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Promise

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  1. Promise

    Il Deserto dentro

    commento “Nell'ultimo secolo, nel territorio di Saloor si abbattevano furiose tempeste di sabbia che portavano con loro numerose vite e risorse umane. Inutili erano gli sforzi per minimizzare i danni presso le città: la forza delle tempeste spazzava via qualsiasi resistenza, rendendo subito chiaro che la loro natura aveva un'origine precisa e ciclica. Ci furono innumerevoli spedizioni per cercarne il fulcro, ma risultarono sempre in grandi perdite di soldati, e coloro che sopravvivevano non riuscivano a dare spiegazione alcuna se non che la tempesta avesse vita propria. Ben presto a Saloor molti re considerarono l'idea di allargare le loro città sotto la sabbia, usando lo Yang per fortificare quest'ultima. Vennero costruite enormi città sotterranee in tutta la penisola Salooriana, le tempeste distrussero quasi completamente tutto quello che rimase in superficie. E fu così che si iniziarono a crearsi strade, negozi e la complessa rete di relazioni che abbiamo oggi giorno tra una città e l'altra, inoltre...” Quel professore era certamente simpatico, ma per gli dei se era superficiale, pensava Khayr Anas, studente ventunenne nell'accademia maggiore di Legacy, una delle ultime città ad essere state create nell'anno 121. Lui era nato cent'anni dopo la nascita delle città sotterranee, ma sin da quando ricordava era sempre stato interessato a quella storia: la conosceva a memoria. Veniva sempre raccontata anche ai bambini salooriani come favola della buonanotte, tramite eroi fittizi e accattivanti, ma tutte senza un vero finale. Certo, la creazione delle città sotterranee era una risvolta interessante, ma certamente non un lieto fine. Quel mostro era ancora lì fuori con la maschera di una tempesta, e si era fatto sempre più forte, tanto da mettere in pericolo anche la vita sotto terra. In quello stesso momento, mentre lui era a lezione, c'erano persone che perdevano la vita nella lotta infinita contro Il Deserto. “...ora, qualcuno mi sa dire chi fu a creare lo Yang?” Khayr alzò la mano, insieme a molti altri alunni. Ognuno disse la sua: tutti ad osannare il grande Shafeeq II, figlio di Shafeeq il moro, che riuscì a creare lo Yang studiando le prime deboli tempeste. Quando venne il turno di parlare per Khayr, tutti si voltarono per quel che disse: “Fu Il demone del Deserto a creare lo Yang, lo stesso che poi ha distutto il mondo in superficie. Shafeeq II riuscì semplicemente a rubarne il potere, prima che questo divenisse troppo forte.” Quella non era solo un'opinione personale del ragazzo, ma anche una lettura diversa che aveva una buona parte del popolo: che lo Yang in realtà fosse non la parte buona dell'energia, bensì quella malvagia: lo Yin. Tuttavia questa credenza non era vista di buon occhio dall'opinione pubblica, perché nessuno voleva associare il proprio potere al diavolo che stava in superficie. Ci fu silenzio nell'aula, poi il professore riprese a parlare: “Questa è la considerazione di alcune persone, sì, ma è impossibile che il potere che usiamo oggi per curare feriti e fare mille cose utili derivi da un'entità demoniaca come Il Deserto.” E continuò con la sua lezione, senza dare modo al ragazzo di controbattere. In fondo Khayr non voleva neanche farlo, perché sapeva che in quel luogo e in quel momento era una causa persa. A fine lezioni, in tardo pomeriggio, il ragazzo prese la borsa sulla spalla e uscì dall'accademia insieme alla folla. Si fermò su una panchina per accendersi una sigaretta e guardare le mura superiori della città. Avrebbe voluto chiamare cielo tutta quella roccia, ma non era esattamente come veniva descritto nei romanzi. Lì le uniche luci che c'erano non erano quelle delle stelle, ma quelle artificiali per le strade e nelle case, ovviamente create dallo Yang. “Tu sei Khayr Anas?” chiese una voce femminile. Il ragazzo espirò il fumo e la guardò incuriosito. Era chiaramente della sua età, con i tratti tipici di quel posto: pelle ramata, occhi e capelli scuri, labbra carnose. Era ben curata, e nonostante indossasse dei semplici jeans ed una maglia, era piuttosto attraente. “Sì...e tu saresti?” “Mi chiamo Lyana Reden, scusa il disturbo, posso sedermi? Ecco, io sono qui perché i nostri genitori lavorano insieme. Non so se ti ricordi di me, ma frequentavamo le scuole dello Yang insieme da piccoli...” Le scuole dello Yang, probabilmente uno dei ricordi più belli che tutti i ragazzini salooriani avessero: lì si insegnano i primi passi nella manipolazione dello Yang e la propria natura. Lì, Khayr strinse le prime amicizie, e anche con quella Lyana a quanto pareva. “Mi dispiace, è che non ricordo molto di quel tempo. Mi fa piacere che mi hai riconosciuto allora” le disse con un sorriso. Ma lo sguardo di lei era tutt'altro che felice. Prima che Khayr potesse chiederglielo, lei spiegò il vero motivo per il quale lo stava cercando. “Sono venuta qui da Olyan per chiederti se tu sapessi qualcosa dei nostri genitori...” “Cosa? E' successo qualcosa?” “Mio padre mi scrive una volta al mese dalla sua spedizione, ed ora sono tre mesi esatti che non lo fa...sono impotente e non posso fare nulla. Poi mi è venuto in mente che mi disse di lavorare con il padre di un mio vecchio amico, ho fatto delle ricerche ed eccomi qui...” Sahir Anas, grande ricercatore ed esploratore del Deserto. Faceva parte di uno dei gruppi che trascorreva la maggior parte della propria vita a contatto diretto con la morte, per dare un futuro alla propria patria. L'opinione pubblica si divideva tra chi li considerava degli eroi eremiti, e tra chi li chiamava pazzi suicidi; in quelle considerazioni Khayr si era trovato sempre nel mezzo: stimava il padre, ma allo stesso tempo odiava la sua scelta, che costrinse il ragazzo e la madre a portarsi avanti da soli, con la perenne paura di rimanere davvero tali. Sahir, a differenza del padre di Lyana, non scriveva quasi mai: lui era dell'opinione che più si scrivesse ad una persona, e più la mancanza pesasse, quindi lo faceva molto di rado, e le volte in cui visitava casa erano brevi e saltuarie: si potevano contare sulle dita. “Mio padre...non mi scrive mai, quindi io...sinceramente non...” e la voce gli si smorzò in gola. Quel sentimento di preoccupazione e di morte che aleggiava intorno alla figura paterna, e che aveva sempre cercato di sopprimere, ora si manifestava più forte che mai. Come poteva accettarne la morte? E come poteva reggere questa notizia sua madre? Lei pregava ogni giorno gli dei che suo marito Sahir tornasse vivo e sano di mente, dato che lo Yin del Deserto poteva corrompere lo Yang di chi ci veniva a contatto. La ragazza restò in silenzio, con gli occhi bassi e pieni di lacrime. “Mi dispiace, io non saprei come...” “No, non è colpa tua...grazie” disse a voce bassa e rotta, per poi alzarsi e dargli le spalle, intenta ad andarsene. Khayr avrebbe voluto fare qualcosa, ma di fronte a quella situazione era davvero impotente. Si rese conto, però, che quella donna poteva forse essere l'unica persona che avrebbe potuto aiutarlo davvero a sapere la verità sui loro padri, quindi non poteva lasciarla andare. Il ragazzo si alzò di scatto “Però…!” lei si fermò, guardandolo. Khayr aveva la mano alzata verso di lei, come a fermarla. La girò, porgendogliela da lontano “Possiamo aiutarci a vicenda, voglio scoprire cos'è successo a mio padre.” Lyana si asciugò le lacrime con l'avambraccio, e gli sorrise.
  2. Promise

