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swetty

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swetty ha vinto il 15 gennaio 2018

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  • Compleanno 26/10/1973

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    http://www.gianoziaorientale.org

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    Donna
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    Venezia

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  1. swetty

    Punto di vista ballerino

    Non necessariamente. L’errore c’è quando il PdV non si capisce o balla, ed è di solito evidente e localizzato. Il resto è questione di classificazione. Perché un a capo non potrebbe essere un segno tipografico sufficiente? E invece una riga bianca sì? Dov’è il confine del narratore? In teoria dovrebbe essere l’intera opera, e quindi ogni romanzo “corale” sarebbe in realtà con narratore onnisciente.
  2. swetty

    Punto di vista ballerino

    I Promessi Sposi sono un libro lungo e largo, in cui a volte si usa un PDV da narratore onniscente, a volte no. All'inizio del capitolo XXI no, usa un PDV variabile. Riporto. PDV di Lucia: PDV del narratore (anche se ci sarebbe da discuterne): PDV della vecchia (non riuscitissimo, in realtà). Non è riuscito perché il paragrafo precedente ha il PDV di Lucia e qui il cambio di soggetto avviene un po' tardi. PDV dell'Innominato. Qui il cambio di prospettiva si sente particolarmente, perché fino a questo momento la scena si svolge sulla strada, mentre adesso guardiamo dal castello. A far le pulci al Manzoni io mi sento in imbarazzo, tuttavia qui "il signore" sarebbe stato meglio non metterlo, perché rischia di spostare il PDV dall'innominato al Nibbio, e lo rende ballerino (e non onniscente). Da qui in avanti il PDV resta fisso sull'Innominato e i suoi pensieri. A un certo punto: E qui siamo ancora nel PDV dell'innominato, per via del sentì che ho messo in grassetto che ci mette fuori dalla porta. BTW, non ricordo se nel suo manuale o in un articolo (dovrei andare a cercarlo), Franco Forte fa proprio un esempio del genere per parlare di PDV variabile.
  3. swetty

    Punto di vista ballerino

    Leggi l'inizo del capitolo XXI dei Promessi Sposi. Inizia nel PDV della vecchia, si sposta a Lucia, poi di nuovo alla vecchia, al Nibbio e quindi all'Innominato. In nessun caso è il PDV del narratore onniscente, è sempre nel PDV di qualcuno, ma lo cambia quasi a ogni paragrafo. 7 minuti fa, Cerusico ha detto: Mai detto, infatti. Qui: Il PdV non narra, è sempre il narratore a farlo. Che può decidere di farlo dal PDV di un personaggio o dal PDV del narratore (più o meno onnisciente). Il narratore sta al PDV come il regista alla telecamera. Che in una stessa scena può anche spostarsi da un personaggio all'altro, non è fissa e stabilita a priori . Quando non è in nessun personaggio, allora è nel PDV del narratore. Ovviamente tutto ciò posto che l'autore sappia come controllare la "telecamera" e abbia anche sotto controllo il narratore. Quando le due condizioni non sono vere, allora ecco che i PDV iniziano a ballare. Per cui si dice "piazza la telecamera in un punto e tiencela", perché così è più facile controllare almeno la telecamera. Fa un po' effetto TG anni sessanta, ma funziona in parecchi casi. A volte però la scena acquista più dinamismo se si mettono diverse telecamere e poi si sceglie di volta in volta quale usare.
  4. swetty

    Punto di vista ballerino

    Ma perché no? Il narratore può deliberatamente nascondere delle informazioni. PDV e narratore non sono lo stesso concetto. Il narratore è colui che ci racconta la storia, una specie di metapersonaggio che decide cosa viene raccontato e che può (e a volte deve) imbrogliare il lettore come qualsiasi altro personaggio. E che può essere pure imbrogliato dagli altri personaggi. Il PDV è invece una proprietà del testo, è più o meno la telecamera con cui si sceglie di inquadrare la scena. Che può essere piazzata in qualsiasi personaggio (compreso il narratore) o passare da un personaggio all’altro. L’importante è che il lettore capisca chi ce l’ha.
  5. swetty

    Punto di vista ballerino

    Ma anche no. Nella scena dell'arrivo di Lucia al castello dell'Innominato, nei Promessi Sposi (capitolo XXI), ho contato almeno quattro PDV distinti che si intrecciano tra loro (Lucia, il Nibbio, la vecchia e l'Innominato) e la scena è più che corretta, è strepitosa. Quello che confonde è la gestione maldestra del PDV, non il cambio di PDV. E di solito è sufficiente che si capisca chi è il soggetto delle frasi.
  6. swetty

