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  1. Intro

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    Ciao Ragazzi. Sono 11 anni oltre la soglia di sbarramento
  2. Intro

    [FdI 2018-1] La vita è come la pallacanestro

    Vabe lo sai che da questo confine in poi abbiamo superato la parte vagamente oggettiva ed entriamo nello spazio spumeggiante delle opinioni selvagge, dei pregiudizi e delle distorsioni. Quello che volevo dire è: stai già utilizzando il tema della droga, che ha già il suo carattere drammatico in se. E' una di quelle cose che se ne parli bene hanno una straordinaria presa sul lettore. Insomma uno di quei temi il cui carattere drammatico è condiviso da tutti. Ora, a tutto questo serve davvero aggiungere l'overdose? come a dire che il dramma di questi ragazzi staccati dalla vita non basti? E quindi sblam, altra vagonata di dramma al fuoco con la morte di Micky. Quello che intendo dire è che c'era già una straordinaria quantità di materiale da far muovere e da lavorare: le vite di questi ragazzi "interrotti", i loro deliri dentro cui possono soggiacere interi sotto-racconti, interi intrecci. Una maniera di epilogare il pezzo? Dovrei rifletterci, ma anche il lieve disperdersi della coscienza del narratore, come una dissolvenza, dal reale al piacere. Ecco, finire il racconto col piacere artificiale, con l'appagamento chimico, breve, intenso e assolutamente vacuo, una cosa del genere...
  3. Intro

    [FdI 2018-1] La vita è come la pallacanestro

    Spettacolare Jo'! Impacchetta e incornicialo che questo merita assai! Per rendere credibile il complimento mi sforzerò di dirti qualcosa che non mi è piaciuto: l'accenno all'overdose. E' un ingrediente "facile", a tratti retorico. Non ne avevi bisogno secondo me.
  4. Intro

    [FdI 2018-1] Giada

    Ogni volta che leggo i tuoi racconti sento di star imparando qualcosa. Li vivo un po' come una lezione di scrittura, a tratti di letteratura. Se avessi un cappello me lo toglierei come accenno di stima d'altri tempi.
  5. Intro

    [FdI 2018-1] Grazie Ammiraglio!

    Ciao @Pulsar Ti lascio un brevissimo feed, sperando tu possa fartene qualcosa: Il racconto mi perplime un pochino. di solito l'insieme delle considerazioni che ho da fare su un racconto si decuplica se il racconto si avvicina a generi a me più congeniali, come ho scritto altrove. In questo caso ho davvero un mucchio di roba da dire, i cui il 98% è paccottiglia propagandistica su una certa visione della sci fi, che ti risparmio ovviamente. Lo stile del tuo racconto l'ho trovato molto mooolto molto adatto alla fantascienza, il che per me costituisce un'inesauribile fonte di stima soprattutto perché io personalmente non ci sono ancora riuscito. Ci vuole un certo equilibrio, una certa posa, una miscela funambolica di metafore e reportage, bho.. per me è una cosa difficilissima e tu sembri padroneggiarlo. Il concept sci-fi invece mi sembra un po' relegato alla mera confezione. La stessa storia e i suoi stessi punti forti potevano essere resi anche senza la fantascienza secondo me (e magari estendendo in tal modo la fascia di pubblico pagante in grado di apprezzarlo con facilità, ahimè). Mi dirai che è difficile trasporre la telepatia in un racconto storico, e avresti ragione. Ritengo però che in questo caso essa funga da mero strumento, uno dei tanti imput possibile per triggerare la vera storia, quella che gira intorno al senso di colpa dell'Ammiraglio. Questo utilizzo non necessario di espedienti sci-fi, d'istinto, mi fa storcere un po' il naso. Tendo sempre a sperare che prevalga la componente cervellotica a quella emotiva/empatica quando leggo qualcosa che ha una confezione così dichiaratamente di genere. Ma sono ovviamente pregiudizi e non penalizzerò il racconto per turbe mentali mie Per il resto, sono in parte d'accordo con massimopud sul gusto un po' troppo paternalistico dell'epilogo
  6. Intro

