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ITG

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  1. @Lauram, grazie del passaggio. Sono contento che si riescano a percepire le sensazioni che speravo di riuscire a trasmettere. @Miss Ribston Grazie del commento così dettagliato, e delle preziose osservazioni. Il racconto è tratto da una testimonianza di una ragazza che ho letto su internet, la quale, dopo aver passato una serata in cui si sballa, torna a casa accompagnata da un amico fraterno il quale, purtroppo, a casa sua non ci arriva. L’idea era quella di raccontare la storia dal punto di vista della protagonista sballata, provando a descrivere le sensazioni confusionarie che prova (cosa non facile per me, visto che non ho mai provato manco una sigaretta). Volevo che si percepisse la confusione, lo stato di esaltazione, non volevo un racconto lineare. Ho supposto che la protagonista non riuscisse a percepire del tutto quello che aveva intorno e avesse dei flash. La scelta di suddividere il racconto in paragrafi a partire da singole parole è stata fatta in tal senso, il passaggio da un pensiero all'altro, da un evento all'altro, doveva essere introdotto da una sorta di “immagine”. in effetti sì, l’idea è quella, forse un po’ ardita. Volevo che lo stato confusionale fosse in crescendo, per cui, inizialmente, il flash, l’immagine era in qualche modo connessa a quella precedente, poi la connessione doveva perdersi lasciando il posto a immagini sconnesse tra le quali sarebbero dovute emergere quelle legate alla vita reale: casa e terra. Luca è un amico fraterno, il migliore amico. Il tuo commento è stato molto stimolante, come ti ho accennato, non volevo un racconto immediato, ma qualcosa che innescasse sensazioni e che potesse lasciare qualche dubbio di interpretazione. @Poeta Zaza, mi hai reso felice. Ti è arrivato tutto quello che speravo arrivasse! inoltre i tuoi commenti sono così belli che valorizzano i racconti. Grazie, grazie, grazie!
  2. ITG

