Vai al contenuto

Andrea Mauri

Scrittore
  • Numero contenuti

    15
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

1 Neutrale

Su Andrea Mauri

  • Rank
    Sognatore

Visite recenti

Il blocco dei visitatori recenti è disabilitato e non viene mostrato ad altri utenti.

  1. Andrea Mauri

    Copia d'autore

    Daniel pretendeva di essere pagato per quel lavoro da modello. Una volta a casa, Marco lo invitò ad adagiarsi sul divano. Il ragazzo preferì distendersi sull’orlo del cuscino. Poi lo fece denudare per vestirlo di un telo bianco. Daniel puntava i talloni a terra per frenare lo scivolamento del corpo. Con un braccio si proteggeva il ventre, mentre l’altro, abbandonato nel vuoto, lo dondolava al ritmo di Marco che gli stuzzicava la pelle. Il telo gli ricopriva il pube, panno succinto che ne evidenziava le forme. Qualche piccolo ritocco per essere la replica perfetta del Cristo Morto del Mantegna. Daniel era stato chiaro sin dall’inizio, nella sala della pinacoteca, davanti al quadro: “Va bene, ci vengo a casa tua. Ma ho bisogno di soldi”. Sfrontato, per nulla accondiscendente, diverso dagli altri ragazzi che Marco abbordava. E soprattutto sfuggente. Pure se si trattava di una questione di soldi, qualcosa non tornava. Quando Marco gli chiese di sdraiarsi sul divano e avvolgersi nel telo, la sua carezza imprevista gli ricordò un dolore. Sotto la luce diretta dell’abat-jour Daniel aveva la pelle diafana, quasi trasparente. La stessa trasparenza che il Mantegna riusciva a rendere nei suoi dipinti e con la quale Marco voleva cimentarsi nella copia d’autore. Nei punti più sottili del corpo si percepiva il bluastro delle vene. Il costato in evidenza su un busto smilzo, privo di muscoli, marcava il grado di dolore. Marco si sforzava di non perdere il controllo. Era abituato a rimorchiare ragazzi più spavaldi e la sofferenza di Daniel stonava quella sera. Eppure si prodigava per infondergli fiducia. Per metterlo a suo agio e rendere nel corpo quella morbidezza del Cristo avvolto nel sudario, necessaria alla sua opera. Ma il ragazzo era ancora distante dalla sensualità della sacra rappresentazione. Sotto l’abat-jour il suo corpo non si scaldava. Mostrava gli arti irrequieti, che si agitavano sul divano in cerca della posizione più adatta a dissimulare il nervosismo. “Gli accordi vanno rispettati”, sbottò Marco quando la pazienza si era ormai consumata sotto la ribellione del corpo di Daniel. “Perché allora mi metti le mani addosso? Tu mi paghi solo per fare il modello. E basta”. “Hai cinque minuti per calmarti. Scaduto il tempo, farai quello che voglio”. Marco finì la frase in direzione della cucina. “Ho bisogno di quei soldi. Non ne posso fare a meno”, gridò Daniel. “Hai capito?”. Marco tornò nella sala con un bicchiere in mano. Gli fece trangugiare un gin tonic . Qualche sorso e il dolore di Daniel emerse da quel mare di alcool e soda. Lo sguardo si cristallizzò, il corpo si immobilizzò quando vide il pittore braccarlo, assetato delle forme provocanti del sudario. Marco per l’occasione aveva acceso dei bastoncini d’incenso, disseminati un po’ ovunque nell’appartamento. Daniel ne rimase stordito, insieme all’alcool. Inalava quel fumo che inebriava l’aria di tempio orientale e la rendeva irrespirabile. Che bruciava ossigeno e il tempo presente. Che risvegliò i ricordi e si infiltrò nei tessuti di Daniel, ancora più pallidi e bluastri, laddove le vene avevano rallentato il corso dei canali sanguigni. “Ho bisogno di soldi. Non so dove dormire”, farfugliò a fatica. “Avrai quello che ti ho promesso. Però devi farti accarezzare”. “Stai lontano da me. Non toccarmi. Non sopporto di essere toccato”. La testa cominciò a girare per l’odore dell’incenso mescolato al sapore acre del gin tonic. La realtà assunse nuove sembianze. Attraverso gli occhi rimpicciolitisi dal dolore si trovò al cospetto del padre, il giorno in cui da bambino lo scoprì davanti allo specchio della toeletta a provarsi il rossetto della madre. Una, due, tre volte. Era ora di smetterla. Quel pomeriggio d’estate, nell’abbandono della calura pomeridiana divenuta fornace nella stanza dei genitori, con un gesto che Daniel non si sarebbe mai aspettato da lui, il padre si slacciò la cintura, lasciando cadere a terra i pantaloni. Trascinò per un braccio il figlio ai piedi del letto e come se fosse la cosa più naturale al mondo iniziò a penetrarlo. Lo chiamava puttana mentre lo violentava, perché come tutte