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Steve666

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    Un povero diavolo!
  • Compleanno 07/04/1966

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  • Genere
    Uomo
  • Provenienza
    Torino
  • Interessi
    Leggere, scrivere, documentarsi, vivere serenamente per quanto possibile, computer, giochi, videogiochi, figlie, sesso, mangiare e bere da solo o in compagnia. E non necessariamente tutto in quest'ordine.

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  1. Tutorial per Scrivener

    Anche se è un po' OT, le differenze sono minime. Forse, a differenza di Scrivener, ha più spazio per la descrizione di luoghi e personaggi, ma per come uso io Scrivener (dato che l'ho pagato...) si può fare più o meno la stessa cosa anche con questo programma. Su yWriter è più "guidato" (ed è in italiano, anche se un po' maccheronico), quindi direi che per "scrivere" sia meglio Scrivener, per "organizzare" e tracciare una trama forse l'altro.
  2. Tutorial per Scrivener

    io lo uso ancora (e mi trovo bene), anche se devo dire che yWriter (gratuito) non è da meno.
  3. Impappinato

    Premesso che l'idea è molto carina, quindi complimenti, volendo usare la logica (a meno che nel racconto non si delinei "prima" qualche altra possibilità altrimenti illogica), direi che non sono applicabili entrambe: la prima perché se il tempo si ferma nell'istante in cui la donna muore, non potrebbe partorire perché comunque sarebbe un evento "successivo". La seconda non mi pare neppure applicabile, perché Tizio e Caio non sono fuori dal tempo, e se il tempo esiste per loro esisterebbe comunque a prescindere per tutti, compresi i "frizzati". In questo senso, salvo appunto che non ci sia una sorta di "spiegazione" o anticipazione nel racconto, l'unica conseguenza logica è che il racconto si interrompa con la morte della donna. Punto e fine. Finale aperto (si fa per dire, perché dopo quell'istante, non esistendo più il tempo, non esisterebbe più nulla!). Forse per uscire dal tuo "impappinamento" (dopo petaloso ci può stare pure questo!) dovresti fare qualche passo indietro e seminare qualche indizio che ti dia una via d'uscita diversa, anche se non credo sia poi così male neppure l'interruzione improvvisa (magari lasciando pure sospesa la frase nel nulla, perché anche questo potrebbe essere sug
  4. Ritrovamento di un cadavere

    Dopo 30anni in cui faccio questo lavoro posso garantirti che le "leggi" sono uguali per tutti, ma le "consuetudini" e le "interpretazioni" no. Peraltro questo tipo di intervento può essere garantito e sostenuto solo in una grande città, dubito che nei piccoli comuni di certe cose se ne faccia carico la Polizia Municipale. Va però detto che conta poco la divisa, in quanto la procedura credo sia fondamentalmente la stessa.
  5. Ritrovamento di un cadavere

    Posso dirti cosa avviene a Torino in caso di morte naturale in appartamento: Chi trova il cadavere chiama il 118 (oppure lo chiama se trova una persona in gravi condizioni che poi muore successivamente all'arrivo dell'ambulanza), dopodichè il medico sull'ambulanza (serve una medicalizzata ovviamente) redige il referto di morte allegando il tracciato dell'ECG. Fatto questo si chiama la Polizia Municipale che interviene e verifica se vi sono le condizioni di affidamento della salma a qualcuno (moglie/marito, figli, conviventi) e se costoro sono interessati a prendersi carico delle esequie. Se così è gli si affida la salma a fronte di una chiamata dei parenti all'agenzia di pompe funebri che poi si prenderà cura del resto. Se invece non vi sono persone disposte a prendersi carico del funerale e/o se i locali non consentono di custodire la salma in attesa della tumulazione in modo corretto (locali insalubri, troppo piccoli, presenza di animali ecc.), allora la Polizia Locale attiva i necrofori che provvedono al trasporto della salma al civico obitorio, dove poi verrà indirizzata l'agenzia di Pompe Funebri eventualmente incaricata dalla famiglia oppure quella convenzionata con il Comune qualora la famiglia non intendesse farsi carico delle spese (che saranno comunque poi recuperate da chi dovrebbe farsene carico per legge). Se la persona deceduta fosse iscritta a una associazione per la cremazione, normalmente questa prende la parte dell'agenzia di pompe funebri, ma il resto della procedura resta intatto. Se poi non ci fosse nessuno in casa (individuo solo o eventuali conviventi non immediatamente raggiungibili), allora l'alloggio viene sigillato (dopo un rapido inventario) e il tutto trasmesso alla Procura per l'assegnazione dello stesso all'avente diritto (erede o convivente) quando disponibile. Spero di esserti stato utile.
  6. Forma alternativa di dialogo diretto

