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Johnny P

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Johnny P ha vinto il 31 dicembre 2015

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184 Strepitoso

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  • Compleanno 21/07/1998

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  1. Johnny P

    Processioni

    @@Monica grazie per essere passata e per i graditissimi consigli. Per via del virus, come viene detto dopo. Volevo segnalare comunque il diverso background dei due personaggi attraverso il loro modo di parlare. Alessandro sicuramente ha studiato di più rispetto a Spazzola che parla praticamente solo in dialetto, però dall'altro lato non volevo che la distanza comunicativa fra i due amici fosse eccessiva, e siccome il racconto è narrato in prima persona, il registro più popolano. Hai ragione, provvederò. @Gianfranco P grazie anche a te per essere passato da queste parti e per i tuoi consigli, li seguirò. E pensi bene, c'era. Hai ragione . Grazie di nuovo per essere passati, e scusate per la tarda risposta. Come vi dicevo, correggerò il racconto grazie ai vostri consigli e osservazioni. Un saluto, Johnny P.
  2. Johnny P

    Processioni

    Grazie a te @L@ur@. Hai ragione, in prosa scrivo poco, è che sono lento. Di nuovo, grazie per aver letto. Un saluto, Johnny P.
  3. Johnny P

    Processioni

    commento PROCESSIONI Era estate e salivo l’erta che portava al costone lasciandomi dietro la Maielletta ad ogni passo. Avevo comprato una piccola casetta lassù, perché mi piaceva stare un poco distante dal paese, e poi perché si vedeva il mare da un lato e la montagna dall’altro. Il sole del tardo pomeriggio batteva fiacco i crochi e la bassa sterpaglia, allungando l’ombra delle canne che il vecchio Tonino usava per sostenere i pomodori nel suo orticello. Il contadino non l’aveva ancora finito di recintare con la rete; quel lavoro non lo faceva per tenere lontano i cinghiali, che di bestie selvatiche non se ne vedevano da tempo, ma lo faceva per i ragazzini del paese. Questi salivano sulla collinetta per giocare a pallone ma, siccome il terreno era scomodo e in salita, la palla finiva sempre nell’orto di Tonino; per recuperarla pestavano mezzo mondo e il vecchio li bestemmiava dal balcone, urlando come un disperato che li avrebbe ammazzati un giorno o l’altro. Sull’uscio di casa salutai la moglie di Tonino, ed ella mi ricambiò con affetto, chiedendomi se volevo entrare per bere qualcosa, che faceva caldo e bisognava bere un sacco, o così diceva la televisione. La ringraziai ma le dissi che non si poteva – già per andare al negozietto a comprare delle uova avevo avuto problemi. C’erano solo volti e nomi noti in quel paese, eravamo tutti imparentati con la solitudine dal mondo di là. Per farsi riconoscere, a San Terno, bastava dire chi tuo padre fosse o il mestiere suo, che subito eri qualcuno e una storia: ti ricordavano bambino e “alto così”, ti chiedevano delle ragazze, dei tuoi genitori, dei tuoi vecchi. Certi parlavano un dialetto così stretto da capirsi a malapena, eppure avresti potuto giurare che anche loro conservano ricordi tuoi, ricordi che non sapevi di avere. Quella era anche la notte di Sant’Andrea, quando le barche lasciavano il porto per veleggiare in processione fra le onde, col vescovo che guidava la carovana di piccoli pescherecci a motore e vele gualcite. Quella volta, però, non c’erano barche, non c’erano vescovi. C’era il virus, e a modo suo ci offriva una processione vuota di idee, di barche che sarebbero volute salpare. Spazzola violò il coprifuoco per venirmi a trovare. Non ho mai capito se lo chiamassero così per la capigliatura o per il padre netturbino, né se lui, per questo, ci soffrisse; dopo un po’ la gente si prende il nome che gli danno. Pure sua moglie lo chiamava Spazzola. “Spazzulì”, in realtà, e non credo che lo amasse davvero. Forse gli voleva un po’ bene, o forse gli faceva compassione. Lui non l’amava di certo: Spazzola odiava tutti; tanto che quel virus doveva parergli un dono divino, una ricompensa per tutta la sofferenza patita. Bussò alla mia porta che era già alticcio. Non chiese permesso ed entrò sbraitando e imprecando contro la Vergine, agitando le nocche insanguinate a destra e a manca. In giro si diceva che avesse iniziato a picchiare la moglie. Ma erano solo voci cattive, che Spazzola odiava tutti e non faceva male a nessuno. “Spazzulì, che t’è successo?” gli chiesi, porgendogli una birra. “È incinta, mannaggia a me e il giorno che so’ venuto al mondo” fece lui strappandomi la bottiglia dalle mani e uscendo sulla veranda che dava sul costone. Lì, anche d’estate, tirava un vento freddo che parlava di terre lontane e di mari in tempesta; di questi, aveva anche l’odore. “Spazzulì vieni dentro su, fa lu fredd allòche” “None Alessà, mi denga murì! Sci’ccis a me” rispose lui sedendosi su una delle due sedie in alluminio che tenevo fuori. Mi rassegnai, presi la felpa leggera e andai a sedermi accanto a lui. “Ma non sei contento? Coi soldi stai apposto no? Tatone Fiorì t’ha lasciato un casolare, tu lavori, Gianna lavora…” “None Alessà, non so i soldi. È ‘stu uaglione lu problem… Ni li vuje”. “Vabbè, già che sei così sicuro che il bambino è tuo è positivo” risposi io scherzando. Ma negli occhi di Spazzola si accese una luce piena di speranza. “Pecché? Dici che magari non è mio?” chiese a me sorridendo. “E come fa a non essere tuo Spazzulì, è ‘na mesata che stiamo chiusi a casa. Ma perché, ti farebbe piacere il contrario? Vuoi lasciare a Gianna?”. “None Alessà -fece lui di nuovo scuro in volto- a lei le voglio bene, e ‘stu uaglione li cambess ugual. Ma ni li vuje nu disgraziat, uno gni lu nom’ me... Mitt’ che mi somiglia Alessà, mitt’ che fa la fine mia. No, no, n’altro così al mondo non ce lo voglio”. Mi girai verso Spazzola con gli occhi lucidi, gli strappai di mano la birra e ne feci un sorso. Lui prese dal pacchetto di Marlboro due sigarette. “Auguri comunque -gli dissi- è il tuo onomastico”. Spazzola rispose facendomi un cenno col capo mentre si accendeva la cicca. Poi mi prestò l’accendino. Nel fumo s’intravedevano carovane di luci sul mare, in processione.
  4. Johnny P

