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DogmaX

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  1. L'uomo che scriveva "al lupo" è la prima Opera di Giuseppe Senese, pubblicata dalla LFA Publisher. Un romanzo d'esordio avvincente, una disperata "caccia al lupo" che porterà ad illusioni, sogni e speranze. Riuscirà Daniele a trovare il suo "lupo"? A quale prezzo? Qui trovate la pagina Facebook ufficiale dell'Opera: https://www.facebook.com/uomochescrivevaallupo/ Trama: Daniele Salviati è un ragazzo riservato ed insicuro, che ha accantonato i suoi sogni per “adagiarsi” in un lavoro mediocre ed insoddisfacente, disilluso nei confronti di una monotona esistenza. La sua vita cambierà quando vedrà una ragazza della quale si innamorerà perdutamente. Nonostante la voglia di conoscerla, le sue paure lo freneranno nuovamente e quando lei scomparirà inspiegabilmente, Daniele si metterà sulle sue tracce disposto a tutto pur di ritrovarla. Senza sapere nulla di lei, neanche il suo nome. La sua disperata ricerca lo guiderà verso un incredibile percorso di maturazione, dove troverà un nuovo, tormentato amore e uno “strano” manufatto, che gli darà l’opportunità di salvare la vita al misterioso… lupo.
  2. DogmaX

    Alcheringa Edizioni

    Mi scuso se ho avuto un brutto modo di impormi con Alcheringa Edizioni. Non reputo il mio romanzo un capolavoro, ma almeno meritevole di essere considerato, e ho ricevuto davvero troppi rifiuti. Quindi ho avuto delle brutte reazioni. Ringrazio la CE per avermi almeno risposto in merito, purtroppo avevo sbadatamente dimenticato che la CE in questione aveva SEGNALATO che non forniva motivazioni, ma sto almeno cercando di raccoglierle. Visto che sono uno scrittore esordiente e un perfezionista, vorrei sempre capire da cosa nasce il rifiuto, per capire se si tratta semplicemente di "gusti" o se è stato trovato qualcosa che, universalmente, viene considerato un "errore" grave, perché per quanto possiamo stare attenti a ciò che facciamo ci sarà sempre qualcosa che perderemo di mano. Mi dispiace se qualcuno s'è sentito offeso (spero di no), ma sono abbastanza amareggiato per tutto questo.
  3. DogmaX

    Alcheringa Edizioni

    Volevo segnalare la mia (ovviamente) esperienza negativa con questa CE. Il 31 luglio mi hanno detto che avrebbero letto e valutato il mio manoscritto. Venerdì scorso (OVVIAMENTE) hanno risposto in maniera fredda e senza uno straccio di motivazioni che hanno valutato il mio testo e hanno deciso di non pubblicarlo. Io ho chiesto delucidazione per comprendere le motivazioni e non mi hanno degnato di una risposta, da venerdì a oggi. A me onestamente ste CE fanno abbastanza innervosire, sono poco professionali, e danno l'impressione di scegliere i manoscritti in maniera quasi casuale. Io sono uno scrittore emergente, e vorrei capire dove sbaglio, ma se devo per forza affidarmi a terzi per capire perché una CE rifiuta un manoscritto allora credo ci sia qualcosa di fondo sbagliatissimo. E io farò cattiva pubblicità nei confronti di queste CE.
  4. DogmaX

    0111 Edizioni

    Volevo segnalare la mia esperienza negativa con questa CE. Come tutte le CE che si limitano solo alla sinossi, hanno letto solo quella e l'anteprima del romanzo, inviandomi una mail dove dicevano che non lo avrebbero valutato integralmente e dicendomi che "non risponderemo a eventuali richieste di motivazioni circa l'esito negativo della valutazione". Evidentemente le loro valutazioni sono molto superficiali e magari non leggono manco tutta la sinossi... e la loro mail di risposta è una serie di "alziamo le mani, non ce ne fottiamo di dare spiegazioni perché ci scocciamo", un po' come tutte le CE. Mi dispiace per loro ma non riuscirò mai a capire il loro discorso "abbiamo tanti libri da leggere". Se non avete voglia o le capacità di sobbarcarvi un lavoro del genere, non fatelo, grazie. Ergo, vi sconsiglio vivamente questa CE.
  5. DogmaX

