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konradin

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  1. konradin

    Riviste che pubblicano inediti di esordienti

    In effetti questo è un altro discorso, che va oltre le sole riviste letterarie, e coinvolge tutto l'ambiente, in cui popolarità e prestigio hanno assunto un carattere al limite del ridicolo. Non conosco la scrittrice in questione, ho però conosciuto scrittori che sono riusciti a entrare tra gli “eletti” e che difendono questa loro posizione, dimenticando chi sono in realtà, quale era ed è (perché certe cose non si possono cambiare a prescindere dello status raggiunto) il loro valore. Sappiamo che riuscire a essere tra i pochi non dipende solo dalla bravura, e di solito proprio i meno bravi che ce l'hanno fatta liquidano tutti gli altri con sufficienza. Mentre gli scrittori davvero validi ammettono di avercela fatta anche per fortuna e opportunità al momento giusto. A fin di bene ovviamente, perché questo permette loro di produrre letteratura di qualità che però venga letta da più persone possibili. Ritornando alle riviste, ritengo il “numero chiuso” pericoloso quanto quello delle università. La selezione insomma andrebbe fatta per strada, una selezione naturale in cui solo i più bravi restano alla fine. Gli editori ormai la fanno a monte invece, e scrittori poco validi, che dentro di loro lo sanno bene ma non lo ammetteranno mai, ovviamente difendono questo stato di cose. Come detto in altri commenti temo quindi che questo diventi sempre di più anche il caso delle riviste, che mi sembra sempre di più cerchino di “assomigliare agli editori”. Invece il mondo delle riviste ha fatto tanto in passato, anche in musica per esempio, in quel sottosuolo invisibile dalle parti di Nuovi Argomenti (un tempo, oggi sarebbe più Vecchi Argomenti), dove nascono le idee più forti.
  2. konradin

    Riviste che pubblicano inediti di esordienti

    Sinceramente non sono d'accordo e mi sembra un giudizio sbrigativo e anche abbastanza ingiusto visto il lavoro di lettura, selezione e pubblicazione che fanno molte riviste. Basato su un intuibile pregiudizio non si capisce bene fondato su cosa. Sulla maggior parte delle riviste della lista, gusti a parte, vengono pubblicate ottime cose. Casomai la qualità è ciò che manca sempre di più nei libri, sostituita da altri fattori legati alla vendita e al ritorno economico, che l'hanno fatta passare in secondo piano. Il problema degli editori è proprio quello di non pubblicare nessuno se è solo valido come autore, mentre sono di manica larga se si assicura loro un ritorno economico (e pubblicano pure troppo, Grandi compresi). Discorso totalmente diverso per i concorsi, che spuntano come funghi non per il bisogno di esprimere letteratura, ma per la tentazione di raccogliere quote d'iscrizione. Insomma, le riviste non ci guadagnano niente altro che fare bella figura. E per farla devono proporre testi di qualità.
  3. konradin

    Riviste che pubblicano inediti di esordienti

    Ciao, sì, senz'altro sono d'accordo su questo. Diciamo che la mia preoccupazione è più sulla pratica letteraria, su come funziona il processo creativo che porta a creare nuova letteratura. Anche col cambiare dei tempi e dei mezzi, comunque rimaniamo umani e il processo creativo può, secondo me, risentirne, in quanto si rischia di concentrarsi su tutto ciò che sta intorno alla scrittura (generi letterari, editing, presentazioni, ecc.), dimenticandosi della scrittura stessa, fatta anche di scambi, di leggersi e influenzarsi a vicenda creando nuove scuole di pensiero. Gli editori hanno ormai preso tutt'altra strada, un'industria creativa forse più adatta a cinema e tv: la qualità letteraria, la limitata durata e influenza di ciò che viene pubblicato oggi potrebbe essere dovuta, credo, a questo. I grandi classici nascono da giovani che si sono fatti le ossa nei sottosuoli letterari prima, scrivendo. Il marketing e tutto il resto sono indispensabili ma dovrebbero venire dopo, sennò non si va lontano.
  4. konradin