    Guanto di Sfida

    Sfida 21
  3. Vaffanculo Ai baffi di mio padre e alle mani svelte di mia madre, ai centrotavola e alle cornici di argento. A mia nonna e al suo camminare piano, come a ricordarti che prima o poi si finisce per soffrire, alle sue guance che si accartocciano quando tossisce, come vecchi fogli di giornale, ingialliti e inutili, con storie vecchie di cui non frega più a nessuno. Fanculo alla sua pensione, sprecata a fare beneficenza nella speranza di chissà quale paradiso. Paradiso. Costa venti euro e si scioglie in bocca. Come ti chiami tu? Non ricordo. Ti conosco, però. Passami da bere, lascia che mi esploda dentro, che scorra verso l’alto fino alla testa. Il mondo è dentro di me, quello fuori è un paesaggio che scorre a lato, rapido e inutile: terre desolate e lampioni alti che lanciano luci sfocate tutto intorno. Eccomi, prendimi la mano: è questo il paradiso. Guardami come se fossi una Madonna e baciami come se fossi una puttana. Come hai detto che ti chiami? Non mi importa, forse nemmeno ti conosco. Non conosco nessuno io. Nemmeno me, chi sono io? Nessuno. Non sono Claudia, cresciuta con i quaderni ordinati e le parentesi graffe perfette nelle espressioni. Non sono Andrea, talmente frocio da non avere le palle di ammetterlo a se stesso. Non sono Anna, con le frasi giuste e i capelli ricci. Io sono il nome che resta sulla punta della lingua, il sorriso imbarazzato quando si resta in silenzio. Non ho un posto io, non so dove sedermi. Cosa sono queste persone intorno a me? Andate via! Sparpagliatevi, lasciate che mi si sciolga il mondo sotto la lingua. Sono libera ora, qui e adesso. Non mi importa del prima e non ha senso il dopo. Sono io a scandire il tempo, a dipingere i posti, sono io a scegliere le facce. A te ho dato questa, non è un granché ma mi va a genio. Il mio mondo dura un attimo, il tempo di un trip, ma vale una vita, è tutto facile e alla portata. Inferno. Perché mi guardi così? Pensavi che le madonne non potessero vomitare? Il paradiso scade in fretta, è un cibo che va a male e finisce con il darti la nausea. Arrivare all'inferno è un attimo. Chiedilo ai diavoli, a Lucifero. Lo hanno fatto anche loro il salto dal paradiso all'inferno, erano angeli bellissimi che hanno vomitato in paradiso e non ci sono più tornati. Inferno o paradiso, non mi importa sopra o sotto, basta non restare a Terra, basta non camminare sul mondo. Io il viaggio posso farlo quando voglio, non resto confinata, volo e sprofondo, le porte si spalancano al mio passaggio. Gioco a dadi con Dio e a poker con Belzebù. Sono un angelo che è diventato un diavolo e che può tornare angelo. Terra. Sono a terra, questo è il pavimento, sa di freddo, carne e sangue, gioia e rabbia. Mi fa schifo la terra. Dammi una mano, aiutami ad alzarmi, oppure vai via. Cercati il tuo posto, rannicchiati su uno di quei divani accoglienti o sulle sedie colorate. Non riesco a starci qui, troppi passi, un ticchettio verso mete inutili. Io ci striscio sopra e sulle strade resto sdraiata: non mi portano da nessuna parte. Riesco solo a volare. Volare è una dannazione. Non riesci a fare altro, pensi solo alla salita e alla discesa. Guardi tutto dall'alto o dal basso, ma mai di faccia. Mani. È la tua mano questa, la riconosco. Luca, sei tu. Amico mio, fratello mio. Come stiamo bene io e te insieme, sei l’unico che riesce a seguirmi, siamo gli angeli più belli e i diavoli più scaltri. Andiamo via, portami via, sono come gli altri loro qui, hanno le mani pulite e finiranno con il farsi crescere i baffi e con il badare al sodo, alla sostanza. Non trovo nulla di più triste dello badare alla sostanza, del conoscere il risultato esatto dell’espressione. Io non so fare le parentesi graffe. Voglio che sia l’errore il risultato esatto, poter dividere per zero quando si complicano le cose e sentirmi dire che va bene così. Strade. Con te sulle strade ci volo, non le tocco, né per camminare, né per restarci sdraiata. Guardiamo tutto dall'alto e corriamo così veloce da non farci raggiungere dalla morte. E nemmeno dalla vita. Forse. La notte finisce quando decidiamo io e te e il giorno nemmeno comincia se non ne abbiamo voglia. Smettiamo di contare il tempo, dividiamo per zero ogni secondo e vediamo cosa ne viene fuori. Casa. Perché la chiamo ancora così? perché mi ci hai portato? non voglio entrarci, non sono queste le mie porte. C’è troppo silenzio dentro e non riesco ad ascoltarlo. Ha due occhi grossi e rossi che mi puntano come le colt di un pistolero pronte a fare fuoco. Lasciami almeno un altro biglietto per il paradiso, lo posso pagare, ho i soldi per quello. Li ho presi dal cassetto della nonna, cosa c’è di male? Li usa anche lei per pagarsi un paradiso. Non è il migliore del mio il suo, è solo più arrogante. Domani Da domani cambiamo vita, dobbiamo pur provare a camminarci su questa Terra, hai ragione, ci proviamo, non possiamo scappare per sempre. Ma stasera, ti prego, lasciami un ultimo giro. È il mio letto questo, mi ci infilo senza togliermi i vestiti: le lenzuola sono mani che mi sfiorano e i cuscini braccia che mi accolgono. O mi stritolano. Non lo so. Mi infilo le cuffie nelle orecchie, per coprire questo silenzio infame rotto solo dal ritmico russare dei miei genitori, e me lo calo il mio cartoncino. Tutto. Ecco cosa sono adesso: ogni cosa. Plasmo il buio, gli infilo colori. Invento scimmie rosse e elefanti con gli occhiali. Chi sei tu? Non ho paura. Ti sfido se vuoi. Prendo i tuoi capelli di serpenti uno alla volta e li calpesto con i miei piedi nudi. Che faccia hai? Fammela guardare. Cosa pensi di fare con la mia faccia? Non mi fai paura. No davvero! Lasciami stare però… ridammi la faccia. Veronica sono io. Cosa sono questi suoni? Fammi sentire di nuovo il russare dei miei genitori, ridammi il silenzio. Ridammi la terra. Sono solo Veronica. Voglio dormire, chiudere gli occhi fino a quando questi serpenti non spariscono dalla mia testa. Squilli. Che ore sono? Non ho dato al giorno il permesso di tornare. È la faccia di Claudia che compare sullo schermo. Claudia e i suoi quaderni perfetti e le parentesi che curvavano al momento giusto. Claudia che cammina nel mondo guardandolo negli occhi. Claudia del “guarda Claudia”. Non lo so dove è Luca, era con me ieri, si. Mi ha lasciata a casa e poi è andato via. È tornato a casa anche lui. Mi ha detto così. No, non siamo dei tossici noi. I tossici si bucano, noi abbiamo il nostro modo di vivere, non ci puoi giudicare. Non lo so dove è Luca. Torna alle tue risposte esatte Claudia. Non lo so io dove è Luca. Terra. Ancora. Mi fa schifo la Terra. Ti copre per due metri adesso e io ci sto provando a mantenere la promessa, a camminarci sopra, ma non ci riesco sapendo che ci sei tu sotto. Ho la sensazione di calpestarti a ogni passo, di farti del male. Casa Ci resto sempre più spesso adesso e vorrei che ci fossi tornato anche tu. Ho imparato ad ascoltare il russare dei miei genitori e a guardare mia nonna camminare piano. Se fossi qui insegnerei anche a te a farlo. Non è difficile. Basta chiedere aiuto.
  4. ITG