le puttane meritava l’umiliazione. Daniel nascose le lacrime: non si piange al cospetto dell’autorità paterna. Le ricacciò dentro, riversandole più a fondo che poteva. Non protestò, aveva imparato a non farlo. Con il tempo accettò il padre dentro di lui, tutte le volte che quell’uomo aveva voglia di punirlo e di umiliarlo. Non protestò, perché per Daniel era l’unico modo di sentire il padre vicino, per averlo tutto per lui. Altri modi non ne conosceva. La mente paralizzata dall’alcool e dall’incenso, e dal ricordo del padre che si agitava dentro di lui, pietrificò Daniel in un fermo immagine che Marco ricercava per le sue indagini artistiche. Quel corpo adesso aveva raggiunto la perfezione. Il ragazzo continuava disteso sul divano, immobile, mentre lui ne registrava l’abbandono mistico. Si posizionò sul lato destro del ragazzo, nel medesimo angolo del quadro del Mantegna da cui spuntano due volti a vegliare il cadavere di Cristo. Daniel si spaventò quando vide Marco così vicino. Non riusciva a distinguerlo dal padre. Per difendersi si mise a urlare. Le grida erano troppo alte per non insospettire i vicini di casa. Non che Marco si preoccupasse troppo di quello che accadeva nel condominio, però lui ci teneva a presentarsi come una persona precisa, impeccabile, mai fuori posto. Non era opportuno gridare in quel modo. Se quella povera marchetta avesse continuato a lungo, una processione di famiglie avrebbe suonato alla porta. Per curiosità, per morbosità, per rendersi conto se anche loro fossero minacciati da qualche cosa. Daniel aveva dissolto la sacralità del Cristo in quel grido e l’unica soluzione per ristabilire l’equilibrio era di mettere in scena il rito della morte, per ripristinare la maestà di quel dipinto unico. Con le corde che usava per legare insieme i quadri che teneva nello studio, Marco bloccò il ragazzo sul divano e gli mise un cerotto sulla bocca. Voleva dimostrargli chi fosse a comandare, visto che lo aveva pagato profumatamente. Prese le pinze per stringergli i capezzoli, mentre nell’altra mano agitava un bisturi. Si spogliò. Non poteva fare a meno di spogliarsi e di mostrare la sua erezione potente, che lo invadeva al solo toccare quegli strumenti di acciaio. Gli si avvicinò con il membro enorme, lo provocò sfiorandolo sulla pelle raggrinzita dalla paura. Daniel cercava di divincolarsi da quella carezza genitale, che lo inorridiva. Si dimenava come un corpo intriso di diavolerie. Marco era in estasi mentre perlustrava la pelle del ragazzo con la lama del bisturi, ne percorreva lo spazio del ventre, dall’ombelico al pube, indugiando sulle parti più morbide. Spingeva la punta per saggiare le zone più sensibili. Poi lasciò che la lama si insinuasse sottopelle. Daniel aggrottò la fronte. Altro dolore che avrebbe dovuto gestire. Il sangue colò lungo il fianco destro, bagnando il divano e cadendo a terra. Dal terrore gli si acuì l’udito. Sentiva il rumore delle gocce precipitare al suolo. Poteva contarle, una dopo l’altra. Ne poteva indovinare persino le dimensioni e la consistenza. Venne risvegliato dallo stato di ipnosi solo da quella puntura dolorosa e dall’ago spesso che gli entrò in vena. Marco si accaniva sul suo braccio. Gli iniettò un liquido dall’odore nauseabondo. A Daniel ricordò la formalina, che aveva scoperto nella cassetta dei medicinali del padre. Adesso era chiaro. Era consapevole che Marco lo stava preparando. Il liquido entrò con un flusso violento. Cominciò a scuoterlo con tutte le forze. Le zampe del divano graffiavano il pavimento. Con un rumore stridulo di mobili trascinati a forza, a ogni colpo del corpo spostava il divano, che viaggiava da solo nella stanza. Intanto quella che doveva essere formalina gli riempì le vene. Daniel sentì strapparsi la pelle, lacerarsi da sola, sbrindellarsi come una sottile pellicola. Un gonfiore lo attanagliò, non riuscì più a respirare. Gli sembrò di esplodere. Poi il buio e il bagliore del telo bianco che lo avvolgeva. Marco attese che il condominio sprofondasse nel sonno. La disperazione gli suggerì di accollarsi quel fardello e a una velocità sconosciuta di raggiungere il garage e caricarselo in auto. Nella notte guidare era facile e le strade di campagna non conoscevano luce. L’indomani, all’alba, il telo bianco avrebbe riflettuto i raggi del sole e qualcuno si sarebbe accorto di quell’insolito involucro. Nel frattempo Marco era di nuovo a casa e nessuno lo aveva visto.
  2. Andrea Mauri

