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swetty

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    Tigre Sbadigliona
  • Compleanno 26/10/1973

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    http://www.gianoziaorientale.org

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  • Genere
    Donna
  • Provenienza
    Venezia

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  1. Prologo Capitolo 1. Sei mesi prima, ad Algor Nello schermo a tutta parete della sala riunioni il generale Naime, primo rettore delle accademie militari dell’impero, appariva sconsolato. «Signori, sono sessant’anni che questo trattato è in vigore.» «Cinquantanove» disse l’ammiraglio Lyzr, rettore dell’accademia di Algor. «Saranno sessanta tra quattro mesi.» Naime fece un respiro profondo. «Va bene ammiraglio: cinquantanove. In ogni caso, non pensa che sia ora di adeguarsi?» «Deve capire, generale» Lyzr guardò gli astanti cercando supporto, «che non siamo su un pianeta qualsiasi. Da Elmà non potete pretendere che non ci siano difficoltà.» Khady faceva parte del consiglio dell’accademia di Algor da tre anni e mezzo, ma sentiva discutere della questione da che era bambina. Finché era stata cadetto di quella stessa accademia aveva, come tutti, dato una grande importanza alla cosa, partecipato a dibattiti e persino a un concorso per idee su come risolverla; e ci si era pure impegnata. Ma adesso, a quarantasette anni, pensava che anche solo parlarne fosse una perdita di tempo. E si chiedeva come fosse possibile che gente come Naime, Lyzr o gli altri membri del consiglio si scaldassero così tanto. «Ammiraglio» riprese Naime «vorrei poter dire all’imperatore che l’armonizzazione dell’accademia di Algor è una questione chiusa. Ultimamente è molto interessato all’argomento.» L’ammiraglio Lyzr spostò lo sguardo verso di lei. Khady scosse la testa: erano sessant'anni che se ne discuteva, e proprio ora l’imperatore sentiva questa urgenza? «E l’ammiraglio Kira cos’ha detto?» rispose Lyzr. «Lei non può non sapere quali siano gli ostacoli.» Con questo richiamo di Lyzr, il quadro familiare di Khady era completo: l’ammiraglio Kira, seconda consorte imperiale, era sua madre. In momenti come quelli sentiva il fastidio che il padre potesse portare a tali livelli il dissidio personale tra loro due. «La principessa Kira ha detto, in effetti, di considerare la questione chiusa, visto che il problema del calendario è marginale. Ha proposto un emendamento al trattato.» «Ma?» «Ma l’imperatore» Naime si rivolse a Khady «ha detto che sperava che la presenza di sua figlia nel consiglio dell’accademia di Algor potesse portare a una soluzione che non comportasse di emendare alcunché.» Quando Algor si era sottomessa all’impero, una sessantina di anni prima, buona parte del trattato aveva riguardato l’ingresso della flotta di Algor nelle forze armate imperiali: del resto era l’unica cosa che Algor avesse da offrire. L’armonizzazione dell’istruzione militare era stato e continuava ad essere un punto delicato, per questioni certo più rilevanti di quella che si discuteva quel pomeriggio. Tuttavia, almeno formalmente, l’accademia di Algor si comportava come tutte le altre dell’impero: insegnava gli stessi argomenti e diplomava gli stessi ufficiali e sottufficiali. Tranne un piccolo particolare, che era quello in discussione quel giorno: le lezioni ad Algor iniziavano da