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Nanni

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  1. Della necessità o meno dell'editing

    Ma cos'è che costa? Non l'impaginazione ne la correzione di bozze... Non la pubblicità ne la distribuzione, che avviene solo per posta e a spese del destinatario. Insomma: come si arriva a un prezzo di copertina alto?
  2. Della necessità o meno dell'editing

    Non so bene come risponderti. L'unica cosa che posso dire è che tempo fa sono ricorso a un Print on Demand e il prezzo era veramente economico e si poteva chiedere anche che ti stampassero una copia alla volta. D'altra parte si preoccupavano anche di vendere il mio testo anche a distanza di tempo ed escludo che avessero il magazzino pieno di copie di ciò che stampavano.
  3. Proposte di Gruppi di lettura e Iscrizioni

    Ne ho letto (riletto)) l'80% - secondo il mio reader - Al momento ho interrotto la lettura per leggere un'altra cosa, ma ci metto poco a riprenderlo e finirlo.
  4. Era tirchio, ma così tirchio che non comprava mai il gruviera. Perché gli seccava pagare, con il formaggio, anche i buchi.

  5. Lepisma Saccharina

    Per la maggior parte i tuoi @Kikki, sono utili suggerimenti & correzioni di errori, di cui ti ringrazio, come ti ringrazio degli apprezzamenti. Ti lascio qualche controappunto principalmente dove ho l'impressione di non essermi fatto capire. Lasciando da parte il pesce che non è un pesce dovuto alla mia iimperdonabile presunzione. lo trovo fuori luogo, anche se condivido il pensiero mi sembra che stia bene nel flusso narrativo Qui - e altrove - ho introdotto la voce del narratore. Lo faccio spesso, è una specie di zoom-out. So che a molti non piace, ad altri sì. il fatto è che mi piace suggerire che ci sia qualcuno che racconta, come fosse una fiaba. pieno di sé Giusto. Mi è scappato. in teoria lui non dovrebbe neanche sapere dell'esistenza della luce, quindi non ne può sentire la mancanza, oppure ho capito male? Sempre con l'idea che si parli di un pesce in un acquario Ovviamente no, non si tratta di un pesce nell'acquario. Tuttavia l'osservazione non è peregrina. Infatti la lepisma è lucifuga. Ma per essere lucifaghi bisogna essere coscienti da cosa si fugge, no? In effetti più che indifferente dovrebbe essere contento dell'assenza di luce. Se le cose avessero continuato ad andargli come adesso, la sua fortuna... Scusa non ho messo tutta la citazione Dici che è meglio avrebbe? Forse hai ragione. seguendo la linea del suo corpo? Mi sono un po' impicciato in questa frase. Volevo dire che, essendo pesciolini d'argento molto più lunghi che larghi, si dispongono fronte a fronte come se fossero disposti su di una singola riga. mi sembra un po' ardita questa triripetizione A volte mi prende l'afflato poetico. So che dovrei controllarmi di più. come fa a essere felice di quanto successo se non se lo ricorda più? Forse potresti provare con qualcosa di diverso, tipo: avvertiva una sensazione di felicità che non riusciva a spiegarsi, perché la sua memoria era già ripartita da zero. Scusa, non è molto bello, ma volevo solo rendere l'idea Giusto: avvertiva una sensazione di felicità però, secondo me, non faceva alcun tentativo per spiegarsela.
  6. Lepisma Saccharina

    @Kikki Al tuo post rispondo più tardi, ora davvero non ho tempo, ma c'è una cosa che è importantissimo precisare: il "pesciolino d'argento" - Lepisma saccharina, appunto - non è un pesce, ma un piccolissimo insetto senza ali, che vive nelle fessure dei mobili e anche tra le pagine dei libri vecchi. Ho presunto che tutti lo conoscessero, perché estremamente comune. Ho presunto male.
  7. Lepisma Saccharina

