Vai al contenuto

cabeleira

Utente
  • Numero contenuti

    53
  • Iscritto

  • Ultima visita

1 Seguace

Su cabeleira

  • Rank
    Sognatore

Informazioni Profilo

  • Genere
    Maschio

Visite recenti

807 visite nel profilo
  1. cabeleira

    Mezza zeppola

    Ciao, Il tuo è un dialogo appare interessante ma inconsistente. Le prime battute lasciano presagire qualcosa di originale, il protagonista ha gusti particolari, e questo lascia intendere che proseguio del dialogo e della vicenda sarà originale. Purtroppo il seguito del dialogo scade nel banale, e alla fine non accade nulla di interessante. Leggendolo rimane un senso di inconsistenza. Ti consiglio di dare un occhiata alle opere di Eugene Jonesco. I dialoghi di Jonesco sono l'ideale per capire come si crea un personaggio straordinario in un contesto ordinario. Ciao !
  2. cabeleira

    A mano armata capitolo 2/4

    Grazie !
  3. cabeleira

    A mano armata capitolo 2/4

    Giuseppe si siede sul pianerottolo incrociando le ginocchia al petto quasi che fosse un bambino, poi piega la testa e si nasconde dal mondo intero. << Che facciamo, papà ?>> Giuseppe vorrebbe rispondergli, ma di pensieri ne vengono fuori a decine, nessuno dei quali gli appare decisivo. Le sue labbra sono tirate, serrate, chiuse. Il suo corpo trema, freme , geme in un moto incostante e febbrile che vorrebbe acquietarsi,calmarsi, ritirarsi come l'onda che dopo aver sconvolto la sabbia, ritorna al mare. - Vado a chiamare i Carabinieri-, esclama Luana cacciando il silenzio con la stessa foga con cui si congeda un ospite equivoco e sgradevole che ci abbia in qualche modo offeso con i suoi sguardi, o con certe espressioni rivelatrici un pensiero nascosto nel fondo del cuore. -E il sangue ? Che gli diciamo ai Carabinieri ?! - - E allora che vuoi fare ? Vuoi far finta che non sia successo ?! Hai sparato è vero, ma che ti possono fare ?!- -La Galera, mi possono fare. Ecco cosa mi possono fare......- Luana guarda Giuseppe con compassione. Il suo Giuseppe, così tranquillo, gentile, buono. Si è perso in una valle di lacrime nel momento stesso in cui ha sparato. Ma lei non può farci nulla, nascondere tutto non si può. <<Che vuoi fare ?! Qualcuno avrà sentito, non siamo mica in mezzo al nulla>> Giuseppe alza la voce, adesso sta gridando : - Chi cazzo vuoi che abbia sentito ! Stiamo in mezzo alla campagna.....! Federico, vai prendere gli stracci, puliamo questo macello- Luana e Giuseppe si annusano a vicenda, guardandosi con circospezione, pronti a scattare per riportare il piatto della bilancia a proprio favore. Ora la bilancia è in equilibrio perfetto, i rapporti sono congelati nella fotografia di una coppia divisa, che attende il momento opportuno per agire l'uno alle spalle dell'altro, forzandolo a seguire una linea di destino che tiene stretta nel pugno. Luana si afferra la testa fra le mani e scoppia a piangere. Le lacrime scorrono, attraverso i palmi, scivolano copiose lungo le dita e precipitano a terra, formando una pozzanghera quasi invisibile agli occhi. Giuseppe fa per abbracciarla, ma il corpo di Luana si scuote violentemente dal suo abbraccio e a lui non resta che alzarsi dal divano e dirigersi in bagno. Con le dita scorre freneticamente l'armadietto dei medicinali - sta cercando un calmante, un ansiolitico, un qualcosa che fermi quella scossa elettrica che ha respinto con violenza il suo abbraccio pacificatore. Ha trovato del valium,fa per scendere dalla scala e la vede : Luana stringe il telefono fra le mani, l'orecchio è accostato alla cornetta che suona -tuut tuut !- Scende velocemente le scale e si avventa addosso a Luana che si scosta, allontanandosi da lui che la guarda dall'altro capo della stanza con la boccetta di Valium stretta in pugno. Il telefono squilla - Tut ! Tuuut ! - Giuseppe riprende la sua corsa disperata: insegue Luana per la cucina, lungo le scale, fino in camera. Sono separati solo da un letto matrimoniale a due piazze : 171 cm di larghezza, 205 cm di altezza, 200 cm di profondità, acquistato da Ikea , garantito per 5 anni , trasportato, montato e accomodato da Giuseppe; rifiniture, piumone e copri cuscini a forma ovale scelti da Luana. Giuseppe attraversa il letto a velocità da crociera, con un balzo ha percorso tutto il perimetro ed ora Luana si trova stretta all'angolo, rannicchiata, sconvolta vede spegnersi l'ultimo lume di speranza per lei e la sua famiglia. Giuseppe stringe il telefono tra le mani, non si è accorto che sulla porta della camera lo osserva qualcuno : Federico tiene una scopa ed un secchio : guarda sconvolto suo padre che stringe trionfante il cellulare mentre una voce dall'altro capo fa : -Pronto ! , Pronto , chi ehhh!??