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  1. Intro

    [FdI 2018-1] La dimostrazione della RH

    ciao @bwv582, credo di essere quello dall'altra parte della barricata, per quanto riguarda la tipologia di lettori. Da fisico prestato all'informatica dovrei avere un minimo di curriculum per rientrare perfettamente nel target del racconto, in un certo senso mi tocca dirti che sguscio via dall'altra parte. Mi spiegherò meglio. Ma prima qualche dovuta premessa: 1) finalmente posso rivelare a qualcuno il mio vergognoso razzismo letterario per cui se qualcosa non contiene rimandi filosofici o scientifici non è degno di essere scritto. E' una brutta malattia debilitante, forse fondo un fanclub/casa di cura. Se ti ritrovi con gli stessi sintomi potresti aggiungerti alla schiera di queste povere anime. Finora nella lista ho aggiunto solo me medesimo 2) Si sente moltissimo che il racconto è parzialmente sopravvissuto ad una serie di tagli brutali per farlo calzare a questo contest, e un po' mi dispiace. Sebbene sia godibilissimo e rientri perfettamente nei miei canoni. E' come se il succo stesso della storia sia altrove, in una delle parti tagliate. Queste 8000 battute ne sorvolano il nucleo, ne preparano l'ambientazione e i presupposti. Ora, da queste premesse, volevo chiacchierare un attimo sul ruolo che, secondo me, dovrebbe avere quello che AndC chiamava "la componente avventurosa". Io la penso in maniera un po' diversa da lui, sebbene converga perfettamente col suo pensiero nell'esigenza di fornire una trama alla trama. Nel tuo racconto sembra solo l'esposizione di uno scenario come conseguenza di evento. Io ritengo che la sci fi abbia bisogno sia di un trigger provocatorio sulla questione che si sceglie di rappresentare, sia di un'illustrazione abbozzata di come questo trigger possa essere "risolto". Questo trigger può benissimo essere rappresentato dalla soluzione di RH, ma secondo me dovrebbe essere popolato da una sottotrama che giunga ad un finale molto più solido e/o provocatorio di quello proposto. La soluzione di AndC io la declinerei, chessò, seguendo più a fondo il protagonista nel suo tentativo di raccogliere i cocci di un mondo semi distrutto, magari anche con la possibilità di presentare i vantaggi di un mondo senza internet, prima di farlo svegliare dal sonno e fargli cestinare i tentativi di soluzione dell'ipotesi. Oppure lascia che vengano raccontate tutta una serie di suggestioni secondarie che gli permettano di formarsi un pensiero che il lettore non si aspetta. Insomma, è giusto che ci sia azione nella sci fi, se questa serve a delineare un pensiero o una provocazione originale in maniera più netta. C'è per esempio nel racconto un accenno all'etica della scienza (il classico pensiero secondo cui è l'uso che se ne fa..bla bla) ma sembra non essere stato ben colto dal protagonista. Il quale, in maniera anche fastidiosamente egoista o profana, decide di interrompere il suo lavoro. Ecco, su questo punto aggiungo roba a quanto detto da AndC: la sensazione di trama può essere conferita anche seguendo tutte le anse e le contraddizioni e i passaggi che portano alla soluzione di un dilemma etico/scientifico/filosofico in maniera inconsueta. Insomma, si può creare e seguire anche una trama mentale. Dati i punti a,b,c, vediamo come il protagonista riesce a congiungerli in una maniera che io lettore non mi aspetto. Non mi aspetterei per esempio che il protagnosta continuasse a lavorare nonostante il sogno, anzi con più foga. E questo per me sarebbe stato un finale più interessante proprio perché inatteso. E se magari ci metti tutta una serie di esperienze nel sogno che in qualche modo fanno emergere e giustificano questa scelta, io sono contento. Ritornando al punto iniziale, perché mi sento anche io messo un pochino fuori dal target di questo racconto? Perché a me che leggo spesso di queste cose non aggiunge molto. Quindi in realtà schiaffale queste robe nerdazze la prossima volta XD, altrimenti rischi di assottigliare il target del tuo testo escludendo sia chi legge spesso sci fi sia chi non la legge proprio. So di essere stato eccessivamente critico, ma credimi... è solo un difetto di percezione. E' solo che, trovando questo testo mooolto vicino ai miei gusti, aumenta proporzionalmente la quantità di osservazioni che mi sovvengono
  2. Intro

