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    Fantasia metafisica a piacere

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  1. Intro

    [MI120] La luna di Ripazzecca

    Ahhh, quant'è bello quando l'immaginazione produce osservazioni sulla realtà in maniera ben più vivida e forte di qualsiasi deriva realista. Anche se ritengo che il punto centrale giochi proprio sul perno della dicotomia tra realtá e percezione della realtà. Sono tra l'altro sicuro che tra le varie "scudisciate" sociali e culturali dentro il racconto, tra le varie sue interpretazioni critiche, esista la possibilitá che me ne stia sfuggendo qualcuna (e questo è fantastico!). E' un racconto che si fa leggere tutto d'un fiato e che riesce a sopravvivere anche a lettura conclusa, come un'allegoria sospesa, a rilascio prolungato. La traccia è, per quanto mi riguarda, perfettamente quanto subdolamente compiuta. La luna è tornata a fare la luna, forse non ha mai smesso di fare la luna. La luna se ne frega un po' il.... Vabè, @Edu sei forte.
  2. Intro

    [MI120] I fantasmi non hanno le ali

    Ohilá @Ghigo non voglio usare come parametro di un racconto un metadato come il tempo di scrittura, che di buona norma dovrebbe essere nascosto al lettore, ma caspita! Io ci metto un'ora ogni cinquecento battute (tutto cronometrato), e tu questo in quanto l'hai scritto? Due ore? Siete degli alieni. Per il resto, dai penso si possa essere d'accordo sul fatto che è un raccontello piacevole e simpatico, scritto in maniera semplice, diretta e senza troppe pretese. Un finale inaspettato al 100% che stampa un sorriso da scemo sulla faccia del lettore.
  3. Intro

    [MI120] Elena

    Ciao @Talia, anche io ricordo quando ho part... Ah no aspetta. Sono maschio. Quindi la categoria dall'altra parte della barricata a cui questo racconto è quasi totalmente precluso in termini di empatia (scherzo dai, io odio l'empatia). Una considerazione su tutte vorrei farti. Il racconto ha avuto un picco enorme nella mia sfera d'interesse dopo averne letto la tua spiegazione e averne fatto una revisione alla luce delle tue considerazioni. Questo può voler dire solo che c'è un'idea considerevole dietro (legata, del resto ad un'esperienza interessantissima in termini letterari: L'intermittenza sogno-realtá durante un travaglio) che potrebbe essere sviluppata su uno spazio maggiore, con una gestione migliore delle transizioni tra sogni/allucinazioni e veglia/dolore.
  4. Intro

    [MI120] ciak, si gira

    Aye, @Lauram, ti lascio qualche impressione fugace: Se ti immagini la scena, troveresti sicuramente anche tu questa tiritera infodump estremamente surreale. Ti suggerirei un semplice "lo spot avrà molto successo". Il resto ti assicuro che hai fatto comunque in modo che lo si capisse. L'idea è carina. Woody Allen ne sarebbe anche felice (spero tu abbia capito a cosa mi sto riferendo). Ma secondo me avresti potuto rendere meglio l'effetto sorpresa. Hai distribuito il tuo colpo di scena quasi uniformemente da metà racconto in giù. Per il resto, l'unica cosa che non ho molto gradito è stato questo finale dal retrogusto un po' dolciastro e retorico che fa davvero sembrare questo racconto una campagna di sensibilizzazione, in un certo senso.
  5. @Talia Le prime descrizioni tra il protagonista e Alice sono anch'esse frutto della stimolazione del sarcofaco, in un certo senso una taratura, come dici. Il suo scopo è stimolare artificialmente una serie di suggestioni/esperienze atte a sbloccare, per esempio, una crisi creativa. Magari, un protocollo necessario per la buona riuscita della terapia è quello di manipolare per gradi una certa visione, passando da un fatto totalmente verosimile ad uno totalmente inverosimile, più intimo. La necessità di dilatare la parte iniziale penso sia più narrativa che tecnica. Mi serviva "passare" certe informazioni al lettore: uno scorcio quanto più concreto e vero del rapporto con la protagonista, più tutta una serie di informazioni sulle premesse del racconto. Ti aggiungo anche una considerazione personale: secondo me bisogna prendersi tutto il tempo per ancorare bene il lettore alla realtà se ci si vuole concedere il lusso di divagare col surreale senza che la cosa sembri pacchiana. Grazie per il passaggio
  6. Ciao @Poeta Zaza. Sì, penso di star sviluppando un problema serio coi treni . Mi serviva però uno scenario con certi prerequisiti che solo la metropolitana soddisfava completamente. Mai stato più d'accordo. Sto pianificando di convertirmi alla realtà. Ma non sono ancora abbastanza bravo...
  7. Intro