    Il Deserto dentro

    Non te ne vorrei mai per l'aiuto che mi stai dando Questo primo capitolo di un forse romanzo lo sto usando, così come farò per i prossimi capitoli, come mezzo per appunto maturare la mia scrittura e il mio concetto di italiano. A questo punto mi son reso conto che ci sono troppe cose di cui non mi rendo conto e che ho bisogno di studiare letteralmente. Voglio smettere di essere superficiale sulle cose che scrivo, o di usare termini e frasi a caso. Ma da solo non posso farlo: quindi il tuo aiuto è enorme e ti ringrazio. Accetterò il tuo consiglio e mi allenerò su storie autoconclusive, così avrò meno materiale su cui concentrarmi. Ho l'impressione che c'erano tantissime altre cose da corregermi, ti prego di farlo se vuoi, perché mi serviranno.
  3. Promise

    Singapura

    Ciao! Volevo dirti sin da subito che alcune mie correzioni(che poi ti indicherò) saranno strettamente personali o di stile, quindi prendi quel che ti dico con le pinze, anche perché molte persone prima di me ti avranno già spulciato per bene tutto il testo! Bene, iniziamo: con il passare del tempo. Poi, la frase successiva è un po' troppo macchinosa, ho dovuto rileggerla due volte per capirla a pieno, io userei un'alternativa, magari : Di modo che lo stesso posto resta uguale, pur mutando, ad ogni mio ritorno. O qualcosa di simile ( sinceramente, neanche quello che ho proposto io mi convince molto, ma spero di aver reso l'idea) Questo è un esempio di correzione stilistica invece, strettamente personale: preferirei "dalle montagne ai mari", rendere tutto più grande e..maestoso? due "e " una dopo l'altra danno un po' fastidio, ci metterei un "ed" sue, errore di distrazione e la prima cosa che videvirgola una volta toccata la terra ferma virgolafu un leone. Altra correzioni stilistica: sarebbe migliore se elencassi le etnie al plurale, visto che hai fatto riferimento a loro in plurale Le barriere sono cresciute dappertuttovirgola escludendomi porzioni sempre più ampie dell’isola. Erano stanchi per la pesca della giornatavirgola ma in quel momento nulla aveva importanza. Qui due cose: Schiavi di un lavoro che lasciava loro solo il tempo [...]. Lo vedrei molto più adeguato, e poi: shopping dovuto alla nazione è qualcosa che mi storce molto il naso: è vero che l'economia fa girare tutto, però detto così sembrano patriottici persino quando comprano una caramella, sarà la mia impressione, ma la cambierei. Bene, concludo qui. Riguardo la storia, sei davvero riuscito nel tuo scopo: far intendere che parlassi di un uomo e una donna, quando invece era il vento e e la città. Alla fine avrei evitato solo di rivelare la risposta, che lasciare quel leggero dubbio non è per niente male. Alla prossima!
  4. Promise

