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ITG

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  1. ITG

    Guanto di Sfida

    Facendo due conti il mio turno dovrebbe capitare in un periodo in cui avrò la testa altrove. Chiedo di essere inserito in fondo alla lista.
  2. @AdStr macché, @Kunoha improvvisato una giuria e io non ho capito chi dovevo pagare. Complimenti a @Lo scrittore incolore. L'ho votato anche io!
  3. @Edu firmo, firmo. Ma solo perché @paolati manca da troppo tempo
  4. ITG

    [MIXL] Edometro

    @Adelaide J. Pellitteri scusa, mi era sfuggito il tuo commento. Certamente necessità di una revisione molto corposa. Grazie del passaggio
  5. ITG

    [MIXL] Edometro

    Posso dirti che sono pertinenti e gradite, per cui grazie, innanzitutto. L'idea mi piaceva per cui ho provato a buttare giù qualcosa. In verità ho tentato di rimarcare il linguaggio parlato, forse sbagliando, ma lo trovavo più in linea con il testo. Ti ringrazio di nuovo per i suggerimenti, spero di avere tempo e voglia di ritornare sul testo per dare una sistemata. A presto @Befana Profana Magari ne fossi capace anche io. Grazie del passaggio @Alberto Tosciri @Lo scrittore incolore, contento che ti sia piaciuto. Ciao @Kunograzie del passaggio. Volevo rimanere lontano dalla concretezza, ma non lontano dalla credibilità e dalla coerenza. Terrò certamente conto della tua osservazione. Mi sono pentito di aver precisato nel Topic che ho scritto di fretta, ho sbagliato anche a dirlo in chat. I tempi del contest sono uguali per tutti e specificare di aver avuto poco tempo è stato come mettere le mani avanti ammorbidendo i giudizi. Di questo mi scuso. Grazie a tutti per i consigli.
  6. ITG

    [MIXL] Il naso d'Alice

    A dirla tutta lo avevo notato. Non l'ho segnalato perché non mi disturbava in maniera eccessiva. Ribadisco, lo trovo un testo ben scritto.
  7. ITG

    [MIXL] Dodici minuti, sei secondi e quattro decimi.

    @Lo scrittore incolore complimenti. Piaciuto davvero molto. La causa scatenante è molto originale, il licenziamento dalla Ferrari che innesca un meccanismo tale da portare Armando a fare tutto di fretta è un'idea meravigliosa. La questione dei rapporti con la moglie merita una menzione a parte, ti confido una cosa: non mi era mai capitato di ridere leggendo un testo, intendo ridere nel vero senso del termine. A rileggerti.
  8. ITG

    [MIXL] Il naso d'Alice

    Ben scritto @Befana Profana. Racconto ben calibrato e con un messaggio profondo che hai fatto arrivare con uno stile molto scorrevole. Piaciuto. A rileggerti.
  9. ITG

    [MIXL] Un venerdì pomeriggio in Questura

    Ciao @Macleo, un piacere ritrovarti in questo contest in cui siamo quattro (anzi cinque) gatti. Racconto gestito con la solita maestria. Modificherei giusto qualcosina che mi è risultato superfluo, tipo: che mi è sembrata un'osservazione un po' scontata in questa circostanza. O questo che mi è sembrata la precisazione di una freddura. Di livello le riflessioni che sei riuscito a inserire nell'atmosfera ironica che hai impostato. Inoltre mi ha fatto riflettere questa osservazione: mi sono chiesto più volte perché anche le persone per bene hanno una sorta di paura quando vengono, ad esempio, fermate dalla polizia o dai carabinieri per un normale controllo mentre si guida. Mi ha dato molto da riflettere questa tua frase. E' sempre un piacere leggerti. Alla prossima.
  10. ITG