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 120 Topic ufficiale

    sciao raga' Traccia di mezzogiorno
  8. Commento Traccia di Mezzogiorno: Nulla è ciò che sembra. – Come va con quel racconto che volevi dedicarmi? – È Ali a parlare. Raccolgo la frase dalla sua bocca insieme ad un sorriso di scherno; il sibilo della metro copre quasi completamente la sua voce. – Certo che sei stronza! Non è colpa mia se i tuoi ex erano degli analfabeti. Sei abituata male. – La trascino verso di me per bloccare il suo tentativo di piazzarmi un cazzotto nello stomaco, e dopo averla immobilizzata, le do un bacio sulla fronte tiepida. Da due settimane, il file word col racconto che le avevo promesso è ancora bianco; l’ansia da prestazione continua a prosciugarmi le idee. Il naso di Alice, arrossato dal freddo, innesca un qualche conglomerato informe di visioni, calde contro il gelo metallico dei sostegni a cui mi sto aggrappando; ogni mio tentativo di focalizzarmi su quelle immagini non fa che disperderle più velocemente. – Oggi Mari ha lasciato Luca, sai? Ho provato a contattare entrambi e nessuno dei due sembra che ci stia facendo troppo caso. Tra l’altro quella cretina non mi risponde da un’ora. Tu quando mi lasci? – Mi chiede mentre scorre l’Instagram di Mari. – Dopo aver scritto il racconto, ovviamente. – Beh, allora spicciati, – e dicendolo mi stringe un po’ di più. Nella metro, hanno quasi tutti la faccia rapita da qualcosa. Un tipo con la barba rossiccia regge una copia delle Notti bianche con la destra ma le sue pupille sono immobili; sembrano incastrate su una precisa parola. Una schiera di colletti bianchi ha invece le pupille incastrate sullo schema delle fermate piazzato sopra il portellone; sembra che ognuno di loro stia rileggendo infinite volte il nome di una singola fermata. La metro sbocca in un tratto di linea all'aperto e una percentuale ristretta di quei sonnambuli si risveglia per dare un’occhiata fuori, socchiudendo gli occhi alla luce fredda che ora inonda il vagone. – Attenzione, si comunica ai gentili passeggeri che il serv.. È sospe...Ufff, lasciatemi perdere. – La voce è quella del macchinista. La sua comunicazione finisce con una lunga sbuffata tradotta dagli altoparlanti nella forma di un fruscio irritante. Guardo Alice e fingo di trattenere una risata. – Dai, lo capisco. Ha la mia solidarietà, – gli dico. Non riesco ad aggiungere nulla alla tragicomicità della situazione. – Mh, sì, – sibila lei. Sembra ancora impegolata nei suoi pensieri. L’uomo con la barba rossiccia ha lasciato cadere sul fianco la mano col libro; ma i suoi occhi sembrano ancora bloccati, questa volta verso un punto fisso dello spazio. Il suo respiro si condensa in una nuvoletta fumosa che poi si disperde. La temperatura è calata. – Amore, ma tu hai freddo? – Sì. Forse… Che differenza fa? – Alice sfugge al mio contatto visivo. – Ma che risposta cretina è? – Senti, perché non mi lasci un attimo in pace? – Mi risponde guardandosi le scarpe. Si era già staccata da me da un pezzo. La osservo mentre sguscia via per cercare un posto dove sedersi. Questa scenata me la pagherà più tardi, quando avrà metabolizzato quel pensiero che la teneva intrappolata e si sarà ricordata di non essere l’unica creatura esistente nell’Universo. Pensandoci, l’intero vagone sembra essere popolato da figure completamente isolate l’una dall’altra, cristallizzate nei loro pensieri. Da uno dei finestrini si può scorgere la prossima fermata: lo spiazzo è popolato da una decina di persone immobili; sono completamente prive della solita frenesia con cui i lavoratori di quest’ora accolgono la metro. Accanto al posto dove è seduta Alice c’è un ragazzino con lo smartphone attaccato all’orecchio. Il silenzio nel vagone è tale da rendere perfettamente distinguibili le parole della madre, dall'altra parte della chiamata: – Tesoro, dove sei? Scendi alla prima fermata e torna a casa. Qui al telegiornale dicono che per oggi bisogna rimanere tutti a casa per