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NayaN

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  1. NayaN

    Mondoscrittura

    Assolutamente no. Rappresentavamo autrici e autori esclusivamente per la collana Chick & Chic, ma ora che la collana è completa non abbiamo più rapporti di rappresentanza verso Delos.
  2. NayaN

    Mondoscrittura

    ciao @fidi, le informazioni del post risalgono a due anni e mezzo fa, quando curavamo la collana Chick&Chic per Delos, ecco perché ci ponevamo come intermediari con loro. La nostra è un'agenzia di servizi editoriali, non offriamo rappresentanza, nel sito (aggiornato) è descritto molto chiaramente, con i prezzi aggiornati e l'elenco di tutte le nostre attività.
  3. NayaN

    TZLA - Trentin e Zantedeschi

    Se può essere utile, riporto anche io la mia esperienza. Per me la lettura è stata gratuita, tempi di attesa circa 30 giorni, dopodiché mi scrive il sig. Trentin chiedendomi un appuntamento telefonico che viene rimandato per tre volte a causa degli impegni di quest'ultimo. Al che, visto che i tempi si stavano allungando parecchio gli suggerisco di accennarmi, anche a grandi linee, l'oggetto della conversazione per e-mail, specificando che non ero interessata a valutare proposte che prevedessero editing a pagamento o spese di valutazione di alcun tipo, poiché stavo solo cercando una rappresentanza (nda, non per presunzione ma perché il romanzo in questione era già stato in carico a un'agenzia e da loro editato e rieditato, oltre che valutato e modificato da altre agenzie). Il signor Trentin mi risponde immediatamente che non intendeva propormi alcun tipo di valutazione. La valutazione c’era già stata, io avevo inviato il manoscritto gratuitamente e gratuitamente era stato letto e valutato, direttamente da lui e in tempi molto brevi, sottolineando come fossero tra le poche agenzie a farlo. Specificò che intendeva propormi una rappresentanza perché il romanzo nel complesso gli era piaciuto e aveva delle potenzialità; a suo parere però non era ancora pronto per essere inviato agli editori con cui normalmente lavorano, quindi c’era bisogno di un editing, sottolineando come questa possibilità venisse specificata sul sito. Si è reso disponibile ad anticiparmi la proposta per email, ma visto che non ero interessata a valutare un editing, temeva non ci fossero le basi per una collaborazione. Ho infine specificato che non ero interessata a un editing a pagamento e non a un editing in senso generale, anzi, magari lo avessero fatto gratuitamente... e ho ringraziato. Dopo questa mia precisazione, il sig. Trentin è sparito e la proposta non mi è mai stata recapitata.
  4. NayaN

    Alessandra Bazardi

    @lapidus io vedo che in scuderia ha 20 tra autori e autrici (alcuni li conosco personalmente e non hanno mai pubblicato né con N&C, né con Sperling né con Fanucci), e mi pare che a vantare pubblicazioni con grandi editori siano una netta minoranza, ma magari mi sbaglio io, non ho approfondito tutti i titoli citati nelle varie biografie. Parto un po' prevenuta perché la mia idea di agente letterario ormai è prettamente rivolta alla rappresentanza; per quella che è la mia visione, la scheda di valutazione - fermo restando che da un professionista c'è sempre da imparare - è un mezzo per essere letti da chi può darti una mano ad arrivare dove da solo, per una serie di ragioni, non puoi arrivare. Non voglio assolutamente mettere in dubbio la professionalità dell'agente in questione, ci mancherebbe.
  5. NayaN

    Alessandra Bazardi

    Perdonate la brutalità, ma solo a me sembra strano che il suo portafoglio sia formato al 99% da autrici che hanno pubblicato nella collana e-book Youfeel (collana, tra l'altro, per cui ero stata selezionata anche io - invio spontaneo, senza agente - e che ho rifiutato perché mi veniva chiesto un editing troppo invasivo)? Non mi pare di vedere, tranne pochissime eccezioni, curriculum in cui si citino riscontri da major editoriali. Leggo Delos, Tabula Fati, Damster, addirittura self publishing... con tutto il rispetto, non credo sia necessario rivolgersi a un'agenzia e magari pagare anche una valutazione per approdare a certe realtà.
  6. NayaN

    IoScrittore

    Per quella che è la mia esperienza è il primo anno che i voti non sono visibili. Negli scorsi anni, a prescindere dal passaggio della prima fase, erano sempre visibili.
  7. NayaN

