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Plata

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Plata ha vinto il 15 luglio 2018

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Reputazione Forum

1.415 Più unico che raro

Su Plata

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    Lupo/ wolf/ オオカミ/ lobo/ λύκος/ lupus
  • Compleanno 04/02/1977

Informazioni Profilo

  • Provenienza
    Sicilia

Visite recenti

10.308 visite nel profilo
  1. Plata

    Il gioco del "se fosse"

    Caltanissettah. Oppure Cuneo. Al massimo una qualsiasi delle Antille. Se tu fossi un attore/attrice in bianco e nero?
  2. Plata

    Il gioco del "se fosse"

    Tavernello. In brick. Se tu fossi un numero primo?
  3. Plata

    Jukebox

  4. Plata

    Il gioco del "se fosse"

    Di trombare tanto, fino alla fine e ad occhi aperti. Se tu fossi una malattia, quale saresti?
  5. Plata

    Cosa state leggendo?

    Maledetta Mondadori, ci sono cascato pure io. Sto spendendo un patrimonio. Sto leggendo Il fascio comunista, di Antonio Pennacchi, e per adesso lo trovo gradevole.
  6. Plata

    Vetri rotti

    @Adelaide J. Pellitteri @AndC @Lauram @Poeta Zaza Grazie a tutti per le segnalazioni e i consigli. È un periodo in cui ho veramente poco tempo, spero di riuscire a rispondere come si deve nel fine settimana.
  7. Plata

    Jukebox

  8. Plata

    Aforismi

    "Ascolta i miei consigli ma non fare come faccio io." Detto veneto.
  9. Plata

    Vetri rotti

    Commento Vetri rotti «Allora, signorina. Accetta o vuole andare avanti?» «Vado avanti» dice la signorina. «Beneee» risponde allegro il conduttore fingendo entusiasmo tra gli applausi e una musichetta trionfante. «Ci vediamo dopo i consigli per gli acquisti, cari amici telespettatori. Restate con noi.» Tigna spense la TV, si alzò dalla sedia per andare a bere qualcosa e aprì il frigo, poi si diresse in bagno. Fece una doccia veloce, mise mutande e jeans e a petto nudo rase del tutto i corti baffi a cui teneva «Pazienza, tra qualche giorno ricrescono.» Schiacciò l'occhio alla figura riflessa sopra il lavandino, mise una maglietta scura e andò in soggiorno. Cucinò un frugale piatto di pasta con poco olio, una punta di peperoncino e del prezzemolo, due acciughe e cenò con calma. Dopo mezz'ora preparò la caffettiera e la mise sul fuoco, su un piattino capovolto sopra al tavolo vicino sistemò con una lametta una striscia di coca, la lavorò fino a quando non gli sembrò troppa o troppo poca, la tirò su per il naso con una banconota e aspettò che il caffè fosse pronto, infine ne riempì una tazzina e si diresse in balcone a fumare. Venti minuti dopo prese ciò che gli serviva dall'armadio; davanti lo specchio mise la giacca a vento blu, il berretto e gli occhiali scuri, poi li tolse per metterli in tasca e uscì fuori. Il resto della coca rimase sul tavolo, la TV spenta. In strada era buio da un pezzo, non faceva freddo e c'era gente per strada. Tigna entrò nel primo tabacchi che incontrò, acquistò un biglietto e si diresse alla fermata dell'autobus. Quando scese in piazza Santa Maria della guardia una signora anziana col cane al guinzaglio gli passò vicino: la donna e la bestia si fermarono un attimo a fissarlo mentre accendeva una sigaretta e si avviava a piedi. Arrivato in via Principe Nicola mise gli occhiali scuri, calcò il cappello sulla testa e alzò il bavero della giacca: con passo sciolto imboccò la stretta discesa che portava all'ingresso della discoteca. Una bolgia di ragazzi e ragazzi all'entrata, alcuni molto giovani; imboscati, qualche delinquente, per lo più spacciatori, pure due o tre padri di famiglia. Tigna si immerse in quella folla; un grosso buttafuori col collo tatuato lo adocchiò e fece segno con la testa verso di lui: il giovane provò la piacevole sensazione che quel muro di persone si crepasse leggermente di fronte al suo passaggio per farlo entrare. Abbassò ancora più il berretto sugli occhi e proseguì. La musica all'interno del locale faceva vibrare le casse toraciche di tutti i presenti. Il ragazzo col cappello e gli occhiali scuri passò, i suoi occhi ci misero un po' ad abituarsi al buio dentro e sollevò un attimo le lenti, fece qualche passo e si immerse tra le coltri di talco che spargevano le macchinette, seguendo le luci. Fece una paio di giri senza fretta, ordinò un rum e coca, bevve e andò in bagno. Lo vide mentre fumava ballando, vicino il palchetto delle cubiste. Eccolo, pensò. La pista era piena, molti i corpi che danzavano scattando ritmati dalle luci intermittenti. Su uno dei lati della pista un cerchio di persone faceva spazio a un ragazzo parecchio bravo con la breack dance. Il brano tecno-house sfumò e al suo posto ne subentrò un'altro. Bum Bum BumBumBum Bum Tigna era vicino alle enormi casse ai lati della console dove un DJ con gli occhiali da sole muoveva la testa a ritmo, un braccio in aria e l'altro sui piatti. La musica era sempre più forte: il ragazzo prese un fazzoletto di carta da una delle tasche, ne strappò un morso e masticò fino a ottenere una pallina che infilò in un orecchio. Ripetè l'operazione con l'altro. Bum Bum BumBumBum Bum I had no doubt I wanted to meet her I swear Non è cambiato molto, pensò. Però bello 'sto pezzo. Nell'attesa che qualcosa accadesse cominciò a danzare. Il tizio andò al bar e tornò. Tigna non si mosse e continuò a ballare. Il tizio andò in bagno. Tigna allora si mosse per seguirlo. Bum Bum BumBumBum Bum But just before meeting her i wasn't that sure anymore Nel bagno la musica risultava ovattata ma i bassi parevano entrare nello stomaco. Il ragazzo si fermò davanti lo specchio: berretto sugli occhi coperti da occhiali da sole, niente baffi e pelle pallida sotto le luci a neon. La porta dove era entrato il tizio, sott'occhio. Quando nel bagno non ci fu più nessuno Tigna bussò e la porta si aprì: fino a quel momento non aveva ancora pensato a come si sarebbe comportato. Prese il coltellino dalla tasca dei pantaloni, lo ficcò più volte nel collo di chi aveva davanti e spruzzi rossi gli sporcarono la mano, poi chiuse la porta e si allontanò. Bum Bum Bum I've a dubs, now Era quasi fuori dal locale quando si fermò. Ammazzalo dentro e mi raccomando: fai un po' di casino. Questo gli avevano detto al telefono la mattina prima. Era per quello che avevano promesso più soldi del solito. Tigna li aveva già presi. Bestemmiò. Da dietro la schiena tirò fuori la pistola, tolse il silenziatore e a denti stretti ritornò sui suoi passi. La musica era spenta mentre le luci stroboscopiche continuavano la loro danza. Due ragazzine visibilmente scioccate erano sedute su uno dei divanetti del locale, attorniate da un paio di buttafuori e dei poliziotti: uno dei loro fidanzati e degli amici erano stati portati al pronto soccorso per alcune ammaccature riportate dopo la calca. Niente di grave anche se una ragazza si era rotta un braccio in più punti. Vetro di bicchieri a terra, il pavimento era bagnato dai cocktail che contenevano fino a poco prima; dei giubbotti erano sparsi qua e là tra i tavoli e alcuni porta rifiuti e dei posacenere erano capovolti. Uno degli appuntati che arrivò tra gli schianti dei cocci sotto le scarpe si tolse il cappello e s'inchinò sul corpo del cadavere. «Maresciallo, lo conoscete?» chiese dopo un po'. Il Maresciallo era già senza cappello, poggiato su uno dei tavolini da quando era arrivato. Sulla testa aveva solo qualche goccia di sudore che brillava e pochi capelli. «Mi pare uno dei nipoti del padrone.» «Del locale?» «Sì.» «Minchia» sussurrò l'appuntato. Anche il Maresciallo aveva pensato Minchia quando era arrivato, ma non aveva detto nulla. Il giovane poliziotto continuò la sua ispezione estemporanea: alzò gli occhi, controllò il cadavere senza toccarlo fino a posare lo sguardo sulle ferite rosse sul collo. Disse: «Il sicario ha sparato dei colpi in aria ma ha ucciso la vittima con dei fendenti alla gola. Non vedo fori di proiettile sul corpo, solo sul soffitto e alle pareti. Che cazzo significa?» Il Maresciallo si sedette su uno dei divanetti vicino al bagno, prese il fazzoletto di stoffa dalla tasca e si asciugò la fronte. Nelle narici odore di sudore che non era il suo e un vago sentore di fragola, pensò che da anni aveva smesso di farsi domande del genere e scommise con sé stesso quanto sarebbe durata la curiosità del giovane appuntato. Tre o quattro anni. Lo guardò. Cinque al massimo. Pensò anche che il pezzo di merda che aveva fatto tutto questo avrebbe potuto aspettare poco più di mezz'ora fino a che scadesse la sua reperibilità e farlo rimanere tranquillo a casa davanti la TV. E pensò che in quella discoteca a volte andava pure sua figlia. Poi disse: «Senza fretta, aspettiamo la scientifica» e rimise il fazzoletto in tasca.
  10. Plata

