Vai al contenuto

ITG

Lettore
  • Numero contenuti

    136
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

12 Piacevole

5 Seguaci

Su ITG

  • Rank
    Sognatore

Contatti & Social

  • Sito personale
    https://chemenefotte.wordpress.com

Informazioni Profilo

  • Genere
    Uomo

Visite recenti

1.225 visite nel profilo
  1. ITG

    Staffetta di Natale 2018 - Terza Tappa

    Ragazzi che dire? Mi viene da pensare alla finale di miss Italia quando la seconda classificata abbraccia la prima... Scherzi a parte, innanzitutto vorrei scusarmi con tutti per essere stato un po' assente, ho commentato poco e non ho partecipato molto alle discussioni. Purtroppo questo contest è coinciso con un periodo un po' particolare, ma ci tenevo a partecipare. Grazie a chi ci ha votato, stranamente abbiamo vinto la tappa con il racconto che, secondo me, era il peggiore tra i tre che abbiamo presentato. Grazie al mio socio @Vincenzo Iennaco, un autore che già apprezzavo ma che ho imparato a conoscere meglio in questi giorni. E poi vabbè, complimenti ai vincitori.
  2. Ciao @_Mari_, in verità ho ricopiato wikipedia, era un modo per scherzare sulla storia dei prequel e del sequel che aveva generato qualche malumore durante il contest.
  3. ITG

    Guanto di Sfida

    Posso prenotarmi?
  4. ITG

    [Natale 2018-3] Il colore della neve

    @libero_s, grazie del passaggio, contento che ti sia piaciuto. @Plata, è un messaggio alla moglie, che sia frutto di un flusso di pensieri o parole scritte su un foglio poco importa. l'idea era proprio quella di trasmettere il "probabilmente" senza fare cenno all'ultimo gesto. Grazie del passaggio.
  5. [Natale 2018-3,5 Fuori concorso] Come tutto ebbe inizio Cacao Il frutto della pianta (definito cabossa), si raccoglie un paio di volte all'anno, viene schiacciato e lo si fa riposare per circa una settimana, per poi estrarne la polpa ed i semi. Polpa e semi si fanno fermentare insieme per 5 o 6 giorni; durante questo periodo, la polpa si liquefa e viene eliminata. La fermentazione inattiva il seme, che smette di germogliare e provoca il rammollimento della polpa rimasta aderente al seme. I semi vengono sottoposti ad essiccazione al sole per bloccare la fermentazione. Il prodotto essiccato viene poi insaccato ed inviato ai centri di raccolta. Con la torrefazione, che dura fra i 70 e i 120 min, con temperatura variabile in funzione del prodotto che si vuole ottenere, si sprigionano gli aromi dei semi di cacao. Il grado di tostatura dipende dall’uso che verrà fatto dei semi: il cacao in polvere richiede ad esempio un aroma accentuato, mentre per il cioccolato si ricerca un profumo più delicato. I semi tostati e frantumati vengono miscelati secondo varie ricette: il dosaggio delle varietà di cacao fa parte dei segreti gelosamente custoditi dai fabbricanti di cioccolato. Il processo di preparazione del cioccolato vero e proprio inizia con la “miscelazione”. Partendo dall’ingrediente base della pasta di cacao, vengono aggiunti gli altri ingredienti necessari: burro di cacao, zucchero e vaniglia per il cioccolato “fondente”; come sopra più latte o latte in polvere per la variante “al latte”. Il “cioccolato bianco”, invece, non contiene pasta di cacao, ed è ottenuto da burro di cacao, zucchero, vaniglia, latte o latte in polvere. Una volta pressata la pasta di cacao, da cui è stato estratto il burro di cacao, resta il cosiddetto panello di cacao che contiene ancora un 10-20% di materia grassa. Attraverso un ulteriore processo di macinazione e vagliatura, dal panello si ottiene la polvere di cacao e, dopo l’aggiunta di zucchero, il cacao in polvere zuccherato. Latte Il latte è un liquido bianco secreto dalla ghiandola mammaria delle femmine dei mammiferi, che si caratterizzano come distinta classe zoologica anche per questa fondamentale particolarità. Chimicamente è un'emulsione di olio in acqua, con globuli di grasso di dimensioni molto variabili, da 0,1 a oltre 10 μm. Latte e cacao Ingredienti 25 grammi di zucchero bianco (granulato) 10 grammi di cacao in polvere Latte Passaggi 1. Prendi un cucchiaio leggermente più piccolo di un cucchiaio da tavola. 2. Aggiungi abbastanza latte per creare un impasto abbastanza spesso e grumoso nella parte inferiore della pentola. 3Accendi il fornello a fuoco basso. 4 Metti la pentola sul fuoco e mescola costantemente. 5.Quando il miscuglio non avrà più grumi, versalo in un bicchiere. Ecco, io non voglio dare ragione alla madre di Aaron, per carità, è stata una stxxxza, ma -caro mio personaggio al quale non abbiamo dato manco uno straccio di nome- ci voleva tanto a seguire le istruzioni?
  6. ITG

