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gmela

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  1. Natale insanguinato

    @Vincenzo Valenti Cavolo, non credo di aver mai ricevuto un commento così approfondito, grazie Su alcune delle tue modifiche concordo, su altre meno. In particolare, cerco di usare un narratore "terra-terra", che parla un po' da bambino anche lui, usa parole semplici e ogni tanto piega un po' le regole della grammatica per un effetto "scriviamo come si parla". Cose come il "sulla lama del coltello di Alberto aleggia la prospettiva di entrare in possesso di tutti i regali del mondo…" che proponi non mi vanno in quanto le trovo troppo ricercate. Altre modifiche che proponi andrebbero bene di per sé, se questo fosse un frammento a sé stante, ma in realtà viene da qualcosa di più esteso (se ti interessa, lo trovi in "racconti a capitoli"), per cui (non è una critica, non avevi modo di saperlo!), se vedessi il tutto, capiresti che non sono applicabili. Purtroppo non concordo con te, anzi. A me fa schifo "loro", spesso, lo trovo pesantissimo e troppo lontano dalla lingua parlata (de gustibus, nulla da ridire sulla tua opinione, ovviamente ) Grazie ancora
  2. Chi salvò il Ponte Vecchio?

    @Elisabeta Gavrilina Solo un commento brevissimo: da persona con grande interesse nella storia recente, e specialmente nella seconda guerra mondiale, ho apprezzato moltissimo Mi sono bevuto questo racconto, scritto più che bene, come mai nulla prima su WD. Forse si potrebbe espandere ancora un po' più, questa storia... Di materiale interessante ce n'è, eccome! Non conoscevo questa vicenda, ma mi hai incuriosito a sono andato a cercarmela... Davvero una storia interessante! Ti consiglio solo di fornire un link a un articolo online che spieghi il tutto a chi non la conosce (ne ho trovati facilmente alcuni, googlando un po'): la tua bibliografia è apprezzabile, ma non tutti hanno il tempo/la voglia di andarsi a cercare un libro per approfondire! Grazie
  3. Natale insanguinato 2/4

    Macché scherzi? Mi fa piacerissimo La frase è forse un po' sgrammaticata, volevo rendere un costrutto un po' infantile, un modo di parlare un po' da bambini... Mi piace farlo, anche quando si tratta di narratore: in fondo si tratta dei pensieri delle bambine. Grazie per le tue altre noticine, hanno senso! Non voglio entrare nel merito di perché Alberto pianifica un crimine del genere, renderebbe tutto troppo pensante. Lascio all'immaginazione del lettore... Ma personalmente, più che "essere stato abusato" preferisco pensare che sia semplicemente un po' psicopatico (ne esistono, di psicopatici con famiglie normalissime alle spalle ma qualcosa di strambo nel cervello)... E che abbia anche visto troppa tv Grazie!
  4. Natale insanguinato 1/4

    @Flavio Torba Grazie davvero per il commento, apprezzatissimo. In più devo dire che hai un ottimo occhio, mi hai trovato alcuni refusi non ero riuscito a vedere nonostante decine di riletture E i tuoi commenti su congiunzioni, maiuscole, virgole e quant'altro sono validissimi! Per l'incisivo centrale destro, senza fare spoiler posso dirti che il dettaglio non è inutile, per cui ci tenevo ad essere specifico. Effettivamente, però, come l'ho messo suona un po' pesante...Ho letto comunque che i primi denti che cadono di solito sono gli incisivi centrali inferiori, per cui mi riferivo a quelli... Incisivo inferiore centrale destro, però, mi pareva troppo Per il 20XX mi sono ispirato a Edgar Allan Poe, che spesso scriveva "18XX". Non so, mi piaceva. E volevo mettere il riferimento temporale in una forma un po' "da thriller", visto il tema. Mi fa piacere cheilpezzo ti ha ispirato a continuare, grazie
  5. Natale insanguinato 1/4