    [MIXL] Il sole non scalda

    Ciao @Alberto Tosciri, devo ammettere che all'inizio ho avuto un po' di difficoltà a "entrare nel testo", passami il termine. Forse perché mi ha un po' disturbato la descrizione che ti cito, scritta senza dubbio benissimo, ma mi ha dato la sensazione di spezzare un po' il filo, nel momento in cui stavo iniziando a prendere confidenza con i personaggi. Mi rendo conto che, però, è un problema mio, sto avendo difficoltà a seguire ogni tipo di descrizione ultimamente, ho la sempre la sensazione che mi allontani dalla trama. Detto questo, la seconda parte l'ho trovata di ottimo livello. La gestione dell'incontro tra il frate e Don Gabriele è magistrale. Frate Giordano è un personaggio veramente ben caratterizzato. Ottimo pezzo per me. A rileggerti.
  11. ITG

    [MIXL] Edometro

  12. per la prima volta pubblico qualcosa senza rileggere. Siate buoni
  13. ITG

    [MIXL] Edometro

    Poco (Traccia di mezzogiorno) Estate Avevo diciotto anni quando Pierpaolo mi ha regalato l’anello. A quei tempi, tra diploma, amici e test dell’università correvo il rischio di diventare enorme anche io. Fui felice quando lo vidi, era lucente ed elegante, sembrava essere uscito da un libro, o da una favola. Di quelle che si raccontano alle bambine. Di quelle che avevano raccontato a me. Lo misi al dito e dopo un po' ci sono entrata dentro. Aveva le pareti lucide e lisce, quasi sembrava che mi potessi specchiare dentro. Ci costruimmo tutto quello di cui avevamo bisogno nel nostro anello: un piccolo tavolo per mangiare, un letto per amarci, una poltrona per riposare, un vocabolario di parole da raccontarci e finestre per guardare fuori. Autunno Ieri Milena passeggiava, l’ho guardata sbirciando dalle pareti del mio anello. Batteva sul marciapiede i suoi piedi enormi mentre il vento si insinuava tra le ciocche enormi dei capelli attaccati alla sua testa enorme. Ha provato a salutarmi quando mi ha visto, con un movimento rapido e dolce ha alzato la sua mano enorme e ha fatto oscillare le sue dita lunghissime. È enorme Milena, troppo. Non potrebbe entrarci - lei- in un anello come il mio. E non capirebbe. Mi amava Pierpaolo, e mi ama ancora. Mi ama come Milena non capirebbe, e io non posso fare altro che stare qui ad apparecchiare lo spazio che lui mi ha regalato. Sulle pareti lucenti dell'anello, se le lucido bene, posso scorgere il riflesso del bene che mi vuole insieme a quello della mia immagine. Mi piace lucidare le pareti dell'anello, così che quando lui le vede possa dirmi che sono stata brava. Le stesse pareti che mi proteggono da un mondo fuori che è grande, troppo. Come sono grandi le mani e i piedi e le spalle di Milena. Milena che cammina e mi saluta. E alza le spalle sorpresa quando io non rispondo. È che io non voglio andare fuori, qui ho ciò che serve a stare bene. È un mondo grande quanto basta a contenere il nostro amore e ha pareti spesse per tenerlo protetto da chi non riesce a capire. Ci bastiamo io e Pierpaolo, a me basta lui. Per questo, con il tempo, ho chiuso quasi tutte le finestre. Ne è rimasta una sul letto per distinguere il giorno dalla notte, e qualcuna in cucina per sbirciare fuori. Sono meno anche le parole che ci servono. Ora quasi non parliamo più, io non ho la bocca enorme e mi bastano poche parole per soddisfarla. Il nostro vocabolario è fatto di appunti e silenzi. Non facciamo entrare nessuno nel nostro anello, anche i miei genitori hanno smesso di farlo. Nemmeno per sapere come sto. Pierpaolo, o meglio noi (io e Pierpaolo), non vogliamo troppa gente tra i piedi. Non capirebbero: non è facile capire il bene che mi vuole Pierpaolo. Quando Pierpaolo è via mi rannicchio vicino alle pareti dell'anello e adagio la schiena seguendone la curvatura. Resto lì ad aspettare il suo ritorno. Il mio compito è aspettare, renderlo felice e orgoglioso di me, tenere il nostro