    Concordo con te. Personalmente userei una virgola perché leggendo viene naturale una pausa di respiro dopo il "disse Ugo", ma appunto si tratta di una breve pausa di respiro e non cambiando di fatto l'argomento/soggetto/tipo di azione, il punto fermo mi sembra eccessivo. A meno che non si voglia enfatizzare questo stacco tra "amico mio" e il resto, che potrebbe voler sottolineare il tipo di rapporto tra i due. Ma qui ci addentreremmo in questioni di stile decisamente O.T.
  7. Onomatopea

    @ElleryQ Concordo, tuttavia, per mio gusto personale, una serie di consonanti illeggibili, per quanto evocativa, l'ho sempre trovata disturbante. Non sono leggibili, e possono forse richiamare un rumore noto, ma risultano "pesanti" da leggere. Ribadisco che è una valutazione assolutamente personale, ma leggere "frssh" per simulare una risacca mi mette a disagio... sono fatto male!
  8. Cerco Malattia

    @ElleryQ Chiedo venia, mi era sfuggito quell'inciso...
  9. Forma alternativa di dialogo diretto

    Innanzitutto "grazie" a tutti. Ho letto con vero interesse le vostre risposte e mi hanno rincuorato: alla fine si tratta di una "scelta stilistica" e pertanto va bene a prescindere. Sulle regole devo però convenire con @Niko, anche se purtroppo la mia editor non è del suo stesso avviso: vuole il punto fermo prima dei caporali (e fin qui nulla da dire), ma anche nel primo caso, quello che @Niko (e anche io!) considera scorretto. Il mio manoscritto originale, infatti, in quel caso non riportava alcuna punteggiatura al termine delle parole tra caporali, ma mi è stato corretto. Lo trovavo (ehm... continuo a trovarlo, ma mi adeguo) più scorrevole, e formalmente più corretto. Sulla virgola dopo il "buongiorno" chiedo scusa, effettivamente ci va e per superficialità mi sono concentrato sul discorso generale dimenticando il particolare. Sulle virgole riferite al discorso invece sono d'accordo più con @gecosulmuro perché mi pare più corretto anche se meno "bello" da vedere. Leggendo la frase, però, si sentono chiaramente le due pause e quindi secondo me ci stanno bene entrambe le virgole. @JPK Dike, confermo che quella forma l'ho citata perché è la prima che insegnano (alle Elementari), ma capita di usarla così raramente (però mi è successo perché richiesto dal contesto) che l'ho citata solo come esempio "scolastico" appunto. Comunque sono sollevato leggendo che questo modo di gestire i dialoghi sia usato e apprezzato (possibile che l'ho trovato così raramente invece? Certo non leggo molti romanzi contemporanei.. lo devo ammettere, perché sono più attratto da autori più datati e quelli "moderni" che leggo non lo usano, anche se sono riconosciuti come bravi). Un ultimo appunto: A me è la seconda forma che fa venire un po' i brividi... Capisco che sia corretta, ma quel punto dopo il primo dialogo mi lascia interdetto, forse per le ragioni su cui ragionava @Niko nella sua risposta. Purtroppo l'ho dovuta usare e quindi correggere in quel senso, ma mi ha lasciato perplesso (ed ecco perché ho scritto questo post... nonostante sia passato parecchio tempo mi si ripropone come i peperoni a cena! Non l'ho ancora digerita...) In conclusione, ehm, @Niko... se leggi i miei testi su 10 dialoghi ne troverai 6 in quella forma, anche 7... saranno troppi allora?
  10. Leggibilità

    Concordo con @Miss Ribston: personalmente uso il formato "cartella editoriale" 1800, quindi 60x30, carattere Courier 12, interlinea fissa 1,5. In questo modo c'è spazio per annotazioni e non mi stanca la vista, inoltre ho il vantaggio di avere a colpo d'occhio il numero di cartelle esatto. Ma si tratta di gusti, e di diottrie.
  11. Giallo stanza chiusa

    Cinque persone chiuse in una stanza... escludendo che il menù fosse a base di fagioli o il suicidio di massa, credo che la soluzione sia implicita nel fatto che uno ha ucciso gli altri quattro. Un conto sono gli enigmi della stanza chiusa con una sola persona dentro (allora se non è suicidio è giallo), ma con cinque persone le soluzioni sono diverse, e tutte riconducibili a uno degli occupanti. Non credo che in un caso del genere un detective si porrebbe mai il dubbio che l'omicidio possa essere stato compiuto da una sesta persona, a fronte della stanza chiusa, appunto! Dovresti lasciare degli elementi che identificano chiaramente l'assassino (o escludono la responsabilità di una delle vittime) ma la vedo dura senza svelare troppo. Il giallo, alla fine, sarebbe incentrato su come incastrare l'assassino e non più sulla sua scoperta. Opinione personale, ovviamente!
  12. Forma alternativa di dialogo diretto