    @Gioia92Grazie per essere passata di qui e per l'apprezzatissimo commento. In generale posso dire che non ho puntato al realismo a tutti i costi, e sono d'accordissimo che a volte i bambini nel racconto pensano e agiscono un po' da adulti, specialmente Alberto, che si atteggia un po' a genio del crimine. Trovavo la cosa divertente, tutto qui: ovviamente bisogna essere bambini un po' particolari per pianificare un omicidio del genere, su questo non ci piove. Io Alberto me lo immagino un po' come un bambino che ha passato troppo tempo davanti alla TV, a guardare cose che forse non dovrebbe, e copia gli atteggiamenti che vede. Si atteggia a genio del crimine ogni tanto, anche se poi, da bambino, dimentica "dettagli" importanti, quali "ma dove li mette poi, tutti i regali del mondo?" Le bambini, invece, ho cercato di farle più infantili, e onestamente non sono d'accordo con alcune delle tue osservazioni. Ad esempio, secondo me, il collegamento furto=prigione si impara presto, nei giochi. E sì, pensare a uccidere Babbo Natale probabilmente non è una cosa tipica da bambini, ma altrimenti la storia non ci sarebbe proprio: ogni tanto bisogna concentrarsi su comportamenti atipici per scrivere qualcosa di interessante, credo. Grazie in ogni caso per essere passata di qui
  6. Quotidiana umanità

    @KikkiMi pare giusto. Però, per evitare fraintendimenti, non è che stessi cercando di dirti che "è tipico che le donne credano sia sempre tutto colpa loro". Semplicemente, pensa che ti ripensa, chi si sente tralasciato, uomo o donna che sia, di solito a un certo punto ha il dubbio che il tutto sia un po' anche colpa sua, e forse questa cosa mi mancava un po'. E se si tratta di un pezzo da qualcosa di più lungo/complesso, non ho nulla da ridire sull'assenza di caratterizzazione. Preso di per sé, pero, credo sarebbe migliore se sapessimo di più sui personaggi.
  7. Natale insanguinato 2/4

    @KikkiGrazie di nuovo per i commenti puntuali, apprezzatissimi Hai ragione che dialoghi e narratore sono due cose ben diverse, ma mi piace avere un narratore ingenuo/infantile, fa parte del mio stile. È anche un modo di distinguersi un po' dagli altri, altrimenti finisce che scriviamo tutti uguale. Capisco comunque che la cosa non possa andare a genio a tutti (giuro che c'è chi lo apprezza), e ogni tanto potrei aver esagerato. Grazie di avermi fatto sapere come la pensi tu E ovviamente mi fa molto piacere che il racconto continua a piacerti
  8. Natale insanguinato 4/4

