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Fania Bernardo

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    rue des Fossayeurs
  • Interessi
    Libri, libri, libri...scrittura, cucina, bricolage
  1. Fania Bernardo

    Cosa state leggendo?

    Dopo le avvenutre, ho messo le ami su Tutto Sherlock Holmes, un pratico librone di 1200 e passa pagine, una goduria.
  2. Fania Bernardo

    Eco U. - Il cimitero di Praga

    L'ho messo nella lista dei regali di natale.
  3. Fania Bernardo

    la Stella di Giada - Prologo (Nuova versione)

    Prenderò nota dei tuoi consigli. Sì, i genitori stavano litigando e lei li sente.
  4. Fania Bernardo

    la Stella di Giada - Cap 7

    Rimasto a Fort Law.
  5. Fania Bernardo

    la Stella di Giada - Cap 6

    Il veleno lo mischia nel rum. Anche qui se non lo scrivo non si capisce. Per richiedere aiuto si annodava la bandiera e si issava sul pennone. almeno è quello che ho scoperto leggendo alcuni libri.
  6. Fania Bernardo

    la Stella di Giada - Cap 5

    hai ragione. Viva il congiuntivo.
  7. Fania Bernardo

    la Stella di Giada - Cap 8

    . giusto hai ragione, carenare si usa per la riparazione della carena.
  8. Fania Bernardo

    la Stella di Giada - Cap 10

    dunque, ho letto diversi libri sulla storia della pirateria. Viene spezzo menzionato il bucan, la graticola francese su cui i pirati arrostivano carne di cinghiale. Da qui deriva il termine bucaniere. Comunque sto ancora facendo delle ricerche in merito. Per le patate invece non ci avevo pensato. Diciamo che sia Crhistopher che Shiver tendono ad essere molto più raffinati dei loro colleghi. Il motivo è speigato nei capitoli successivi. Anche qui segno tutto. In un primo momento, volevo proprio dare l'idea di un sopravvissuto all'impiccagione, e dato che ora tu mi dici del nodo, credo che ritornerò alla prima idea.
  9. Fania Bernardo

    la Stella di Giada - Cap 2

    Sì, toglierò quella frase, non ha mai convinto molto neanche me, si vede che quel giorno mi sentivo particolarmente buona. [quoteUn lavoro molto mal fatto. Hai detto prima che c’è un boia e che le esecuzioni hanno una certa frequenza. La morte per impiccagione avviene in due modi: per soffocamento nelle impiccagioni alla buona, mentre in quelle giudiziarie, nelle quali il condannato viene fatto cadere in una botola che sia apre sotto i suoi piedi, come descrivi tu, per rottura dell’osso del collo (in realtà è il dente dell’epistrofeo che si lussa nel midollo allungato, ma detto così non credo che sia chiaro), dando morte in pochi secondi. N.B. dato che chi si non muore nell’esecuzione capitale viene liberato, in alternativa all’esecuzione già descritta alcuni boia salivano sulle spalle dei condannati per facilitare la morte con il peso aggiuntivo. La perdita di controllo degli sfinteri e anche l’eiaculazione è frequente.] prendo nota di tutto. Grazie Bradipi. In effetti, la cosa era chiara nella mia testa, ma se poi non la scrivo... Shiver ha fatto in modo che la notizia arrivasse a Fort Law. Solo che ho proprio saltato il pezzo. Scusate per gli errori di battitura, ma rileggo sempre anche diverse volte, ma non li vedo mai.
  10. Fania Bernardo

    la Stella di Giada - Cap 11

    Mi sembra un po’ un eufemismo visto che una gli ha già tolto i pantaloni… onestamente neanche io un pirata che si ubriaca in un quarto d’ora? Questo capitolo mi lascia perplessa. Va bene che la tua non è una storia di quelle drammatiche ma mi sembra voglia essere leggera, però certe cose le ho trovate proprio tirate. Cristopher non la lega e poi si mette a giocare con tre prostitute senza bloccarla? Non va d'accordo col personaggio che hai ritratto finora. Cristopher è invincibile, l'uomo che fa sempre la cosa giusta, non può lasciarsi fregare così, non cade nelle braccia delle prostitute come gli altrti pirati: lui non è uno qualunque, o sbaglio?. E lei prima non scappa quando lui dorme, ma lo fa ora che lui può beccarla subito. Poi quando scappa invece che correre per ore si ferma alla bottega più vicina (che avrebbe venduto i capelli si sapeva dal capitolo prima, ma va beh). Secondo me queste cose non reggono. Meglio invece la scena delle frustate: mi sembra la reazione giusta e forse Scarlett potrebbe anche capire che non è a una scampagnata. Hai proprio ragione Emma, questo è un'altro capitolo che lascia perplessa anche me, infatti sicuramente cercherò di sistemarlo in maniera più credibile. a tutti!
  11. Fania Bernardo

    la Stella di Giada - Cap 1 (Nuova versione)

