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Dark Smile

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Risposte risposto da Dark Smile


  1. Breve aggiornamento antipatico. 

     

    Ho da poco creato una pagina autore su instagram, inserirò lì curiosità, approfondimenti e anche recensioni da parte dei social, per ora due. Questo riferito al libro. 

     

    Tuttavia, non la utilizzerò come una vetrina di vendita, ma più come un angolo dove possa esprimermi liberamente, quando mi va e quando la pigrizia non è troppo d'ostacolo. Più in là chissà. 

     

    Una pagina dove far quel che mi pare, in sostanza, e divertirmi un po'. 

     

    Per gli interessati, toh: Clicca qui

     


  2. Ciao @AzarRudif , ti ringrazio per esser passato e per avermi lasciato il tuo parere. 

     

    Il 27/9/2020 alle 23:47, AzarRudif ha scritto:

    Ci potrei leggere i 4 elementi cari all'alchimia, ma non stai parlando di alchimia e si tratta di salti tra luoghi diversi che creano quel senso di smarrimento di cui dicevo prima.

     

     

    Qui, mi hai fatto un po' sorridere, ma ho capito, troppi stimoli diversi. 

     

    Il 27/9/2020 alle 23:47, AzarRudif ha scritto:

    Per una questione di antipatia per le doppie negazioni, toglierei quel "tantomeno".

     

    Non ci avevo assolutamente fatto caso, rileggendo senza le doppie negazioni va molto meglio.

     

    Il 27/9/2020 alle 23:47, AzarRudif ha scritto:

    Bellissimo il finale.

     

    Ci leggo di una bambina/o e di eventi trasposti in viaggi per mare, tra vento e deserti sabbiosi dove tutto non è mai fisso e stabile.

    Un mondo che non è questo, ma è quello dove si trasmuta un vissuto, forse passato, che viene relegato nel tempo passato.

     

     

    Ti ringrazio molto. Soprattutto per le due righe interpretative. A presto :) 


  3. 6 minuti fa, Gianfranco P ha scritto:

    Che se tu prendessi, una alla volta, una delle immagini suggestive che ti sono venute in mente, e provassi a fare delle poesie più corte?

     

    Stavo accarezzando giusto quest'idea, all'incirca. Separare il puzzle e rendere i pezzi autonomi, devo vedere se mi riesce. In caso positivo, condividerò in officina. 

    8 minuti fa, Gianfranco P ha scritto:

    Capita anche a me, sai? di volere mettere tutto insieme in una volta, di saltare i passaggi, di voler essere essenziale. Ma poi metto in difficoltà il lettore/trice. Io credo che il valore della poesia stia nelle emozioni che riesci a trasmettere. Se ci riesci, la soddisfazione è di tutt'e due (scrittrice/tore e lettrice/tore). 

     

    Eh sì, forse devo calcare la mano nel punto di vista, osare di più. Ti ringrazio per lo scambio, ora fuggo via :) 


  4. Ciao @Gianfranco P , confesso: non mi aspettavo riscontri così "complessi", tuttavia non è una sorpresa spiacevole. Produrre qualcosa che metta in discussione potrebbe, paradossalmente, fruttare di più. 

     

    Veniamo alla tua analisi. Apprezzo molto il soffermarsi sulla musicalità, in tal caso la volevo vaga e un po' trascinata, un po' come la mia condizione nel momento della stesura. 

     

    Il 26/9/2020 alle 09:51, Gianfranco P ha scritto:

    di un "senso" della vita (nonostante l'autrice vaghi di metafora in metafora quasi a voler dire che un senso non c'è, eppure lei lo vorrebbe tanto trovare)

     

    sì è più o meno così, ho voluto anche contrapporre delle figure passive ad altre attive. Non credo al senso della vita, al massimo credo alla sua ricerca. Forse. 

    Il 26/9/2020 alle 09:51, Gianfranco P ha scritto:

    C'è la ricerca di una musicalità tenue e soffusa, come si avverte dalla frequente presenza di endecasillabi (involontari?), che però gli altri versi, ritmicamente irregolari, si sforzano puntualmente di smentire: per la sfiducia verso le possibilità delle forme ritmiche, per la ricerca di una forma più "attuale" e "moderna", o semplicemente perché i versi "sono venuti così"?

     

    Solitamente i versi li scelgo in base al suono, non decido di scrivere endecasillabi, lascio scorrere e aggiusto con l'orecchio di solito. 

     

    Il 26/9/2020 alle 09:51, Gianfranco P ha scritto:

    Altrettanto sfumato e vago è il contenuto, quasi che l'autrice si fosse riproposta di non fissarsi su niente in particolare, ma di lasciare vagare (appunto) il pensiero là dove se ne volesse andare, scivolando da un'immagine (onirica?) all'altra, quasi subendone passivamente i capricci gli estri le giravolte. 

    Di conseguenza a me pare di avvertire un eccesso di metafore e quasi un desiderio di evitare che seguano un filo conduttore, evitando (a me sembra intenzionalmente) connessioni logiche, coerenze, analogie.

     

    Sì, volevo slacciare la mente, ma allo stesso tempo che non sostasse troppo a lungo in un'immagine, come se fosse un rimbalzo equo all'interno del foglio. Mettiamola così. Non c'è un vero filo conduttore, forse riterrei centrale la fune nel suo stare in mezzo: sopra e sotto. Nella maggior parte dei casi, come detto nei commenti precedenti, divento una sorta di mezzo di e per me stessa, soprattutto nella poesia. Questo ha senz'altro i suoi pro e contro, come in tutte le cose. 