    [FdI 2018-1] Non vedrà affondare il sasso

    Bravo! (dovrei fermarmi qui e far finta di vendicarmi dei tuoi commenti composti da due o tre parole, nemmeno poi troppo specifiche. Ma penso che l'unica cosa che riuscirò a fare per venire incontro a me stesso sarà quella di scriverti un commento nelle parentesi. Che cioè... "simpatico"... Non era meglio "barbabietola" o "elettrauto"? Anzi, scriverò il commento al tuo racconto come post scriptum di un contenuto tra parentesi tonde. P.S. di solito preferisco provocazioni più cerebrali [cervellotiche] più che declinazioni, senza dubbio interessanti e originali di cose come sensazioni/emozioni/sentimenti. Ma c'è da dire che la bravura emerge prepotente anche quando scrivi queste cose.)
  7. Intro

    [Fdl 2018-1] La vasca

    ciao MicheleP, commentino veloce: Il pulp tende ad annoiarmi, ancora di più tendono ad annoiarmi le lagne autolesioniste di certi flussi di coscienza (e che non riesco ad ingoiare l'intrinseca stupidità di questo tipo di persone). MA. incipit assolutamente top, attenzione catturata. Poi lieve calo dell'attenzione con i pensieri del protagonista, che a parte uno stile considerevolissimo, un po' me le aspetto. Picco top sull'espediente delle voci mutuamente consapevoli dei morti. Avevi la mia curiosità, da questo punto in poi hai avuto la mia attenzione [semicit.] Top l'espediente della figlia e super top il finale, col suo sapore amaro e particolarissimo. Dunque, bravo! Bravo perché emergi con un certo stacco da un genere che normalmente scanso!
  8. Intro

    [FdI 2018-1] L’attico allo Zen

    Ordunque, @Angelarosa super commento flash: Il racconto ha uno stile interessante, con picchi di una certa eleganza, ma sembra sparato a velocità 2X. Credo di averci visto una qualche forma di intento "allegorico" dietro al tutto, come una sorta di Siddharta parallelo e moderno, un po' pop, che corre lungo tutto il racconto; una cosa anche particolarmente audace e apprezzata. Peccato per l'estrema densità di avvenimenti. Ci si vede alla seconda tappa!
  9. Intro

    [Fdl 2018-1] Salita a Milo

    ciao Ernest. Arrivare a questo punto del susseguirsi di commenti non permette di rivelare alcunché di realmente originale. Mi allineo ai lati positivi di chi ti ha scritto più sopra. Tuttavia ho come avuto la sensazione che il racconto spingesse verso una "rivelazione" che non è arrivata. C'è questa sorta di impianto ascendente che ha come picco l'incontro tanto atteso, che però non mi lascia pienamente appagato. Ho avuto la sensazione che il tutto fosse un po' pacato, smorzato e blando... Come un una bolla che attenua i rumori. Avrei apprezzato un twist di qualche tipo, qualcosa che quella bolla la frantumasse insomma. Spero tu possa farci qualcosa con questo mio umile feedback
  10. @Niko hai ragione. Il pezzo racconta più sui presupposti dell'illuminazione che l'illuminazione piena e avvenuta, che è leggermente oltre. Se sentite di dovermi penalizzare per questo, siete perfettamente giustificati
  11. Ciao @Niko. Domanda necessaria e cercherò di rispondere. Di solito non amo molto far "collassare" l'insieme delle possibili interpretazioni in una singola linea guida. Quindi cerco di darti solo un'idea veloce di ciò che avevo mente: Nel racconto principalmente si costruisce una similitudine tra l'attività di bugfixing di un programmatore e l'esercizio di meditazione zen (mi perdoneranno gli oriental-nazi per l'estrema semplificazione di quel groviglio di dottrine che compone lo zen). La vicenda vissuta dal protagonista , che sia essa vera, falsa, immaginata, frutto di un trip lisergico, non importa, è la strada attraverso la quale il protagonista raggiunge il satori, cioè quello stato di illuminazione temporanea che tipicamente è caratterizzato (mi perdoneranno ancora una volta gli oriental-nazi) da una sorta di momentanea percezione di insieme dell'universo. Qualcosa di molto simile al disciogliersi in esso, perdendo la propria identità. Nella fattispecie questo è innescato da un altro stato di illuminazione, quello della vecchia prugna, che in questo caso funge da maestro, oltre che trasmettere indirettamente le informazioni che servono al protagonista per avere una percezione più ampia delle cose e del suo stesso posto nell'universo (che faranno da trigger per il satori poi). Le sue vicissitudini sul pianeta poi possono essere vere o possono essere un'allegoria esemplificativa in forma di immagini per illustrare il percorso mentale verso il satori. Ps @bwv582 Avevo in mente di far contestare al protagonista questa cosa del centro dell'universo (che effettivamente non ha un senso, topologicamente parlando). Avevo anche intenzione di far dire alla prugna che quello non era il centro perché al centro dell'universo gli affitti erano troppo alti. Vabe. Lo spazio era quello... @Befana Profana La prugna fa: grpppppppfffh. Chiaramente. @Rica @paola grazie mille per essere passate ^___^
  12. @Pulsar sei gentilissimo.*inchino di ringraziamento. PS. Credo che il finale possa essere interpretato come il raggiungimento del satori da parte del protagonista
  13. @Kuno spero non si limiti alla simpatia. Altrimenti sarebbe un bel difettone da evidenziarmi in maniera impietosa, di modo che io poi possa fustigarmi e quindi correggere il tiro. @Talia grazie mille per il passaggio.
  14. Intro