    Dialoghi e coerenza: incubi atroci

    Il silenzio. So che sembra assurdo, ma quello che i personaggi non dicono è importante tanto quanto quello che dicono e in alcuni casi anche di più. Tra l'altro non è necessario riportare un dialogo nella sua interezza, ma bastano le frasi principali, il resto si può tagliare, riassumere, sostituire con qualche azione o altro. Sì, è un errore (e uno dei più irritanti a mio avviso). L'autore deve saperle queste cose, ma non le deve dire in modo esplicito, a meno che non sia necessario per comprendere che succede, ma se riuscisse a non metterle neanche in quel caso sarebbe ancora meglio.
  7. swetty

    Dimenticare i nomi dei personaggi

    Hai voglia... dimentico personaggi, luoghi, interi pezzi di trama. Oppure li incasino. Devo farmi uno schema anche solo per ricordarmi quanti anni hanno.
  8. swetty

    Protagonista femminile forte/dominante e altri dubbi

    Non sarei d’accordo: in realtà è il personaggio di Turandot. Che non è per niente facile. Ho visto un documentario di recente in cui spiegavano che Puccini non è riuscito a terminare la Turandot non solo per i problemi di salute, ma anche perché non riusciva a trovare il quid della conversione di Turandot. Il macho spietato alla fine viene convertito/scoperto dalla dolce fragilità dell’eroina (in un’eterna riproposizione della Bella e la Bestia), ma la spietatezza femminile non ha antidoti. È questo il cliché da superare. Che, tra parentesi, viene riproposto pari pari nella coppia di film Ocean’s 11 e Ocean’s 8.
  9. swetty

    Protagonista femminile forte/dominante e altri dubbi

    Perdona @Renato Bruno, ma non vedo il quid. Qui si sta parlando di un lavoro che ha da essere scritto, possiamo suggerire cosa mettere o cosa no, cosa ci piacerebbe e cosa no. Quali sono le intenzioni dell’autore è un problema suo, non nostro, né tantomeno oggettivabile.
  10. swetty

    E se alla fine muore? (Il protagonista)

    Ma il protagonista può morire ed esserci un lieto fine lo stesso. Mi viene in mente Rogue one, dove alla fine dei buoni non si salva nessuno, ed è proprio per questo che è il miglior Star Wars di sempre. Ma ha comunque un lieto fine.
  11. swetty

    Protagonista femminile forte/dominante e altri dubbi

    Di tutta l’idea, che non mi dispiace, questa mi ha fa riflettere particolarmente. Non che veda un problema in una donna con un harem: Caterina II di Russia si comportava nei confronti degli uomini come i suoi “colleghi” maschi nei confronti delle donne, si sceglieva le avventure e gli amanti senza troppi riguardi. È il modello dell’harem che abbiamo in testa che trovo riduttivo. Perché il classico harem pieno di bellezze dove il sultano va e si serve è un cliché occidentale, mai esistito e narrativamente molto piatto. Harem è una parola turco-persiana, derivata dall’arabo haram, che significa più o meno “sacro, privato”. Indica la parte della casa dove non sono ammessi estranei. In un palazzo non comprende solo le concubine e le mogli, anzi, per lo più è fatto di servitori, funzionari, camerieri, schiavi, di solito donne o eunuchi. Ad esso è affiancata una scuola, dove le ragazze imparano danza, canto, letteratura e tutto quello che può essere utile. Anche politica, storia, economia. È un mondo insomma molto complesso, dove tra l’altro esistono regole rigide che il sultano stesso deve rispettare. Per esempio, non era certo lui a decidere con quale concubina passare la notte, ma c’era un calendario fisso. Tutto questo per dire che sarebbe molto interessante vedere come queste cose si strutturano invertendo i ruoli, quali meccanismi di potere si instaurano, quali figure nascono, dove la biologia non lo consente (per esempio non si possono avere eunuche totali, come c’erano eunuchi totali negli harem). Molto più che un semplice vedere una donna che può scegliersi “il cuscino”.
  12. swetty