    Milena Edizioni

    Piccola parentesi sulla mia esperienza con questa CE. Dopo mesi di silenzio li ho sollecitati mandandogli una mail per capire se per lo meno l'avevano letto o l'avevano scartato a priori. Mi hanno risposto dicendo che, se fino a quel giorno non avevo ricevuto risposta, l'avevano scartato. Li ho intimati a spiegarmi almeno il motivo, se era possibile. Mi hanno risposto (con molta gentilezza lo ammetto) che c'è bisogno di "molto personale e costi molto alti per un servizio di lettura completa e motivazione". Ergo: a questi qui se li convinci subito ok, se no amen. Un po' come tutti, del resto.
  6. DogmaX

    Edizioni La Gru

    Ragazzi qual è la mail di questo editore per inviare un manoscritto? Ho provato ad inviarla all'indirizzo segnalato al primo post ma mi dà errore di deliver della mail. Sul loro sito, invece, dà solo contatti per un prodotto già nel loro catalogo.
  7. DogmaX

    Galactic Bus Dossier

    Sulla questione "innesto musicale" ti sbagli, e ti spiego perché. L'ultima canzone che viene citata è Gypsy Escape, tratta dall'album Galactic Zoo Dossier. Il titolo del racconto rimanda proprio al nome dell'album da cui è tratto questo pezzo, ecco perché ho inserito questi "innesti musicali". Sui refusi li ho corretti tutti, grazie per la segnalazione. E per le descrizioni forse eccessive, ripeto, preferisco essere descrittivo che vago ed indefinito.
  8. DogmaX

    Galactic Bus Dossier

    Che dire, volevo critiche costruttive, e più costruttiva di così si muore. Mi sento un po' sminuito, ma fa niente, fa parte del gioco. Grazie per i consigli, anche perché durante la stesura del racconto ho pensato per un attimo che forse avrei dovuto metterci un po' più di suspence... sulle descrizioni, invece, tendo ad essere molto descrittivo perché voglio cercare di far visualizzare al lettore la scena nel modo più preciso possibile. Senza mandarlo in confusione.
  9. DogmaX

    Galactic Bus Dossier

    Inizialmente avevo usato il corsivo, ma mi sembrava poco efficace. Avrei dovuto usare il maiuscoletto, semmai. Il maiuscolo, effettivamente, è un po' "rozzo" e non andrebbe mai usato. Grazie mille
  10. DogmaX

    Il Signor Punto

    Il titolo mi ha incuriosito, e infatti ho trovato il racconto sia originale, sia potenzialmente istruttivo, sia dalle pieghe abbastanza inaspettate (la lettera finale, per esempio, è stato un bell'escamotage per virare il contenuto da un significato didascalico ironico ad uno leggermente più romantico. Io ci avrei aggiunto anche un caso "contrario", dove il punto s'incavola come una bestia perché magari vede uno di quegli orribili post su Facebook tutti sgrammaticati che si vedono oggigiorno). Farei attenzione ai doppi spazi (ne ho trovati un bel po'), ma ad occhio non ho altro da segnalare. Brava
  11. DogmaX

    La baguette

    Allora, lo stile di scrittura è simpatico, e si presta al tipo di racconto estremamente descrittivo e metaforico a cui si presta. Però stai attento ad alcuni errori ortografici che, purtroppo, fanno parte della stragrande maggioranza del popolo italico, forse perché a scuola non c'insegnano a usare bene gli accenti. Innanzitutto si scrive "perché" e non "perchè". Poi "né" e non "ne'", e in generale ho notato altri refusi che ora non ricordo bene (mi pare che in una frase ci fosse due volte scritto "come" consecutivamente, spazi doppi e alcune parole invece senza spazio). Ti consiglio di tenere a mente queste dritte per la prossima volta, e se credi che il "perché" al posto dello sbagliatissimo "perchè" sia una notazione pignola, fidati, non lo è
  12. DogmaX

