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Provence

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  1. Provence

    Le schede di lettura del Premio Italo Calvino

    Mi sono arrivate le schede dei due libri, entrambe soddisfacenti. Una riguardava un giallo, i rilievi sono stati ampiamente positivi, il libro è stato definito piacevole e apprezzabile, costruito con astruzia e abilità, c'è solo qualche suggerimento sull'entrata in scena di un personaggio. Una paginetta. Il secondo giudizio è stato di due pagine fitte, il lettore è entrato nel dettaglio, commentando frasi e dialoghi. Lodata l'efficacia della scrittura e soprattutto dei dialoghi, definiti il banco di prova di un romanzo. Il libro è stato considerato buono, ma ci sono numerose critiche sul fatto che il romanzo è didascalico, vale a dire (questo lo spiego io) è edificante, consolatorio, a tratti retorico. Condivido in pieno questo appunto, purtroppo era proprio quello che io volevo: un romanzo in cui per una volta, almeno sulla carta, prevalga il bene, in cui il buono sia sostanzialmente un buono perchè di buoni sulla faccia della terra ce ne sono ancora un bel po', nonostante tutto. A parte questo, posso dire che il romanzo ha certo avuto più letture e tutte di lettori "forti". Il giudizio più esplicitamente positivo è quello sul giallo, ma è un romanzo di genere, che temo non rientri fra i gusti del Calvino. Che romanzi scelgono dunque per le segnalazioni e i finalisti? Suppongo letteratura "bianca", non di genere, soprattutto sperimentatrice a livello formale, per il resto come credo abbia detto Edgar ci saranno un 50 buoni romanzi e lì entrano in gioco i gusti dei lettori, com'è giusto che sia. Prima e ultima partecipazione al Calvino: il Premio dà quello che promette, è serio e i lettori sono molto competenti, ma ideologicamente ( a livello di concezione della letteratura) siamo su due sponde differenti. Grazie a tutti quelli che hanno partecipato alla discussione, mettere in comune le proprie impressioni, oltre che essere consolatorio aiuta anche a comprendere i nostri errori.
  2. Provence

    Le schede di lettura del Premio Italo Calvino

    Io aspetto ben due schede. A questo punto credo arriveranno dopo Ferragosto, l'unico problema è l'anno: 2019? 2020? 2021?
  3. Caro @Claudio provo a risponderti. Io ho scritto un romanzo sperabilmente letterario: per la forma mimetica, che passa dal neorealimo all'ampollosità dannunziana in base ai contesti in cui si muovono i protagonisti, per i contenuti perchè propone valori "forti", quasi una visione provvidenzialistica manzoniana. Risultato: consensi e complimenti dagli addetti ai lavori con la doverosa premessa che la commerciabilità è pari a zero. Ho provato a cercare di capire come funzionasse il sistema: principalmente credo che l'editoria viva l'identica crisi sociale e politica del Paese, editor free lance impiegati dalle C.E. i quali non osano proporre la pubblicazione di cose insolite e "diverse", ma preferiscono andare sul sicuro con i soliti nomi e i soliti temi; poi un'omogeneizzazione dei libri, per cui meglio andare sul sicuro con le solite solfe. Da lettore mi rammarico, perchè quando leggo un libro di genere di solito trovo quel che mi aspetto, quando passo al literary trovo trame scontate ( registi in crisi, scrittori in crisi, ricchi industriali in crisi, giornalisti in crisi, famosi musicisti in crisi, tutte professioni notoriamente praticate dalla maggioranza degli italiani), ambientate in contesti borghesi di una borghesia che esiste solo tra gli scrittori borghesi, oppure in contesti proletari che i succitati scrittori conoscono da telegiornali e inchieste giornalistiche (tipo le Iene o Striscia la notizia). Infine la forma: perchè devo trascorrere mezzora su una pagina infarcita di metafore e analogie per capire dove la storia vada a parare, quando i grandi Scrittori, in due righe, mi hanno mostrato un mondo? En passant, sarà un caso che l'ultimo italiano vincitore del Nobel sia stato Dario Fo nel 1997, tra l'altro un grande uomo di teatro? In conclusione, che motivo ci sarebbe per pubblicare uno sconosciuto che scrive in modo "diverso" cose "diverse"? Per confortarci, andiamo a vedere le vicende editoriali di Italo Svevo. Forse la gloria letteraria coincide con l'essere postumi, una bella fregatura
  4. Scusa Ospite, dire che La coscienza di Zeno è un romanzo precursore del Verismo italiano può provocare un rivoltamento nella tomba al fu Svevo. Il Verismo si afferma nella seconda metà dell'Ottocento, i Malavoglia sono stati pubblicati nel 1881 e La coscienza di Zeno nel 1923...
  5. scusate la banalità degli esempi, ma tanto per intenderci l'Odissea, l'Orlando Furioso, i Promessi Sposi, La coscienza di Zeno ecc. ecc. hanno una trama debole? Un romanzo letterario, che aspira dunque ad entrare nella letteratura, deve cogliere temi universali a cui provare a dare una risposta originale (non lo dico io, lo dicono i manuali di letteratura)
  6. Emanuela Canepa, vincitrice dell'edizione XXX aveva frequentato la scuola Palomar. Credo però che il nocciolo della questione non sia il fatto che addetti ai lavori nel mondo editoriale partecipino al Calvino, ci mancherebbe, e concordo con Zorro. Penso che il frequentare scuole di scrittura o frequentare a qualche titolo l'ambiente editoriale influenzi notevolmente il modo di scrivere, di conseguenza i Lettori del Calvino si trovano spesso di fronte a opere il cui "linguaggio", chiamiamolo così, risuona familiare con quello di libri conosciuti e pubblicati e quindi tali opere risultano più "efficaci" rispetto ad altre. Comunque, è giusto che chi investe anche notevoli somme per frequentare le scuole di scrittura abbia l'opportunità e l'occasione di entrare in finale in questo prestigioso premio. Scusate tutto questo spiegone, alla fine quello su cui rifletto è se un'opera davvero innovativa, per forma o contenuto, ma fuori dagli attuali schemi editoriali (perchè, ovviamente, il Calvino ci tiene a far pubblicare i suoi finalisti) possa davvero emergere all'interno di questo premio.
  7. Veramente, leggendo delle edizioni precedenti, la tempistica non coinciderebbe, perchè di solito le telefonate avvenivano nei primi giorni di maggio. Forse il nostro @Draka che è stato finalista potrà illuminarci (in realtà è solo per illudermi ancora qualche giorno...)
  8. Provence