    [MI 123] La fotocopia

    Ciao @Poeta Zaza ho trovato il tuo racconto divertente e ben scritto. Molto fluido alla lettura e, secondo me, oltre ad essere divertente ci si può leggere anche altro. Però vado con ordine. Dopo "Dileguati" metterei un punto piuttosto che i due punti. Io scriverei: "Spirito poetico, diceva di vederla come una ventata d'aria fresca: Valerio ama il tennis, la moglie e i suoi sei figli" ecc. Io scriverei: "Ma, anche se la esasperava quell'atteggiamento comune a molti uomini, quel testardo e paternalistico eccesso di sicurezza su argomenti che non potevano conoscere, era bello lavorarci insieme". Mi sembra suoni meglio, però fai tu ovviamente. dopo "donna di mezza età" toglierei la virgola e metterei i due punti. Il finale è dannatamente perfetto. Ho riso di gusto. Come ti dicevo, il racconto mi è piaciuto davvero molto e l'ho trovato divertente e mai esagerato. Poi mi sono trovato anche a riflettere sull'atteggiamento tanto di Mario che del suo ex collega. Ma mentre in Mario ci ho visto un casanova disperato e inappropriato, ma tutto sommato mosso da un sentimento autentico e sincero. In quello di Valerio, invece, un atteggiamento di superiorità abbastanza fastidioso. Poi sei stata molto brava a darmi un'idea di quest'ultimo, e decisamente non è buona, sopratutto con la storia dei figli. Quindi tutto sommato ho preferito il vecchio disperato Mario, bistrattato dalla collega ma davvero innamorato. Anche il personaggio della dirigente è interessante a modo suo, e l'hai tratteggiata in maniera sufficiente a farmi ridere per il suo atteggiamento. Mi chiedo ancora, cosa ci fosse dietro quell'isterica risata nel finale... A rileggerti presto. Un saluto, Johnny P.
  5. Johnny P

    [MI 123] La fotocopia

    Ciao @Poeta Zaza, ho trovato il tuo racconto divertente e ben scritto. Molto fluido alla lettura e, secondo me, oltre ad essere divertente ci si può leggere anche altro. Però vado con ordine.
  6. Johnny P

    Parc Turò

    Ciao @Gianfranco P, dobbiamo essere in qualche modo imparentati vedo . Molto carina la tua descrizione di questo giardinetto costellato di ingombranti personalità, con le loro anime a soggiornare e passeggiare. Con un linguaggio molto semplice e una musicalità appena accennata (ma ricercata), esprimi quella che è essenzialmente l'emozione di un attimo, come il trasporto in qualcosa di ulteriore. Non sono mai stato in Spagna, ma qualcosa del tuo viaggio (anche metaforico) l'ho sentito anch'io. Piaciuta. Un saluto, Johnny P.
  7. Johnny P

    Quanto pesa l'immagine di sé?

