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  1. ITG

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 115 Topic ufficiale

    Ecco i miei voti: @Macleo @Vincenzo Iennaco @AdStr Mi spiace lasciar fuori @Kuno, bravo da fare invidia, e l'originale testo di @Joyopi. Mi scuso per i racconti che non ho ancora commento, rimedierò in fretta.
  2. ITG

    [MI 115] Monstermind

    ciao @Luna, ti hanno già sezionato il racconto, quindi evito di ripetere cose che ti hanno già fatto notare. Mi limito a dirti che, nonostante qualche difetto legato soprattutto alla fretta che la partecipazione al contest comporta, sei riuscita a trasmettere un senso di angoscia e a caratterizzare in maniera discreta il "mostro". A rileggerti.
  3. ITG

    [MI 115] - Cjan e l'osso

    Ciao @paolati, il racconto mi è piaciuto, anche perché ricordavo con simpatia i personaggi e la storia del cucù sotterrato, credo e spero che siano parti di un lavoro più ampio. Come ti hanno già segnalato, le note a fine testo distraggono la lettura perché costringono il lettore a fare su e giù con il mouse, ma è un problema da poco. Una buona prova. A rileggerti.
  4. @Macleo complimenti! sei riuscito a svolgere una trama complessa in così pochi caratteri caratterizzando personaggi, impostando equivoci fino ad abbozzare lo svolgimento di un processo. Sempre un piacere leggerti.
  5. ITG

    [MI 115] L'ombrello

    Ciao @Poldo, mi piace molto l'idea e il modo in cui la presenti. Il tuo è un mostro da cui siamo stati inghiottiti tutti, in maniera subdola e con una violenza di cui non sempre siamo consapevoli. Nell'incipit eliminerei "offerte speciali" e "tutto a metà prezzo" che, forse, rivelano troppo, lasciando solo "Tre per due" a fungere da indizio meno esplicito. Racconto piaciuto, a rileggerti.
  6. ITG

    [MI 115] - Il mostro

    Ragazzi grazie di essere passati e scusatemi se rispondi ai vostri graditi commenti con ritardo, ma ho avuto un paio di giorni veramente pienissimi. @AdStr, sono contento che tu abbia trovato qualcosa di buono in questo racconto. In verità non volevo tradurlo, ma inserire una sorta di “nota” per il lettore in modo da poter sottolineare che, all'interno del testo, avrei usato a volte “il mostro” e a volte “o’ mostr” riferendomi alla stessa persona. @M.T.grazie delle correzioni e del suggerimento per il finale. @Kuno, i tuoi consigli sono sempre preziosi. Rivedrò la punteggiatura. Il termine “invasione” in effetti mi preoccupava, ero indeciso se utilizzarlo, seminando qualche indizio, oppure continuare a insistere sull'equivoco narrativo, correndo il rischio di far diventare il testo troppo pesante. @Kikki @Befana Profana. In effetti è tornatene, ho sbagliato a scrivere. Grazie della nota Leggendo i commenti mi rendo conto che sono riuscito a rendere solo parzialmente quella che era la mia idea di partenza. In verità la mia intenzione era proprio “metterci chiunque”, caricando “il mostro” di una serie di stereotipi di diversità: un modo di camminare scomposto, come potrebbe essere quello di una persona diversamente abile, un modo diverso di potare barba e capelli, un colore diverso della pelle e il fatto di essere arrivato con un barcone. Nelle mie intenzioni il vero mostro sarebbe dovuto essere “il pregiudizio” che porta a indicare presunti mostri e che può portare ragazzi che hanno anche dei valori oggettivamente validi (scusate il gioco di parole), come l’affetto verso i nonni, a compiere atti scellerati. La cattiveria si può punire, il pregiudizio è un mostro più difficile da combattere, va sradicato e ha radici profonde: un nonno, un amico. @Vincenzo Iennaco, grazie del passaggio, contento che ti sia piaciuto. @paolati, mi spiace che ti abbia messo tristezza, purtroppo scrivere qualcosa di divertente è sempre più difficile. @Adelaide J. Pellitteri, grazie del passaggio e della nota.
  7. ITG