sei a dieci giorni prima e terminavano tre o quattro giorni più tardi delle altre; e c'erano delle festività diverse. «Può dire a mio padre, generale...» Khady era intervenuta senza aspettare che Lyzr la invitasse a parlare, ma all’ultimo si trattenne dal dire quello che pensava. «Parlerò con mia madre, generale. Sempre, ovviamente, che a lei e all’ammiraglio Lyzr e al consiglio vada bene.» Naime annuì e anche Lyzr. Ci furono parecchie alzate di spalle tra gli altri, ma per lo più approvarono. Chiusa la conversazione con Naime, Khady si alzò e andò alla finestra. Il cielo era azzurro e senza nuvole. Erano al secondo piano del palazzo-ponte e il mare, che si trovava un centinaio di metri sotto di loro, era nascosto dalla strada. Sulla balaustra si erano appollaiati due draghi minori, un tipo di pterosauro molto comune ad Algor: avevano un’apertura alare di poco meno di un metro, il becco lungo e appuntito, e una cresta ossea che partiva dagli occhi e arrivava fino a dietro la testa. Il piumaggio era di solito blu, ma quello di uno dei due tendeva più al verde. Quest’ultimo si alzò in volo, cabrò e si lanciò in picchiata sparendo sotto il ponte, presto seguito dal compagno. Era una bella giornata per volare. «Finiamo?» disse la voce di Lyzr alle sue spalle, questa volta in algoriano. Khady si voltò e tornò al tavolo. Dismessa la lingua di Elmà, con tutti i suoi formalismi e difficoltà, i componenti del consiglio dell’accademia si spogliarono anche dell’atteggiamento e delle giacche che un colloquio col generale Naime imponeva. Khady li imitò, mise la sua alla spalliera della sedia e sbottonò colletto e polsini arrotolando le maniche della camicia. «Pensi che tuo padre continuerà ancora a lungo?» le chiese il commodoro Tarè, uno degli altri membri del consiglio. Avevano la stessa età ed erano cresciuti insieme, ma da diversi anni lui mostrava solo ostilità nei suoi confronti. «Cerca solo di infastidirmi.» «Lo so, ma finisce col mettere in difficoltà tutti.» «Se volesse davvero metterci in difficoltà, le sue navi sarebbero qua fuori e non staremmo a discutere di idiozie come il giorno in cui cominciano le lezioni in accademia.» «Era una questione morta e sepolta prima che tu entrassi in consiglio.» «Basta così» lo interrupe Lyzr. «Ne discutiamo ogni volta e ogni volta arriviamo alla stessa conclusione: non gliela possiamo dare vinta così facilmente. Sapevamo che sarebbe successo già da prima che Khady entrasse nel consiglio. E sono d’accordo: finché l’imperatore si limita alle idiozie rimane innocuo.» «Secondo me» intervenne l’ammiraglio Noburo, «dovremmo mandargli un biglietto di ringraziamento.» Noburo, che aveva ben più di novant'anni, era consigliere dai tempi della fondazione dell’accademia. Sorrise a Khady e lei ricambiò. «Se ogni tanto non ci facesse qualche dispetto» proseguì «finiremmo col cadere nella noia e nell’ozio.» «Potrebbe non essere così male» gli rispose Lyzr. «Vorresti un governatore nominato da lui?» «Assolutamente no.» «Vedi, se l’imperatore fosse sempre carino e gentile magari daresti una chance al suo governatore. Invece così ti ricordi sempre perché pretendiamo di sceglierceli da noi. Lo fa per il nostro bene.» Ci furono delle mezze risate. «Quanto a entrambe le questioni, sapete come la penso: Khady è qui e non si tocca; e per il calendario basta che la tiriamo in lungo come al solito e si stuferà da sé.»
  2. swetty