mondo pulito e tutte le cose in ordine. Inverno Ho sbagliato qualcosa. Ho lasciato troppe macchie sulle pareti e Pierpaolo non è riuscito a specchiarsi per bene. La sua immagine non era troppo chiara e i suoi lineamenti apparivano deformati, quasi non sembrava lui. Ho sbagliato io e lui è stato giusto. Il mondo in cui vivo me lo ha regalato lui e io non riesco nemmeno a tenerlo bene. Ho capito il mio errore e abbiamo fatto in modo che non si ripeta. Me lo ha scritto Pierpaolo in modo che io possa ricordamene la prossima volta. Dovrei ringraziarlo per questo. I suoi sono solo appunti che mi lascia per insegnarmi ad amarlo di più. A volte temo di non riuscire a essere quello che Pierpaolo si aspetta che io sia. Per questo da qualche giorno sto iniziando a lasciarmi degli appunti anche io. A volte ricalco quelli suoi, altre ne segno dei nuovi quando resto sola. Sono appunti segreti che segnano le regole del nostro amore, affinché tutto possa andare per il meglio e io non possa più sbagliare. Lì tengo nascosti, li infilo sotto i maglioni grossi anche a primavera e dietro occhiali da sole nelle giornate di pioggia. Sono gelosa del nostro mondo e delle nostre leggi. Fuori il mondo comincia a farmi paura. È come se tutte le enormità che lo caratterizzano mi possano cadere addosso da un momento all'altro. Cerco di guardare fuori dall'anello il meno possibile. Anche quando devo uscire tengo la testa bassa per non guardare troppo e appena posso rientro tra le pareti dell'anello. Mi sono scritta un appunto sul polso sinistro, non devo più provare a scappare. Non so come mi sia venuto in mente. È successo stamattina, mi sono svegliata di soprassalto perché ho fatto un sogno strano. C'era Milena e le sue dita enormi che si aprivano e chiudevano formando un pugno enorme. Aveva anche lei un anello al dito che, però, poteva sfilarsi quando voleva. Ed era piccolo, così piccolo da poter essere chiuso in un pugno. E c'era suo marito Michele che ne aveva uno uguale. Due anelli piccoli che potevano anche sfilarsi dal dito. E lei poteva metterlo e toglierlo quando voleva. Mi sono girata nel letto e Pierpaolo ancora dormiva. Ho guardato il mio anello saldato al dito e le sue pareti che circondavano tutto intorno a me. Sono andata in cucina e non ho trovato la finestra. Avrei giurato a me stessa che ce ne fosse una proprio sul lavello. Ho avuto paura, una stupida paura, e ho preso a correre. Ho corso tanto fino a non sentire più le gambe, seguendo i contorni delle pareti del mio anello, del mio mondo. Ho corso tanto ma continuavo a tornare negli stessi posti. Passavo davanti al nostro letto, dietro il tavolo vicino alla poltrona di Pierpaolo. Ho capito che è così che funziona il mondo di chi ama, per quanto si possa scappare si finisce per tornare allo stesso punto. Spero che Pierpaolo non si sia accorto di niente. Senza la finestra sul lavello vivo meglio, riesco a gestire le cose che ho da fare senza distrazioni e pensieri strani. Non guardo fuori e nessuno vede me. Entra ancora della luce, quella che basta, da un piccolo foro che ho lasciato aperto. Pierpaolo non li merita pensieri strani, Pierpaolo mi ama. Io amo lui. Non abbiamo bisogno di tanta luce esterna noi. Noi, la gente non riesce ad afferrare il senso del nostro noi. Continuo a pensare alle grosse mani di Milena che possono tenere l'anello chiuso dentro. L'amore è fatto per chi è in grado di capirlo e sono così spaventata dal fatto che qualcuno possa inquinare il nostro, che possano fraintendere. È che l'amore può essere difficile da contenere quando è troppo. Lo capisco io Pierpaolo, ho imparato a farlo. E per certi versi è colpa mia. Non ho dato a lui un anello abbastanza forte da tenere a bada quello che prova, allora a volte il suo amore finisce per traboccare. Gli appunti che mi lascia sul volto sono il suo modo per dirmi che mi vuole bene, è il suo