un’emergenza nazionale. Tesoro? Ci sei? – Il ragazzino non risponde ne dà segno di voler chiudere il telefono; rimane pietrificato in quella posizione. Dopo qualche insistenza, la voce della mamma si affievolisce, sembra arrendersi anche lei ad una certa indolenza. La chiamata rimane sospesa nel silenzio surreale del vagone. Intanto, le nuvole di condensa che fuoriescono dalle bocche dei passeggeri sembrano essersi tutte sincronizzate in un unico, calmo respiro. Alcuni sorridono. Decido di portare me e Alice fuori di lì, sebbene il freddo cominci a penetrare nel giubbotto e nel maglione. Il portellone automatico scatta un clank quando giro la maniglia rossa per le emergenze. Alice viene trascinata fuori di peso; ogni tanto sembra risvegliarsi da quella specie di torpore: si guarda intorno cercando con gli occhi qualcosa a cui aggrapparsi, ma poi scivola di nuovo in quella che sembra una condizione piacevole. La sistemo su una delle panche in cemento e mi siedo accanto a lei. La panca irradia un gelo intenso che ci svuota del calore residuo. – Ali, dai.. Sveglia..Amore, dimmi cosa ti senti, – insisto, schiaffeggiandola con delicatezza. La sua coscienza sembra emergere a tratti. – Perché insisti? Io non capisco. Non ha senso. Di cosa vuoi che parliamo? Hai la minima idea della distanza che esiste tra te e me? – Risponde Alice, faticando a mantenere la concentrazione. – Ah beh, siamo arrivati a questo punto allora... – Tu sei lì ed io sono qui e tra noi c’è l’intero Universo. Io a malapena ti vedo. – Potresti anche evitare di infarcire di stronzate filosofiche il tuo tentativo di mollarmi, – rispondo. Ripescarla dal suo oblio diventa sempre più difficile. Mi accorgo di essere io quello che sta tentando di aggrapparsi a lei per non affondare. Dove stanno andando tutti quanti? Dove sono incastrati tutti i loro occhi? A cosa dovrei stringermi se non a lei per evitare la deriva di tutta questa follia. – Non ha senso… Parlare, – conclude lei, scivolando definitivamente dentro quel punto preciso del suo orizzonte ottico che domina la sua attenzione. Mi allontano da lei. Il freddo mi preclude ogni sfumatura facciale, dandomi la sensazione di indossare una maschera. Procedo a lunghi passi nella direzione opposta a quella cui puntano i suoi occhi e non mi volto per salutarla. Mi sto muovendo verso il sole; i suoi raggi non scaldano, sono illusioni elaborate che il freddo svela come tali. Poi comincio a sentirlo anche io: c’è una forza che mi sta frenando, come se l’aria stessa diventasse sempre più densa ed una stanchezza sempre maggiore si accumulasse sulle spalle. Non ho voglia di camminare oltre, non ho più voglia di niente. Mi accascio per terra e smetto di pensare. È straordinariamente semplice smettere di pensare. Fuori non c’è nulla di realmente interessante. Dentro questa distesa infinita di oggetti immobili e freddi ci sono io, che sono l’unica creatura pulsante dell’Universo. Come in un processo osmotico, da questa collezione di corpi rigidi e cupi nello spazio, cominciano a filtrare alcuni filamenti, idee vivide, entità minuziosamente descritte. Quel vuoto comincia ad essere popolato da figure meravigliose; tutte le storie del mondo vengono a dispiegarsi di fronte ai miei occhi. Dentro tutte le storie del mondo ci sono tutte le storie che vorrei scrivere per Alice. Un beep si fa strada a fatica tra quelle immagini. Lo manipolo molteplici volte; gli costruisco intorno delle storie. Poi quelle storie si trasformano in farse ridicole, poi ancora in paradossi inconsistenti. Ritrovo la consapevolezza dell’acqua fredda e degli elettrodi. La consapevolezza della luce arriva subito dopo l’apertura del sarcofago metallico. – Bentornato, Signor D. Spero che la seduta le abbia fornito l’ispirazione che cercava.– L’inserviente, candido come un miraggio celestiale, mi sorride compiaciuto. Tra il marasma di input stimolati dal sarcofaco, se n’è depositato uno in particolare. Sono certo che ad Alice piacerà.
  9. Intro

