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Dhana

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    Lettura, scrittura, fantasy (Terry Brooks docet), nerdaggini varie, cancelleria, paganesimo.

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  1. Dhana

    Il bivio

    @Poeta Zaza Grazie! Non mi ero accorta che avevo sbagliato tutti questi accenti gravi. XD In genere sono molto attenta ad azzeccarli quando si tratta della "e" ma evidentemente con gli altre vocali vado un po' a casaccio. Mea culpa, siccome per la grammatica italiana sono molto pignola, quindi correggetemi tutto! XD Mi fa piacere che tu abbia compreso quello che volevo dire. Tutto il romanzo parla di scelte, anche se finora ho scritto solo una piccolissima parte. Siccome però il canovaccio della storia ce l'ho in mente, posso permettermi di non iniziare dall'inizio ma scrivere frammenti qua e là che poi "cucirò" assieme. Nel farlo, vengono sempre in mente nuove idee che legheranno ancor di più la trama e i personaggi. Ma io sono così: sono assolutamente incapace di scrivere dall'inizio alla fine in modo lineare. Sto correggendo il pezzettino pubblicato e mi piacerebbe ripubblicarlo ma ormai inizia ad essere grande e non è più un frammento. E non ha la struttura giusta per essere un racconto breve. Magari più avanti ne metterò uno nuovo. Intanto grazie a tutti e spero che qualcun altro voglia commentare. Sono sempre avida di consigli.
  2. Dhana

    Il bivio

    In questo periodo farei attenzione a due aspetti: il meno importante riguarda la ripetizione ravvicinata spinta/spinse; il secondo, strutturale, è relativo al chiarimento logico dei soggetti: sembra (e concettualmente è ovvio che non può essere) che l'Ombra sia dapprima spinta, e poi spinga a sua volta. Vero, non mi ero accorta dell'uso disordinato (e ripetitivo) del verbo spingere. Qui, dopo la frase "E aveva capito che la realtà era quella", aggiungerei: ": non voleva tornare", per creare un collegamento con la domanda che la ragazza si pone poco sopra e chiarire al lettore quale sia la realtà, che altrimenti rimane sospesa. Mi auguro, ovviamente, di non aver frainteso il senso. Nessun fraintendimento. Qui mi domandavo se intendi "sorretti" nel senso di "confortati/sostenuti", oppure "incastrati tra, mescolati a". Il senso è: i problemi ci sono, ma siccome ci sono anche tante comodità, la gente non vuole rinunciare a queste ultime e preferisce lamentarsi dei primi. Ad esempio: orribile la spazzatura in giro e dovremo tutti cercare di non inquinare e non usare la plastica, ma sono troppo comode le cose usa e getta. Qui non mi è chiaro il valore di "confortante": mi pare che dal bosco (anche se non è nominato) i protagonisti siano appena usciti terrorizzati. Forse l'aggettivo è riferito al nuovo senso che l'Ombra conferirà alla vita di Vanessa? Ti segnalo, come ultima piccola cosa, l'accento sbagliato sulle vocali o/i finali, a parte un paio casi (attenzione anche a è/é). Grazie per la piacevole lettura e un saluto, @Dhana. Questa è una cosa che si capirà successivamente. Ok per gli accenti e per tutto il resto, che non ho quotato perché non c'era bisogno di commentarli. Per il resto, grazie ancora. Ora cercherò di sistemare il frammento con tutte le indicazioni dei commenti qua sopra. Però non so poi se posso ripostare qui il frammento corretto.
  3. Dhana

    Il bivio

    Grazie mille per questo commento.:) E anche per le dritte successive. Ora non posso ma domani risponderò punto per punto.^^
  4. Dhana

    Incursori o rifinitori?

    Rifinitrice (ma si potrà dire? ) Io rifinisco prima ancora di cominciare, se la frase non mi convince la rimugino nella mente e soltanto dopo la metto per iscritto. Lo so, è un autosabotaggio. ç_ç
  5. Dhana

    Vivere di sola scrittura in Italia

    Ti capisco perfettamente: io faccio un lavoro che odio, per cui non sono portata e che va totalmente contro la mia natura. Voi direte: e allora perché lo fai? Ecco, perché non ho scelta, perché i soldi purtroppo sono obbligatori in questa brutta società. La scrittura sarebbe il mio lavoro ideale: creativo, solitario, tranquillo e si può fare da casa. E su di me ha sempre suscitato un enorme fascino. Purtroppo, lo stress e il malessere che mi crea il lavoro mi impedisce di dedicare alla scrittura tutto il tempo che vorrei e a volte non mi viene nemmeno la voglia di farlo. Lo so, è una debolezza, ma anche Stephen King dice che per scrivere bisogna avere serenità d'animo. Ma non posso permettermi di arrendermi e vado avanti, ricercando quella piccola speranza che vorrebbe non morire mai. A me basterebbe anche fare un qualsiasi lavoro che abbia a che fare con la scrittura, quindi non solo romanzi. Anche se ovviamente questi li preferirei.
  6. Dhana