    I Due Regni - La Città Intera Vol.1 di Alessia Palumbo

    Io ho la sua firma
  5. Promise

    [MI 73] La nera paura

    Grazie per la sincerità e il tempo che mi hai dedicato. Sì, infatti per me è molto importante ricevere critiche che siano costruttive e che mi facciano capire i miei errori. Al prossimo MI rileggerò per bene questo testo prima di scrivere altro, in modo da capire dove siano gli errori. Grazie ancora
  6. Promise

    [MI 73] La nera paura

    Commento Prompt di mezzanotte Era una comunissima giornata autunnale. Era da poco l'alba e Philip si trovava in macchina, a rientro da lavoro, stanco morto dopo aver passato un'altra notte a ripulire da solo intere stanze e uffici. L'unica cosa che desiderava in quel momento era ficcarsi sotto le coperte calde del suo letto, spegnere la sua sveglia a forma di coccodrillo e dormire tutto il tempo che voleva. Avrebbe dimenticato la malinconia del vivere da solo, di non avere un lavoro che apprezzava, e soprattutto, avrebbe dimenticato le orribili visioni che nell'ultimo periodo lo stavano tormentando. Vedeva strane ombre spiarlo, oggetti la cui immagine si deformava sotto i suoi occhi e, cosa che odiava più di tutte, persone sconosciute lo guardavano sempre più spesso con sguardo spregevole e colmo di disprezzo. Philip non era superstizioso, e attribuì quelle strane visioni alla stanchezza della vita che conduceva. Per lui in effetti non poteva esserci altra spiegazione, non riusciva a seguire una routine, mangiava agli orari più improbabili e a volte non dormiva per giorni. Una parte di sé gli diceva spesso che una vita simile non valeva la pena di essere vissuta, ma ogniqualvolta lo pensava, subito riaffiorava il ricordo di sua madre che una volta gli disse:”Ognuno di noi in questo mondo ha un compito.” Così, Philip continuava a lavorare, e lo faceva davvero molto bene, nonostante non lo amasse per niente. Da quando aveva iniziato quel lavoro, quattro anni prima, ebbe l'impressione di essere molto portato. Teneva tutto impeccabilmente ordinato e pulito, seppure nessuna delle due cose facesse realmente parte della sua persona. Era quasi vicino a casa, quando successe qualcosa di inaspettato. Un'ombra scattò improvvisamente davanti l'auto, e Philip non fece in tempo a frenare, prendendola in pieno. Si fermò bruscamente una decina di metri dopo, scese in fretta dalla macchina e corse verso quello che aveva appena investito. Inizialmente pensò che fosse un animale, forse un cervo, visto che erano circondati da un bosco. Era anche molto presto, quindi non sarebbe stato improbabile la presenza di qualche animale per strada. Ma avvicinandosi, Philip si rese conto che quella figura non era simile a nulla di quello che aveva visto fino a quel momento. Era un essere oblungo e completamente nero, aveva struttura simile a quella umana: due gambe e due braccia, un torso molto stretto e qualcosa che sarebbe dovuta essere una testa, ma non aveva né occhi né naso, soltanto una bocca, che in quel momento era come digrignata, nonostante quell'essere non si muovesse. Philip indietreggiò, era spaventato, ma lo confortava il fatto che fosse quella creatura ad essere morta e non lui. Una voce nella sua testa però gli urlava di investirla di nuovo, ma aveva troppa paura che potesse non essere davvero deceduta. Allora tornò velocemente in macchina e guidò di corsa fino a casa. Da quando ci fu quell'incidente, Philip non riuscì più a guardare il mondo con gli stessi occhi: le ombre, i sussurri e le allucinazioni erano aumentate. Ebbe ogni notte incubi terribili dei quali protagonista era sempre l'essere misterioso. Non riuscì più a condurre neanche la vita disorganizzata di sempre. Dopo una settimana arrivò una chiamata, era Jessica, una sua collega. Gli chiese se fosse in malattia e perché non l'avesse ancora riferito. Gli consigliò di farlo al più presto altrimenti avrebbe rischiato di perdere il lavoro. L'uomo rimase in silenzio in un primo momento, ma poi apprese di avere un irrefrenabile desiderio di confessare tutto quello che lo stava affliggendo nell'ultimo periodo. Non voleva farlo, ma non riuscì a contenersi: aveva bisogno di dire tutto. Non conosceva molto bene Jessica e non si fidava di lei, ma era un altro, un qualcuno con cui forse condividere quel peso diventato ormai insopportabile. E così rivelò tutto. Non riuscì a spiegare il modo in cui si sentì dopo quella chiamata. Jessica gli consigliò di riposare e darsi malato al lavoro, dopo essersi inventato una buona scusa per non averlo detto sette giorni prima. Sembrava molto preoccupata, e ben presto Philip avrebbe scoperto quanto lo era davvero. Passò un'altra settimana dove ebbe incubi anche a occhi aperti, e la confessione fatta a Jessica non fece altro che rendere più reali tutte quelle illusioni, come se gli avesse permesso di entrare nella sua vita. Ormai non c'era un momento nel quale l'uomo non aveva visioni o non udiva voci terribili ovunque fosse, la sua stessa vita si era trasformata in un incubo. Non mangiava neanche più, non aveva volontà di resistere. Da giorni restava semplicemente immobile nel suo letto, aspettando la morte. Un giorno, dalla porta entrarono quattro di quei mostri, simili in tutto e per tutto a quello che Philip aveva investito sulla strada due settimane prima. Appena li vide si irrigidì, cerco di urlare e di strattonarsi, ma era così debole che nulla poté fare per salvarsi dalla morsa di quegli esseri. Lo fecero sedere sul divano e lo osservarono, lo studiarono mentre parlavano tra di loro e sembravano rivolgersi a lui con delle domande, emettendo versi terribili e inumani. Philip non capiva, e quando ebbe la forza per poter parlare, urlò loro tutto l'orrore che provava e quanto odio sentiva nei confronti di quelle bestie orripilanti e impietose. I quattro mostri si guardarono ancora e si dissero qualcos'altro, dopodiché uno di loro tirò fuori una siringa e la conficcò nel braccio dell'uomo. Lui urlò con terrore, ignaro di quale orribile sostanza gli stessero iniettando, ma ben presto le forze lo abbandonarono di nuovo e con loro, anche i sensi. Fu così che Philip si svegliò in quella che diventò la sua prigione per molti mesi, un luogo nel quale si trovavano solo mostri, alcuni rinchiusi come lui, e molti altri liberi. Più volte al giorno sottoponevano l'uomo a una specie di interrogatorio al quale lui non rispondeva mai, perché le uniche cose che udiva erano i loro versi immondi che non assomigliavano a nessuna lingua esistente. Le loro bocche digrignate in un sorriso sadico ogni volta che gli iniettavano o facevano digerire sostanze sconosciute era quello che odiava di più. Avrebbe fatto di tutto pur di strappargli quel ghigno, ma ogni volta quelle medicine gli toglievano la forza, e tornava a essere impotente e passivo a tutto quello a cui lo sottoponevano. Un giorno uno dei mostri tenuti in cella sembrò impazzire, urlò più del solito e questo fece allertare un gran numero di esseri che così interruppero la loro routine. Philip non fu costretto a prendere la medicina quel giorno e riuscì persino ad alzarsi dal proprio letto. Dopo qualche ora, finalmente giunse uno di quei mostri per costringerlo a ingerire la medicina, ma l'uomo si fece trovare pronto. Balzò dal letto e prese di sorpresa l'essere, riuscendo a spingergli la testa contro il pavimento e a schiacciarla più volte sotto il piede, fin quando dalla testa ferita del mostro non scorse del liquido bluastro. Philip si fermò un secondo, poi riprese a colpirlo. Si sentiva bene, era una sensazione fantastica uccidere il proprio nemico, non si era mai sentito così vivo e così lieto. Pensava che non si sarebbe più sentito una preda, era capace di ucciderli, poteva essere lui il cacciatore. Li avrebbe uccisi, tutti, avrebbe provato di nuovo quella sensazione fantastica che stava provando in quel momento. Ma durò poco. Allertati dal rumore, arrivarono altri di quegli esseri e dopo aver visto l'orribile scena, saltarono addosso all'uomo e lo bloccarono. Ogni resistenza fu inutile e dopo pochi secondi riuscirono a iniettargli qualcosa nel collo e addormentarlo. Il giorno dopo arrivò una chiamata al cellulare di Jessica. “Pronto?” “Jessica King?” “Sì, sono io, chi mi vuole?” “E' stata lei a segnalare Philip Walker?” “Sì...come sta? Ho saputo che è stato portato all'ospedale psichiatrico.” “Il signor Walker ha ucciso uno dei membri del personale, è mentalmente instabile ed è pericoloso. Forse lei non lo sa, ma ha probabilmente salvato molte vite.”
  7. Promise