    mickeymouse03

    La chat mi conosce come mickeymouse03. È merito della Storia se ho scelto questo nick. Al liceo mi piacevano le lezioni sulla seconda guerra mondiale. La scintilla con Topolino scoccò quando mi imbattei in un libro che raccontava come persino Hitler trascorreva il tempo libero seguendo le avventure di Mickey Mouse. Era appassionato del cartone animato e non se ne perdeva nemmeno un episodio. In quello stesso libro scoprii inoltre che la parola d’ordine che avrebbe dato inizio allo sbarco in Normandia era proprio Mickey Mouse. Mi sentii orgoglioso di portare lo stesso nome di un animale che sarebbe passato alla storia. Rappresentava la mia rivincita. Per essere basso e con le orecchie un po’ a sventola. Proprio come un topo. Da quel momento in poi nessuno dei miei compagni avrebbe continuato a prendermi in giro. Sarei stato protetto da quel topo scaltro, che mi avrebbe aiutato a uscire dalle situazioni difficili, così come fece con gli alleati durante la guerra. Nella vita reale mi chiamo Michele. Era nota la mia predilezione per le storie di Topolino. Collezionavo tutti i numeri del giornaletto e non permettevo a nessuno di toccarli. A forza di leggere le sue avventure lo sentivo parlare con accento americano. Con la fantasia mi insinuavo insieme a lui nelle riunioni dei grandi generali, impegnati a escogitare la strategia migliore per vincere il nemico. Entrambi facevamo un salto nel tempo, entravamo senza farci notare nelle stanze del potere. Nel decidere i dettagli dello sbarco, un generale amante dei fumetti raccontava ai suoi compagni il coraggio di un topo in divisa, presente su ogni manifesto di guerra, ricamato sui berretti dei marinai, disegnato sulle bombe pronte a essere sganciate. Questo topo conosciuto come Mickey Mouse, spiegava il generale, era scaltro e curioso, dotato di grandi orecchie per ascoltare quello che accadeva lontano. Teneva tutto sotto controllo. Per questo avrebbero utilizzato il suo nome in codice per dare il via alle operazioni di sbarco al largo delle coste francesi. Io e il topo in questione, nascosti tra i sogni e sotto il tavolo nella stanza della riunione, ci lasciammo trasportare fino all’oceano, mi vedevo tra i marines, ascoltavo i loro discorsi camerateschi, mi invaghivo dei più belli. E Topolino, rientrato nella sala del generale e sgattaiolando sotto il tavolo ovale, mi toccava le orecchie a sventola in gesto di amicizia e mi sussurrava con il suo inconfondibile accento americano: “sorcio, avrai fortuna nella vita”.
  3. Andrea Mauri