    IoScrittore

    @maclover stiamo andando OT... magari ne parliamo altrove? Comunque gli sbattimenti a cui mi riferisco penso di averli esplicitati prima: leggere dieci incipit e dieci romanzi che, per esperienza personale, la maggior parte delle volte sono illeggibili. Lo dico ponendomi questa domanda: per ottenere quale risultato? Quello di essere pubblicato in ebook dal marchio Ioscrittore che in termini pratici equivale a un'autopubblicazione? Io sono sufficientemente disincantata per credere che "la garanzia di qualità" conti qualcosa, nel mercato attuale. Alla gente non interessa, al grande pubblico interessa andare in libreria a comprare il romanzo che Longanesi ha fatto diventare (dal nulla e a mio parere senza grandi meriti) il fenomeno dell'anno. Tra vendere 20 o vendere 200 copie di un ebook non cambia granché. La situazione cambia solo quando arrivi alla pubblicazione cartacea con un grande marchio editoriale. Comunque io ho partecipato, e sono passata nei 300. Onestamente, se dovessi arrivare tra i 10, penso che firmerei, perché quando arrivi a quel punto la speranza di vincere ce l'hai.
  8. NayaN

    IoScrittore

    Premettendo che la promozione di un ebook, sia che venga promosso dall'autore sia dalla CE, è limitata ai canali digitali, non sono comunque d'accordo con quanto dici. L'autore deve essere ovviamente disposto ad aiutare la CE nella promozione, ma deve essere la casa editrice in primis a promuovere il libro, altrimenti tanto vale autopubblicarsi su qualunque piattaforma di print on demand e risparmiarsi lo sbattimento di leggere dieci incipit e dieci romanzi che, per esperienza personale, la maggior parte delle volte sono illeggibili.
  9. NayaN

    IoScrittore

    Se arrivi tra i primi 10 per partecipare alla "finalona", ossia per rientrare nella cerchia di coloro che possono essere scelti per la pubblicazione con una CE del gruppo GeMS, devi necessariamente firmare un contratto che ti obbliga, nel caso non sia tu il vincitore del cartaceo, a pubblicare in ebook a marchio IoScrittore con vincolo ventennale. Il romanzo di un mio caro amico, finalista nel 2016 e uscito in ebook con IoScrittore, ha venduto circa 20 copie in un anno e mezzo, ha 3 recensioni su amazon, 2 su kobo e nessuna su IBS. Quindi, sintetizzando: ioscrittore è il top per chi vince, per chi arriva tra i 10 e non vince equivale, nella maggior parte dei casi, a bruciare un prodotto potenzialmente eccellente che (quasi) nessuna CE accetterà più di pubblicare.
  10. NayaN

    Walkabout

    @Alper ho pubblicato con case editrici medio-piccole (La Gru, L'Erudita, Delos ecc...) ma credo che la cosa non abbia influito nel giudizio sul singolo prodotto che ho mandato a WLA.
  11. NayaN

    Walkabout

    Per quanto ne so, sia da mia esperienza diretta sia da quella di molte mie conoscenze che hanno usufruito del servizio, le schede di valutazione di WLA non sono redatte da lettori esterni, né da stagisti. Se ne occupano personalmente Fiammetta Biancatelli e Paolo Valentini.
  12. NayaN

    A Esma, vent'anni dopo

    Eviterei la ripetizione di "perso". Altroché si usa quando l’avverbio ha il valore di esclamazione affermativa. In questo caso invece va usata la grafia separata altro che, perché la locuzione indica esclusione o preferenza rispetto a un altro elemento. Addii? Questa parte non l'ho ben capita: Se è arrivato all'alba, e l'orologio segna le undici, vuol dire che da quando è arrivato sono passate almeno 4-5 ore, non capisco questo riferimento. Non ho trovato altri errori, la forma è ben curata ma purtroppo ci ho trovato solo quella, perché nel complesso, l'ho trovato un testo con poco mordente, un po' mozzo dal punto di vista emotivo. Il racconto della guerra è piuttosto blando, appena tratteggiato, e il sentimento che il narratore prova per Esma mi sembra un po' fiacco. Non sappiamo nemmeno quanti anni avevano i due all'epoca della guerra, e di conseguenza quanti ne hanno oggi. L'incontro per il ventennale a cui si accenna nel testo a mio parere doveva essere sfruttato meglio; in questo caso risulta solo l'espediente per permettere a Marko di confessare i suoi sentimenti di ragazzino, ma non ci è dato sapere nulla di quanto successo in questa occasione, né cosa si siano detti, né quali siano stati i loro atteggiamenti. Sarebbe stato bello invece conoscere come i due si siano trasformati negli anni, magari anche la reazione di lei. La tematica è molto potente: la guerra evoca sempre forti suggestioni nel lettore, secondo me ci sono le basi per costruire un buon racconto.
  13. NayaN