-.Giuseppe accosta il telefono all'orecchio, riconosce la voce di Tonio, il suo miglior amico, ed è allora che crolla. Le parole escono come un fiume in piena, rovesciandosi attraverso il microfono, Giuseppe racconta tutto : del sonno, del sogno, dei ladri, dello sparo. Dall'altro capo del telefono il silenzio accoglie come un guanto ogni parola e la ricompone in una sequenza logica e comprensibile.-Aspettami, sono li fra 5 minuti -La voce di Tonio e laconica, emette una sentenza senza appello che tronca di netto la conversazione. La stanza è immersa nel silenzio, i corpi dei contendenti si ritirano velocemente dalle tenebre, rifugiandosi in cucina, in attesa di un uomo che porti consiglio e salvezza. Il corpo di Tonio troneggia al centro del salone attirando come una calamita l'attenzione di tutti i presenti. Tonio sa che il suo amico Giuseppe, che conosce fin dall'infanzia, è ora in grave pericolo, sulla sua testa pende una spada di Damocle che oscilla vorticosamente e potrebbe precipitare ad ogni momento. - Li avete visti in faccia ?- esclama Tonio. - Era buio- risponde Giuseppe, - è durato un attimo, solo un momento. - Laura ascolta e tace, lei li ha visti . Ha ancora impressi i loro volti nel cuore, sente l'impressione che le hanno provocato, la sofferenza che le stanno provocando ora. - Io li ho visti !- esclama. .- Luana deglutisce l'ultima parola lasciandola scivolare via prima che possa prendere la parvenza di un suono. Tonio guarda Luana con attenzione : - E allora, com'erano ?- - Erano alti, magri, avevano delle facce strane, uno di loro portava un tatuaggio al collo. quello a cui hai... - Luana deglutisce l'ultima parola lasciandola scivolare via prima che possa prendere la parvenza di un suono. - Com'erano le loro facce ? - Tonio s'interrompe per un secondo come se dovesse pensare bene a quel che dice e poi continua nell'interrogatorio - Le avevi già visti in giro ? - Luana prende respiro, ha la bocca impastata- Non so, erano particolari. Non ne ho mai viste prima d'ora di facce come le loro. Erano lunghe, scavate, fredde. Appena mi hanno guardata ho sentito il cuore gelarsi. - Tonio si flette verso il pavimento, come se quella croce di cui ha deciso di condividere il peso gli stesse piegando la schiena. Tonio ora guarda Giuseppe. Prova compassione per lui. Il suo è stato un gesto d'amore anche se ha versato del sangue; anche se ha portato dolore, oppure morte, la forza che ha premuto il grilletto è l'amore. Tonio tira fuori il suo cellulare e compone un numero, poi va in cortile. Tonio è rientrato in casa, ha finito di telefonare. - Ho chiamato un amico, mi ha confermato quello che sospettavo. C'è un campo di nomadi a un paio di chilometri da casa vostra. Vengono da li i due che ti sono entrati in casa.- - E tu gli credi ? Chi è questo amico tuo ? - gli risponde Giovanni di rimando , guardandolo incredulo. - E' uno con cui faccio affari, traffica rame e cose del genere, è uno di loro, ma è fidato. Ci conosciamo da una vita, Giovanni, sai che non vado mai alla cieca. Se mi dice che sono due dei suoi, io gli credo - chiosa Tonio. - E allora che facciamo ? - risponde Giovanni. - Vediamo, ma c'è da discutere. Vado io la a vedere cosa vogliono, voi restate qui ad aspettarmi. - - No, andiamo assieme. - Giovanni questa volta e risoluto, non ammette obiezioni - Il casino l'ho fatto io . - - Se vai tu, vengo anche io - interviene Federico- - Neanche per sogno. Tu resti qui ad aspettarmi, con tua madre. - Questa volta è Tonio a parlare. - Porta anche il ragazzo, così non ci saràà pericolo che facciano cazzate.- - Ma che cazzo dite !?. Sono loro ad essere entrati in casa nostra !. Ci avrebbero potuto fare qualsiasi cosa ! Giovanni non ha colpa ! Da qui non si muove nessuno ! Che vogliono da noi ?! Che Vogliono ?!!! - Luana è inarrestabile, ora piange, singhiozza, strepita. Tonio le si avvicina, posandole una mano sulla spalla si china verso di lei e le sussurra : << Non preoccupati, siamo amici. Non c'è pericolo in questo : andiamo, trattiamo e torniamo. Portiamo Federico con noi proprio per evitare casini. Tu aspetta qua, che quando abbiamo finito ti chiamiamo.>> Percorrono la strada in silenzio. Tonio alla guida, con lo sguardo rivolto verso la strada, Giovanni al suo fianco, con lo sguardo rivolto a se stesso, e Federico con lo sguardo perso nel vuoto come il viandante che cerca di raccapezzarsi guardando la mappa, senza considerare che il punto a lui sconosciuto è proprio quello in cui si trova. Visualizza il racconto a capitoli
  4. cabeleira