    L'immobile indifferenza del cielo

    Ciao, è la prima volta che ti leggo e devo dire che non mi sei dispiaciuto. La tua è una scrittura ricercata e, per questo, inizialmente mi è risultata piuttosto ostica, ma scorrendo il testo e assorbito il ritmo il racconto si legge in maniera scorrevole. Questa caratteristica la ritengo pregevole, avere uno stile proprio e riuscire a trasmetterlo al lettore. Provo a fare qualche osservazione: forse dopo impettita ci vuole una virgola, ma non sono un maestro della punteggiatura. Leggendo questa frase mi è sorta una domanda: il pacco è stato trasportato a mano dal portiere, conteneva oggetti piccoli, suppongo che, durante il trasposto, si siano mossi all'interno, per cui mi suona strano che le lettere possano essersi tutte posizionate nello stesso angolo. Forse erano in un plico o legate con una sorta di elastico? Ripetizione Penso che si capisca quello che gli passa per la testa semplicemente citando l'arma da fuoco, eviterei di caricare il concetto, anche perché la forma interrogativa stona un po' con lo stile ricercato che hai mantenuto per tutto il racconto. Ripetizione anche qui, ma credo sia voluta. Nel complesso niente male, a rileggerti.
  7. ITG

    Staffetta di Natale 2018 - Terza Tappa

    Squadra Gingerbread
  8. ITG

    [Natale 2018-3] Il colore della neve

    Ci ho provato. Una sera di marzo a dirti senza parlare che, forse, non era stato uno sbaglio esserci amati, anche se avevi solo diciannove anni ed era bastata una volta; che non doveva per forza essere una vita rovinata la nostra e che quello che portavi nella pancia non era una disgrazia. Ho provato a dirti che potevamo provare a volerlo che quella notte non fosse solo una notte, invece di imporcelo. Ti ho stretta un sabato di giugno, avvolta in un vestito bianco, tra gli applausi di chi ti vedeva fare la cosa giusta e i tuoi occhi che sembravano dire il contrario. Ho provato a baciare la tua pancia che cresceva e a sentire i calci con la mano, ad assistere al parto e a cambiare i pannolini. Vorrei vederti sorridere, almeno quando torno a casa dopo una settimana fuori o la domenica mattina quando preparo la colazione, anche se sbaglio le dosi e metto troppo cacao nel latte. Lo so che non sono un santo e che per quanto riguarda le buone intenzioni ne progetto in abbondanza ma ne costruisco poche. È che sono un architetto della felicità, disegno bellissimi castelli che poi non riesco a realizzare, invece la vita è fatta per i costruttori, gente che prende le giornate come mattoni e le posa una di fianco all'altra per costruire mura alte e chiudersi dentro. Come in una cella, all'interno della quale sentir passare i giorni, miglio dopo miglio, fino all'ultimo. Ho comprato un giocattolo ad Aaron per Natale, una macchinina elettrica abbastanza grande da farci entrare un altro bambino dentro. Avrei voluto spiegargli che il mondo è da scoprire e che la vita può essere vissuta a braccia aperte per accogliere le cose belle e stringerle forte e che la differenza tra una cella