    [FdI 2018 -1] L'Italia che vorrei

    No Vabe. Non ho parole. La mia mente ha deciso che doveva essere ambientato in Sicilia ed ho convertito l'ambientazione nel mio cervello in automatico. Quel dialetto l'ho letto in siciliano... Non so che dire. È un caso di distacco dalla realtà da studio clinico. @Ezbereth ti chiedo intanto di perdonarmi. Poi magari cercherò di capire meglio cosa mi abbia fatto chiudere talmente tanto gli occhi a tutti i dettagli che non confermassero il mio pregiudizio siciliano
  15. Intro

    [FdI 2018 -1] L'Italia che vorrei

    ciao Ezbereth niente suggerimenti, trucchi o accorgimenti a livello estetico o di forma perché non mi è sembrato di vederne e non sono nemmeno troppo bravo a farci caso. Questo però è un racconto che merita di essere ben chiacchierato a livello di contenuti. Io in un certo senso mi immaginavo, o quantomento mi aspettavo, che in una delle tappe di questo concorso qualcuno parlasse dei migranti. E' questo il ruolo della scrittore (anche): subire il fascino di certi drammi più degli altri e sentire l'urgenza di fornire una chiave d'interpretazione alle vicende complesse del mondo. Tu lo hai fatto. E l'esito è, come è giusto che sia, il sopravvento della parte umana sul resto degli sproloqui da bar. Quella componente che, al pari degli altri istinti, sotto certe condizioni non può far altro che emergere. Perché a dispetto di quanto si possa pensare, è questo tipo di strategia evolutiva che ha fatto dell'uomo la specie dominante sul pianeta, non l'atteggiamento territoriale da primate che spesso si muove di pari passo. Il racconto mi è piaciuto assai. Va dritto dove deve andare ed esibisce bene quello che deve esibire senza retorica stucchevole. Anzi, la parte più bella del racconto è proprio la sua componente retorica, che fornita in siciliano da quell'impressione di autentica naturalezza, di rustica e primitiva pulsione al bene. I pezzi in siciliano secondo me reggono l'intero racconto, ne sono l'ossatura proprio per questo motivo. Non sto nemmeno ad elogiare come è ben reso il ritratto delle classiche piccole ipocrisie di chi ha solo deciso di farsi frenare dalla paura. E poi la protagonista ha due palle quadrate.... Comunque, devi necessariamente essere siciliana per poter scrivere così della tua terra. Io nutro una certa silenziosa ammirazione per la tua terra, mi è capitato di sfiorarla un po'. C'è qualcosa di profondo che scorre nelle vene dei siciliani, che sono sempre stati in questo contesto un vero e proprio fronte di guerra. Nutro per loro la stessa ammirazione che nutrirei per chi sopravvive in ogni altro fronte di guerra. I siciliani più di altri hanno avuto modo di toccare con mano le conseguenze concrete dei flussi migratori, e in un certo senso la morte stessa, che per loro ha una dimensione più concreta. Ecco, forse è questo. Sono, tra gli italiani, quelli destinati a portare un peso maggiore sulle spalle. Questo li rende dei soggetti PERFETTI per la letteratura con la L maiuscola. Una cosa che non mi è piaciuta? Il titolo. Ma il motivo è per me una fonte inesauribile di imbarazzo. Vabè metto le carte in tavola e mi sputtano: Mi ricorda troppo la pubblicità "nel mulino che vorrei" della mulino bianco. Maledetta multinazionale, mi ha rovinato la percezione di certe frasi
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