    Le memorie del silenzio

    Ciao, Salvo qualche licenza poetica che i pare un po improvvida, ma che comunque fai bene a tenere, perché è parte integrante del tuo racconto, ti segnalo queste frasi come accade anche quando lo spadaccino sguaina la sua tagliente spada Toglierei l'anche perché diminuisce l'armonia del pensiero, la metafora dev'essere sempre diretta e non dare luogo ad incertezze. Per me il tuo è un "frammento", non un vero e proprio racconto, che per essere tale dovrebbe essere inserito in una storia più complessa. Il protagonista è il tempo e le sensazioni che cambiano. E' un tema profondo e interessante, e le sensazioni della protagonista sono profonde e ben curate, però rimane il fatto che questa pagina andrebbe ripresa ed inserita in un contesto narrativo più ampio. Ciao !
  5. cabeleira

    A mano armata Capitolo 1

    – Lo senti ?!-. Il silenzio riempie la stanza, e come un vento soffia nei corpi, attraverso gli interstizi delle pareti,una gelida carezza. Luana sta seduta sul letto con la schiena sollevata e la mano destra posata sul capo di Giuseppe dormiente. Cercando di vedere attraverso il buio profondo che accompagna il silenzio, allunga il collo nell’oscurità della camera da letto che divide con suo marito; nel sonno le è parso di sentire un suono a cui è seguito un pensiero : – Lo senti ?!-. Si è svegliata con il cuore in tumulto. Potrebbe essere un falso allarme – un attacco d’ansia – ma il sospetto la pervade completamente; con la mente ritorna al momento in cui ha sentoti quel pensiero – Lo senti ?- . Cerca di afferrarne il significato, che le sfugge proprio nell’istante in cui le pare certa la causa che l’ha prodotto. Con la schiena inarcata e la mano posata sul capo di Giuseppe dormiente, ignaro della paura che l’ha assalita nello stesso istante in cui si è risvegliata, Luana ascolta e tace. Vorrebbe alzarsi per scendere in cucina e controllare se quel rumore che l’ha svegliata appartiene alla dimensione incorporea delle allucinazioni, oppure ha un vero significato e proviene da qualcuno che esiste, li,con lei, assieme a Giuseppe che le dorme accanto, e a Federico – suo figlio – che dorme nella stanza accanto alla loro. Camminando in silenzio, misurando con attenzione ogni passo, ogni respiro, per non far rumore, Luana è nel corridoio. Alla fine si è fatta forza, ci è riuscita ad attraversare il buio. Tutto è in silenzio, non si sente nulla. Luana accosta l’orecchio alla porta della camera di Federico e ascolta il suo respiro regolare, delicato, preciso. E’ tutto tranquillo in casa. La sua è stata solo un illusione, un timore che si è dissolto nello stesso istante in cui ha sentito il respiro di suo figlio. Ora è tranquilla. – Click – Luana questa volta sa di non sbagliarsi, – il rumore viene dal piano di sotto – il suo corpo si irrigidisce come se una catena invisibile e solidissima l’avesse stretta in un abbraccio feroce alle gambe, alle braccia, attorno all’addome, sino a paralizzarla. E’ una sagoma quella che vede tratteggiata nell’oscurità. Sotto di lei c’è una sagoma ! Ora sono due, che si avvicinano velocemente. << Giuseppe! – Giuseppe !