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camparino

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  1. camparino

    [FdI 2019-1] Lamento per un toro

    Lamento per un toro Alle cinque della sera il sole è implacabile sopra l'arena. Il caldo infradicia di sudore il corpo degli uomini e fa sbavare il trucco delle donne. Rende le loro facce anonime deformate in maschere grottesche. Odore di umanità che si è lavata in fretta, di profumo dozzinale, di frenesia. Grida eccitate che vanno a esorcizzare la coscienza di una vita miserabile. Raul viene ogni settimana a vedere la corrida. Ha quarant'anni, impiegato alle Poste, soprappeso, si è fatto crescere la barba per distogliere l'attenzione dalla sua calvizie. Prima di uscire ha litigato con la moglie marocchina. Le ha detto “Ti ho tirato fuori dalla merda. Adesso non chiedermi di mantenere un branco di scimmie africane, tue parenti”. Carla e Vincenzo sono in viaggio di nozze. Sono entrambi intorno ai trent'anni. Lui è basso, tarchiato, con i capelli rasati e tatuaggi sulle braccia e sul collo. Fa il precario in un Comune. Lei è più alta, magra, con grandi tette e senza mento. Lavora in un call center. “Mi sento già bagnata nelle mutandine. - gli sussurra – Quando ammazzano il toro, mi sa che vengo”. Lui si passa una mano sull'inguine per sentirsi rassicurato. In tribuna ha un posto fisso dona Consuelo Jardines Serrano. E' sui settant'anni, dipinta come un pappagallo e con un vestito da festa della scuola. La sua famiglia ha la tenuta più grande del Paese per la coltivazione di asparagi. L'azienda è andata in malora quando il governo ha imposto il salario minimo per i raccoglitori. La corrida le ricorda la vecchia Spagna dei suoi genitori, che teneva al loro posto froci e sindacalisti. Marisol vende gelati e noccioline lungo gli spalti, per mantenersi all'università. Odia quel lavoro e quello spettacolo. Aspetta solo che finisca, per tornare a casa a studiare. Il toro entra nell'arena. Nero pelo lucente, muscoli che guizzano sotto la pelle. Si guarda intorno confuso. Ha una bellezza e una dignità animale che umilia la volgarità dei presenti. Lo vogliono vedere morire. Due cavalieri, forse usciti da un circo in disarmo, lo tormentano ai fianchi con le banderillas. Quando è sfinito, arriva un uomo vestito da pagliaccio, che pare la caricatura di un ballerino di tango, con una mantilla e una spada. Poi, sulla sabbia, resta il corpo del toro, coperto di polvere e sangue. Un inserviente su un cavallo macilento lo porta via. E' Marisol che recita dentro di sé il lamento funebre. “Per te, nobile animale ucciso da un buffone davanti a un branco di falliti. Moriamo ogni giorno, alle cinque della sera. L'ultimo pensiero, il muggito di una giovenca, la rugiada sui prati verdi in primavera. Nessun bambino porta un lenzuolo bianco. Solo un cavallo malato che ci trascina via”
  2. camparino

    Un bacio alcolico

    @RunaCenere Ciao Runa, non me ne vorrai se commento il tuo racconto per pubblicare in FdI. Lo faccio volentieri, perché mi piacciono gli YA. Scusa anche se divento per forza pignolo. Diciotto anni e ti senti poco più che niente. Sorseggi il tuo drink alla fragola... vorresti essere diversa... Mi pare meglio "E quindi resti lì, e aspetti. Cosa?" a sentirti morire... E' come se una forza ti… (via la d eufonica e basta una sola "forza") Il periodo è confuso. Non si capisce subito chi è "l'inconveniente". Potresti scrivere "Allora diventi un inconveniente per la sua attuale puttanella…" … gli ha detto... Sta male. Basta "Poi..." Il dialogo è gestito bene, molto naturale. Anche il racconto è carino, della serie "belli fuori e bastardi dentro. Ma mica tanto", che piace sempre. Brava.
  3. camparino

    Ora, prima e prima ancora

    @Rica Ciao Fede Mi trovo d'accordo con @don Durito Lo stile non ingessa il pezzo. I sentimenti che volevi esprimere ci sono tutti. Solamente lo inquadra da subito in una forma di accademia di scrittura. Mica è una critica. Anzi Ottima anche la parte dialogata. Solo: Il dialogo è più naturale, se risulta spezzato da punti. E' un bellissimo pezzo, naturalmente. Un abbraccio
  4. camparino

    [MI 128] Un uomo saponetta entra in un caffè...