    Galactic Bus Dossier

    In realtà la citazione riguarda l'album Galactic Zoo Dossier degli Arthur Brown's Kingdom Come, album dove tra l'altro c'è il brano Gypsy Escape, citato all'interno del racconto. Per il fatto della figura del protagonista, ci avevo pensato. Alla fine del racconto, infatti, avevo pensato che la domanda gliela faceva la "mamma", e che con altri piccoli indizi si capiva che LUI è uno studente. Ma ho preferito usare LUI come la metafora generica della codardia, dell'essere ignavi, una figura che può essere associata a qualunque persona. Ecco perché alla fine ho deciso di rimanere un ulteriore alone di mistero su di LUI.
  13. DogmaX

    Galactic Bus Dossier

    Sottotitolo: Vicissitudini, litigi e ordinaria amministrazione in una classica serata trascorsa su un bus di periferia. Ore 20:11. Il SUO sguardo s’allunga verso la profondità della strada, in attesa di quell’enorme scatolone con le ruote. E con quell’insegna luminosa in alto. Che detta senza alcun fraintendimento. Linea 803. Uno tra i traghettatori di tutte le anime che rimangono impassibili davanti ai SUOI occhi e dietro le spalle. Solo alcune di esse avrebbero fatto il loro trionfale ingresso all’interno del prossimo bus. O forse tutte. O forse nessuno. Chi può saperlo? Il SUO sguardo s’allunga ancora verso la profondità della strada. Nessuna insegna. Ore 20:17. La SUA occhiata stavolta c’entra in pieno l’imminente arrivo dello scatolone. L’insegna luminosa detta. Linea 80 e qualcosa. L’ultimo numero è qualcosa che ricorda vagamente un 3. Ma in realtà sembra un 8. Forse il dilatarsi oltremodo di quell’attesa ha ingannato i SUOI sensi. Forse non è neanche un 80 e qualcosa. Forse quel primo 8 è un 3. L’insegna diventa sempre più grande. 808. Le anime rumoreggiano, in un brusio sottile e iracondo allo stesso tempo. “Quando arriva l’803?”. “Ma dove sta, in America?”. Anime agitate, in perenne attesa e speranza. LUI, rimugina in silenzio, mentre le SUE cuffie lasciano esplodere “Around The World” dei Red Hot Chili Peppers. “In giro per il mondo”? Non quello su cui posava attualmente i SUOI piedi. In attesa dell’insegna. Ore 20:24. 803. Il numero magico. L’attesa è finita, andate in pace. Anzi, no. La pace è appena finita. Le anime si accalcano ai nastri di partenza per invadere lo scatolone e lasciar sprofondare i loro culi stanchi, ma non tutti realmente bisognosi di conforto, sul primo pezzo di plastica disponibile. Il bus si ferma, la frenata equivale allo sparo prima dello scatto di un centometrista. Le anime partono ai nastri di partenza. Si fiondano su ogni forma geometrica vagamente somigliante ad una sedia. LUI non fa una piega, entrando nello scatolone mentre gli altri duellano per un posto. Pensa buffamente che qualcuno potrebbe fare loro uno scherzo: inserire una sedia di cartone di colore arancione; la loro sete di posto li porterebbe a fiondarsi anche su un miraggio come quello. Le SUE cuffie lasciano esplodere “Apres la pluie” di René Aubry. Ore 20:32. Le finestre semichiuse lasciano entrare sospiri gelidi, che mai però riuscirebbero a raffreddare gli animi surriscaldati che ruggiscono in quello scatolone. Lo schermo posto in alto, nei pressi dell’abitacolo del conducente, segnava l’orario. Le prossime fermate. I messaggi pubblicitari. Quello schermo, tecnologia. Tutto intorno, il degrado. Imbottiture di sediolini diveltate, ragazzocci urlanti, mendicanti stranieri dall’olezzo insopportabile. E al centro LUI, in piè, mentre le SUE cuffie lasciano esplodere “Disorder”, dei Joy Division. Mai canzone più azzeccata, pensa LUI. Fino a quel momento. Ore 20:38. I ragazzini continuano a scalmanare. LUI sente solo urla indistinte, la musica lo isola da quei fastidiosi schiamazzi. Uno dei presenti si ribella. Agita il braccio contro quei mocciosetti come se stesse brandendo un randello. Forse, la violenza dei SUOI colpi avrebbe la stessa efficacia di un randello. Avvolto dalla musica, LUI intuisce che tra quei bambini irritanti e quel signore spazientito sta per scatenarsi un big bang. Uno scontro che avrebbe fatto vomitare, da quel malandato bus, la residua aria gelida che s’insinuava tra i finestrini e il fetore languido, ma irritante, rilasciato dai pendolari. LUI è convinto che tutti assisteranno allo spettacolo senza battere ciglio. Come ad un incontro di Wrestling alla TV. E LUI è convinto che egli stesso, non avrebbe fatto nulla, defilandosi da quel ring e intrufolandosi nell’indifferenza più totale. Dalle SUE cuffie esplode l’intro delirante di “Gypsy Escape” degli Arthur Brown’s Kingdom Come. Fuga gitana, come quella che tutti i presenti avrebbero messo, a breve, in atto. Ore 20:39. Le urla lancinanti dei contendenti sovrastano il Suono delle cuffie. Gli assoli frenetici della tastiera vengono eclissati dagli