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Guero

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Tutti i contenuti di Guero

  1. Guero

    Collins S. - Hunger Games (serie)

    Ordunque, se ne parlava fin troppo largamente in altri topic, ho preferito aprirne uno apposito. Hunger Games è un libro del 2008 uscito in Italia un anno dopo, a cui hanno fatto seguito altri due libri, dai titoli italiani davvero nauseabondi: "La ragazza di fuoco" e "Il canto della rivolta". Il film di recente uscita (maggio 2012, ho ancora il biglietto conservato ) e campione d'incassi ha fatto schizzare la saga in vetta alle classifiche anche qui in Italia. Katniss vive nel Distretto 12 di Panem. La struttura geografica del Paese (in un futuro post-apocalittico) prevede la presenza di dodici distretti che con la loro manodopera si occupano di soddisfare il fabbisogno della Capitale che prende l'originalissimo nome di Capitol City. A governare tutto c'è un Presidente che assomiglia molto di più a un dittatore. In passato i Distretti erano 13, fino al giorno in cui il tredicesimo non decide di dichiarare guerra alla Capitale. La Capitale vince e, per non essere troppo indulgenti, rade al suolo l'intero distretto. Ma ciò non basta. Per ricordare a tutti quel gesto sconsiderato ogni anno da ogni Distretto vengono sorteggiati un ragazzo e una ragazza di età compresa tra i 12 e i 17 che verranno mandati a Capitol City come Tributi, dove si sfideranno in un'arena in una lotta all'ultimo sangue, ripresa da migliaia di telecamere e mandata in onda, a mo' di reality show. L'ultimo a rimanere vivo potrà tornare a casa ricoperto di ricchezze. Qualcuno di voi lo ha letto? Lo avete amato? Lo avete odiato? È uno young adult e voi snobboni succhiasaggi di letteratura indiana del diciottesimo secolo non lo avete neanche preso in considerazione? Io vado di fretta e rimando a stasera un mio commento approfondito di ciò che penso riguardo alla saga, ma vi prego di tirar fuori tutto quello che avete da dire, evitando possibilmente spoiler a chi non ha ancora letto i suoi due seguiti. A voi la parola, e non siate troppo duri nei giudizi che poi ci rimango male
  2. Guero

    Dove fate i vostri acquisti?

    Come da titolo. Dove concentrate i vostri acquisti letterari? Avete una libreria di fiducia dove acquistate abitualmente? Vi affidate agli economici centri commerciali? Amazon è il vostro Dio? Ormai ci date dentro solo col Kindle e addio cartaceo? Personalmente ho appena scoperto le meraviglie di Amazon. Catalogo vastissimo, almeno per ciò che cerco io, so che molti utenti leggono testi ricercati di difficile reperibilità, e in quel caso non saprei..., consegne lampo, prezzi sempre scontati del 15%. Insomma, mi trovo meravigliosamente. L'alternativa sono le grosse catene di negozi (Feltrinelli, Fnac, Auchan, Mondadori...) che solitamente offrono sconti interessanti. Una volta avevo il piacere di andare in una libreria della mia zona, in cui preferivo pagare qualche euro in più o aspettare settimane per l'arrivo di un libro, anche solo per chiacchierare con i proprietari, persone squisite, Purtroppo la libreria ha chiuso e quel rapporto non sono riuscito più a instaurarlo con nessuno. Ormai c'è una freddezza micidiale da parte dei commercianti, e, mi duole dirlo, anche una certa ignoranza. A questo punto buonanotte al secchio e non mi venite a dire che comprando nei centri commerciali si distrugge la microeconomia locale perché non mi interessa. Io cerco servizi, qualità e, perché no, convenienza. Ormai ci sono alternative molto più economiche a quella della piccola libreria di paese sfornita con proprietari antipatici, sgarbati e incompetenti (ovviamente ci sono delle dovute eccezioni, ma la stragrande maggioranza di posti in cui ho comprato era così) Io sono di Napoli, da noi c'è una via che si chiama Port'alba con decine e decine di librerie (sì, tutte ammassate in un unico viale...) che all'esterno mettono tutti vecchi libri o qualcosa di invenduto a prezzi stracciati. Spesso compro anche da lì approfittando di occasioni (Coelho a 5 euro, in perfette condizioni, grandi classici a due euro e così via...) Il discorso è diverso dal punto di vista fumettistico. Anche se online potrei acquistare a prezzi più convenienti, preferisco ancora recarmi in fumetteria, dove per qualche sorta di cameratismo nerd il rapporto con i proprietari/commessi è sempre ottimo e cordiale. C'è una passione comune, rispetto reciproco e tanta voglia di urlare con facce esaltate: "hai visto Cap che ha dato una "scudata" in faccia a Ciclope? Che figata". Ok, dopo questo sproloquio notturno do a voi la parola, fatemi sapere che sono curioso, anche per quanto riguarda la questione piccole librerie/grossi centri commerciali.
  3. Guero