e un castello la fa il modo in cui ci vivi dentro. Mi piace prenderlo in braccio, alzarlo, fargli vedere le cose dall'alto, in modo che possa capire che ci sono diversi modi di osservare. Ieri l’ho trovato con un paio di guantoni pronto a prendere a pugni il mondo. Arrabbiato, senza sapere bene per cosa. La rabbia, ad Aaron, gliela abbiamo trasmessa per osmosi. L’ha respirata, incanalata e ora se la porta dentro. Non è giusto e mi chiedo di chi sia la colpa, se mia che non sono riuscito a portarti sorrisi, o tua che li hai trovati in altri posti: nella mia stessa carne, nel mio stesso sangue, ma non in me. Lo so. Non so da quando, ma lo so. Forse dal primo momento. E non so nemmeno come abbia fatto a capirlo, non per gli sguardi. No di certo. Come avrei potuto? nemmeno ricordo l’ultima volta che ci siamo guardati negli occhi. Non sono arrabbiato con lui e non so se chiederti scusa, né se ne devi tu a me, dopotutto siamo quello che siamo e non sempre riusciamo a farci qualcosa, ma ci sono intere notti che non riesco a chiudere gli occhi e li lascio spalancati nel buio. Ho imparato a guardarci dentro, dopo qualche minuto l’occhio si abitua e si possono riconoscere gli oggetti, ma non si riescono a distinguere i colori, così ogni cosa si trasforma in una figura con contorni accennati e colorazioni in scale di buio. Ed è così che sento la mia vita adesso, un palcoscenico con uno sfondo nero su cui si muovono figure che riesco a malapena a decifrare. È lì dentro che mi muovo anche io, in modo confusionario, senza copione, lentamente per la paura di inciampare: sono l’eroe e l’antagonista, attore principale e comparsa, la malattia e la cura. Ci sei anche tu a volte, almeno credo. Hai gli occhi, i capelli, il viso avvolti nel buio. So che sei tu ma è come se non ti riconoscessi. Aaron l’ho lasciato fuori, lo avverto distante a volte, ma ne sono felice. Lui nel mio mondo buio non ci è entrato, l’ho lasciato a colori, in un dimensione a parte in cui riesco a malapena a buttare l’occhio. Nevica, il giardino di casa e ricoperto di bianco e si intravede a malapena la sagoma del marciapiede che delimita il vialetto. Il mondo è bianco fuori e mentre guardo la neve cadere provo a immaginare come sarebbe vederla cadere all’interno del mio palcoscenico nero. È nera anche la neve al buio lo sai? Ho lasciato che questi anni scivolassero in silenzio sperando, che, come la neve, le giornate potessero accumularsi fredde fino a coprire tutto sotto uno scudo di ghiaccio bianco e candido. Ho creduto, vigliaccamente, che tutto il marcio potesse restare sotto e che avrei visto rifiorire qualcosa una volta tornato il Sole. Mi sono aggrappato ai gesti, alle cose da fare perché andavano fatte o perché le ho sempre fatte, come svegliarmi e partire per il lavoro, spaccare la legna e accendere il camino. Ma ora ho freddo, anche se è mattina. E vorrei essere altrove, anche se è domenica. E continuo a vedere tutto nero, anche se fuori è una distesa bianca. E non basta aver acceso il camino. Ho ancora freddo.
  9. ITG