     

    Il 26/9/2020 alle 09:51, Gianfranco P ha scritto:

    è difficile capire in che modo i coriandoli possano assomigliare a ingranaggi

     

    Ti spiego. Quoto anche il mio, così è più semplice. 

     

    Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

    Al di là dei giorni cadono coriandoli

    sulla mia testa, come ingranaggi

    di vecchi film su mani nostalgiche,

     

    Al di là dei giorni, rappresenta il tempo nella mia testa, nel foglio scondito di quello scandire regolare appunto dei giorni, ma inabissati nell'amorfo, quasi come una costante ferma. In questo tempo si apre uno spazio, dilatato e rallentato dai pensieri. In questo tempo e in questo spazio ci sono io che scrivo. Addosso a me cadono coriandoli, li ho immaginati come pezzi di una foto strappata, per quanto si possa lacerare e buttare via, rimangono come ingranaggi che nella mente proiettano i loro film. Un carnevale nella testa, essenzialmente, privato della festa, ma pur sempre in maschera, elemento alla quale son parecchio legata. Insomma, le due parole sono legate da un percorso, comprendo che sia forse di difficile presa. Prendermi in senso letterale in questi versi significa tagliarsi fuori dalle scene, ma è lecito, l'ho messo in conto.

     

    Il 26/9/2020 alle 09:51, Gianfranco P ha scritto:

    Cosa c'entrano la terra e il mare?

     

    Qui, ho pensato alla ricerca, la terra e il mare come elementi del viaggio, sebbene si navighi solo all'interno del foglio, non saprei dire se la mia intenzionalità fosse positiva o negativa, mi spiego meglio: molto spesso nel foglio ci si rintana, diventa un rifugio e così facendo il valore attribuito non è così di valore come dovrebbe, si perdono possibilità, si perdono terre, per poi rendersi conto che si è in una stasi che sa solo d'inerzia, eppure la forma che dai alle cose, se si ha il coraggio di guardarle e di afferrarle, ti permette di prendere il poco controllo che abbiamo sulla vita, la vedo come una tenacia nel rimettere i "piedi sulla fune" e "salpare" sul serio. 

     

    Il 26/9/2020 alle 09:51, Gianfranco P ha scritto:

    sembra evocare il fruscio ritmico che fa la penna (stilografica?) sul foglio  

     

    esatto :) 

     

    Il 26/9/2020 alle 09:51, Gianfranco P ha scritto:

    Però per la maggior parte sono veramente difficili da decifrare; magari nella mente dell'autrice si riferivano a qualche cosa di preciso, ma nella lettura rimangono vaghe e indeterminate. Perciò la sensazione generale è che la maggior parte delle immagini evocate siano gratuite, ossia messe lì per ottenere un effetto sorpresa, di cui però non si capisce il senso.

    Io avrei preferito una composizione più corta, con una maggiore messa a fuoco di relativamente poche immagini, e con una maggiore ricerca di senso. 

    Preciso che per "senso" non intendo una struttura ideologica (filosofica, religiosa) sottostante, né una presa di posizione (intellettuale, morale), una importante ricaduta sull'attualità; niente di tutto questo! (non intendo provocare una discussione sul pensiero forte e sul pensiero debole :D). Intendo un filo conduttore, una storia, un avvenimento, una direzione. Altrimenti la poesia vaga qua e là, rimane un'impressione labile, scompare dalla memoria.

     

    Questo lo comprendo benissimo, è uno dei concetti espressi anche da @Soir Bleue con il "brusìo di fondo dei luoghi affollati". Soffermandomi su questo aspetto, mi son chiesta come potrebbe essere una scena di questa poesia presa in singolo. Non assicuro nulla, non scrivo poesie da un po', ma se mi si crea il giusto input potrei provarci. 

     

    Un saluto e grazie :) 


  5. @Burt OZ Wilson ho appena letto la tua valutazione, grazie mille per il tempo che mi hai dedicato e per l'analisi, è stato interessante confrontarsi con una mente diversa dalla mia e osservarne il bilancio, la forma data al tutto. Lieta, poi, che lo stile sia risultato particolare e di buon contrasto, forse forse rischiare non è stata idea malvagia :)


  6. Chiedo scusa per il ritardo, @Burt OZ Wilson 

     

    Tranquillo per i tempi, apprezzo già solo la voglia di leggere e di aiutare, aspetterò molto volentieri. 

    Ho notato anche io la medesima cosa, I Am è stato scaricato, ma per ora nessuno si esprime, a parte un paio in privato. Non si può purtroppo sapere se verrà o meno letto e quando, ma rimaniamo sul pezzo e stiamo a vedere cosa succede. 

     

    La promozione è finita, avevo intenzione di far uno spam, ma ho dimenticato l'impegno :asd:

    In ogni caso, userò questo spazio quando ve ne sarà bisogno, un grazie a tutti. 


  7. Scusate entrambi per il ritardo, non sono una persona granché puntuale e alle recensioni preferisco dedicare il mio tempo da pc. Senza perderci in chiacchiere, iniziamo. 

     

    Parto da te, @Soir Bleue 

    Voglio subito tranquillizzarti: non vi sono assolutamente problemi per quanto mi hai scritto. Sebbene in effetti i toni in certi punti mi abbiano lasciata perplessa, son persona che apprezza in modo sereno qualsiasi punto di vista, anche dovesse scontrarsi terribilmente con il mio. D'altronde come si può far qualche passo in avanti senza paragoni o differenze? Il riscontro con l'altro risulta costruttivo in base a quanto e a come si riesca a portar a casa. 

