Vai al contenuto

Chiara1981

Scrittore
  • Numero contenuti

    31
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

0 Neutrale

2 Seguaci

Su Chiara1981

  • Rank
    Sognatore
  • Compleanno 07/02/1981

Contatti & Social

  • Sito personale
    https://www.facebook.com/Ancora-anima-per-cena-1577744819150404/?ref=aymt_homepage_panel

Informazioni Profilo

  • Genere
    Donna

Visite recenti

1.076 visite nel profilo
  1. Chiara1981

    Il falco miope

    Grazie a tutti per i preziosi commenti.
  2. Chiara1981

    Il falco miope

    Commento “Se la natura ha voluto che i miei occhi fossero deformati da una malattia che c’è di strano? Se non fosse che la mia razza sopravvive proprio perché è la vista la sua arma vincente. Sospesi tra cielo e terra, credetemi, certi difetti si pagano cari. Io lo so bene. Guardo gli altri sfrecciare come missili terra-aria per procurarsi il cibo, io ho perso l’uso delle ali. Non posso competere per un angolo di cielo, posso solo saltellare a terra e alzare ogni tanto il capo verso un azzurro proibito. Gli altri mi guardano e non vedono niente. Se non un falco venuto al mondo per ricordargli che sono loro i migliori. Solo perché seguono la legge che è scritta nel loro DNA? Per questo sarebbero migliori? Non credo. Eppure quello che razzola invece di spiccare il volo sono io, anche se molte volte altri occhi dentro me vedono più dei loro. Vedente, in mezzo a tanti ciechi. Di fatto cieco in mezzo a chi vede.” Quell’anno ci fu una terribile malattia che costrinse tutti i falchi alla cecità. Un virus. Solo un falco resistette. Era miope dalla nascita e quindi abituato a sopravvivere senza vedere.
  3. Chiara1981

    Tramonto

    Ciao @Alberto Tosciri leggendo il tuo frammento, la prima sensazione che ho provato è stata di curiosa inquietudine e quindi sono arrivata fino alla fine. Mi piace quando una particolare sensibilità, che è frutto esclusivo dell'innocenza dei bambini, viene raccontata come in una fiaba. Quando scrivi: "non volevano che nessuno si avvicinasse, né adulti né coetanei." mi piace, indica che questi bambini così atipici hanno creato un loro mondo interiore. Probabilmente un racconto così breve non rende fino in fondo la scoperta finale, forse avrei tagliato qualche parte prima, tipo: "I primi tempi qualcuno aveva tentato di lanciare nella loro direzione qualcosa ma qualunque oggetto, per quanto lanciato con forza, dopo una lieve discesa sembrava rimbalzare e andava a colpire le lenzuola stese ai piani sottostanti e talvolta anche i vetri, suscitando un pandemonio fra i condomini. I lanciatori venivano scoperti e presi a sberle dai loro genitori. Forse se avessero visto come gli oggetti lanciati con precisione cambiavano traiettoria si sarebbero posti delle domande." Secondo me distoglie l'attenzione dalla parte finale che è la parte clou del racconto. Avrei usato le 4 righe come sopra per aumentare la suspense che accompagna il lettore al finale e mi sarei concentrata proprio sulla conclusione per dare più peso specifico alla storia. La parte interessante è proprio quando il mondo fisico si unisce a quello metafisico e i due bambini ne sono il "ponte": "Le ombre si dividevano, una parte dietro Gabriele, una parte dietro a Lucio. Restavano immobili, non avanzavano con il calare del sole. Non erano ombre. Attendevano" e ancora "Le ombre volteggiavano lentamente intorno a Lucio e Gabriele, assimilavano i loro gesti e poi, con una unanime mossa repentina si alzavano in volo, dirigendosi e separandosi oltre le nuvole." La frase finale riprende il concetto della frase iniziale: la solitudine che è una qualità di questi due protagonisti, unici interlocutori di questi "esseri" metafisici che nessuno sente nel silenzio percepito come tale, ma in realtà essere "una furiosa battaglia." Comunque interessante e scorrevole la lettura. Non ho da sottolineare nessun errore grammaticale o di forma. A rileggerti presto! Chiara
  4. Chiara1981