    Qual è esattamente il nome Scalet o Scarlett come nel prologo? Scusa? Non sono molto convinto: la servitù costa poco o nulla, la schiavitù era legale, immagino ci sia un portiere che fa entrare i tre vestiti da gentiluomini nell’ingresso e manda a chiamare il maggiordomo. Come hai scritto tu sembra che aspettino per strada. E' Scarlett con due T, ma nella fretta di scrivere spesso me ne dimentico una, Volevo dire che tutte le donne volevano sposare il conte perché è un buon partito. Grazie per avermi fatto notare il dettaglio della servitù. e ti rignrazio anche per la pazienza che hai avuto nel leggere tutti i capitoli.
  12. Fania Bernardo

    la Stella di Giada - Cap 11

    «No, ragazze, sul serio aspettate…non...» ma la resistenza di Cristopher fu messa a dura prova. Una delle tre gli calò i pantaloni. Cristopher, ovviamente, apprezzava molto quel tipo di accoglienza, provò a resistere, accampando scuse e cercando di licenziare cortesemente le tre, ma non ci fu verso ed infine, si lanciò anche lui in effusioni e baci accalorati. Come ogni pirata, Cristopher era ligio al dovere solo fin quando rimaneva sulla nave, una volta a terra, la disciplina veniva dimenticata per far posto solo ai piaceri che un lauto bottino poteva comprare. E quella sera il suo desiderio era molto forte. Aveva passato settimane di forte tensione a Fort Law, non vedeva l’ora di lasciarsi andare. Scarlett era rimasta ad osservare la scena, disgustata e infuriata. Non riusciva a capire da dove provenisse la rabbia che provava. In cuor suo si stava chiedendo se la sua fosse invidia o disprezzo, gelosia od odio. Non sapendo cosa rispondere al proprio inconscio, concentrò la sua attenzione sulla finestra ed ebbe un’illuminazione. Il quartetto sostava ancora nei pressi della porta e le donne, ormai quasi nude, intrattenevano il pirata, tenendolo col viso girato dal lato della porta. Scarlett iniziò a muoversi cautamente, fino ad arrivare alla finestra. L'aprì e la scavalcò. Alle sue spalle proseguivano le risa e gli urli sciocchi delle tre donne. Scarlett si ritrovò in un piccolo giardino, circondato da mura in mattoni. Si guardò introno e, per sua immensa fortuna, trovò una scala a pioli, vicino a degli attrezzi, l'appoggiò al muro e prese a salirla. Il giardino dava su una strada, apparentemente deserta, la ragazza prese coraggio e saltò. Rotolò nella polvere, senza subire troppi danni a parte qualche escoriazione ai piedi. Purtroppo quando le avevano fatto cambiare i vestiti, non le avevano fornito delle scarpe, un lusso troppo grande per una prigioniera. Fece qualche passo, ma con suo immenso disappunto, la via era sbarrata da due ubriachi, vestiti molto più elegantemente di tutti i pirati che Scarlett aveva visto fino a quel momento. «Eh, tu chi sei?» chiese uno, notandola e avvicinandosi malfermo sulle gambe. «Chi sei tu?» fece Scarlett, per guadagnare tempo. «Ma è una donna!» aggiunse l’altro, che si avvicinò subito buttando in avanti le mani con la speranza di afferrarla. Scarlett si scansò di lato e l’uomo perse l’equilibrio andando a sbattere contro il muro alla sua destra, l’altro provò a fare altrettanto ma il piede di Scarlett lo fece ruzzolare come il primo. Seguirono alcuni minuti della strana danza dei tre: i due pirati erano ubriachi persi e Scarlett, agile e scattante, li metteva continuamente fuori gioco, finché uno, alla terza volta che prendeva il muro, svenne. Rimaneva in piedi il secondo, piuttosto inviperito per la sorte del suo compare. Come un toro pronto ad incornare, stava per caricare Scarlett, quando lei si accorse di una piccola botte di legno abbandonata in un angolo, la prese e la ficcò in testa al pirata, prese a girarlo su se stesso velocemente, schivò un pugno che questi, piuttosto indispettito, tentò di tirarle e lo finì con un paio di calci in mezzo alle gambe. Il poveretto continuò a roteare dolorante finché Scarlett non lo sospinse in un angolo buio della via. Poi si precipitò fuori dal vicolo e , con passo svelto, cercò di raggiungere la bottega di Henry, non accorgendosi di due persone su un balcone che avevano assistito a tutta la scena, una delle quali indossava un ampio cappello