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Dark Smile

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Tutti i contenuti di Dark Smile

  1. Dark Smile

    Mi ero scordato di te

    Poesia molto interessante. Intrigante e criptica, almeno per me. Mi sembri siano versi dedicati ad un lato della personalità sepolto chissà dove, ho pensato ai bimbi, per via della presenza sostanziale del passato e dell'infanzia. Mi pare di scorgere la crudezza della realtà contro una vecchia e impolverata magia del bimbo, che ingenuo osserva con occhi ricolmi di curiosità e gioia. La nota che stona, nel mio ragionamento, e che al momento non riesco a collegare è il ''canto''. Visto che Natale mi è ancora tra i neuroni ho collegato subito al canto natalizio, ma ovviamente sono consapevole non si tratti di quello. La rileggerò per tentare di coglierne altri aspetti. M'è dispiaciuto solo per le ripetizioni che hanno dato un ritmo un po' schematico, ma forse era tua intenzione. Complimenti :]
  2. Dark Smile

    Pioggia acida

    @baffoloco83 ciao e scusa l'enorme ritardo! Grazie mille per il tuo commento, pareri come questi son sempre piacevoli da sentire, perchè mi ricorda come la poesia sia talmente soggettiva da evolvere negli occhi di ognuno. Ti ringrazio.
  3. Dark Smile

    Pioggia acida

    Commento: Brillo mentre mi spengo, accesa come una miccia di dolore nella tormenta di persone. Sono fuoco che urla e cade, come pioggia acida sul suolo infame.
  4. Dark Smile

    Sorriso tra i passi

    Commento: Sono passate parecchie emozioni dall'ultima volta che, sentendo i miei passi risuonare, m'è venuto da sorridere; tra i rovi di ricordi appassiti, odo quelle vite che dicon di voler dimenticare, e io, io quanto bramo dal desiderio muto di poter ricogliere, toccare con mente, ciò che è andato. I passi. Uno, due, tre. Così facili da contare, ma mai facili da vedere, nell'ombra, quella che t'insegue, quando volti lo sguardo, quando dolci e macabre fessure osservano il mondo, ecco dove mi troverete, lì, in mezzo alle nuvole nere, nell'asfalto, nel mio sorriso cupo. Lì, m'incontrerete. E la Musa che conosce ogni mio segreto, già ci risiede, in silenzio, avvolta da seta di sogni e incubi mi aspetta, perchè questa volta sarò io ad andare. "Grazie di tutto" E il sorriso tra i passi, forse potrò finalmente raggiungerti attraverso il mio poetare, mentre dalle mani sfuggirai, ancora.
  5. Dark Smile

    Orizzonte

    Mmm tutte queste ripetizioni mi hanno fatto impallare il cervello, ma credo sia voluto no? Solo che, per quelli che sono i miei gusti, avresti avuto molto più effetto a dosare le parole e creare l'atmosfera. Dopo tutti quei versi uguali, dopo troppe parole, che in tal senso, si appesantiscono, l'ultimo verso non appare come completezza e senso di appagamento, o leggerezza. Non so se mi sono spiegata. Tuttavia non è una critica, molto probabilmente sarà un mio limite dovuto a gusti differenti dai tuoi, soprattutto ultimamente! Il concetto alla base invece mi è piaciuto. A rileggerti
  6. Dark Smile

    Pioggia acida

    @luca c. wow, scusa per il ritardo! Mi hai lasciato un commento impressionante, hai colto le immagini della poesia, il messaggio e sentimenti, cosa non da poco. Non che mi erga alla somma poetessa, solo che mi sono resa conto di essere più criptica di quel che pensavo, ultimamente. Quindi mi ha fatto tanto piacere essere capita così in profondità. Grazie mille!
  7. Dark Smile

    Pioggia acida

    @Nerosubiancopoesia Allora, per prima cosa ti ringrazio per aver letto la poesia. In secondo luogo, ma non perché sia meno importante, ti ringrazio per il commento. Anche io penso che il bello della poesia sia poterla interpretare a proprio piacimento, in base, come hai detto, al proprio sentire e provare e, aggiungerei, in base al vissuto. Diciamo che mi rendo disponibile per chi, volendo immergersi nella mia personale interpretazione, mi voglia far domande. Tuttavia, non sempre è possibile. Nel senso, che non ho mai creduto alla possibilità di raggiungere fino in fondo un poeta, avvicinarci ok, ma raggiungerlo mai. E spesso non so nemmeno io bene cosa ho scritto, poiché scrivo molto ma molto di getto, cosa che mi fa sempre scoprire aspetti nuovi dei miei componimenti, anche dopo anni. Ancora grazie mille! @emanueleShellman Ti ringrazio tanto Emanuele! Non potevi rendermi più felice, hai riassunto due mie intenzioni in un'unica frase.
  8. Dark Smile