    Piano di abbattimento provinciale

    Ciao Macleo, trovo il tuo frammento originale, ironico e spassoso!!! Complimenti davvero. A rileggerti. Chiara
  5. Chiara1981

    Quattro personaggi evasi dall'autore

    Cara Poeta Zaza, ho letto il tuo frammento e ti chiedo sei mai stata in un carcere? Io ci sono stata per diversi anni come volontaria di Telefono Azzurro a contatto con i figli dei detenuti e i loro papà; una volta al mese per 8 ore consecutive (un sabato quasi intero). Chiarisco che in carcere lavorano gli agenti penitenziari e ti assicuro che vogliono essere identificati proprio così. Loro sono agenti della polizia penitenziaria e fanno parte di un corpo di polizia vero e proprio. Quindi sentinelle o guardie non sono i termini corretti. Trattandosi di una poesia diciamo che la licenza poetica ne permette l'utilizzo. Nel tuo racconto non riscontro le dinamiche che si sviluppano all'interno di un carcere, ma magari la tua esperienza è stata diversa dalla mia. Trovo il racconto di pura fantasia. I rapporti con i detenuti, come li ho vissuti in prima persona, non si distinguevano di certo per dialoghi imbevuti di ironia così spiccia. E solo una volta mi è capitato di parlare con un fine pena mai..(sai cosa significa fine pena e fine pena mai?). C'è una riservatezza intima, quasi sacra in un essere umano che sta scontando una pena e che si confronta con un altro essere umano che da fuori entra in quello che è diventato il suo mondo. C'è vergogna, imbarazzo e senso di rivalsa allo stesso tempo. A rileggerti presto. Chiara
  6. Chiara1981

    Una nuova alba

    Ciao James Noone, grazie per aver letto il mio frammento e averlo commentato. Incuriosita ho letto il tuo. Da sempre mi piace quando uno scrittore mescola il mondo "interiore" di un personaggio alla realtà esterna. Poi il treno o comunque i mezzi di trasporto in generale hanno questo potere di far incontrare persone così diverse tra loro. Quindi l'idea mi piace. La narrazione scorre senza intoppi e trovo la forma efficace a sostenere la storia. Sottolineo giusto quello che segue: questa frase è sbagliata grammaticalmente: "La aiutai a scendere il bagaglio dal treno". La aiutai a far scendere il bagaglio dal treno. Poi: "trovare una amica" trovare un'amica. Ecco la spiegazione: c) il femminile ha solo un'unica forma per articolo forte e debole, una, (come del resto per l'articolo determinativo, la), che si può trovare anche nella forma apostrofata un' (nei casi in cui si userebbe l'articolo determinativo l', ma l'elisione non è obbligatoria). Quest'ultima va usata davanti a parole che iniziano per vocale. Quindi si avrà un'aiola, un'eresia, un'ora, un'isola,un'udienza. Negli altri casi, si dovrà scrivere una giardiniera, una storia, una collana, una zattera, una xenofoba. Come ultimo suggerimento cerca di scegliere aggettivi più originali perché rischi di sceadere nel banale. Ho imparato (da una che con le descrizioni ci andava giù pesante) che bastano anche poche parole, ma di effetto. Tipo "Una voce gentile e soave". Sono banali e sinonimi. "Il cuore ebbe un sussulto". E' ormai un'espressione abusata. Spero il mio commento possa esserti utile. A rileggerti presto. Chiara
  7. Chiara1981

