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The Ash Knight

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    Praticamente tutto, sono una persona estremamente curiosa, la mia mente non è mai sazia di nuove informazioni. Ma in particolare mi piace viaggiare, leggere e divertirmi.

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  1. The Ash Knight

    Cosa state leggendo?

    Sono più o meno a 2/3 di Leviathan Wakes di James S.A. Corey.
  2. The Ash Knight

    Gioco: il racconto perpetuo

    Voi fate gli sporchi e io inizio a fare Jack lo Squartatore
  3. The Ash Knight

    Gioco: il racconto perpetuo

    La tormenta di neve vorticava nell'aria rarefatta su una cima sperduta del Karakorum. Più in basso, il tempio era circondato da statue di ghiaccio. La sacerdotessa dal corpo dipinto aprì gli occhi. Il suo sguardo poteva coprire distanze infinite. - Eccolo finalmente. Ora non potrà più sfuggirmi. - Si passò una mano fra i capelli color pece e volse lo sguardo alla figura ammantata di oscurità al suo fianco. - Hai già fatto così tanto per me. Hai cambiato il tuo destino, ti sei fatto beffe della profezia. Per me. Non potrò mai ripagarti...eppure devo chiederti un ultimo favore. Uccidilo, lui e la sua donna, così che nessuno provi più a raggiungere questo posto. Fallo per me. - disse con voce angelica, scrutando negli occhi di ghiaccio dell'uomo incappucciato dalle tenebre. Il Decimo rispose con un breve mugugno da dietro la liscia maschera di avorio, prima di volatilizzarsi nell'aria. Mary scolò di getto il whisky servitole da Hawthorne. Chiuse gli occhi gustando il calore del liquido che scivolava nello stomaco, poi sibilò con la lingua tra le labbra, emettendo un lamento soddisfatto. - Ottimo, ne avevo bisogno! - - E così, sei a caccia del Decimo - gli disse Hawthorne, facendo ancora fatica nel pronunciare quella parola. "Il Decimo"... in che razza di gioco infernale si era andato a cacciare? Lei lo guardò con un mezzo sorriso. - Dì la verità Hawthotne, ti stai cagando sotto. Sento il puzzo della tua paura, lo si avverte a miglia di distanza. Il tuo problema è che lo sentirà anche lui. Sei la mia esca Hawthorne. - Intanto fuori si stava facendo mattina. Dalla finestra rotta entrava un’aria quasi pungente, ma profumata di nuovo. La luce che vi entrava illuminava i lineamenti del corpo della donna che, in controluce, pareva più alta. Hawthorne si sedette: Mary aveva maledettamente ragione, ancora una volta aveva ragione. Ma altro che paura, quelle che sentiva fremere dentro fin nelle viscere era terrore. Terrore che quella stessa notte aveva guardato dritto negli occhi, gelidi e glaciali come una cima innevata, incastonati come gemme prezione dietro una maschera priva di lineamenti. Da quando aveva incrociato lo sguardo con il Decimo, Hawthorne si sentiva intorpidito nel corpo e nella mente. - La tua esca, eh? - disse con tono sconfitto - Ma c'è una cosa che non capisco...se la memoria non mi gioca un brutto scherzo, la profezia recita che: "Colui che troverà la ragazza, dopo averle strappato la vita dal petto, tornerà nella sua patria investito del potere di rimediare a ogni torto." Insomma, se il Decimo l'ha davvero trovata, non dovremmo aspettarci un secondo Messia o qualcosa di simile? Perché quello cosa nello specchio non aveva esattamente un'aureola in testa. - -Profezie. Puah! - fece Mary con aria di disgusto. -Sono buone solo dopo essersi avverate, prima possono voler dire qualsiasi cosa. Sono buone solo per prenderci per il culo, te lo dico io. E poi, anche se fosse, non me ne faccio nulla di un secondo Messia. Mi fido molto di più del mio revolver. Se vuole strappare il cuore a quella sgualdrina tatuata, fatti suoi, ma non voglio che venga a mettere scompiglio nel mio mondo.- Mary buttò giù un altro whisky, mentre Hawthorne non poteva fare a meno di sentirsi attratto da lei, dalla sua sua forza, dalla passione che i suoi occhi promettevano. Un tempesta di caldi brividi lo afferrò per i lombi, ma cercò di mantenere il distacco dell'uomo che sa il fatto suo: - Basterà il tuo revolver per fermare... Il Decimo? - La donna si lasciò sfuggire una risata. - Certo che te la fai proprio nelle mutande, eh! - poi tornò seria: - Non solo fermerò il Decimo, ma anche la sua amichetta... ah, tra l'altro ci vuole entrambi morti. Contento, vero? - In quel momento, in quell'esatto momento, un boato assordante interruppe il dialogo e inondò la stanza, subito seguito da una folata di vento gelido che paralizzò le menti di Hawthorne e di Mary. Passò del tempo: secondi, minuti , ore? I due non furono in grado di dare una risposta neppure quando le loro membra, da immobili, iniziarono a sciogliersi e le loro reti neurali ripresero le connessioni. Il vecchio pendolo a muro si era fermato, le due lancette si erano adagiate e oscillavano entrambe con una certa indolenza, avanti e indietro, sulle VI. Hawthorne provò un forte senso di nausea mentre raccoglieva tutte le sue forze per voltarsi di appena qualche centimetro. L'intera stanza aveva improvvisamente perso i suoi colori. Mary estrasse il revolver con lentezza estenuante, puntandolo a fatica contro l'uomo delle tenebre che avanzava verso di lei a passo lento. Il primo colpo lo centrò in pieno petto, ma la pallottola fu assorbita dal manto di oscurità che lo avvolgeva. Il Decimo afferrò il polso che brandiva l'arma e la carne di Mary fu corrotta ed erosa fino all'osso, mentre la sua carnagione assunse un pallore mortale e il suo viso parve invecchiare di una ventina d'anni. Ma prima che la donna potesse essere ridotta a poco più che uno scheletro, l'ispanico sfondò la porta agitando febbrilmente la pistola a pietra focaia.
  4. The Ash Knight