    Commento: Le altre case Un pesciolino d’argento vagava nello spazio tra un mobile e il muro, tra minuscoli ciuffi di polvere. Il suo nome non era una vibrazione dell’aria, un suono o un rumore, ma una combinazione tra l’odore del suo corpo e sensazioni tattili, non era quindi pronunciabile ma semplicemente immaginabile. Pur con questa limitazione era un pesciolino d’argento molto pieno di se, e le cose gli stavano andando bene. Era nato circa un anno prima e aveva mutato pelle già quattro volte e due mutazioni prima aveva acquisto le scaglie metallizzate che avrebbero riflesso la luce, se luce ci fosse stata nel suo ambiente. Luce non ce n’era, ma lui non ne sentiva la mancanza. Trovò un caccola nasale grande quanto il suo corpo, forse lasciata dall’uomo che aveva montato l’armadio, vecchia, anzi vecchissima, ma che conteneva abbastanza polisaccaridi da sfamare l’intera nidiata insieme alla quale aveva visto la luce. O meglio: avrebbe visto la luce se la luce ci fosse stata, ma non c’era stata luce allora come non ce n'era ora, e si era limitato a rompere il guscio del suo uovo uscendo da un buio interno a un buio esterno. Se le cose fossero continuiate ad andargli come gli stavano andando la sua fortuna sarebbe diventata proverbiale, perché la caccola aveva su di se qualcosa… un aroma che sembrava la parte olfattiva di un nome. C’era qualcuno simile a lui che si muoveva nell’ombra; ma chi era? Qualcosa lo sfiorò ed ebbe il nome per intero, aveva una desinenza femminile ed era un bel nome, persino poetico e decisamente erotico per un pesciolino d’argento maschio nel pieno dell’attività riproduttiva. Dimenticò la caccola e si mise all’inseguimento. Lei giocò con lui, quando si fermò un attimo, indeciso sulla direzione da prendere, lei tornò indietro e lo urtò con la testa arrotondata e lui, seguendo l’istinto, fuggì per essere inseguito a sua volta. Più volte, in un lasso di tempo che nienteo misurò, fuggirono e si inseguirono a turno, spesso girando intorno alla caccola nasale che aveva causato il loro incontro. Intrecciarono una danza in cui le lunghe antenne, sfiorandosi, segnarono il tempo dell’inebriamento. Infine lui si accasciò come fosse esausto e lei gli si sdraiò davanti, proseguendo la linea del suo corpo e toccando con la fronte la sua fronte: c’era un ultimo adempimento da compiere. No, non quello che i giganteschi esseri che noi siamo, montagne deambulanti, istintivamente penseremmo. Non ci furono avvinghiamenti, penetrazioni, umori, estasi. Semplicemente il pesciolino d’argento maschio estrasse da sotto di se un oggetto. Era approssimativamente sferico, coperto di peluria come da nippoli di polvere. Lo afferrò con le zampe posteriori che lo passarono a quelle intermedie e da lì a quelle anteriori; la femmina lo ricevette come qualcosa di sacro e fragile. Con quello avrebbe fecondato le uova deposte in un angolo oscuro in quell’oscurità già tanto oscura. Quello era il dono che la sua danza aveva implorato, e sembrava ben pieno. I due intrecciarono per l’ultima volta le antenne poi lei se ne andò, mai più si sarebbero rivisti, probabilmente, a meno che la sorte non avesse deciso altrimenti. Tuttavia qui la sorte aveva poco su cui agire per influenzare gli avvenimenti. La ripetizione ha bisogno di qualcosa che ci permetta di separare un avvenimento passato da uno presente. Il pesciolino d’argento le cui scaglie avrebbero riflesso la luce come specchi, se luce ci fosse stata, era felice di quanto successo, ma non ne aveva già più memoria: la prossima volta sarebbe stata di nuovo – che fortuna che hanno queste bestioline – la prima volta. Con un’altra femmina o con la stessa. O magari con un altra che però avrebbe portato lo stesso nome della prima. Non serve una grande varietà di nomi a chi ha così poco spazio per la rimembranza. Leccò la caccola, rimasta a una fazione di millimetro da lui e sospirò, mentre quel poco di memoria di transito che era in grado di avere, scivolava via. Era sempre meravigliosamente buona e ricca di polisaccaridi. In quella un coleottero stafilindo, una forfecchia, lo trovò e lo mangiò in pochi bocconi. Quasi non gli importò: aveva vissuto alla grande, e tanto bastava.
  8. Racconti brevi in “5 punti”: Le altre case