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 114 Topic ufficiale

    Hi guys, take my three candies - @simone volponi - @Unius - @Adelaide J. Pellitteri
  3. Intro

    [MI 114] Helen

    Marcello (e non so chi altri prima, non ho letto tutti i commenti) mi ha preceduto nel farti notare quella sbavatura sull'utilizzo del narratore onnisciente. A meno che non ci sia un altro narratore sopra quello che biasima il primo per il fatto che si stia facendo ingannare da... vabè. Scherzo. La sostanza è chiara. Comunque, trovare un "tomba" e "bare" già nelle prime quattro righe del racconto, dai... Un giorno qualcuno abbastanza smart con le reti neurali farà un app tipo "generatore automatico di racconti volponiani" che ti sostituirà completamente. Ma scherzo anche qui. Mi permetto di farlo perché la scrittura è profondamente invidiabile e ti sei guadagnato un votone
  4. Intro

    [MI 114] Manzo e verdure

    Ciao @Kikki, ho appena capito di far parte di quella cerchia ristretta di lettori super snob che appena dopo aver letto questo genere di racconti si sciolgono come dei babbei. C'è un certo tipo di semplicità (i cui contorni non ho ancora ben definito) che su di me funziona molto bene. Sono felice di aver letto questo raccontello così colorato e puro nei nei suoi intenti. Grazie
  5. Intro

    [MI 114] L'incommensurabile

    @libero_s ciao! hai sempre la lettura giusta per i miei deliri malriusciti. E mi fa anche piacere attestare il fatto che i nostri gusti letterari convergono su alcuni punti. Ti spiego comunque una piccola curiosità: La voce più consolidata nel mondo accademico è che Ippaso non scoprì il concetto di numero irrazionale giocando geometricamente sulla diagonale di un quadrato (quindi cercando di definire il valore di radice di due) bensì costruendo rapporti tra valori dei vari lati e segmenti di un pentagramma (quindi era il numero aureo phi che in realtà non riusci ad esprimere in forma di frazione). Questo è collegato al fatto che i suoi studi si concentrarono proprio sulle proprietà del pentagono. Fu infatti lui a costruire per la prima volta un dodecaedro, cioè la figura solida che ha per facce dei pentagoni, solido da lui giudicato perfetto per via della sua inscrivibilità nella sfera. (del resto poi questa figura solida fu annoverata decine d'anni più tardi come uno dei solidi platonici)
  6. Intro

    [MI114] Il nobile Tancredi

    commentino flash perché non ho molto da aggiungere rispetti a chi ti ha già commentato. E in sostanza mi unisco al coro. Ci sono bellissime immagini all'interno di una struttura fresca, dinamica e leggera. Tipo si dovrebbe scrivere così, in generale... Bravissima! Fatti rileggere ai prossimi MI
  7. Intro

    [MI 114] L'incommensurabile

    @Rica @M.T. Grazie per il passaggio. Avete entrambi totalmente ragione. Non era una scelta ne una specie di licenza poetica, non ho approfondito la psicologia di Ippaso perché non ci sono riuscito. Sia per il tempo che per una forma di stanchezza informe che mi ha trasmesso la stesura di questo racconto. In qualche modo mi ha prosciugato. P.S. Il cielo è il protagonista. A lui è affidato il compito di scandire le condizioni dell'animo di Ippaso e la sua lenta discesa in quello stesso caos che fuori viene raccontato con quella tempesta. Nella storia/leggenda Ippaso morì in un naufragio... C'era quindi il desiderio di narrare una forma di autodistruzione, una discesa nell'oblio. Ma servivano più righe e più abilità di quanta ne sono riuscito ad utilizzare domenica
  8. Intro