    La favorita

    Mongolfiere a perdita d’occhio. Sono tante prime donne vistose che sfoggiano gonne rigonfie di seta cangiante a voler contendersi il ritaglio più ambito dell’aere: colibrì che, seduti su di una caffettiera imbronciata, si innalzano, stucchevoli assaggi di zucchero filato per gli abitanti del cielo. Seduta sul prato, resto ostaggio dei miei pensieri e poi, la sua voce. «Vi avevo promesso che il nostro "rendez-vous" sarebbe avvenuto in un istante qualsiasi.» Mi giro e vedo ardere nei suoi occhi la fiamma di un braciere. Acceso nel tempio per compiacere il dio pagano Eros. «Vi disturbo?» «Sono confusa. Pensavo. Credevo di non rivedervi mai più, egregio signore.» Sembro una di quelle eroine che la storia partorisce prematuramente. Lontane dalle loro ere naturali, sono condannate a perire, tracciando una scia di eccitabili ferormoni per le donne future. «Gli uomini non sono avvezzi ai sentimenti. E io non sono un caso raro, mia cara.» «Se cercate da me un po’ di quell’olio che lenisce le ferite da rabbioso orgoglio maschile, temo di non essere la donna che fa al caso vostro, egregio signore.» «Capisco.» Il suono di un fischio marinaro si mescolò alle molecole trasportate da una tiepida folata di vento. La gara ebbe inizio. Quale sarebbe stata la favorita del re quest’anno? «Scusate egregio signore. Vi auguro buona giornata.» Lo vidi scostare il cappello per un ultimo, languido saluto. Un addio che sapeva di bisturi su di una tenera carne infantile. Respirai e mi rimisi a sedere sul prato, come fossi una dea che su di un triclinio decreta la fine di un amore terreno. Sono forse così potente? Oggi per la prima volta nella mia vita solco una linea sul terreno della storia. E molte altre dee verranno dopo di me e impareranno a giudicare l’amore. Chi avrebbe trionfato in quella gara che si chiama evoluzione?- si chiese. Noi. Di sicuro. Mongolfiere che con il fuoco del nostro cuore intrepido salgono o scendono. La storia ci insegnerà i delicati meccanismi che regolano l’equilibrio tra aria e fuoco. Tra cuore e testa, tra libertà personale e catene sociali, tra l’amore per noi stesse e la generosità che per natura ci porterà ad arrenderci al volere altrui. Non ci basterà tutto il cielo dei tempi per capire la lezione fino in fondo a noi stesse, ma non basterà nemmeno per contenere la nostra spedita ed intraprendente ascesa. Ne era certa; lo sentiva. Perché dentro lei già si muoveva una minuscola mongolfiera intenta ad espandere la seta della sua sontuosa esistenza declinata al femminile. Si portò una mano al ventre e sorrise spavalda in faccia alla storia, al presente, al mondo. Mentre il sole si abbassava all’orizzonte e le tante dame, come ad un ballo, si allontanavano per far spazio a lei, la vincitrice.
  8. Chiara1981

    Come una mosca anonima che muore

    Ciao Arianna Sofia, ho letto il tuo frammento perché incuriosita dal titolo. Devo dirti che nell'insieme lo trovo un'accozzaglia di frasi a senso unico, infatti alcune di queste, se estrapolate dal testo, funzionano. Non lo trovo uno scritto "ermetico", ma piuttosto caotico che non comunica nulla. Ermetico non significa che lo scrittore non voglia comunicare un messaggio al lettore, solo destruttura la forma, usa espressioni, non sempre di facile analisi, proprio per aprire più strade, per dare al lettore più chiavi interpretative. La prima parte non mi piace, dall'inizio fino a "Ricordi immani in un immagine che ricorre". Immani al plurale perde mordente. Poi l'aggettivo immane nel senso di: 1 Smisurato, enorme e quindi spaventoso, terribile: belva i. 2 Disastroso, catastrofico: i. sciagura 3 Che richiede un estremo sforzo fisico o mentale gravoso, estenuante: lavoro i. Dal testo rimanente salverei e riscriverei così: "Non ho capito nulla, non posso dire d’aver capito. Se ancora, come allora, al buio mi contorco di sciocche lacrime, se ancora brucio dell’inutile dolore di non avere quel tanto di flebile spegnersi nel tremare di una pozzanghera, come una mosca senz' ali che silenziosamente, semplicemente muore. Consapevolezza che quest’immagine ricorrerà nei miei futuri ricordi come una macabra routine." Secondo me così scritto è molto più aggressivo. E risalta l'aroma del messaggio. Spero il mio commento possa esserti utile. A rileggerti presto. Chiara
  9. Chiara1981

