poche parole, quando si rese conto che il tempo passava e la moglie non restava incinta, divenne del tutto muto, almeno in casa. Con quella situazione, la bellezza mediterranea di Maria, già ingrigitasi con l’inizio della vita coniugale, si seppellì in abiti neri, che le davano l’aspetto di una donna perennemente in lutto, addolorata per la perdita della sua giovinezza e di quei giorni di gioia spensierata che avevano preceduto il matrimonio. La seconda mazzata fu inferta in un mattino grigio qualsiasi, quando, arrivato nei presi della fabbrica, Giuseppe si imbatté in un assembramento di colleghi, i quali stazionavano con fare agitato fuori all’entrata. Erano tutti fermi davanti ai grossi cancelli dell’azienda, che trovarono chiusi per la prima volta dopo decenni. La folla rumoreggiava e le congetture più improbabili serpeggiavano tra i presenti. Nessuno sapeva che cosa fosse accaduto., eccetto forse il sindacalista, Antonio La Manna, che si era piazzato in piedi sul retro di un camion aperto, utilizzandolo a mo’ di pulpito. Tutto si fece silenzio quando, portato un megafono alla bocca, iniziò a sbraitare. «Amici, colleghi, compagni! Quello che è successo stamattina è una vergogna! Ci hanno sfruttato e ora ci chiudono le porte in faccia senza dirci nulla! Dobbiamo rimanere qui davanti, formare picchetti finché qualcuno non verrà a spiegarci cosa succede. Non possono chiudere in questo modo e lasciarci in mezzo a una strada, senza lavoro né soldi!» “Senza lavoro né soldi”, quelle parole rimbombarono nella mente di Giuseppe, sovrastando qualsiasi altro suono. Vide una decina di colleghi scavalcare i cancelli, senza che nessuno li fermasse. Gli altri presenti li incitavano a “spaccare tutto”. Si sedette sui talloni e dopo un paio di tentativi riuscì ad aprire il bottone del colletto della camicia. «E mo’ che faccio? Mo’ che faccio?» Nessuno gli diede una risposta e lui la cercò da solo, in due bottiglie di vino da quattro soldi prese all’enoteca del paese e consumate su di una panchina pubblica, in piazza. Stette lì a bere, ignorando gli sguardi dei passanti, fino a che il sole non tramontò. Solo allora barcollò verso casa e strisciò dentro. Maria non disse una parola quando lo vide trascinarsi e raggiungerla a letto. Chiuse gli occhi e fece finta di dormire. «Lo so che fai finta,» disse lui con voce da ubriaco, «ma stasera non te la cavi così.» Maria non gli rispose, ma socchiuse gli occhi, quel tanto necessario per vedere cosa avrebbe fatto l’uomo. Lui le mise una mano sulla coscia, inizialmente senza far forza. Poi, all’improvviso, tirò, allargandole le gambe. Con l’altra mano stava togliendo la cinta e aprendo la patta del pantalone, si era messo a letto senza spogliarsi. «Sei ancora troppo bella per me» disse, quindi le si poggiò addosso baciandola sulla guancia. Uno, due, tre volte. Poi il corpo dell’uomo si fece più pensante e statico, come il suo respiro. Si era addormentato su di lei. Maria si sfilò da sotto, facendo attenzione a non svegliarlo. Dormì sul divano, un sonno agitato fino al mattino, quando – mentre il marito dormiva ancora – scese per fare la spesa. Non sapeva ancora cosa fosse successo e di certo non lo avrebbe chiesto a lui. Probabilmente, aveva preso un giorno di malattia, almeno così si disse. Ben presto, però, si accorse che qualcosa stava accadendo in paese. Ogni decina di metri trovava qualcuno che confabulava nervoso e tanti operai della fabbrica erano per strada. Un vecchio seduto davanti al circolo del quartiere stava leggendo il giornale ad alta voce. Maria si fermò ad ascoltarlo. «”La Bicchierazzi Srl, storica fabbrica di Campagna, che affonda le radici nei decenni e nel passato del paese, si è ritrovata vittima, negli ultimi anni, di una faida familiare, del calo delle commesse e di un debito che si è andato ad accumulare tra il silenzio colpevole delle banche fino a diventare insanabile. Appena un anno fa, la Bicchierazzi aveva aperto un nuovo stabilimento nell’area romana, festeggiato in paese come un successo dell’impresa locale. Eppure, questa nuova apertura ha solo fatto precipitare ulteriormente la situazione. Ieri, il collegio del Tribunale di Salerno ha ufficializzato il fallimento della società che deteneva la fabbrica. Anche i crediti arretrati che i lavoratori hanno accumulato con la fabbrica negli anni sono da considerarsi bruciati.” Avete capito? Bruciati! Io dico di andare a prendere il signor Bicchierazzi e bruciargli la macchina e la casa.» «Ma quello è già partito per i Caraibi» rispose un altro e la discussione iniziò ad accendersi, ma Maria aveva già sentito abbastanza e si allontanò. Il marito aveva perso il lavoro, la loro unica fonte di sostentamento.
  10. Ludwig von Drake

