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Johnny P

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  • Compleanno 21/07/1998

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  1.  “Un paese ci vuole. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei, resta ad aspettarti”.

    Cesare Pavese da "La Luna e i Falò" 

  2. Johnny P

    27.03.2018

    Ciao @costanzofabrizio, perdonami se non mi dilungo troppo, ma mi faceva piacere lasciarti la mia impressione su questa tua poesia. Personalmente ci ho letto una sorta di estraneità dal mondo, una distanza incolmabile di senso nella prossimità fisica. Mi piacciono molto gli ultimi versi, più semplici, meno ermetici degli altri, ma molto efficaci nell'esprimere la generale condizione di incertezza di chi, sostanzialmente, non capisce, non si trova col resto. Perdona la lettura superficiale, ma mi è piaciuta la poesia e mi piace il modo in cui l'hai scritta, orecchiabile. Un saluto, Johnny P.
  3. Johnny P

    [10WD-Fuori concorso] Poetica

    Ciao @Anglares grazie per il bel commento e scusa la risposta tardiva. Sono sempre sorpreso di come le parole più semplici e lineari riescano ed evocare interpretazioni spesso diverse: Lo svelarsi nella scrittura, dunque il valore di verità della parola poetica. Il brivido del baratro. Morire e rinascere nella parola liberata dalla poesia. Nella mia testa tutta la poesia poteva essere riferita sia alle parole stesse che alla vita umana (la strada breve è insieme la vita e il verso, lo spazio che non permette alle parole di toccarsi è la "battitura" ma anche la distanza ideale che divide le persone fra loro), e tuttavia la tua interpretazione è assolutamente calzante, logica e lineare, articolata; ti ringrazio per il tempo che ci hai speso, mi rende davvero molto felice. In generale devo darti ragione, è assolutamente un mio limite, non riesco a non usare il metro, e questo effettivamente porta a delle storture espressive, ma col tempo me ne sono fatto una ragione, nel senso che esse stesse, per quello che sono, mi rappresentano e denunciano una certa voglia di libertà senza slegarsi definitivamente dallo schema. In questo caso, però, l'effetto ha un senso, visto che essendo la poesia tutta una specie di exemplum del mio modo di scrivere: devo ammettere che ci avevo ragionato su quelle due parole, ma poi mi sono detto che andava bene così, un piccolo vezzo che non costa nulla in fondo. Ancora tante grazie per il tuo commento e per aver letto la mia poesia. Un saluto, Johnny P.
  4. Johnny P

    [10WD-Fuori concorso] Poetica

    commento POETICA Non mi restano che parole morte, colme del vuoto scoperto da una buona domanda, nostalgiche come un vecchio giostraio, fredde della loro forma. Le troverai lungo strade più brevi che si sfiorano senza mai toccarsi, e sarà come guardare lo specchio, come morire per andare a capo. Ogni poesia è misteriosa. Nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere. (Jorge Louis Borges)
  5. Johnny P

    [CP3] Ciclo d'amore (Fuori concorso)

    Ciao Sira, sono vicino a tutti i fuori concorso. Parto con delle note di carattere generale che riguardano il lessico: mi piace, tendenzialmente, l'uso di un lessico semplice, trovo davvero molto difficile dare nuova vita a parole consumate, rendendole poetiche; trovo questo genere di operazione vicina alla mia idea di poesia. In secondo luogo sei sempre molto sintetica ma contemporaneamente chiara, non è un difetto, non è un pregio, è un tuo modo di scrivere, una cifra stilistica, per cui c'è poco da sindacare. Vado strofa per strofa: Chiaramente si parlava di donne, e quindi si capisce subito che vuoi analizzarle nei tre "stadi" della vita: mi piace come più parole si leghino bene ad altre più distanti, per vicinanza o in antitesi (battito-ali, sussurro-stupore) conferisce una certa unitarietà alla strofa. Bello il modo in cui aggettivi una bambina: lo stupore, l'incontro di due vite che frutta amore, il presagio di una vita futura che deve spiccare il volo; a ben vedere, non ci sono concetti nuovi, ma è comunque apprezzabile la forma con cui le hai poste e pertanto il tutto non "suona" come qualcosa di già sentito, e va bene. Alla fine di ogni strofa vedrei bene un punto e virgola. Stadio numero due: madre. Questo "gioco" delle parole devo dire mi piace molto, rende davvero compiuta la singola strofa, davvero una buona idea. La descrizione della madre, fra le tre, è quella che mi è piaciuta meno in realtà, non so dirti perché, forse avrei cercato di declinarla in altri modi. Non è male neanche così, però credo tu ci possa lavorare su ancora un po', inoltre non ho capito il senso di "giro della terra". Il terzo stadio è quello che secondo me ti è riuscito meglio: mi piace molto l'idea della rosa dei venti, l'anziana che indirizza e indica saggiamente la via, così come l'idea della nonna come cantastorie e nel complesso, nella sua stessa figura, quasi una fonte di ispirazione poetica, vuoi per i ricordi vuoi per la riflessione stessa sulla vita che induce la caducità della vecchiaia. Si torna da dove siamo venuti, più o meno. Ha ragione Anglares e l'andamento, più che circolare, è a spirale. Una chiusa molto buona che ci lascia un po' con quella sensazione di inevitabile smarrimento di fronte al mistero dell'esistenza, vecchio come il crucco ma sempre irrisolvibile. To sum up, direbbero gli inglesi, una poesia ben disegnata e ben realizzata. Hai uno stile tuo, maturo, e questo si vede tanto, difficilmente ci sono note stonate in quello che scrivi ed è sempre tutto molto armonico, al suo posto. Complimenti. Un saluto, Johnny P.
  6. Johnny P