    Sotto i portici

    Ciao Esterella, l'idea di fondo mi piace, ma alcuni passaggi del tuo scritto sminuiscono la forza motrice del messaggio. Io avrei scritto così: Nella via sotto i portici, Cate si ferma difronte la vetrina di un negozio e nella sua mente turbinano mille pensieri, mentre stringe a sé il sacchetto carico di dolci natalizi. “Che cosa importa se non potrò mai indossare quel tubino rosso, mie care amiche perennemente a dieta? Preferisco il cibo! Ogni boccone è un respiro di vita. Il cibo sazia la mia ansia. E' un piacere facile che non fa male. Placa la mia sete di amore. E' il mio amore. Quello che vorrei ricevere e quello che vorrei dare. Lottare contro il cibo mi sfinisce e ogni giorno mi ritrovo a vivere un' esistenza più amara. Mi sono arresa al cibo perché solo lui è in grado di consolarmi. Preferisco abbuffarmi e riempire con il cibo le voragini che sento aprirsi dentro di me." Girando lo sguardo, nota che sotto i portici hanno trovato riparo alcuni barboni. Una vecchia si strofina le mani per il freddo; Cate le si avvicina, toglie guanti e sciarpa e glieli porge. La vecchia la guarda con sorpresa. «Hai fame?» le chiede Cate, offrendole i dolci dal sacchetto. La donna alza le spalle. « Non saprei. Sono a dieta» dice, mostrando in cambio un sardonico sorriso sdentato. Cate allora scoppia in lacrime perché in quel momento sente di essere come lei, una donna senza denti. O meglio una neonata. Bisognosa di essere accudita, amata e nutrita. La donna la abbraccia e finalmente Cate scopre in quell'unione tutto il suo bisogno di arrendersi all'amore. A rileggerti presto. Grazie Chiara
  10. Chiara1981

    Neve

    Ciao DragonAether, ho letto il tuo frammento e il pensiero che vuoi esprimere è di grande impatto, ma la scrittura non è incisiva e quindi non supporta al meglio il messaggio. Parti con la volontà di "pugnalare", ma scalfisci appena la superficie. Il risultato è come quello di chi lancia il sasso e nasconde la mano. Siccome il messaggio intrinseco è potente e senza fronzoli, bisogna essere più arditi e avere il coraggio di arrivare fino in fondo. "La neve scendeva leggiadra nell’aria." Trovo sia un inizio tiepido per un frammento. E l'aggettivo è banale. Cosa intendevi? Che immagine hai nella testa? Sta cominciando a nevicare? Quindi non è una bufera di neve? Troverei più sensato che Madre Natura (scritto con lettere maiuscole perché è la personificazione della natura) volesse far sparire il suo più "grande errore" per mezzo di una violenta bufera di neve. Basti pensare al ghiaccio che ha paralizzato varie città in America, provocando vittime. Altro che leggiadria:) "Copriva macchine, strade e case, quasi come se madre natura volesse mettere una candida pezza di purezza, sopra il suo più grande errore. L’uomo." "Quasi come se"...ma vuole o no disfarsi dell'uomo Madre Natura? Secondo me qui c'è il tentennamento. "una candida pezza di purezza"...se dici purezza non serve scrivere candida e in più c'è una cacofonia con tutte queste "z" ravvicinate. Pezza nel senso ci mette una pezza? Ma allora mettere una pezza è andare a coprire gli errori più che l'autore degli stessi, l'uomo in questo caso. Parlerei di errori dell'essere umano, non dell'uomo. L'Uomo può essere anche interpretato come concetto astratto. Sai che mi ha colpito in un servizio televisivo il risultato di uno studio nel quale si dice che la terra, proprio il nostro pianeta inteso come essere vivente, ci percepisce come dei fastidiosissimi pidocchi. Pensa un pò. Vedi l'argomento è vasto, ma dovresti, secondo me, concentrarti su un aspetto specifico. Madre Natura è nostra madre. Ci ama o ci sopporta? Comunque è più forte di noi. Basta un suo sussulto e periamo a milioni. Ti lascio con queste piccole riflessioni e spero di rileggerti presto. Grazie Chiara
  11. Chiara1981

