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konradin

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  1. Dubbi sui Contratti editoriali

    Grazie @ElleryQ non avevo pensato alla possibilità di una liberatoria generale, invece di chiederla per ogni singolo testo. Certo bisognerà usare un tono che non infastidisca l'editore, in sincerità appunto, visto che in passato mi è successo con diversi operatori editoriali di usare un tono formale e neutro ottenendo l'effetto contrario, come se avessi avanzato pretese o accuse, cosa che invece non avevo affatto intenzione di fare.
  2. Dubbi sui Contratti editoriali

    Buongiorno a tutti, nel caso un autore volesse autopubblicare un libro su Amazon ma ha in precedenza firmato un contratto con un editore che prevede un diritto di prelazione a parità di corrispettivo, deve prima proporlo all'editore (anche se non è soddisfatto del lavoro fatto da questo)? E poi quale sarebbe la parità di corrispettivo se il libro sarà autopubblicato? Insomma, la strada dell'autopubblicazione non sarà libera per tutta la durata del contratto?
  3. Lorem Ipsum

    Mi accodo alla richiesta, se possibile, di delucidazioni, anche io sto per compiere un anno. Non solo, non sto da tempo inviando ad altri, lasciando “l'esclusiva” all'agenzia, non perché mi sia stato chiesto né promesso niente da loro, ma per mia scelta. Non lo voglio inviare infatti a piccoli editori, avendo già pubblicato con questi. Mentre un'altra agenzia importante l'ha definito “oggettivamente” valido, eppure non se l'è sentita di proporlo agli editori. Un po' come per te @KatiaCecca quindi capisco come ci si sente, anzi tu ci sei andata ancora più vicina di me a farcela, e in generale, anche se non è colpa di nessuno, mi rammarica che un romanzo giudicato così buono rimanga, almeno per ora, inedito.
  4. L'angosciante autopromozione

    Io credo che ci siano entrambe le strade, infatti ci sono ancora autori famosi che non scrivono sui social e autori 2.0, ognuno con una sua dignità e non sta a me dare giudizi. Però credo che questa grande rivoluzione si sgonfierà, un po' come con l'ebook si annunciava la morte del cartaceo. Invece gli ebook si sono assestati, mantengono un loro mercato, ma non hanno prevalso. Io non leggo il futuro e bisognerebbe aggiornare la discussione tra qualche anno, ma alla fine anche i nerd sono persone, anche loro dopotutto sono “analogici”.
  5. L'angosciante autopromozione

    Io sinceramente non mi meraviglio se non ci sono errori gravi perché è scontato, e comunque ci sarà pure un editing dietro. Però mi meraviglio che basti questo, perché allora io ero già uno scrittore in seconda superiore. La semplicità è un'altra cosa, e la apprezzo sempre, alcuni autori dicono che siamo tutti bravi a essere complicati, è essere semplice che è difficile, e sono d'accordo. Però, e non me ne volere se cito un grande, John Fante è semplice, ma è un artista. È la prosa che parla. Per esempio mi piace Stephen King, per me è un grande. Però so anche che lo è più sulla trama, mentre il linguaggio non è molto all'avanguardia, ma funziona nei suoi libri. Così come la trama dei suoi capolavori è migliore di quella di altri sui libri dove casca in certe “americanate”. Questo per dire che il lettore consapevole fa del bene all'arte perché non compra a caso e sa anche cambiare, ed è più difficile che diventi un fan sfegatato e acritico (parlo in generale non alludo certo a te).
  6. L'angosciante autopromozione

    Anche per mia esperienza l'autopromozione funziona meglio con l'autopubblicazione: disponibilità in e-book (entrambi i miei editori erano solo in cartaceo), possibilità di fare promozioni gratuite (che fanno da traino alle vendite), di decidere il prezzo e il tipo di promozione perché segui direttamente l'andamento delle vendite e sai come stai andando e se c'è da correggere il tiro, oltre al fatto che i guadagni arrivano subito e non dopo un anno.
  7. L'angosciante autopromozione