    Un bel racconto minimale. Come è giusto in un racconto di così poche battute l''importante è il non detto. Già la voce narrante suggerisce che Il fastidio provato dal padre per il rumore derivi dalla coscienza che lui, di lavori di miglioramenti della sua casa, non ne farà mai. E prova invidia per chi può permetterseli. Un'ipotesi che siamo portati subito ad accettare. Ma perché non può permetterseli? Questa è l'elisione più grande, sarei portato a dire "più ingombrante", dell'intero racconto. C'è puzza di fallimento personale, eppure questo padre ha un lavoro. Un lavoro in un ufficio, forse frustrante, con colleghi antipatici e poco pagato, ma comunque un lavoro fisso. Di questi tempi non è poco. Non abbiamo di fronte un alcolizzato, non ci sono cambiali che potrebbero portare al pignoramento della casa. Altri indizi per risolvere il problema non ne abbiamo, dobbiamo quindi ricorrere a ipotesi e scegliere le più verosimili. E la più verosimile di tutte mi pare sia quella di un fallimento famiiliare. Lui e la moglie sono sul punto di separarsi. Il figlio si rifiuta di riconoscere questa verità in quanto troppo amara, per lui. il padre se ne è andato. In un quartiere più tranquillo ha una garconniere, probabilmente già ci porta la sua amante. Tornerà? Questo proprio non possiamo dirlo. Un piccolissimo appunto: i rumori peggiori non sono quelli che entrano dalle finestre, ma quelli che arrivan attraverso i muri. un grosso trapano lo senti a diversi appartamenti di distanza e non hai alcun modo di fuggire. Se poi stanno abbattendo un tramezzo a mazzettate...
  9. Mezzogiorno d'inchiostro n. 107 O.T.

    Avrei voluto partecipare, ma mia mente è rimasta desolatamente vuota pr tutta la giornata,, e ormai è tardi. Alla prossima.
  10. Della necessità o meno dell'editing

    Guarda Bango, non sono io a dire come devono essere organizzate le liste del WD, e nemmeno ho alcuna voglia di farlo. Vanno bene come sono. Però ho le mie personali, di liste, che servono a orientarmi. Piccola cosa, rispetto all'esperienza collettiva del forum, ma che mi viene utile. In queste mie liste personali chi non fornisce un editing è una casa editrice a pagamento. Perché, ritenendolo imprescindibile, se non lo pagano loro debbo necessariamente pagarlo io. Tutto qua. è
  11. Della necessità o meno dell'editing

    Vediamo se riusciamo a capirci l'un con l'altro. Ciò che sto cercando di dire è che, senza un editing, un libro perfetto non esiste. Certo, anche una buona distribuzione è necessaria, perché va bene sapersi accontentare, ma pubblichereste mai con una CE che non abbia alcuna distribuzione? Qui sta il punto: se non sei in grado di fare almeno le cose essenziali e meglio che l'editore non lo fai. Per quanto riguarda il resto la grande editoria ha delle spese, ma non è a quella che facevo riferimento. Tra l'altro un grande editore l'editing lo farà, almeno suppongo. Mi riferivo invece alla piccola editoria, la quale se taglia le spese e pubblica qualunque cosa senza selezione (ce ne sono alcune, segnalate su questo sito, che nemmeno leggono i testi che pubblicano) riesce a rientrarci di pochi centesimi a libro e, contando sul fatto che l''autore, impegnandosi, qualche decina di copie ad amici e parenti le piazza, ci svolta la giornata. Come vogliamo chiamarla una simile casa editrice? Chiamatela pure free, ma per carità, che stia alla larga da me.
  12. Della necessità o meno dell'editing