>> , grida con tutto il fiato che ha in corpo mentre le due sagome tratteggiate attraversano lo spazio che le separa dalla scala. Giuseppe sogna, e nel sogno sente una voce che lo invita ad alzarsi; alzandosi attraversa un mondo in cui gli oggetti si formano e si sformano nello stesso istante in cui li osserva. Giuseppe vede che sua moglie Luana con la faccia stravolta , rivolta verso di lui , un braccio indica un punto indefinito nel buio. Gli grida qualcosa di incomprensibile : inconcepibile comprenderne il senso, ma dal timbro della voce, Giuseppe sa che non c’è niente di buono ad attenderlo, là, oltre la porta. Giuseppe ha paura di varcare quella soglia che gli appare fatidica come l’ultimo dei traguardi, oltre il quale non vi è più alcun traguardo da oltrepassare. Quando si trova accanto a Luana, Giuseppe sa di non star sognando. – Sognerebbe forse due figure tratteggiate che si avvinano alla coda della scala ? – ; le due figure si fanno vicine, scompaiono i tratti e compaiono due volti e due corpi : corpi sottili e lunghi come fiammiferi, volti scuri e cicatrizzati come capocchie – di fiammifero -, bruciate. Giuseppe sa cosa vogliono. Vogliono loro. La sua famiglia : Lui, Giuseppe; Lei, Luana ; Lui, Federico, che li osserva entrambi, con gli occhi spalancati, il volto stropicciato e la bocca tirata in una O di Orrore. Giuseppe sa cosa fare. Corre in camera e fruga nel cassetto : volta e rivolta i panni che a loro volta scivolano rivoltati in terra, e finalmente riesce a tirar fuori quel che disperatamente cercava : la rivoltella. Esce di corsa dalla stanza e punta la rivoltella alla cieca, accecato dal furore verso quelle due figure lunghe e scure che attentano alla sua famiglia, alla sua vita modesta, tranquilla e pacata. -Bum ! – Federico chiude gli occhi. Le orecchie gli rimbombano del suono prodotto dallo scoppio del proiettile; Federico è sordo , cieco e muto. Quando riapre gli occhi il mondo gli appaare come un film muto, in bianco e nero : uno dei due tizi che stavano salendo le scale sta trascinando l’altro, ci sono macchie di sangue ovunque : sulla ringhiera, sugli scalini, sul pavimento. Sua madre è una statua di sale. Non batte nemmeno le ciglia. Il mondo si è congelato in un istante eterno che già impregna i muri della stanza, e la superficie della loro coscienza. L’unico dei due tizi ancora in piedi cerca una via d’uscita, trascinando l’altro che ha la faccia stravolta. Si avvicina alla porta e lascia cadere il suo compagno, poi la apre di scatto, lo afferra di nuovo e lo trascina fuori. – Bam !- La porta si è chiusa. Visualizza il racconto a capitoli
  6. cabeleira