    [MI 114] Indietro non si torna

    Ciao Macleo! Coi Beatles sono a zero, e dopo aver letto ho provato a fare le mie ricerche da bravo studentello per capire chi fosse il tuo protagonista. Pare che i Beatles abbiano avuto praticamente una selva di "quinto Beatles" a disposizione lungo l'arco della loro storia. Non ho saputo identificare perfettamente chi fosse da quella lista. Ma francamente poco importa. La storia è divertente, si fa leggere una meraviglia... L'unica osservazione che mi sento di fare è questa: Non ritieni possano essere ridondanti questi due pezzi?
  9. Intro

    [MI 114] 引きこもり

    Porc.. Ho la mascella abbastanza dislocata ma la riaggiusterò più tardi. Ricompongo un attimo i pensieri che, anche se il finale lo si vede arrivare abbastanza facilmente, la maniera con cui è eseguito equivale ad un camion che ti arriva in pieno petto dall'autostrada. Allora, dunque, due cosine veloci: 1) Mina, ma tu non hai mai la sensazioni che le frasi di certi anime giapponesi siano terribilmente scontate, ma in qualche modo il tono di voce con cui le esprimono in giappone le faccia sembrare più semanticamente ricche di quanto non siano? Io ogni tanto un po' si. Quindi non mi è piaciuta troppo quella citazione iniziale. Anche perché non riesco a incastrarla con roba restante. Nel protagonista non esiste alcun tentativo di "aggrapparsi alla vita". Probabilmente non ne ha il tempo, la narrazione stessa non glie ne da il tempo 2)Il dialogo chat è una roba allucinante. Una conversazione così realistica non la leggevo da un bel po'. Persino le correzioni stesse ai messaggi.WOW. Mi viene da sospettare che sia una conversazione vera. E non me lo auguro per niente 3) Il finale è una roba micidiale. Ti consiglierei di incorniciarlo. Bellissimo, tragico, cinico e distaccato. Stigmatizza i fronzoli della morte stessa per ricondurla all'ordinario con una lucidità amarissima. Ti faccio i miei complimenti
  10. Intro