    Ragazzine in shorts e polemiche estive

    Un mio amico è stato pestato in metropolitana per via del suo stile particolare (piercing, tintura di un colore non comune ecc). In quel caso in molti gli hanno detto "sei pazzo ad andare in giro così". Mi sono sentito molto triste per il mio amico. Molto triste perché c'è della gente che ti picchia se hai i capelli blu. Ancora più triste perché il pazzo, per molti, è quello che si tinge i capelli e non quello che usa la violenza in maniera così gratuita. Io tutta questa degenerazione nella gioventù di oggi, spesso dipinta come la progenie di Satana in persona, non la riscontro, ma a parte questo credo che pensare anche solamente che l'uso di un pantaloncino corto possa in qualche modo far scattare la molla dello stupro sia quantomeno retrogrado. Pensare che una donna debba scegliere con cura i vestiti e che il suo primo pensiero davanti allo specchio debba essere "oddio, ma se metto questa gonna poi mi stuprano?" mi ripugna. E non oso immaginare cosa potrebbe pensare una persona stuprata di quell'articolo e di alcune osservazioni mosse in questa discussione. Che amarezza.
  4. Guero

    Quali sono i libri che vi hanno commosso?

    Io piango alla fine di ogni saga che ho amato ^^ Anche se il finale non è tragico, piango perché mi mancheranno i protagonisti (Hunger Games, Harry Potter, Il Signore degli anelli, Percy Jackson). Piango per le morti tragiche di personaggi che ho amato (Le Cronache del ghiaccio e del fuoco). Piango per gli amori non corrisposti (Le notti bianche) e per i genitori che muoiono (Molto forte, incredibilmente vicino). Sono un frignone, insomma ^^
  5. Guero

    Clare C. - Shadowhunters (serie)

    Oh, ho segnalato che ci fossero spoiler ma ho dimenticato di aggiungere il tastino per nascondere le recensioni ^^" Se qualche moderatore potesse intervenire sarebbe il massimo
  6. Guero

    Martin G. R. R. - Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (serie)

    Assolutamente. Titolo validissimo. Certo, qualche POV noiosetto c'era, ma ci si risolleva al massimo con gli altri, quindi è bilanciata la cosa
  7. Guero

    Martin G. R. R. - Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (serie)

    Ho finito il mese scorso La Danza dei Draghi.
  8. Guero

    Clare C. - Shadowhunters (serie)