    [MI 115] - Il mostro

    link al commento
  8. ITG

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 115 Topic ufficiale

    Traccia di mezzogiorno
  9. ITG

    [MI 115] - Il mostro

    Traccia di mezzogiorno: "I nuovi mostri." Salvatore sciacqua il rasoio, lascia cadere l’acqua corrente tra le lame in modo che non vi resti della schiuma appiccicata sopra. Si allunga verso lo specchio e controlla la guancia sinistra, gli passa le dita due volte e poi fa scorrere l’intero palmo sul viso e sul collo. Ripone il rasoio nella custodia e apre la boccetta del dopobarba. Salvatore ha 19 anni e imita i gesti del nonno quando fa la barba, ricorda la minuzia con la quale sistemava le basette e la soddisfazione che traspariva quando si specchiava con il viso pulito e la pelle liscia. Un uomo solenne suo nonno, di quelli che hanno fatto la guerra ma non ne parlavano mai. Salvatore porta una sua foto nel portafogli, gli ha insegnato tanto, dice. Salvatore sa che il mostro passa ogni mattina alle 7:15, ha un passo scomposto, mani callose e peli ovunque, soprattutto sulla faccia: una barba ispida che dà un senso di sporco e primitivo. Lo guarda Salvatore, segue il suo incedere melmoso dalla finestra di casa, lo osserva mentre si siede su una panchina, come se nulla fosse e, mentre lo guarda, non riesce a smettere di chiedersi come sia possibile che la gente, il resto del paese, se ne possa star lì, senza far niente. Il mostro ha occhi grandi e pieni di rabbia e un’inconcepibile capacità di distruggere tutto quello che tocca. Salvatore ne ha paura ma non lo dice, sa che deve fare qualcosa, qualcosa che gli altri non hanno il coraggio di fare. Sa che il paese ne ha bisogno, per poter aprire gli occhi, per trasformare le parole in fatti. Il mostro alle 7:30 sale sull’autobus, l’A37 rosso che porta a scuola i ragazzini e in ufficio la gente che lavora onestamente. Salvatore ne segue con lo sguardo la traiettoria, come se con gli occhi potesse controllare che tutto vada bene. Gli si attacca un senso di paura e rabbia addosso finché non lo vede sparire dietro la curva della farmacia Ferrara. Sa che dietro quegli occhi grandi porta una carica di distruzione e violenza. Lo ha nel sangue il mostro, è così che è fatto. Ciro la pensa come lui, sono cresciuti insieme, culo e camicia da quando erano poppanti. È stato Ciro a chiamarlo così, o’ mostr, il mostro. Ciro che lo ha visto rubare, sporcare e far danni. Ciro ha un cuore grande, accudisce sua nonna, quando può, che vive da sola e con una pensione da miseria. Le porta un fiore la domenica mattina e un pezzo di cornetto di nascosto, senza dire nulla ai genitori. Si fidano l’uno dell’altro Ciro e Salvatore, condividono le speranze e si dividono le paure. Insieme, ne sono sicuri, possono affrontare tutto. O’mostr compreso. Non è il primo e non sarà l’ultimo. Ciro e Salvatore lo sanno. È un’invasione che li aspetta. Bestie disumane che finiranno per infettare il loro mondo, quello per il quale aveva combattuto il nonno di Salvatore e quello a cui si aggrappava la nonna di Ciro, nonostante gli acciacchi. Ciro e Salvatore lo avvertivano, meglio degli altri, con più lucidità. Non vogliono crescere sotto lo scacco della paura. Hanno la smania degli eroi e l’incoscienza dell’adolescenza dalla loro. Si chiamano fratelli Ciro e Salvatore, e si abbracciano forte prima di prendere i tubi di acciaio, di quelli che si usano per fare le tubazioni dell’acqua, e infilarseli sotto il giubbotto. Se ne stanno seduti, in silenzio. Aspettano che il mostro faccia ritorno, che esca dall'autobus che lo porta in giro insieme agli altri, alle persone per bene. Quando il mostro scende dall’autobus non hanno bisogno nemmeno guardarsi. Hanno solo voglia di mettere le cose in ordine e di chiamarle con il loro nome, senza sfumature, senza attenuanti. Come faceva il nonno di Salvatore, che poteva permettersi di chiamare i froci semplicemente “froci” e le zoccole semplicemente “zoccole”, senza troppi giri di parole. Quando si trovano il mostro davanti non possono fare a meno di guardarlo in quegli occhi grossi. Occhi che nascondono violenza, loro lo sanno. Occhi che nascondono rabbia, loro lo sanno. Occhi che nascondono un mostro, loro lo sanno. Il mostro sorride spalancando denti bianchi tra la barba ispida e nera, inclina leggermente la testa verso l’alto, in cenno di saluto. Gli restano dietro Ciro e Salvatore, seguendone i passi e facendosi coraggio l’un l’altro, in attesa del momento giusto. Lo seguono, uno sulla destra, l’altro sulla sinistra, fino a un incrocio. È Salvatore a fare il primo passo, trascinando il mostro in un vicolo secondario. Ciro mira allo stomaco, con tutta la rabbia che ha in corpo. Il mostro si accascia e Salvatore molla un colpo dietro la schiena che lo stende. Il mostro e a terra. Salvatore e Ciro si danno il cinque prima di lasciar partire una serie di calci. Il mostro si copre il viso che inizia a riempirsi di sangue. Sangue rosso, come quello della brava gente. Ciro lo blocca con la suola dei suoi anfibi neri. Salvatore gli molla un altro calcio e gli sputa addosso. - Le bombe devono lanciare su quei barconi! Tornate al tuo paese nero di merda! Gli urlano, prima di andarsene come eroi che hanno compiuto la missione. Il mostro resta fermo, con i grandi occhi chiusi e le mani giunte, come a chiedere scusa. Scusa. Per i suoi occhi grandi. Per la sua barba ispida. Per essere arrivato con un barcone. Scusa. Per quello che dice la gente. Scusa. Per essere un mostro.
  10. ITG