    [Natale 2018-2] Memoria storica

    @Valentina Iusi e @nemesis74 vengo a compiere il mio dovere di scimmia. Premetto che ho letto anche il primo, ma avevo trovato poco da dire che non fosse stato già detto, quindi per ora preferisco commentare questo, casomai se poi mi avanza un po' di tempo commenterò anche l'altro. Ma i difetti che ho notato di là si ripresentano di qua, quindi mi auguro che vi sia sufficiente quello che dirò qui. Iniziamo dalle cose positive. Avevo apprezzato, a differenza di altri, i dialoghi col voi del precedente racconto e altresì apprezzo la spiegazione che ne date qui e il modo in cui avete realizzato il sequel. Perché in effetti una motivazione di là mancava e di qua l'avete data ed è convincente. Crea però un problema, ed è che adesso non potete far vivere i due racconti separatamente, ma dovete per forza unirli. Vi suggerirei quindi di rielaborare la struttura di questa coppia e farlo diventare un unico racconto. A vederli insieme, l'idea è molto intrigante: una coppia del futuro che riscopre in maniera archeologico-antiquaria una coppia doppiamente del passato, cioè del passato in senso proprio e anche del passato ancora più remoto della mentalità antica (quella che li porta a darsi del voi). C'è un gran potenziale in questo. Avete anche dei buoni dialoghi. Più nella prima parte, in questa qualche volta zoppicano, però sono buoni, con un bel ritmo e il giusto grado di realismo. Non sono mai dovuta tornare indietro a chiedermi chi stava parlando e questo è un gran pregio. Peccate però, e molto, nella narrazione, soprattutto a livello di impianto. Vi penalizza tanto ed è un vero peccato, perché, ripeto, la storia è intrigante. Ma qui il finale è troppo veloce, non si capisce che succede. Di converso ci sono tanti dettagli inutili, che distraggono: ci vuole un modo più soft per far comprendere che è passato del tempo, che siamo nel futuro. Basterebbe qualche piccolo dettaglio: anche solo la storia dei suicidi se giocata bene potrebbe essere un indizio sufficiente per il lettore senza bisogno di insistere nei dettagli tecnologici. O limitarsi ai temi distopici (il cibo sintetico, le classi, l'isolamento, i suicidi, ecc.) sacrificando quelli tecnologici (ologrammi, maglev, ecc.), che costringono a spiegare ma non danno nessun valore aggiunto alla descrizione. Seguono una serie di annotazioni, che sono tante. Questo però non significa che non mi sia piaciuto, anzi, tutt'altro, ne avrei voluto di più. Penso che valga davvero la pena di lavorarci sopra e cerco di darvi qualche suggerimento. Messa così sembra che la sorpresa sia l'ologramma o il suo contenuto. Virgola dopo "e". destò: aveva destato sorpresa, il tasso: due punti invece che virgola climatici, avevano: virgola tra soggetto e verbo Troppi punti fermi, ogni tanto qualche frase con un respiro più ampio ci vuole. Per esempio: Il precedente inquilino si era suicidato nel giorno di Natale, cosa che non aveva destato nessuna sorpresa: il tasso dei suicidi aumentava in continuazione e alcuni sostenevano che lo Stato incoraggiasse tale pratica. La frase cancellata è un riassunto di quello detto prima, non serve. Le parti in rosso sono da sostituire. Capisco la brevità, ma le sensazioni del personaggio, il suo stato d'animo, devono emergere dalle sue azioni o da quello a cui pensa. In realtà, già il fatto che lei si soffermi a pensare al precedente inquilino con un certo grado di inquietudine le rende inutili, perché lo dicono senza bisogno di puntualizzare. Se proprio non è sufficiente, anche solo una domanda, tipo "chissà cosa lo aveva portato a quel gesto?", insomma anche solo un accenno al fatto che lei non lo trovi normale (a differenza di tutti gli altri) basta. Ho già detto che le descrizioni tecnologiche si potrebbero togliere senza problemi. Qui però ce n'è un altro, ed è che un hard disk funzionante non è sufficiente, serve anche qualcosa che lo legga e che gli dia corrente. Magari viene più semplice collegare il visore al PC, che non all'hard disk. Quanto al singolo congegno per ogni utilizzo, è già così in parte (è il telefono il "congegno"). Ma qui c'è confusione tra oggetti fisici (telefono, chiavette) e oggetti software (app) o smaterializzabili (carte di credito). E credimi, se anche si potrà rinunciare a molti oggetti fisici o smaterializzabili, quindi chiavette, hard disk, carte di credito, non si riuscirà mai a fare a meno del software e le app continueranno ad esserci. Il tuo visore avrà bisogno di un'app per emulare una carta di credito, di un'altra per collegare l'hard disk, di una per vedere gli ologrammi, ecc. Non capisco che intendi, soprattutto con "obbligatorio". ripetizione L'atto di scansionare è un'acquisizione ottica: digitalizza quello che vede una telecamera, che sia un'immagine o un oggetto tridimensionale. Quando due dispositivi digitali si interfacciano, non c'è alcun bisogno di scansionare, perché le informazioni sono già digitali. In più un essere umano non scansiona, ma casomai scorre o naviga o legge. Terzo, le trascrizioni delle chat? Cioè qualcuno le aveva copiate a mano? Il termine tecnico sarebbe "dump", se sono file di testo, immagino uno a fine conversazione che si scarichi la conversazione (dubito che uno faccia screenshot e poi copi a mano anni e anni di conversazioni). Tutto questo per dire che a scendere troppo nei dettagli si rischia di confondere il lettore e distrarlo: mi fermo su queste cose perché inciampo nei dettagli, non tanto perché non sono corrette, smetto di leggere la storia e mi perdo negli ingranaggi. Potreste mettere che nell'hard disk non trova foto e video, ma solo il testo di alcune conversazioni in chat su un luogo di incontri. Così secco e