    La danza del lago - Cap 1

    Le ripetizioni sono una cosa, i dettagli un'altra... sulle ripetizioni sono più che d'accordo con te, ma sui dettagli funzionali no. Guarda, sono abbastanza sicura che il problema non sia nel dialogo, nel senso che il racconto era stato scritto per un concorso ed è arrivato in finale, però purtroppo non ha vinto... i rilievi che mi hanno fatto riguardavano altri aspetti, che magari approfondirò se posterò tutto il resto. Come ho già scritto, ho notato anche io che in due avete segnalato la stessa cosa, quindi ci lavorerò di sicuro. Affidarsi solo alla giuria di un concorso è sicuramente limitante, per questo ho deciso di metterlo qui. Grazie! E.
  14. NayaN

    La danza del lago - Cap 1

    La descrizione dell'abbigliamento e del trucco della bambina è funzionale al racconto, perché nello sviluppo successivo sarà fondamentale sapere come l'assassino lasciava le vittime. Forse è un mio limite, ma lo scambio di battute non mi sembra ridondante, nel senso che i tagli che suggerisci farebbero risparmiare circa 30 secondi di lettura... se lo leggi ad alta voce, è una conversazione che si svolge in tre minuti. Traslata nella realtà, è un tempo più che accettabile, secondo me, anche in considerazione del fatto che il ritrovamento è piuttosto sconvolgente per entrambi, richiama alla loro memoria fatti che hanno turbato il paese anni prima. Comunque visto che me l'avete fatto notare in due, credo abbiate ragione voi, se mai deciderò di farne qualcosa di più "serio" proverò a riscriverlo. Grazie mille
  15. NayaN