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 73

    Scelta più difficile di quando mi mostrano un tavolo colmo di dolci e mi dicono di prenderne soltanto tre, mi aggrego all'idea che i voti dovrebbero essere un po' di più (non molti) in base al numero di partecipanti, comunque: Lo sterminatore, di massimopud. I racconti comici sono il mio tallone d'Achille, è un'arma imbattibile e dovrei mettermici di impegno per non votarli, soprattutto se sono scritti così bene poi! Io. La preda, di Bango Skank. Poco da dire, trovo geniale come ha sconvolto lo schema classico della storia, è stato molto fluido, interessante e ben scritto. Le avanguardie dell'apocalisse, di Unius. Devo dirti che questo è stato un voto molto difficile da fare, perché volevo scegliere molte altre storie, e questo racconto mi è piaciuto enormemente fino a metà, il finale e la motivazione per il quale un personaggio (forse) uccide quell'altro personaggio non mi ha troppo convinto. Tuttavia, sono rimasto incollato fino a metà e merita molto. Bisogna poi considerare che il limite dei caratteri è sempre quel che è.
  8. Promise

    [MI 73] La nera paura

    Quando avrete tempo mi piacerebbe che mi correggeste precisamente gli errori (impariamo la grammatica Promise, please)
  9. Promise

    [MI 73] La nera paura

    Sono contento di essere migliorato, non me lo aspettavo per niente! Il finale era ovvio quindi? Non mi sono concentrato molto sulla trama ad essere puramente sincero. Ho sentito di nuovo dentro di me quel flusso che mi ha permesso di scrivere righe e righe senza fermarmi (soprattutto verso il finale) e l'ho seguito, per poi correggere tutto con calma in un secondo momento. Quando avrete tempo mi piacerebbe che mi correggesse precisamente gli errori e la punteggiatura ad cazzium che avete notato se non ha già corretto tutto Bango, che ringrazio! Questi miglioramenti ci sono solo grazie ai vostri calcioni nelle gengive, e vi ringrazio tutti per questo! Cercherò di partecipare ai prossimi MI per mettermi in gioco e migliorare ancora, e intanto leggerò più che posso (Poe mi sta prendendo tantissimo ultimamente ) Grazie ancora!
  10. Promise