    [MI 114] Barcellona 2

    Ciao @AndreaSilver, questo pezzo è davvero forte. Parti con un’immagine pittoresca, il che funziona benissimo. In una battuta riesci a caratterizzare la smania e la dipendenza del protagonista. Poi spargi dettagli invece che creano il contesto senza far perdere il ritmo. In questa parte dai informazioni sul dove, sui chi e sul come senza rallentare il racconto immergendoti in descrizioni. Direi inizio folgorante! Degna di nota è questa frase: poetica, triste e vera. Mi è capitato di passare in centri scommesse in cui la gente è letteralmente drogata. Qui mi piace come giochi con le parole: il richiamo alle carte da gioco è una vera finezza, visto che parli di un malato dell’azzardo. La storia della gastrite che gli indica le scommesse è geniale. Mi fai venir voglia di mangiare schifezze per testarla. La parte del sogno non mi convince del tutto. Ho avuto l’impressione che si spostasse eccessivamente l’azione, in un racconto breve forse è rischioso. Il finale mi è piaciuto, in linea con il personaggio. Per chi scommette esiste solo il finale aperto.
  11. ITG

    [MI 111] Sono Joshua

    @Joyopi grazie del commento. Credo anche io che diverse cose andrebbero riviste, ma quasi mai riesco a tornare su scritti vecchi.
  12. ITG

    AndC commenta La lista della spesa

    Ciao @libero_s. Il racconto non è male, ma comprerei qualcos'altro da bere. A rileggerti.
  13. ITG

    [MI 112] Le estremità

    Ciao @AdStr, scusa se ti commento a MI chiuso. Complimenti per il testo, nella presentazione delle scene ci ho visto qualcosa di Faletti, forse il modo in cui riesci a gestire le riflessioni dei personaggi senza far perdere l'alone di mistero che inneschi. Mi ha notevolmente colpito la struttura del brano, nonostante la complessità del tema sei riuscito a portare avanti la storia soprattutto attraverso i dialoghi, cosa, a mio parere, difficilissima (talvolta, in casi analoghi, ci si lascia tentare dall'inserimento di qualche spiegone chiarificatore). A mio parere uno dei migliori brani del MI, ma purtroppo i voti sono solo 3. Bravo come sempre.
  14. ITG

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 112 Topic ufficiale

    Mi manca un ultimo commento, conto di farlo entro le 24. Innanzitutto complimenti a tutti, il livello mi è sembrato altissimo e grazie per la partecipazione. Non vorrei ripetere cose già scritte, ma è veramente difficile scegliere solo tre racconti, li ho letti tutti più di una volta. I miei voti: @Nerio @Vincenzo Iennaco @Plata Mi è dispiaciuto, davvero tanto, lasciare fuori dal podio un racconto notevole come quello di @Luca Trifilio. Grazie a tutti, è sempre un piacere leggervi.
  15. ITG

    [MI 112] Quindici anni dopo

    @Mundi Viator ciao. Il racconto è ben gestito, qualche piccola sbavatura dovuta alla fretta, ma nel complesso l'ho trovata una buona prova. Mi piace l'incipit, con la scena dell'ultimo boccone e il fatto che parti, per quanto possibile, da lontano, indugiando su un particolare che non è indispensabile alla comprensione della storia. A rileggerti. Non mi convince del tutto il finale capisco il tentativo di mettere in parallelo le due morti, ma trovo che chiudere con "la luce brillò" possa risultare più efficace.
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