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Artemisia Winter

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  1. Artemisia Winter

    Se aveste la possibilità di scegliere un editore

    Ciao! No, ho firmato lo scorso anno, le trattative e la firma sono avvenuti la scorsa estate. Non ho avuto slittamenti, il libro uscirà nel periodo che era previsto praticamente dalla firma. Speriamo bene, la situazione librerie non è bellissima visti i mesi di chiusura che ci sono stati, e al momento non è possibile organizzare molto purtroppo. In ogni caso la ce mi ha seguita in maniera ottimale, essendo una super big operavano tutti a pieno regime nonostante le chiusure, e abbiamo lavorato molto bene finora.
  2. Artemisia Winter

    Se aveste la possibilità di scegliere un editore

    Le mie preferite, per il mio genere ovviamente, sono sempre state Rizzoli, Giunti, Sperling & Kupfer, Garzanti, potrei aggiungere anche Feltrinelli. Come molti di voi anche io ho puntato a lungo a Newton, perché la vedevo accessibile, meno selettiva e blasonata di altre ma comunque big, con prezzi concorrenziali e molto ben distribuita. La cosa divertente è che Newton non mi ha mai filata, mentre pubblicherò a breve con una delle altre ce che cito. La vita sa decisamente sorprenderti!
  3. Artemisia Winter

    Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

    Ciao @EvaK! Grazie per avermi taggata. Ti confermo che no, il self non inficia in alcun modo pubblicazioni di prestigio. Sono rappresentata da una delle più importanti agenzie letterarie italiane (se vuoi chiarimenti scrivimi pure in privato) e sia io che altri autori dell'agenzia abbiamo affrontato pubblicazioni in self, senza per questo veder sfumare opportunità di altro genere. Ci sono tanti motivi per cui si può pubblicare in self, anche per un autore affermato: diritti, bisogno di soldi veloci (il self se vendi è molto ben remunerato e i soldi arrivano quasi subito) bisogno di allargare il bacino di lettori, testo non facilmente piazzabile per un qualche motivo (si discosta dalla propria produzione, è breve, non viene cercato dalle ce in quel periodo, non arriva il contratto che vorresti... solo per dirne alcune). Il self, specie se fatto in modo professionale, non costituisce una discriminante. Ti dico anche che io stessa in passato mi sono fatta tante paranoie, invece con l'agente giusto e un romanzo in cui credevo, è stato tutto "facile" (ovviamente lo virgoletto, nel senso che come ti spiegavo ci sono voluti anni di lavoro, però dal momento in cui le cose sono girate nessuno è venuto a guardare il mio curriculum, o tanto meno come sento dire a volte che fossi una vip o una influencer... sebbene anche io in passato abbia pensato che avere pochi follower a livello social di questi tempi potesse penalizzarmi). Invece, semplicemente, penso che contino il libro giusto al momento giusto. Tutto il resto, esordiente, vip, seguito, sconosciuto, self publisher, decimo romanzo, primo romanzo eccetera, sono quasi più paranoie che ci facciamo noi. Questo in base alla mia esperienza, ma anche al pensiero della mia agenzia stessa. Io ho tanti romanzi all'attivo, alcuni anche con grosse ce ma solo in digitale, e temevo che aver pubblicato già tanto fosse una discriminante (Né voce nuova, né una che ha sfondato per intenderci) ma a quanto pare, non è stato un problema nemmeno quello... eppure io quante volte ci ho pensato e l'ho temuto, magari ascoltando persone che in realtà ne sapevano meno di me! Ti dico che per me il self è stato una bella esperienza, ho venduto moltissimo e guadagnato. Non mi è però servito per farmi notare da una ce: nessuna, infatti, mi ha mai contattata dal self, anche quando ho scalato la classifica arrivando ai primi posti assoluti. I miei contatti sono arrivati altrove e in altro modo. Poi so benissimo invece che tante persone sono state notate proprio dal self publishing, anche a diverse mie amiche è successo. Per cui c'è anche quella strada.
  4. Artemisia Winter