    [MI 73] La nera paura

    Devo dirti la verità, non me lo aspettavo! La prima cosa che mi aspettavo era qualcuno che mi smontasse il testo in ogni minimo dettaglio, non qualcuno che me lo lodasse. E' stata una sorpresa, una molto bella. Sono contento di essere migliorato, sto cercando di andare sempre meglio e ci sono persone che mi aiutano davvero e voi,tu, fate parte di quelle persone. Non ci rimarrei male se non vincessi, non ci rimango mai male per nulla. In realtà mi piace molto partecipare con altre persone così posso anche rendermi conto di che livello sono in un certo senso. Cercherò di partecipare anche ai prossimi MI e di dare il meglio di me. Sono felice che io abbia soddisfatto il tuo prompt, mi erano balenate moltissime idee ma alla fine scrivendo mi è nata questa. Aspetto i prossimi commenti distruttivi
  11. Promise

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 73

    La nera paura Prompt di mezzanotte: Predatori e prede
  12. Promise

    Se solo potessi tornare indietro

    Ciao! Non commento un testo da molto quindi mi perdonerai se non sarò tra i migliori. Allora direi che grammaticalmente non c'è molto da dire, a parte qualche segno di punteggiatura come quelli che ti ha fatto notare Ellery. E' qualcosa che migliora con la pratica, ma in caso tu non l'abbia fatto ti consiglio di rileggere quello che scrivi perché è importante anche la scorrevolezza del testo. Chi legge è più attratto da qualcosa di molto scorrevole, e la prima frase che ti ho corretto personalmente non la trovo molto scorrevole. Tuttavia è stato qualcosa di piacevole alla lettura. Forse usi troppi punti e a capo e, come ti ho fatto notare, nei pensieri è meglio il corsivo e soprattutto, quando si scrive, è meglio evitare cose come "Vaiiii" o "AHHH!" o "CAZZO DICI!" Erano errori che facevo anche io, ma per chi legge sarebbe meglio leggere "Vai!", Urlò, "Cazzo dici!". Quindi il mio consiglio è: prima di pubblicare immedesimati nel lettore e poi nello scrittore. Tuttavia complimenti, mi sono concentrato su questi particolari della forma perché il resto mi è piaciuto molto. A rileggerci!
  13. Promise

    I Due Regni - La Città Intera Vol.1 di Alessia Palumbo

    Io avrei boccheggiato e mi avrebbero preso per un pesce. Incredibile! Ma come ha fatto un pesce a scrivere un libro? Certo che la natura a volte è proprio strana. Invece tu te la sei cavata con termini che io non uso neanche quando sono nel pieno del mio attacco intellettuale durante una qualsivoglia interrogazione. Mi rendi così fiero!
  14. Promise

    L'umano dietro la luce

    @FadingAway Quando ci incontreremo, oltre alla firma, voglio anche una fetta di pastiera please
  15. Promise

    Parole di fosforo

    Claro que sì!
  16. Promise

    Parole di fosforo

    Mi sembrava familiare! Adesso è tutto chiaro finalmente
  17. Promise

    I Due Regni - La Città Intera Vol.1 di Alessia Palumbo

    Augurissimi Fad! Finalmente siamo vicinissimi all'uscita del libro che tu mi firmerai con tanto amoree :flower:
  18. Promise

    Parole di fosforo

    Pensavo fosse Death parade, ma non ne ho la più pallida idea oltre a questo. C'ero vicino, cavolo ahahah comunque davvero bello il titolo, ora lo capisco ed è molto azzeccato
  19. Promise