    Mousa, il Redentore - Capitolo 2 [1/2]

    Metterei: «Come ti chiami, tu?» «Il tuo inglese fa schifo» rimbeccai. L’inglese di Mousa era rozzo e aveva un che di arcaico. Così com'è adesso mi ha dato un senso di ripetizione. Direi niente puntini (in tutti e tre i casi). la pistola lo trovo un po' lungo: forse "a casa di Mousa", anche se tecnicamente non è casa sua Ma meglio ancora: entrare nelle pieghe degli abiti e nelle fessure della pelle. La fusciacca è una sciarpa che si porta in vita (quella dello smoking o dei ballerini di flamenco per esempio), quindi non va bene in questo caso. Puoi usare sciarpa, fazzoletto, di nuovo kefiah; oppure puoi dire una cosa del tipo "mi coprii fin sopra al naso, nascondendo l'ormai folta barba". Sguardo è un concetto astratto, e assottigliare lo sguardo vuol dire "guardare con maggior attenzione". In questo caso va meglio qualcosa del tipo "strinsi gli occhi" o "socchiusi le palpebre". Ci ho messo un po' a capirlo. Due scelte: o togli del tutto la considerazione-spieghino sulla stupidità, oppure vai più sul sicuro e dici "mi accorsi di quanto le mie parole erano state stupide" o simili. O anche "era troppo tardi per rimangiarmi le ultime parole", o "pronunciai le ultime parole accorgendomi troppo tardi di..." Secondo me non ci va la virgola, ma potrei sbagliarmi. Al limite: quando la paura e il disgusto gli diventavano davvero insopportabili. Immagino lo accompagnino sempre. Io non ho ancora capito perché nei racconti si debba usare la parola villaggio, che nessuno usa neanche per descrivere dove abito io, che è proprio il classico posto con la strada, una fila di case da un lato e una dall'altro, una piazza e una chiesa; e che uno chiamerebbe appunto villaggio. E che tutti invece chiamano paese. Che poi qui sotto chiami città: stare Toglierei tutto, ma sicuramente molto probabilmente è proprio brutto brutto. In generale, hai una prosa molto bella, ma poi ci infili 'sti "molto probabilmente" & co. che sembrano moscerini sul tiramisù. Riscrivo perché mi è più veloce, poi vedi tu: I capelli radi gli si erano appiccicati al volto sudato, raggrinzito dalla vecchiaia e dal freddo e coperto a chiazze da una barba incolta. Era scosso da violenti tremiti e si stringeva in due panni spessi di lana pesante. Non mi spiegare le metafore. Se la colgo bene, se no ciccia. O singhiozza o sta in silenzio. Il ma non mi è chiaro. La battuta successiva è proprio la negazione di ogni responsabilità, non prende nessuna scelta, né in un senso, né nell'altro. Secondo me però la cosa più semplice è togliere del tutto la frase: lascia che siamo noi lettori a decidere se è un irresponsabile o no. E quella cosa del compagno d'armi l'hai già detta e fa un po' ripetizione. Fa' Era un po' che volevo commentare questo testo e nonostante quanto sopra devo dire che ha un gran fascino: bella l'ambientazione, belli i personaggi, grande il ritmo. È il tipo di testo che uno si mette a leggere e continua a leggere anche senza l'ansia di sapere che succederà, solo perché è bello da leggere. Ok, ho detto bello troppe volte.
  3. swetty

    Primo: farsi capire.

    Ma anche no. La prima volta che ho dato l’esame di analisi mi hanno bocciato perché ho sbagliato un segno: un + è diventato un - a un certo punto, e ciao ciao esame. Non capisco perché per gli scrittori dovrebbe essere diverso. Tanto più che il rapporto domanda/offerta per gli ingegneri è un cincino più alto che quello per gli scrittori, per cui il mercato dovrebbe essere molto meno di bocca buona con i secondi che con i primi.
  4. swetty

    Primo: farsi capire.

    Perdona @Aporema Edizioni, ma la pagina riportata è la traccia per un tema argomentativo, di quelli classici che si fanno a scuola, e nemmeno completa. Possibile che ancora non si capisca che testi diversi hanno regole diverse e che scrivere di narrativa è ben diverso dallo scrivere un tema (anche un tema della maturità, non solo di quarta elementare)? Io capisco la frustrazione per gli scrittori sgrammaticati, ma questi sfoghi a che servono? Perché non credo che un testo tutto raccontato, o col POV che fa partite di Pong su tutta la pagina, abbia meno probabilità di finire nel camino di uno coi congiuntivi sbagliati. Quelle cose su POV, show don’t tell e compagnia, fanno parte della grammatica dei testi di narrativa, esattamente come i congiuntivi e la consecutio. E banalmente proprio perché quelle regole servono a farsi capire meglio.
  5. swetty

    Cambio di pov (punto di vista narrante)

    @JPK Dike anch'io sto cercando di fare delle ricerche in questo senso: non tanto per i "parallelismi", quanto per le basi linguistiche di alcuni concetti narrativi, come il POV. Ma forse sarebbe meglio se aprissimo una discussione apposita. Se potessi farlo tu te ne sarei grata, perché sto per andare in riunione e non so se la finirò mai.
  6. swetty