     

    Il 11/9/2020 alle 18:36, Soir Bleue ha scritto:

    ti anticiperò che considero scontato che tu l’abbia scritto genuinamente, e che poi non te n’esca fuori sostenendo che in realtà si tratta d’una celia, d’un pezzo scritto con intento umoristico o d’una canzonella buttata giù in un giro di noia dettato dalla stagione.

     

    Non farei un passo indietro solo per un parere diverso dal mio, sarebbe irrispettoso nei confronti della mia stessa scrittura e dal momento che condivido una poesia in un forum pieno di menti diverse mi pare a dir poco immaturo come atteggiamento, quindi no: nessuna celia, nessuna canzonella e umorismo/noia. 

     

    Il 11/9/2020 alle 18:36, Soir Bleue ha scritto:

    quanto per la peculiarità di manifestare, con inusitata ossessività, un oscuro e poco determinato sentimento di angosciosa depressione dalla prima all’ultima parola. Si vede che le strutture più importanti di un sistema di egemonia – quelle pedagogiche ed educative in senso lato dapprima, e quelle informative a seguire – stanno svolgendo un ottimo e proficuo lavoro. E questi, tra altri, sono i velenosi risultati del nichilismo.

     

    Non definirei centrale e non chiamerei in causa problemi come la depressione, ma l'angoscia e la malinconia son senza ombra di dubbio il fondamento dell'intero componimento e mi rendo conto che possa aver creato un certo distacco emotivo e, non solo, anche un certo rifiuto nel rimanere ancorati ai versi. 

     

    Il 11/9/2020 alle 18:36, Soir Bleue ha scritto:

    Ho scritto: “dialogo”, ma la dimensione solipstica che traspare da entrambi i pezzi mi spinge a considerarlo un dialogo senza relazione dialogica, ossia un dialogo tra sordi.

     

    Qui, ti sorprenderai e probabilmente mi penserai piuttosto sciocca, ma non mi sento per nulla dispiaciuta, anzi, il contrario. Il dialogo tra sordi è un dialogo che si fonda su una comunicazione che oltrepassa la misura della parola, dal mio modo di intendere. Tuttavia, rispetto e assaggio quanto hai detto. Può tornarmi molto utile. 

     

    Il 11/9/2020 alle 18:36, Soir Bleue ha scritto:

    Quale atteggiamento potrebbe essere detto “nichilistico” con maggior fondatezza di quello che passivamente accetta quel che accade finanche nel pensiero? Bisogna precisare, infatti, che qui non siamo in presenza di pensiero, ma di una vita mentale che è regredita al di sotto di esso e delle severe condizioni che esso pone affinché la mente ne risulti illuminata. Risalire al pensiero significherebbe riscoprire l’effettualità dei processi logici, riconsiderare con occhio critico la catena delle cause e degli effetti, e salendo ancor di più considerarne l'interazione sincronica, abbandonando definitivamente il “paesaggio” rinsecchito e mestamente rachitico della mera giustificazione dell’esistente.

     

    Questa è la parte che personalmente ho più apprezzato, mi hai fatto capire come appare all'esterno la dinamica psicologica con la quale interagisco nell'inchiostro. Non concordo sulla pochezza della vita mentale al di sotto del pensiero, semplicemente non sono ancora in grado di camminarci come vorrei e poter mettere dopo qualche pilastro razionale, se vorrò in qualche modo crearci un ponte di mezzo. Il nichilismo non lo disdegno, ma non lo considero neppure una gabbia nel quale rinchiudermi. Ad ogni modo è stato un confronto a dir poco interessante e sul quale avrò il piacere di masticarci su. In fondo, non esiste solo una strada in ambito di scrittura e, ti dirò, quest'ampiezza non sempre giova e spesso sperde. 

     

    Il 11/9/2020 alle 18:36, Soir Bleue ha scritto:

    Già in un’occasione precedente scrissi di poesia che tende alle sembianze di una scrittura automatica: quasi che la penna (e con la tastiera del pc temo che i processi dell’irriflessione sappiano imporsi con maggiore potenza) si lasci guidare dallo scorrere di una sequenza mentale quale che sia, e la causa efficiente della scrittura sia non già la consapevolezza di quanto accade, mediata dagli oggetti della retorica acconci a tale consapevolezza, ma l’irriflesso moto dell’emotività che da paziente, si elegge agente della composizione poetica.

     

    Qui devo pertanto alzar le mani e confessare il reato: la mia scrittura soprattutto in campo poetico è molto impulsiva, per il semplice fatto che il solo rivolgermi al foglio con razionalità o con una sorta di tirannia poetica atta a decidere già in partenza ove rivolgere lo scatto, mi frena. Probabilmente perché la razionalità ha messo i suoi paletti e sto via via cercando di rimuoverli usufruendo del versante opposto. Senza contare che quel parallelismo che si crea tra le due sponde, m'interessa particolarmente. 

     

    Il 11/9/2020 alle 18:36, Soir Bleue ha scritto:

    a sentenza che non percorrere la via del pensiero significa percorrere quella di automatismi che s’impadroniscono delle nostre facoltà intellettive e ci riducono a fantocci di ùbbìe e capricci i più disparati.

     

    Qui rido e ti do ragione, ma ultimamente mi chiedo quanto l'uno influisca sull'altro, nel senso che il pensiero ha altre dinamiche e altri caratteri che lo rendono per l'appunto possibile, logico e, perché no, anche intuitivo. Lasciar l'intuizione fuori dal pensiero lo ritengo uno stereotipo, ma nella mia testa non esistono esattamente confini per forza così netti da dover patteggiare. Non so se sono stata chiara, ma eviterei di delirare ulteriormente e lascio il contorto laddove mi si fonda, prima o poi scioglierò la matassa, dire di esserne in grado ora sarebbe alquanto presuntuoso e sciocco da parte mia, ma son fiduciosa che un giorno riuscirò nell'intento. 