    Gioco: il racconto perpetuo

    La tormenta di neve vorticava nell'aria rarefatta su una cima sperduta del Karakorum. Più in basso, il tempio era circondato da statue di ghiaccio. La sacerdotessa dal corpo dipinto aprì gli occhi. Il suo sguardo poteva coprire distanze infinite. - Eccolo finalmente. Ora non potrà più sfuggirmi. - Si passò una mano fra i capelli color pece e volse lo sguardo alla figura ammantata di oscurità al suo fianco. - Hai già fatto così tanto per me. Hai cambiato il tuo destino, ti sei fatto beffe della profezia. Per me. Non potrò mai ripagarti...eppure devo chiederti un ultimo favore. Uccidilo, lui e la sua donna, così che nessuno provi più a raggiungere questo posto. Fallo per me. - disse con voce angelica, scrutando negli occhi di ghiaccio dell'uomo incappucciato dalle tenebre. Il Decimo rispose con un breve mugugno da dietro la liscia maschera di avorio, prima di volatilizzarsi nell'aria. Mary scolò di getto il whisky servitole da Hawthorne. Chiuse gli occhi gustando il calore del liquido che scivolava nello stomaco, poi sibilò con la lingua tra le labbra, emettendo un lamento soddisfatto. - Ottimo, ne avevo bisogno! - - E così, sei a caccia del Decimo - gli disse Hawthorne, facendo ancora fatica nel pronunciare quella parola. "Il Decimo"... in che razza di gioco infernale si era andato a cacciare? Lei lo guardò con un mezzo sorriso. - Dì la verità Hawthotne, ti stai cagando sotto. Sento il puzzo della tua paura, lo si avverte a miglia di distanza. Il tuo problema è che lo sentirà anche lui. Sei la mia esca Hawthorne. - Intanto fuori si stava facendo mattina. Dalla finestra rotta entrava un’aria quasi pungente, ma profumata di nuovo. La luce che vi entrava illuminava i lineamenti del corpo della donna che, in controluce, pareva più alta. Hawthorne si sedette: Mary aveva maledettamente ragione, ancora una volta aveva ragione. Ma altro che paura, quelle che sentiva fremere dentro fin nelle viscere era terrore. Terrore che quella stessa notte aveva guardato dritto negli occhi, gelidi e glaciali come una cima innevata, incastonati come gemme prezione dietro una maschera priva di lineamenti. Da quando aveva incrociato lo sguardo con il Decimo, Hawthorne si sentiva intorpidito nel corpo e nella mente. - La tua esca, eh? - disse con tono sconfitto - Ma c'è una cosa che non capisco...se la memoria non mi gioca un brutto scherzo, la profezia recita che: "Colui che troverà la ragazza, dopo averle strappato la vita dal petto, tornerà nella sua patria investito del potere di rimediare a ogni torto." Insomma, se il Decimo l'ha davvero trovata, non dovremmo aspettarci un secondo Messia o qualcosa di simile? Perché quello cosa nello specchio non aveva esattamente un'aureola in testa. -
  5. The Ash Knight