con delle piume. «E tu chi sei?» Chiese Henry Trentis, quando vide entrare nella sua bottega lo strano ragazzino con un largo cappello in testa. «Non ha importanza il mio nome!» rispose la donna, togliendo il cappello e slegandosi i capelli che si sciolsero in una meravigliosa cascata di riccioli lunghi fino alla vita. Trentis rimase stupefatto per la bellezza della donna e dei suoi capelli castani. «Quanto mi dai se me li taglio all’altezza del collo?» «Tre monete, una piccola fortuna ma con quei ricci posso guadagnare molto!» rispose Henry «L’unica cosa… chi sei?» «Ti ripeto, ha importanza? Siamo in un porto di pirati, che ti importa da dove vengo. Li vuoi i capelli o no?» chiese Scarlett. Henry annuì, prese una grossa forbice, si avvicinò alla ragazza e prese a tagliare i ricci all’altezza del collo. Quando ebbe finito, raccolse i capelli e li sistemò in un panno e mise in mano alla donna le monete del prezzo pattuito. «Vi ringrazio, avete concluso un ottimo affare.» e detto questo Scarlett uscì, pensando ad un modo per investire il denaro e cercare un passaggio su una nave, la destinazione era ancora da decidere. Ma dopo solo due passi fuori dalla bottega, si ritrovò la spada di Johnny Shiver puntata alla gola. «Abile, veloce e scaltra. Continuate a stupirmi signora Scarlett, ma a giocare con il fuoco prima o poi ci si brucia.» disse Shiver, afferrando la mano della donna e trascinandola con se. Era furibondo: non pensava che Cristopher si facesse fregare così facilmente, e in più gli uomini messi fuori gioco da Scarlett erano corsari di Gaville. Shiver fece irruzione nella sua casa. La scena che aveva davanti lo mandò letteralmente in bestia. Il suo primo ufficiale, mezzo svestito, correva per la stanza cercando di acchiappare una ragazza completamente nuda, altre due donne assistevano alla scena ridendo sonoramente. Johnny Shiver esplose un colpo di pistola in aria. Fu subito silenzio. Cristopher guardò il suo capitano con aria da ebete: era ubriaco. «Che… c'è… Johnny... perché hai quella faccia da funerale?» biascicò, mentre le tre donne se le erano filata all'istante, intuendo che non era il caso di esporsi alla furia di Shiver. Il capitano fece i pochi passi che lo speravano dal suo primo ufficiale, lo afferrò per i capelli e lo trascinò di fronte a Scarlett. Cristopher piagnucolò e balbettò qualcosa, finché si riuscì a comprendere uno stentato “che diavolo sta succedendo”. «Dov’è l’ostaggio che ti ho affidato?» gli chiese Shiver. «Lì!» rispose Cristopher, indicando la sedia desolatamente vuota, su cui credeva di averla lasciata. «Ah, si?» disse Shiver che, sempre tenendolo per i capelli, lo costrinse a guardare Scarlett. Cristopher ne rimase visibilmente sorpreso, anche per il nuovo aspetto che aveva il volto della ragazza: con i cappelli tagliati, arruffati in tanti riccioli ribelli, il viso della donna gli appariva più tenero, i suoi lineamenti e gli occhi erano ancora più in risalto. Il taglio non l’aveva privata della sua femminilità e della sua bellezza, anzi ci aveva guadagnato, rendendola ancora più unica e particolare nel suo magnetico fascino. «Cos’è, hai perso la lingua?» gli chiese Scarlett, sbeffeggiandolo. «Non ti avevo detto che era affidata alla tua custodia?» domandò Shiver. «Si ma…» «Ma cosa? Avevi pensato che se ne starebbe stata buona li ad aspettare i tuoi comodi? E' andata da Trentis a vendersi i capelli e ha fatto a ruzzolare a gambe all'aria un paio di damerini!» gli urlò in testa Johnny. «Adesso rivestiti e raccogli la ciurma! Si riparte all'instante, prima che succeda qualche casino» tuonò. Un quarto d'ora dopo, tutta la ciurma si avviò alla nave, informata della bravata di Cristopher e consapevole che ogni ritardo avrebbe aumentato l’ira del capitano. Era sicuramente furibondo, anche perché il colpevole del suo malumore era proprio Cristopher. Capitava di rado che il primo ufficiale lo facesse arrabbiare ma quando succedeva, Shiver era più intrattabile e spietato del solito. Solo un uomo tardò a salire sulla nave, Waith uno dei cannonieri, si era attardato a parlare con uomo che aveva conosciuto quel giorno a Devil’s' Bay. Nessuno si accorse del suo ritardo