    Non ho tanto tempo ma non so cosa fare

    - trama La trama non c’è e non è un male, perché in fondo questo più che un racconto è un flusso di coscienza di un ragazzo. Un flusso di coscienza che sembra partire in un modo e poi prende la tangente, riprendendosi nel finale con una migliore caratterizzazione del personaggio. - personaggi Non credo che l’originalità sia la forza del personaggio che risuona di elementi già letti da quando Frusciante uscì dal gruppo ai ragazzi di Trainspotting. Tuttavia, è caratterizzato abbastanza bene, anche se non ho capito cosa sia successo tra i quindici e i diciassette anni. Magari una pennellata in più su quanto accaduto, se qualcosa è accaduto, aiuterebbe. - contenuti Il ragazzo suona plausibile, vero. A livello di empatia, credo se ne possa provare di più se a leggere il testo è un giovanissimo. Personalmente porta a chiedersi “e allora?”, ma capisco che il senso sia quello di un testo che ti prende o non ti prende, quindi non è detto che la mia reazione sia dovuta a un difetto del testo stesso, quando al suo carattere. - stile Lo stile è coerente all’interno del pezzo. Si mantiene diretto e basso (con un paio di esclusioni, tra cui un “empatizzerebbe” che mi sembra un po’ fuori dal registro del testo) e ci sta essendo il racconto diretto di un ragazzo. Tuttavia, se i modi di dire rendono vero il parlare del ragazzo, si dovrebbe lavorare un po’ sulla correttezza. Accenti sbagliati e maiuscole fuori posto non servono a definire il registro linguistico del parlante, a meno che il racconto non si trasformi in un vero e proprio diario del ragazzo. - grammatica e sintassi - “7h ore” – suggerirei di scegliere tra “h” e “ore” - “perchè" attenzione all’accento, si scrive: “perché” - “ad una” – la “d” eufonica è da evitare in questo caso… - e lei mi dice" domani?" e io dico " va bene, lasciami un numero di telefono". – attenzione agli spazi, ci vuole uno spazio dopo “dice” e vanno tolti gli spazi tra le virgolette e “domani” e “va bene” - “ma..mi” e “via..dove?” – andrebbero tre puntini più spazio, così: “ma… mi” e “via… dove” - “PErchè no..non” – da correggere: “Perché no… non” - “Nè” vuole l’accento nell’altro senso: “né” - Settembre – i mesi si scrivono con la minuscola - giudizio finale. Poco curato nella forma e con molti refusi che portano ad apprezzarlo con più difficoltà. Magari trasformandolo in un diario del protagonista potrebbe essere più azzeccato? Intendiamoci, l’idea non è innovativa, ma può avere un suo perché se rimesso in sesto e se si lavora sulla parte centrale legando meglio inizio e fine.
  11. Ludwig von Drake

    Casta Editore

    Messaggio per l'editore, leggevo la discussione relativa a dicembre 2018 e mi chiedevo se fosse possibile sapere se ci sono previsioni sulla politica delle "selezioni" di quest'anno. Grazie in anticipo
  12. Ludwig von Drake

    Imprimatur

    Grazie Anna Pia per la risposta. @ElleryQ, credi sia il caso di effettuare lo spostamento?
  13. Ludwig von Drake

    Imprimatur

    Salve, sono stato informato che per una raccolta di racconti la Imprimatur avrebbe richiesto l’acquisto di quindici copie per autore. La notizia è corretta? In questo caso sarebbe da considerare a “doppio binario”?
  14. Ludwig von Drake

    Adiaphora Edizioni

    Posso chiedere la ragione per la quale avete preferito non proseguire con la distribuzione nazionale?
  15. Ludwig von Drake

    Acheron Books

    A carico di chi sono le spese di traduzione? Chi si occupa del lavoro di traduzione (sono traduttori professionisti e madrelingua)? È possibile avere qualche nominativo dei traduttori che vi supportano in tal senso?
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