    Fiaba nera sul Natale in 30.000 caratteri, diviso in quattro parti. Parte 4 di 4. Link alla parte 1: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/37265-natale-insanguinato-14/ Link alla parte 2: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/37275-natale-insanguinato-24/ Link alla parte 3: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/37296-natale-insanguinato-34/ I due si siedono accanto a lui. «Signor Carello, capisce che dobbiamo ricostruire quello che è accaduto stanotte… È davvero importante che cerchi di ricordare cos’è successo.» «Ma gliel’ho già detto duemila volte!», sbotta lui, «Se non volete credermi non è mica colpa mia!» Piccolò cerca di mantenere la calma. Il suo lavoro consiste anche nell’avere a che fare con gli antipatici, in fondo. «Scusi,» risponde, calmo ma deciso, «ma capirà che non possiamo credere che un uomo grande e grosso come lei sia stato ridotto così da tre bambini… con le trecce, il tutù rosa, il dente da latte mancante e quant’altro!» «Ma perché lei non li ha visti!», sbotta lui buttando le mani in aria per la disperazione di non essere creduto, «Quelli non sono bambini, sono il diavolo! Digrignavano i denti, Piccolò, avevano la schiuma alla bocca!» «Come i cani, quando hanno la rabbia!», aggiunge frustrato dopo un po’. Piccolò e Camoccia si scambiano un’occhiata, non commentano. Anche l’infermiera, che ora medica la ferita sulla pelata dell’uomo – undici punti di sutura là dove gli sono stati tolti diciannove frammenti di vetro – gli mette su una nuova benda senza lasciar trasparire alcuna emozione. «E...», inizia Piccolò. Carello non lo lascia parlare. «Mi urlavano “Muori vecchiaccio” e “Crepa ciccione”. Cioè, le sembrano bambini normali a lei? Bambini che hanno avvelenato sei persone?!» Scuote la testa. «Ma tanto voi non mi credete, quindi continuate pure a pensare che deliro e andatevene tutti e due a fanculo», dice voltandosi sul lato per dar loro la schiena. Un altro carabiniere forse avrebbe minacciato l’arresto per oltraggio a pubblico ufficiale, ma Piccolò ha sempre pensato che farsi mandare a quel paese è parte integrante del suo lavoro. L’hanno mandato a fanculo così tante volte, in vent’anni di servizio, che ormai queste cose non le sente nemmeno più. Sta in silenzio un attimo, pensa alla prossima cosa da dire. Poi l’infermiera srotola la benda sul braccio di Carello, e Piccolò trasale: sotto c’è un morso, profondi segni di denti, rossi vermiglio sulla pelle pallida e pelosa del gigante barbuto. Denti piccoli, da bambino. E l’incisivo centrale destro non c’è. Piccolò si alza in piedi veloce, passa un braccio attorno alle spalle di Camoccia e se lo porta via con lui. «Capitano, che c’è?», fa l’appuntato, sorpreso. «Mmhhhh...», risponde Piccolò, «...Stavo pensando che tutto sommato puoi andare a casa. In fondo te lo meriti, questa notte hai salvato sette persone. Se non era per te...» «Ma capitano!» Piccolò lo spinge fuori dalla stanza. «Vai, vai! Vai veloce che tua moglie ti aspetta. A questi ci penso io: in fondo questa gente la conosco bene, e di sicuro sono più tranquilli se discutiamo in privato, tra noi. Tu vai pure dai suoceri, mangia, divertiti. E ricorda che ti raccomanderò per una promozione, ovviamente», dice chiudendo la porta alle sue spalle. Poi si volta verso l’ex benzinaio. «Signor Carello, dobbiamo parlare», dice con la faccia sconvolta. Dal Gazzettino di Chiassola del 29 dicembre 20XX, numero trentaquattro, pagina cinque. Chiassola non sarà Miami, ma anche dalle nostre parti, ogni tanto, qualcosa di strano succede, eccome! La notte tra il ventiquattro e il venticinque, poco dopo la mezzanotte, Giovanni Carello, uomo robusto e barbuto, vestito da Babbo Natale, arrancava, ferito e insanguinato, fino alla locale stazione dei carabinieri, trascinandosi disperato nella neve per allertare le forze dell’ordine di un “macello a casa dei vicini”, e poi perdere i sensi. Recatisi a casa dei suddetti vicini, i coniugi Giacchino, gli uomini dell’arma si trovavano effettivamente confrontati a una scena agghiacciante: mentre tre bambini giocavano tranquillamente davanti al camino, sei adulti giacevano privi di sensi sparpagliati per tutta la casa. Dopo una