    Il bivio

    Nel senso che la risposta è arriva subito, senza pensarci troppo. E' un personaggio che prima di arrivare a qualunque conclusione ci sta una vita. Quindi è come se avesse scoperto una nuova parte di sé, inedita. Qui mi pare che gambe e piedi siano rimaste senza seguito, la frase che va da "che ora..." alla fine è un inciso. Oppure c'è un "che" in più? libera interpretazione: In che senso senza seguito? qui "dettata più dall'abitudine che dalla necessità" che cosa aggiunge? Come ti sembra così: Sbuffó; si riaffacció la solita vocina, quella che giustificava sempre le azioni di tutti. Non mi convince molto. Ma cercherò comunque una costruzione migliore. La storia è piena di tanti spunti che destano curiosità in chi legge, però all'inizio era inseguita da un'ombra e qui, quando torna indietro da dove sta scappando, l'abbraccio del bosco è "confortante"? Il lettore rischia di perdersi... La seconda volta è confortante perché il personaggio inizia ad acquisire una consapevolezza che prima non aveva e quindi a cominciare ad abbracciare positivamente l'idea di una nuova vita. Grazie per tutti i commenti, sono molto utili.
  7. Dhana

    Il bivio

    Grazie a tutti.:) Comunque non è un incipit, anzi. In precedenza ci sono cose che fanno intendere meglio questo frammento ma ovviamente da qui non si può capire. Adesso sono fuori e non posso rispondere in modo adeguato, stasera torno.^^
  8. Dhana

    Segnalazioni problemi tecnici

    Allora, non so se questo caso può andare bene qui oppure no, ma nel dubbio lo metto. Ho un problema a loggarmi con l'altro pc (da Facebook). Da quello principale e ai dispositivi mobili non ci sono problemi ma tempo fa non riuscivo neanche dal cellulare e poi si è aggiustato da solo. Comunque, mi si apre la finestra di facebook con questo popup di avviso: Impossibile caricare l'URL: Il dominio di questo URL non è incluso nei domini dell'app. Per poter caricare questo URL, aggiungi tutti i domini e i sottodomini della tua app al campo Domini app nelle tue impostazioni app. Che vor dì? O.o
  9. Dhana

    Il bivio

    Questa è la voce interna che spesso sentiamo e che sembra parlare con la nostra voce. Se però specifichi che questa voce è fredda, cinica e decisa potrebbe allora trattarsi di una voce estranea dentro di lei. Se così fosse dovrebbe dire: “Perché quello non è il tuo mondo.” Qui la cosa è un poco più complessa perché è esattamente di qualcosa di estraneo. Rifletterò sulla modalità migliore di applicare questa "seconda presenza". In realtà ancora non ho una chiara idea di quello che realmente debba essere. Scusa, volevo dire NON è esattamente qualcosa di estraneo. Però mi hai una possibile idea! Ma perché non c'è il tasto edit? ç_ç
  10. Dhana