     

    Trattata la parte d'interesse, ora mi accingo a parlare della poesia, accetto le critiche perché mi ritengo ancora piuttosto acerba, non per mancanza di autostima o chissà cosa, ma ho tanta fame perenne e poca soddisfazione, ma a dirla tutta lo trovo un ottimo auto-stimolo. 

     

    Qui, mi allaccio anche a @@Monica

     

    Ti ringrazio per come ti sei specchiata all'interno delle scene e alla tua interpretazione, per quanto possa sembrare strano non ritengo importante, soprattutto in questo componimento, azzeccare quello che è il senso contenutistico effettivo, ma son molto più attirata da come sensorialmente si possano afferrare. Certamente una mancanza e un qualcosa che non è e non può essere certamente è protagonista indiscusso. 

     

    Il 12/9/2020 alle 10:20, @Monica ha scritto:

    Forse questo grande dolore unisce più di quanto divida. Intravedo negli ultimi versi  un barlume di speranza.

     

     

    Diciamo che gli hai colto, ma non la intenderei come speranza, piuttosto come una luce su cui proiettare la propria mentalità: se sei positiva ci vedi per l'appunto una via di uscita, se sei negativa ci vedi una rassegnazione umana dopo un tanto trascinar d'inerzia. Nel mio caso, ad esempio, nessuno dei due. 

     

    Il 12/9/2020 alle 10:20, @Monica ha scritto:

    Mi piace la ricerca di immagini che rendano palpabili gli stati d’animo. Quando si riesce nell’intento, il risultato ė di piena partecipazione. 

     

    Sono molto felice, perché creare un coinvolgimento e una fusione un po' ibrida tra lettore e poesia è di mio interesse. 

     

    Ne approfitto per mettere giù un paio di chiarimenti, ricordando anche un dubbio sul salpare espresso da Soir Bleue.

     

    Mia intenzione era creare un'inerzia di fondo dal quale poter far spiccare tre ambientazioni diverse, tutte sullo stesso livello, dall'occhio alla carta. Logicamente è un discorso personale, in parte, difatti in tal contesto non mi esprimo e non mi sorprendo affatto dell'incompiutezza nel trasmettere tutta la mia poesia, ma forse anche della poesia. Ad ogni modo. Salpare è corretto, pertanto, non è una svista. Ho voluto racchiudere le scene, ma allo stesso tempo fonderle agli estremi ed è per questo che la funambola non sa salpare, perché abbiamo un po' di fune e un po' di mare, in altri punti un po' di terra e un po' di carta, un po' di penna e un po' mano. 

     

    Un abbraccio a entrambi e alla prossima :) 


  8. Una poesia molto, ma molto interessante. Ho dato una sbirciata a qualche commento per poi soffermarmi sul piccolo trattato. Dunque. Quindi, se ho compreso bene: 

     

    Il silenzio che ha in sè l'origine e la nascita prima di tutte le cose in quell'equilibrio calmo e senza conflitto, ci scuote con la sua verità nel tempo in cui siamo imprigionati e che ci rende ombre di quel che nell'adesso altro siamo? In tal senso il nome si svuota, ma si riempie della necessità che nell'essere percossi seguiamo come briciole di un sentiero. 

     

    Mi piacerebbe capire il conflitto come lo poni e lo interpreti, non necessariamente sfoggia dolore, talvolta mostra una crepa, ma una crepa è pur sempre un accesso a una sfumatura, a qualcosa che può crearsi da noi. Che ne pensi?  

     

    Se non ho afferrato nulla, dimmi pure, son curiosa. 


  9. Spoiler

    È l'ultima poesia che ho scritto, ho pensato di condividerla con voi. 

     

    Al di là dei giorni cadono coriandoli

    sulla mia testa, come ingranaggi

    di vecchi film su mani nostalgiche,

    ma non c'è alba nè tantomeno festa

    è la malinconia a sorprendere la vista.

     

    È pallore che siede con lentezza

    e braccia molli, abbandonate esili

    al tremore spoglio di una rosea risata

    sul tavolo della vita e della morte.

     

    Ricordo come l'occhio con la sua foto

    e sapessi quante ne ho lasciate

    per evitare di ritrovare la fune tesa

    di una funambola che non sa salpare.

     

    Qui, non c'è nè terra nè mare.

     

    Ho inaugurato il passato con un tocco

    maldestro, ne ho tagliato il nastro

    come un mimo che carezza

    il suo stesso gesto,

     

    ma è rimasto alla cornetta, in attesa

    d'una risposta non troppo logora,

    ma l'unico suono che rema

    è il fruscio quiete di questo foglio.

     

    Siamo ancora qui, il vento s'alza

    la vela è gonfia e la poesia

    è il nostro orizzonte che viaggia

    tra dune di sabbia rossa

    in un cielo senza stelle.

     

    Siamo tra due parentesi

    tra righe taciturne e riflessioni

    senza paracadute, e nei porti

    lanterne illuminano le burrasche.

     

    Qui, regge un nome quanto una data

    di nascita, un fondamento misero

    se non dai forma a ciò che plasma,

     

    è una ricerca ambigua

    tra parte e parte

    la sincerità dell'anima.

     

    Il suo riflesso è la voce tenue

    della maschera nello specchio,

    bianca come la schiuma del mare

    nel suo ultimo vagabondare

    prima della sera prima del tramonto,

     

    tra ninnananne morbide,

    nei contorni di peluche

    soffici e morse strette,

    tra indelebili brividi e fiabe

    di orchi, draghi e principesse.