    I racconti della Seconda Luna - quarto ciclo

    Complimentazioni
  7. Johnny P

    Il Bar Da Gino: Quella volta che abbiamo ucciso Dio

    Gli uomini sono generalmente poco propensi a discussione astratte e particolarmente restii quando si trovano in comitive più o meno assortite. Al Bar da Gino, però, c’era sempre una fiaschetta, di quelle buone, che sciolgono l’anima e la lingua, di quelle che non berresti né di giorno né di notte, e il buio lì non arriva mai, arriva solo l’alba, quando arriva. Quella volta, Arnaldo, detto Bostik per via della sua rara loquacità, stava spacciando per vera la storia di uno suo cugino tedesco. Costui sarebbe stato un anarchico e un tragediografo, amante di tutti quei fumetti americani con Clark Kent, che un giorno di aprile -non si sa come- avrebbe ammazzato niente di meno che il buon Dio. Quando finì di proferire l’ultimo sintagma, Mazzapicchio gli diede una manata sulla spalla e il povero Bostik, già di suo poco stabile, si ritrovò col muso per terra a saggiare l’igiene precaria della pavimentazione. Tornò sullo sgabello e iniziò di nuovo a sproloquiare come se niente fosse. Ripeteva che suo cugino aveva ragione e le leggi di Dio erano tutte sbagliate, che Lui ci trattava male, che il Napoli doveva vincere il campionato e la sua ex contrarre l’ittero ecc. Non c’era modo di fermarlo quando partiva, gli unici che ci riuscivano erano Mazzapicchio e le sue mani insolitamente grandi, lo stesso Bostik ne era conscio, per questo non si lamentava. Mazzapicchio stava per stenderlo di nuovo quando Er Ciavatta, all’anagrafe Mario Raccorda, si prese la briga di regalare al vecchio Bostik una risposta: disse che quelle vecchie leggi erano sempre valide, perché non erano delle leggi, ma dei bollini del supermercato: li devi raccogliere tutti e metterli insieme per beccare il premio. Allora Gino, che prima di farsi barista era un importante e rispettato notaio (come e perché rimase sempre un mistero), replicò che quelli di Dio erano comandi e leggi vere e proprie per tutti quelli che credevano in lui, ma diede ragione al parente tedesco: secondo Gino, infatti, le sole leggi che funzionavano erano quelle che l’uomo sentiva proprie, quelle che sentiva di dover rispettare e un uomo può sentire sue solo norme umane, non divine. Sentimmo poi una voce non meglio identificata che disse che la “legge dell’amore” era per forza una buona norma, perché era essa stessa la definizione di persona. Ma quella era la legge di un uomo, non la legge di Dio. Anche tu, avventore spaesato di questo bar di periferia che di solito chiami vita, siedi con noi e dicci che pensi, abbiamo posto e vino per tutti.
  8. Johnny P

    Contest di Poesia - 8 Volte Donna

    Tanti complimenti @IreneM vittoria meritita! E bravo pure il buon Vincenzo, ma un contest dedicato alle donne doveva essere vinto da una donna per giustizia poetica (ahah). @Nerio dovreste farne più di uno all'anno, l'affluenza è sempre alta. Un saluto, Johnny P.
  9. Johnny P