semplice, senza lasciarmi il tempo di riflettere se li aveva copiati a mano o salvati in un file word. Da cosa capisce che è maschile? Ora, io so la storia perché ho letto la puntata precedente, quindi mi sta bene. Ma servirebbe una descrizione di questa conversazione, di quello che capisce della storia. Ovviamente tutto dipende da come uno rimette insieme i pezzi del racconto. letteratura il classica mi stona (si usa per lo più per gli "antichi"), ma può anche andare se uno vuole dare un certo tono Qui c'è un altro punto: questo è un flashback, giusto? Cioè lei posa il lettore, ripensa che ha comprato la casa, trovato il disco, letto i messaggi e qui ci stiamo riagganciando alla prima frase. Così ho capito. Ma cercherei di renderlo più chiaro. Il fatto che lo specificate mi fa pensare che ci siano anche mense pubbliche di cucina non molecolare. Che ne dite di "mensa molecolare" e basta? Senza neanche nuova. Non vedo la consequenzialità: deve dire una cosa a Roberto così intanto lo manda a comprare la cena? Per quello che è la mia esperienza, la cucina molecolare dà più sapore ai cibi, non meno. Anche se forse con meno sfumature. Proverei a essere più creativa su questo commento. Per esempio, io ho provato a raffinare un succo di arancia e menta. Il problema è stato che mentre la cosa originale sapeva parecchio d'arancia, il risultato "molecolare" finale sapeva troppo di menta. Potrebbe lamentarsi di qualcosa del genere. E qual è il nesso? Partite da una storia d'amore e mi fate un trattato sociologico. A me lettore interessano molto di più i suoi processi mentali che la sociologia sottesa, quindi fatemi vedere che è lei che ci pensa, e che sia coerente. Non è perché manca la carne che rimane coinvolta dalla storia. Casomai il suo coinvolgimento è dovuto alla nostalgia dell'arrosto che sua madre portava in tavola per Natale. Ma io devo avere un coinvolgimento emotivo, non un'analisi razionale delle cause. vita testuale: brutto brutto (dialogo?) ricordava: non lo ricorda, lei sa perché ha letto, ma lui non lo conosceva Dovete essere sicuri di quello che narrate, non ci sono forse o probabilmente. E che si rende conto lo vediamo, non serve dirlo. Chi posa il cibo sul tavolo? Grammaticalmente è lei. Solo all'estero studiano la tecnologia antiquaria? Il disegno sulle classi sociali non è stato citato prima e non lo sarà neanche dopo. Questa battuta mi ha fatto storcere il naso. Poteva dire semplicemente: «A loro bastava quello che avevano.» Il resto è un moraleggiare dell'autore, a cui io lettore potrei rispondere che c'è anche la versione idealizzata dell'uomo che fa cose piuttosto turpi al desiderio femminile. Insomma, lo stesso discorso che per la tecnologia: dettagli che mi distraggono, potenzialmente opinabili, e inutili perché abbiamo capito tutto alla prima frase. All'anima della sporcizia. Io vivo in aperta campagna, in un posto poco illuminato e pure esposto a ovest. Se la stanza è buia e fuori appena appena albeggia, i contorni del paesaggio si distinguono. Casomai sono i dettagli che non arrivano. Ecco, io invece su questo sono d'accordo. La neve, a quell'ora, si percepisce dal silenzio. Che anche da dentro si capisce che c'è silenzio fuori. chiese lei riaprendo La frase è nel PDV di Roberto, ci vuole un cambio di soggetto. ma che una volta Ma loro hanno parlato per vent'anni o hanno smesso a un certo punto? Per mia opinione, è poco prima di questo punto (direi dal silenzio della neve) che si potrebbe infilarci il primo racconto tipo flashback e poi riprendere da qua. Così il lettore sa com'è andata la vicenda di Ottavio e Dafne e quindi perché intraprendono il viaggio. Già discussa la questione treno a levitazione e devo dire che sono d'accordo con gli appunti che sono stati fatti. Tanto più che il TGV ha superato su rotaia i 500 km/h già da parecchio tempo e normalmente l'AV va intorno ai 300 e anche di più, non avrebbe senso rifare tutta l'infrastruttura per non guadagnare velocità e con un minimo risparmio di energia: la dissipazione energetica di un treno è già adesso molto molto bassa, è un mezzo molto ecologico. C'è però un ulteriore appunto: i treni AV, con qualunque tecnologia, non fermano nei paesini, tantomeno in quelli sperduti sui monti. La cosa realistica è che arrivino alla città più vicina e poi prendano un treno locale. Ci sono dei motivi fisici per cui non è così, il primo dei quali è che se si fermassero così spesso non riuscirebbero mai ad essere abbastanza veloci; inoltre anche le stazioni devono essere fatte ad hoc e devono essere molto grandi, in alcuni casi finirebbero per essere più lunghe del paese stesso; e ogni stazione, anche solo attraversata, comporta una diminuzione della velocità, perché se passassero vicino a un marciapiede a 300 km/h lo spostamento d'aria risucchierebbe le persone a terra. Stona un po' con la versione distopica, no? Magari è un'attrazione per i turisti? O per i documentari/reality? Su una distesa Però: è su una collina, ma loro vanno su una distesa? Se la neve è alta mezzo metro e loro lo scoprono, è perché affondano, ho idea, e mezzo metro arriva fino al ginocchio. Primo, devono avere scarpe adatte, altrimenti i loro piedi arriveranno surgelati. Secondo, forse sarebbe meglio dotarsi di ciaspole? Terzo, se qualcuno va a portare i viveri a Dafne, è facile che ci sia un sentiero che se non è sgombro almeno avrà neve pressata in cui non si affonda e non si scivola. Io li farei incamminare su quest'ultimo. Presagire significa che si fa una predizione, mentre in questo caso fa solo comprendere Ma la frase guadagnerebbe da una semplificazione: si sentì il rumore metallico del chiavistello che veniva tirato Non si presentano?
  13. swetty