    Unpopular opinion

    Ma guarda, secondo me se mettessimo i "maschi alfa" da un lato, e tutti gli altri dall'altro, già sarebbe un passo avanti nella vivibilità degli ambienti di lavoro. Sperando che i primi non si elimino tra loro a cornate. O forse anche sì.
  7. swetty

    Cambio di pov (punto di vista narrante)

    Scusa @JPK Dike, puoi fare qualche esempio? In modo da capire cosa intendi.
  8. swetty

    Unpopular opinion

    https://dspace.mit.edu/bitstream/handle/1721.1/7040/AITR-1315.pdf?sequence=2 Quello che posso aggiungere, dopo venticinque anni nel settore, è che le cose in Italia sono peggio e che il mondo del lavoro è peggio di quello accademico; non fosse altro, perché nel mondo accademico esistono delle valutazioni indipendenti e spesso oggettive, mentre nel mondo del lavoro tutte le valutazioni sono interne e a sentimento. Inoltre, posso aggiungere che dal momento della pubblicazione dell'articolo (1991), dopo un'iniziale aumento negli anni '90, la percentuale di donne nell'informatica è in continuo calo. La mia unpopular opinion di oggi è: Se non potete darci ambienti di lavoro/scuola in cui ci sia una rappresentanza pressoché paritaria tra uomini e donne, allora dateci almeno una separazione netta, con ambienti di soli uomini e ambienti di sole donne. Almeno così l'autostima di nessuno verrà sacrificata per quella di un altro.
  9. swetty

    Sulla parete, alla parete o nella parete?

    @Fraudolente grazie ma non posso metterci tutta quell’enfasi, per loro è perfettamente normale.
  10. swetty

    Unpopular opinion

    @Des Esseints, per parafrasarti, confondi impopolare con offensivo o provocatorio. Per esempio, “non sapete leggere” può essere offensivo, ma è, purtroppo, molto condivisibile. È per quello che scrivere è difficile, perché alla fine nessuno sa leggere e bisogna guidare il lettore per manina come un bambino all’asilo. E quanto al “non sapete scrivere”, bah, credo che nessuno possa sopravvivere al WD per più di dieci giorni e contemporaneamente restare convinto di saper scrivere.
  11. swetty

    Unpopular opinion

    Esattamente quello che volevo dire.
  12. swetty

    Unpopular opinion

    @Des Esseints hai la coda di paglia? Comunque no, non era ad personam. Ad personam è: Condivido anche questo.
  13. swetty

    Unpopular opinion

    Mi piace colpire sul vivo. Il problema dell'intellighenzia nostrana non è che è ignorante o che è snob. È che è sia ignorante che snob. In più, molto italianamente, ci aggiunge una totale mancanza di senso critico e pensiero autonomo. Il che ne fa una cosa così retrograda che fa apparire qualsiasi ragazzino alla maturità dotato della capacità di leggere un genio rivoluzionario. Però la rende anche molto facile: per farne parte basta snobbare qualsiasi cosa nata dopo la prima guerra mondiale, dimenticandosi ovviamente di leggere sia le cose snobbate che le altre. Non posso che condividere. N'hai da mangiare di pane e latte.
  14. swetty

    Unpopular opinion

    No, non è vero. Eduardo de Filippo, per quanto geniale, non ha rivoluzionato il teatro quanto Fo, né ha creato la stessa schiera di epigoni. Il teatro di Paolini e di Celestini, ma anche trasmissioni come Blu Notte di Lucarelli o, in un certo senso, la non-fiction stile Saviano, sono tutti epigoni.
  15. swetty

    Unpopular opinion

    Ok, altre due unpopular opinion. La filosofia non è una scienza. Se lo fosse, avrebbe abdicato alle proprie funzioni. Dario Fo è stato uno dei premi Nobel più meritati. Forse solo Calvino l’avrebbe meritato di più, ma mentre il mio appoggio a quest’ultimo è dettato in buona parte da preferenza personale, il contributo di Fo alla letteratura nazionale è insindacabile.
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