    Ho letto i primi tre libri della saga. Ho trovato il primo divertentissimo e coinvolgente, il secondo pietoso e il terzo passabile. Posto di seguito le mie recensioni anobiiane (molto poco tecniche, ma che in sostanza dicono tutto) dei volumi due e tre dove dico quello che per me non funziona nei suddetti. Ho leggiucchiato che a qualcuno sono piaciuti molto, quindi un confronto è sicuramente interessante Ci sono spoileroni infiniti, quindi se non avete letto i libri statene alla larga Città di cenere Dolore e tragedia. Non perché il libro faccia soffrire per i temi trattati eh, il libro fa soffrire per le stronzate colossali che ci son state ficcate dentro. Shadowhunters è una saga ignorante, non in senso dispregiativo, ma è uno di quei libri che puoi leggere anche col cervello mezzo spento. Se il primo libro della saga a me era piaciuto tantissimo proprio per questo, e cioè il bearsi della sua ignoranza e puntare tutto sull'intrattenimento e sul classico triangolo amoroso del genere, qui la Clare si scontra con la sua incapacità di gestire una trama complessa, ma anche tutto il resto. Tutti i nuovi personaggi sono caratterizzati poco e male, la trama è così piena di buchi che manco si contano (qualcuno mi deve spiegare perché Valentine non ha ammazzato Maia la lupacchiotta subito dopo aver """ucciso""" Simon). Ridicolo, retorico, con la storia d'amore peggio gestita di tutti i tempi, personaggio maschile principale odioso, trovate banali, cattivo poco carismatico... Mi dispiace davvero, perché io al primo Shadowhunters ho dato cinque stellette eh, mi ero proprio entusiasmato, anche perché il soggetto è buono. Salvo una sola cosa di questo libro: Simon vampiro (anche questa cosa in realtà è stata rovinata, adesso mettiamo pure i vampiri al sole... Madonna che schifo). Niente, io continuerò la saga perché sono curioso, ma spero in un miglioramento. Delusione: 5 stelle. Città di vetro Dopo la delusione del secondo volume di questa saga non mi aspettavo nulla più che un'altra vagonata di merda. Il mio masochismo mi ha comunque spinto alla lettura di questo volume e una cosa da dire subito c'è: è nettamente meglio del suo predecessore. Fatta questa doverosa premessa procediamo con ordine. Perché Città di vetro è meglio di Città di Cenere? Semplice, perché la Clare non deve fare i conti con una qualsivoglia trama. Se in città di cenere un'accozzaglia di eventi senza senso spezzava il ritmo e aveva come unico risultato lo sbigottimento, qui la trama lineare aiuta l'autrice a concentrarsi sui personaggi che abbiamo imparato a conoscere senza scadere in errori agghiaccianti. Ora, l'assenza di trama in generale va annoverata tra i difetti, ma se l'autrice è incapace di gestirla è molto meglio quando non c'è. Infatti Città di vetro si beve in fretta. Il ritmo è molto alto, alcuni cliffhanger sono ben piazzati, qualche colpo di scena c'è. Questo è il buono. Poi c'è il marcio. Innanzitutto il rapporto Clare/Jayce è quanto di più stereotipato e noioso si sia mai visto. Sempre le stesse situazioni ridicole del tipo "le sfiorò la spalla e si bagnò tutta" scritte in modo diverso ma il cui succo è questo. Il rapporto Alec/Magnus che pure riceve un power up improvviso e immotivato, con una scena epica in cui durante un'apocalisse demoniaca Alec chiede a Magnus "perché non mi hai richiamato". Giuro che ho dovuto chiudere il libro e prendermi una pausa. Altri dettagli che non vanno: l'autrice non sa da che parte stare con Valentine; è cattivo, però no c'è dell'umanità in lui, però no è proprio un cattivone, però assolutamente no perché non esistono i buoni e i cattivi, però no deve uccidere suo figlio però non è mica pazzo. Questa incapacità di tratteggiare un profilo ben definito spoglia Valentine (una delle figure che più avevo apprezzato nel primo capitolo) di tutto il suo fascino. Anzi, risulta quasi più attraente il suo bravo figliolo demoniaco, che almeno è un bastardo e basta, si è fatto inquadrare per bene. Ancora, la Clare non riesce a gestire i poteri dei personaggi. Esempio? Magnus Bane. A volte sembra che potrebbe sconfiggere Superman in un incontro di boxe e a volte sembra che le prenderebbe pure da me. O Valentine, che senza spiegazioni del perché e del percome uccide con una proiezione uno shadowhunter iperaddestrato. O Clary, che crea Rune ultrasgrave ma che poi ne se ne può disegnare una che le permetta di correre più veloce quando serve. La mia personale interpretazione è che la Clare scriva un po' a casaccio, estraendo dal cilindro delle supermosse iper potenti per tirare fuori dai guai i propri personaggi. Infine la cosa che più di tutte mi ha lasciato di stucco: il discorso di Valentine con l'Angelo. Roba da dar fuoco al libro. Perché quindi le tre stelline? Perché innanzitutto è un due mezzo, ma anobii non conosce mezze misure. Poi qualcosa di buono come dicevo c'è: alcuni personaggi sono davvero interessanti (su tutti Simon, Lucian e Hodge, le scene d'azione sono coinvolgenti e l'impostazione del romanzo lo rende godibile e spinge il lettore a voltare pagina. E per me un libro che mi spinge a voltare pagina e non mi annoia durante la lettura merita quasi sempre la sufficienza. Ave atque vale. PS: Ma il PALESISSIMO PLAGIO a Rosemary's baby? Sono morto dalle risate.
