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swetty

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    Tigre Sbadigliona
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  • Sito personale
    http://www.gianoziaorientale.org

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    Donna
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    Venezia

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  1. swetty

    L'accidentale palpatina

    Quoto solo questo, ma sono d'accordo col resto. Giusto my two cents. La frase marcata si affrettò a sorreggerla l'oste è una battuta di appoggio per struttura sintattica, che (almeno in questo caso) vince su qualsiasi considerazione semantica. Se riesci a fare in modo che il lettore sia distratto e/o abituato, non capirà l'errore semantico e tutto andrà bene. Se invece sei in un punto in cui il lettore si annoia, ti farà le pulci e se ne accorgerà. A me personalmente non dispiace in questo caso. Comunque, l'ortografia è sempre ancella, e quindi tecnicamente è corretta la minuscola. Il problema qui è lo stesso di scrivere "esco il cane": uscire non può essere transitivo, ma la struttura sintattica ci costringe comunque a interpretare "il cane" come complemento oggetto. Solo poi lo strato semantico ci dice che è sbagliato. Ovvio che la velocità di elaborazione fa sì che le due cose avvengano in contemporanea, ma la sintassi nel nostro cervello vince comunque.
  2. swetty

    Cosa state leggendo?

    Nudi e crudi, sempre di Bennett. Credo di essermi innamorata.
  3. swetty

    Lettera al Demone

    @Giovanni Salti, il commento che hai usato per questo racconto è troppo povero. Per ora chiudo. Quando ne avrai fatto uno più approfondito, manda un MP a un qualunque membro dello staff per regolarizzare.
  4. @mauro cattaneo, ai nuovi iscritti chiediamo di presentarsi in Ingresso. Puoi provvedere? Grazie.
  5. swetty

    L'ultimo film che avete visto

    @mercy, ma muto e immobile non è mica male. In Dracula esce bene, per esempio, perché di fatto una parte non ce l'ha, è più o meno un pezzo dell'arredamento.
  6. swetty

    L'ultimo film che avete visto

    Keanu Reaves riesce a essere il punto più basso di ogni film in cui ha recitato: in due dei tre film che hai citato è stato candidato al Razzie Award.
  7. swetty

    Aforismi

    @Poeta Zaza, per risponderti con un aforisma di Bufalino, Un aforisma benfatto sta tutto in otto parole. Ora, senza essere così drastici e matematici, credo che tu abbia tutti i mezzi per distinguere una poesia da un aforisma in versi.
  8. swetty

    Aforismi

    Intervento di moderazione @Poeta Zaza, esiste una sezione apposita per la poesia, sei pregata di pubblicarle lì, con regolare commento. La prossima volta verrai richiamata. Per l'ennesima volta, questo è un topic per gli aforismi. Non costringetemi a diventare cattiva.
  9. swetty

    Cosa state leggendo?

    La sovrana lettrice di Alan Bennett. Un libro deliziosamente eversivo.
  10. swetty

    Aforismi

    Il mio aforisma di oggi: fare i furbetti in un contest tipo MI è come battere a scacchi una formica. Non è che ci si riesce perché la formica abbia capacità strategiche limitate; e neanche perché non ha la forza di muovere i pezzi sulla scacchiera e finisce sempre fuori tempo. No: ci si riesce perché la formica non si pone neanche il problema di mettersi a giocare a scacchi.
  11. swetty

    Se stesso o sé stesso?

    Guarda, l'unico modo per rendersi veramente conto dei fenomeni fonetici è registrarsi e vedere il grafico della registrazione (una cosa che fa qualsiasi programma per l'editing dell'audio). Lì vedi dove attacchi e stacchi le parole e quanto lunghe sono le consonanti. Comunque, in generale, lo vedo da me si pronuncia "lovédo dammé" mentre me ne vado si pronuncia "menevàdo", solo che essendo parola di quattro sillabe sviluppa un accento secondario sul "me" e il fenomeno si percepisce meno. Varia anche da regione a regione: in centro Italia si tende ad unire di più che nel nordest, per esempio. Lo senti di più in "dassé" che in "dammé" perché con la "s" il raddoppio si percepisce di più che con la "m" (o anche la "t"): questo perché le fricative vengono temporalmente allungate (una "s" dura poniamo un decimo di secondo, una "ss" ne dura due), mentre per le espolsive viene rafforzato il suono e non è detto che sia un rafforzamento efficace.
  12. swetty

    Se stesso o sé stesso?