    Pioggia acida

    Ciao @Floriana Si può dire che io abbia provato proprio ''un lampo nella notte'', uno squarcio di vita e morte in un'unica corrosiva emozione, così come la pioggia acida corrode quando cade verso il terreno infame. La poesia, come hai ben notato, non è chiara, ma nemmeno il contrario. Ti pone immagini e ti porta a pensare, interpretare. In un certo senso mi sono un po' nascosta, impulsivamente, dietro i versi. Pertanto da ciò deriva la complessità del componimento. ''Nella tormenta di persone'' Immagina di camminare per la strada e provare il disagio di appartenere alla moltitudine, in un momento dove ti veste la solitudine interiore. Un vestito scuro che cade in strada, mentre la gente ti passa a destra, a sinistra, avanti, dietro. Ti urta, ti evita per avanzare. Immagina questa scena. E ora tramutala in una tormenta di persone che ruotano attorno a te. Crea disagio, per la confusione, la potenza di queste folate di vento velenose. Ora, manca solo un ultimo tassello: immagina che al posto di volti, corpi, vi siano ricordi, ricordi di persone che conosci. E vorticano, non la smettono. E tu rimani lì ''nella tormenta di persone'' a brillare, mentre ti spegni, accesa da una miccia di dolore. Non esiste finale per questa poesia, è come il momento della pioggia vista sotto le gocce: bagnano il tuo viso se lo sollevi verso il cielo, in quel momento badi solo al presente. Anche se sarebbe più corretto e pertinente dire ''quando il fuoco urla e cade, come pioggia acida sul suolo infame'' esiste solo tale momento. Non esiste inizio e non esiste fine. Spero di essermi spiegata come si deve. Buon fine settimana cara, un bacio
  9. Dark Smile

    Quotidinianità.

    Eccoti, eccoti! T'avevo letta, ma nel momento in cui ho cominciato a pigiar la tastiera... ho dovuto staccare, ma non mi sfuggi! Mi è piaciuta molto. Amo la profonda psicologia, amo l'introspezione e qui ce n'è tanta. Credo sia una di quelle poesie che non si smette mai di leggere, non si smette mai di scoprire. E mi stuzzicano parecchio. Cominciamo la mia analisi, per quello che posso fare. Spero che ti faccia piacere. Sono il corsivo Circa la composizione, io non cambierei nulla, in quanto nella tecnica è racchiusa l'emozione. Almeno io la penso così. Spero di non aver detto sciocchezze. Sono contenta, spero di leggerti al più presto. Un bacio.
  10. Dark Smile

    Erased - capitolo 1

    @Maquisse Non preoccuparti, apprezzo le critiche, perciò vai tranquillo. L'ho pensato anch'io sinceramente, ma considerando che, tale capitolo, sia una lettera, ho pensato potesse andar bene, o meglio potrebbe descrivere tutte quelle persone che si piangono addosso. Un pensiero un po' strambo, me ne rendo conto ahah Ci sono, inoltre, delle motivazioni alla base, ma prenderò in considerazione ciò che mi hai detto. Alla fine della storia avevo già in mente di fare una revisione completa, per questo mi interessa molto il parere altrui e anche quelle critiche che scovano dei pilastri pronti a crollar al suolo. Ti ringrazio.
  11. Dark Smile

    Erased - capitolo 1

    Commento: Dunque, eccomi con il primo capitolo! Forse vi lascerà un po' interdetti, ma non vi anticipo nulla, voglio vedere come lo vedete e poi magari chiarisco... buona lettura e mi affido a voi! Capitolo 1 L'ultima pagina. Quando ti rubano ciò a cui tieni ti senti mancare. Dentro. Simile ad una vetrata colorata che diviene nera, prima di cadere in pezzi. E briciole ti seppelliscono i piedi, ma sono come spine, dannate spine di una rosa appassita? Non si vedono nemmeno, i petali. Un sentimento che va al di là persino dell'odio, della vendetta. Ti senti senza respiro. Percepisci solo quest'emozione infinitamente insidiosa. Diventi blu, pallida? Instabile! Il petto preme, spinge per cercare, non curante di quanto faccia male. Ti manca tanto da avvertirne il vuoto, ciò che ha lasciato. Quando ti strappano via quello che ami, ti portano via chi sei, perché a partire da quell'istante, cambi. Ti sembra di esser inglobata nella melma, un fango di pensieri e solitudine. Ti assorbono. Non ci sei più. Perisci, perché lo sai, l'avverti: la fine. Ne odori la puzza, il marciume che cammina, quasi leggiadro, in mezzo a tutto quello che prima contemplavi e ora... nulla. Zero. Insignificante, l'unico aspetto che ti viene naturale attribuire. Buio, cominci ad ammirarlo, nonostante ti abbia fatto paura, così tanta, diviene la tua unica ancora di salvezza. Gli occhi sono esausti, le palpebre pesanti e le tenebre celano la luce, la controllano affinché non sia troppo accecante, ormai. Così pesto, la notte così fitta d'ombra e in quel luogo ti senti in grado di ignorare, di perseverare nella nuova inerzia. Il nulla. Capirlo prima, sarebbe servito ad affrontarlo meglio? Mi chiedo. Mi sento esattamente così. Persa in me stessa, perché preda di un furto dove risiede la parte più interna di me. Sono priva, sono stata privata di tutto. Eppure volevo salvarmi, credevo di poter combattere fino alla fine e invece: ho perso. Sarei stata me stessa d'ora in avanti? Oppure... Mi chiedevo questo, ma in cuor mio avevo già la risposta. Sono nervosa, ma quanto. Ho tante parole da scrivere, eppure quando prendo la penna, e l'avvicino a questa pagina, è come se comparisse una nube di ricordi. Mi impietrisco e vomito, quando arrivo a... ho difficoltà persino qui, su questo stupido taccuino. A cosa serve? Dare vita a questi caratteri non mi permetterà di... io non posso fare nulla. E tale rassegnazione, mi illudevo che potesse donarmi la pace, e, invece, ancora l'agogno. Ho paura di addormentarmi, ormai. Quando le palpebre si uniscono vedo l'oscurità, e non solo il banale buio della notte, anche del mio animo. Ma per raggiungere questo stadio, ho passato notti ad agitarmi nei miei incubi, a rivere tutte quelle scene. Io non posso dimenticare, lo ripetevo incessantemente come un disco rotto. Io non ho scordato neanche un particolare, neanche una goccia di sudore e di lacrima. Un giorno so cosa accadrà e quando arriverà vorrei dire a tutti che mi dispiace, che non avevo scelta. Sebbene sappia che nei miei occhi si vedrà tutto tranne il dispiacere o il dubbio di aver sbagliato. Le mie labbra si stenderanno dando forma al sorriso, perso da tanto tempo. La vendetta non serve, mi direte. Ed è vero, ma sapete una cosa? Non m'importa. Già, ho fatto tutto per un motivo valido. Conta solo questo, il resto è solo un contorno, la vita non è mai giusta, almeno non sempre. In fondo faccio parte della normalità, del ciclo naturale degli eventi: l'equilibrio esiste per lo squilibrio di due parti. Nient'altro. Eppure non riesco a conviverci del tutto. Forse è il mio destino, soffrire in un angolo.
  12. Dark Smile