    @Kuno Un racconto per me favoloso. Ma come ti è venuto in mente? E' la cosa che mi chiedo sempre leggendo le tue storie. Mi ci sono pure ritrovato, quando qualcuno mi attacca bottone e io rispondo, senza ascoltare "Ah si", "Eh si", "Ma dai"... e non vedo l'ora di scivolare via. Tu l'hai messo in una dimensione esistenziale. E letteraria. Ciao
  5. camparino

    Il "ma"

    Maddai "Ma" è la congiunzione più usata nel parlare comune. Usarla nei dialoghi e nel testo dà naturalezza al racconto. Ma, naturalmente, secondo me.
  6. camparino

    [MI 127] Día de difuntos

    @Rica Cara Fede Soprattutto in questo racconto ho ammirato la capacità di guardare e vedere le cose, i particolari e di farli vedere al lettore. Altri, come me, guardano, ma vedono e fanno vedere solo quello che ritengono essenziale, fissati sulla fine della scena. E' un limite derivante dalla predisposizione alla sintesi, piuttosto che all'analisi. Ci meditero' a lungo in un giorno di pioggia. Grazie
  7. camparino

    Biografia e case editrici

    Io non sono per niente prevenuto verso certi fenomeni. Se hanno successo, vuole dire che parlano al cuore dei loro coetanei. Forse anche a quello dei loro genitori, o nonni, se hanno voglia di ascoltare.
  8. camparino

    L'accidentale palpatina

    Solo per mettere in discussione il termine "palpatina". Non lo userei mai, con tutte quelle labiali. Ha qualcosa di sordido. Al limite, scriverei toccatina.
  9. camparino

    Verde, ti voglio, verde

    @Ivana Librici Ciao Un racconto con un titolo così va letto. E' molto bello. Non importa chi, perché, che cosa. Richiama atmosfere dei sonetti dell'amore oscuro, dove "i pederasti cantano sulle terrazze". Perché cantano? Boh. Però è una frase felice. Brava brava
  10. camparino

    Finale aperto

    @Kobain Perché no? L'importante sta in quello che c'è prima del finale. Che renda gradevole anche la non scelta, intendo
  11. camparino

    Possiamo diventare tutti dei bravi narratori?

    Io credo che la cosa più importante sia la fantasia, il mondo interiore vissuto, letto o immaginato. La capacità di travisare i fatti propri o altrui in una storia e in un testo suggestivo. La fantasia può essere stimolata, vivendo, viaggiando, leggendo o andando al cinema. Ma ci deve essere naturalmente. Tutto il resto si migliora e si impara.
  12. camparino

    [MI 126] Per stare con più niente

    @Kuno Ciao Favoloso come hai fatto parlare il bambino. Sembra un bambino. Di solito mi fanno l'impressione di stronzetti piagnucolanti, o che fanno la morale ai grandi, dicendo stronzate (scritte dai grandi). Poi si aspettano che un lettore dica "Che saggio!". Il tuo bambino è veramente ok Bravissimo, come sempre.
  13. camparino

    Cosa state leggendo?

    @mercy praticamente una via di mezzo tra Nabokov e William Blake
  14. camparino

    Cosa state leggendo?

    @massimopud Beh, mica per niente li hanno chiamati secoli bui. Quanto a Dante. L'idea che un grande artista abbia passato la sua vita a idealizzare una quattordicenne che non lo cagava neanche e a inventarsi superstizioni, supplizi e beatitudini, la dice lunga.
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