    [MI76] Homo ex Machina

    Ciao, Il tuo è un racconto interessante. Il tema è chiaramente Kafkiano. La metamorfosi è uno dei temi cardine della letteratura , da Frankenstein in avanti si è sviluppato un filone narrativo consistente in questo senso. Il tuo racconto presenta molti spunti creativi, in primis la trasmutazione da uomo a macchina, che presuppone anche una riflessione importante su quello che è il divenire della specie umana. La principale debolezza di questo racconto è che non non l'hai terminato : restano oscuri molti punti : prima di tutto chi è il responsabile di questa trasmutazione, e poi quali sono le ragioni per cui il protagonista è stato sottoposto ad un simile trattamento ? ciao !
  7. cabeleira

    Lux - homine

    Ok, grazie
  8. cabeleira

    Lux - homine

    Grazie a Nick per i preziosi consigli. *Editato dallo Staff*
  9. cabeleira

    Lux - homine

    Ecco il commento http://www.writersdream.org/forum/topic/28664-lineluttabilit%C3%A0-della-pizza/ Eccone un'altro. Piccolo, tozzo, - guarda come cammina ballonzolando da un parte all'altra - E' ridicolo. dove vorrebbe andare con quelle gambette. Dietro a quell'essere tozzo e ridicolo si muoveva uno sciame di mostriciattoli. Nudi, con una manciata di peli sul corpo. Le gambe, il busto e le braccia erano troppo sottili rispetto a quelle dei grandi animali che popolavano il pianeta - giardino. Persino un piccolo Megaloceros, un cervo delicato con le corna ramificate sarebbe stato troppo forte per loro. Così pensava L' angelo del Signore, dalla cima dell'albero della vita. Eppure lui era li per loro. Era disperso in uno degli angoli più remoti dell'universo per loro causa. E li odiava, per questo. Pensava l'angelo del Signore, e ricordava : Ed ecco che Un seme era stato gettato dall'infinito spazio. Ed ecco che il seme era germogliato sul pianeta - giardino. Un nuovo figlio era nato da quel seme. E gli Angeli del signore, saputolo avevano rivolto lo sguardo verso l'infinito per festeggiare con lui la Sua gloria. E L'angelo del signore aveva sentito la Sua parola ed aveva risposto. E rispondendo aveva attraversato lo spazio infinito fino al pianeta giardino, dove ora attendeva a Guardia dell'albero della vita. Troppo grande era il potere dell'albero della vita. Le sue radici erano l'infinito spazio ; la conoscenza, la coscienza, la forza e il dominio erano i suoi frutti. L'universo si sarebbe spezzato come un fragile cristallo sotto i colpi della creatura che ne avesse mangiato. Così L'angelo del Signore si trovava li. Nell'angolo più remoto dell' Universo a guardia dell'albero della vita. E sia annoiava. E annoiandosi si chiedeva - Chi può attentare all'albero della vita ?- - non sono forse io il prediletto ? Ed allora perché Padre mio hai chiamato il tuo servo a vegliare sull'albero della via.- Quale di queste creature può osare tanto, di sfidare il tuo potere ? - Da chi doveva proteggere l'albero della vita ? Non certo da i nuovi figli. Fin dal primo incontro la curiosità si era tramutata in disprezzo. Erano diversi da tutti gli altri, più piccoli, senza corazze ne difese, se non quelle di un corpo macilento e sottile. Una grosso cranio con troppa poca peluria li distingueva da tutti gli altri animali, ma anche quello non li avrebbe potuti proteggere dal morso di alcun animale, se non quelli più piccoli e miserabili. Lucifero, L'angelo del signore, attendeva e nell'attesa osservava quegli esseri privi di forza e di senno vagare nell'oscurità cibandosi di radici e di bacche, nascondendosi dai predatori più forti ed intelligenti. Il gruppo stava attraversando la radura in direzione dell'albero della vita. Sovente gli esseri che abitavano il pianeta - giardino si avvicinavano all'albero della vita. Era impossibile sottrarsi al richiamo della forza. A differenza degli altri esseri i nuovi figli si sedevano in cerchio attorno all'albero, fissandolo come se si sforzassero di comprendere l'immensità del suo potere. Nessuno di loro osava avvicnarsi più del consentito e Lucifero, L'angelo del signore non aveva mai dovuto intervenire contro di loro. E poi cosa avrebbero mai potuto fare quegli esseri deboli e malati contro il Prediletto ? Lucifero li vedeva in lontananza avanzare nella radura, ma vedeva anche altro : un gruppo di tigri dai denti a sciabola li seguiva tenendosi a distanza e sottovento. Quando furono vicine alla coda del gruppo le tigri balzarono tutte assieme sui nuovi figli seminando il panico. Quei piccoli e miseri esseri non riuscirono