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Nanni

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Tutti i contenuti di Nanni

  1. Nanni

    Nazzicare e possibili alternative

    Per non appesantireulteriormente la discussione a seguito del mio racconto per il MI 42, come da titolo. Qualcuno conosce e usa il termine "nazzicare"? E se no che parola usa per indicare il movimento di un tavolo o di una sedia con le gambe leggermente disuguali?
  2. Nanni

    Mondo, sola andata

    Titolo: Mondo, sola andata Autore: Nanni Malpica Collana: Versante est. Casa editrice: Delos Digital ISBN: 9788825407167 Data di pubblicazione: 23/10/2018 Prezzo:€1,99 Genere:Racconti di viaggio ed esotismo Pagine: 54. Quarta di copertina o estratto del libro: Alla fine degli anni Ottanta, Nanni Malpica mette le mani su un tesoretto di non trascurabile entità. Consapevole che non sarebbe durato all'infinito, decide di spenderlo nel migliore dei modi: convoca un paio di amici per progettare un viaggio, il primo di una lunga serie. Così cominciò la sua lunga stagione di viaggiatore. Senza sponsor, senza macchina fotografica. Bastava essere presente, sparire in sfondi esotici. Solo più avanti l'autore ricaverà dei racconti da episodi che gli erano rimasti particolarmente vividi nella memoria. Altri ne ha scritti utilizzando la fantasia, ma sfruttando comunque le atmosfere dei posti in cui è passato. E oggi sono confluiti in questa raccolta. Link all'acquisto: delos digital
  3. Nanni

    Storni

    Posto questi versi per graditissimo permesso dello staff e di Niko In particolare. Senza commento. Con un telefonino non posso. Gli storni passano infiniti dietro il vetro limpido della finestra. Il cielo è grigio ogni minuto più scuro, qualche gabbiano li accompagna. E questo è tutto.
  4. Titolo: Svegliarsi dal coma nel giorno di Ognissanti Autore: Nanni Malpica Editore: Calliope Prezzo: 12 Euro N° pagine: Non lo so ancora con sicurezza, dovrebbero essere intorno alle 170/180 Dunque, ecco il motivo il motivo per cui negli ultimi tempi sono stato alquanto appartato dal forum. Perché non ne ho parlato prima? Ve lo spiego più avanti. Intanto il libro: è una raccolta di racconti, la quasi totalità già pubblicati su Writers dream. Allora perché dovreste leggerlo? Almeno un motivo c'è: prima che l'editore ci mettese le mani a sua volta tutti i racconti erano stati corretti in base a quanto mi avete suggerito voi stessi. Potrebbe interessarvi verificare gli effetti delle vostre osservazioni. Inoltre, in base a quanto ho provato a suggerire, sono racconti che, almeno nelle intenzioni, si rafforzano l'un l'altro. Insomma, leggerli di seguito ne rafforza il senso. Sono racconti che esplorano vari generi, dall'horror alla fantascienza, all'umoristico eccetera. -Ma che ve lo dico a fare? Li avete già letti-. A unirli è lo stile che, piaccia o non piaccia, è il mio. C'è anche una postfazione molto dotta del editore, che spiega, in primis a me medesimo, perché siano scritti come sono stati scritti. E ora i punti dolenti, se vogliamo definirli così: la casa editrice sostanzialmente comincia con il mio libro, altri seguiranno a ruota e poi si vedrà come è andata. Ha una sede ma non un sito web. Nemmeno, almeno per il momento, una e-mail di riferimento. Non accetta quindi manoscritti in visione, per ora. è una nave che salpa nella nebbia senza radar o altre diavolerie moderne. Ovviamente è free, ma su questo avete solo la mia parola, tanto che non ho potuto nemmeno inserirla nelle liste del WD. Per questo non ne ho parlato finora. Mi sembrava tutto troppo vago e difficile da realizzarsi, e non avevo nulla di concreto da dire sulle modalità dell'operazione. E anche un po' per scaramanzia. Invece a giorni la stampa sarà completata, intanto è già prenotabile sulla maggior parte delle librerie online. E presto mi toccherà partire con un giro di presentazioni.
  5. Nanni