    Jukebox

  11. Plata

    Aromantic

    Ciao @Roberto Ballardini, è una vita che non ti commento. Ci provo Bello, non poco, l'incipit. In realtà sa già che può dire così. Se è uno scrittore anche solo per passione si sarà posto il dubbio tante volte Contorta. L'immagine è riuscita ma non l'esecuzione, secondo me Per sottolineare il suo pensiero sarei andato a capo Secondo me puoi evitare di sottolinearlo Fantastica Mi piace come lo hai chiuso anche se hai omesso che lei poi strappa gli occhi alla vicina. Se lui avesse avuto dieci anni in meno forse sarebbe andata in modo diverso. Scemenze a parte, è la prima volta mi pare che ti leggo in toni così leggeri. È sempre piacevole, ma con storie drammatiche la potenza della tua forza espressiva viene fuori meglio. O comunque, la preferisco così. Molto buoni i dialoghi, ottimo l'inizio, l'impatto finale si poggia più sulla sottile complicità di Valeria che sulle azioni del protagonista. A rileggerti.
  12. Plata

    Cosa state leggendo?

    A costo di essere insultato te lo consiglio.
  13. Plata

    Cosa state leggendo?

    Ho letto Star dance, di Spider Robinson. L'ho gradito ma ho anche avuto l'impressione che fosse invecchiato male. Ho letto Arancia meccanica, di Anthony Buergess e, perdonate la banalità, l'ho trovato meglio del già ottimo film di Kubrick. Ho letto Antologia di Socrate, di Platone, e mi appresto a iniziare Simposio.
  14. Plata

    L'umano dietro la luce

    @H3c70r Un veneto con la coppola.
  15. Plata

    Jukebox

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