che a fuggire. Disperdendosi nella radura, dividendosi, diventando prede ancor più facili da cacciare ed uccidere. E infatti così fu : le tigri ferirono i più vicini a loro e poi li abbandonarono per inseguire i superstiti. La radura era intrisa del sangue dei nuovi figli distesi e agonizzanti sul prato. Ora, sotto a Lucifero sedevano a gambe incrociate due soli di quegli esseri : un maschio ed una femmina. Tremanti di paura, ignari dei compagni caduti fissavano l'albero della vita in silenzio. Lucifero guardandoli vide in loro la fede e comprese. Un moto di compassione invase il suo cuore : ora capiva la speranza che il signore riponeva nei nuovi figli. così imperfetti e deboli, ma devoti al punto da affrontare la morte pur di raggiungere la Sua luce. Così l'angelo del signore si chiese : come avrebbero potuto attraversare di nuovo la radura ? Come avrebbero fatto a sopravvivere in quel mondo di belve assetate di sangue ? Come avrebbe potuto aiutarli Lui che doveva rimanere a guardia dell'albero..... Dall'albero della vita Lucifero prese uno dei frutti e vide che era buono. Lo gettò ai piedi dei due esseri che non osavano avvicinarsi. Mosso a compassione dalla loro debolezza l'angelo spiegò le sue ali lucenti e si avvicinò alla femmina sussurrandole all'orecchio la parola del Signore. La femmina prese il frutto e lo morse, poi lo passò al maschio che fece lo stesso. Entrambi si alzarono sulle gambe e sparirono nella radura. Ed ecco il giorno seguente Lucifero li vide di nuovo. Questa volta avevano il corpo coperto di pelli e sorridevano fra loro tenendosi per mano. Si fecero vicini all'albero e inchinandosi ai suoi piedi lo ringraziarono. Lucifero vide che era cosa buona e gettò ai piedi dei due un altro fra i frutti dell'albero della vita. Il giorno seguente l'Angelo del signore non li vide tornare. Mentre li attendeva sentì ancora una volta la voce del signore, ma il richiamo gli era incomprensibile. Poi vide il cielo mutare in polvere e attorno a lui il fuoco, che cresceva dalla terra squassata dalla collera divina. Anche lui mutava: Le lai lucenti erano scomparse ad al loro posto cresceva rapidamente una pelle scura, squamosa e sottile, il corpo slanciato si era piegato nello sforzo, il capo gli doleva e toccandosi sentiva due escrescenze spuntargli sulla testa. Mentre la collera del Signore lo colpiva come una frusta, Lucifero si avvide che una voragine si apriva sotto di lui, inghiottendolo. Nel buio confortato da una minuscola fiamma, Lucifero ora si specchiava in un lago ghiacciato e trasparente. Era mutato orrendamente, gli arti affusolati si erano fatti artigli, le ali di luce erano tramutate in una pellicola sottile e nera come la pece, il volto scintillante era una diventato una maschera orribile a vedersi, ricoperta di escrescenze ossee che gli spuntavano dal capo e dalla pelle sottile. Da quanto tempo giaceva nel buio ? Non aveva patito a sufficienza ? Perché il signore lo aveva inviato su quel maledetto pianeta - giardino a guardia dell'albero della vita ? Così si chiedeva l'angelo del Signore mentre giaceva sul fondo della sua prigione nello spazio infinito. Allora l'Angelo caduto, - Lucifero - alzò lo sguardo verso lo spazio infinito e vide : vide che l'albero della vita era di nuovo alto e forte in un altro luogo dello spazio infinito, vide che il pianeta - giardino era di nuovo rigoglioso e verde, vide i nuovi figli che si conquistavano il pane con la fatica cercando il perdono del Signore e vide anche il Signore suo Dio che verso di lui non volgeva più lo sguardo.... E pianse, Lucifero pianse a causa della collera del Signore. Lucifero volse lo sguardo alla sua prigione di ghiaccio, e si avvide che la minuscola fiamma della sua cella di ghiaccio illuminava anche una forma minuscola. Lucifero si avvicinò a quella forma e presala fra le mani si avvide che era uno uno dei frutti dell'albero della vita. Lo spezzò a metà e ne mangiò una parte. Subito sentì le forze riemergere e riprese a volare, spezzando le catene di ghiaccio che lo tenevano ancorato al fondo della sua prigione. Era libero. Di nuovo si volse verso il pianeta - giardino e vide i nuovi figli gemere nelle loro caverne, alla ricerca della pace. Li avrebbe aiutati a riemergere, avrebbe insegnato loro l'arguzia, l'uso della forza,, la sapienza ed il potere. Avrebbe aiutato gli uomini a ribellarsi al signore. Lui, Lucifero, Signore degli abissi profondi li avrebbe aiutati a liberarsi dalle catene ed a conquistare l'infinito.
  10. cabeleira