    Riviste che pubblicano inediti di esordienti

    Ottima lista. Come già detto in precedenza credo che ormai le riviste, forse perché "senza scopo di lucro", siano rimaste una delle poche occasioni per fare letteratura, tranne rari casi di editori virtuosi, ma con tempi biblici e possibilità remote. Pubblico da anni racconti sulle riviste e i miei lavori migliori sono proprio questi e non i libri pubblicati, ma negli ultimi tempi mi sembra di notare una tendenza, preoccupante, a voler assomigliare agli editori. In poche parole: Prima: invio un racconto via mail. È buono, lo pubblichiamo. On-line, visto che ci siamo liberati dal peso della carta. Ora: "è scritto bene, il tema c'è, trama inattaccabile, ma lo rifiutiamo" (ricevuta mille volte da editori e agenti anche di alto livello proponendo i romanzi); cioè quella "dura selezione" che però non sembra basata sulla semplice qualità, perché quando già ti conoscono poi magari pubblicano anche cosette mediocri di cui un po' ti vergogni tu stesso. E poi: Linee Editoriali. Tempi di lettura, comitati di valutazione, editing infiniti, programmazione delle prossime uscite non prima della primavera del prossimo anno. Metodi di invio dissuasivi (chi vuole il form, chi un modulo firmato, chi una recensione, ecc.). Coinvolgimento di tutte le forme di espressione possibili, video, foto, contenuti multimediali, tutto purché non sia semplice parola scritta (una sorta di sfiducia diffusa nel potere e nell'attrattiva del solo testo). E i famigerati "Contest" e "Pitch Days". Mi sembra che si giochi a fare l'editore. Per carità, non voglio demonizzare nulla. Si parla di tendenze, e di punti di vista, si può sempre trovare la rivista che fa per noi. Però è un impressione sempre più forte, mi chiedo se altri l'abbiano avuta pure... E lo scrivo anche perché, magari, a differenza degli editori, i redattori delle riviste bazzicano ancora questi forum e qualcuno potrebbe rifletterci.
  5. konradin

    Riviste che pubblicano inediti di esordienti

    Qualcuno ha per caso notizie aggiornate su TerraNullius (una rivista che esiste da anni ed è conosciuta dagli addetti ai lavori). Perché a me sembrano fermi da almeno tre mesi...
  6. Infatti. E aggiungo che siamo in “varie ed eventuali”, quindi non si applicano le stesse restrizioni delle discussioni sulle case editrici. Almeno per quanto ne capisco io di forum, perché appunto di questo si tratta, e non di una redazione di in giornale o altro.
  7. Tutti commenti molto interessanti, una discussione ricca. Anche così si può fare letteratura, o porre le basi di pensiero per farla. Se solo partecipassero anche gli editori... Rimane comunque la domanda iniziale: quali le caratteristiche di un'opera letteraria per essere pubblicata? Be', allo stato attuale delle cose la maggior parte degli editori nemmeno più userebbe un'espressione come “opera letteraria”. In linea di massima i ragionamenti sui racconti e il resto valgono solo per chi non ha già un seguito. Altrimenti si accetta e pubblica praticamente di tutto. Questo sarà pure normale per la legge del mercato odierno, ma di fatto è assurdo, è la fine di qualsiasi ragionamento sulla letteratura, e toglie autorità al giudizio degli editori. Nel frattempo proprio per questo autorizza tutti a sentirsi dei probabili geni incompresi, abbassando la sfida letteraria e la ricerca della qualità (che non vuol dire pesantezza, ma già solo che un romanzo sia avvincente). In più un tempo il “sottosuolo” (come potrebbe essere questo forum) era il luogo dove si facevano strada le avanguardie. Ma internet e l'autopubblicazione, che sarebbero potuti esserne i mezzi, non sono altro che la punta dello stesso iceberg, un successo inspiegabile e senza riferimenti, basato su popolarità che nascono e scompaiono dalla mattina alla sera. Difficile così avere un contesto in cui essere autori oggi.
  8. In realtà, a parte i racconti sui quali il discorso è più complicato, anche i romanzi brevi non piacciono molto agli editori, a meno che non si sia già noti (ma allora accettano anche i racconti). Infatti si parla di romanzo standard, 200-250 cartelle, e alcuni danno un limite minimo di caratteri per l'invio. Per dire, oggi non solo non avremmo affatto Carver, ma anche Lo straniero di Camus e Il vecchio e il mare di Hemingway avrebbero difficoltà a trovare un editore. Secondo me l'editoria dovrebbe cambiare radicalmente, o tornare a essere ciò che era: l'editore trova l'autore di assoluto valore, e POI studia la strategia per presentarlo al pubblico, e non viceversa. Sennò addio letteratura...
  9. Purtroppo è vero, e lo pensano anche molti editori, i quali hanno ormai perso completamente la capacità di orientare i lettori, di consigliarli apponendo il loro marchio di garanzia sul libro valido di cui il lettore può fidarsi: ormai non avviene quasi più, rincorrono gusti dietro ai quali è impossibile stare. Il racconto (breve o brevissimo) oggi sarebbe adatto ai tempi, oltre che essere di qualità come è sempre stato. Eppure vengono rifiutati a prescindere. Nessuno pensa a una strategia di marketing in questo senso. Quanti editori e agenti mi hanno scritto negli anni per i miei racconti, sempre chiedendomi di cambiarli, di allungarli, magari di farci un romanzo. Quando ci ho provato ovviamente non piacevano più (be', era intuibile già prima). Mi sono chiesto per anni il perché, forse è un po' per abitudine dei lettori, forse il lettore che oggi si sente anche critico, nel momento in cui paga per un libro anche se non piacerà vuole almeno sapere che l'autore ci ha messo dentro del lavoro, ricerche, editing ecc. La vecchia arte moderna, minimale e sofferta, intensa e rara non interessa più, non interessano gli scrittori, si cercano solo i professionisti della scrittura.
  10. konradin