modo per ricordarmi che sono sua e che lui è mio. Non si sfilano i nostri anelli, siamo uno dell'altro e basta. Da quando non abbiamo più parole è il suo modo per dirmi che mi ama, e io devo proteggerlo, tenerlo chiuso, nascosto. Così ho chiuso anche l'ultimo foro che avevo lasciato sulle pareti. È che quell'unico raggio di sole che entrava finiva per colpire sempre sotto l'occhio sinistro, dove c'è il segno della mia inadeguatezza. Era come se lo cercasse, come se giudicasse anche il Sole. Non abbiamo bisogno della luce esterna, né del mondo. Farò in modo che le pareti diventino talmente lucide da splendere da sole. Sono felice così, adesso. Certo che lo sono. Ho trovato un modo per fare splendere le pareti come vuole Pierpaolo. Non serve detersivo, né sapone speciale. Basta bagnarle con qualche lacrima. Sono felice io, qui dentro. Certo che lo sono. Le lacrime non sono mie, servono solo a lucidare le pareti. Primavera Continuo a sbagliare. Ho chiuso tutte le finestre e non entra più luce ma sento rumori che arrivano da fuori. Passi enormi e voci enormi che camminano in un mondo enorme. Milena mi chiama a volte: dice che vuole aiutarmi, ma non capisce. Lei non capisce e io non riesco a spiegare. Non posso spiegare. Oggi ho sentito altri passi, erano piedi meno grossi di quelli di Milena ma crescevano man mano, diventavano più grossi a ogni passo. Era come se mi invitassero a uscire e camminare. E poi ho visto un ombra, non so come sia possibile. Ho controllato tutte le finestre e sigillato meglio i fori, senza luce non possono esserci ombre. Ma c’era l'ombra di una mano e pareva distesa verso di me come se volesse raccogliermi e portarmi via. Ho guardato in alto. Non l'ho fatto di proposito, ho sentito come una voce che mi chiamava, tante voci che mi chiamavano e ho alzato la testa. Era tanto che non alzavo la testa. Non ricordavo che fossi in grado di farlo, ma avevo tante voci a chiamarmi, tante mani a cui aggrapparmi e ho scoperto una cosa: l’anello, il nostro anello, quello che mi ha regalato Pierpaolo e che ha le pareti spesse che mi separano dall’esterno, non ha il soffitto. C'è il cielo sopra. E la luce. Entra la luce adesso, dall'alto. Non l'ho fatto apposta. Ed è tutto aperto. Ho paura che Pierpaolo lo venga a sapere, ma vedo più mani: quelle grosse di Milena e tante altre che crescono, si fanno più grandi, più forti. E sto imparando ad ascoltare le voci, mi chiamano, mi spiegano come fare a distinguere le ombre. Mi hanno detto che non sono sola, e che non è bene esserlo. Alcune voci, alcune mani, erano chiuse come me in altri anelli ma sono uscite fuori. Dicono che potrei anche io diventare più grande, avere tutto più grande, strapparmi di dosso i segni di Pierpaolo e uscire fuori. Estate Fuori. Ci sono uscita, mi sono aggrappata a quelle mani e mi hanno tirata su. Ho visto il Sole e, dietro le ombre e le voci, delle facce, delle persone. Mi hanno mostrato anche la mia di faccia, senza le distorsioni delle pareti curve dell’anello di Pierpaolo che me la facevano vedere più piccola. Ho tenuto la testa alta tutto il tempo, non voglio più dimenticare di essere in grado di farlo e non ho più così tanta paura che Pierpaolo mi scopra. Ho riaperto le finestre in modo che entrasse la luce. Ho guardato fuori e il mondo non mi è sembrato tanto enorme. Ho guardato i segni di Pierpaolo sulle mie braccia, sotto il mio occhio. Non ci ho visto amore, non più. Ho riprovato a correre lungo le pareti che circondavano tutto. C’era il letto e il tavolo, e la poltrona. Giravo intorno e vedevo sempre le stesse cose, facendo sempre la stessa strada. E mentre correvo si allargavano sempre più finestre, entrava sempre più luce e sentivo sempre più voci. E mi sono sentita, forte, più grande. Finché, su quelle pareti che continuavano a riflettere sempre lo stesso mondo, mi è sembrato di vedere una porta.
  14. ITG