  9. Commento: http://www.writersdr...117#entry257117 La sede della redazione distava pochi chilometri da casa di Samantha, ma il brivido di una corsa mattutina nel traffico del centro la svegliava meglio di qualunque caffè, che comunque non prendeva. La vita era già così amara. “Ma puoi metterci lo zucchero nel caffè!”, protestavano insensatamente i suoi amici e colleghi. A volte addirittura i conoscenti. Ogni volta le toccava spiegare che preferiva tè e cioccolata calda e che nessuno era ancora morto per questa sua predilezione. Da sempre lottava contro l'invadenza della gente, che spesso sfociava nel ridicolo. “Perché in questa foto hai i capelli blu?”, “Perché hai baciato una ragazza?!”, “Perché alla tua età non hai ancora un fidanzato?”. Tutte domande a cui si poteva rispondere semplicemente con un bel “perché no?”. Ma Samantha sapeva che rispondendo così avrebbe fatto spalancare ancora di più gli occhi dei suoi seccanti interlocutori, che non avrebbero perso occasione di sparlare della bizzarria di quella donna dalle enormi occhiaie e dalle orecchie un po' a sventola. E allora bisognava spiegare che da adolescente si sentiva diversa e che un colore di capelli peculiare le permetteva di esprimere tutta il suo anticonformismo, che l'esperienza saffica era avvenuta per gioco in una delle rare volte in cui si era ubriacata e che purtroppo non aveva ancora trovato l'uomo giusto. Una marea di stronzate. Ma rispondere che i capelli se li era tinti di blu perché il blu è un bel colore, che era attratta sessualmente da uomini, donne e transessuali e che l'idea di frequentare un uomo per più di due notti la inorridiva l'avrebbe trasformata immediatamente in Samantha, la schizzata ninfomane. La schizzata ninfomane ubriacona, se avesse aggiunto che si ubriacava una sera sì e una no nella penombra della sua lustra cucina dal design così moderno. Frenò di colpo a un incrocio bloccando il traffico alle sue spalle. A destra un'utilitaria gialla ricoperta di polvere fece lo stesso. Lei e la conducente dell'utilitaria, una donna veramente brutta, si guardarono per tre secondi buoni con aria di sfida prima di decidere, contemporaneamente, di ripartire. E ancora di frenare. Diversi clacson cominciarono a suonare dietro di lei. Ah, la bellezza degli insulti, meritati, di primo mattino! Fu stranamente l'unico intoppo del tragitto. Samantha sapeva di essere una frana al volante, come quasi la totalità del genere femminile, tuttavia trovava avventuroso scendere in strada ogni giorno e tentare l'azzardo del traffico. Dopo pochi minuti di guida relativamente tranquilla parcheggiò l'auto nei posti riservati ai dipendenti di Donna Indipendente (in un parcheggio condiviso dai dipendenti di una rivista di caccia e una di animali) ed entrò nell'edificio di tre piani sede della redazione. Da ragazzina, quando sognava di diventare una grande giornalista di cronaca nera, immaginava redazioni enormi con schiere di piccoli uffici separati da pareti leggere, un via vai di gente ed eccitazione a mille ogni giorno. Il primo impatto con la sede di Donna Indipendente era stato a tratti scioccante. Nonostante vi fosse approdata a venticinque anni, età in cui era molto meno sognatrice rispetto al cuore dell'adolescenza, quel buco le aveva dato un senso di claustrofobia. A quattro anni di distanza entrare in quello spazio di cinquanta metri quadri, nei quali una decina di persone lavorava gomito a gomito su due lunghe scrivanie, le dava invece un senso di pace. Le piaceva ascoltare il chiacchiericcio di Aria e Carrie, le lunghissime telefonate di Jenna al suo palestrato fidanzato spagnolo, Pablo, il rumore dei tasti battuti troppo forte da Spencer. Tutto contribuiva a rendere quell'ambiente accogliente quanto scomodo. Ormai riusciva a scrivere articoli decenti solo in quelle condizioni. Appena Samantha mise piede nella stanza, già gremita, la voce del direttore le piombò addosso rabbiosa. “Sei in ritardo, Samantha!”. “Scusami Boris”, mormorò nel tono più colpevole che riuscì a simulare. “Ti ho già detto che mia sorella è ricoverata da tempo e che sono l'unica che può starle vicina di notte, ma sicuramente l'avrai dimenticato, impegnato come sei. Cercherò di lasciarla con qualche minuto di anticipo la prossima volta. Scusami ancora”, concluse sedendosi tra Carrie e Lee, la stagista asiatica. Si godette l'espressione turbata del direttore che borbottò “Ma certo, ma certo che ricordo Samy, cara. Scusami tu. Un lapsus. Dopo lasciami l'indirizzo dell'ospedale e il numero della stanza, le farò mandare dei fiori. Cosa si manda in questi casi?” aggiunse meditabondo. “Dei girasoli andranno benissimo, Boris”. “Va bene. Ottimo, ottimo. Dovrai presentarmi questa tua sorella prima o poi! Come si chiamava? Stacey vero?” “Sì, Stacey. L'hai conosciuta l'anno scorso al party di fine anno...”. “Oh sì, certo. Scusami, scusami davvero. Oggi non sono particolarmente in forma. Allora... Sì, parliamo del programma della settimana”, annunciò, allentando appena il nodo della cravatta gialla. Boris commissionò una dieta a Roberta, il pezzo da novanta, chili, di quel campo. Affidò la compilazione di un nuovo test a Lee e chiese a Samantha di intervistare un'attricetta locale sul set di una nuova fiction di serie z. Routine. Boris era un direttore fantastico. Stralunato e dalla pessima memoria, impegnatissimo in mille attività. Lasciava ampi margini di manovra a tutti i suoi dipendenti e difficilmente si lamentava degli articoli, spesso bislacchi, che le ragazze tiravano fuori. In aggiunta era puntuale nei pagamenti. Quando il capo lasciò la stanza, dimenticandosi di chiedere a Samantha l'indirizzo dell'ospedale, Carrie sorrise e chiese: “Dì un po' Sam, da quando hai una sorella? Stacey, giusto?”. “Da stamattina. È così facile con Boris, quasi mi dispiace...”. Stacey. Da quel giorno lo zombie nello specchio aveva un nome.
  10. Guero