    Così però abbiamo appena creato due categorie Io sono per il mercato unico, non solo io: recentemente sono stato a una presentazione di Daniel Pennac che si infuriava su questo punto: i libri per lui sono libri (e chi meglio dell'autore di Come un romanzo, un libro sui libri, che contiene i mitici "diritti del lettore"). I lettori un po' vanno guidati, a questo servono gli editori e gli autori (ma solo dopo che lo sono diventati tramite una selezione seria dell'editore). Tutto può vendere, ma a questo punto che vendiamo a fare libri? Vendiamo altro. I libri li vendiamo per raccontare delle storie, farlo bene, farlo con arte. La guida serve, i Maestri servono, perché se ognuno fa da sé, si finisce per non capire più cosa è valido e cosa no. Ti assicuro che ho sentito con le mie orecchie persone che si meravigliano leggendo un libro di autori come Volo perché è "scritto bene", nel senso, e intendono proprio questo, che non ci sono strafalcioni grammaticali o simili, che il discorso fila ed è comprensibile. Questo per loro basta a fare uno scrittore. Evidentemente non hanno letto molto, e non c'è niente di male, mio padre ha cominciato a leggere libri a 60 anni e invidio la sua passione "giovanile" che io un po' ho perso leggendo tanto. Cioè, perché non lasciamo un po' da parte categorie ecc. che servono per il marketing, e non partiamo prima dal valore delle opere, usando poi il moderno marketing per venderle, adattandolo all'opera, non adattando l'opera al marketing? Mi sembra la storia di quella città distrutta dal terremoto in cui si sono salvati solo il castello e la cattedrale. Allora i pianificatori decidono di rifare le strade secondo il modo moderno, perpendicolari e parallele. Siccome però la cattedrale è di sbieco, la smontano pietra per pietra e la adattano alla scacchiera, mentre il castello lo tagliano in due perché la strada passa nel mezzo. Quando si potevano semplicemente deviare le strade, che erano solo sulla carta. Questo è stato fatto davvero. E così stiamo facendo oggi coi libri, li scriviamo in previsione del mercato. Un mercato che, checché ne dicano gli esperti, nessuno può prevedere. I successi arrivano sempre a sorpresa e sempre sarà così.
  8. L'angosciante autopromozione

    Infatti secondo me non sono disgiunti: Hemingway è stato un autore da best seller, e che dire di Truman Capote e Colazione da Tiffany? John Fante è semplicissimo da leggere. E gli italiani: Pirandello. O Calvino. E così via. Però vedo che oggi vengono di solito separati, come nel tuo aneddoto. Io per esempio mi sono accorto coi miei libri che erano considerati troppo semplici per gli snob intellettuali ma troppo complessi per il lettore occasionale. Invece è solo che io rispetto l'intelligenza di tutti, non mi piace classificare le persone a priori. È il mercato attuale che però ce li impone, tutto va in categorie e generi. Con l'auto promozione rivolta a tutti come narrativa non sono riuscito a vendere niente, con la promozione mirata sì. Ma questo non vuol dire che mi stia bene, che lo consideri logico e sano per il futuro della scrittura, e che non faccia di tutto per oppormi se mai ne avrò il potere.
  9. L'angosciante autopromozione

    Infatti, la letteratura, l'arte sono sempre state anche trasgressione, rappresentazione dei sentimenti e sensazioni più profondi dell'animo umano. Mentre oggi la letteratura viene spesso accostata con la noia e la pesantezza. Ai suoi tempi Hemingway era un autore da best seller, quindi la qualità può coesistere con le vendite. Però ci vogliono gli editori, grandi o piccoli, che la propongano al pubblico. Prima cercando le opere valide, e solo dopo studiando come promuoverle. Se non si abitua il pubblico a certe cose, ecco che chiunque scriva due frasi leggibili può essere fatto passare per scrittore. Secondo me arrivare direttamente ai lettori non è una soluzione, anche se ne sono tentato pure io vedendo cosa pubblicano anche i grandi editori. Però in fondo sono stati l'auto pubblicazione e promozione a creare mostri come 50 sfumature.
  10. L'angosciante autopromozione