rocambolesca evacuazione di emergenza verso l’ospedale Forelli, i Giacchino passavano la notte in coma; i carabinieri, confrontati a un Carello confuso e delirante, dovevano aspettare la tarda mattinata per capire cosa fosse successo, ricostruendo poi i fatti con una riunione d’emergenza a porte chiuse tra tutti i testimoni – vero e proprio summit tenuto in una stanza di degenza dell’ospedale alla presenza del solo capitano dei carabinieri Antonio Piccolò, comandante della stazione di Chiassola. In una versione che sarebbe poi stata confermata da esami oggettivi effettuati in loco dal team dello stesso Piccolò, si capiva infine che, dopo il cenone, quando i bambini erano già a letto, i Giacchino erano stati messi K.O. da una svista della padrona di casa, l’ottantaduenne signora Marisa, da tempo purtroppo affetta dai primi sintomi di un’incipiente demenza senile: la donna, per errore, aveva confuso le zollette di zucchero con i sonniferi del marito, avvelenando innavvertitamente il caffè di fine pasto. La solita, feroce, banda di zingari che da tempo saccheggia le villette della vallata, seminando il terrore tra la popolazione, passando di lì per caso notava che in casa Giacchino dormivano tutti e decideva di mettere in atto un furto improvvisato, venendo però sorpresa, proprio a mezzanotte, da un vicino di casa, il signor Carello appunto, spintosi fin là perché allertato da ombre furtive e rumori sospetti. L’uomo era vestito da Babbo Natale in quanto si era appena preparato per un’entrata a effetto in casa, allo scopo di intrattenere i nipotini. Gli zingari malmenavano il malcapitato, ma venivano a loro volta messi in fuga dai tre bambini Giacchino, di sette e cinque anni: risvegliati di soprassalto, i coraggiosissimi piccoli credevano, nella loro ingenuità di bimbi, che i criminali se la stessero prendendo proprio con Babbo Natale, il loro beniamino. E così, tutto finiva bene. A dimostrare che a Natale sono davvero tutti più buoni, sentendosi in debito col vicino i Giacchino lo ricompensavano con la cessione a titolo gratuito di diversi terreni agricoli di considerevole valore, da tempo contesi tra le due famiglie, tra le quali – va detto – non sempre è corso buon sangue – donazione giudicata “stranamente generosa” da molti paesani, ma che i Giacchino difendono con le parole: “Non sarà mai abbastanza, dopo quello che ha fatto per noi.” In quanto ai bambini, dopo aver passato la notte in un centro dei servizi sociali, al ritorno a casa trovavano una meritatissima accoglienza da eroi. Molto scossi da quello che era capitato, però, sviluppavano, ci spiegano i genitori, una paura folle – vera e propria fobia – di finire sulla brutta strada e di diventare – parole loro – “cattivi come gli zingari”. I piccoli chiedevano allora ai genitori di iscriverli alla scuola Manly, la controversa scuola materna e elementare fondata alcuni anni fa dall’ex generale dei marines Jeremy T. Manly, già comandate delle armate americane nella battaglia di Fallujah, famosa per la disciplina ferrea e le sveglie all’alba, apprezzata da centinaia di genitori di tutto il mondo per l’eccellenza accademica, ma da tempo nel mirino di Amnesty International e di diverse altre associazioni per la tutela dei diritti umani. I genitori ci spiegano di aver tentato di far desistere i piccoli dal loro proposito, certo inusuale per bambini di quell’età e, a loro avviso, “eccessivo”, ma che questi ultimi erano così terrorizzati dalla prospettiva di diventare cattivi che non hanno potuto dir loro di no. E così i bambini-eroe, dopo qualche giorno di vacanza e una classica e festosa epifania in famiglia, si imbarcheranno su un volo di sola andata – già prenotato – per Maka-koyuk, piccolissima località dell’Alaska settentrionale nota per la caccia al caribù, nelle cui vicinanze si trova il famoso campo-scuola della Manly. I Giacchino ci informano purtroppo che i piccoli sono ancora troppo scossi per un’intervista. E a questo punto, arrivati alla conclusione di questa strana fiaba natalizia, storia di bambini coraggiosi e di Babbi Natale improvvisati, a nome degli autori e della redazione tutta, non ci resta che augurare buone feste a tutti. Viva il Natale!
  9. Quotidiana umanità