    [Sfida 84] In un mondo tuo

    Commento C'era una volta un agnellino, destinato ad aver sempre fame per via di uno strano destino. Era sempre stato un comune animale, fin quando un giorno venne morso da un lupo. Riuscì a scappare e a salvarsi, ma dopo quell'evento, non riuscì più a saziarsi. Per quanto mangiasse non riusciva mai a sentirsi pieno. Provo con erba, bacche e frutti, ma finì per divorare tutto il cibo del bosco. Tutti gli altri animali erano furiosi con lui, iniziarono a chiamarlo mostro e volevano cacciarlo via per sempre. Alla fine così fecero: in comune accordo, lo mandarono tutti via dal bosco. Lui accettò, triste e spento, perché pensava anche lui di essere un mostro, che altro non meritava che solitudine e morte. Vagò senza una meta per valli e colline, mangiando quel che poteva di volta in volta. Restò presto senza cibo, ed iniziò a mangiare anche le cose più improbabili, come rami, cortecce degli alberi e pietre. Non aveva più incontrato esseri viventi durante la strada, ma sentiva che avrebbe potuto mangiare anche loro. La natura stessa iniziò ad odiarlo: la notte e il giorno si allontanarono da lui, insieme alla pioggia, al cielo e alla terra. Ben presto l'agnellino rimase solo, nel nero più totale. Non c'era nulla da mangiare, e si avvicinava sempre di più alla morte. I giorni non passavano, perché anche il tempo lo aveva abbandonato. In assenza di stimoli, la sua mente creò un nuovo mondo. Diede luce ad una grossa luna e stelle argentate, alberi dalla corteccia scura e dalle chiome fosforescenti. Aggiunse l'erba tutt'intorno a sé, fosforescente anche quella. Là dove la natura veniva colpita dai raggi lunari, tutto diventava bluastro e rivestito di aura mistica. L'agnellino camminò ancora e ancora, per quel che parevano giorni. Da ogni suo passo si creavano boschi, montagne, fiumi e luci. Quell'atmosfera era la sua preferita, quelle sensazioni sarebbero state deliziose per lui, se solo non si fosse trovato con quella fame terribile. Provò a mangiare le sue creazioni, ma non lo nutrivano; così provò ad immaginare qualcosa di commestibile, ma non si creava. Non ebbe più la forza di andare avanti, e cadde morente nell'erba che lui stesso aveva creato, di cui sentiva le leggere carezze sulla lana bianca. Di colpo, dalla sua mente nacque il primo e l'unico animale del suo nuovo mondo: un lupo nero, quello che lo aveva morso e che gli aveva trasmesso quella fame immonda. Aveva occhi bianchi e luminosi, e lo osservava immobile. Povero agnellino diceva il lupo, con voce echeggiante e femminile. Rimasto solo e bisognoso di cibo. L'animale dalla pelliccia bianca, ormai allo stremo, si lanciò sull'altro e cercò di strapparne la carne, ma non ci riusciva. Il lupo restava fermo sotto il suo assalitore, e lo fissava con i suoi occhi brillanti. L'agnellino urlò con tutto se stesso e scoppiò a piangere. Batteva gli zoccoli sul lupo, su quel maledetto essere che lo aveva condannato a rimanere solo e a morire di fame. Il mondo attorno a loro tremava, sconvolto dai sentimenti del suo proprietario e, con lui, anche il cielo cominciò a piangere La pioggia pesante bagnò entrambi da cima a fondo. Passarono molto tempo fermi in quella posizione, nonostante i secondi non scorressero più da tempo. Lo hai capito, vero agnellino? Egli annuì e spalancò la bocca, con il quale ingoiò interamente il lupo. I due si unirono, la pioggia cessò, e la luna ritornò a splendere sovrana, fiancheggiata dalle sue stelle. Aveva ancora fame, nonostante il pasto, ma ora sapeva cosa fare. Osservò la propria zampa e ci affondò i denti, che ora non erano più erbivori bensì carnivori. Strappò un boccone di carne ed ingoio in fretta. Improvvisamente quella fame tremenda sparì, ma non il dolore del morso. Quello restò, pulsante ed insopportabile, ma dal sangue che colava, si iniziarono a creare nuovi esseri viventi che avrebbero popolato quel mondo. Si crearono fiori, piante, uccelli, pesci e nuovi animali, tutti notturni. La voce del lupo risuonò nella mente dell'animale. Bastati, agnellino, anche se fa male. Solo così potrai creare il mondo in cui essere felice. L'animale sanguinante si rannicchiò su se stesso, e ci rimase a lungo. Il suo stomaco brontolava di nuovo.
  20. Promise

    Parole di fosforo

    Bene, come promesso eccomi qua. Sono riuscito a ritagliarmi un po' di tempo per il forum e ovviamente lo uso per la mia Dark Sarò più cattivo e oggettivo che posso, quindi vediamo un po'. Ecco fatto! Phew ci ho messo un bel po', ma credo di aver fatto un bel commento Ma lo sai che alla fine non ho capito perché "parole di fosforo" come titolo? Sono curioso di capirlo. Comunque passiamo alle considerazioni. Io e te siamo simili, a partire dagli errori fino ad arrivare al modo di provare sensazioni: siamo entrambi molto chiacchieroni e tendiamo a ripetere cose che abbiamo già detto poco fa, con l'intento magari di enfatizzarle, ma finendo per far credere al lettore (permaloso) "Me lo hai già detto, sono mica cretino che me lo ripeti?" L'hai scritto senza pensare, ma so che prima di pubblicarlo lo hai riletto e controllato più volte, veroooooo? Perché altrimenti tutte queste correzioni non avrebbero senso. Sì, sono stato molto pignolo quindi non spaventarti per tutto quel che ti ho corretto, serve anche a me per migliorare. Spero che io ti abbia dato dei buoni consigli che ti aiuteranno nei prossimi racconti! A presto Dark! P.S che anime è alla fine, Death Parade?
  21. Promise

    Akai (Parte 10/11)