    Veramente è il contrario, è la pronuncia che determina la presenza dell'accento. La congiunzione "se", come molte altre congiunzioni e preposizioni, è proclitica, cioè non ha un accento proprio ma si appoggia alla parola successiva. Per questo quando si sceglie di distinguere graficamente tra una congiunzione/preposizione e qualcos'altro, l'accento lo si mette sul qualcos'altro, che più facilmente è una parola con un accento tutto suo: e-è, da-dà, se-sé, la-là (ok, la è un articolo ma è proclitico anche lui). La questione è più complicata di così. Prendiamo "me" e "te". Questi pronomi sono a volte proclitici/enclitici e a volte no: in espressioni del tipo lo vedo da me hanno un accento, in una del tipo me ne sono andato no. E "sé"? Lo vede da sé e se n'è andato. Perché? Perché nelle due forme i pronomi non sono uguali: nel secondo non sono proclitici perché sì, ma perché sono a un caso diverso, una traccia vestigiale delle declinazioni di papà latino. Solo che con "me" e "te" si scrivono allo stesso modo, mentre con "sé/se" no. Ora, è proclitica la forma "me" in "me stesso"? No.Se uno pronuncia "me medesimo" lo sente che non è proclitica, ma ha un accento tutto suo. Ma lo sembra, perché è seguita da "s" impura. Uno dei fenomeni strambi della fonetica dell'italiano è che la "s" impura, contrariamente a quanto ci insegnano a scuola, non può iniziare una sillaba: quando una parola inizia per "s" impura (stesso, per esempio), la "s" viene attaccata alla parola precedente: quindi non pronunciamo "se – stesso" ma "ses – tesso", e le due parole sembra che siano attaccate ma non lo sono. In realtà, proprio perché il "sé" in questo caso ha un accento suo, in realtà pronunciamo "sess – tesso" (con rafforzamento della "s"), mentre in "se stessi per andare" pronunciamo "ses – tessi". Pertanto dal punto di vista fonetico non c'è alcuna giustificazione a scrivere "se stesso", anzi, tecnicamente è un errore, perché anche gli altri pronomi "me" e "te" in quella posizione sono solo omografi di "me" e "te" proclitici, non coincidono né foneticamente né morfologicamente, quindi non si vede per quale motivo bisognerebbe scegliere la forma "se" per il pronome di terza persona che è l'unico che distingue le due forme anche graficamente. Per soqquadro e la sua strana grafia (che condivide con beqquadro), il problema è che il suono "q" in italiano non esiste, è solo un segno grafico in alternanza con "c" dura, e lì sì tocca imparare a memoria cosa si scrive con la q e cosa con la c e andare per fede. Ma del resto non è cosa su cui si possa fare confusione, non è che se scrivo "acqua" è una parola, mentre se scrivo "aqqua" è un'altra. Invece nel caso di "sé" e "se" sono due parole distinte. Di fatto, scrivere "lo ha visto da se stesso" è come scrivere "lo ho visto da io stesso".
  13. swetty

    Se stesso o sé stesso?

    @Marcello, era per dire che di un'armonia del genere si accorge giusto il capo correttore di bozze di una CE. E solo se in preda ha una crisi di mania del controllo.
  14. swetty

    Se stesso o sé stesso?

    Ho unito le discussioni. Pensa che Manzoni non solo alterna se stesso a sé stesso, ma pure a sè stesso. Nello stesso libro.
  15. swetty

    Mezzogiorno d’inchiostro n. 126. Off Topic

    Perché, cazzeggio non è italiano?
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