    Identity - capitolo 14

    Ciao cara @Floriana Questo è il capitolo che mi piace di più di questa storia, in effetti, ma non mi soddisfa... devo informarti che ho deciso di terminare la pubblicazione e riprenderla più in là. Al momento mi concentrerò su Erased e un'altra storia che sto pensando ultimamente... poi a mente fredda, quando sarà il momento riprenderò questa storia in mano e la stravolgerò, come giusto che sia. Perché proprio non mi piace, per carità la trama non è brutta, anzi la trovo interessante, ma lo stile lo vedo acerbo, le parole non scorrono come dovrebbero ed è tutto narrato in modo troppo frettoloso. Posso garantirti, però, che non ti libererai di Identity... Non odiarmi
  13. Dark Smile

    Identity - capitolo 14

    Capitolo 14 Richiesta Forse il destino stava facendo le sue mosse. O forse ero un pezzo degli scacchi che qualcuno stava muovendo a suo piacimento. Un alfiere? Un comunissimo pedone? Sicuramente non un re. Era così inquietante e demoralizzante possedere una volontà e non poterla mettere in atto, ti lasciava in balia delle onde della frustrazione. Forse, era tutto finito. Anzi, niente forse. Qualche minuto prima La strada era silenziosa, come al solito. Una casa abbandonata emergeva nel vuoto che caratterizzava quella zona del quartiere, si innalzava nel cielo nero, senza alcuna stella che lo illuminasse, e poggiava su un terreno incolto, fangoso. L'inesistenza di fiori rendeva quel luogo così spoglio, da sembrare nudo e solo. Quella solitudine aleggiava all'esterno, come una nebbia fitta che proteggeva e pressava quella casa. Essa cadeva a pezzi, eppure rimaneva sempre in piedi, perché non poteva crollare, non poteva abbandonare colui che ci viveva. Era il luogo in cui tutto ebbe inizio, era il luogo dove era vissuta la sofferenza. Un gran portone in legno catturava la vista, data l'enorme dimensione. E vicino ad esso si poteva intravedere qualcuno: era l'ombra dell'uomo senza viso, che rapidamente scomparve. Ore prima «Mike, fermati!» Mogan? Mi allontanai repentinamente verso il legno del letto, d'impulso portai le ginocchia al petto: c'era qualcosa che non andava. Non riuscivo più a fidarmi di niente, qualsiasi cosa avessi intorno, poteva essere finta. L'oscurità poteva inghiottirmi in un secondo, senza che io fossi mai pronto: avevo paura. «Mike...» Piano sollevai lo sguardo verso di lei, ero in preda alla follia, ormai. Sentii il suo respiro farsi più frequente, sentivo le sue palpitazioni e vedevo il tremore del suo corpo. Era così in pensiero per me, che non si preoccupava minimamente di stare nella stessa camera di un pazzo. Ormai non credevo di essere normale. «A cosa stai pensando?» «Sono pazzo.» «...cosa?» era riluttante e incerta su quello che avesse sentito, ma con tenerezza mi accarezzò una guancia e continuò «non dire le tue solite stupidaggini, hai avuto un incubo... urlavi ''lasciami andare'', cosa significa?» Non sapevo se raccontarle la verità, ma era l'unica con cui avrei voluto parlare. Così mi feci coraggio e le raccontai i miei dubbi e i miei incubi. «E tu pensi che l'incappucciato che hai visto allo specchio sia l'assassino?» «Si... anche se non mi spiego il motivo per cui lo sogno.» «Capisco...» «Mi credi un folle vero?» malinconico e pieno di vergogna distolsi lo sguardo. «No, mi fido del tuo istinto, non hai mai sbagliato finora, perché dovresti in questo caso? Abbi più fiducia nelle tue capacità!» «Io non ho mai creduto in me stesso.» Mi sorrise, prima di darmi uno schiaffo sulla testa con tutta la forza che possedeva, tanto da farmi urtare contro il freddo e rigido materiale, che avevo alle mie spalle «Non ti permettere altrimenti non te la caverai solo con un ceffone!» Calò il silenzio. Si sentiva il ticchettio dell'orologio.Tic, tac. Le lancette prepotentemente invadevano la stanza, senza incontrare alcun ostacolo, il loro suono si diffondeva nell'immobilità in cui eravamo immersi, in cui stavamo annegando. «Ed ora che si fa?» «Tu niente.» «Lo immaginavo.» «Bene.» «No!» si morse il labbro per cercare di comprimere le lacrime «io voglio aiutarti, non starti alla larga!» «Lo so Mogan, ma non permetterò più a nessuno di rischiare la propria vita per me.» Sospirai, per poi continuare serio «Non farai la stessa fine di Leonardo.» Ero irremovibile, nessuno mi avrebbe fatto cambiare