    @KikkiVisto che mi hai commentato e ricommentato, ho pensato di passare da te e ho trovato questo racconto, forse un po' datato. Ti chiedo scusa in anticipo se la mia analisi non sarà né lunga né esaustiva come quelle che hai fatto a me. Come già altri ti hanno detto, più che un racconto è uno sfogo. Non che la cosa sia un male. Lo sfogo è psicologicamente molto vero e ben scritto. Sono pensieri che capita di fare proprio a tanti, in questa vita. Quello che mi spiace è che tutto è molto, molto generico. Non c'è nessuna caratterizzazione dei personaggi, non sappiamo praticamente nulla di loro e in pratica finiscono per essere una "generica ragazza insoddisfatta" e un "generico ragazzo non particolarmente attentivo". Forse l'hai fatto apposta, così che tutti potessereo riconoscersi, ma secondo me sarebbe stato molto, molto meglio se ci avessi detto qualcosa in più su di loro. Chi sono? Se sapessi qualcosa in più su di loro, il tuo racconto sarebbe più originale, e sarebbe più facile per me immaginarmeli come persone vere e interessarmi ai loro psicodrammi. Ti consiglio pertanto di buttare lì qualche dettaglietto mirato per renderli più veri. Avrei anche preferito vedere qualche dubbio della protagonista sul fatto che forse è lei che fa qualcosa di sbagliato. Di solito chi passa attraverso questo tipo di pensieri finisce anche per il passare di là, ma qui la cosa non c'è, o se c'è è appena appena accennata. Scritto molto bene, comunque!
  10. In spiaggia