    Prescindendo dal fatto che molto dipende dalle norme editoriali (per esempio nel mio caso è richiesta la punteggiatura finale all'interno dei caporali), ho un dubbio riguardo all'interruzione del discorso. Provo a spiegarmi meglio: difficilmente uso la forma di dialogo diretto (qui non trovo i caporali corretti, quindi perdonatemi se uso l'orribile doppia ">") Ugo disse: <<Buongiorno amico mio, tutto bene a casa? Dobbiamo trovarci in questi giorni per parlare con calma.>> . Più spesso, e la vedo usata dalla maggior parte degli scrittori, uso la forma: <<Buongiorno amico mio, tutto bene a casa? Dobbiamo trovarci in questi giorni per parlare con calma.>> disse Ugo. Quest'ultima però mi piace meno perché mi da fastidio il ".>>" seguito dal "disse" minuscolo, e ancora meno mi piacerebbe con il "Disse" che a rigor di logica dovrebbe seguire. La forma che uso più spesso è la seguente: <<Buongiorno amico mio,>> disse Ugo, <<tutto bene a casa? Dobbiamo trovarci in questi giorni per parlare con calma.>> (o in alternativa spostando magari il "tutto bene a casa?" nella prima parte, anche se così si presenterebbe il problema della maiuscola iniziale Disse). Penso che questo sistema consenta di poter dare una migliore "intonazione" alla frase, senza obbligare il lettore a rileggerla dal principio per contestualizzarla meglio. Se alla fine della frase io inserissi "disse Ugo con tono ironico", è chiaro che dovrei "rileggere" nella mia testa tutto ciò che ho scritto prima per dargli appunto il senso dell'ironia, dove appunto quell'invito diventerebbe un rimprovero o uno scherzo. Molto più semplice quindi se quella precisazione viene fatta dopo poche parole, possibilmente neutre, cosi che chi legge abbia ben chiaro il contesto e non debba riconsiderare tutta la frase nel suo insieme. Il problema, ed è qui la mia domanda, è che come sistema l'ho visto molto poco applicato in letteratura, a dispetto della praticità che ho detto, e questo mi fa sorgere il dubbio che vi sia qualcosa di sbagliato nel mio modo di scrivere e pensare i dialoghi. Mi piacerebbe avere un vostro parere in proposito. Lo trovate pesante? Come gestireste "correttamente" la punteggiatura in questi casi (tenendo presente che come norma editoriale devo inserire il punto all'interno dei caporali e questo mi causerebbe problemi logistici). Sarebbe "sbagliato" e inaccettabile scrivere <<Buongiorno amico mio, tutto bene a casa?>> disse Ugo in tono ironico, <<Dobbiamo trovarci in questi giorni per parlare con calma.>> , quindi con il "disse" minuscolo nonostante il punto interrogativo? Spero di essere stato spiegato...
  13. Onomatopea

    Se si tratta del classico "rumore bianco", penso possa chiamarsi semplicemente "brusio" (o rumore bianco). Se invece intendi il rumore metallico con cui talvolta vengono distorte le parole, direi "rumore metallico" o "voce metallica". Sul suono "onomatopeico", direi che mettere una serie di consonanti a caso non sia molto elegante... lo eviterei a meno che non sia un fumetto. Odio leggere qualcosa che non riesco a ... leggere! (Parere assolutamente personale, ovviamente!)
  14. La giornata tipo di un agente letterario

    Concordo sul fatto che la "vita" di un agente letterario non sia diversa da quella di un qualunque altro agente di commercio: contatti vari con fornitori (scribacchini) e clienti (case editrici), quindi partecipazione a eventi ecc. Molto dipende dalla "rete" di conoscenze che ha e quindi dalla sua abilità di intrecciare relazioni. Quello che spero (e qui vado un po' O.T.) è che il tuo sia un giallo e faccia una fine orribile, magari con il cadavere dimenticato su una pila di altri corpi a decomporsi nella pila dei cadaveri sconosciuti e che tali resteranno per sempre. Sarebbe una fine adeguata per alcuni agenti (non faccio nomi, ma ciascuno ci metta chi vuole...). :-D
  15. Cerco Malattia

    Propongo la Sclerosi Multipla a placche, che se sviuppata in età più avanzata (verso i 40), ha un decorso lento, con una progressiva inibizione dei centri nervosi con difficoltà sempre crescenti di concentrazione, movimento, deambulazione, e che porta (nel giro di 20-30anni) alla morte per asfissia o impossibilità alla nutrizione.
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