    Paolo e Francesca

    Be', ma questo è molto intrigante. Uno dei passaggi di crescita di Concordia potrebbe essere proprio quello di scoprire cos'è successo davvero alla madre e in questo caso è bene che il lettore lo scopra insieme a lei. Hai solo il rischio di renderlo più importante del vero fulcro del tuo racconto, in caso non sia questo. Dovresti quindi cercare di agganciarli insieme. Che so, se fosse una storia d'amore tra Concordia e X, potresti dare a Concordia un'eccessiva ritrosia, che poi si risolve quando lei scopre cos'è successo a sua madre (che all'inizio è sepolto nel suo inconscio) e quindi arriva a superare il trauma.
  14. swetty

    Paolo e Francesca

    Io la tratterei come un "prequel". Se serve alla storia, la descrivi. Se no, al massimo un accenno. Mi spiego. Se Concordia se ne fa un cruccio e la storia è relativa a come lei supera il trauma o la vergogna dello scandalo o quello che è, allora bisogna mettere l'antefatto. Meglio sarebbe addirittura un capitolo di prologo o di flashback, a seconda di quando è importante che il lettore capisca. Se invece ha, per esempio, in antipatia il nome Paolo, ma poi la cosa finisce lì, metterei solo qualcosa del tipo che chiamava Paolo tutti i maiali in spregio all'amante della madre. Così diventa una specie di Easter-Egg, non fa spiegone, non cambia la storia di una virgola ma è una chicca per chi conosce il retroscena. In ogni caso non dare per scontato che si conosca: quello che si sa è la versione di Dante, ma non è detto che tutti facciano il collegamento tra i "Paolo e Francesca" di Dante e i tuoi, e comunque Dante ne fa un accenno, non si mette a spiegare tutto tutto, quindi se la vuoi riraccontare è tutto di guadagnato.
  15. swetty

    Ciao Nanni

    Mi ci è voluto un sacco di tempo. Volevo qualcosa con cui ricordare @Nanni e tutto quello che è stato per me in questi anni e sono andata indietro, indietro nel tempo come solo in questo forum si può fare. Ce ne sarebbero moltissimi, di post o topic da citare. Discussioni su tutto, la scrittura, l'editoria, il teatro, la vita stessa. Quella passione per la fantascienza e la creazione di mondi che ci univa anche di più. Scelgo di citarne due, una piccola punta di quell'iceberg che è e sarà per sempre la sua influenza su di me e sulla mia scrittura. Un pezzo importante di quel romanzo che avrebbe sperato di veder finito e che adesso è una promessa che non potrò più mantenere. Addio, amico mio.
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