    Un giorno o l'altro mi sveglierò

    Commento: Bianche paludi Un giorno l’altro mi sveglierò, aprirò li occhi su un mondo ordinato: apparirà tutto lucido e netto, sistemato nella giusta prospettiva e profondità; la luce una sfumatura dorata che carezzerà la vista confortandola. Allora smetterò d sudare e agitarmi, niente più sangue incrostato sul corpo o sale nella mia bocca riarsa. Solleverò la schiena e sarò pronto a camminare per una strada bordata da alberi frondosi; senza nemmeno vestirmi e aprire la porta.
  6. Nanni

    Il Pulcino - [MI 117 - Fuori concorso]

    Commento: Perché proprio a me.nché L'avrei postato regolarmente in concorso, ma sono stato sabotato dal sistema e non mi è bastato il tempo. Beh, comunque racconto non è granché. Il muro che separava la sua cella d quella vicina sembrava posticcio, probabilmente un tramezzo di gesso che si poteva sfondare a calci. Non che Luco avesse intenzione di farlo. Lo preoccupava di più che fosse piano e con spigoli vivi a separarlo dalle pareti originali. Che in alto erano curve come l’interno di un uovo, almeno nella parte superiore. Luco si passò le mani tra i capelli, biondicci e diretti in ogni direzione immaginabile. Appariva poco più che adolescente, piccolo e piuttosto pingue. Nel separare i due ambienti una finestra bassa e larga era stata divisa in due. Una robusta grata la sigillava verso l’esterno, ma la si usare per parlare con l’occupante della cella vicina. – Che succede quando un uovo si rompe? - Chiese il giovane, con la guancia destra appoggiata alle sbarre della finestra – Per chi è dentro, voglio dire. – Che è libero – rispose l’altro. – Ma anche senza più protezione. Luco rimase qualche istante a rimuginare sul concetto. Qualcosa lo disturbava. Poco prima un secondino gli aveva detto che l’avrebbero fatto uscire, ecco cos’era. L’idea di un mondo esterno sconosciuto e pericoloso lo metteva a disagio. Tornò a informarsi dal vicino. – Sì, è vero – Rispose quello. – C’è un ribaltamento di poteri. Il vecchio governo crolla, uno nuovo sorge. Avrei potuto star zitto un paio di settimane in più e non sarei mai finito qui dentro, il tempismo è la mia specialità. Comunque usciremo presto. – Di che governo parli? – Disse perplesso Luco. – Dei capi dei secondini? Tu sai cosa c’è fuori? – Certo, sono qui da meno di un mese. E tu? – Da sempre. Non ricordo di essere mai uscito. Luco vide un ragno che si arrampicava sul muro, cercando di raggiungere la cornice oltre il quale il soffitto cominciava a incurvarsi. Era nuovo, non l’aveva mai incontrato prima. Uno di quei ragni dalle zampe lunghissime e dal corpo come una pallina. Gli sussurrò che, purtroppo, non avrebbero avuto il tempo di fare amicizia. Si sedette al tavolino dove consumava i suoi pasti ed ebbe un momento d’assenza, come spesso gli capitava. Entrò in un mondo di forme astratte che non riconducevano a nulla di conosciuto, eppure tra loro, tra quelle forme c‘era qualcosa che rimandava all’idea di un ricordo; forse era da lì che aveva avuto origine: da un mondo irreale. Sentì gridare il suo nome, si scosse tornando in sé, era il suo vicino che si faceva sentire attraverso la sua metà di finestrella. – Ti chiami Luco, vero. l’ho sentito dire da una guardia. Perché non Luca? – Non so. – Chi ti ha dato il tuo nome? – Non so. – Hai perso la memoria? – La memoria di cosa? – La memoria di dove eri prima. Ascolta: qualcuno deve averti insegnato a parlare, altrimenti non ci capiremmo. Chi? – Qualcuno dei secondini, forse. – No, non può averne avuto il tempo. Qualcuno fuori di qui. Prima. Perché ti hanno rinchiuso? – Perché sono matto. – Qui tutti siamo pazzi. Essere contro il regime automaticamente è essere pazzi. Ma cosa hai fatto, in particolare? – Niente. Fino a ora. Che si può fare qui dentro? Stava succedendo qualcosa. Le pareti, gradualmente, si smussavano, la cornice tra il soffitto e i muri spariva, il tramezzo di gesso progressivamente si incurvava e tutto diveniva traslucido. Era il momento di rompere il guscio. – Luco, ascoltami, ascoltami, torna in te! – Gridò il vicino. – È facile che ci siano disordini. I falchi di entrambi gli scheramenti sono pronti a ogni nefandezza. Facciamo così: quando sarà il momento cerchiamo di non separarci. Magari buttiamo giù questo tramezzo. – A Luco balenò l’immagine di una crepa che attraversava la parete come un fulmine in negativo. – Così quando aprono siamo nella stessa stanza. Non puoi andare in giro da solo. Non sapresti come ti devi comportare. – Non è vero che quando esci dall’uovo non hai più protezione. – Disse Luco. – No? – Rispose il vicino, strascinando la o. – C’è la chioccia. L’altro rise fin quasi a strangolarsi. – È vero. Stammi vicino, pulcino mio. E rimasero ad aspettare che il guscio si spaccasse in due.
  7. Nanni