    Il bivio

    Ciao,@Alberto Tosciri grazie per aver commentato. Allora, vado a quotare le parti che desidero commentare (tutto il resto è ok e concordo): Ecco, qui per esempio farei un’inversione. L’inizio ricorda la fatidica frase “Era una notte buia e tempestosa…” e sa di già visto innumerevoli volte. A mio parere (prendilo solo come una mia personale opinione, puramente oggettiva e opinabile), io farei iniziare il pezzo direttamente con Vanessa che corre, si affatica, prova dolore al fianco. E solo quando si ferma spossata, magari vicino a qualcosa tipo una roccia o un rudere ci farei entrare in gioco una folata di vento improvvisa, che muove le cime dei cipressi, un’aria umida foriera di pioggia, il rumore di un tuono in lontananza. Avevo pensato, in effetti, a togliere la prima parte e a iniziare direttamente con l'azione. Ma ho pensato che sarebbe stato più consono inserire qualcosa sull'ambientazione. Con il senno di poi e ripensandoci, avrei dovuto ricordare che questo è un frammento e che dal contesto precedente si sarebbe dovuto capire meglio il luogo. O anche, come dici tu, tramite ulteriori dettagli alla fine. Una frase molto elaborata, quasi tecnica. La renderei più naturale, ad esempio: “Aguzzò lo sguardo verso la strada; le gambe e i piedi doloranti rifiutavano di muoversi ancora. Dentro di sé non voleva più fuggire…” Purtroppo tendo ad essere molto puntigliosa a discapito della naturalezza. Un difetto di cui devo liberarmi. Volevo appunto far intendere la vittoria dell'inconscio, che sa cosa è meglio per lei, sulla razionalità che la porterebbe sempre a fare la cosa giusta a discapito delle emozioni e di quel che vorrebbe al momento. Ma scritto in quest'altro modo è più semplice e lineare. Questa è la voce interna che spesso sentiamo e che sembra parlare con la nostra voce. Se però specifichi che questa voce è fredda, cinica e decisa potrebbe allora trattarsi di una voce estranea dentro di lei. Se così fosse dovrebbe dire: “Perché quello non è il tuo mondo.” Qui la cosa è un poco più complessa perché è esattamente di qualcosa di estraneo. Rifletterò sulla modalità migliore di applicare questa "seconda presenza". In realtà ancora non ho una chiara idea di quello che realmente debba essere. Qui si tratta di una fuga epocale per la protagonista e anche per la storia, di quelle che cambiano la vita per sempre. Quel “tanto per cambiare” secondo me rovina il phatos che occorrerebbe creare. Così sembra si tratti di una scappatella qualunque, un qualunque diverbio facilmente rimediabile. E invece penso che non sia esattamente così, ma non ho molti elementi, faccio supposizioni. Esattamente. Ogni tanto mi scappano dei modi di dire a cui spesso non faccio caso. XD Se i compagni di fuga erano oltre Vanessa vuol dire che erano davanti; presumo che volessi dire che davanti aveva dunque l’ignoto e dietro, da dove stava fuggendo, un ritorno a un’apparente normalità che aveva rifiutato. (Anche se non molto convintamente…) A meno che non stessero fuggendo facendo ritorno tutti da dove erano fuggiti... e allora il ragionamento fila, non ho afferrato bene... I compagni scappavano davanti, verso casa, e alle spalle c'era il bosco da cui erano arrivati. Lei era rimasta indietro e continuava a guardare la stradina davanti, da cui li aveva visti sparire. Evidentemente non l'ho spiegato bene. In un racconto fantasy possiamo andare un po’ avanti. Un terzo piano va bene, perché no, ma che differenza farebbe se fosse un centesimo? Sottintende una struttura sociale particolare… in quanto alle scelte di vita di Vanessa il frammento è breve per capire di più. In ogni caso presumo che il tranquillo, ordinato e codificato stile di vita preparato per la ragazza, improvvisamente non sia più adatto per lei, probabilmente perché venuta in contatto con altri amici, coetanei con idee opposte che l’avevano resa critica nei confronti del suo modo di vivere, del sua ambito sociale. Ecco, questo è un altro punto controverso in cui effettivamente ho avuto dei dubbi: citare una cosa così moderna come il terzo piano di un appartamento potrebbe rompere facilmente l'atmosfera ma potrebbe avere un suo motivo di esserci. Per capirlo meglio bisognerebbe andare a ritroso. Secondo te sta proprio malissimo scritto così o potrebbe anche essere giustificato sulla base di un'adeguata specificazione precedente? Detta così sembra la frase di una qualunque ragazza di oggi che voglia fuggire da genitori troppo apprensivi e possessivi, che non le fanno godere la vita come vorrebbe lei, mentre invece credo si tartti di qualcosa di molto più profondo, intimo, un mettere in discussione non solo il proprio ambito, ma tutto un sistema nel quale si è nati e vissuti fino a quel momento e che, per motivi che adesso ancora ignoriamo, si è arrivati al punto di mettere in discussione. Sarebbe interessante conoscere la parte che la “cosa” che insegue Vanessa e i suoi compagni ha in tutto questo. Tutti i racconti di fughe, diserzioni, cambiamenti, possono essere molto interessanti, per quanto ognuno con le sue peculiarità molto oggettive. Chi vede le cose in un modo, chi le vede in un altro, non c’è una “ricetta” unica. Bisognerebbe rendere in modo più drammatico alcune parti, accentuare o nascondere alcune cose, salvo a specificarle più avanti, a costruzione inoltrata. Fare esplodere sensazioni, ma anche colori, odori. L’odore della paura, del sapore del ferro sulla lingua, l’odore della rabbia, l’odore della pioggia, dell’erba, della pietra… Vanessa non è proprio una ragazzina, anzi, ma ha un carattere un po' particolare e quindi questa frase vorrebbe risultare infantile apposta. Per il resto sono d'accordo, cercherò di inglobare maggiori sensazioni, paure, considerazioni. E so già che per far questo non mi basterà più la sezione dei frammenti. In via generale che ne pensi? Invoglia ad andare avanti (o a leggere prima) per saperne di più?
  11. Dhana