idea, mai. Tornai a riflettere, ci doveva essere un particolare... «Mike... ma nel tuo sogno lui ti dice qualcosa?» «Si, in effetti, mi ha ripetuto più volte...» Vieni da me, Mike. «L'hai sentito?» «Cosa?» «Ho sentito la sua voce... ''Vieni da me, Mike''.» Mogan spalancò gli occhi e cominciò a piangere, si toccò il petto all'altezza del cuore e mi fissò intensamente... anche tu lo avevi pensato, vero? Vorresti sentirti dire questo, vero? Che ce la farai, che va tutto bene, vero? Mi dispiace Mike, ma non posso lasciarti andare. «M-mogan.. ti prego dimmi che lo senti... dimmi che non sto impazzendo... dimmi che sono normale!» urlai in preda alla disperazione, non riuscivo più a voltarmi, non avevo il coraggio di guardare alle mie spalle. Chiusi gli occhi e cominciai a respirare con calma. Calmati, mi ripetevo incessantemente. Tremavo, le gambe erano pesanti, immobili come pietre e le lacrime cadevano senza un controllo. Specialmente quando davanti a me, invece di trovare gli occhi pieni di amore di Mogan... trovai quelli pieni d'odio di Leonardo. «Tu non mi hai salvato Mike.» Tu lo hai lasciato morire, Mike. Quello che avevo davanti non poteva essere reale, ne ero consapevole... eppure mi spezzò in due. Ero di ginocchia sul pavimento freddo e duro, lo osservavo con espressione vitrea e angosciata. «Leonardo.» Non sapevo quante volte avrei voluto vederlo, scoprire che era tutto uno stupido incubo e che lui era sano e salvo. Avrei potuto scherzare nuovamente con lui, pranzare con lui... fare tante cose con lui. E non avrei mai immaginato che potessi pensarlo: sparisci. «Solo il mio nome? Non mi devi dire altro?» si avvicinò rapidamente e mi prese per la maglia, portò il mio volto provato vicino al suo e con uno sguardo malefico, mi disse «Dovevi morire tu quella notte, non io.» «Tu non sei Leonardo, va via.» Non era lui, non avrebbe mai potuto abbandonare la sua espressione piena di gioia... non era Leonardo. Non volevi rivederlo? Ok, allora torniamo a Mogan. «Mike... seguimi» «C-cosa mi sta succedendo!» urlai così forte che il vetro dello specchio si ruppe... ma da quando ero in bagno? Ero in camera! Mike. «Cosa vuoi da me?! Cosa cazzo vuoi da me?! Lasciami andare, non toccarmi, non stringere, non...» «MIKE!! Svegliati Mike, è un incubo! Solo un incubo, Mike, fermati, così ti strozzi!» avevo le mani intorno al collo, se non fosse stato per lei a quest'ora sarei morto... mi stavo strozzando da solo. «Fratellino.» «Sorellona...» le avevo raccomandato di non venire nella mia città dopo tutto quello che stava accadendo, non volevo che morisse, non volevo che venisse catturata dall'ondata di morti che... si era interrotta? Dopo l'ultima vittima non avevo avuto alcuna telefonata improvvisa. «Tranquillo, è tutto finito... va tutto bene...» «Cosa... stai dicendo?» Perplesso cominciai a titubare e ad allontanarmi da lei «Sei veramente tu vero?» Sgranai gli occhi, non avrei sopportato un'altra allucinazione. «Allora è grave come mi avevi spiegato... hai fatto bene a chiamarmi Mogan, puoi stare tranquilla... fratellino, questa volta ti salverò io.» Mi disse con un sorriso enorme e dolce. «Ti ha chiamata Mogan? Cosa vuoi fare?» «Sta calmo, ti fidi di me giusto?» «Certo.» «Allora seguimi.» «Ok.» Mogan ancora in ansia per la scena precedente, mi abbracciò così forte, che mi sembrò di sentire ancora la sua stretta nel momento in cui mi lasciò andare. «Dove andiamo?» Chiesi una volta saliti in macchina. «Da un dottore molto in gamba, capirà subito cosa ti sta succedendo.» «Capisco, forse è la cosa migliore, i miei incubi sono troppo strani... forse il troppo stress?» «Probabile, conoscendoti ti starai dando troppo da fare per questo caso vero?» «Giusto... il caso... non è sicuro per te stare qui.» «Smettila di preoccuparti degli altri, per una volta pensa a te... hai bisogno di aiuto Mike.» «Va bene, ma una volta arrivati, mi lascerai solo e tornerai dai nostri genitori.» «Sai che non lo farò.» «Tu e Mogan siete dannatamente caparbie e non mi ascoltate mai!» «Siamo arrivati.» «Ma questo non è... dove...» Mi voltai... accanto a me non c'era nessuno, io non ero in una macchina e davanti a me... la casa abbandonata che fino a pochi secondi prima riempiva la mia visuale, aveva appena lasciato il posto alla più completa oscurità. Vieni da me, Mike!
  14. Dark Smile