    Commento Link a tutte le parti: "Fatevi sotto, sporchi bastardi!" La voce di Nariemel rimbombò, creando un sottile eco nella grotta. Dietro di lei si trovavano Domen e due Impuri, attorno a loro giacevano tantissimi cadaveri, tra qui quello di Terien, l'elfo scuro che la notte precedente aveva accompagnato Gerwyn ed Akai. I suoi occhi erano aperti e vitrei, con un'espressione ancora spaventata. Non aveva avuto neanche il tempo di rivedere tutti i suoi ricordi prima di morire, sempre se fosse vero quel che si dice al riguardo. Nessuno sarebbe stato risparmiato: la crudeltà di quei mezzorchi non conosceva limite. Ora Nariemel si ritrovava sola contro tutti loro. Sapeva che sarebbe morta, ma ne avrebbe trascinati molti con sé. I mezzorchi urlarono all'unisono, per poi caricare tutti insieme la donna. Lei riuscì a bloccare qualche lama, ma le restanti la colpirono, provocandole numerosi tagli sulle gambe e sulle braccia. "Nariemel, va' via!" urlò Domen disperato. Provò ad alzarsi, ma ricadde in ginocchio, esausto. L'elfa parava le varie lame, cercava di schivarne alcune, ma veniva colpita ed infilzata da altre. I suoi vestiti si riempirono di tagli, strappi e sangue. Aveva pugnali conficcati sulla spalla, sulla gamba e sul fianco. Avrebbe perso anche un occhio se non avesse evitato l'ultimo attacco. Era talmente concentrata nel difendersi, che non riusciva a trovare aperture per un contrattacco. Non ce l'avrebbe fatta, lo sapeva. Eppure non mollava. Avrebbe resistito fin quando avesse avuto la forza di salvare anche solo una delle persone dietro di lei, troppo sfinite anche solo per scappare. Sarebbe forse stata una morte eroica, ma lei era delusa: non pensava sarebbe stata uccisa da crociati di una ribellione tanto egoista ed inutile. Ma il mondo non era giusto e Nariemiel stava per provarlo sulla sua pelle. Innumerevoli parate, schivate e ferite prosciugarono le energie della donna, che venne poi spinta a terra, perdendo tutte le sue difese in un solo secondo. E in quell'attimo sfrecciò verso di lei il colpo che le sarebbe stato fatale: una lama diretta al cuore. Spalancò gli occhi quando sentì il suono di carne lacerata; qualcosa che aveva fermato quel colpo. Grosse gocce di sangue le caddero sul volto. "Io...non permetterò che un'altra vita vada consumata..." Era Domen, che si era proteso su di lei per farsi colpire al posto suo. La lama gli aveva penetrato completamente la spalla sinistra. "Domen!" urlò Narimiel. "Almeno moriremo combattendo" sussurrò l'uomo chiudendo gli occhi, con un sorriso amaro dipinto in volto. I due erano ormai incapaci di muoversi. Avevano accettato il loro destino: da quella grotta non sarebbero usciti vivi. "Gerwyn! Gerwyn svegliati, dobbiamo andare. Alzati!" L'elfo aprì gli occhi lentamente, e si guardò intorno. I sensi erano affievoliti e quel che vedeva era ancora vago. Riusciva a riconoscere qualcosa, un soffitto di letto, dei lumi dalla fiamma debole, un volto familiare. Era stato tutto un sogno ed ora era finalmente a casa? Il dolore al petto era sparito, quindi forse era stato davvero tutto frutto della sua immaginazione. Ma poi Gerwyn si guardò il corpo, e realizzò che non era il suo. Almeno non nel presente: aveva circa l'età di Akai, e si accorse subito dopo di non avere il minimo controllo né sulle azioni che sulle parole. "Papà, che sta succedendo?" Si trovava in una stanza piuttosto trascurata, adagiato su un letto scomodo, e accanto a lui dormiva un esserino in fasce, in una culla improvvisata alla meglio. C'era un uomo in piedi a fianco del letto, il suo volto era preoccupato. Gerwyn riuscì a riconoscere quell'espressione : quella di un uomo che sapeva di esser vicino alla morte. Ma per il bambino della visione, quello sguardo era indecifrabile. "Gerwyn, devo farti vedere una cosa. Ormai sei un uomo grande, è arrivato il momento." Gli occhi del piccolino si illuminarono. Diventare adulto era sempre stato il suo sogno, e ora finalmente si realizzava. Suo padre voleva probabilmente dargli un regalo di congratulazioni, come in un compleanno. L'uomo si alzò e il figlioletto lo seguì entusiasta. Camminarono nel proprio rifugio come dei ladri, perché il padre non voleva farsi scoprire da nessuno. Il Gerwyn adulto si chiedeva il perché lo facesero di nascosto, ma il bambino non ne aveva di questi pensieri. Arrivarono in una stanza dove erano stipate tutte le armi: pugnali, spade, asce, archi, martelli. Molte erano rosso sangue. Il piccolo elfo fece per toccarne una, ma il padre lo ammonì e gli disse di seguirlo. Entrarono in una stanza dove si trovava una fontana asciutta, dentro cui c'erano tracce di sangue raffermo. Il Gerwyn bambino pensava fosse acqua rossa e non ne fu colpito, aspettava soltanto il suo regalo. "Cosa ci facciamo qui papà? Quando mi darai il regalo?" "Sei impaziente, vero? Ecco qui. Ogni vero adulto deve avere la sua arma" disse l'uomo, sfoderando un pugnale, e dandolo in mano al piccolo, che lo osservò affascinato. Non aveva mai ricevuto nulla di simile prima di quel momento. "Noi Akyrien abbiamo qualcosa che tutti gli altri non hanno. Abbiamo un legame unico con le nostre armi" diceva il padre, cercando parole che potessero restargli impresse, espressioni che il figlio potesse comprendere un giorno. "Sono loro che ci creano, e loro possono distruggerci. Ci danno un immenso potere, ma noi dobbiamo saperlo gestire. Ecco, dammi il tuo regalo." L'uomo prese il pugnale, poi afferrò la manina del piccolo e la bloccò sopra la fontana, facendogli un taglio profondo. "Papà mi fai male!" urlò il bambino, dimenandosi, ma l'adulto perseguì il suo intento e un'enorme quantità di sangue colò nella fontana. Il ragazzino iniziò a piangere disperato mentre il padre pronunciava parole appartenenti ad un rito sconosciuto ed arcano. Poi, incurante del dolore del figlio, gli prese la mano ferita e gli ridiede il pugnale. Il piccolo era troppo impegnato a piangere, ma il Gerwyn adulto poté vedere che il metallo dell'arma si tingeva lentamente di rosso, come se stesse assorbendo il suo sangue. La ferita iniziava a chiudersi lentamente, ma il dolore non spariva. "Ecco, Gewryn, ora questo pugnale è tuo. Nascondilo, ma tienilo sempre con te. Non perderlo mai, non importa cosa..." Il discorso iniziò a frammentarsi, così come tutto il sogno. Le parole venivano sconnesse dalle frasi, perdendo senso e ritmo. Tutte le sensazioni tremavano, e in quel delirio, l'elfo poté sentire soltanto due parole, ripetute in un eco mistico. Akyrien. Berserker. Akyrien. Berserker. Akyrien. Berserker! Altre immagini si costruirono nella sua mente. Immagini vaghe e veloci di battaglie sanguinarie, di occhi rossi, di fuoco e di urla. La visione del padre che veniva trafitto da uno spadone, e che poi si rialzava, continuando a combattere. Poi tutto venne tinto di sangue. Persino l'assenza di immagini nella mente di Gerwyn non era più nera, bensì color sangue. vai al capitolo 11
  22. Promise