     

    Avevo promesso di non svegliarti,

    ma ora so che non hai dormito mai.

     

    Al di là dei giorni.

    Al di là di me.


  10. La forma che hai dato a questa poesia mi ha parecchio colpita, l'ho trovata come un'onda lenta che si avvicinava al mio orecchio senza mai riuscire a toccarlo, come se in realtà fosse lontana, troppo lontana, talmente da avvertire una mancanza che ho annusato nei versi, attraverso la malinconia di una felicità sciolta nell'acqua, che non di capisce se sia sulla superficie o già plana giù per un peso troppo grande. 

     

    Mi piace la delicatezza che hai usato, associata a un suono preciso e un'atmosfera profonda. Son quei versi su cui mi piace tornare, sui quali mi piace soffermarmi separando le parole e crearci una sorta di quadro soggettivo. 

     

    La poesia presenta un ottimo equilibrio nei contenuti, ho apprezzato la valenza di quelle onde, gli errori li facciamo tutti e tutti prima o poi siam in balia di sentimenti, problemi e quella varietà sulla quale la vita, a conti fatti, si fonda. La sfumatura cupa emerge e si schianta sulla morbidezza che gusti leggendo, eppure sei riuscita a lasciare il finale appeso su un filo, ho provato la stessa sensazione di quando, pressata dai miei pensieri, sollevo lo sguardo verso il mare e rimango in una sorta di apnea silenziosa. 

     

    Complimenti.


  11. Grazie mille, non vedo l'ora di conoscere la tua opinione e apprezzo molto l'aiuto, non sono pratica e già farmi pubblicità da sola mi mette un po' a disagio. Per il resto, di nulla, lo metto volentieri gratuito, l'unica cosa di cui mi tange davvero è capire se l'esperimento funzioni o meno.

    Allora, a presto! Un saluto :)

     


  12. Sperando di non far casotti con il cellulare... 

     

    20200909-142932.jpg

     

    Un piccolo estratto: 

     

    Forse sono uno scheletro dai resti frammentari, melodie gracili di movimenti, fieri e spavaldi, sotto un sole che mette in luce, e io indomito con la mia mezza sigaretta, mi accingo a passeggiare, perché talvolta riducendosi all’osso si vive meglio, si è più autentici e sintetici, non gustando ciò che la pelle vuol percepire: il tocco caldo o freddo. Quando sospiro il fumo, sono nuvole di rammarico e comprendo che il respiro è lento, talmente tanto, da non riuscire a crearsi da sé la propria soddisfazione, come se percepisse l’assenza, l’anomalia, il guasto. E tutto si ovatta in un pugno di mosche sul petto.

     

    Per chiunque desideri, toh, il libro è dato. 

    Ziao :flower:


  13. Grazie mille a entrambe, ho voluto dare una possibilità a una mia vecchia idea.

     

    @Ippolita2018 non scrivo poesie da un po', in realtà son ferma da un po', ma credo che la mia pausa spausa scrittevole stia per terminare. Appena ho qualcosa da proporre lo farò volentieri, intanto appena mi libero cerco perlomeno di tornare da lettrice. 


  14. Immagine di copertina:

     

    fVSbf10.jpeg

     

    Titolo: I Am
    Autore: Sara Tramonte

    Casa editrice: Autopubblicato (Amazon KDP)
    ISBN: 979-8678787002

    Data di pubblicazione: 24 agosto 2020
    Prezzo: 3,38€, versione ebook (gratuita con kindle Unlimited e promozione gratuita per tutti dal 9 settembre al 13 settembre); 

                  9,99€ versione cartacea 

    Genere: Narrativa non di genere; romanzo di formazione 

    Pagine: 126 

    Quarta di copertina: un viaggio tra strada e parco, casa e bar, alla ricerca di una risposta che valga abbastanza da saziare la domanda. Tra inadeguatezza e un esser schivi verso la società e il proprio animo, il Personaggione abituato alla sua apatia, nella sua casa svuotata da frivolezze e addobbi, pone all'esterno il mondo, chiudendosi a riccio. Sarà l'aver dimenticato le chiavi a casa, l'ostacolo che lo obbligherà a reagire?

     

    Link all'acquisto: clicca qui


  15. @ohohboh Grazie per il tuo passaggio :) 

     

    6 ore fa, ohohboh ha scritto:

    Trovo che sia veramente troppo breve per dargli un significato, ma questo forse è un punto a favore, perché permette ad ognuno di dare una propria chiave, ed è una cosa che personalmente apprezzo tanto.

     

    Ne sono molto felice. Mi sto allenando in tal senso, adoro l'idea di dare più chiavi rendendo nebulosa la mia, più o meno che sia in base allo scritto. Inoltre una brevità simile mi consente di mettermi alla prova a livello d'impulsi -son persona che scrive parecchio di pancia-. 

     

    6 ore fa, ohohboh ha scritto:

    Lo stile è particolare, a tratti cupo, e risulta non perfettamente fluido, ho dovuto più volte rileggere alcuni passaggi con attenzione, ma comunque ben scritto e senza refusi. Il contesto mi è parso onirico, ed ho interpretato il caos narrativo proprio come un susseguirsi di immagini che il nostro cervello elabora durante il sogno.

     

    Cupo e frammentario. Diciamo che ero preda di una scena ben precisa, un po' onirica un po' allucinata e tanto intima. I toni cupi ci son senz'altro così come la poca fluidità e il susseguirsi di stimoli senza essere capaci di allinearli, perché in fondo in quel pezzo niente è nelle mie mani. 