ululati prodotti da quelle fauci pregne d’odio, di indifferenza, di sconosciuto e ingiustificato rancore. Qualcuno prova a dividerli. Qualcuno ci riesce. Ma la paura e l’omertà, rimane. Quella non la scaccia via nessuno. Tutti se ne lavano le mani. Qualcuno prova a calmare quel signore iracondo, facendogli chissà che discorsetto moralista patetico. LUI, nel frattempo, vive ancora con gli Arthur Brown’s Kingdom Come nelle orecchie. Con una maschera di noncuranza fuori, un tumulto d’agitazione dentro. Mai canzone più azzeccata, pensa LUI. Più di quella di prima. Ore 20:43. La SUA fermata d’arrivo si sta avvicinando. Presto sarà liberato da quella prigione d’alluminio, tubi, ferraglia e carburante. Presto potrà svestirsi di quella maschera stoica, fuggendo da quella folla malsana che lo attornia. I contendenti di quell’accesa lotta sono stati distanziati di una manciata di metri. I ragazzini inchiodano il loro sguardo verso il basso. L’uomo invece incolla il SUO su di loro come ad attendere la loro ennesima marachella. LUI continua a farsi sommergere dalle note frenetiche di “Gypsy Escape”. E nel frattempo, continua a posare freneticamente i SUOI occhi sull’orario. Ore 20:45. Uno dei ragazzini solleva il capo, alzando la china in modo istantaneo, brusco, violento. Tutti i passeggeri girano i propri occhi su di LUI, all’unisono, attirati da quel gesto pregno d’inquietudine. Lo scapestrato si dirige verso il conducente, a passo svelto, frugando qualcosa nella SUA tasca destra. Una lama. Il colpo è immediato, nessuno riesce a contrastarlo. Coltellata diretta al braccio destro del conducente. Due. Tre. Quattro. Velocissime. Qualcuno prova ad avvicinarsi e a fermarlo, ma il ragazzino omicida ha già aperto la porta dell’abitacolo, rifilando altre due pugnalate all’autista. Qualcuno riesce ad avvicinarsi, ma l’impeto di coraggio viene smorzato da una fredda minaccia. “Fermo o t’ammazzo anche io, e vi schiantate tutti in un muro!”. LUI è riuscito a scandire le lettere di quell’avvertimento anche con le cuffie che esplodevano. Ma pensa che è arrivato il momento di zittirle, per un momento. Ore 20:48. Nessuno prova ad avvicinarsi al baby-autista/baby-killer/baby-gangster/baby-esaltato/baby-qualsiasialtracosa. Quel baby-incosciente dà sempre più gas, direzionando lo scatolone senza meta. Senza destinazione. Pronto a schiantarsi contro una parete. Contro un palo. Contro un’altra automobile. Qualcuno prova a sfoderare i propri cellulari, dalle borse, dalle tasche, per chiedere aiuto. Per filmare l’accaduto, come se fosse una scena del cazzo di un film del cazzo di Hollywood. LUI immagina d’intervenire. Magari di diventare l’eroe della situazione. Di riuscire con una manovra degna di un bodyguard a silurarlo fuori da quell’abitacolo, quel baby-folle. E nel frattempo, tutti sembrano essersi dimenticati del vero autista. Accoltellato. Giacente a terra. Privo di sensi. Sdraiato su una pozza di sangue, con gli occhi schiusi verso le lamiere che gli occultano il cielo. Ore sconosciute. LUI immagina di salvare tutti. Ma non riesce neanche a proferir parola. Non riesce neanche ad esprimere col verbo tal terrore. La SUA faccia, spoglia di quella maschera d’indifferenza indossata prima, lascia però trasparire ciò che alcuna parola riuscirebbe a decifrare. Qualcuno riesce a fare ciò che aveva immaginato LUI. L’eroe improvvisato. Anzi, l’eroina improvvisata, una donna sulla trentina. Approfitta di un momento di distrazione del baby-conducente. Apre la porta mezza aperta dell’abitacolo. Rifila un violento calcio al braccio destro del baby-contuso. Lo stesso braccio che ha retto, per tutto il tempo, quel pugnale a sorpresa. Un forte gancio destro per stenderlo, e una brusca frenata per inchiodare al suolo quello scatolone fuori controllo. L’eroina è arrivata. LUI, è salvo. Senza aver fatto nulla. Come salvato dal caso. Tutti escono dal bus, liberi dai morsi della paura. Il conducente ferito viene soccorso. Il baby-steso, chi lo sa. LUI non si crea il problema d’interessarsi. Vede giungere un altro scatolone in distanza, dal lato opposto del marciapiede. Linea 803. Lo ripoterà a casa. Ore 21:20. Uno sguardo all’orologio che ticchetta dentro le mura amiche. I vestiti sudici posizionati sulla lavatrice. Doccia. Cena che lo aspetta dopo quel bagno purificatore. Che non lo pulirà dalle scorie sporche della SUA coscienza. Non ho fatto niente, pensa. Non ho mosso un dito, rimugina. Sono ancora vivo, suppone. Ma realmente vivo? Questiona. La cena è pronta. In TV proiettano le immagini del bus maledetto. Il baby è stato arrestato. A LUI gli viene domandato: “Oddio, hai visto che è successo? Ma non è la linea che prendi tu?”. La risposta: “Sì, ma non ne sapevo nulla. Credo di aver preso il bus successivo”. Visualizza il racconto
  14. DogmaX