    [MI 114] L'incommensurabile

    commentello
  11. Intro

    [MI 114] Agguato nella città in mezzo al deserto

    ciao MT. Ti avanzavo un commento per lo scorso MI, quindi eccomi qui a commentarti. Prima una pulce: Refuso su sprofondA Vabè comunque non sono uno scan detect di errori di forma come lo sono alcuni qui dentro semplicemente perché non ho il colpo d'occhio e la perizia per quel mestiere. quindi lascio fare a chi di dovere. Sullo stile non mi di lungo perché lo ritengo si scarno ma perfettamente equilibrato con il tipo di trama che vuoi mettere in mostra. Temo invece che il mio parere sulla natura e gli scopi del testo mi faranno odiare talmente forte che credo ti riserverò il diritto di alzarmi le mani previa appuntamento fissato in un luogo preciso x, giusto per farmi perdonare. Dunque, prima i presupposti: Odio il fantasy. Sì, è un terribile pregiudizio. Ma ho le mie ragioni. Sono nato con Tolkien, Lewis e Martin e per me certi testi sono dei mostri sacri. Non so se conosci il detto "Non ho problemi con la religione, ma è il suo fanclub che mi spaventa". Bene, per il fantasy la penso nella stessa maniera. Non odio il genere ma l'ecosistema che gli si è creato intorno. Se volessi essere molto riduttivo e veloce nell'arrivare all'essenza del mio pregiudizio, direi semplicemente che il fantasy è "facile". Facile nella misura in cui hai un insieme di strumenti talmente codificati, talmente strutturati e sedimentati nell'immaginario, che a farli muovere nello spazio e nel tempo sotto forma di storie ci vuole poco. Ecco, al fantasy contesto queste facilonerie, queste "scorciatoie".E nella maggior parte dei casi gli scrittori fantasy fanno esattamente questo, usano luoghi comuni che fanno cose da luoghi comuni dentro altri luoghi comuni. Ora, partendo da questo presupposto (che non fatico a considerare un pregiudizio nella misura in cui una qualsiasi disamina completa potrebbe farmi cambiare idea facilmente) scendo nei particolari col testo: 1) questa concezione del racconto MI a puntate (sebbene in gran parte autoconclusivi, lo ammetto) mi indispettisce. Io povero babbeo che sto partecipando per la prima volta al MI (esempio random) non potrò godermi la storia con lo stesso background di quello partecipa a tutte le edizioni. Stai creando una disparità sistematica tra lettori, una sorta di cerchia con l'abbonamento premium e una che si becca solo la roba base. Questo approccio non mi piace e non mi piacerebbe nemmeno da utente premium. Anche perché, leggendo dal racconto, noto la presenza di "Demoni" , ma la parte più interessante di un discorso simile, e cioè la loro genesi, i loro attributi e la loro impostazione narrativa qui non ci sono. Ci sono solo le mazzate. Ora, vienimi incontro. Io che mi ritrovo con quei pregiudizi sul fantasy poc'anzi citati non posso far altro che annoverare questo racconto nella lista di quelli che presentano esattamente quelle pecche. Poi, magari hai una straordinaria spiegazione su cosa siano questi demoni e magari non l'hai scritta qui ma in un altro racconto. Il che mi sembra la stessa paraculata (perdonami il termine) entrata negli annali della storia della matematica per cui Fermat diceva di avere una splendida spiegazione del suo teorema che però non entrava nel margine troppo stretto della pagina su cui stava scrivendo gli appunti 2) ma strettamente collegato al punto precedente: Qui ci sono solo le mazzate. Mi ricorda Pacific Rim. Non voglio assolutamente sembrarti lo snob di turno che vuole un po' di Heidegger inframmezzato al testo, però ritengo che un minimo di contesto sia essenziale nel fornire un frame che possa giustificare una scena di lotta. Qui invece assisto direttamente al vivo dello scontro, quasi come se fossi uno di quelli che, annoiato di vedere film con le spiegazioni, si spara solo le parti con gli effetti speciali. Questo punto lo connetto strettamente al punto di prima qualora ci fosse effettivamente un frame più ampio che tu hai costruito altrove. Ok, queste sono le critiche che volevo più o meno muoverti. Spero tu possa incasellare questo commento nella maniera giusta. Per tutto il resto, ti passo il luogo dell'appuntamento in privato. Puoi usare una mazza da baseball se lo ritieni opportuno
  12. Intro