    Andrej

    Ciao, vorrei provare a pubblicare in extremis per il contest perciò commento un po' come mi viene. Credo che sia la prima volta che leggo qualcosa di tuo e devo farti i complimenti, mi hai molto colpito. Hai uno stile personale e molto seducente, il racconto scorre bene dall'inizio alla fine. Non sono sicuro di aver colto tutto, da quello che ho capito Andrej è rimasto traumatizzato dall'incidente. Tuttavia la frase "Andrej non ricorda neanche com’era la sua vita di prima. C’era un’altra lingua, ma l’ha dimenticata." mi ha fatto venire il dubbio che fosse morto anche lui e la sua vita "adesso" che differisce dalla sua vita "prima" che non ricorda sia la vita post-mortem. In ogni caso, mi piace di più l'interpretazione del trauma che gli fa "vedere" i due ragazzi: Antonietta e Carlo. Rileggo e ti lascio commenti mano mano che proseguo nella lettura. Forte l'incipit, ti butti subito dentro il contesto. Sono due battute ma lasciano intuire che il protagonista è quasi "accerchiato". Questa è una qualità del tuo modo di scrivere che ho notato anche in altri pezzi del brano, inserisci i gesti caratterizzanti tra i dialoghi, è una cosa che mi piace molto e in cui sei molto bravo. Bello anche questo, il ragazzino è "succube" e tu lo fai vedere di traverso, senza pipponi esistenziali. Bravo ancora! Questa macchia sul viso è un altro particolare che mi ha acceso qualche dubbio, sono tutti morti e la macchia è il segno di qualche incidente? Ecco, nella prima lettura mi era sfuggita questa frase. Non sono tutti morti. Quindi Carlo è morto? però dopo mi dici che è "come lui" agli occhi di fragolone. Questo come lui non mi è chiaro... chi è morto e chi no? Questo è un particolare molto sottile. Ecco, Andrej vede i morti. Ormai mi pare chiaro. Questa è una finezza, ha una prima lettura mi era sembrata fuori contesto, invece rileggendo il brano l'ho apprezzata. Riporta il lettore a riconsiderare Andrej un bambino, nello stile molto maturo e riflessivo che hai adottato ci si poteva "distrarre". Ecco ora non ci sto capendo più nulla. Avevo dato per scontato, ormai, che la nonna fosse morta. Anche perché ha parlato con Carlo che è morto anche lui. Oppure no? Ok. Arrivato alla fine della seconda lettura penso di aver messo tutti i pezzi in ordine. Gli manca l'amico Carlo che è morto nell'incidente. Lui vede l'amico e si innamora di una ragazza morta vedendo la foto al cimitero. Anche se questa frase mi lascia qualche dubbio. Ha scavalcato il cancello del cimitero per tornare nella città dei vivi? @Torba scusa il commento confusionario, è la prima volta che provo il commento "in diretta". Al di là di qualche cosa che mi è sfuggita ho molto apprezzato il racconto, lo rileggerò con calma e di certo leggerò qualche altro tuo pezzo. Non ti conoscevo e sei stata una bella sorpresa. Alla prossima.
  15. Il libro di @Mister Frank lo prendo a prescindere, senza barattare commenti. La firma non la so cambiare. Quindi non mi resta che darti questi 4 commenti, poi vedi tu che te ne devi fare perché io non so a che possano servire. Una domanda, ovviamente non sono validi per inserire racconti, altrimenti che scommessa è? Giusto?
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