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Artemisia Winter

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  1. Artemisia Winter

    Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

    E aggiungo: avere libri da proporre, sempre. Io ho colto in passato una grossa occasione al volo perché avevo un romanzo pronto nel cassetto, anzi, a essere precisi, più di uno. Non fraintendermi, si può scrivere un romanzo ogni tre anni o concentrarsi sul romanzo della vita, sono scelte, ma avere vario materiale spendibile e di buona qualità da proporre, tentando varie strade contemporaneamente, è una buona strada che alla lunga ripaga soprattutto in termini di conoscenze. Gli editor delle ce, anche delle più importanti, si muovono, conoscono a loro volta, e si ricordano dei bravi autori, specie se lavorano seriamente.
  2. Artemisia Winter

    I due punti: questi sconosciuti!

    Ah, non lo so, vorrei che fossi tu a rispondere a me! Io li utilizzo, li ho sempre utilizzati fin da quando ho iniziato a fare i temi alle elementari, con la mia mitica maestra vecchio stile che era un portento in grammatica e guai a sbagliare (come la ringrazio ogni giorno, non potete immaginare!) Eppure ho ricevuto recensioni dove mi hanno detto che ne utilizzo troppi, manco fosse un errore. Scoraggiata li ho quasi eliminati, ma non del tutto perché hanno una loro sacrosanta funzione, così come il punto e virgola. Ma è così difficile da capire? Ci sono periodi dove non ci vuole il punto, oppure la virgola, ma sono invece perfetti i due punti. E che cavolo!
  3. Artemisia Winter

    Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

    @lapidus Figurati! A volte sono contorta, e diciamo che ho preso il pretesto per raccontare la mia esperienza, che alla fine mi ha confermato ciò che ho sempre pensato, almeno per quanto riguarda la mia storia di autrice: se mai fossi arrivata sarebbe stato così, e non per altro. Che poi la fortuna ci vuole sempre: nell'essere pescati nel mucchio, nell'arrivare al momento giusto, nel beccare il filone o anche solo semplicemente la persona giusta di buonumore, eccetera...
  4. Artemisia Winter

    Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

    @lapidus certo, scusa il panegirico, probabilmente nel fiume di parole (anche una, freccia rossa! Wow ) si è perso un concetto fondamentale: la penso come te. Gli invii spontanei in base alla mia esperienza si possono tentare, anzi, è giusto farlo perché non si sa mai. Io stessa ho sempre provato, però non ci ho mai creduto troppo. Oltre ai pochissimi qui sul forum conosco (conoscenze da social, lo preciso) un paio di persone che sostengono di essere arrivate alle big in questo modo, ma sono troppo poche per costituire un vero caso. Per me la strada giusta è il lavoro, e l'ho sempre pensato a prescindere dai risultati. Piccoli step, uno dopo l'altro, tentando di salire. Gli invii non sono sbagliati, qualcuno leggerà anche ma credo siano casi rari, o quantomeno raro il fatto che da una breve e magari distratta occhiata al testo si possa giungere alla pubblicazione. Anche il materiale migliore in questo modo rischia di ricevere giudizi frettolosi e sommari. Poi sono gratis, vale la pena provare. Leggono? Chi lo sa. Magari due giorni l'anno, se si annoiano e hanno finito altri lavori in anticipo. Mi piacerebbe essere smentita, ovviamente. Ma credo che le strade siano altre, la mia personale esperienza dice questo. Almeno per me.
  5. Artemisia Winter

    Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

    Vi racconto la mia. Innanzitutto, chiedo perdono se non sarò precisa e non farò nomi: ci tengo all'anonimato nel forum, ma non perché sia una vip o chissà che altro, è solo una mia mania Bene... mi sembra ancora impossibile, ma alla fine è successo ciò che credevo non mi sarebbe mai toccato: la firma con un mega big, uno di quegli editori che non penseresti mai di poter raggiungere, un nome che mi fa tremare i polsi e che ancora adesso, dopo mesi dalla trattativa e dalla firma, mi fa svegliare la mattina chiedendomi se è successo per davvero. Come ci sono arrivata? Anni di gavetta. Nemmeno poi tanti, secondo alcuni, tanti secondo me, perché seppur in varie forme un po' diverse dalla narrativa la scrittura fa parte della mia vita da quasi due decenni e oltre. Questi anni di gavetta hanno portato conoscenze, pubblicazioni buone, buone critiche, ma quella firma sembrava non arrivare mai e tante volte mi sono detta che non ce l'avrei fatta a pubblicare a quei livelli, e pazienza, avrei continuato a scrivere e a lavorare con serietà. Andava bene lo stesso, no? E invece, dopo un sacco di invii spontanei sempre finiti nel vuoto (un paio persino cartacei... che spreco di soldi e pure di alberi ) contatti con agenti, self publishing di successo, pubblicazioni digitali di tutto rispetto, finalmente un' agenzia letteraria, anche quella tra le più importanti in Italia si è offerta di rappresentarmi. E anche qui, non è servito pagare schede di lettura costose e pressoché inutili, editing spesso superflui al solo fine di essere presi da una grossa ce e che comunque non mi sarei potuta permettere, invii di mezzanotte... nulla di tutto ciò. È servito invece aver lavorato con serietà, romanzo dopo romanzo, essermi mossa bene e fatta conoscere come professionista dell'editoria e non come una dilettante, diciamo. La conoscenza con l'agente mi ha portato a parlare di questo romanzo nel quale credevo particolarmente e proporlo a loro per la lettura, gratuita nel mio caso. Il romanzo è piaciuto molto e subito è stato visto come facilmente piazzabile, sebbene nulla mi sia stato promesso e io stessa abbia mantenuto i piedi saldamente ancorati a terra (sono così di carattere, diffidente, e oramai conosco l'editoria dove niente è certo). Bene, nel giro di pochissimo tempo è stato conteso da un paio di grosse ce e infine acquisito dal gruppo editoriale per eccellenza. Cosa succederà, lo vedremo: sono così attonita che in pratica non l'ho detto ancora neppure ai miei familiari , persino scriverlo qui mi fa strano... prenderò quello che viene cercando di vivere questa esperienza senza aspettarmi troppo, godendomela però per ciò che rappresenta per me. E quindi... sì, credo che tutto possa essere plausibile, che il fattore fortuna e momento facciano tanto e questo lo dirò sempre. Ma credo che ciò che paghi, davvero, sia scrivere, scrivere ancora, se un romanzo non ottiene il risultato sperato non rimuginarci troppo e sfruttare l'esperienza per scriverne uno ancora migliore. E nel frattempo farsi conoscere dai professionisti ponendosi con serietà e professionalità, se davvero vogliamo essere presi come professionali. Intanto spedire va bene e non costa nulla, in fondo la lotteria ha sempre un vincitore, no? Ma l'importante è non fossilizzarsi e non illudersi, percorrere più strade, leggere, informarsi (e in questo il wd è più che utile!) sapere dove ci muoviamo e dove vorremmo andare. A prescindere dai risultati, lavorare bene è una soddisfazione e qualcosa che non potrà che arricchirci come persone.
  6. Artemisia Winter

    Qual è il miglior agente letterario sul mercato?

    Risposta del secolo: L'agente bravo è colui che ti piazza Grandi e associati ha un parterre di autori e pubblicazioni di prim'ordine, per rispondere a @Elisah15. Anche gli altri che hai citato non scherzano. Credo che tra i vari citati in questo topic non sia possibile fare una classifica, sono tutti di altissimo livello. Poi alcuni, forse per scelta, seguono meno autori, altri ne hanno moltissimi, alcuni sono aperti alle valutazioni, altri meno. Per esperienza posso dire che i contatti che portano a una rappresentanza nascono altrove, e spesso arrivano da lontano e dopo una certa gavetta. Credo valga per quasi tutti gli agenti.
  7. Artemisia Winter

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    Ecco. Per quanto riguarda l'appagamento sociale, per me è una forte spinta, lo ammetto. A volte penso sia il motivo principale per cui continuo a pubblicare con editore alternandolo al self che pure mi consente guadagni, libertà totale e vendite di gran lunga maggiori. Dover spiegare a chi è esterno a questo mondo che i miei libri li metto io su Amazon, con tanto di sorriso soddisfatto, lo trovo avvilente. Cosa penserei io se, all'oscuro di questo ambiente, avessi davanti una persona che mi dicesse una cosa simile? Che nessun editore vuole pubblicarla? Io da autrice so benissimo che non è così, personalmente non ho mai faticato a trovare un editore, nemmeno al primo romanzo. Ma questa cosa mi frena tantissimo. Certo che anche essere sempre in digitale o pod non è il massimo, ma perlomeno mi posso fregiare di nomi di ottime ce e vendite online. Per il resto, il nostro numero di lettori per quanto buono è destinato a restare esiguo, perché solo una massiccia distribuzione e una spinta notevole da parte di una ce con i mezzi necessari può fare la differenza su larga scala. Ancor più in un paese come il nostro. In ogni caso dopo tante pubblicazioni spesso non mi sento soddisfatta. Esempio: con il self so che in teoria venderò molto bene e salirò in classifica, il che mi appaga da un lato, ma dall'altro penso: è solo un self! L'editore mi piace per il marchio, ma se vendo meno del previsto mi sembra quasi di aver sprecato una storia.
  8. Artemisia Winter