    [MI 114] L'incommensurabile

    Tema di mezzanotte: Change Il cielo sopra la Casa delle Muse era offuscato: un reticolo uniforme di nubi si stava ridisponendo in matasse grandi e scure che assottigliavano le poche chiazze luminose del giardino. Ippaso era in ginocchio. La posizione lo costringeva a portare il busto in avanti per ridistribuire il peso e alleviare un po’ il dolore alle rotule. Questo sbilanciamento gli dava l’aspetto di qualcuno che avesse ancora qualcosa da aggiungere al pentagramma e alle costruzioni geometriche segnate sulla sabbia che lo circondava. Ma la dimostrazione era conclusa e il silenzio tra i mathematikoi riuniti suggeriva il loro sgomento. Quel silenzio cominciava ad essere invece riempito dal sibilo del vento contro le colonne del porticato. – Sei in errore, Ippaso. La voce del maestro Pitagora, al di là della tenda che lo separava dai suoi discepoli, non aveva nemmeno la forza di staccarsi dal brusio del vento. A Ippaso sembrò essere un’accusa prodotta dal cielo stesso e trascinata fin nel portico da quel messaggero che ora cercava di lavare via il pentagramma dalla sabbia. – Non ho usato che i vecchi metodi che tu mi hai insegnato. Come voi ho giurato la mia fedeltà e la mia dedizione versando il sangue sul Tetraktys. La Pentade stessa mi ha mostrato l’eresia nei suoi rapporti e nei numeri attraverso cui essi potevano essere espressi. – Ippaso aveva perso da un pezzo il distacco serafico che i mathematikoi esibivano con fierezza alle lezioni pubbliche del maestro. Ora cercava di ricostruire dalla sabbia l’impalcatura di un nuovo sistema di certezze come si farebbe coi cocci di un vaso. Saltava con gli occhi sui punti cardine della dimostrazione e sibilava al vento i suoi enunciati. Quei numeri non riuscivano a farsi esprimere come rapporto di qualunque altro numero, erano informi e blasfemi. La loro stessa esistenza privava il cosmo di quello splendore geometrico tanto decantato dalla scuola pitagorica. Sotto la soglia di quel pentagramma brulicava il caos, l’incommensurabile. Ippaso stringeva nel pugno un dodecaedro di argilla cotta e fissava la tenda, sperando che il suo maestro lo compatisse. A nord, il fronte opaco e uniforme di nubi nascondeva i segni di una tempesta; il nocciolo più scuro brillava ad intervalli regolari illuminandone le interiora. – Il tuo sepolcro è già stato edificato... ­– E mentre la voce di Pitagora cercava di darsi una forma, il vento scostò di poco il tendaggio, mostrando il volto del maestro scomposto in una serie di chiazze sanguigne su uno sfondo pallido. Ogni cosa nel suo aspetto suggeriva la rabbia, tranne gli occhi. Dagli occhi defluiva la paura. Le fette di cielo non ancora coperte viravano intanto verso un blu elettrico. Il vento aveva cancellato ogni traccia della dimostrazione sulla sabbia. Poche ore dopo, Ippaso era stato fatto imbarcare con la forza. L’esilio da Crotone era quasi divenuto una cosa desiderabile: la cerchia ristretta dei mathematikoi poteva essere considerata l’emanazione diretta di Pitagora, e lui lo aveva maledetto. Mentre la tempesta imbruniva le ultime lingue azzurre di cielo, Ippaso ripensò alla bellezza della visione che Pitagora gli aveva elargito a piccoli bocconi: le orbite perfette degli astri e la musica sottile che infondono al cosmo, una melodia che nessuno poteva percepire poiché l’uomo nasceva e cresceva senza che questa fosse mai venuta meno. Ogni cosa risuonava secondo rapporti numerici. Il mondo sembrava potersi dispiegare perfettamente nella sua trama regolare fatta di punti, linee e superfici, come l’amuleto che teneva tra le dita. Lo stesso pentagono che poteva farsi faccia di un solido perfetto nascondeva al suo interno la traccia di quel subdolo rimando al caos. Da un punto imprecisato del cosmo, qualcosa ne aveva iniziato l’opera di dissoluzione. Ippaso maledisse sé stesso, avrebbe dovuto lasciare che l’inesprimibile rimanesse inespresso come lo era stato fino ad allora. Il vento intanto si era fatto freddo e le vele erano gonfie. Sentiva il legno dell’albero scricchiolare sotto la pressione della spinta. Quella coltre opaca nata da un punto del cielo ora era una bocca spalancata.
  13. Intro

    [MI 113] Un giudizio universale

    @Nerio certo che sì..sarebbe un onore...
  14. Intro

    Mezzogiorno d'inchiostro n. 113 Topic Ufficiale

    Mi perdoni chi di voi non ha un mio commento scemo sul suo racconto, il motivo è che non avrei comunque arricchito di una virgola il contributo generale al racconto da parte degli altri utenti. I miei voti: @camparino @Poldo @Luca Trifilio Decimi sotto, @Unius ed @Emy
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