    Non so se te ne rendi conto, ma questo è un tipico ragionamento da casa editrice a pagamento: nessuno spende soldi per esordienti. Bisogna accettare questa realtà. Se non sei tu il primo a credere nel tuo romanzo eccetera. Inoltre qui non si parla di pubblicare "con un editing leggero - o non invasivo - Si tratta di pubblicare senza alcun tipo di editing. Il che non è pubblicare.
  13. Della necessità o meno dell'editing

    Per me la chiave è più semplice: è vero che l'editing non rende un capolavoro un brutto testo, ma è anche vero che un capolavoro non lo sarà mai del tutto senza un editing. Ergo l'editing è una spesa che qualcuno deve necessariamente accollarsi. Questo è ciò che rende una CE che non offre un editing una casa editrice a pagamento: perché costringe l'autore a farlo in mancanza di altri. Secondo la mia opinione, naturalmente.
  14. Della necessità o meno dell'editing

    Vorrei riprendere qui, in termini più generali, il discorso che era nato all'interno della discussione sulla Watson edizioni. Formalmente chiusa. Mi è stato suggerito di accodarmi a un altra discussione (Editing verso correzione di bozze) ma non mi è sembrato di essere in topic, così ho deciso di aprirne un'altra. Purtroppo non mi è stato possibile citare direttamente quanto là scritto, dovrò quindi cercare di spiegare quale sia il punto. @bango skank, in chiusura sosteneva che non andasse considerata "a doppio binario" una CE che non prevedesse un editing, purché fosse disposta a pubblicare senza editing o, comunque con un editing sotto la responsabilità dell'autore. Non potrei essere meno d'accordo di quanto non sia già. Mia opinione è che l'editing sia indispensabile. Tutti gli scrittori professionisti vi ricorrono, è stato fatto il nome di Umberto Eco, io preferisco annotare come anche in caso di traduzione sia necessario un editing nella lingua in cui si fa l'edizione. Già: in cui si fa l'edizione. Un libro che venga pubblicato più volte a distanza di tempo avrà diverse edizioni. Eccetera. Ma, si dice, questo vale per le grandi case editrice, con le piccole bisogna sapersi accontentare. Non è vero: ci sono piccole case editrici che forniscono ottimi editing; non farò nomi ma ne ho conosciute diverse. Una volta ho avuto un editing accurato persino per un racconto che aveva vinto un concorso. Ma c'è un aspetto della questione che è persino meno gradevole. Oggi come oggi le spese per la pubblicazione di un libro sono molto scese, grazie alla stampa digitale, la quale non solo è economica in sé, ma permette di stampare a richiesta, cioè solo il numero di volumi che si ritenga necessario. Dato che proprio l'editing - e la correzione di bozze - rappresentano una parte importante dell spesa per un'edizione, se le si eliminano questa si riduce grandemente, cosicché, stampando poche copie, giusto quelle che si è sicuri di vendere grazie all'attività dell'autore, ma lavorando su di un gran numero di autori diversi, si può lucrare abbastanza per continuare ad esistere. Magari in attesa di fare il colpo grosso o, più semplicemente tirando a campare. Ora, writers dream fa le sue liste, seguendo le sue regole, che dicono che queste case editrici sono free. Io questo non lo contesto; ma poi, al momento di scegliere, faccio le mie valutazioni e decido con chi pubblicare e con chi no. E mai e poi mai sceglierei una casa editrice che non si impegna nemmeno per il costo d un editing. Preferisco rinunciare alla pubblicazione, preferisco smettere di scrivere. Perché non mi faccio illusioni su cosa voglia dire e che cosa non voglia dire pubblicare un libro.
  15. Come tirar fuori un racconto dal nulla

    Grazie @Ivan M.. Sì, il padrone del negozio non ha spessore. Ma non mi interessava ne avesse.
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