    Accadde un pomeriggio d’agosto

    Grida brutali la strapparono dal profondo sonnellino pomeridiano. Riaprì gli occhi e sentì il cuore raggelato sebbene la stanza fosse un forno. Era agosto. Uno dei più caldi degli ultimi secoli. Così dicevano al telegiornale. Rimase immobile ad ascoltare. Il silenzio ritornò protagonista assoluto. Erano tutti via, in vacanza. Due palazzoni cariati dal tempo, svuotati di vita. Eccetto lei, che ormai con la solitudine aveva smesso di combattere. Aveva perso da tempo la sua battaglia, esattamente da quando suo marito morì di un brutto male un paio d’anni prima. Si alzò a sedere sul letto. Ravvivò i capelli tinti biondo cenere. Poi fulminea scattò in piedi e alzò la tapparella. Non aveva capito se quelle grida fossero reali o frutto di un incubo. Vide dalla terrazza di fronte un uomo, ma la luce laccava di bianco tutto e non riuscì a capire chi fosse. Che fosse Tommaso? L’ex marito di Rosy? Inforcò gli occhiali e tornò ad osservare meglio. Guardò la tapparella scivolare giù furiosamente. Si toccò la fronte e si ricordò che Rosy sarebbe andata al mare con un’amica per circa quindici giorni. Si sentì fiacca. Andò in cucina e prese dal frigo una caraffa di the. Eppure la voce disperata che le ronzava in testa somigliava proprio a quella di Rosy. Si stava vestendo quando il campanello suonò. "Si, chi è?"- chiese incuriosita. "Sono Gianni." "Ciao Gianni! Entra caro, entra! Accomodati. Cosa ci fai qui? Non eri andato via?" "No, parto stasera. E tu?" "Io ho finito di andare in vacanza! Sono vecchietta, sto bene a casa." "Mi ricordo che te ne andavi in montagna per tre mesi d’estate." "Quando c’era Armando al mondo. Vuoi un bicchiere di tè fresco?" "No, grazie. Volevo solo accertarmi che tutto fosse a posto." Ad Adriana parve che quelle parole fossero riferite a lei. Strano. Poi lo sguardo andò a posarsi dritto su una macchia scura. Da casalinga di lungo corso qual’era, capì che si trattava di sangue rappreso quello sul risvolto dei pantaloni dell’uomo. Lui se ne accorse. Gli occhi velati di Adriana erano rimasti vispi come quelli di una bambina curiosa. Forse un po’ troppo curiosa date le particolari circostanze. La calura premeva dalla porta finestra che dava sul terrazzo della cucina, mentre il dialogo fatto di sguardi si interruppe. "Quasi, quasi lo prendo quel bicchiere che mi hai offerto. Di tè? Giusto?" "Si, alla pesca. Fresco." Adriana era alle prese con un turbinio di pensieri, mentre versava la bevanda in un bicchiere. Le urla che aveva sentito erano di Rosy? E Gianni cosa c’entrava? Perché era lì da lei, seduto sulla sua poltrona? "Ecco Gianni." "Grazie Adriana. Non aggiungi più “caro”, eh? Come mai?" Un’ inclinazione nel tono della voce dell’uomo, rese stridulo il commento. "Ma su Gianni! Caro! Ti ricordi quando ce ne andammo a fare quel bel giro con Armando sul Monte Grappa. Che bella giornata passammo, eh?" "Già. Tutto passa Adriana. Nulla dura per sempre." "A me lo dici!?" Ora sembrava lo stesso Gianni di sempre. Un pessimista di prima categoria. Adriana non aveva mai capito cosa ci avesse trovato una solare come Rosy in un “orso” come lui. "Dimmi una cosa Adriana. Cosa hai sentito?" Il cuore della donna prese a correre all’ impazzata. Ma che razza di domanda era! Cosa intendeva dire? "Niente!" "Non sei brava a dire le bugie." "Be' in effetti ho sentito un gran rumore giù in garage." "In garage? Ne sei proprio sicura?" "Certo! Cosa avrei dovuto sentire,eh?" "Urla! Urla di pura disperazione." "Urla? E di chi Gianni?" L’uomo si portò il bicchiere alla