    [MI 120] Una vita a un bivio

    Allordunque, cara ex socia. Conoscendo poco poco poco poco poco il tuo modo di procedere, mi viene da pensare che tu abbia utilizzato il MI per scrivere una specie di esegesi narrata della tua poesia. L'idea è originale, te ne do completamente atto. Mamma che periodone immenso. Qui la faccenda. è dibattuta e spinosa. Ma soprattutto rientra nel gusto personale. E poi sai che sono un po' anche io per i periodi ricchi, qui però secondo me si va un po' aldilà dell'asticella. La costruzione con cercare all'infinito non mi convince. Anzi, rimuoverei proprio quel "cercare di essere buoni". E' un informazione piuttosto superflua. La rivaluto solo perché ben inserita nel contesto di giudizio che potrebbe esprimere una bambina come la tua (te) protagonista. Ci sono altri riferimenti a questo tuo stile molto abbondante, però come ho già avuto occasione di dirti, ne ammiro l'efficacia. E' uno stile semplice, estremamente diretto e con una sfumatura di "educazione" e distacco che in un certo senso è un'impronta che riconoscerei facilmente. Sulla trama invece ho un po' di rimostranze (mi perdonerai). Il racconto è completamente privo di quel colpo di scena/cambio di prospettiva che il prompt richiedeva. Questa è la semplice (ma non inefficace) storia (credo ancora autobiografica) di una bimba che compra un copri rosario e che trova un misterioso individuo che le chiede di dedicargli una preghiera. La bimba ne è colpita, non vorrebbe proclamarlo con la formula lunga e dunque trova un espediente per abbreviare il rito, rifacendosi ad una vecchia storia dei pastorelli di Fatima. E' una storia solida, estremamente lineare, con un finale atteso, e in qualche modo rassicurante, candido come la protagonista. Non è presente nulla che rimandi ad un cambio di visione, ad un twist, un capovolgimento. In maniera del tutto separata dal singolo contest, è un racconto assolutamente gradevole, con una struttura originale e anche un pizzico di suggestione creata dal mistero di chi fossero quegli uomini. (P.S. dico la mia, secondo me sono mafiosi)
  10. Intro

    Staffetta di Natale 2018 - Terza Tappa

    Grazie anche da parte mia. Nonostante io mi senta un po' un sopravvissuto, viste le vicissitudini del contest. Ritengo comunque ancora miracoloso che si riesca a tenere tot aspiranti scrittori in uno stesso posto, dove ci si critica e ci si vota a vicenda, senza che tutto esploda malamente. Quindi grazie. E grazie soprattutto ai ragazzi dello staff, che per tenere in piedi la baracca son costretti a fare il lavoro sporco e recitare la parte dei cattivi...
  11. Intro

    Staffetta di Natale 2018 - Terza Tappa

    @Niko hai "fantasticizzato" i miei tre normalissimi incontri in treno. La prendo come una sonorissima bacchettata alle mie argomentazioni sul non ascrivere quel raccontello al genere fantastico
  12. Ciao Ragazzi, faccio un ringraziamento generalizzato per la gentilezza e in alcuni casi la perizia nella lettura del racconto, alcuni di voi sono anche riusciti a trovare gli errori che avevo deliberatamente lasciato per testare il vostro grado di attenzione (cosa? ne state dubitando? ) GRAZIE! @Ippolita2018 Hai sollevato una questione interessante. Quei pochi gesti di conciliazione ed empatia dell'uomo del trench sono stati scritti in modo da sembrare solo forma senza sostanza, tuttavia ci sono anche tutte le cose che dici, e in generale penso anch'io che non meriti quella sorte (figurati, io nei treni divento mezzo autistico, dimentico tutto ciò che è fuori da me, meriterei di peggio). Ho cercato di non giudicare, da scrittore, la linea tra il bene e il male che quelle "entità" hanno deciso di tracciare per loro stesse. Interpretare la loro morale con la nostra è nel migliore dei casi una contraddizione... (e questa contraddizione è una roba interessantissima da esplorare meglio in futuro con altri racconti)
  13. Ciao @Edu. As usual, grazie mille per il passaggio. Io penso che la maniera più corretta di interpretare quell'incontro sia quella del rituale misterico. L'incontro dei tre, quel giorno preciso tutti gli anni, con quelle precise modalità, è uno degli assunti fondamentali su cui si regge il racconto. Se fosse casuale si perderebbe la sua natura ricorrente, e se perdesse la sua natura ricorrente si perderebbe il legame col racconto della socia.
  14. Intro