    Mondo, sola andata

    Fatemi sapere cosa ne pensate, se vi va
  8. Nanni

    Il Pulcino - [MI 117 - Fuori concorso]

    Un refuso. Graie a te per il commento. Noto che vorresti asciugare il testo, tagliando tutto ciò di cui si può fare a meno. In linea di massima èè un buon suggerimento, però in qualche occasione elimineresti informazioni importanti, almeno per me. Per esempio. "Comunque usciremo presto" annuncia quello che sta per succedere e preferirei nn farne a meno. Per il resto terrò conto di quello che mi scrivi.
  9. Nanni

    Il Pulcino - [MI 117 - Fuori concorso]

    Grazie Kuno. Io molto contento.
  10. Nanni

    [MI 117] Perché proprio a me?

    Qualche annotazione, per cominciare. Mi sembra un po' piccolo, per essere un pappagallo. Almeno io di così piccoli non ne ho mai visti né sentito parlare. Dai, si capisce lontano un miglio che questo hai dovuto mettercelo perché era la boa! Potevi sforzarti un po' per inserirla in modo più naturale. Trova un perché. Non mi suona. Meglio "se c’era un motivo per cui avesse dato a me" Non sono né un amante né un esperto di gialli. Tuttavia mi sembra che questo, pur ridotto all'osso, funzioni. Ho apprezzato anche la citazione della Signora in Giallo. Un classico. Il linguaggio è molto basso - dopotutto è una parodia - funziona, ma qua e là ci sono delle forzature. Dato che il notaio era l'amante della signora avresti potuto sfruttare meglio l'immagine di lui che, in mutandine e giarrettiere, la frusta. Morire con simili immagini negli occhi non deve essere il massimo.
  11. Nanni

    Delos Digital

    Sono entrato in contatto - qui sul forum - col responsabile della collana "Versante est" che si occupa di viaggi. Giacché avevo svariati racconti basati su esperienze di viaggio glie li ho sottoposti e gli sono piaciuti. Risultato: in poco più di un mese i racconti sono stati revisionati, editati e riordinati fino a costituire uno smilzo libretto in digitale che dovrebbe uscire il 20 di questo mese. Grazie anche a un buco nella programmazione. Perché è vero che pubblicano moltissimo, ma i loro libri di esordienti - o di autori minori - sono spesso citati, quando non direttamente inseriti, in coda ai loro libri maggiori, anche libri di autori di notevole spessore, come Nancy Kress o Paul di Filippo. Insomma godono di un certo effetto di traino. Quando uscirà, incrociando le dita perché non ci siano contrattempi, aprirò una discussione nell'apposito settore, e chi vorrà si farà un idea del risultato.
  12. Nanni