    [CP3] Ma forse eri stanco, forse troppo lontano

    Ciao caro massimopud, ti aspettavo come il 25 Dicembre. Che mi piacessero i tuoi endecasillabi e quel fare di tutto per nasconderli, lo sai già, ma ora che so che sei un fan di De André ti voglio proprio bene (noto anzi che la schiera è piuttosto fornita, forse non sono il solo a conoscere a memoria buona parte del repertorio del vecchio Faber e ad averlo pure studiato). Il tema in sé e per sé non è originalissimo e in fondo non fai nulla per dire qualcosa di veramente nuovo, probabilmente non te ne fregava proprio nulla. Mi piace molto però il modo scanzonato e parodico con cui affronti la questione stessa. Si è detto che la poesia fosse un duro dialogo con chi non risponde, ma io non la vedo così: ho trovato il nocciolo della questione proprio nella rassegna di quanto si è detto nei secoli sulla questione, come se la parodia fosse rivolta a loro e non tanto a Dio, la cui unica vera colpa è stata quella di non fugare il dubbio, quasi si divertisse a sentire tutti quei discorsi. Alla fine, tutto quel chiacchiericcio sterile cui prodest? Ti comunico che mi hai dato lo spunto per la prossima riunione al bar di Gino. Un saluto, Johnny P.
  10. Johnny P

    [CP3] La correzione

    Ciao Floriana. Non ti conosco personalmente, ma ti immagino come una ragazza delicata, dolce, gentile e a modo, sempre persa da qualche altra parte che dove sia non lo indovineresti mai. Non offenderti se ho fatto cilecca, ma è che le tue poesie sono proprio così, e non riesco ad immaginarti diversa da loro. Anche questa, che ti rivolgi alla piccola te, mi sembra molto delicata, non innocente o ingenua, ma tenera e sincera, parla in modo diretto. Questo tema avevo immaginato sarebbe stato trattato, ma tu lo hai fatto in una maniera diversa, che mi ha sorpreso; mi aspettavo componimenti arrabbiati o nostalgici, e invece hai tirato fuori un dolce c'est la vie, né buono né cattivo, come tutte le cose, d'altronde. Complimenti. Un saluto, Johnny P.
  11. Johnny P

    Contest di Poesia - Off Topic

    Good luck @Nerio
  12. Johnny P

    Contest di Poesia - Off Topic

    Bah... La poesia è qualcosa di poetico. Il problema è che qualsiasi cosa è in potenza poetico, dipende da chi guarda. Potrebbe essere di conseguenza che tutto è poesia o che niente è poesia o che è l'uomo poesia. Non lo so, può anche essere che sia qualcosa connaturato a noi, come un rene, ma più esclusivo (il rene lo hanno tante specie). Magari vi è capitato di scrivere qualcosa con la sensazione che non siate neanche voi a scrivere? Potrebbe essere un principio di schizofrenia oppure, come dicevano tempo fa, potrebbero essere le muse, o Dio o chi per lui a scrivere, nel qual caso la poesia non sarebbe neanche una cosa umana. Obbiettivamente non ne ho idea (etichettare robe, a meno che non siano conserve, non mi è mai sembrata una gran cosa), per cui mi limiterò a riproporre la mia prima, profonda, affermazione: la poesia è qualcosa di poetico.
  13. Johnny P

    Contest di Poesia - Off Topic

    ti capisco purtroppo...
  14. Johnny P

    Contest di Poesia - Off Topic

    Ho letto con interesse le prime poesie pubblicate, e devo dire con molta sincerità che quest'anno sono cazzi di chi vota. Sono curioso di leggere cosa tireranno fuori @massimopude @Joyopi, mi piace molto il loro stile. In ultimo vorrei invitare a partecipare un novello acquisto della sezione poesia: @quirico, avevo letto cose molto interessanti.
  15. Johnny P

    [CP3] - La rotta

    Intanto ti sei preso la responsabilità di rompere il ghiaccio . Ad una prima lettura mi è sembrata davvero una bella poesia, un po' astratta e un po' astrale. Di sicuro ci ho visto una donna fra quei versi, il cui contorno era quasi disegnato dalle stelle. Molto armoniosa e gradevole, ti porta un po' a spasso con la testa ma non è pesante anzi, delicata. Prometto di tornare con più calma. Complimenti. Un saluto, Johnny P.
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