    Gioco: il racconto perpetuo

    La tormenta di neve vorticava nell'aria rarefatta su una cima sperduta del Karakorum. Più in basso, il tempio era circondato da statue di ghiaccio. La sacerdotessa dal corpo dipinto aprì gli occhi. Il suo sguardo poteva coprire distanze infinite. - Eccolo finalmente. Ora non potrà più sfuggirmi. - Si passò una mano fra i capelli color pece e volse lo sguardo alla figura ammantata di oscurità al suo fianco. - Hai già fatto così tanto per me. Hai cambiato il tuo destino, ti sei fatto beffe della profezia. Per me. Non potrò mai ripagarti...eppure devo chiederti un ultimo favore. Uccidilo, lui e la sua donna, così che nessuno provi più a raggiungere questo posto. Fallo per me. - disse con voce angelica, scrutando negli occhi di ghiaccio dell'uomo incappucciato dalle tenebre. Il Decimo rispose con un breve mugugno da dietro la liscia maschera di avorio, prima di volatilizzarsi nell'aria.
  6. The Ash Knight

    Gioco: il racconto perpetuo

    Hawtorne continuava a camminare nervosamente avanti e indietro nel lungo corridoio di casa sua. Quando Marcos era svenuto aveva ordinato alla servitù di preparare una camera in cui ricoverare l'ospite inatteso; poi di mandare a chiamare immediatamente il dottor Callister, senza preoccuparsi della parcella raddoppiata per la chiamata nel cuore della notte. Si fermò infine vicino al tavolo di legno pregiato dove aveva collocato gli effetti personali di Marcos, osservandoli con sguardo truce: la pistola a pietra focaia emanava un pungente odore di polvere da sparo ed aveva evidentemente fatto fuoco da poco, ma la sua attenzione fu catturata dal misterioso taccuino di pelle rossa, che mal nascondeva la macchia di sangue su uno dei bordi. Hawtorne inspirò a pieni polmoni e aprì il libretto. - Mary Stonebooty - lesse. Il nome era scritto a grandi lettere, sottolineato più volte. Roba importante. Mary Stonebooty, la più famosa e ricercata delle prostitute, nonché celebre spogliarellista da saloon, e, soprattutto, spietata cacciatrice di taglie. Si diceva inoltre che Mary fosse esperta di negromanzia, e che avesse aggiunto alle taglie anche la caccia agli spiriti. Hawtorne trasalì: la sua Mary. Che l'avesse finalmente trovata? Che fosse riuscito un'ispanico, un qualsiasi sottufficiale sottopagato, a trovare quello che un uomo del suo calibro e del suo potere cercava da anni? Che davvero un colpo di fortuna, o chissà cos'altro, di quel soldatino fosse valso più di tutte le sue ricchezze gettate al vento e le notti senza sonno e senza pace? Strinse la carta del taccuino sotto le dita, e vide cadere un foglietto ingiallito. Si chinò per raccoglierlo trattenendo il fiato, senza sapere il perché. Fece molta attenzione nell'aprirlo, poiché il sangue secco l'aveva sigillato saldamente, e poi lo avvicinò alla lanterna. Solo tre parole furono illuminate dalla luce, scritte da una mano tremolante: "Cammina fra noi." Il rumore di un vetro infranto fece trasalire Hawtorne, che con un istintivo passo indietro urtò il tavolo facendo cadere la pistola e la lanterna. Qualcosa aveva aperto un buco nella finestra, sbriciolando le schegge del vetro, che giacevano sul pavimento come cristalli di sale. Un vento freddo e impetuoso invase la stanza, ululando tutt'attorno ad Hawtorne. L'uomo ne fu investito, socchiuse gli occhi e piegò le braccia davanti al volto per attutirne il colpo, mentre carte e libri si alzarono in volo