     

    A presto. 


  16. @Lucrezia Malara Ciao, mi ha fatto molto piacere leggere la tua analisi, procedo punto per punto, ma intanto ci tenevo a dirlo. 

     

    Il ‎24‎/‎07‎/‎2019 alle 16:00, Lucrezia Malara ha scritto:

    Vorrei dirti subito che apprezzo il tuo stile di scrittura. Amo molto anch'io utilizzare immagini ed espressioni "ermetiche" all'interno dei miei scritti, a costo di apparire incomprensibile o di ricevere critiche sulla "poca chiarezza". Alla fine scriviamo soprattutto per noi stessi, o no?

     

    Ho parecchio apprezzato quelle virgolette, dettaglio che mi fa annusare un modo di vedere probabilmente simile. Ho sempre scritto per me stessa, l'inchiostro è un qualcosa per me di molto intimo e all'inizio ne ero così gelosa che non esponevo neppure ai miei famigliari. Ero "scrittrice" e al contempo lettrice di me stessa, questa dinamica mi ha dato molto e mi ha da subito posta in modo duplice, pertanto sono la prima che deve essere accontentata e sono, posso dirlo con enorme seccatura, la peggiore lettrice che mai potessi desiderare. Tuttavia non sottovaluto il ruolo del lettore, mi ci sto allacciando pian piano e le scoperte son interessanti: è bello vedersi dall'esterno e carpire quanto si possa o meno trasmettere, quindi di conseguenza migliorare. 

     

    Per questo ho maggiormente apprezzato il tuo parere. Terrò decisamente conto dei tuoi consigli, sia dei punti -talvolta mi faccio prendere la mano- e sia dei gerundi, anche se qui hanno la valenza del ritmo. Mi spiego meglio. Avrai notato i pochi punti fermi all'interno della narrazione, a livello intuitivo, quei gerundio li ho visti come una pausa, ma altrove potrei aver fatto tale errore. 

     

    Il ‎24‎/‎07‎/‎2019 alle 16:00, Lucrezia Malara ha scritto:

    Adesso, io non so se tu abbia giù pubblicato scritti più corposi ed è sicuramente una mia mancanza, ma è davvero un peccato che questo frammento sia così breve.

     

    Sì, in effetti è parecchio breve. Al momento mi sto concentrando su impulsi di breve durata, sulle scene insomma. Un esercizio che sto amando. E su un altro progetto che sto portando avanti pian piano, ma che non ho intenzione di condividere. 

     

    Grazie mille, a presto, mi sei stata molto utile :) 


  17. Ciao. 

    Devo confessare che non apprezzo particolarmente i versi così brevi e così spaccati, mio gusto, e in questa poesia mi son sforzata abbastanza data la lunghezza e m'è spiaciuto perché il contenuto lo trovo interessante. Mi piace l'esortazione nel ricercare il valore della poesia per il poeta e quindi uno sguardo poetico verso le cose, verso i dettagli e verso l'emozione. Tale approccio tra il riflessivo e il sentimentale pone una sorta di equilibrio nel respirare fascino, di rapirne l'essenza, la bellezza fuggevole del piccino e dell'effimero, di quel qualcosa che per il poeta in quanto figura possiede il senso suo. Un saluto. 


  18. Il ‎22‎/‎06‎/‎2019 alle 20:05, Anglares ha scritto:

    Sei qui?

     

    Non so bene perché ma non riesco a separarmi da questa domanda, come se dovessi girarci attorno e carpire qualcosa o, al massimo, sedermici dinanzi.

     

    Ricominciamo per bene. Ciao @Anglares , spero di non dire sciocchezze, ma non prometto nulla, anzi. 

     

    Ho annusato un gioco di specchi tra la staticità del sostare sulla linearità e l'affondare perpetuo verso un "e poi" che sta a noi valutare: ci lasci nel limbo e ci doni dei versi come pennellate sparse di un quadro. Mi sono più volte chiesta se ci siano veri incastri o solo stimolazioni, in fondo il pensiero può anche non avere appigli precisi, può anche esser svuotato se privato della sua inclinazione, tanto che ho supposto anche una dinamica di questo tipo, una privazione per un guadagno d'assemblo. 

     

    Visivamente il componimento si presenta in un certo modo, io ce l'ho percepito così: urti nell'acqua dalla consistenza d'un respiro pieno d'acqua. Pare d'affogare, oltre che affondare, se mi muovo a livello d'essere umano. Non so quanti livelli tu abbia creato, ma son partita da questo, un po' concreto e un po' emozionale. Per agganciarci poi la funzione pensante. Il pensiero, la sua voce, la sua essenza nell'uomo. 

     

    Rimanendo nell'impressione che il mio cervellino ha creato, la parola affondando con me non può parlare, si spoglia eppure pesa e il peso che grava non rimane in superficie. E qui, non so spiegarne i motivi, ho immaginato il mare nella sua mole che dalla limpidezza diviene man mano sempre più scura, sempre più densa e opprimente. Ci associo come una perdita di purezza, di spiensieratezza, di pace e un approdo di alienazione, perdita, dell'irriconoscibile io. E per un momento m'è sembrato di leggere: affonda l'affondato, una quasi sovrapposizione sul quale ancora mi vien da ragionare e cercare. 

     

    Ci sei? Siamo in un flusso liquido, che mi sa tanto di divenire, perché il divenire è nell'acqua, ma dato che il pensiero è solo un'intuizione non scorre, ma affonda. 