    Erased - Capitolo 2

    @Floriana ciao cara, scusa il ritardo. Grazie per aver letto e per le tue dritte. Pensavo che i dialoghi fossero chiari, ma nella mia mente rimarrà sempre tutto chiaro, per cui grazie di avermelo fatto notare. I pensieri sono fusi al testo e non posso fare altrimenti, perché il corsivo e il grassetto sono già utilizzati e sono importanti per la storia >.< A presto
  15. Dark Smile

    Erased - Capitolo 2

    Commento: Capitolo 2 Non ti ricordi? «Piccola.» Alzo gli occhi per guardarla: rigida, penso. E lei ritiene che sia stupida, glielo leggo in faccia! Fa tanto la gentile, ma so bene che mi odia. Forse perché ho le sue attenzioni e lei no. Come biasimarla, certamente è un bell'uomo, ma tu cara mia sei un'arpia. «Perché non mi rispondi mai? Vorrei-» Il suono. Già, qualcuno ha passato la tessera per entrare, me lo spiegò una volta, lui. «Max!» Corro e lo abbraccio. Lo considero come un papà, sebbene io ce l'abbia, ma quello vero non lo vedo mai. Ricordo a stento il suo volto, mi chiedo se sarei in grado di riconoscerlo. Comunque mi va bene così, dato che è colpa sua se sono qui: rinchiusa. «Hai come sempre dei bellissimi capelli bianchi, principessa. E i tuoi occhietti lo sono ancora di più, puri e candidi come la neve.» Lui mi ha sempre trattata bene, ho avuto affetto e comprensione. «Piccola, torna a sedere. Salve Max, come mai è-» «La porto fuori a fare un giro, dottoressa, informi, senza problemi, chi reputa necessario.» Gioia. Sentivo un tepore, e le lacrime. Erano passati mesi, tre o quattro? Non lo ricordo neanche più. Gli stringo la mano. Ho paura di essere presa, tirata con forza e buttata nella morsa creata da quelle quattro mura. «Ti piace questo posto? Mi spiace, ma non posso allontanarmi più di così.» Mi dice, appena raggiungiamo il luogo: un prato, pare infinito. È tutto così bello, ma preferisco non porre esagerata attenzione a quello che mi circonda… lo avrei lasciato molto presto. Così torno su di lui, sulla sua barba sempre poco curata e i capelli spettinati, come se si fosse svegliato qualche secondo fa. Solo lo sguardo: la sua espressione era sempre stata attenta, non ha mai mostrato turbamenti di nessun tipo. Ma, ora, c'è una punta di malinconia. La vedo. «Sì, ma soprattutto sono contenta che ci sia tu, senza mi sentirei morire, non riuscirei a sopportare le cose che mi fanno.» «Lo so, promettimi che resisterai e vivrai.» «…solo se resti con me.» «Promettilo!» Me ne accorgo, le parole urlano e celano in sé la disperazione… non è da lui. E questo mi terrorizza così tanto da indietreggiare con il busto e, dopo che i pensieri fecero ingresso, fa capolino l'ansia. Non so, ma non mi sento bene. Sono sempre stata così piccina, da ritenermi un granello di sabbia su una distesa enorme di giallo tenue, dove il sole dava speranza e il mare una spensierata freschezza. E ora, invece, mi chiedo: un granello può sgretolarsi? Sussurro «Io… va bene.» «Brava principessa… hai solo undici anni e devi subire… mi dispiace non poterti salvare.» «Lo hai già fatto.» Mi sorride. Si guarda l'orologio e capisco che il mio piccolo momento di libertà è già finito. Respiro a pieni polmoni l'aria, così piena, in modo da conservarne il ricordo. «Dobbiamo tornare, principessa.» Si alza il vento. Il freddo sulle guance. Sento una certa nostalgia, sebbene non riesca a capirne il motivo. «Perché ti sei fermata?» Il suo sguardo è dubbioso, per certi versi quasi curioso; cosa c'è da fissare? Da analizzare con così stupore? Mi domando. «Scusami.» Torno a camminare: pensarci è inutile, inoltre… ho come l'impressione di non voler ricordare e indagare oltre. Ci mettemmo pochi minuti per raggiungere l'edificio enorme che tanto detesto. E la mia stanza, disgustosamente bianca, monotona, vuota. Un letto e una scrivania, non ho nemmeno un armadio. «Vorrei almeno un peluche. Qualcosa di mio.» Mi sfugge, dopo averlo pensato chissà per quante ore seduta su quel letto. La mia camera doveva essere un rifugio, invece è una prigione. Una gabbia dove non c'è né il cibo, né il terriccio per ricordare l'esterno. Dove l'aria è rarefatta e la luce contenuta da una lampada. Lo chiesi in tenera età. Allora ero curiosa delle piccole cose messe a casaccio qui, non conoscevo nulla. Ora il posto mi sta così stretto, da stringermi anche lo stomaco. E la cosa più triste è che mi ci sto abituando. «Sarà fatto, principessa.» Sorrido. Amo la sua gentilezza, sebbene sia mossa dal suo senso di colpa. E avrei voluto dirgli: devi stare tranquillo, nessuno può farmi uscire di qui, ma ho così paura di perderlo che, egoisticamente, mi limito a rallegrarlo. Perché lo so, se glielo facessi capire troppo bene, se ne andrebbe via da me e lui è l'unica cosa bella della mia vita. Un fiore di loto. A quel tempo non capivo, non volevo. Era più semplice vivere senza porsi domande, poiché sentivo che le risposte non mi sarebbero piaciute. Ero vigliacca, ferma, ero immobile, perché temevo una caduta troppo grande. O, semplicemente, ero una ragazzina sola. «Piccola.» La mia dottoressa, puntuale, entra nella stanza e con aria tranquilla avvicina la sedia al mio letto. Sono sdraiata su un fianco, quello sinistro. La mia schiena poggia sul muro e i miei capelli mi coprono il collo, cadendo sul cuscino. Mentre la fisso, lei inforca gli occhiali antiquati: le lenti sono assurdamente piccole e ovali. Che cattivo gusto. «Come?» «Cosa vuoi?» Non capisco. Parlo, sento la mia voce e, allora, perché non percepisco il movimento delle mie labbra? E perché, ora, la mia lingua le tocca senza che io lo abbia chiesto? «Piccola… perché la tua espressione è così spaventata?» Si alza, si siede vicino ai miei piedi e attende una risposta che sono impossibilitata a dare. Ci provo, ma non ci riesco. Ho paura. Quella non è la mia. Non ti ricordi di me? Io dico di sì. Eppure, perché sembra che l'abbia ricevuta? Quell'avvenimento mi turbò così tanto, da rimanere nel tempo senza una data. Era il mio quadro senza una cornice. E i colori si sperdono, colano e lasciano sola la tela, spogliata di ogni contorno.
  16. Dark Smile