e tanto meno del gonfio sacchetto pieno di ghinee che l’uomo aveva furtivamente nascosto sotto la camicia. Shiver, una volta che la nave aveva preso il largo, osservò furente il suo primo ufficiale, mentre la ciurma era rimasta in silenzio, in attesa di ordini. «Scrub, Danny e Matt, maledizione! Come vi è venuto in mente di mandare quelle tre da Cristopher!» « Pensavo che…» provò a giustificarsi Danny. «Perdete tutti la vostra quota di bottino, in quanto a te,» disse, guardando torvo Cristopher. «Prepara un gatto a nove code!» tuonò Johnny. Cristopher obbedì iniziando ad armeggiare con le cime, fino a creare la frusta. Quando ebbe finito, Shiver gliela strappò di mano, gli pestò un piede e gli tirò un violento pugno in pieno viso . «Ahi!» urlò Cristopher, saltellando su una gamba, mentre un rivolo di sangue prese a colargli dalle narici. «Vuoi spaccarmi il naso?» protestò, asciugandosi con la manica della camicia. «Imbecille! Sta’ zitto prima che ti spacchi qualcos'altro!» rispose Shiver, ancora furente. Cristopher non rispose, non poteva biasimare il suo capitano: aveva disubbidito ad un suo ordine, un pugno era il minimo che ci si poteva aspettare. Shiver, poi, gli indicò con un occhiata Scarlett, rimasta ad osservare la scena e sentendosi stranamente in colpa per la fustigazione che presto avrebbe subito il primo ufficiale, come punizione. Cristopher, intanto l'aveva raggiunta, la prese per un braccio e la trascinò all'albero maestro, solo allora Scarlett comprese e guardò con aria interrogativa il pirata. «Credevi che la frusta fosse per me?» esclamò Cristopher. «Usiamo tante diverse punizioni tra di noi, ma mai la frusta. Quella viene usata solo dalla marina o sui mercantili.» fece una pausa, sorridendo divertito. « Il gatto a nove code è specifico per i prigionieri, soprattutto quelli che tentano di scappare.» Il cuore di Scarlett mancò un colpo. Sentì le mani di Cristopher che tenevano strette le sue contro il legno dell'albero. Il capitano le si avvicinò e le sollevò la camicia. Lei chiuse gli occhi, mentre i pirati si sgolavano in apprezzamenti volgari sulle sue forme. Sentì il suo viso diventare rosso per la vergogna, gocce di sudore freddo le imperlarono la fronte. Qualcosa alle sue spalle fendette l'aria e poi sentì un bruciore sulla pelle della schiena e un dolore che le percorse tutta la spina dorsale. Ci fu un attimo di pausa, e di nuovo sentì il colpo della frusta. Cristopher le mollò le mani, lei barcollò, cadde per terra. D'istinto, si passò una mano sulla schiena, cercando il contatto con il sangue, ma la sua pelle sembrava integra. Shiver non ci era andato giù pesante: il gatto a nove code, era capace di strappare la pelle, se usato a dovere. Scarlett cercò di riprendere fiato, il dolore alla schiena era atroce. Presto dai suoi occhi inziarono a s sgorgare lacrime di dolore e di vergogna. «Capitano, perché non la puniamo come si deve? Si potrebbe sempre legarla all'albero maestro e poi...» propose un pirata. «Sanders, finiscila di dire cazzate! E vai ad aiutare con le manovre.» rispose Shiver. «Sanders ha ragione! Siete stato troppo buono! Non ha perso neanche una goccia di sangue!» disse un altro pirata. «La state trattando tropo bene!» «Luridi bastardi! Fate silenzio! Lei è un bocconcino prezioso e non voglio rovinarla. Da sempre è il capitano che si prende i pezzi migliori. Lei è mia, chiaro?»
  13. Fania Bernardo

    I Demoni di Eukora - cap. 3

    Dunque, gli errori ti sono stati segnalati sopra. Mi limito alla trama. la storia è interessante, ma si perde un po' . lo stile è molto confusionario e a volte ridondante, per l'uso smodato di aggettivi. L'impressione è che tu abbia scritto tutto molto di fretta (lo dici anche tu stesso sopra) e quindi secondo me, non sei riuscito del tutto a rendere quello che avevi nella testa. Di devi solo concentrare bene sulle scene e descriverle con calma, cercando di far trasparire l'emozioni del momento dei vari personaggi. leggerò il seguito.
  14. Fania Bernardo

    la Stella di Giada - Cap 10

    ho fatto una piccola modifica.
  15. Fania Bernardo

    L'umano dietro la luce

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