vorticando in un caos furioso. Il taccuino e il biglietto vennero invece risucchiati attraverso il buco, assorbiti dalla notte; Hawtorne se ne accorse, ma non riuscì a fare nulla per impedirlo. E’ così che si ferma il tempo. Così che si resta in bilico fra l’esserci e il non esserci più. Occhi chiusi, in apnea, ed è l’attimo che potrebbe protrarsi all’infinito. Hawthorne lo percepì perfettamente e sembrò godersi quell’attimo di sospensione come la più grande sfida della sua vita. Un’attimo dopo riaprì gli occhi e riprese il respiro contraendo d’istinto gli addominali. - Signore, signore, tutto bene? - gridò con tono apprensivo e spaventato Amos, accorrendo dal piano inferiore. - Cosa è stato? C'è qualcuno lì fuori? - rispose lui destandosi da quello strano torpore. Corse a sbirciare dal foro della finestra, seguito dal fedele domestico, ma non vide altro che la notte color pece. Poi rabbrividì ad un pensiero e si fiondò nella stanza dell'ospite. -Marcos! Dottore!- chiamò spalancando la porta. Il sottoufficiale ispanico giaceva immobile sul letto, la pelle pallida come la luna nel cielo e gli occhi spalancati a fissare il nulla. Quasi animato da un istinto soprannaturale, Hawtorne seguì la traiettoria del suo sguardo e quello che vide gli fece gelare il sangue: nello specchio della stanza una figura avvolta da stracci di pura oscurità lo fissò per qualche secondo. Lo specchio esplose in una cascata di schegge dopo qualche istante. - La maledizione è vera! La maledizione è vera! - andava urlando il povero Amos, battendosi le mani sulla fronte, andando avanti e indietro per il salotto in preda ad una crisi isterica. Hawthorne si era preparato il the da solo, cercando di raccogliere dal cuore tutta la fermezza di cui disponeva. L'ispanico giaceva ancora spento sul letto, avvolto in un sonno malato, aggredito da chissà quali orrori. Una volta sfumato il terrore nei loro cuori, il proprietario di casa e il domestico decisero di perlustrare il giardino sottostante per cercare il dottor Callister, o quello che ne rimaneva. Uscirono dalla villa e si ritrovarono nell'enorme vivaio, interamente immerso nell'oscurità. Passarono ore a setacciare la terra buia, senza risultato. L'unica cosa la trovarono a centinaia di metri dall'abitazione, e nonostante le prime luci dell'alba, li fece ripiombare nello sconforto totale e inghiottire dalle ombre più cupe. Il cranio appariva scorticato, lembi di pelle sanguinolenta penzolavano ai lati come brandelli di stoffa sdrucita, gli occhiali posati sulle orbite cave fissavano il vuoto che aveva inghiottito le menti di Hawthorne e di Amos. Del dottor Callister, che di lui si trattasse i due non avevano dubbi, rimaneva solo il cranio. E la sua valigetta, posta di fianco come per un segno di riconoscimento. Hawthorne si scosse dal torpore che lo aveva paralizzato e si chinò: un profondo squarcio sulla sommità della testa permetteva di intravedere il contenuto. Il cranio era vuoto. Hawthorne si portò le mani ai capelli senza dire una parola, mentre Amos non riuscì a trattenersi dal riversare i contenuti del suo stomaco nella terra. - Siamo tutti spacciati...siamo tutti spacciati... - ripeteva nervosamente il domestico, cercando di trovare la forza di rialzarsi. Ma quando finalmente fu di nuovo in piedi e sul punto di suggerire al lord di rientrare, uno sparo echeggiò nell'aria. - Fermi dove siete! - tuonò una voce autoritaria.
  7. The Ash Knight