    Innanzitutto, ciao . Quello che ho cercato di descrivere non è la mia vita, attenzione, ma è quello che io (ma non solo io) mi sono sentito dire sulla mia vita. Non mi sono mai sentito perseguitato dai miei "privilegi" (con molte virgolette), sarebbe stupido d'altronde, ma piuttosto da un'immagine di me che mi è stata costruita, anche in famiglia (in buona fede). Un metro di paragone con quello che davvero sono decisamente sconsolante. Ho avuto modo più volte di lavorare in campagna (niente di lontanamente paragonabile al lavoro da catena di montaggio eh), e non ho mai rubato niente a nessuno, oppure ottenuto qualcosa a scapito di qualche altro, inclusa la sua infelicità. Certo, razionalmente pensare che c'è qualcuno che sta peggio di te aiuta a rimpicciolire quello che ti sembrava enorme, ma è sempre lì, è sempre un attimo. "Per tutti il dolore degli altri è dolore a metà". Tutti hanno il loro ignorante destino da predestinato, e la domanda è quanto eventualmente abbia pesato sulle loro scelte e sulle loro vite. Le vostre scelte e le vostre vite. Mai mandare un umano a fare il lavoro di una macchina. Ma quella sensazione è abbastanza dopante. E di molto lo è per gli altri. Ti rende un po' più simile a un fallito, un po' meno degno di una mano tesa, quando semplicemente sei caduto dalla bicicletta. Non so forse esagero. Anzi, sicuramente esagero. Certo; intendo piuttosto l'idea di altri che il tuo destino sia scritto e roseo. Ma chi può dirsi effettivamente scevro da ogni influenza del giudizio altrui. C'è sempre una quota di aspettative che ci sentiamo di dover soddisfare, è umano. Il quanto è soggettivo. Per questo chiedevo a voi quanto eventualmente il vostro destino da predestinati vi sia pesato. Grazie a tutti per aver risposto. Un saluto, Johnny P.
  8. Johnny P

    Quanto pesa l'immagine di sé?

    Come me ce ne saranno molti: bravi a scuola, paiono più maturi della loro età, più fortunati di altri, più sensibili e informati. Magari pure di faccia somigliano allo stereotipo di quello che "vedrai, farà strada"; così segnato da avercelo scritto in faccia. E se sopravvivono all'adolescenza nel modo giusto è fatta insomma. Se rientrano pure in qualche università prestigiosa lo stigma è più un marchio a fuoco. Eppure basta così poco per sacrificare tutto sull'altare della mediocrità; stima e invidia sono coniugi divorziati, è noto, e non ci vuole molto prima di diventare "quello che avrebbe potuto ma...". Insomma, quanto pesa essere un predestinato, senza sapere se quel destino sia davvero il tuo?
  9. Johnny P

    Il conforto del quando piove

    Ciao Roberto. Da quando sono su questo forum penso che questo sia il momento in cui il livello medio della poesia si sia alzato di più. E credo che tu sia uno di quelli che ha dato il contributo maggiore. Magari non commento spesso ma leggo, e devo dire che, fra poesie che mi sono piaciute meno e poesie che mi sono piaciute di più, ho sempre avuto la sensazione di leggere qualcosa che valga la pena di essere letto. Mai banale, con uno stile riconoscibile e gradevole, sai trasportare il lettore nelle tue parole e gli lasci sempre qualcosa. Detto questo veniamo alla poesia in questione. La pioggia (estiva?) è il motore immobile che sta dietro questo momento vividamente descritto, un attimo di pace da turbamenti più grandi. Trovo che la scelta di dare voce ad animali e cose sia brillante, come se fossero animati dalla forza vitale della pioggia: essi offrono spunti di riflessioni e si fanno portavoce della sensibilità del poeta, che nel frattempo rimane sornione a godersi la pioggia. Non mi ha disturbato la trascrizione fonetica. Questo secondo me I versi più belli: Nel finale la pace del momento sembra sul punto di svanire per dare spazio ad una sorta di rabbia, di slancio orgoglioso, che nel resto del componimento rimaneva celato dalla pioggia battente, vivifica oltre ogni svogliata tenerezza per la natura di là. Un saluto, Johnny P.
  10. Johnny P

    Se dei suoi giorni sapessi

    Ciao! Era un po' che non rileggevo una poesia così semplice ed elegante e, ovviamente, dovevo passare da te per trovarla. È articolata in un insieme di parole che suggeriscono due idee ben precise: vita e confusione. Continuamente apri orizzonti macchiati dall'ignoranza del tragitto, da una nebbia color cenere che impedisce la vista del sentiero. Bellissimi i versi finali, dove suggerisci l'inquietudine vitale di chi si strugge fra i suoi pensieri, di chi rimugina e di quel rimuginare fa cifra e ostacolo. Gli ultimi due versi, in particolare, sono stupendi: senza modificare il contenuto del discorso poetico che stavi portando avanti, ti congedi dal lettore lasciandogli una sensazione di vivida purezza e attaccamento alla vita, di grandi speranze e di molte opportunità, chissà se colte. Un saluto, Johnny P.
  11. Johnny P