    Meucci Agency

    Ha sempre senso, il mondo dell'editoria è troppo complesso e ci sono troppi fattori in ballo. La stessa Meucci lo precisa e augura di trovare una strada a chi le sottopone un testo nelle sue risposte. Per non parlare della storia della letteratura e dell'arte che sono piene di capolavori rifiutati. Nessuno, nemmeno tutti quelli che si definiscono (e magari lo sono pure) professionisti del settore, ha la risposta. L'editoria è la meno esatta della scienze.
  11. Anche io ho avuto problemi per la promozione del mio libro con l'editore: chiesi di poter inviare eventualmente una versione pdf a qualche blog o rivista online con cui ero in contatto per ottenere una recensione. La risposta dell'editore fu che dovevo fargli scrivere direttamente una richiesta da parte della rivista, il che non avviene facilmente. Quindi di fatto negandomi la possibilità di promuovermi autonomamente si è dovuto accontentare delle sole vendite a parenti e amici. Peccato, i mezzi moderni e la voglia per promuoversi ci sono, però l'editore non lo permette. Mentre l'autopubblicazione non è vista di buon occhio. In pratica sarebbe utile avere davvero solo il marchio dell'editore e poter fare da sé, quando si tratta di editori che non fanno promozione e pubblicano tanti autori come nel mio caso.
  12. Forse ci vorrebbe davvero una tabula rasa per ripartire seriamente, visto l'andazzo ridicolo, se non fosse vero, che ha preso l'editoria: oltre ai grandi editori ormai anche i medio-piccoli (che dovrebbero lanciare i nuovi autori) sono sempre alla ricerca di chi abbia un seguito (lo dicono tranquillamente nelle interviste), il valore del libro è un di più, ecco perché tanto ciarpame. Purtroppo per ora non c'è nessun segnale che ci sarà un cambiamento, un boom postbellico, niente, sempre la solita legge del mercato, un mercato che consuma se stesso lasciando solo, appunto, ciarpame. Quindi no, non è più difficile ora per gli esordienti, è esattamente come prima: quasi impossibile, nel senso che non dipende dalla sola bravura dell'autore o dalla qualità del testo.
  13. konradin

    Meucci Agency

    Infatti, siccome pare che la Meucci legga anche questa discussione, o almeno ne conosca l'esistenza visto che è stata indicata anche sul suo sito come approfondimento per chi volesse saperne di più, credo sia il caso di sottolineare quanto questo sistema sia inutile se lo scopo è cercare autori validi che magari non hanno altri canali. È di certo utile a lei per avere solo pochi testi da valutare, ma ci sono tantissimi altri metodi che andrebbero presi in considerazione, basterebbe già avere il tatto di evitare la corsa notturna. Nell'era digitale ci si aspetterebbe qualcosa di più.
  14. D'accordissimo su tutto, sintesi perfetta della situazione attuale. Praticamente la morte della letteratura, quindi della civiltà umana come si è tramandata per secoli anche, non riesco a immaginarlo un futuro così ma è già un presente. Come ribaltare i progressi fatti fin dall'invenzione della scrittura. E oggi anche il mondo underground non è più di moda come fino a qualche anno fa, tira solo il successo.
  15. konradin

    Meucci Agency

    Ogni mezzo è buono pur di scremare gli autori, manco fossero una piaga. Eppure senza scrittori non ci sarebbero libri e tutto il lavoro intorno. Poi si va però a caccia di chiunque abbia un po' di followers, anche se scrittori non lo sono affatto. Per mia esperienza non è questo però il caso della Meucci, che anzi ha lamentato l'attuale politica degli editori, da cui comunque anche lei dipende. Eppure per valutare un testo basterebbe sfogliarlo per pochi secondi e leggere le prime righe, continuando solo se ne vale la pena, così si potrebbero valutare molti autori, facendo sicuramente errori, ma sempre meglio uno sguardo veloce che una gara di velocità. Già le possibilità di trovare un autore valido sono pochissime, figuriamoci limitandosi solo ai primi dieci, diventa praticamente impossibile.
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