    Jukebox

    https://www.youtube.com/embed/GGM3eIudIro
  13. Interessante affermazione. Credo che un appassionato di quella che viene definita "musica industriale" sia perfettamente in grado di apprezzare il suono di un martello pneumatico, inserito in una composizione. Viceversa mi sembra probabile che uno come Tommaso Marinetti dovesse avere una pessima opinione del suono di un ruscello che scorre tra i sassi. Tra parentesi: personalmente apprezzo molto il suono di un ruscello in un contesto naturale. Inserito in un'opera d'arte è facile che mi provochi seri sommovimenti intestinali. Il mio punto di vista, che in qualche modo si avvicina proprio a qualcosa che Nightafter ha detto più sopra, è che l'estetica non necessariamente sia il criterio migliore per giudicare un opera d'arte. Non lo è nel caso della merda d'artista di Manzoni, che probabilmente è anche una critica al concetto di estetica. Potremmo usare il concetto di "buona opera d'arte". Che non significa quasi nulla ma indica semplicemente che siamo contenti che esiste.
  14. Se la bellezza di un opera letteraria va valutata in base al successo che trova presso il pubblico - e, francamente, non mi riesce di trovare un criterio migliore - questo successo non può essere quello momentaneo, o relativo a una singola fase della sua esistenza. Per esempio cent'anni di solitudine ha avuto difficoltà nella fase della pubblicazione, ma oggi le cose sono completamente diverse. Viceversa non sappiamo quale sarà la sorte dei libri di Volo tra cinquanta o cent'anni. Ogni libro ha una sua vita e solo col tempo si riesce ad avere un'idea chiara della sua importanza. Piuttosto vorrei far notare che la bellezza non è l'unico criterio di giudizio possibile. Mi viene in mente, per esempio, la ricchezza di informazioni, ma ce ne sono altri. La letteratura non è solo intrattenimento.
  15. Nanni

    Giunti Editore

    No le cose sono andate in modo diverso. Quasi esattamente un anno prima, all'inizio di settembre, avevo mandato una scheda di presentazione del mio romanzo. Come, se non ricordo male, era richiesto. Qualche settimana fa mi è arrivata una lettera in cui si diceva che la precedente missiva era corrotta e dovevo rimandargliela. Una prima volta ho rimandato una copia della precedente, con la scheda del romanzo nel corpo del messaggio. Mi hanno risposto che mancava l'allegato, allora, nella terza EMail ho allegato scheda, autopresentazione e testo del romanzo. Da allora attendo risposta. Presumo stiano leggendo.
  16. Nanni

    Giunti Editore

    Ma io non gli avevo mandato alcun manoscritto. Da quello che avevo capito volevano solo la scheda, che gli avevo mandato nel corpo del messaggio. Solo la seconda volta che il loro agente mi ha scritto ho capito che volevano il testo in allegato.
  17. Nanni

    Giunti Editore

    Un anno fa gli invio la sinossi (scheda) di un mio testo. Pochi giorni fa mi scrivono dicendomi che il mio messaggio è arrivato loro corrotto e devo rimandarglielo. Dato che qualcosa non funziona nel vecchio indirizzo, invio direttamente al loro agente che mi ha scritto. Mi risponde che non va ancora bene perché manca l'allegato. Questa volta allego sinossi, brevissima autobiografia e testo completo. Deve andar bene perché l'agente non mi scrive altro. La situazione è interessante ma, a ben vedere, non hanno ancora letto niente. Aspetto sviluppi.
  18. Nanni

    Off topic. Ti taggo.

    Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz! @Zaccheo Thomas Nuti @Z.daleo @Zagara @Zedabonesnold @ZupTepi @Zoe Weltschmerz @zocoumpecepsy @zpaperoga@Zouga@Zack@Zef
  19. Nanni

    Il Nido

    Commento: Sintetici a 60° Per le persone adulte, il vecchio universo di quando eravamo giovani, regolato dalle leggi magiche del passato, sembra un sogno pieno di eventi oggi impossibili. Ricordo che si potevano affittare – costava quasi niente – un paio d’ali e poi si volava al Nido; l’edificio più alto della nostra amata città di un tempo, un groviglio di travi che svettava al cielo, su cui camminavi senza badare al rischio che una perdita di equilibrio ti proiettasse in caduta libera a ottocento metri dal suolo. Le indossavi, le ali, fissandole tra le spalle e la parte più alta del torace e andavi ovunque. Un piccolo computer semicosciente le rendeva sicure: quando si accorgevano che stavi cadendo ti riconducevano a una lenta e maestosa planata circolare; superavi il panico e riprendevi la direzione che avevi scelto. Chi, oggi si permetterebbe di affittare un paio di quelle ali prodigiose? Nemmeno si trovano più, diresti che hanno smesso di esistere! Era un gioco ed eravamo ragazzi, l’età giusta per giocare. Gli adulti oggi hanno altro da fare. Salvo che oggi gli adulti siamo noi e il Nido è ridotto a un ammasso di ferraglia arrugginita, piena di spigoli taglienti e troppo pericoloso per volarci attraverso, ammesso che si sia riusciti a trovare le ali per farlo. Ricordo quella volta che io e te ci andammo. Per me fu la prima volta, per te l’ultima, anche se non lo sapevi. Camminavamo sulle travi più strette, allargando le braccia per facilitare l’equilibrio. Non guardavamo in basso: nonostante la spavalderia che ostentavamo l’orrore dell’interminabile caduta si celava ancora in noi. In te più che in me, come appurammo quel giorno. Avevi lo sguardo della faina, vestito bianco e azzurro per mimetizzarti col cielo, ed era tutto così nuovo per entrambi. Io diciassette anni, tu sedici. Avevo la responsabilità di te, nulla doveva succederti e infatti non ti successe nulla, a parte quel piccolo incidente senza apparenti conseguenze immediate. Planammo con grazia su di una piattaforma senza parapetti che si protendeva dal corpo principale del Nido, piegammo i gomiti in modo da far rientrare le ali, ci sedemmo a un tavolino e ordinammo ciascuno un Mai Zi To Fit, il cocktail del momento. Non avremmo dovuto nemmeno sapere che esisteva, non avremmo dovuto conoscerne il nome o la composizione: acqua, zucchero di frutta, settanta parti su cento di alcol, endorfine e qualche neurotrasmettitore come la dopamina. E non avrebbero dovuto servirlo, non a chi avesse nostra età, quantomeno. Ma lì, più in alto di ogni altro edificio della città, le leggi erano più elastiche di quanto non fossero vicino al suolo. Bevemmo, tu ti alzasti, io ti guardavo e mi sembrava che tutto si stesse scomponendo negli enormi pixel di un’immagine decisamente troppo ingrandita. Poi il Mai Zi colpì, non avresti dovuto essere n piedi, dimenticasti chi eri e perché fossi li. Le tue braccia rotearono come in cerca di un appiglio, facesti un giro su te stesso e cadesti oltre il bordo, non prima di aver lanciato uno sguardo terrorizzato sotto di te. Risi, poi il lampo di confusione che era esploso nella mia testa si attenuò. Non avrebbe dovuto succederti niente e fu così, almeno riguardo al tuo essere fisico, ma, nel cadere, avevi stretto con forza le braccia intorno al corpo. Impedendo, in un primo momento, il moto delle ali. Andasti giù in caduta libera per un centinaio di metri, prima che il meccanismo di sicurezza riuscisse a forzare l’apertura delle ali; poi rimanesti a planare in un moto circolare, come promesso dal disclaimer del prodotto. Sembravi un gabbiano che usi una termica per risalire in quota, ma non andavi né su né giù. Avevi le braccia spalancate e la testa ciondoloni verso il basso, le palpebre chiuse e strette con tanta forza da rendere l'idea di essere loro a tenerti sospeso, artigliate a qualche invisibile sostegno. Mi tuffai a recuperarti. Ti afferrai per l’incrocio delle cinghie che ti attraversavano la schiena e ti riportai su. Ti detti degli schiaffi e ti riprendesti. Poi chiudesti gli occhi e ti lasciasti ricondurre docilmente fino a terra. Non ne volesti più sapere. Il Mai Zi aveva reso troppo realistica la tua caduta. Avevi avuto paura e, soprattutto, provavi vergogna per la tua paura. Questo lo capii più avanti. Io invece continuai a volare; il senso di libertà che mi dava era troppo forte perché vi rinunciassi. Frequentavo il Nido anche quando diventò un posto dalla pessima fama, popolato da criminali, asociali generici e individui politicamente eterodossi. Scoprimmo di avere idee opposte sulla questione. Con mia enorme