    Gioco: il racconto perpetuo

    Hawtorne continuava a camminare nervosamente avanti e indietro nel lungo corridoio di casa sua. Quando Marcos era svenuto aveva ordinato alla servitù di preparare una camera in cui ricoverare l'ospite inatteso; poi di mandare a chiamare immediatamente il dottor Callister, senza preoccuparsi della parcella raddoppiata per la chiamata nel cuore della notte. Si fermò infine vicino al tavolo di legno pregiato dove aveva collocato gli effetti personali di Marcos, osservandoli con sguardo truce: la pistola a pietra focaia emanava un pungente odore di polvere da sparo ed aveva evidentemente fatto fuoco da poco, ma la sua attenzione fu catturata dal misterioso taccuino di pelle rossa, che mal nascondeva la macchia di sangue su uno dei bordi. Hawtorne inspirò a pieni polmoni e aprì il libretto. - Mary Stonebooty - lesse. Il nome era scritto a grandi lettere, sottolineato più volte. Roba importante. Mary Stonebooty, la più famosa e ricercata delle prostitute, nonché celebre spogliarellista da saloon, e, soprattutto, spietata cacciatrice di taglie. Si diceva inoltre che Mary fosse esperta di negromanzia, e che avesse aggiunto alle taglie anche la caccia agli spiriti. Hawtorne trasalì: la sua Mary. Che l'avesse finalmente trovata? Che fosse riuscito un'ispanico, un qualsiasi sottufficiale sottopagato, a trovare quello che un uomo del suo calibro e del suo potere cercava da anni? Che davvero un colpo di fortuna, o chissà cos'altro, di quel soldatino fosse valso più di tutte le sue ricchezze gettate al vento e le notti senza sonno e senza pace? Strinse la carta del taccuino sotto le dita, e vide cadere un foglietto ingiallito. Si chinò per raccoglierlo trattenendo il fiato, senza sapere il perché. Fece molta attenzione nell'aprirlo, poiché il sangue secco l'aveva sigillato saldamente, e poi lo avvicinò alla lanterna. Solo tre parole furono illuminate dalla luce, scritte da una mano tremolante: "Cammina fra noi." Il rumore di un vetro infranto fece trasalire Hawtorne, che con un istintivo passo indietro urtò il tavolo facendo cadere la pistola e la lanterna. Qualcosa aveva aperto un buco nella finestra, sbriciolando le schegge del vetro, che giacevano sul pavimento come cristalli di sale. Un vento freddo e impetuoso invase la stanza, ululando tutt'attorno ad Hawtorne. L'uomo ne fu investito, socchiuse gli occhi e piegò le braccia davanti al volto per attutirne il colpo, mentre carte e libri si alzarono in volo vorticando in un caos furioso. Il taccuino e il biglietto vennero invece risucchiati attraverso il buco, assorbiti dalla notte; Hawtorne se ne accorse, ma non riuscì a fare nulla per impedirlo. E’ così che si ferma il tempo. Così che si resta in bilico fra l’esserci e il non esserci più. Occhi chiusi, in apnea, ed è l’attimo che potrebbe protrarsi all’infinito. Hawthorne lo percepì perfettamente e sembrò godersi quell’attimo di sospensione come la più grande sfida della sua vita. Un’attimo dopo riaprì gli occhi e riprese il respiro contraendo d’istinto gli addominali. - Signore, signore, tutto bene? - gridò con tono apprensivo e spaventato Amos, accorrendo dal piano inferiore. - Cosa è stato? C'è qualcuno lì fuori? - rispose lui destandosi da quello strano torpore. Corse a sbirciare dal foro della finestra, seguito dal fedele domestico, ma non vide altro che la notte color pece. Poi rabbrividì ad un pensiero e si fiondò nella stanza dell'ospite. -Marcos! Dottore!- chiamò spalancando la porta. Il sottoufficiale ispanico giaceva immobile sul letto, la pelle pallida come la luna nel cielo e gli occhi spalancati a fissare il nulla. Quasi animato da un istinto soprannaturale, Hawtorne seguì la traiettoria del suo sguardo e quello che vide gli fece gelare il sangue: nello specchio della stanza una figura avvolta da stracci di pura oscurità lo fissò per qualche secondo. Lo specchio esplose in una cascata di schegge dopo qualche istante.
  8. The Ash Knight