    Un consiglio

    @Lizina Esatto, visto che le collane sono autonome ci può essere molta differenza tra le varie. So anche io che molte sono serie e lavorano con impegno, però non posso dire niente di più perché ho avuto a che fare con loro solo superficialmente. Ti suggerisco, se usi i social, di chiedere magari un parere in privato a qualche autore già edito: solitamente la maggior parte risponde volentieri e potresti avere informazioni utili.
  5. Artemisia Winter

    Un consiglio

    Credo di aver capito. Sono collane che si appoggiano a *Editato dallo Staff*, indipendenti con una loro figura responsabile. Se è così, però, non sono vere e proprie ce ma quasi un self publishing assistito... Un po' come se tu dessi in appalto a una persona il tuo romanzo da autopubblicare.
  6. Artemisia Winter

    Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

    E aggiungo: avere libri da proporre, sempre. Io ho colto in passato una grossa occasione al volo perché avevo un romanzo pronto nel cassetto, anzi, a essere precisi, più di uno. Non fraintendermi, si può scrivere un romanzo ogni tre anni o concentrarsi sul romanzo della vita, sono scelte, ma avere vario materiale spendibile e di buona qualità da proporre, tentando varie strade contemporaneamente, è una buona strada che alla lunga ripaga soprattutto in termini di conoscenze. Gli editor delle ce, anche delle più importanti, si muovono, conoscono a loro volta, e si ricordano dei bravi autori, specie se lavorano seriamente.
  7. Artemisia Winter

    I due punti: questi sconosciuti!

    Ah, non lo so, vorrei che fossi tu a rispondere a me! Io li utilizzo, li ho sempre utilizzati fin da quando ho iniziato a fare i temi alle elementari, con la mia mitica maestra vecchio stile che era un portento in grammatica e guai a sbagliare (come la ringrazio ogni giorno, non potete immaginare!) Eppure ho ricevuto recensioni dove mi hanno detto che ne utilizzo troppi, manco fosse un errore. Scoraggiata li ho quasi eliminati, ma non del tutto perché hanno una loro sacrosanta funzione, così come il punto e virgola. Ma è così difficile da capire? Ci sono periodi dove non ci vuole il punto, oppure la virgola, ma sono invece perfetti i due punti. E che cavolo!
  8. Artemisia Winter

    Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

    @lapidus Figurati! A volte sono contorta, e diciamo che ho preso il pretesto per raccontare la mia esperienza, che alla fine mi ha confermato ciò che ho sempre pensato, almeno per quanto riguarda la mia storia di autrice: se mai fossi arrivata sarebbe stato così, e non per altro. Che poi la fortuna ci vuole sempre: nell'essere pescati nel mucchio, nell'arrivare al momento giusto, nel beccare il filone o anche solo semplicemente la persona giusta di buonumore, eccetera...
  9. Artemisia Winter

    Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

    @lapidus certo, scusa il panegirico, probabilmente nel fiume di parole (anche una, freccia rossa! Wow ) si è perso un concetto fondamentale: la penso come te. Gli invii spontanei in base alla mia esperienza si possono tentare, anzi, è giusto farlo perché non si sa mai. Io stessa ho sempre provato, però non ci ho mai creduto troppo. Oltre ai pochissimi qui sul forum conosco (conoscenze da social, lo preciso) un paio di persone che sostengono di essere arrivate alle big in questo modo, ma sono troppo poche per costituire un vero caso. Per me la strada giusta è il lavoro, e l'ho sempre pensato a prescindere dai risultati. Piccoli step, uno dopo l'altro, tentando di salire. Gli invii non sono sbagliati, qualcuno leggerà anche ma credo siano casi rari, o quantomeno raro il fatto che da una breve e magari distratta occhiata al testo si possa giungere alla pubblicazione. Anche il materiale migliore in questo modo rischia di ricevere giudizi frettolosi e sommari. Poi sono gratis, vale la pena provare. Leggono? Chi lo sa. Magari due giorni l'anno, se si annoiano e hanno finito altri lavori in anticipo. Mi piacerebbe essere smentita, ovviamente. Ma credo che le strade siano altre, la mia personale esperienza dice questo. Almeno per me.
  10. Artemisia Winter

    Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

    Vi racconto la mia. Innanzitutto, chiedo perdono se non sarò precisa e non farò nomi: ci tengo all'anonimato nel forum, ma non perché sia una vip o chissà che altro, è solo una mia mania Bene... mi sembra ancora impossibile, ma alla fine è successo ciò che credevo non mi sarebbe mai toccato: la firma con un mega big, uno di quegli editori che non penseresti mai di poter raggiungere, un nome che mi fa tremare i polsi e che ancora adesso, dopo mesi dalla trattativa e dalla firma, mi fa svegliare la mattina chiedendomi se è successo per davvero. Come ci sono arrivata? Anni di gavetta. Nemmeno poi tanti, secondo alcuni, tanti secondo me, perché seppur in varie forme un po' diverse dalla narrativa la scrittura fa parte della mia vita da quasi due decenni e oltre. Questi anni di gavetta hanno portato conoscenze, pubblicazioni buone, buone critiche, ma quella firma sembrava non arrivare mai e tante volte mi sono detta che non ce l'avrei fatta a pubblicare a quei livelli, e pazienza, avrei continuato a scrivere e a lavorare con serietà. Andava bene lo stesso, no? E invece, dopo un sacco di invii spontanei sempre finiti nel vuoto (un paio persino cartacei... che spreco di soldi e pure di alberi ) contatti con agenti, self publishing di successo, pubblicazioni digitali di tutto rispetto, finalmente un' agenzia letteraria, anche quella tra le più importanti in Italia si è offerta di rappresentarmi. E anche qui, non è servito pagare schede di lettura costose e pressoché inutili, editing spesso superflui al solo fine di essere presi da una grossa ce e che comunque non mi sarei potuta permettere, invii di mezzanotte... nulla di tutto ciò. È servito invece aver lavorato con serietà, romanzo dopo romanzo, essermi mossa bene e fatta conoscere come professionista dell'editoria e non come una dilettante, diciamo. La conoscenza con l'agente mi ha portato a parlare di questo romanzo nel quale credevo particolarmente e proporlo a loro per la lettura, gratuita nel mio caso. Il romanzo è piaciuto molto e subito è stato visto come facilmente piazzabile, sebbene nulla mi sia stato promesso e io stessa abbia mantenuto i piedi saldamente ancorati a terra (sono così di carattere, diffidente, e oramai conosco l'editoria dove niente è certo). Bene, nel giro di pochissimo tempo è stato conteso da un paio di grosse ce e infine acquisito dal gruppo editoriale per eccellenza. Cosa succederà, lo vedremo: sono così attonita che in pratica non l'ho detto ancora neppure ai miei familiari , persino scriverlo qui mi fa strano... prenderò quello che viene cercando di vivere questa esperienza senza aspettarmi troppo, godendomela però per ciò che rappresenta per me. E quindi... sì, credo che tutto possa essere plausibile, che il fattore fortuna e momento facciano tanto e questo lo dirò sempre. Ma credo che ciò che paghi, davvero, sia scrivere, scrivere ancora, se un romanzo non ottiene il risultato sperato non rimuginarci troppo e sfruttare l'esperienza per scriverne uno ancora migliore. E nel frattempo farsi conoscere dai professionisti ponendosi con serietà e professionalità, se davvero vogliamo essere presi come professionali. Intanto spedire va bene e non costa nulla, in fondo la lotteria ha sempre un vincitore, no? Ma l'importante è non fossilizzarsi e non illudersi, percorrere più strade, leggere, informarsi (e in questo il wd è più che utile!) sapere dove ci muoviamo e dove vorremmo andare. A prescindere dai risultati, lavorare bene è una soddisfazione e qualcosa che non potrà che arricchirci come persone.
  11. Artemisia Winter

    Qual è il miglior agente letterario sul mercato?