    Cosa ne pensate di questa trama?

    Ci tenevo solo a precisare che, almeno per me, scrivere un romanzo con una trama che ricorda i manga non è un reato penale o una cosa poco dignitosa. Ci sono dei manga con trame che i libri nei negozi se le sognano.
  11. Guero

    Oggi mi sono comprato (angolo delle mani bucate)

    Kobo Glo
  12. Guero

    L'ultimo film che avete visto

    Ma a quelli dell'Academy stanno sulle palle un bel po' di persone. Prendi Di Caprio, dovrebbe vincerne uno all'anno di oscar. Per non parlare di Inception non candidato a "miglior film".
  13. Guero

    L'ultimo film che avete visto

    Altro capolavoro! Un capolavoro sopra le righe, mi è piaciuto un sacco. Pieno di tamarrate. Nero si presta tantissimo, bravo bravo bravo.
  14. Guero

    L'ultimo film che avete visto

    Django! Quello di Corbucci. (In attesa di vedere quello Unchained).
  15. Guero

    L'ultima serie tv che avete visto

    Titetio, Breaking Bad è uno spettacolo di regia, montaggio, sonoro, sceneggiatura e recitazione. Dagli una chance. Game of Thrones altro capolavoro, ma i libri sono dieci spanne sopra...
  16. Guero

    L'ultima serie tv che avete visto

    Maratona Breaking Bad fino all'ultima puntata messa in onda. Che roba. E ho quasi finito la seconda stagione di Boris, che mi ha preso molto meno della prima.
  17. Guero

    La voce del dolore

    Capote. Quel "sopra" alla fine è superfluo. Non capisco, perché "Stavolta l'aveva udita"? Risulta incomprensibile questo periodo senza conoscere prima il pregresso. Questi elenchi di azioni diventano snervanti, è tutto un "fece questo, fece quello". Dovresti cercare di mostrare quello che succede senza scendere in tutti i singoli dettagli. Intendevi "tepore"? Non continuo con l'analisi periodo per periodo perché la situazione della "lista della spesa" si ripete in continuazione. Mi dispiace, ma, secondo il mio modestissimo parere, non ci siamo. Non ci siamo né per lo stile, spezzettato, irritante dire, né per il modo in cui è trattato il tema, pieno di stereotipi e dialoghi poveri. Tutto molto retorico, tutto pomposo, con parole ricercate che a volte non c'entrano assolutamente nulla col tono del testo. Ti consiglio di rendere un po' più naturali i dialoghi, di snellire le liste di azioni e di dare un po' di spessore ai personaggi. A rileggerti. Ps: Alibi è una bellissima canzone! Adoro i 30STM (:
  18. Guero