    Gioco: il racconto perpetuo

    Hawtorne continuava a camminare nervosamente avanti e indietro nel lungo corridoio di casa sua. Quando Marcos era svenuto aveva ordinato alla servitù di preparare una camera in cui ricoverare l'ospite inatteso; poi di mandare a chiamare immediatamente il dottor Callister, senza preoccuparsi della parcella raddoppiata per la chiamata nel cuore della notte. Si fermò infine vicino al tavolo di legno pregiato dove aveva collocato gli effetti personali di Marcos, osservandoli con sguardo truce: la pistola a pietra focaia emanava un pungente odore di polvere da sparo ed aveva evidentemente fatto fuoco da poco, ma la sua attenzione fu catturata dal misterioso taccuino di pelle rossa, che mal nascondeva la macchia di sangue su uno dei bordi. Hawtorne inspirò a pieni polmoni e aprì il libretto. - Mary Stonebooty - lesse. Il nome era scritto a grandi lettere, sottolineato più volte. Roba importante. Mary Stonebooty, la più famosa e ricercata delle prostitute, nonché celebre spogliarellista da saloon, e, soprattutto, spietata cacciatrice di taglie. Si diceva inoltre che Mary fosse esperta di negromanzia, e che avesse aggiunto alle taglie anche la caccia agli spiriti. Hawtorne trasalì: la sua Mary. Che l'avesse finalmente trovata? Che fosse riuscito un'ispanico, un qualsiasi sottufficiale sottopagato, a trovare quello che un uomo del suo calibro e del suo potere cercava da anni? Che davvero un colpo di fortuna, o chissà cos'altro, di quel soldatino fosse valso più di tutte le sue ricchezze gettate al vento e le notti senza sonno e senza pace? Strinse la carta del taccuino sotto le dita, e vide cadere un foglietto ingiallito. Si chinò per raccoglierlo trattenendo il fiato, senza sapere il perché. Fece molta attenzione nell'aprirlo, poiché il sangue secco l'aveva sigillato saldamente, e poi lo avvicinò alla lanterna. Solo tre parole furono illuminate dalla luce, scritte da una mano tremolante: "Cammina fra noi." Il rumore di un vetro infranto fece trasalire Hawtorne, che con un istintivo passo indietro urtò il tavolo facendo cadere la pistola e la lanterna.
  9. The Ash Knight

    Gioco: il racconto perpetuo

    Mi piace un sacco questo gioco Capitolo 2 Hawtorne continuava a camminare nervosamente avanti e indietro nel lungo corridoio di casa sua. Quando Marcos era svenuto aveva ordinato alla servitù di preparare una camera in cui ricoverare l'ospite inatteso; poi di mandare a chiamare immediatamente il dottor Callister, senza preoccuparsi della parcella raddoppiata per la chiamata nel cuore della notte. Si fermò infine vicino al tavolo di legno pregiato dove aveva collocato gli effetti personali di Marcos, osservandoli con sguardo truce: la pistola a pietra focaia emanava un pungente odore di polvere da sparo ed aveva evidentemente fatto fuoco da poco, ma la sua attenzione fu catturata dal misterioso taccuino di pelle rossa, che mal nascondeva la macchia di sangue su uno dei bordi. Hawtorne inspirò a pieni polmoni e aprì il libretto.
  10. The Ash Knight

    Gioco: il racconto perpetuo

    Posso unirmi anche io?
  11. The Ash Knight

    Un saluto a tutti

    Ciao Maurizio e benvenuto! Non è mai troppo tardi per tirare fuori i sogni del cassetto, e per questo ti auguro tantissima fortuna! Spero ti troverai bene qui, ci si becca in giro!
  12. The Ash Knight

    Holà!

    Benvenuta Melissa! (Che bel nome che ti ritrovi!) Spero vivamente ti troverai bene qui. Ci si legge in giro!
  13. The Ash Knight

    Scienze applicate o tradizionale?

    Benvenuto Gennaro! Spero ti troverai bene qui! Riguardo la tua domanda: io ti consiglio Scienze Applicate, ti darà una preparazione generalmente migliore sulle materie scientifiche che ti servirà nei test di ingresso di medicina e corsi parenti. Ma è una scelta che devi prendere con la tua testa o finirai con il pentirtene prima o poi
  14. The Ash Knight

    Ciao a tutti!

    Ciao Melania e benvenuta! Vedrai che ti troverai bene qui, è pieno di persone pronte ad aiutarti Buona permanenza!
  15. The Ash Knight

    Mi presento! Ciao a tutti, sono Anna

    Benvenuta, Anna! Spero ti troverai bene qui
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