    Risposta del secolo: L'agente bravo è colui che ti piazza Grandi e associati ha un parterre di autori e pubblicazioni di prim'ordine, per rispondere a @Elisah15. Anche gli altri che hai citato non scherzano. Credo che tra i vari citati in questo topic non sia possibile fare una classifica, sono tutti di altissimo livello. Poi alcuni, forse per scelta, seguono meno autori, altri ne hanno moltissimi, alcuni sono aperti alle valutazioni, altri meno. Per esperienza posso dire che i contatti che portano a una rappresentanza nascono altrove, e spesso arrivano da lontano e dopo una certa gavetta. Credo valga per quasi tutti gli agenti.
  12. Artemisia Winter

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    Ecco. Per quanto riguarda l'appagamento sociale, per me è una forte spinta, lo ammetto. A volte penso sia il motivo principale per cui continuo a pubblicare con editore alternandolo al self che pure mi consente guadagni, libertà totale e vendite di gran lunga maggiori. Dover spiegare a chi è esterno a questo mondo che i miei libri li metto io su Amazon, con tanto di sorriso soddisfatto, lo trovo avvilente. Cosa penserei io se, all'oscuro di questo ambiente, avessi davanti una persona che mi dicesse una cosa simile? Che nessun editore vuole pubblicarla? Io da autrice so benissimo che non è così, personalmente non ho mai faticato a trovare un editore, nemmeno al primo romanzo. Ma questa cosa mi frena tantissimo. Certo che anche essere sempre in digitale o pod non è il massimo, ma perlomeno mi posso fregiare di nomi di ottime ce e vendite online. Per il resto, il nostro numero di lettori per quanto buono è destinato a restare esiguo, perché solo una massiccia distribuzione e una spinta notevole da parte di una ce con i mezzi necessari può fare la differenza su larga scala. Ancor più in un paese come il nostro. In ogni caso dopo tante pubblicazioni spesso non mi sento soddisfatta. Esempio: con il self so che in teoria venderò molto bene e salirò in classifica, il che mi appaga da un lato, ma dall'altro penso: è solo un self! L'editore mi piace per il marchio, ma se vendo meno del previsto mi sembra quasi di aver sprecato una storia.
  13. Artemisia Winter

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    La qualità di wattpad è infestata da autori medio bassi con riferimenti culturali medio bassi (e non parlo di studi ma di modelli, e i modelli vanno oltre lo studio. C'è pieno di universitari che venerano amici, uomini e donne e programmi similari, per non parlare di serie TV che danno origine a tutto un filone di storie filoamericane di chi l'America l'ha vista solo in televisione) e che quindi cercano riferimenti simili. Non solo: vigono, mi dicono, gruppi e voti di scambio, che affossano inevitabilmente chi non è interessato a certi giochetti e alla vita social. Per questo non lo utilizzerei mai. Tornando al discorso studi, gli studi ben fatti aprono la mente ma il talento per la scrittura, la cosiddetta voce, il modo di raccontare sono innati e mi stupisce che ce lo si dimentichi. Purtroppo il non riuscire ad arrivare dove si vorrebbe rende amari e un filo pusillanimi. È successo anche a me di chiedermi come mai tizio al secondo romanzo è entrato in una big, come mai caia in classifica con me è stata chiamata nonostante gli errori ortografici e la storia approssimativa e ora è in libreria. Succede. È legittimo chiederselo e starci male, e sviscerare il problema cercando risposte che non sempre ci sono.
  14. Artemisia Winter

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    È la generalizzazione a infastidirmi, sempre. Ho letto harmony migliori di pretenziosi volumi pompa magna che non volevano dire nulla. Non è facile nemmeno scrivere la letteratura di genere, e quanto meno questa ha un target e ha uno scopo. Ritorno al discorso di prima: cosa rende il sogno di uno più degno e meritevole di quello di un altro? Parliamo di arte o presunta tale. Per definizione, opinabile. Questo è il bello, questo il problema. Questo il motivo per cui tutti noi ci lambicchiamo il cervello su quesiti senza risposta.
  15. Artemisia Winter

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    Esattamente. Demonizzare e ridicolizzare un genere non mi piace. Io non ho una buona opinione personale del Fantasy, ma non mi sognerei mai di parlarne male o esprimere un parere appunto assolutamente personale e opinabile. De gustibus.
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