    Michelino (parte prima) Capitolo II

    Periodo veramente lungo e poco fluido. Ti consiglio di spezzarlo, e di ricontrollare la punteggiatura. Ripetizione di "quella sera". Dopo il punto riscriverei così: "Carolone è un giovane belloccio e avvenente che quella sera aveva già portato una cinquantina di pizze, ecc. Gli toccava servire. Magari addenta, mastica. Ma ingoiare una specie di palla da biliardo è dura. Metterei un punto dopo la parola "Guendalina". Mi sembrano strane due cose: perché avere una reazione eccessiva come un cuore che non pompa il sangue per una ragazza che non gli è mai interessata se non per il sesso, che tra l'altro non gli offriva? E poi, è quantomeno bizzarro che una ragazza all'apparenza così pudica passi da un ragazzo all'altro in così poco tempo. Piccolo refuso, hai scritto "nell'" con tre "L". Ho preferito di gran lunga la prima parte, sia per stile che per narrazione. Il personaggio di Carlone mi risulta grossolano, bizzarro. Se proprio vuoi descrivere questo ritorno di fiamma da parte sua, dopo che per lasciarla è sparito per due settimane, dovresti parlare con più minuzia di questa sua caratteristica, magari ricorrente, perché così sembra tutto un po' campato in aria. Mi è piaciuto tutto quello che faceva da contorno, per quanto non originale o innovativo, ma forse il fatto che non mi convinceva tutta la parte principale mi ha influenzato nel giudizio. Ovviamente è solo una mia impressione, prendi quello che ti serve e continua la storia nel modo che ritieni più giusto (: Mi sento solo di ricordarti, ancora una volta, di fare attenzione alla punteggiatura, che anche qui denota qualche problema.
  19. Guero

    Troisi, Licia

    Io ho letto i primi due delle cronache e cento pagine del Talismano del potere. L'ultimo è un libro ignobile. Non è leggibile, non è godibile, non è niente.
  20. Guero

    L'ultima serie tv che avete visto

    Primi tre episodi della quinta stagione di Breaking Bad. Livelli sempre altissimi. Cranston è un Dio della recitazione. E poi 8x11 e 8x12 di How I met your mother. Ammetto di aver pianto
  21. Guero

    E l'avatar più bello?

    *fa sdraiare Kate su un tavolo e la taglia a pezzettini*
  22. Guero

    Una storia ordinaria. Capitolo I, parte 1.