    l'interrogazione

    Ciao @Lauram ho trovato il racconto "sorprendente", ti scrivo il perché. La parte iniziale mi ha fatto storcere il naso, innanzitutto la frase ha qualcosa che non va, credo che sia sbagliata la coniugazione verbale, direi "di chi sa di aver studiato" oppure "di chi vuole mostrare di aver studiato". Tuttavia, quello che non mi ha convinto nella prima parte non è la forma, che, a parte qualche piccola sbavatura, è più che buona, quanto un eccessivo ricorso a figure che mi suonano un po' come cliché. Ad esempio, il prof un po' goffo e imbranato, non saprei... è un immagine un po' inflazionata, è vero, gli hai aggiunto una nota caratteristica come lo strabismo, ma proverei qualcosa di più forte. Oppure eviterei di insistere troppo sulla questione, eliminando una frase tra: mi rendo conto che è una questione di gusti personali, ma insistendo troppo quella che potrebbe essere una caratteristica divertente finisce col diventare ripetitiva. ok, sono cattivo, ma nel 90% dei racconti che hanno adolescenti come protagonisti compare qualcosa di "preferito", che sia una maglia, una camicia, o, come in questo caso, un pantalone. Nulla di male, per carità, ma anche questo mi suona come qualcosa di già sentito. In questa frase, invece, mi sei piaciuta, hai mostrato una condizione sociale ed economica difficoltosa senza dirlo esplicitamente, descrivendo dettagli in grado di lasciarlo intendere. Bene anche qui, e ti spiego il perché: quando ho letto questa frase mi sono detto "ecco, ci risiamo con le solite cose, che senso ha specificare che quelle pagine non erano da studiare? perché insistere ancora sulla materia? non basta aver spiegato che la materia è Epica, che deve essere interrogata ecc? Invece, in questa breve frase, hai introdotto silenziosamente il "colpo di scena finale". Ed è a partire da questo punto che il racconto ha iniziato a sorprendermi, perché prende una strada diversa da quella che avevo immaginato. Bella frase. Quanti ricordi in questa frase, una sensazione orrenda che vivevo praticamente un giorno sì e l'altro pure (non sono mai stato un tipo preciso e sbagliavo sempre a segnare i compiti per casa). Ecco la sorpresa, quello che mi sembrava il solito "pippone" sugli amori adolescenziali si conclude in un modo tragicomico, povera ragazza, al suo posto sarei morto. E' proprio il caso di dire che "al cul' non si comanda". In conclusione, il racconto è buono anche se migliorabile, nulla da dire sulla forma anche se proverei ad asciugare il tutto evitando di insistere su alcune cose che risultano un po' ridondanti , mi piace la parte in cui fantastica la protagonista, sono sensazioni che abbiamo vissuto tutti e non sono mai facili da descrivere. La gestione complessiva mi è piaciuta, sei riuscita a condurre il gioco come volevi, portando il lettore al finale della storia senza fargli capire dove volevi andare a parare.
  10. ITG

    Bestseller

    @Macleo , non mi convince. Il termine "giorno" potrebbe mandare in confusione il lettore. Con il termine "giorno", infatti, si intendono talvolta le ore della giornata prima del tramonto, o comunque ore in cui il Sole è ancora alto. Leggendo mi si è configurata l'immagine di quest'uomo che rientra in casa dopo una notte passata fuori. Cosa ha fatto durante la notte? Direi che la questione merita di essere approfondita in un secondo momento. Io toglierei la testa al toro semplificando il testo con un più efficace: xx
  11. ITG

    [Natale 2018 - 2] Il latte col cacao

    Chi ha detto che lo abbiamo trascurato? Aspetta il terzo capitolo e capirai...
  12. ITG