    [Natale 2018-3] Prendi un po' di fortuna, fratello!

    Ciao Waglioni Non si smette mai d'imparare Ma sapete che non sono proprio certo che si dessero del voi? Non ricordo se il contesto sia francese o tedesco ma per amor di esposizione avrei preferito un colloquialissimo tu, almeno tra madre e figlio Poi altre due cosine: Popolino di contadini che regalano ciocche e sogni in cambio di gingilli? mh. Visto il livello di superstizione della parte più povera della popolazione europea, mi riesce difficile immaginare che qualcuno possa elargire ciocche di capelli in maniera così fluida. Tra l'altro, si può supporre che, visto che la protagonista lo ha riconosciuto come vero Krampus, quest'ultimo sia già parte delle narrazioni popolari, in qualche modo. Quindi, contadini superstizioni che regalano ciocche di capelli a qualcuno che dice di chiamarsi krampus... mh. Si potrebbe pensare di velare un attimo le intenzioni del Krampus codificando/stratificando ulteriormente la sua compravendita. Se avete avuto modo di informarvi sull'argomento, mi piacerebbe sapere se avete pescato qualcosa dal compendio delle vere leggende, son curioso di capire se mi sto sbagliando io e la cosa funzionava davvero così. Altra microscemenza: una strega che si fa il segno della croce di fronte ad un demone mi fa un pochino strano. In ultimo, apprezzo il tentativo di una fondazione narrativa degli eventi soprannaturali (o pseudo tali) che verranno dopo. La ritengo una cosa riuscita ed anzi essenziale per un prequel. Io in lettura stavo persino cominciando a pensare che la tregua di Natale fosse uno degli effetti del Krampus, e già mi stavo immaginando quanto immondo e sanguinoso dovesse essere stato il sacrificio richiesto alla protagonista per bilanciare tutto.
  15. @Ezbereth, ho cercato di rimanere vago sui propositi e sulla natura dei personaggi per evitare buonismi vari, e già così mi si potrebbe tranquillamente accusare di aver usato un'eccessiva retorica moralista di fondo, cosa che odio particolarmente. Grazie per il passaggio. @Lauram, hai assolutamente ragione sull'estremo razionamento dei dialoghi. Mi aspettavo che qualcuno me lo facesse notare. Il fatto è che... non li so scrivere, mi mettono ansia. Quindi cerco di rimanere sul minimo indispensabile (sbagliando) @H3c70r, beato te che sei un fan del fantastico, perché io non lo sono . Avevo promesso di non inserire di forza roba sci-fi cervellotica e volevo comunque concedermi una sbandata dal canone della mia socia. Ho cercato, nella caratterizzazione dei personaggi e delle loro interazioni, di fermarmi un attimo prima che questo racconto potesse poi essere ascritto alla categoria "Fantastico". L'effetto collaterale di questo freno improvviso potrebbe aver causato quello che tu chiami "troppa carne al fuoco". L'altro racconto della socia definisce tra l'altro il comportamento "opposto" dei miei personaggi. L'insieme dei due racconti completa la narrazione di tutte le loro sfaccettature, senza entrare nello specifico. Ho sperato che quel freno a cui mi riferisco sopra potesse farlo rientrare nel surreale piuttosto che nel fantastico (non so, poi magari a livello teorico il surreale è un sottogenere del fantastico e quindi sto parlando del nulla). E nel surreale non si spiega più di così (a mio avviso) Grazie a tutti e tre
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