    La danza del lago - Cap. 2

    COMMENTO «Mi dispiace molto, signora.» Anche stavolta il momento era arrivato. Il momento in cui Brinchi doveva dire alla madre di Nina che la figlia era stata ammazzata e loro non sapevano ancora né da chi, né tantomeno perché. Ad aprire la porta al maresciallo e all’appuntato Nardozzi era stata Clizia, la sorella di Simonetta. Brinchi l'aveva già incontrata una settimana prima, quando si era recato a Villa Barberis per raccogliere le testimonianze delle due donne sulla scomparsa della bambina. Simonetta aveva dichiarato di averla lasciata all’ingresso della palestra per la lezione di danza, e di non averla più vista da allora. In quel frangente, Brinchi era stato costretto a chiederle dove fosse il padre, sentendosi rispondere un laconico "non lo so". Simonetta non sapeva nemmeno chi fosse, il padre di Nina. La sua adolescenza era stata piuttosto movimentata, tutti avevano sempre imputato la ribellione di Simonetta alla mancanza della madre, e quando pochi mesi prima era morto anche il padre, la giovane mamma era rimasta sola, tanto che la sorella maggiore si era sentita in dovere di tornare in Italia per starle vicina, nonostante si fosse rifatta una vita in Giappone, dove gestiva una catena di prestigiosi ristoranti. Clizia li fece accomodare nel grande salotto della villa di famiglia, a due passi dalla spiaggia. L’appuntato Nardozzi si guardava intorno con la stessa meraviglia di un bambino al luna park: pavimenti di marmo, mobili intarsiati, un enorme acquario pieno di luci e pesci colorati, poltrone di pelle così bianca da accecare e un lucidissimo pianoforte nero in un angolo. Alle pareti e nella grande credenza contenente bambole e servizi in cristallo, tante fotografie di una famiglia un tempo felice. Una casa da ricchi, non c’erano dubbi. Una casa che aveva fatto credere al maresciallo che la bambina fosse stata rapita per soldi. Ma i giorni erano trascorsi e nessuna richiesta di riscatto era arrivata. «L'abbiamo trovata poco fa, nel canneto. Purtroppo non c'era più niente da fare.» Simonetta annuì composta e dimessa, senza alzarsi dal divano. Clizia le si accomodò accanto passandole un braccio attorno alle spalle, sul quale la sorella si abbandonò socchiudendo gli occhi. «Non so dirvi molto, per ora. Apparentemente non ci sono segni di violenza, quindi dobbiamo aspettare gli esiti degli esami per capirci qualcosa. Ci vorrà qualche giorno.» «Maresciallo» intervenne Clizia «se possiamo esserle utili in qualche modo...» «Dovreste venire per il riconoscimento formale» Brinchi deglutì un paio di volte. «E avrei bisogno di sapere se alla palestra di Nina stavano preparando uno spettacolo, un saggio o qualcosa di simile.» Le due donne si guardarono scuotendo la testa. «No, maresciallo» rispose Simonetta. «Non c’era nessuno spettacolo in programma. Perché me lo chiede?» «E a scuola? Una festa in maschera, magari?» «No. Non che io sappia.» «Nina vi ha mai parlato di qualcuno che la infastidiva?» il maresciallo si girò per cercare Nardozzi; lo trovò che batteva il dito sul vetro dell’acquario, cercando di attirare l’attenzione di quei buffi pesci gialli pieni di aculei. Gli tirò dietro un’occhiata glaciale richiamandolo all’ordine. «Avete notato comportamenti che vi sono sembrati strani?» «No, era quella di sempre. Niente di strano.» «La bambina è stata trovata con addosso un costume. Sembra un vestito da ballerina di flamenco. Vi dice niente?» Clizia drizzò la schiena: Simonetta era appena nata quando l’Anguilla aveva messo a segno l’ultimo omicidio, ma lei quei delitti se li ricordava bene. Ricordava come suo padre fosse terrorizzato all’idea di farla tornare a casa da sola, quando usciva da scuola. Ricordava i servizi dei telegiornali, le troupe televisive che avevano invaso la zona, il panico che si era diffuso senza controllo. «È stato lui?» chiese a Brinchi. «L’Anguilla?» «Non lo so» ammise il maresciallo. «Certo, ci sono alcuni punti in comune, ma le modalità con cui ha fatto ritrovare il corpo, non combaciano. Potrebbe essere un emulatore, o una semplice coincidenza.» «Perché non l’avete arrestato trent’anni fa?» Per la prima volta, Clizia sembrò perdere la calma che fino a quel momento aveva cercato di mantenere. «Sappiamo tutti chi era, l’Anguilla. Perché lo avete lasciato libero di uccidere ancora?» Il maresciallo sentì una fitta alla bocca dello stomaco. Clizia aveva ragione: avrebbe dovuto arrestarlo trent’anni fa, quel gran figlio di puttana. «Perché non avevamo prove, signorina Barberis» Brinchi si alzò e andò verso l’uscita. «Ma ho fatto riaprire il fascicolo, se c’è qualcosa che ancora posso fare, stia tranquilla che lo farò.» I due carabinieri stavano per congedarsi, quando Clizia, accostando la porta per non farsi sentire dalla sorella, li bloccò. «Maresciallo» disse guardandolo dritto negli occhi. «Mia sorella è molto fragile, lo è sempre stata e ora lo è ancora di più. Ma a me può dirlo. La prego, voglio la verità. È stato lui?» «Non lo so, davvero. Vi chiedo di avere pazienza, e per quanto sia difficile, di lasciarci lavorare. Le prometto che troverò l’assassino di sua nipote, fosse l’ultima cosa che faccio in vita mia.» Tornato in ufficio, Brinchi spedì Nardozzi a recuperare in archivio i fascicoli del 1984: l’espressione dell’appuntato la diceva lunga sulla prospettiva di trascorrere un paio di giorni in quello sgabuzzino polveroso, a tossire l’anima per tirare fuori i faldoni di indagini di trent’anni prima. Non era nemmeno nato, lui, nel 1984, ma dell’Anguilla ne aveva sentito parlare, ovvio. Lo spettro di quello psicopatico che tagliava le gambe alle ballerine dopo averle strozzate aveva aleggiato per anni sul lago e su tutti i paesi che lì si affacciavano. Brinchi non ci sperava granché: c’erano troppi elementi divergenti rispetto agli omicidi dell’Anguilla, ma da qualche parte doveva pur iniziare. Le sue speranze erano legate soprattutto ai progressi della scienza: se fosse riuscito a recuperare qualche reperto in buono stato, avrebbe potuto provare a tirar fuori delle tracce di DNA, e magari sarebbe finalmente riuscito a incastrare quel pezzo di merda. Il maresciallo ricordava bene la frustrazione di quei mesi; l’Anguilla non lasciava impronte né altri indizi che potessero confermare le sue ipotesi. Eppure lui era convinto, straconvinto di sapere chi fosse il responsabile di quegli abomini. E non solo lui: Clizia Barberis aveva ragione, tutti sapevano chi fosse l’Anguilla. Ma Brinchi non aveva mai potuto provarlo. L’inchiesta si era arenata, e la posizione dell’unico indagato archiviata per insufficienza di prove. Appena tornato in servizio al lago, aveva chiesto la riapertura del fascicolo. Nonostante fosse andato a lavorare a centinaia di chilometri per dimenticare quel fallimento, per dimenticare gli sguardi dei parenti ormai rassegnati, l’Anguilla aveva continuato a perseguitarlo. E aveva giurato a se stesso che prima di andare in pensione, lo avrebbe preso. Era quella la cosa che doveva fare prima di togliersi per sempre la divisa. Doveva prenderlo. E forse, la morte di Nina Barberis era un segnale che le cose stavano per cambiare. Per sempre.
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