    Il sorriso degli occhi

    Allora, lo stile di scrittura mi piace, e la ripetizione di certi termini secondo me, se non abusata, ci può stare, per rafforzare il concetto insomma. A livello comprensivo, mi accodo alle opinioni di baffoloco83, ma più che aver problemi col finale li ho avuti con la parte iniziale: solo dopo un po' si comprendono i lassi temporali che suddividono i paragrafi, ma sono dovuto andare a ritroso e rileggermi brevemente la parte iniziale. Il fatto del parcheggio sotterraneo non l'ho capito: sta in ospedale o nel parcheggio? Spero che il problema sia mio di comprensione, in ogni caso specificare meglio le ambientazioni in cui si svolgono i fatti è una buona cosa, te lo dico per esperienza personale: rilessi un mio raccontino dopo un anno e dovetti far un po' di mente locale per ricordarmi dove e come si svolgessero certi eventi
  15. DogmaX

    Ciao a tutti

    Ciao ragazzi, sono Giuseppe Senese, uno scrittore in erba che a breve potrebbe pubblicare il suo primo romanzo, nella speranza che qualche editore lo consideri adeguato. Ho già scritto dei racconti brevi per il sito online SenzaBarcode, solitamente realistici con qualche leggera venatura fantasy. Alcuni, riguardandoli a distanza di anni, mi fanno abbastanza pena a dir la verità, mentre altri li trovo carini ma non eccezionali (sì, sono molto autocritico, forse troppo). Su consiglio di un'amica, mi sono iscritto su questo forum sia per consultare le sezioni sugli editori, sia per ricevere eventuali consigli su come approcciarmi in futuro alla pubblicazione di un libro (non avete idea di quanta fatica sto facendo per elaborare una sinossi decente per il romanzo ). Spero di trovarmi bene in questa community
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