    Il cappotto giallo

    Ciao ragazzi, mi permetto di lasciarvi qualche osservazione. Il pezzo è indubbiamente scritto bene, scorre lineare ed è estremamente chiaro. Tuttavia è proprio questa estrema chiarezza che, secondo il mio parere, risulta essere il principale difetto del brano. Parto dall’incipit Per quanto riguarda la struttura della storia si parte introducendo una situazione potenzialmente drammatica che promette sviluppi non indifferenti; però dal punto di vista stilistico non mi convince, in tre periodi fornite una quantità eccessiva di informazioni: 1- Il nome e il mestiere del protagonista 2- che ci è stato un omicidio 3- che il sospettato è un parente che sono tutte riferite allo sviluppo della trama, non ho il tempo e il modo di familiarizzare con il protagonista, non ho instaurato alcuna forma di empatia. Mi potrebbe essere utile conoscere qualche dettaglio per immaginarmelo, tipo il colore dei capelli o la montatura degli occhiali, la marca di sigarette; qualsiasi cosa in grado di crearmi un’immagine di lui. Scritto così ho avuto la sensazione di leggere un comunicato stampa. Mi permetto di suggerire l'aggiunta di una cosa tipo: “ Francesco Pacini pulì per l’ennesima volta le lenti degli occhiali prima di alzarsi nervoso dalla scrivania” che potrebbe aiutare il lettore a formare un'immagine, una scena. Ancora informazioni a raffica. Certamente scritte in maniera corretta, senza errori, chiare, ma mi arrivano come informazioni, non le "vedo". geolocalizzazione mi pare poco naturale per un dialogo, direi "posizione" anche se non è il termine corretto mi ricorda il linguaggio parlato. Toglierei "tipici" non perché sia scorretto, ma, da lettore ignorante in materia, non conosco quali siano i segni per cui, se mi vengono evidenziati con il termine "tipici", mi aspetto che mi vengano in qualche modo indicati. Probabilmente è esclusivamente questione di gusti, ma le frasi che ho barrato secondo me sono superflue, rallentano il ritmo senza dare informazioni aggiuntive. A partire da questo punto il racconto si accende e procede con maggiore ritmo, annoto solo qualche piccola cosa: superfluo. mi è sembrato forzata la scelta di farli incontrare al Bar, hanno avuto una crisi marito e moglie e la donna si vede al Bar con un altro uomo? davanti agli occhi del marito? lo trovo indelicato e poi in un racconto sarebbe stata più accattivante una tresca nascosta. Non mi piace la scelta di fargli indossare lo stesso cappotto, capisco il voler sottolineare il legame affettivo con l'indumento, ma rischiate di fargli fare la figura del fesso così. Piaciuto il finale, molto evocativo.
  13. ITG

    Staffetta di Natale 2018 - Off topic

    Complimenti ai vincitori, grazie a chi ci ha votato e al mio compagno di squadra @Vincenzo Iennaco. Affiliamo gli artigli per le prossime battaglie.
  14. ITG

    [Natale 2018-1] Miracolo di Natale

    Ciao ragazzi, questo racconto l'ho trovato interessante sotto molti aspetti. L'inizio in in medias res ci proietta immediatamente in una stanza di ospedale e lascia intuire un racconto basato su una tragedia imminente. Tuttavia quella che sembra essere la vicenda su cui è incentrata la storia viene sviluppata attraverso i gesti e le riflessioni dei protagonisti tipo: per poi essere risolta con una frase sola Attorno a questo nucleo narrativo centrale, che in termini di spazio (consentitemi il termine) e caratteri è secondario, si ramificano quelle che sono le vere tragedie del racconto: una figlia infelice, una moglie cornuta e una famiglia ipocrita. Mi è sembrato un piccolo gioco di prestigio narrativo, si mette davanti agli occhi del lettore una cosa per poi svilupparne un'altra. L'effetto è stato quello di lasciare una sorta di retrogusto amaro e malinconico. In conclusione, sebbene da lettore io preferisca uno stile più veloce, il racconto mi ha colpito. Bravi, a rileggervi
×