     

    Ci penserò su, intanto ti butto questi pensieri deliranti, spero non ti dispiaccia. 

     

     


  19. Ciao @Sira , son stata catturata dal suono del titolo, profumava di pioggia, tanto che nell'istante del mio approdo all'interno del primo verso m'è venuto da sorridere. Credo che tu abbia voluto trasmettere proprio il suono della pioggia, quello che pare lieve, rallentato mentre cade e sfiora e tocca per poi fermarsi in una breve traccia che per l'udito è palpabile quanto inafferrabile e fugace. La cupezza che narri ha un retrogusto, per me, dolce, quasi rilassante, di quelle attese un po' aspre che però sanno abbracciarti incredibilmente morbide. La parte che ho più apprezzato della poesia, non è la poesia -non è assolutamente un'offesa, preciso onde evitar fraintendimenti- ma quel senso vuoto e indecifrato che solo il silenzio è in grado di dare, vestendoti di una sincerità rara e al contempo così ricca da rimanere muta, perché la parola a volte limita, a volte esclude e deteriora l'ampiezza. Non so quanto sia capace, quindi, di analizzare i versi tuoi, perché mi son trovata catturata da un'impressione, una pennellata creatasi nell'incontro, ma ho voluto condividerla ugualmente, come segno di piacevolezza e scambio. Un saluto. 


  20. Scusate l'immane ritardo del mio rispondere. Innanzitutto grazie ad entrambe. 

     

    Il ‎21‎/‎06‎/‎2019 alle 22:35, Shiki Ryougi ha scritto:

    A primo impatto il tuo frammento è scritto in una maniera che rende poco fluida la lettura. Frasi troppo lunghe, concatenate tra loro.

    Non vedo errori particolari, ma ecco, io avrei spezzato meglio la narrazione perché così risulta ostico alla lettura e ciò mi dispiace perché il contenuto è interessante e profondo.

    Ho dovuto leggere più volte però per afferrare bene il concetto che volevi esporre.

    Quindi in conclusione, ti consiglio di rendere più fluida la tua scrittura, anche solo andando più volte a capo, a modo di dare respiro a chi legge.

     

    @Shiki Ryougi

    Ti ringrazio del tuo appunto e non temere di non esser brava o meno nelle analisi. 

    Mi son resa conto del mio gusto verso l'amalgama opprimente, non so definire se sia una sorta di timbro -in parte quindi di limite- o un'atmosfera temporanea nel quale rotolare. Né mi dispiace che mi si rilegga più volte, par come un soffermarsi su di uno scritto d'agguantare più nel profondo. Tuttavia, l'elemento ostico potrebbe sfuggirmi di mano, il tuo segnalarmi ciò mi sarò d'aiuto nel calibrare e, perché no, diversificare maggiormente il mio stile. Ti ringrazio. 

     

    Il ‎26‎/‎06‎/‎2019 alle 09:55, Floriana ha scritto:

    Buongiorno cara @Dark Smile:love3: mi auguro che stai bene.

     

    @Floriana ciao cara, come stai? 

     

    Il ‎26‎/‎06‎/‎2019 alle 09:55, Floriana ha scritto:

    Qui mi voglio collegare al titolo, m'immagino una pozzanghera con un legno che naviga.

     

    Interessante come la sensazione d'origine sia poi riformulata nella mente del lettore. 

     

    Il ‎26‎/‎06‎/‎2019 alle 09:55, Floriana ha scritto:

    Muri astratti?

     

    Nì, ci sono e non ci sono al contempo. 

     

    Il ‎26‎/‎06‎/‎2019 alle 09:55, Floriana ha scritto:

    Conclusione: basandomi sul titolo mi è piaciuto molto l'incipit però poi il testo ha perso l'orientamento. Dici che sono una serie di pensieri, alcuni spunti molto belli:). A questo punto non so definire il tuo frammento, anzi ti dirò che non ho ben chiaro la sua definizione. Frammento inizio di qualcosa? I tuoi pensieri sono Interessanti ma secondo me hanno bisogno di chiarezza.

    Buona Giornata.

    <3Flo

     

     

    Eccomi qui, dunque, son felice che tu abbia trovato spunti interessanti nel pensiero, l'aspetto che più mi premeva probabilmente. Ultimamente ho voglia di sganciare un pochetto la testa e pare che impulsivamente mi diriga verso questi pezzi senza troppa premura, né dedizione e, di conseguenza, nessuna pretesa. Credo siano degli spunti anche per me stessa, lo trovo un dialogo molto stimolante e inconsciamente produttivo. Sì, ho un modo forse un tantin strano di approcciarmi al mio inchiostro. 

    Buona giornata, un abbraccione. 


  21. @DSGU Ti ringrazio per la lettura e per la tua analisi che ho tanto apprezzato. 

     

    Il ‎17‎/‎06‎/‎2019 alle 21:09, DSGU ha detto:

    Il fatto che tu abbia scelto il titolo di getto aumenta la curiosità di un lettore come me, perché credo possa esserci molto potenziale in un titolo deciso senza pensarci troppo (mi viene in mente l'inconscio e la scrittura automatica avanguardista). Quindi permettimi di tenere bene a mente la parola riflesso.

    Fin dalla prima frase dai il genere femminile all'entità a cui ti rivolgi. Non mi è ancora chiaro chi o che cosa sia, ma questo lo vedo come un pregio di questo frammento ben scritto: il non capirlo immediatamente mescolato all'essere bene scritto fa venire voglia di tornare ancora su questo caleidoscopico frammento per trovare via via nuovi significati e connessioni.