    Erased - capitolo 1

    @Komorebi Ciao! Scusa l'enorme ritardo. Per prima cosa ti ringrazio di avermi dedicato del tempo e aver letto con tale attenzione, mi piacciono molto le critiche costruttive e ho trovato il tuo consiglio interessante. Effettivamente una delle cose che mi interessa di più è proprio quella di trasmettere le emozioni senza filtri, in modo diretto. Vorrei poter catturare il lettore e ''intrappolarlo'' nella storia e nel personaggio, non so se mi sono spiegata bene, ma ne sarei felicissima. Non voglio una scrittura che sia semplicemente chiara, voglio che emozioni, che trasmetta qualcosa. E prenderò le tue parole e ne farò tesoro. Grazie. Spero comunque che il resto della storia possa interessarti.
  17. Dark Smile

    Identity - capitolo 13

    Commento: Capitolo 13 Buonanotte Potevo sentire il suo respiro calmo mentre dormiva, i suoi capelli che mi sfioravano il mento e le sue mani poggiate sul mio petto. Il suo profumo, mi accorsi solo allora quanto mi mancò. Mi aveva parlato per un tre ore di fila, tentando di farmi capire che non avevo nessuna colpa, nonostante il suo ragionamento avesse senso, non riuscivo a liberarmi: lui era morto per difendermi. Non potevo dimenticare, non potevo lasciare andare quel ricordo... mi ero rassegnato già da tempo. Alla mia stupida mente pareva, ancora, di poter sentire l'aria che veniva schiacciata dal corpo, mentre cadeva, il tonfo e quell'attimo immobile. Le mie mani sarebbero state dipinte di rosso per l'eternità: anche se le avessi immerse nell'acqua, sarebbero uscite sempre sporche. Avrei rivissuto quel momento innumerevoli volte, e, sempre, avrei smesso di respirare: in quell'attimo mi sarei toccato il petto, per il dolore. Leonardo, perdonami. Triste, abbassai lo sguardo verso di lei e ritrovai la mia pace. «Mike…» era la decima volta che mi nominava sorridente, mi chiesi che tipo di sogno stesse facendo e sperai che, almeno lì, fossimo insieme e felici. Le accarezzai i capelli, cauto, non volevo rischiare di svegliarla. Le ciocche nere, cadevano leggere sulla mia canotta e sebbene non avessi il pigiama, cominciai a sentire caldo. Molto caldo. Tuttavia non mi sarei alzato per nulla al mondo. Mike. Per un primo momento pensai di aver sentito male, ma quando la medesima voce pronunciò ancora il mio nome, rabbrividii. Alzati Mike. Non avevo bevuto, non mi ero fatto alcuna canna... pazzo! Stavo perdendo davvero il senno? Prima l'incubo in bagno e ora questo. Non aveva alcun senso, ma tutto quello che mi circondava ultimamente non ne aveva neanche l'ombra, era tutto così assurdo che nessuno avrebbe mai creduto a quello che stava accadendo, se mai mi fossi confidato con qualcuno, mi avrebbe preso sicuramente per malato mentale. Mike vieni. Assurdamente, mi mossi. Spostai la mano di Mogan e piano, senza fare rumore e tentando di muovere il meno possibile il materasso... mi alzai. La guardai un'ultima volta, già nostalgico e le diedi un bacio sulle labbra, prima di andare. Non seppi il motivo per il quale stavo camminando al buio, nella cucina. Non mi spiegavo il motivo per il quale mi stessi avviando in bagno. Non conoscevo il perché mi trovassi di nuovo davanti quello specchio, che mi aveva terrorizzato. E soprattutto, non capii perché quando vidi al suo interno di nuovo la figura dell'incappucciato blu... mi limitai solamente a guardarlo sorpreso e curioso di vederne il viso. Tentai di osservarlo meglio, diminuendo la distanza che mi separava dallo specchio, senza successo. Sembrava avvolto dalla nebbia, quello stesso fumo grigio che era presente l'altra volta e più mi avvicinavo, più quello che avevo davanti si offuscava, rendendo impossibile la visione dei particolari. Questa volta non vidi crepe, il muro era normale... era lo specchio il problema... Tirai un sospiro di sollievo, anche se di certo non potevo stare tranquillo. Eppure le parole le pronunciai così facilmente, da sorprendermi io stesso. Con tono rassegnato, chiesi «Cosa vuoi da me? Sei tu l'assassino?» Non sapevo perché mi venne in mente una cosa tanto insensata in quel momento, eppure il mio istinto mi diceva che non stavo sbagliando. Le persone morivano. Non c'era mai nessun testimone che lo avesse visto e cosa più sconvolgente: non lasciava alcuna traccia. Nessun segno, nemmeno uno. Nonostante fossi una persona che credeva all'esistenza di una spiegazione, nonostante il sovrannaturale, tutto ciò che risultava come un mistero irrisolvibile… io avevo sempre creduto nell'intelligenza umana, nella normalità, ma di normale non c'era proprio niente, come poteva esserlo? Nel vetro vedevo una figura, ma non la mia. Omicidio in un parco. In una via isolata. All'uscita di un cinema. Sotto casa. All'entrata dell'università. Non aveva un luogo preciso. Ragazze, ragazzi di tutte le età. Avevo cercato un qualsiasi elemento che collegasse tutte le vittime, ma invano. Non avevano nulla in comune. Come prendere un assassino che colpisce come cambia il vento? Non sapevo quante volte mi ero ripetuto tutti questi dati, alla ricerca di qualsiasi cosa, che potesse spiegare almeno un po' cosa stava accadendo alla mia città. Non potevo permetterlo. Eppure mi sentivo impotente. Lo guardai di nuovo e in quel momento, una domanda nacque da sola «Cosa sei tu?» Percepii qualcosa, non sarei mai stato in grado di descriverlo o capirlo, ma il risultato fu immediato: mi paralizzò. E indietreggiai. E corsi. Mogan, dovevo vederla. Mogan! Non capivo. Perché. Perché? Perché! «Mike?» Ero nella confusione più totale. Affanno, sudore, palpitazioni. Balbettai «Sei sveglia?» Avevo perso le redini di tutto. «Mike ma che hai? Che succede?» chiese in preda all'ansia «Perché guardi ovunque?» Poi, sentii delle mani afferrarmi e premere sulle braccia, abbassai lo sguardo precedentemente rivolto al soffitto, pensavo che erano le sue... ma, lei, era a metri di distanza. Calai lo sguardo lateralmente e... Buonanotte... Mike. Spalancai gli occhi, non volli immaginare la mia espressione, non lo volli sapere. Riuscii solamente a vedere le mani e l'estremità della manica della felpa... poi la stanza divenne buia, Mogan scomparve e davanti a me: il nulla. «Cosa mi sta succedendo?»
  18. Dark Smile