    Un momento di armonia

    Ciao @Alessandroperbellini, non credo di aver mai letto nulla di tuo quindi ne approfitto per darti il mio personale benvenuto in officina. Dalle precedenti note deduco che quello che hai scritto è un episodio che ti è capitato realmente, personalmente credo che scrivere qualcosa di autobiografico sia un’arma a doppio taglio, paradossalmente c’è il rischio forte di non riuscire a trasmettere del tutto le sensazioni provate, anche perché nello scriverle, in un certo senso, si finisce per riviverle, per cui alcuni passaggi vengono dati per scontati e altre immagini vengono, consentimi il termine, sopravvalutate perché, magari, ci hanno coinvolto emotivamente in un particolare momento. Dal punto di vista formale non ci sono grossi appunti, la scrittura ha una struttura che funziona. Eviterei di indugiare su alcuni particolari che rallentano il ritmo e che suonano un po' come ripetizione. In questo incipit, ad esempio, esprimi tre volte lo stesso concetto: sei spaesato. La struttura è nuova, quindi non conosci la planimetria e ti sei perso. Troppe spiegazioni per una frase di incipit. Toglierei casa per lo stesso motivo. è necessario specificare il motivo che innesca il disagio? Questo proprio no! Questo passaggio non mi è chiaro. Quando scrivi "di tanto in tanto qualcuno" immagino che sia una cosa che accade spesso, però prosegui descrivendo un episodio specifico. Credo che questo sia il nodo centrale del racconto, dovresti estenderlo un po' a mio parere. A rileggerti
  5. ITG

    Guanto di Sfida

    Proviamo con @Kuno. Ti va di far partire questa sfida?
  6. ITG

    Guanto di Sfida

    Ok, chiederei allora disponibilità a @Black
  7. ITG

    Guanto di Sfida

    Salve, mi permetto di chiedere aggiornamenti a @Nerio. Nel caso in cui non fosse disponibile come si procede?
  8. ITG

    Guanto di Sfida

    Tocca a me? di già? ok! Sfido uno degli autori che più apprezzo, il bravissimo @AdStr. Genere mainstream Chiederei a @Nerio di arbitrare.
  9. ITG

    Forse per sempre

    @Poeta Zaza, @DragonAether, grazie del passaggio. In verità ho scritto questo breve frammento (che romanza un episodio realmente accaduto) mentre guardavo vecchie foto scattate durante un viaggio fatto a Genova con la ragazza che da qualche mese è diventata mia moglie. Non sono d'accordo, ci sono paure insensate che in alcuni casi fanno tenerezza, ad esempio un bambino che piange quando la mamma si allontana per qualche minuto. In verità volevo restare sul vago, può essere interpretato come dietro un qualsiasi oggetto, ma la mia idea era quella di intendere anche un "lì dietro" temporale, nel senso: cinque anni fa ma sembrano un attimo fa, quasi adesso, quasi qui. Ho provato a giocare un po' con i tempi verbali, raccontando al presente eventi passati. Nel momento in cui si svolge il fatto non hanno ancora mangiato le orecchiette.
  10. ITG