    @Mister Frank Ti taggo per il'appuntino di qui sopra, ho dimenticato di farlo
  11. In spiaggia

    Ti faccio anche un altro appuntino. Si parla di ricordi: avevo diciassette anni... Ora, non so quanti anni ha l'io narrante, o quando è ambientata la vicenda, ma tieni presenti che la parola stalker mi sa che era totalmente sconosciuta fino al 2005 o giù di lì. Ricordo che nei primi anni duemila ho visto un film sovietico chiamato "stalker" e la parola non mi ha detto nulla di nulla.
  12. Natale insanguinato 3/4

    Commento: Fiaba nera sul Natale in 30.000 caratteri, diviso in quattro parti. Parte 3 di 4. Link alla parte 1: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/37265-natale-insanguinato-14/ Link alla parte 2: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/37275-natale-insanguinato-24/ 25 dicembre 20XX, ore 11:00 Nel reparto terapia intensiva dell’ospedale Forelli c’è un’agitazione davvero inusuale, per un giorno di Natale. Dottori, infermieri e carabinieri, richiamati d’urgenza in servizio nel bel mezzo della festa, entrano e escono dalle stanze, fanno la guardia ai degenti, bevono nervosamente caffè dopo caffè. L’appuntato Marzio Camoccia, alla quarta Coca-Cola, è ancora scosso. Piantone di permanenza alla stazione dei carabinieri di Chiassola, non è certo vicino a dimenticare le emozioni della notte passata: la sorpresa, mista a spavento, nel sentire, poco dopo la mezzanotte, le disperate urla di aiuto provenienti dalla piazzetta di fronte alla stazione; lo shock, quando, uscito di corsa fuori, si è trovato davanti a Babbo Natale in persona, ferito e sanguinante, col costume rosso stracciato dai colpi di coltello e una corda di luci di Natale avvolta stretta attorno al collo; l’orrore, quando quest’ultimo si è accasciato esanime nella neve, dopo avergli riferito di una “strage in via Mortino”. Anzi, com’è che ha detto, esattamente? «Aiuto, tre bambini pazzi hanno fatto un macello.» Qualcosa del genere. Ora che l’uomo ha lasciato il suo costume rosso per il pigiama dell’ospedale, riconoscerlo è facile: non Babbo Natale, ma Giovanni Carello, benzinaio in pensione noto in paese come Bud Spencer per via della taglia extralarge e della lunga barba bianca. Ma quella notte, pensa l'appuntato, l’illusione era obiettivamente perfetta. E forse era a causa di tutta quella neve, o forse perché aveva appena finito di guardare il terzo film natalizio consecutivo su Canale Cinque, in compagnia di un pandoro e di uno spumante analcolico, ma, in ogni caso, anche se non lo ammetterebbe mai a nessuno, Camoccia può confessare a sé stesso che, quando è uscito dalla stazione, per un attimo, un attimo soltanto, ha davvero, davvero pensato di trovarsi di fronte proprio a Babbo Natale. Il capitano Antonio Piccolò, comandante dei carabinieri di Chiassola, esce dalla stanza dell’uomo scuotendo la testa. «E allora, capitano?», gli chiede l’appuntato. Il suo è un buon comandante, e hanno un ottimo rapporto. Piccolò sospira. «Niente, continua a dire che sono stati i bambini.» Camoccia annuisce, grave. È tutta la notte che il gigante ripete ossessivamente la stessa storia: dopo il cenone in famiglia con moglie, figli e nipotini, è sceso in garage, poco prima delle dodici, per indossare il suo vecchio costume da Babbo Natale e preparare un’entrata a effetto, allo scopo di distribuire ai bambini i doni raccolti in un grande sacco di iuta. Ma mentre finiva di allacciarsi il cinturone, ha notato una calma inusuale nella casa dei coniugi Giacchino, suoi vicini; allora ha attraversato il giardino, si è affacciato alla loro finestra e si è trovato davanti la sagoma di Enzo Rotella, genero dei padroni di casa, riverso privo di sensi sul tavolino del salotto. Carello è trasalito, pensando a una stufa difettosa o a un qualche altro terribile incidente domestico, ha afferrato in fretta una chiave di riserva – i Giacchino la tengono sempre sotto a uno specifico vaso di fiori – è entrato in casa e... ...E poi, riferisce, è stato aggredito dai tre nipotini dei vicini, a bottigliate e colpi di coltello. Una bambina con le trecce bionde e il tutù rosa ha tentato di strangolarlo. È scappato gettandosi dal balcone con un coltello conficcato nella gamba. I due carabinieri scuotono la testa. Chissà che cavolo è successo in casa Giacchino? Non dimenticheranno mai la scena agghiacciante che hanno trovato al loro arrivo: i tre bambini che giocavano tranquillamente, tra l’albero e il presepe, con i giocattoli abbandonati da Carello; i sei adulti sparpagliati attraverso tutta la casa, a un passo dall’overdose fatale di benzodiazepine. L’evacuazione verso l’ospedale Forelli è stata una cosa mai vista, in paese: dodici paramedici del centodiciotto, sei autoambulanze che si lanciano a valle a sirene spiegate. Un paese intero svegliato nel cuore della notte dalle luci e dal baccano. Che poi, tra l’altro, Piccolò i Giacchino li conosce benissimo: sono cugini di secondo grado, e anche ottimi amici di famiglia. Alberto, Simona e Martina passano le loro estati a rotolarsi nei prati coi suoi bambini. Anche l’altro ieri si sono visti: suo figlio Fabio ha passato la mattinata a giocare allo Switch con Alberto, mentre Licia e le gemelle correvano come matte su e giù per le scale. Simona era così fiera di aver appena perso il suo primo dentino! Non è stato affatto facile, per Piccolò, prenderli su e dir loro di non preoccuparsi, che i nonni e i genitori se la sarebbero certamente cavata, per poi consegnarli a quell’oca insopportabile dei servizi sociali. E ora gli toccava pure sentire Carello che li accusava di essere... bambini assassini?! Come se la cosa avesse senso. In realtà Carello gli è sempre stato antipatico; quando aveva ancora il distributore di benzina, in paese si diceva addirittura che avesse truccato le pompe. Ma Piccolò non può credere che arrivi a mentire deliberatamente, accusando bambini innocenti per ripicca... Delira, non ci possono essere altre spiegazioni. Eppure i dottori gli hanno fatto la TAC e non hanno trovato niente. Boh. Per distogliere un attimo la mente, il capitano chiede a Camoccia dei suoi piani per il giorno di Natale. «Dovevamo andare a pranzo dai parenti di mia moglie, ma...» L’appuntato lascia la frase in sospeso, Piccolò annuisce. «Mi spiace. Capisci che oggi è proprio difficile per tutti, avere un permesso. Onestamente, di cose del genere, in vent’anni di servizio non ne ho mai viste. Mai.» Camoccia scaccia le sue scuse con un gesto. «Ah, non si preoccupi capitano...», ribatte. «Anzi, per dirgliela tutta non è che ci tenessi poi così tanto a vederla, mia suocera», aggiunge storcendo leggermente la bocca. I due ridono. Un dottore esce dalla stanza numero sette con una cartella sottobraccio, Piccolò si fa avanti. «E allora?» «Allora i Giacchino sono tutti svegli», risponde l’uomo, «Se la sono vista davvero brutta, ma il purgante salino ha fatto il miracolo. Dategli una mezz’oretta per riprendersi, poi potete sentirli.» Piccolò lancia un’occhiata all’orologio, non vede davvero l’ora di parlare coi Giacchino per capire finalmente che cavolo è successo in quella maledetta casa. Decide di fare ancora un ultimo tentativo con Carello. «Vieni dentro con me», dice appoggiando una mano sulla spalla di Camoccia, «Magari vedendoti gli torna in mente qualcosa di più.» I due entrano nella stanza: seduto sul letto reclinabile con la flebo al braccio, avvolto in un enorme pigiamino a pois, l’ex benzinaio sta consegnando a un’infermiera un pappagallo pieno di pipì scura. «Ancora qui?», chiede, poco amichevole.
  13. In spiaggia