    Comunque volevo chiarire che Volo era per me solo un esempio, che credevo palese per tutti, in ogni caso solo la punta di un iceberg, di un sistema editoriale che io vedo un po' allo sbando, in cui nessuno si prende più la responsabilità anche di “educare” (termine per me positivo e privo di presunzione, la mia stessa educazione continua e continuerà fino alla fine) i lettori, e non cercare solo di accattivarseli, di fatto trattandoli come degli sprovveduti. Rispondo poi, visto che non l'ho fatto, al perché ho usato il paragone con Hemingway: era solo perché mi era stato detto che si trattava solo di una mia opinione che io avevo oggettivizzato. Cercavo quindi di dire che la qualità letteraria oggettiva esiste, mi sembra che tra gli altri Walter Benjamin abbia scritto a proposito dell'oggettività del bello.
  11. L'angosciante autopromozione

    Grazie per l'informazione, non lo sapevo e infatti mi dicevo spesso: se solo Amazon mi mettesse in una delle sue e-mail le vendite arriverebbero. Ci toccherà scoprire il numero, ma sarà sicuramente impossibile come scoprire l'algoritmo di Twitter e simili... Un'esperienza su questo: col mio primo libro, scaduto il contratto con l'editore, solo con promozione via Twitter in due mesi ho venduto più dell'editore in 5 anni. Però era un lavoro a tempo pieno, che andava ampliato anche oltre Twitter, e non era la mia intenzione. Non so, i mezzi sono potenti, ma c'è ancora qualcosa che manca, non so come li gestiremo, non credo si possa arrivare direttamente ai lettori senza un filtro.
  12. Silvia Meucci

    Ciao @Mister Frank ti volevo chiedere, a proposito del contatto telefonico, sei stato tu a chiederlo o lei? Perché io sono un po' allergico al telefono...
  13. L'angosciante autopromozione

    In quindici anni in cui ho sperimentato tutti i tipi di autopromozione, l'unica volta in cui mi sono avvicinato ai grandi editori, è stato quando ricevetti la telefonata di una celebre Scuola, tramite la segnalazione di una rivista online sulla quale avevo pubblicato dei racconti, a cui la famosa Scuola aveva chiesto i nomi di autori validi. Lo scopo era partecipare a un contest in cui gli autori si sarebbero sfidati leggendo davanti ai grandi editor. Il gestore della rivista ci disse di non farci troppe illusioni, che secondo lui quelli della Scuola volevano farsi belli pescando tra i poveretti. Comunque inviai il materiale, ma non superai la selezione. Oggi non l'avrei inviato affatto, ma all'epoca ero più giovane, perché per me avrebbero dovuto leggerlo e se valido passarlo agli editori, senza lo spettacolo dal vivo (che poi, mi chiedevo, se fossi balbuziente avrei meno possibilità?). Non mi piacciono queste “arene” in cui mettere gli “esordienti” a sfidarsi tra di loro per spettacolo.
  14. L'angosciante autopromozione

    Tralasciando cosa ognuno di noi pensa dell'autopromozione in generale, per quanto riguarda la promozione attraverso la scrittura (che credo non sia angosciante per nessuno di noi, essendo tutti scrittori più o meno aspiranti), quindi farsi conoscere attraverso la pubblicazione di testi brevi, articoli, racconti ecc.: Pensate che sia più efficace il modo tradizionale, cioè pubblicazione su riviste (queste non per forza tradizionali ma ben vengano quelle on-line gratuite e i blog letterari), quindi "verticale", cioè con un processo di selezione di una redazione e un numero di autori limitato. O che ormai domineranno i siti o i forum come questo (anche grazie al maggiore numero di utenti) in cui ognuno può pubblicare, in modo totalmente "orizzontale", cioè senza nessun giudizio che non sia quello successivo degli altri utenti? Sono ben accette non solo le opinioni, ma anche le esperienze personali e dirette.
  15. L'angosciante autopromozione

    Scusate, solo una cosa: ma perché il nome dell'autrice non si può dire? Se ha pubblicato sarà pubblico, no?
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