    Forse per sempre

    Commento
  11. ITG

    Forse per sempre

    Ci siamo noi 5 anni fa lì dietro, e una canzone di De Andrè che non smetti di cantare. C'è una fila di mezz'ora per un piatto di orecchiette che mia madre farebbe meglio, ma tu ancora non lo sai e continui a leggere le recensioni su TripAdvisor. Ci sono i tuoi occhi che guardano una ragazza alta con un jeans che le stringe gambe magre e culo piatto, ha le lentiggini, una sigaretta tra le dita e un'aria annoiata. Mi dici che è bella, io ti rispondo con una smorfia poco convinta della bocca. Le lanci un altro sguardo, alzando gli occhi e aggrottando la fronte. Mi piace quando osservi così le cose, con un sapore infantile e quel timore in sottofondo di aver davanti un mondo troppo più alto di te. Ripeti che è bella, lo dici convinta e senza invidia. Io penso che tu lo sia di più ma non te lo dico. C’è la strada che porta al porto, l’aria salmastra che condisce una brezza sottile e tu che ci cammini dentro, qualche metro avanti a me. Ti giri per essere sicura che io ci sia, con un movimento della testa che tiene dentro tutta la dolcezza e la preoccupazione di chi si è sentito abbandonato per un attimo. Mi vedi, sorridi, continui ad andare avanti e io continuo a seguirti pensando che, forse, potrei farlo per sempre.
  12. ITG

    Amore Giovane

    Ciao, il racconto non è male, anche se in alcuni spunti sa di "già sentito", ma, a onor del vero, sarebbe stato difficile fare altrimenti dato l'argomento che è, di per sé, già leggermente inflazionato. Ti lascio qualche nota. Parto dalla tua premessa leggendo ho interpretato la storia come un amore omosessuale giovanile, o quantomeno una cotta. Infatti il narratore parla di se al maschile: e poi fa cenno a particolari e modi di comportarsi tipicamente maschili, come giocare a pallone ecc. A riguardo mi ha sorpreso la reazione della madre: mi rendo conto che siamo nel 2019 e che per fortuna i pregiudizi verso gli omosessuali sono ridotti ai minimi termini, ma da una madre mi sarei aspettata un cenno di sorpresa, a meno che non avesse già colto l'orientamento sessuale del figlio. Riesci bene a delineare l'immagine dell'albero, non mi trova d'accordo il verbo intravedere quando parli del palazzo. Qualche riga dopo, infatti, spieghi che i due ragazzi hanno provato a guardare la cameretta nell'altro palazzo: forse mi sbaglio, ma mi suona strano il fatto che si provi a cercare una stanza in un palazzo che si "intravede". Il verbo intravedere, cito la Treccani, ha significato di: vedere indistintamente o di sfuggita, e per lo più in lontananza, spec. quando c’è scarsa visibilità o gli oggetti si mescolano e confondono tra altri. In altre parole, se io riesco appena a vedere il palazzo come posso pensare di vedere all'interno di una finestra? Mi permetto di sottolinearlo anche perché, su questo verbo, si reggono anche alcune immagini che riporti dopo, tipo: Queste sono sensazioni in cui siamo passati tutti, è come se ogni gesto chiedesse di essere interpretato... si può restare intere settimane a riflettere su uno sguardo fatto o non fatto e, alla fine dello strazio, si arriva sempre alla stessa conclusione, che è quella che scrivi tu: per quanto possa far male, la situazione di bilico adolescenziale è atroce, anche se poi, con il passare del tempo, ti lascia un dolce ricordo nostalgico.
  13. ITG

    Mezzogiorno d'inchiostro 122 - Topic ufficiale

    :Una domanda sulla prima traccia. Devono essere coniugati tutti i verbi alla seconda persona? oppure è possibile formulare periodi del tipo "pensi che non sia la cosa giusta da fare, sebbene sembri la più naturale. In situazioni del genere è meglio riflettere prima di agire"
  14. ITG

    [MI 121] Maryxa

    Ciao @Vincenzo Iennaco, racconto scritto benissimo, di un eleganza stilistica non indifferente. Bravo come sempre. Saluti
  15. ITG

    [MI 121] Gennarino l'aporia

    @Edu ciao, questo racconto sfocia, a tratti, nella meccanica quantistica. Davvero interessante, sono argomenti in cui, seppur da profano, mi sono imbattuto diverse volte, ma non avrei mai immaginato potessero essere collegabili a questioni, come dire, "ormonali". Complimenti per l'originalità. Saluti.
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