    @Mister Frank Sei passato da me, ricambio con piacere. Piacere davvero, in realtà, in quanto ho trovato il frammento molto piacevole, e scritto molto bene, davvero Te lo commento come un frammento, quindi non guardandolo come un racconto con un capo e una coda, un senso compiuto e un finale soddisfacente, altrimenti ti direi che ho trovato la parte finale sulla nonna un po' "appiccicata lì". Ci sono diverse ripetizioni. Esempio: Secondo me sei bravissimo a riportare un dialogo. Anch'io ai dialoghi tengo molto, e trovo che hai usato molte tecniche nel modo esatto in cui le avrei usate io: frasi semplici, della lingua parlata, non della lingua scritta, pochi scrupoli a piegare un po' la grammatica se necessario; mi piace come ti prendi la briga di speigare, tra una frase di dialogo e l'altro, il tono di voce, le reazione, i sentimenti. Tutto fatto senza spezzare il ritmo: ottimo lavoro! In questa frase la punteggiatura mi convince poco. Magari così va meglio? (evito i due punti che so che non ti piacciono e pensi che ne metto troppi ) Riccardo aveva perso la testa per Anastasia, una ragazza dagli occhi azzurri, alta, bionda, il seno a goccia. Bellissima, sì, ma a me non faceva impazzire. Anzi, avevo tutt’altri gusti; meno pretenziosi, per così dire. Semplifica: "non so il motivo." o "non mi sono mai veramente domandato il perché". Così si insiste un po' troppo sullo stesso concetto. Eviterei il finale, sembra inutile e suona malino. Non conosciamo i cognomi del protagonista e di Riccardo, ma quella frase finale della nonna è difficile da interpretare. Immagino significhi "Riccardo Bassani ride sempre, quindi tutti sono più felici quando passa in città", ma all'inizio l'avevo interpretata come: "André Bassani dice un sacco di stupidaggini e, anche se non riesce a capire che fa ridere tutti (come Riccardo), quando passa in città sono tutti più felici". In generale, tutta la parte finale è un po' confusionaria, con tutti quei personaggi, la Bibbah, gli arancini femmine... Onestamente dà un po' il mal di testa Comunque, secondo me sei molto bravo a raccontare una scena (almeno un dialogo, qui c'é poca azione)
  14. Natale insanguinato 1/4