    Il bivio

    Per LO sforzo. Mi autocorreggo. XD
  12. Dhana

    Il bivio

    Spero che il commento sopra sia adeguato per questo post. Per la prima volta posto il frammento di una storia che si preannuncia molto lunga. Ce l'ho già in mente da tempo e ho fatto già uno schema relativamente preciso, devo solo trovare il coraggio di metterla per iscritto, superando la paura di non essere capace. Perché finché tutto rimane vago, nella mente, sognare è ancora possibile. E' quando ci si mette in gioco che si rischia il fallimento. Sperando che vi piaccia, vi sottopongo questo pezzettino. Accetto ovviamente critiche costruttive e sono pronta a cambiare, perché trovo il mio stile troppo "da GDR" e su un racconto/romanzo mi piace poco. Mi serve quindi un parere esterno. In realtà poco fa ho dovuto accorciarlo per farlo rientrare nei 3500 caratteri, ma non me la sentivo di postarlo in "racconti" perché, alla fine, è solo un frammento. Se vi sembra "velocizzato", il motivo è quello. ... Sotto un cielo che minacciava pioggia, con gli alti alberi scossi da un vento forte, Vanessa sentiva le gambe che bruciavano sempre di più per sforzo e una fitta lancinante al fianco le tagliò il respiro. Fu costretta a fermarsi mentre il fiato si affannava incerto, condensandosi in bianche nuvolette che si disfacevano rapide. Con una smorfia di dolore e un gemito soffocato, rimase sul ciglio erboso al confine con il sentiero, aguzzando la vista, continuando ad ansimare. Nella loro folle corsa verso la salvezza, gli altri l'avevano distanziata di molto. La ragazza si voltò di scatto e cercò di scorgere, attraverso la confusa massa corvina sparsa sul volto, la cosa che li stava inseguendo. Non c'era nessuno. Assottigliò di nuovo lo sguardo verso la stradina, le gambe e i piedi doloranti che ora sembravano vincolati al terreno da un inconscio più deciso della razionalità, oltre che dalla spossatezza. E rimase lì, come sul bordo di uno strapiombo dentro cui la ragione rischiava di precipitare. "Ma voglio davvero tornare?" si domandò. Tutti i suoi pensieri, i sentimenti e il continuo rimuginare di quei giorni si erano infine coagulati in quell'istante. E aveva capito che la realtà era quella. E con la stessa certezza, comprendeva che era sbagliato. Come si poteva non voler tornare nel proprio mondo, dai propri cari, nella propria casa? -Perché quello non é il mio mondo". Era come se qualcun altro parlasse con la propria voce. Ma con un tono freddo, cinico e deciso che non le apparteneva e che la spiazzó, nell'immediatezza e nel significato. Aveva desiderato tanto l'appartamento al terzo piano come simbolo di un'indipendenza a lungo anelata e ora si chiedeva se fosse mai stata davvero felice. E adesso che aveva l'occasione di un'altra vita, di quella vita, sapeva che non poteva rinunciarvi. Anche se andava contro il senso e gli ideali comuni. "Si può essere felici facendo la cosa sbagliata?" Il significato di quella rivelazione la colpí come uno schiaffo, mentre sentiva una spiacevole ombra insinuarsi nel cuore e oltrepassarne i teneri confini. Il suono fragoroso di un tuono la scosse. Spostó lo sguardo verso il punto in cui erano scomparsi i suoi amici. O quelli che la propria ingenuità aveva reputato tali. Nessuno si era accorto di lei, nessuno era tornato indietro a cercarla e a vedere cosa fosse successo. Sbuffó e con una certa delicatezza, dettata più dall'abitudine che dalla necessità, si riaffacció la solita vocina mentale, quella che giustificava sempre le azioni di tutti. "Erano troppo impegnati a scappare, avevano paura e vogliono tornare a casa." L'Ombra si agitò, aguzza e insinuante. E spinta da una forza ancora a lei sconosciuta, la spinse ad allontanare quel pensiero accomodante come si scaccia una zanzara che ronza all'orecchio. Perché avrebbe dovuto di nuovo adeguarsi agli altri? "E perché mai gli altri non potrebbero adeguarsi a me, tanto per cambiare?" Infilò la mano in tasca e stritolò le curve levigate del medaglione, le sopracciglia aggrottate con forza sotto la fronte. Davanti a sé aveva una strada segnata da orme confuse, che invitava al ritorno alla normalità e ai problemi di tutti i giorni, sorretti, nonostante tutto, da comode infrastrutture. Al mondo ordinario. "Ma ingiusto, così ingiusto!" Scosse la testa mentre l'idea prendeva forma nella sua mente. "Tanto, a nessuno importa di me". E prima di darsi il tempo di pensare che forse non era così, giró sui tacchi e imboccó il sentiero opposto, rientrando nel folto e confortante abbraccio del bosco.
  13. Dhana