sorpresa tu prendesti ad amare la disciplina, le corporazioni universitarie dal taglio militaresco, che nacquero in quegli anni, ti davano un senso di sicurezza. Per me era l’opposto, per qualche tempo non ci frequentammo più. Il governo chiuse il Nido che, senza manutenzione, cominciò rapidamente a decadere. Si coprì delle feci degli uccelli, dei veri uccelli, che ne avevano ripreso possesso, cominciò ad arrugginirsi e corrodersi. Per un po’ qualcuno continuò a frequentarlo di nascosto; ma era troppo pericoloso e presto nessuno ci andò più. Anche perché procurarsi delle ali fu reso difficile da una burocrazia concepita per rendere dura la vita a chi non si conformava alle usanze più diffuse e apprezzate. Io scrivevo. Alle autorità non piaceva, ma i miei erano trattati di logica, non inviti alla ribellione. Non c’era più una facoltà in cui potessi insegnare e vivevo di poco. Tu seguisti la tua strada verso il potere. Non quello del capo assoluto, preferivi lavorare nell’ombra, eri temuto senza che si capisse bene perché. Dicevano che tu proteggessi le arti e il pensiero libero dall’ansia azzeratrice dei tuoi compagni di clan, altri pensavano che la tua principale occupazione fosse rubare e collezionare capolavori artistici. Una sera ti trovai ad aspettarmi, in borghese, sotto casa mia. Ricordi? No, perdonami, mi lascio trascinare dalla retorica, tu non sei più in grado di ricordare alcunché e io non posso che piangerti. A meno che non sia vero che ora stai cavalcando negli sterminati terreni di caccia di Dio. Ma né tu né io abbiamo mai dato peso a queste baggianate. Mi dicesti che ora comandavate, avevate preso il potere assoluto e presto ci sarebbe stata una guerra. e Quel “noi” mi infastidì sopra ogni altra cosa, perché non mi riusciva di negare di farne parte. Volevi sapere cosa ne pensassi, c’era urgenza, nella tua voce. – Ho paura. – Risposi. – Come si fa a non aver paura della guerra? Non puoi dare alcuna garanzia su come finirà. – Anch’io ne ho. Ma non bisogna vergognarsi di aver paura. Capii che eri ancora lì, sul Nido, che cercavi di digerire il terrore provato in quella caduta, e la vergogna che da quel terrore si era generata. Apristi il cofano di una macchina anonima parcheggiata li accanto e ne tirasti fuori le sagome inconfondibili di due paia di ali ripiegate.. – Facciamo un giro? – Mi proponesti. Le guardai affascinato. Erano anni che non ne vedevo più. Le sistemammo intorno al torace, battemmo i piedi per terra e cominciammo a salire. Mi sentivo un angelo che vegliava sulla città, ma capii quasi subito di non esserlo. Quelle ali non erano uguali a quelle che avevo usato un tempo; attaccati alle cinghie c’erano un’infinità di pulsanti, piccoli quadranti, led di vari colori… poi tu azionasti una piccola ma potente torcia e cominciasti a illuminare angoli bui, rivelando ciò che poteva esservi nascosto; fosse un gatto, un barbone o due amanti. Quelle ali erano delle armi. Tornai a terra, quasi me le strappai di dosso e te le resi. Mi guardasti con tristezza. – Vattene. – Mi dicesti, con una voce che suonava roca. – Nasconditi, lascia questo paese, se puoi. – Tu sei venuto a chiedermi un parere. – Gli risposi – Non è vero? – Tu annuisti – Bene, è lo stesso: scappa, nasconditi. Lascia il paese. – Ma per me sarebbe tradimento! – Esatto: tradisci. Nell’interesse di tutti. Imboccai il portone e rientrai nella mia poverissima casa. La rabbia mi ha impedito di salutarti per l’ultima volta. Non finirò mai di chiedere scusa per questo, all’immagine che conservo di te. Perché presto la guerra cominciò, e non andò nel modo che era stato promesso. Le bombe caddero dove non sarebbero mai dovute cadere, persino il Nido, già in gran parte in rovina, fu bombardato. In quanto simbolo della nostra volontà di potenza. Non ebbero vergogna, i nostri autonominati capi a chiedere la pace, in cambio della possibilità di invecchiare tranquillamente e in libertà; ne avesti tu, invece, che conducesti le trattative e poi ti sparasti, firmato l’ultimo foglio. Nessuno riconobbe la tua grandezza. Vennero gli anni in cui si frugava tra le macerie in cerca di qualcosa che si potesse scambiare con del pane, poi quelli in cui si lavorava senza parlare e guardando verso il basso e infine quelli in cui fummo un paese come tutti gli altri. Persino ricco, a modo suo. Ma non ci sarà mai più un Nido dove giocare tra le nuvole. Ammesso che sia mai esistito. Dicono che quel ammasso di travi che domina i tetti siano, in realtà, i resti di un enorme impianto per la liquefazione del gas, ormai in rovina. Il suo tempo è passato, qualunque cosa sia stata, nella giovinezza, la misteriosa struttura. E non ci sarai mai più tu, mio dolcissimo amico. Che cadesti dal nido per avere bevuto qualcosa di troppo forte e non tornasti mai più su.
  20. Nanni