fronte come a voler mitigare uno stato febbrile. Adriana osservava che era stanchissimo. "Gianni, ti senti bene?" "No, Adriana." "Di chi erano quelle urla Gianni?" Adriana pronunciò quella domanda tutta d’un fiato. "Sai abbiamo litigato. Io non volevo partisse con quella puttana della sua amica. E’ un brutto esempio per la mia Rosy. Può portarla fuori strada. Quella va con tutti." Concluse la frase, mettendosi a piangere a dirotto. "Capita a volte di litigare. Non sai quante volte Armando…" "Non m’importa di te e di Armando! Non capisci. Io l’ho…" Si alzò di scatto e con furia gettò il bicchiere sul pavimento. Adriana era impietrita. Sapeva che i suoi depistaggi non sarebbero più riusciti a salvarla. "Che hai fatto Gianni?" E le scivolarono copiose lacrime, mentre le si affannava il respiro. "L’ho uccisa. Voleva partire lo stesso dannazione! Nonostante il mio divieto. Era diventata come quella, un po’ troppo libera per i miei gusti. Sicuramente mi tradiva o chissà con chi usciva, mentre io sgobbavo al lavoro. E questo sarebbe il ringraziamento! L’ho sposata anche se era divorziata. Anche se era stata già di un altro. Ed è così che mi ripaga! Mi ha detto “non puoi impedirmi di vivere la mia vita!”. E invece ho potuto. L’ho dovuto fare. Per il suo bene." "Tu sei malato." Solo questo uscì dalla bocca di Adriana, ma bastò a riportare Gianni alla realtà. Si mosse guardingo, calpestando i cocci sparsi del bicchiere, mentre Adriana si allontanava in una sorta di retromarcia al rallentatore. "Sai che non puoi farcela contro un uomo." "Vorresti uccidere anche me?" "Non ho scelta." All’ improvviso un battere frenetico alla porta di entrata catalizzò l’attenzione di entrambi. "Gianni, apri! Sono Rosy!" "Rosy!?" "Apri, non parto più, voglio stare con te, avevi ragione su quella li!" L’uomo rimase profondamente turbato. Ma non si lasciò beffare: quelle parole risuonavano vuote e false alle sue orecchie. "Non mi incanti Rosy! Menti. Come sempre hai fatto! Me l’aveva detto mia madre che eri una terrona in cerca del polentone di turno. Ma io ti ho uccisa. Ricordi!" "Apri Gianni. Non sto mentendo. Ho preparato le valigie. Apri e le vedrai da te." La voce sorniona di Rosy era come un fluido magico. E agì. "Se apro e vedo che mi hai preso per il culo faccio fuori te e Adriana. E questa volta per sempre. Adriana vai ad aprire." Intanto tirò fuori dalla camicia un coltello da cucina incrostato da un patina rosso scuro. Adriana lo vide e tremò. Si avvicinò alla porta blindata e aprì. Il rimbombo di un colpo di arma da fuoco bucò l’etere, raggiungendo, come un cerchio che si ingigantisce, ogni angolo del palazzo. Ma come un cane che sonnecchia, richiuse la palpebra senza scomporsi troppo. Epilogo Sorrideva Adriana, mentre batteva le mani al ritmo della musica. Era in corso la serata danzante dell’orchestra di liscio. Aveva deciso di concedersi una vacanza. E il soggiorno di una settimana a Rimini la stava soddisfacendo non poco. Sua cugina l’aveva convinta a unirsi a lei in quell’avventura e dopo quello che le era accaduto l’estate precedente era davvero un toccasana. Infatti appena tornata a casa avrebbe dovuto testimoniare al processo per difendere Rosy che aveva agito per legittima difesa. Gianni non era morto, ma solo stato ferito e reso inoffensivo, mentre Rosy avrebbe portato a vita i segni di quella brutale violenza. Sul corpo, dentro l’anima. Ma non ci voleva pensare troppo ora. La vita la stava trascinando in un vortice colorato e sorprendente. Di nuovo. E non voleva più rinunciarci.
  12. Chiara1981