    La dottoressa C.

    Aggiungo ancora perché mi sembra di non aver toccato tutti i punti previsto dal regolamento. Chiedo venia. XD Allora: -Trama: essendo un frammento, trovo difficile trovare il punto chiave, tranne che mi sembra un testo piuttosto introspettivo. Che si basa non tanto su quel che accade ma su pensieri, considerazioni e psicologia dei personaggi. - Personaggi:sono tanti e sembrano interessanti, sarebbe bello farli agire in prima persona in qualche modo anche in seguito, per dargli vita (magari lo hai già fatto e sto commentando inutilmente XD). - contenuti: non so, sinceramente. Vale solo per i racconti o anche per i frammenti? - grammatica e sintassi: detto sopra. Ah, aggiungo anche una cosa: se dovrà rimanere su carta è un conto, ma sullo schermo un testo così fitto si legge difficilmente, se non si va a capo piuttosto di frequente. Tanto per migliorarne la fisica leggibilità. Giudizio finale: faccio fatica a stabilirne uno con questo pezzettino. Ho trovato la lettura un po' "pesante", sia per il blocco di testo troppo fitto, sia per la lunghezza delle frasi con subordinate, come se a un certo punto "mi mancasse il fiato". Curioso e interessante, comunque, l'uso dei diversi punti di vista.
  14. Dhana

    La dottoressa C.

    Mi sono scappate un paio di virgole di troppo nel taglia e cuci e non posso editare, quindi lo scrivo meglio qui: e almeno due amanti, che potremmo non esitare a far rientrare negli stereotipi...
  15. Dhana

    La dottoressa C.

    Allora, per la prima volta mi accingo a commentare gli scritti di qualcun altro, spero solo di non dire un mare di cavolate. XD Inizio: Come già detto sopra, eliminerei il "puntualmente", visto che già da prima viene specificato che è un rituale. Sembra letto tutto d'un fiato e sono d'accordo con chi ha commentato più sopra. Lo sistemerei in questo modo: Per il giorno successivo aveva segnato quattro appuntamenti, di cui il primo alle nove: Emma, una paziente divertente. Aveva un figlio tredicenne che a prima vista potremmo definire turbolento (eliminerei la parola "sbrigativamente, tanto per alleggerire la frase, e aggiungerei la prima persona plurale che c'è dopo), un marito attraente anche dopo aver superato da tempo la quarantina (qui preciserei in che modo si mantiene bene e quanti anni egli abbia, perché a quaranta si è ancora abbastanza giovani per "decadere"), e almeno due amanti, che , se fossimo inclini alla semplificazione intellettuale (toglierei la specificazione per accorciare un po'), potremmo non esitare a far rientrare negli stereotipi del giovane, bello e squattrinato l'uno e del vecchio, agiato e influente l'altro (aggiunta qualche virgola per separare meglio). -Sostituirei con "Il più recente", visto che già nella frase precedente si capisce che si parla degli amanti. Oppure: "l'ultimo di loro", senza la parola "recente". -Toglierei "per un attimo" - I capelli, leggermente lunghi sulle spalle e molto folti, lo inorgoglivano al punto che non esitava ad affidarsi... (ecc...). Toglierei il "tuttavia" o lo metterei all'inizio della frase. Ultima cosa: non ho capito bene il punto di vista. C'è una terza persona ma poi, per molte volte, viene usato il "noi". Mi ha ricordato un po' l'impostazione dei libri di Narnia, in cui l'autore è consapevole di se stesso mentre racconta una storia (non è un difetto, potrebbe essere interessante). Ovviamente, questo è un parere come un altro che potrebbe anche essere sbagliato e come tale vorrei fosse preso. Ciao!
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