    Erased - Capitolo 2

    @Niko mi sono sbagliata... ho messo il titolo del capitolo al posto della storia e ho dimenticato... insomma è "Erased - capitolo 2"... chiedo perdono io lo posso modificare e correggere? @camparino dunque... effettivamente, ah no non posso dirlo ahah comunque il mistero pian piano sarà svelato! Annoto tutto, quindi grazie a te e a @Rewind ... inoltre... è importante specificare colore degli occhi e dei capelli... quindi al limite trovo un altro modo per dare tale informazione. Ora la storia procederà in ordine e sarà più normale... diciamo, ma tranquilli Sono stesa sul pavimento a ridere lol
  19. Dark Smile

    Folle gioco

    Oh, questa è una poesia molto particolare, sia come tematica che come struttura. Hai sistemato i versi, come un giocoliere che ha in mano le parole e abilmente non le lascia cadere! Cosa che ho apprezzato subito, poi una bella riflessione ci vedo sulle persone, ti definisci folle, un folle che ride consapevole di essere ''voi'', quindi come gli altri. Mentre questi ultimi rimangono inorriditi e spaventati da una diversità che non conoscono e un pensiero che non riescono a cogliere, sono tutti uguali. Uguali perché distinguersi non è una scelta comoda, molto più facile seguire il gregge, una moda, una regola della società. Tuttavia la cosa interessante è che l'io narrante è diviso in due: il folle che va contro la moltitudine e l'umano che rimane lì e deride si se stesso, così come tutte le persone che non riescono ad essere ciò che sono, senza pensare se sia giusto o meno, se gli altri lo vedranno in modo corretto o anomalo. Questa può essere benissimo colta come un'ottima critica per tutte le persone che son rinchiuse in loro stessi, perché han paura di non essere accettati. Non ci devono essere maschere, sulla strada della vita devono camminare volti! Mi è piaciuta, non cambierei nemmeno una parola.
  20. Dark Smile

    Erased - capitolo 1

    Eccomi qui @Floriana tutto bene, solo un po' indaffarata con l'università, tanto studio Grazie per essere passata e per tutti i consigli che mi hai donato, segno tutto, in modo che quando ultimerò il tutto posso passare a ritocchi! ''Così pesto, la notte così fitta d'ombra e in quel luogo ti senti in grado di ignorare, di perseverare nella nuova inerzia.'' Voglio dire che la notte è così ricolma di ombre, che in quel luogo ti senti in grado di ignorare (determinate cose) e continuare nell'inerzia, perché non c'è la luce che ti acceca... Grazie, sono contentissima! Cercherò di migliorare ancora! Sì, dico e non dico. Questa è una pagina di diario, di un momento futuro della storia.. mmm.. non proprio... cioè è abbastanza complicato, quindi ti dico solo che continuando a leggere avrai un quadro sempre più chiaro... Ancora grazie, mi ha fatto molto piacere avere il tuo parere, Flo
  21. Dark Smile