     

    Credo molto alla connessione tra inchiostro e inconscio, lo ricerco nel mio scrivere. Quindi son molto lieta dell'approccio che hai scelto. 

    E non passa indifferente nemmeno il seguito, mi piace un sacco questo legame ciclico che si viene a creare durante la lettura, seguendo quanto dici, ne son molo felice. 

     

    Il ‎17‎/‎06‎/‎2019 alle 21:09, DSGU ha detto:

    Ma forse l'effetto di confusione che sia crea grazie a questa costruzione della frase è esattamente quello che vuoi ottenere.

     

    Devo confessare che la confusione non mi dispiace affatto:grat:

     

    Il ‎17‎/‎06‎/‎2019 alle 21:09, DSGU ha detto:

    è solo nello sfondo, non è troppo in evidenza (chissà forse è persino casuale).

     

    Nella tua parentesi c'è il vero, abbastanza casuale, forse un poco meno il serpente. 

     

    Il ‎17‎/‎06‎/‎2019 alle 21:09, DSGU ha detto:

    Non si ottiene risposta a questa domanda, ma si insiste sul punto di incontro tra mondi diversi, in questo caso l'alba, incontro tra notte e giorno.

     

     

    Già, non si trova risposta, c'è "solo" un incontro, solo un riflesso distorto. 

     

    Il ‎17‎/‎06‎/‎2019 alle 21:09, DSGU ha detto:

    Infatti prima si parlava di incubo, non si parlava di sogno. Anche il ridacchiare di prima trasmette piuttosto una connotazione di paura all'intera storia.

     

    Confermo. Il ridacchiare, invece, non solo ha connotazione all'interno dell'incubo come paura, ma anche di beffa. 

     

    Il ‎17‎/‎06‎/‎2019 alle 21:09, DSGU ha detto:

    Proprio perché diverso da uno specchio che riflette le immagini così come sono, questo vetro che riflette le immagini deformate riesce a concentrarsi piuttosto sui lati più bui. Una forte oscurità mi sembra aleggiare su tutto il racconto.

     

    Molto intenso e allegorico questo racconto: mi sembra di assistere a un passaggio da un mondo all'altro, come se qualcuno si buttasse in un mare nero e si potesse vedere a rallentatore il corpo che entra nell'acqua.

     

    L'oscurità, sì, è il centro della ramificazione. Ti ringrazio molto per queste parole. Il mare nero e il corpo a rallentatore, associazione splendida :) 


  22. Il ‎16‎/‎06‎/‎2019 alle 11:24, Poeta Zaza ha detto:

     

     

    Forte questo frammento, @Dark Smile :)

     

    Io ci trovo i cinque sensi: comincia col gusto, poi la vista, il tatto, udito... no, ne manca uno! L'olfatto. Dovresti aggiungerlo, secondo me, per completezza.

     

     

    @Poeta Zaza Ciao, ti ringrazio della lettura, son felice che arrivi forte. Circa ai sensi, non ho notato la mancanza dell'olfatto, mi hai quasi fatto venire voglia di utilizzarlo :) 


  23. @Anglares ciao, è un piacere averti qui. 

     

    Il ‎16‎/‎06‎/‎2019 alle 09:32, Anglares ha detto:

    Cerco di passare anche per la tua poesia.

     

    Non c'è fretta, quando vuoi e se vuoi è lì, non scappa. 

     

    Il ‎16‎/‎06‎/‎2019 alle 09:32, Anglares ha detto:

    Se vuole essere un racconto, la forma di un racconto, manca di corretti riferimenti che permettano al lettore di fare ordine. Qui dovresti farti delle domande su cosa succede, dove, e perché e dovresti essere certa che il lettore sappia dare delle risposte leggendo.

    Ma da quello che conosco della tua scrittura non credo che queste siano le tue intenzioni.

     

    Nono, infatti. Non è assolutamente un racconto. In primis è un confronto tra me e me, scrivo frammenti brevi in modo da mettere in vista quello che al momento pare essere il mio impulso. Ultimamente mi sto ponendo delle domande, al centro c'è questa: come faccio a conoscermi inchiostramente in modo più autentico possibile? 

    Dopo ciò v'è anche la curiosità di cosa possa trasmette e come possa essere vista dall'esterno la scena o il pensiero o quello che sia. 

     

    Il ‎16‎/‎06‎/‎2019 alle 09:32, Anglares ha detto:

    Manca una direzione, ma questo è anche il limite della brevità, questa bolla di suggestioni cattura delle sensazioni lasciandole sospese. Preso per questa sua estensione, lo vedo come un affresco di frasi suggestive, eppure anche in questo lavoro chi legge produce dei significati, delle ipotesi, ma non può far altro che assumerle come il senso del testo.

     

    Credo che in questo preciso caso non volessi una direzione o forse ho incanalato la sua impossibilità. Paradossalmente la scrittura ha un suo limite anche nella sua libertà, era un pensiero dello sfondo o forse pur troppo evidente. 

     

    Il ‎16‎/‎06‎/‎2019 alle 09:32, Anglares ha detto:

    Una scrittura che muove da questa condizione dovrebbe averne la consapevolezza e utilizzarla come elemento comunicativo: siamo alla metalinguistica. Visto che hai una predisposizione nel creare questi scorci visionari dovresti lavorare su come agiscono in chi legge. Ora questo frammento potrebbe introdurre tantissimi percorsi dell'immaginazione che sono solo potenziali. Sta a te suggerirne l'innesco.

    A presto.

     

    Ti ringrazio, son parole preziose e terrò assolutamente in conto di quanto hai espresso, ci lavorerò appena la mente mia formulerà la miccia. 

    A presto :) 

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