    Il Nido

    OK, non è una cattiva idea. Prima o poi dovrò revisionare il racconto, terrò conto di quello che mi hai scritto.
  21. Nanni

    Il Nido

    Guarda, tu mi citi l'ultima parte prima della chiusa. Ma qui, secondo me, non è più un racconto "alla seconda persona" piuttosto un racconto diretto con tanto di dialoghi. Può apparire un po' strano che sia raccontata a un fantasma, ma dovrebbe essere questo a giustificare l'apparente infodump. Naturalmente è possibile che al lettore questo suoni male ma mi risulta veramente difficile immaginare di scrivere diversamente questa parte, con tutte le tue indicazioni. Proverò a rifletterci. In più nel primo post avevi criticato la parte iniziale, o meglio, avevi salvato la parte finale, su cui ora basi la tua critica. Hai scritto: che il protagonista non sta immaginando di parlare all'amico, bensì al ricordo che conserva del proprio amico. Interessante stratagemma, forse persino risolutivo del problema, direi, ma che, giungendo nel finale, arriva decisamente troppo tardi. Allora, sempre nella mia visione, forse anche un cambio di intreccio, potrebbe risolvere... Questa sarebbe, in effetti, la mia intenzione, che però è rivelata molto prima: Ecco. Il protagonista riconosce che la sua è retorica, ma non riesce a farne a meno. Questo fin dal inizio. Per me, semmai, il problema è di farlo capire dalle prime battute.
  22. Nanni

    I racconti dell'Ottava Luna – Quarto ciclo

    Ho letto Cjan, di Paola T. Bello bello bello Ma è tutto un romanzo?
  23. Nanni

    Rondini

    Commento:ebbra te ne stavi di melanconia Rasando l’erba cacciavo via insetti. Volavano rondini sopra e d’intorno a me.
  24. Nanni

    Tuga Edizioni

    Vi ho mandato qualcosa anch'io. Debbo però segnalarvi che dalla mia casella di posta principale l'invio è stato rifiutato è ho dovuto usare un'altra casella di posta. Credo che il problema sia tutto del mio server. Spero che il secondo tentativo abbia avuto successo.
  25. Nanni

    Rondini

    Grazie @queffe. Anche per non avermi posto problemi metapoetici Sì, in effetti è superfluo Grazie @Ippolita2018
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