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    La qualità di wattpad è infestata da autori medio bassi con riferimenti culturali medio bassi (e non parlo di studi ma di modelli, e i modelli vanno oltre lo studio. C'è pieno di universitari che venerano amici, uomini e donne e programmi similari, per non parlare di serie TV che danno origine a tutto un filone di storie filoamericane di chi l'America l'ha vista solo in televisione) e che quindi cercano riferimenti simili. Non solo: vigono, mi dicono, gruppi e voti di scambio, che affossano inevitabilmente chi non è interessato a certi giochetti e alla vita social. Per questo non lo utilizzerei mai. Tornando al discorso studi, gli studi ben fatti aprono la mente ma il talento per la scrittura, la cosiddetta voce, il modo di raccontare sono innati e mi stupisce che ce lo si dimentichi. Purtroppo il non riuscire ad arrivare dove si vorrebbe rende amari e un filo pusillanimi. È successo anche a me di chiedermi come mai tizio al secondo romanzo è entrato in una big, come mai caia in classifica con me è stata chiamata nonostante gli errori ortografici e la storia approssimativa e ora è in libreria. Succede. È legittimo chiederselo e starci male, e sviscerare il problema cercando risposte che non sempre ci sono.
  9. Artemisia Winter

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    È la generalizzazione a infastidirmi, sempre. Ho letto harmony migliori di pretenziosi volumi pompa magna che non volevano dire nulla. Non è facile nemmeno scrivere la letteratura di genere, e quanto meno questa ha un target e ha uno scopo. Ritorno al discorso di prima: cosa rende il sogno di uno più degno e meritevole di quello di un altro? Parliamo di arte o presunta tale. Per definizione, opinabile. Questo è il bello, questo il problema. Questo il motivo per cui tutti noi ci lambicchiamo il cervello su quesiti senza risposta.
  10. Artemisia Winter

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    Esattamente. Demonizzare e ridicolizzare un genere non mi piace. Io non ho una buona opinione personale del Fantasy, ma non mi sognerei mai di parlarne male o esprimere un parere appunto assolutamente personale e opinabile. De gustibus.
  11. Artemisia Winter

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    @Bambola abbiamo vissuto la stessa esperienza. Farsene una ragione non è facile, ma che dobbiamo fare? Solidarietà. E potrei raccontartene a vagonate su quanto certe scelte siano casuali o senza senso, quasi dettate da caso o fortuna il più delle volte.
  12. Artemisia Winter

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    Ma lo so, @Folletto! E credimi, la rabbia che proverei nel leggerle è proprio ciò che mi spinge a stare lontana da wattpad. Mi sono imbattuta in alcuni stralci sui social, e sai cos'è che mi fa più male? Non che queste persone scrivano, alla fine io posso scendere a cantare in mezzo alla strada senza essere Mina, ma il fatto è che abbiano così tanti seguaci e persone che sentono le farfalle nello stomaco leggendole. E credimi che scrivendo un genere simile fa più male a me, perché mi metto in diretta competizione, anche se non dovrei... Perché io scrivo femminile, ma ci metto tutto l'amore che ho per i grandi romanzi, ricerca, approfondimenti psicologici, stile personale ... O almeno ci provo. E se per anni non ho scritto narrativa e se ho scelto questa strada un po' diversa e di genere è anche per la venerazione che provo verso certi generi e il fatto che forse non mi sentirò mai all'altezza di scriverli. A proposito @Mattia Alari... Adoro Grossman e Che tu sia per me il coltello è un romanzo che amo moltissimo. Nel mio caso non mi sento pronta per certe scritture, non con i risultati che vorrei, ma so di saper scrivere e amo farlo. Trovare la propria nicchia non è sbagliato, il punto è cercare di farlo con intelligenza. Ma essere obiettivi nei riguardi di noi stessi è davvero possibile?
  13. Artemisia Winter

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    Ecco, appunto. Scopiazzatura!
  14. Artemisia Winter

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    Scopiazatura. Scusate gli errori. Dopo il secondo tag il messaggio e la tastiera sono andati in tilt
  15. Artemisia Winter

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    @Marcello non era riferito tanto a te, quanto all'atmosfera che spesso trasuda dal forum. Io scrivo romanzi di genere femminile. Per scelta preferisco restare anonima, ma ti assicuro che posso vantare (per modo di dire) risultati che non ho mai raggiunto e che credo non avrei mai raggiunto quando mi dedicavo a generi più alti, per così dire. La mia è stata una scelta precisa, per vedere che risultati potevo raggiungere in termini di lettori, e perché no anche economici. Non vi tediero' con tutta la mia noiosa storia e relative implicazioni psicologiche, ma rispondo anche a @Mattia Alari per quanto mi riguarda, penso di poter scrivere cose più utili a chi ama un certo genere piuttosto che una inutile scopiazatura di ottimi mainstream che ho amato. Sì, credimi, penso anche io che le cinquanta sfumature abbiano fatto credere di essere lettrici a persone che non hanno mai letto altro, pensa che blogger saccenti vengono interpellate dalle ce per sapere cosa pubblicare e credimi che ognuno ha la sua parte di frustrazione da digerire. Però, anche mia nonna leggeva i fotoromanzi... Ognuno ha diritto di leggere come meglio crede, sempre meglio farlo che non farlo. Io in coscienza come autrice cerco di essere umile e imparare, di scrivere comunque qualcosa in cui credo e che ho voglia di raccontare. Questo vale per tutti. I lettori e le loro scelte non sono più affar nostro, nel bene o nel male. Possiamo assecondarli, sperarci, insultarli, ignorarli. Ma possiamo farci poco.
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