    Lista, Giuria stagionale e Annunci

    Ma grazie mille . Devo, tuttavia, per onestà intellettuale, confessarvi che grazie ai tanti commenti ricevuti e ai consigli ho modificato un po' la poesia (un verso centrale, gli ultimi due e il titolo) al fine di renderla più piana. D'altronde, a cos'altro servirebbe l'officina no? Un saluto e un rinnovato ringraziamento, Johnny P.
  12. Johnny P

    La vera Lost Generation

  13. Johnny P

    La vera Lost Generation

    Probabilmente hai ragione, ma mi chiedo che effetto ha questo "momento di passaggio" per chi lo vive. Le generazioni dopo la nostra sicuramente vivranno diversamente il mondo di domani, ma a noi che invece viviamo questo parto in tutta la sua drammaticità, cosa resta? Che segni ci lascerà? Da questo deriva il senso del titolo che ho dato alla discussione, per questo "generazione perduta". Poi, essendo un poco interessato di psichiatria, quell'articolo del Corriere mi ha particolarmente colpito. Se vogliamo trovare un senso sociale a questo picco di patologie legate alla depressione, troverai anche tu che la risposta pare inquietante. Sulla stessa scorta, vi lascio un articolo del NY Times (qui), riguardo alla pandemia, che potrebbe centrare più di quanto pensiamo con questa discussione. Spero non abbiate problemi con l'inglese e, anche se il focus è abbastanza centrato sulla situazione USA, credo ci siano considerazioni estendibili un po' a tutti. Figurati, è tutta la vita che mi sento vecchio. Un saluto, Johnny P.
  14. Johnny P

    La vera Lost Generation

    Ciao @Maria Santiago e grazie per aver letto il mio pensiero. Ti rispondo cercando di non risultare eccessivamente ammorbante. Tuttavia, e mi dispiace se sia passato questo come messaggio, non c'era, in quelle parole, alcun intento denigratorio nei confronti della mia (nostra, mi pare di capire) generazione. Come dicevo, lungi da me fare un compianto dei bei vecchi tempi andati. Intendevo sottolineare che mi pare di intravedere, quale profonda discriminante fra questa e le generazioni precedenti, un senso di sfiducia profonda nel futuro; ma questo non nel senso -forse più superficiale- che il domani sarà peggiore del passato, ma nel senso che il mondo futuro non sarà un luogo che li/ci aiuterà ad essere felici. A prescindere dalle innovazioni, dal progresso e via discorrendo. Ovviamente ti parlo per la mia esperienza, e forse sono un disgraziato pessimista. Ma l'ho riscontrata spesso, anche nei miei amici che magari non hanno conseguito titoli di studio superiori, una visione di questo tipo. Il tutto, condividendolo ad uno stato talmente profondo, ritenendolo così normale, che non me ne sono accorto finché, discutendo con mio padre (classe '57), ci siamo entrambi resi conto che era proprio questa differenza di orizzonte a differenziarci molto. Ti ripropongo la mia risposta precedente, che spero possa esserti di aiuto a capire la mia posizione. Ovviamente è sempre piacere discutere con franchezza e onestà. A risentirti presto. Un saluto, Johnny P.
  15. Johnny P

    Unpopular opinion

    1) la verità è dannosa 2) le bugie rendono schiavi 3) l'amore eterno non esiste, ma si può vivere felicemente con una sola persona 4) sono ateo, ma la religione è fondamentale per la società 5) l'economia non è una scienza 6) penso di essere più intelligente della media ma non ho mai fatto il test del QI perché in fondo non è così 7) l'amicizia è sopravvalutata 8) non si può fare carriera senza vendersi 9) la politica è un male, ma è un male necessario 10) De André è uno degli autori italiani migliori di sempre 11) gran parte dei classici letterari sono vecchi e invecchiati male 12) non so più chi sono, scrivere è l'unica cosa che mi mette in contatto con il vero me 13) la buona scrittura e la buona poesia nascono solo da sentimenti negativi 14) I soldi non fanno l'infelicità 15) la privacy è sopravvalutata 16) il trap fa schifo, senza eccezioni 17) le parolacce sono più utili di qualsiasi altra cosa per esprimere un concetto 18) le contraddizioni non esistono Mi pento di non aver trovato prima questa discussione. Un saluto, Johnny P.
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