    Premi Nebbia Gialla per noir e polizieschi [31/03/2019]

    Ciao @beppecoraggio anch'io non ho ricevuto nessuna comunicazione. Per di più quello sventato del mio figliolo, che per farmi un piacere ha voluto spedirmi il pacco con le tre copie del romanzo, lo ha inviato per posta ordinaria. Non è che pensi di avere possibilità di vittoria ma che almeno i dattiloscritti arrivino alla Biblioteca ci terrei proprio
  9. Carissimo Che condivido in toto quello che dici. Anch'io sono ormai d'epoca, ma d'altra parte per avere dei contenuti da scrivere mi è stato necessario prima vivere, lavorare, crescere figli, partecipare alla vita collettiva, ecc. A parte questa pleonastica parentesi personale, posso citare per esperienza diretta i motivi per cui finora non sono stata pubblicata, citando almeno 2 editor importanti che gentilmente me l'hanno spiegato. Scrivo bene cose troppo impegnative per il lettore comune (che tristezza questa definizione), mi pongo e gli pongo domande troppo trascendenti, se mi impegnerò a scrivere cose più commerciali la loro porta (dei suddetti editor, tra l'altro persone stimatissime e assai competenti) sarà aperta. Devo dire che non mi sono fatta avanti con particolare convinzione, scrivo per passione, però... Però ho questa impressione, che qualcuno in precedenza ha già riportato nella discussione: il mondo editoriale attualmente è costituito in buona parte da giovani free lance, spesso sottopagati, mi sembra anche normale che offrano loro molte più occasioni di pubblicazione rispetto a chi è fuori dal giro. Mi viene conseguente una riflessione "keynesiana": chi stimola la domanda ? chi decide cosa vogliamo desiderare? Noi leggiamo quello che ci viene offerto e a questo ci adattiamo, oppure possiamo decidere di scrivere noi quello che ci piacerebbe leggere. Io la ritengo una bella sfida. Chiudo e mi scuso per il lungo pippone: Svevo si pubblicava i romanzi a spese sue perchè gli editori gli criticavano la forma, poco elegante, e la stranezza, quindi l'impubblicabilità, del contenuto. Come al solito, il tempo è stato galantuomo. Hasta la victoria siempre!
  10. Provence

    Un editor deve conoscere bene l'Italiano?