    Quando ho cominciato a scrivere questa storia ho pensato "adesso scrivo una di quelle storie mainstream con una protagonista stereotipata e uno stile diretto, una di quelle porcherie che vendono tanto", ma poi mi sono perso nei miei soliti periodi intricati, ironici e critici. Uno fa presto a parlar male di 50 sfumature di... ma io non so se riuscirei a scrivere qualcosa di quel tipo
  23. Commento: http://www.writersdr...701#entry255701 Samantha osservava con un sopracciglio sollevato il suo riflesso nell'anta a specchio dell'armadio. Nonostante il terribile ritardo esaminava con minuzia, come ogni mattina, tutti i difetti del suo corpo. Questa masochistica disamina quotidiana, affermava Samantha omettendo accuratamente la parola "masochistica" in uno dei suoi ultimi articoli, l'aiutava a convivere con tutte le piccole imperfezioni che aveva imparato a conoscere e addirittura ad apprezzare. Sarebbe stata più sincera se avesse scritto che le dimensioni non contano. Malediceva ogni mattina le sottili smagliature biancastre che occupavano gran parte di fianchi e addome, e avrebbe preferito di gran lunga convivere con un nugolo di api piuttosto che con il seno piuttosto cadente che si ritrovava. Giorno dopo giorno, davanti a quello specchio, aveva perso la capacità di giudicarsi con criterio. Il più piccolo difetto soppiantava qualsiasi pregio e la contemplazione del brutto era diventata una pratica morbosa, consapevolmente deleteria e fondamentalmente inutile. E così gli occhi di un'intensa tonalità d'azzurro avevano perso ogni attrattiva vista la crudele vicinanza alle orribili occhiaie che sembravano farla uscire direttamente da un film di Romero. Anche la pelle cadaverica contribuiva a rendere vivida in lei l'immagine di morta che cammina, anche piuttosto goffamente, e poco importava che oltre a ricordare il colorito di una mozzarella la sua pelle fosse morbida e perfetta. Le labbra carnose poi... Di certo non potevano redimere quelle orecchie leggerissimamente a sventola. Quello che vedeva allo specchio era un modernissimo Dumbo Zombie con smagliature e tette poco sode. Però decentemente magro. Aveva scritto l'articolo “Lo specchio e l'accettazione” pensando che si sarebbe sentita meno sola sapendo che ogni giorno altre donne avrebbero seguito il suo esempio distruggendosi l'autostima poco alla volta, ma si era già pentita. Non perché avesse turbato il sonno di qualche casalinga di mezz'età in evidente sovrappeso, ma poiché poco dopo l'uscita del numero di ottobre di “Donna indipendente” decine di lettere avevano occupato la sua scrivania. Lettere in cui, inorridiva solo a pensarci, donne senza volto, sicuramente infelici, insicure e tristi, caratteristiche comuni a tutte le lettrici di Donna indipendente, la ringraziavano per averle aiutate a superare i conflitti con il loro corpo. Aveva quasi imparato a memoria un estratto della chilometrica missiva inviatale da uno sperduto paese di campagna dalla signora Clary Morgan: “Carissima Samanta” aveva iniziato, sbagliando il nome della sua carissima destinataria, “non potrò mai ringraziarla abbastanza per il suo ultimo articolo. Ogni mattina mi specchio a lungo. Per molto molto tempo, mi creda! Anche per un'ora se serve.” aveva specificato, suscitando un accenno di sorriso sul volto di Samantha che s'immaginava questa campagnola di mezza età ferma come una brutta statua dall'espressione appagata davanti a uno specchio. A trasformare il vago sorriso in autentica risatina ci aveva pensato il rigo successivo: “E badi, non mi interessa cosa pensa mio marito! Può anche gridarmi che sono ammattita a stare ferma e nuda davanti allo specchio, ma io so che funziona, so che mi aiuterà ad apprezzarmi per quella che sono, lo sento!”. Nella fantasia di Samantha il signor Campagnolo indossava pantaloni alla zuava lerci e laceri, una camicia a quadri sbottonata sul petto che metteva in mostra una quantità abnorme di peli e un cappello di paglia rovinato. Per completare la figura, niente affatto stereotipata, Samantha gli aveva piazzato in mano un forcone che sventolava in direzione della moglie, e mentre lo brandiva le rivolgeva pesanti insulti con un forte accento del sud, il tutto condito da mosche svolazzanti attorno a loro in una stanza sporca, con in sottofondo versi indistinti di animali tra i quali spiccava quello di un cavallo, evidentemente malaticcio. Quest'immagine così articolata su cui aveva fantasticato la divertiva tanto da spingerla a suggerire a Michael di farne una vignetta da inserire sulla rivista, anche se avrebbe perso l'impatto sonoro dato dal nitrito del cavallo (completamente nero, fatta eccezione per una piccola macchiolina bianca sulla zampa anteriore destra). Aveva anche già pensato alla didascalia: "L'uomo medio, demolitore di sogni". Il ragazzo, talentuoso, ma troppo mite e scialbo per i gusti di Samantha, aveva affermato che una vignetta del genere avrebbe potuto urtare la sensibilità delle donne sposate con contadini e che comunque era vagamente razzista come idea, liquidando la faccenda con grosso disappunto di lei. Michael, bello e antipatico, evidentemente non capiva; la vignetta avrebbe lusingato ogni lettrice. Su tutte, le mogli dei contadini. L'aver salvato donne dalla loro frustrazione rendeva Samantha inquieta mentre continuava a specchiarsi. Voleva insinuare in loro il tarlo del dubbio e renderle schiave della loro immagine proprio come lei, non aiutarle ad accettarsi. Stava pensando di scrivere un articolo sulla bellezza sottovalutata dei peli superflui femminili e l'evidente maschilismo alla base del concetto di depilazione per punirle mentre si vestiva. Sì, era una bella idea. Un articolo tanto illuminato quanto rivoluzionario, nonché tremendamente stupido. Avrebbe fatto faville. Alle nove e tre minuti era pronta nel suo ordinato tailleur firmato e, dopo un ultimo sguardo alla zombie bionda leggermente truccata che la osservava insoddisfatta dallo specchio, uscì dalla camera da letto.
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