    L'ineluttabilità della pizza

    Ciao , Il racconto è bello e interessante, eppure mi sembra che a due dei personaggi avresti potuto dare un ruolo meno marginale. Mi riferisco a Ciro e Mohamed. Di Ciro dici che è un esperto della vita, ed allora perché non fargli pronunciare qualche "saggia" battuta ? La vicenda con la Femme - fatale ( meglio usare questo termine piuttosto che "fatalona") mi sembra fin troppo prevedibile, a metà della scena giù sapevo come sarebbe andata a finire. Quello che manca al tuo racocnto è proprio questo : un colpo di scena che aumenti l'intensità del racconto. Perché la femme - fatale dovrebbe per forza essere una sruttatrice, mentre la secchiona invece deve essere la brava e seria ragazza. Forse invertendo le protagoniste potresti dare un abbrivio differente a tutta la storia. Detto questo, non tutte le femme - fatales sono ccosì come le hai raccontate, nella realtà. Ed i palestrati non sono affato carismatici . di solito rimorchiano Milf che li mantengono, oppure hanno così tanti problemi da non riuscire nemmeno a parlare ad una donna, nonostante il fisico scolpito. Ecco, magari aggiungendo un paio di battute sapienti dell'esperto Ciro e due o tre scenette con il pizzaiolo Muhammad, oppure introducendo proprio un terzo personaggio quale potrebbe essere un palestrato che mostra sicurezza, ma che infine non riesce ad aiutare la bellissima ragazza potresti alzare la tensione Ciao !
  11. cabeleira