    Mi aggancio a quanto dice @cheguevara per sottolineare il fatto che gli editor (e parlo di libri editati dai professionisti delle CE grandi) abbiano seppellito i poveri trapassati (d'altra parte nomen omen): nei romanzi si usa solo il passato remoto; il trapassato prossimo o il trapassato remoto, che sottolineano l'anteriorità rispetto a un tempo passato sono passati anch'essi a miglior vita
  11. Ho trovato un link che può interessare i Calvini di quest'anno del WD https://www.criticaletteraria.org/2012/05/xxv-premio-italo-calvino-1-io-leggo.html Ci sono i nomi di numerosi componenti del Comitato di lettura che sceglierà i 9 o 10 finalisti, ho visto seguendo le varie discussioni sulle edizioni del Premio che sono una delle cose che più incuriosiscono i partecipanti
  12. Provence

    InediTo colline di Torino [31/01/2019]

    Leggendo i nomi dei componenti della giuria e degli scrittori a vario titolo coinvolti potrebbe essere un'opportunità interessante. Qualcuno ha già avuto qualche esperienza con questo concorso?
  13. Provence

    Cosa rende bello un libro?

    Ciao Albatr0s provo a dirti cosa fa piacere un libro alla critica colta. La forma è molto importante, ogni parola deve avere una precisa funzione all'interno della frase, preferibilmente deve alludere, cioè coinvolgere il lettore nella comprensione del suo significato. Inoltre sono importanti le figure retoriche, pensa com' è diventata famosa la 'reticenza' a proposito della Monaca di Monza, che cede alle lusinghe erotiche dello scellerato Egidio: "La sventurata rispose." Qui si lascia al lettore la possibilità di immaginare tutto quanto di malvagio e turpe è successo dopo tra i due, velandolo di un alone di indeterminatezza che lo rende ancor più grave e colpevole. Per il contenuto, occorre che il libro veicoli contenuti e idee universali, cioè che chiunque , colto o no, sia in grado di comprendere e che arrivino a emozionare o commuovere o coinvolgere un gran numero di lettori. Pensa all'Iliade, all'episodio di Ettore e Andromaca, ha più di duemila anni eppure il dolore della guerra che toglie alla famiglia un padre o un marito e l'assurdità di questa perdita sono temi più che mai attuali. Invece, per quanto riguarda la mia opinione di semplice lettrice, posso dirti che per me è bello un libro che contenga un mondo in cui io posso entrare durante la lettura delle sue pagine, che presenti dei personaggi coinvolgenti, 'vivi', che abbia una forma elegante ma chiara, non infarcita di metafore che forse lo stesso autore fatica a capire, come purtroppo capita in certi libri in cui una trama interessante (questa ci vuole sempre) è coperta dalla fatica enorme di comprendere una forma artificiosa, in cui l'autore più che raccontare vuole stupire. Rilancio con una domanda: e per te quando un libro si può definire bello?
  14. Ciao Alice, capisco i tuoi dubbi ma a mio parere se il tuo romanzo, pur imperfetto, è arrivato comunque a pochi passi dalla vittoria nel Neri Pozza, adesso che l'hai migliorato avrà sicuramente buone chances anche al Calvino. Vero che sono arrivati in finale o hanno vinto, a volte, romanzi di persone che avevano frequentato scuole di scrittura, ma il famoso quid che il Calvino cerca penso vada oltre le imperfezioni, naturali, di un esordiente. In ogni caso, qui sul WD è intervenuta Chiara Ippolito del Premio, puoi chiedere delucidazioni a lei (che se non sbaglio ha fatto un intervento poco fa). In bocca al lupo per la tua carriera letteraria, vedrai che prima o poi incontrerai la grande occasione!
  15. Provence

    La cosa più grossa

    In effetti la sperimentazione letteraria è notevole e coraggiosa; premetto che "per lavoro" sono a contatto con tutt'altro genere di letteratura e il mio gusto letterario è ancora manzoniano, ma tu sei stato davvero molto efficace nel rendere questa specie di flusso di coscienza del protagonista. Nella sua ingenuità si potrebbe anche leggere l'estraneità all'altro oggi imperante, in effetti uno dei pregi del racconto è che nella sua apparente semplicità presenta molti e complessi livelli di lettura, non solo formali, ma anche a livello connotativo. Complimenti @Depenso, bene ha fatto Minimum fax a inserirlo nella sua raccolta
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