    mickeymouse03

    Michele (mickeymouse03) conosce in chat Francesco (itagnolo75). Tra una chiacchierata e l’altra, davanti a un monitor, i due ragazzi si innamorano. Una sera Francesco confessa a Michele di essere un prete. Gli racconta un’esistenza inquieta fatta di fughe e pentimenti e la fatica di amare perché sa che ai preti è vietato. Man mano che i due ragazzi entrano in intimità, Francesco riversa su Michele il fallimento di una vita nascosta nella religione per oscurare la sua omosessualità. Michele lo spinge ad abbandonare il clero. Vuole una storia d’amore alla luce del sole. E’ stanco di nascondersi. Lo ha fatto per i lunghi e difficili anni vissuti in famiglia, alle prese con Sergio, il fratello omofobo, e con una madre che ha deciso di non conoscerlo veramente a fondo. Michele decide di vivere comunque. Lo fa a modo suo. Attraverso le lunghe chattate notturne con Francesco. Attraverso gli incontri reali che danno corpo all’immaginazione. Attraverso la passione di catturare immagini per ricostruire una memoria del passato. Lotta tra l’istinto di escludere il fratello dalla sua vita e il desiderio di renderlo partecipe dei suoi sentimenti. Questo rapporto ambiguo con Sergio si insinua nella relazione già in bilico tra Michele e Francesco e ne sconvolge gli equilibri, trascinando gli eventi a una svolta drammatica che segnerà il destino dei protagonisti del romanzo.
  4. Andrea Mauri

    Gruppo Edizioni Alter Ego

    anche io sono stato contattato dall'editore. Lunedì faremo una chiacchierata per telefono. Immagino che quelli dei post del 2014 abbiano pubblicato ormai. Se sono ancora sul forum, mi farebbe piacere conoscere la loro esperienza. Black01, com'è andata la trattativa per te? Secondo me stabilire nel contratto una clausola sulla vendita di 50 copie entro due mesi, altrimenti ti accollano quelle copie, è una forma molto velata di EAP. Se non vendi nulla, per assurdo, dovrai sborsare 700 euro
  5. Andrea Mauri

    Temperino rosso edizioni

    ne hanno indetto uno nuovo "Il mistero delle cose". Forse serve per attingere a increduli. Non so. Per quello che è stato detto penso di non partecipare
  6. Andrea Mauri

    Sampognaro & Pupi

    ho aperto oggi il sito a questo indirizzo http://www.sampognaroepupi.com/chi-siamo-1.html che tra l'altro è lo stesso che avete segnalato voi tempo addietro
  7. Andrea Mauri

    Rapsodia edizioni

    ciao, non so se sei ancora iscritto a questo forum. Hanno contattato pure me, dicendo esattamente la stessa cosa e con le stesse parole. Ne deduco che la mail sia precompilata. La cosa già mi puzza. Inoltre mi scrive direttamente la responsabile editoriale, tale Eleonora Lo Nigro, dichiarando che è talmente interessata che non poteva aspettare che i suoi collaboratori terminassero la lettura del manoscritto. Seconda cosa che mi puzza. Ho inviato il manoscritto il 3 febbraio e mi rispondono il 10, dopo una settimana esatta. La responsabile per giustificare il breve tempo chiarisce che ha letto la sinossi e spulciato qua e là il romanzo. Una settimana sola per rispondere, quando le altre CE si prendono almeno sei mesi? Terza cosa che mi puzza. Il testo della mail a volte è sgrammaticato. Quarta cosa che mi puzza. Credo che la richiesta di specificare in anticipo lo sconto delle copie sia una forma velata di EAP. Perché non mandano subito la bozza di contratto? Forse per non lasciare tracce della richiesta immorale. Magari qualcuno del forum smonta le mie conclusioni. Ne sarei ben contento
  8. Andrea Mauri

    salve a tutti

    ciao, mi chiamo Andrea Mauri, 49 anni di Roma. Sono uno scrittore in cerca di editore. Ho consultato parecchie volte questa community, dove ho trovato informazioni interessanti sulle case editrici che mi hanno contattato. Ho deciso di iscrivermi per partecipare attivamente alle discussioni. Grazie e un saluto
×