    Tu sai volare?

    Ciao Ponghetta84, ho letto il tuo racconto tutto d'un fiato. Così di primo acchito devo confessare di aver provato paura; non so che cosa volessi trasmettere al lettore, comunque mi hai coinvolta emotivamente. Mi piace quando questo succede! Purtroppo non sono esperta di racconti thriller perciò non mi sento di darti suggerimenti particolari. Credo che le persone che ti hanno scritto prima di me abbiamo sottolineato bene alcune migliorie che potresti apportare. Nel tuo racconto ho individuato suspense, senso del brivido, un equilibrato lato macabro ed un finale che tutto sommato non mi dispiace. Scrittura comunque essenziale e asciutta: scelta questa azzeccata visto che l'argomento è tosto. Direi che mi è piaciuto molto. A rileggerti presto! Chiara
  13. Chiara1981

    Due parole tra impiegati

    Una mattina come tante, in una qualunque comunità di accoglienza per malati mentali. Due ragazzi parlano durante l’ora della colazione. :-Stanotte ho lavorato in un ufficio… :-Ah! E cosa facevi? :-Rispondevo al telefono, inviavo mail, battevo lettere e mandavo fax. :-Perché? :-Dovevo “produrre”…Me lo comandava il mio boss. :-Il latte? :-No! Ero un “colletto bianco”, non una mucca, stupido! :-Bello! Anch’io voglio lavorare in un ufficio con un colletto bianco! :-E’ meglio di no! Lì, sono tutti pazzi per davvero! Non come noi che siamo “autorizzati”! E’ pericoloso! :-Oh! :-Devi stare tante ore della tua vita chiuso, davanti ad un computer, non puoi stare tutto il tempo con chi ami, non puoi giocare, devi stare dentro lo spazio che ti concedono e non puoi valicare i confini dell’io che ti assegnano. Lo fanno apposta! Così non riesci a determinare quello che vorresti essere davvero e quindi non saprai mai cosa è meglio per la tua anima. Devi stare zitto e adeguarti! :-Perché? :-Stupido! Perché devi produrre soldi! Che per quelli la è indispensabile per vivere! Noi per fortuna non siamo come loro, “normali”. :-Ah…ho capito. Dalla finestra della sala mensa, i due intravidero un gruppo di impiegati entrare nel palazzo di fronte. Evidentemente iniziavano la loro giornata lavorativa. I due ragazzi, allora, si affacciarono e, sbracciandosi, gridavano che erano in pericolo. :-Meno male che ci sono queste comunità che li tengono rinchiusi!- disse un impiegato ad un collega- Non riesco ad immaginare che possano mescolarsi a noi esseri “normali”. E a questa bizzarra considerazione risero sonoramente di gusto.
  14. Chiara1981

    Il bancone della notte

    Meno un grado segna il display. E la mia pelle nuda è una squama ghiacciata, gettata lì, sul bancone della notte. Un’auto e la sua scia viscida porta con sé la fatale domanda. :- Quanto vuoi? Ecco, io muoio dentro i suoi occhi che come fauci divorano il mio corpo e scartano l’anima. La butto giù, più giù che posso, così so che non si potrà sporcare. :-Venti. Un gesto decreta il sì. Apre lo sportello dell’auto e ci scivolo dentro, almeno è caldo qui e posso scaldarmi un po’. Un’estasi prelibata, pagata niente e gustata meno perché da consumare velocemente con avido stordimento, prima che arrivi quel brivido di cosciente e sentenzi che insegui improbabili tracce di umano calore Poi via, verso il marciapiede, davanti la fabbrica di cioccolato. Il mio posto nel mondo. Si riapre lo sportello e lo sento. Come sempre. E’ il puzzo del senso di colpa, quello che mi viene scaricato tutto addosso con rabbia. E con disprezzo e calcolata cattiveria, tentenna prima di tirare fuori dal portafogli le venti euro. Me le sventola sotto il naso. Non sono un cane che aspetta l’osso! Dammi quel che mi spetta, maledetto! :-Ecco. Le prendo e le nascondo nel reggiseno. Stanno vicino al cuore e le scaldo perché non sentano freddo. Ad un tratto mi sento mancare! Non la trovo più, dov’è? Cerco, tra i meandri delle viscere. Dov’è? Piango e mi dispero! Non darei mai a nessuno la mia anima per venti euro! La venderei minimo per comprarmi la libertà! No, no eccola! Ti sei smarrita per sbaglio in mezzo ai soldi? Chissà, forse cercavi anche tu un riparo dal freddo? O volevi diventare come una di quelle fottute banconote? Che non hanno odore e sapore? Che sono ignoranti e vivono solo di loro stesse? Sei forse ignorante e senza Dio tu?! E’ vero sto dimenticandomi com’è essere una persona con un’anima perché sono a digiuno di dignità da troppo tempo. Ma ne è rimasta ancora, poca, solo sul fondo. Cerco di proteggerti come meglio posso, cara anima mia. Ora pronta, nasconditi, vai giù, ancora di più dentro me.
  15. Chiara1981

    Lievissimo silenzio

    Ciao a tutti! Faccio tesoro dei vostri suggerimenti. Sono contenta che abbiate intuito essere un dialogo muto tra una madre e una figlia. A presto!
×