    Raccolta racconti di fantascienza e fantasy

    Grazie !
  12. cabeleira

    figlia - di - Fiamma

    COMMENTO http://www.writersdream.org/forum/topic/28666-un-dono/ Questo racconto - frammento è il risultato di un esercizio di scrittura creativa proposto dal filosofo di youtube Rick du fer. L'esercizio sarebbe questo : Recarsi in un luogo qualsiasi, ascoltare il mondo attorno a noi e creare un racconto prendendo spunto dalla nostra capacità di ascoltare. Quando l'ho scritto mi trovato in camera da letto. ho preso spunto dallo scoppiettare del camino e dai rumori che provenivano dalla cucina. C'è un tale in video che illustra le ultime novità letterarie mentre a poca distanza da me una scatola di metallo cerca di contenere l'energia primitiva del fuoco. La battaglia sembra già perduta in partenza poiché la scatola è costruita di solidi materiali ferrosi ed ingifughi. Il fuoco non si da per vinto continuando ad agitarsi, progettando una rapida fuga per una delle sue figlie. Sospirando guarda le scintille che si agitano attorno alla maschera di verto che lo separa dal mondo libero e pensa : - Se solo una di voi potesse fuggire, trovare un terreno fertile e secco, un cestino di vimini, un centrino di seta, e se poi riuscisse a resistere il tempo necessario a svilupparsi, potrei tornare a dominare gli uomini - Improvvisamente la porta della gabbia si apre. Uno dei carcerieri butta un ciocco di legno nella bocca della gabbia. Una scintilla spicca un balzo portentoso atterrando sul comò. ; Fino a che il carceriere non ha chiuso la porta della gabbia il fuoco tace e osserva. La fiammella si agita sulla superficie liscia del ripiano di legno cercando di allungarsi il più possibile verso un cestino di vimini; tante figlie - di - fuoco hanno provato inutilmente, alcune si sono spiaccicate sul pavimento, altre sono state spente dal soffio provvidenziale di uno dei carcerieri, altre ancora si sono spente librandosi nell'aria gelida del corridoio, ancor prima di atterrare da qualche parte. Nessuna delle figlie - di - fuoco è arrivata mai così lontano. La fiammella si allunga fino allo spasmo per raggiungere il cestino di vimini perdendo consistenza nello slancio. La fiamma - madre la osserva dalla sua prigione di metallo, si agita anche lei contro la maschera di vetro. La figlia - di - fuoco compie uno sforzo incredibile, allungandosi fino a sfiorare il cestino, ma senza riuscire ad attaccarsi alle piccole canne di vimini intrecciate fra loro. Quest'ultimo sforzo l'ha spossata rendendo opaca la sua brillantezza e bluastra la sua pelle liquida, sempre in movimento. Ora il fuoco ruggisce contro la maschera di vetro, tanto che gli abitanti della casa si sentono più lieti per il tepore che irradia ovunque. La figlia - di - fiamma si volta verso la fiamma - madre per poi gettarsi d'un colpo verso il cesto di vimini allungandosi oltre ogni misura, perdendo pian piano lucentezza, facendosi blu, poi grigia, poi fumo.....una piccola parte di lei s'incolla al cestino al cesto, ma è troppo debole. Si spegne rapidamente, lasciando una microscopica macchia scura. La fiamma - madre lancia un ultimo ruggito di fuoco, poi si prepara ad affrontare la lunga notte brillando fino al mattino, che arriverà, trovandola in cenere.
  13. cabeleira

    Un dono

    Il tuo racconto è scorrevole, ben scritto. Ci sono alcune improprietà linguistiche che impediscono alle frasi di "suonare" bene, però potrebbe darsi che siano volute per cui quando lo rileggerai cerca di farlo a voce alta per sentire quello che ti aggrada e quello che non suona bene alle tue orecchie. I riferimenti al pantheon greco sono intelligenti : Pallade è fra le tante attribuzioni che si trovano nella mitologia greca, il nome della migliore amica della dea Atena. Però ho notato questa incongruenza che rende difficile comprendere lo sviluppo che la vicenda potrebbe avere : Elettra per sfuggire al desiderio di Zeus si era rifugiata presso il Tempio dedicato a Palladio, ma Zeus si era comunque introdotto nel tempio stuprandola. Il suo sangue poi avrebbe macchiato di sangue la statua facendo infuriare Atena. tieni conto del fatto che quando Zeus si innamora di Elettra, questa è ancora vergine, per quello macchia la statua di Palladio...... Mi risulta difficile vista la situazione concepire lo sviluppo di questo racconto. Le imprecisioni sono volute oppure sono frutto della ricombinazione degli elementi o sono il frutto di una svista ?, E se dovessi proseguire nella storia, cosa scriveresti ? Ciao !
  14. cabeleira

    Raccolta racconti di fantascienza e fantasy

    Ciao, Non so se questa sia la sezione giusta per postarvi la mia questione. Nel caso non lo sia spostate pure. Al momento sto leggendo Le meraviglie del possibile e Il quarto libro della fantascienza sono le due uniche raccolte di fantascienza che conosco, mentre i racconti di George Martin sono i soli racconti che trattino temi fantasy che conosco). Ci sono oltre a quelle citate raccolte anche recenti di racconti che facciano una panoramica sulla narrativa horror, di fantascienza e fantasy ? Grazie a tutti !
  15. cabeleira

    [H15] Nascosto nell'armadio

    grazie !
×