    @Kikki Mi fa piacere, era l'effetto che cercavo. Un titolo coi piedi per terrra Grazie davvero per il megacommento dettagliato... Macché rompiscatole, tutto aprezzatissimo Molti dei tuoi suggeraimenti sono più che validi (mi hai trovato alcune ripetizioni che non avevo proprio notato). No, direi proprio che non può in alcun modo essere rivolto a bambini. Solo a bambini già grandi, che non disdegnano qualcosa che a prima vista è raccontato con lo stesso tono di un racconto per l'infanzia (almeno all'inizio), ma il cui contenuto è più "per adulti". In realtà non avevo mai scritto di personaggi così piccoli prima, ma in ogni caso mi piace molto il mondo dell'infanzia e dei bambini... Li trovo divertenti, con la loro ingenuità. Per cui, in quasi tutto quello che scrivo, metto un punto di vista un po' infantile (naif). Mi fa piacere, era l'effetto che cercavo: partire da qualcosa che potrebbe sembrare il più classico e cliché dei racconti di Natale. da dove lo tira fuori? Perché non lo può semplicemente aprire. Ammetto che questa è una mia piccola fissa. In quasi tutto quello che scrivo ci metto gente che "tira fuori" oggetti, proprio in questo modo. Non spiego mai da dove questi oggetti sono usciti. Leggendo, l'espressione mi fa ridere, mi sembra uno spettacolo di magia in cui qualcuno "tira fuori" qualcosa di inaspettato davanti ai tuoi occhi (specialmente quando è un oggetto che proprio non ti aspettavi, come il coltellaccio di più avanti) senza che tu riesca a capire da dove è uscito. Quindi diciamo che questi "tira fuori" sono una cosa stilistica voluta. Se funziona o meno, ovviamente, non sta a me dirlo, ma al lettore. Prendo atto che non hai particolarmente aprezzato, e ti ringrazio per avermelo detto, perché è proprio a questo che servono i commenti Hai sicuramente ragione, ma, sia per qui che per altri commenti che mi hai fatto, posso dire che cerco di mantenere una lingua molto semplice in quello che scrivo. Fa parte del tono "naif" e un po' ingenuo/infantile che cerco di avere: evito di proposito le parole troppo ricercate/complesse, e spesso cerco di "scrivere come si parla" (vedi un altro commento in cui ti lamentavi per un "e poi bisogna dire che..."). Ogni tanto, per me, tenere un tono naif significa anche piegare alcune regole della grammatica. E ogni tanto, nei tuoi commenti, mi sembri spingere per termini più "ricercati", che preferirei evitare (un esempio: "afferma con spavalderia" invece di "dice, sicuro"). Gusti personali, tutto qui Quindi insomma ti straringrazio per tutto Ho letto che scrivi racconti per bambini, la cosa ovviamente mi interessa, vado a leggermi qualcosa
  15. Natale insanguinato

    @Mister FrankOcchio a voler Simona e Martina come nipoti, sono pericolose Mi fa molto piacere che hai trovato il testo divertente! I tuoi suggerimenti specifici sui diversi passaggi non mi sono dispiaciuti, ammetto che sono un fan dei due punti e che tendo a usarne parecchi. Se ti interessa il testo completo, vedi il mio commento precedente come risposta a Lord Paranoia Grazie davvero per esser passato di qui
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