    Erased - prologo

    @Floriana Flooooo che bello sentirti, come stai? Ora ti rispondo subito! Son felice che ti piaccia l'interpretazione, anche a me prende parecchio quella frase. Questa storia la descrivo spesso con questa frase: è una nebbia che si alza piano e si svela! Quindi le informazioni arriveranno e vi porterò nel mondo di Erased! Grazie per il consiglio, sto annotando tutto!
  22. Dark Smile

    Erased - prologo

    Commento: Erased: quello che non è stato detto Cadono le foglie, gli alberi si spogliano, mi chiedo come si sentano, se provano la stessa mia sensazione, nuda: fragile. Le foglie cadono, e io anche. Silenzio. Sono circondata dal vuoto. Intorno a me l'assenza è marcata dal nero. Soffoco, mi dimeno e mi squarto. In mezzo al nulla rimangono solo i miei occhi, ci sono solo io: in pezzi. Il pavimento, l'unico a possedere lucentezza, assorbe pian piano il sangue, ed una volta estinta la pozza, in me non rimase neppure una goccia. E tutto quel bianco, grazie al quale mi era possibile vedere, scompare. Oppure... Perché sempre questo stupido sogno? La prima cosa che una volta sveglia, mi comanda l'impulso, è controllare la stanza. E lo faccio in modo così repentino da sembrare la classica schizzata. Poi mi sfioro gli occhi, le braccia, muovo le gambe e mi alzo. Mi guardo allo specchio con il terrore di ritrovarci l'orrore, che mi sento addosso. Tremo ancora e il fiato è corto, veloce. «Sono una stupida.» Constato, ancora una volta, appena riprendo un poco il controllo. «Forse.» «Sono stanca di vederti.» «Non mi interessa minimamente.» Finisco per urlare «Perché? Non voglio la tua presenza!» «E io avrei preferito una preda facile. Non possiamo avere tutto.» «Cosa vuoi da me?» «Il tuo corpo, lo sai.» «Perché?» Quando guardo il muro bianco immagino di dipingerlo, di riempirlo; quando c'è troppa limpidezza manca qualcosa, l'occhio non lo vede, fino a quando non si rivela. Quale disegno ci sarà? Mi chiedo. «Non ti riguarda.»
  23. Dark Smile

    Erased - capitolo 1

    Ciao! Grazie ad entrambi per l'attenta lettura, annoto tutto! Sempre, quindi andateci pure pesante e ditemi ogni singolo vostro pensiero. Ora vi rispondo per bene: @camparino Ecco volevo appunto chiarire il legame con il prologo, in modo che il seguito risulterà più chiaro! Non so se a intuito arrivi... ti pongo solo una domanda: nel prologo abbiamo due protagoniste, secondo te con quale ho continuato? Chi scrive questa pagina di diario? Come dicevo di sopra, questa è una pagina di diario, quindi ho immaginato come una ragazzina possa scriverla, dove si possa soffermare, non so se mi spiego. Comunque alla fine di tutto sicuramente farò una revisione, per cui questi consigli mi sono molto utili. @Rewind Carissimo, ho annotato ogni cosa u.u grazie *-* Dunque... ci sarà parecchia follia, particolarità in questa storia, eh sì Comunque volevo chiarire anche con te! Dunque, il prologo e questo primo capitolo non sono che delle sbirciatine dal buco della serratura. Il primo vi mostra una scena futura a cui arriveremo a passi lenti, il capitolo, invece, è una pagina di diario che permette di entrare per un instante nel cuore della protagonista.. ma quale? Con chi ho continuato secondo te? Rispondi e poi ti dico se è giusto Entrambi, comunque, sono scene future! Dal prossimo capitolo si narrerà in modo normale, o quasi
  24. Dark Smile

    L'umano dietro la luce

    Sto ridendo come una matta Siete tutti stupendi! *-*
  25. Dark Smile

    Religione

    Mina!! Una poesia? Scrivi poesie? Che bello! Appena ho letto il tuo nome mi ci sono fiondata subito ahahah Dunque *riflette* *E probabilmente non bene, la notte rende folli (?)* La religione è un tema alquanto usato, discusso, attaccato, difeso, amato. Insomma si trova molto. E forse per questo si tenta a tralasciare questa tematica. Sei stato coraggioso e per tale motivo ti darei già un piccolo premio. Ho letto la critica costruttiva che ti è stata posta, in parte sono d'accordo, perchè conosco le tue potenzialità e so che puoi fare molto, ma molto meglio di così. Tuttavia ci ho visto cose interessanti, la struttura della poesia non è male. Però non ha quell'intensità che renderebbe la poesia più incisiva e vicina al lettore. Non so se mi sono spiegata. *si spiega sempre male* Hai fatto vedere anche da un punto di vista storico, ma ho letto già che te lo hanno scritto, quindi non mi metto a ripetere tutto, quindi sappi che sono d'accordo con i pregi che ti sono stati indicati. Sono curiosa di leggere un'altra tua poesia! *-*
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