    Akai (Parte 11/11)

    Commento Link a tutte le parti: Un tunnel di luce si fece largo nel rosso, e improvvisamente l'elfo riaprì gli occhi. Akai, che prima era seduto affianco a lui, fece un grosso balzo. Gerwyn si alzò senza problemi, come se non fosse mai stato ferito. Aveva l'espressione seria, ma non fu questo che colpì i presenti: lui era cambiato. Le sue iridi erano rosse, come la luce che emanavano. Quel bagliore si propagava come una fiamma, e dai suoi occhi partivano sottili venature rossastre che si ramificavano per tutto il volto. Si sentiva confuso, come se fosse nuovamente in un sogno, ma stavolta era in possesso del corpo, anche se non se lo sentiva suo. I sensi erano migliorati, riusciva a sentire chiaramente suoni che parevano molto lontani. Riusciva a percepire i battiti del cuore accelerati delle persone davanti a lui, e captò anche qualcosa che lo scosse: la voce di Nariemel. Da quel che diceva sembrava fosse in pericolo, ma non era molto lontana da lì. Perché quegli uomini non la stavano aiutando? "F-fratellone?!" La voce tremante di Akai lo chiamava, e quando il ragazzo lo guardò, il bambino sorrise incerto. Una parte di Gerwyn era enormemente lieta che fosse vivo, ma quel lato era sepolto in quel momento. La sua mente era controllata da un'altra entità: un essere assetato di sangue. Era una fame mai avuta prima, e l'elfo sentiva il dovere di salvare Nariemel, solo perché così avrebbe avuto un motivo per uccidere. Il sorriso di Akai scomparve, quando sul volto di Gerwyn si disegnò un sorriso folle. Dalla taverna in fiamme sfrecciò il pugnale dalla lama rossa, che penetrò attraverso il legno e volò verso Gerwyn. L'elfo lo prese al volo e lo impugnò saldamente. La lama sprigionò una luce rossastra appena venne in contatto con il corpo dell'Akiryen. Il sorriso sul suo volto divenne sempre più folle, dopodiché sparì letteralmente, lasciandosi dietro soltanto la scia rossastra dei suoi occhi di fuoco. I mezzorchi avevano circondato Nariemel e Domen, ormai bastava soltanto un colpo per porre fine alle loro vite. Avevano resistito fin troppo a lungo. Uno di lorò alzò la spada, ma prima che potessero porre fine all'esecuzione, si ritrovarono un nemico inaspettato. Un elfo. Era alle loro spalle, in piedi, e si dondolava con un sorriso folle sul volto. "Oh guarda, un altro eroe" disse uno dei mezzorchi, divertito. "Questo tizio...era morto, l'avevo visto prima." sussultò un altro, con un tono spaventato. Un terzo scoppiò a ridere. "Che codardo! Ti farò vedere io come si ammazza davvero!" Il mezzorco urlò correndo verso Gerwyn, e lo trafisse interamente con uno spadone a due mani. L'elfo sbarrò gli occhi, ma nel suo volto, quel sorriso era rimasto. Il carnefice lo guardò spaventato, e in tempo zero si trovò la gola squartata dal pugnale che lasciò una scia rossa lungo la sua traiettoria. Gerwyn sorrise in modo perverso ed estrasse lo spadone dal proprio torace, facendolo cadere a terra. Aveva un buco enorme e sanguinante nel petto, ma non se ne curava minimamente. I mezzorchi si guardarono spaventati ed incerti, e tutti insieme caricarono su quello spaventoso nemico. Si scontrarono con lui, compatti come un'onda, con le armi sguaiate. Lo colpirono, ma l'elfo non battè ciglio. Guardò negli occhi un mezzorco, trattenendo a stento una risata folle e penetrandogli il cranio con un affondo portentoso. Gli altri sussultarono e affondarono di più le loro lame nel corpo dell'elfo scuro. "Fa male, fa male? Cos'è che uccide davvero, frecce, fuoco, sangue!" Parole senza senso venivano pronunciate da Gerwyn che fece una giravolta su se stesso, estraendo con forza il coltello dal cranio nemico. Con quel movimento colpì un altro paio di mezzorchi, al quale spalancò uno ad uno le ferite a mani nude, in una risata folle. "Guardatevi dentro, siete ancora vivi, osservate: c'è il cuore!" stava urlando, con gli occhi spiritati, stringendo con le mani nude il cuore di un nemico dopo avergli distrutto le costole con una gomitata portentosa. I mezzorchi persero la volontà di combattere: il loro nemico non moriva, e continuava a massacrare uno dopo l'altro in modi sempre peggiori. Uno dei mezzorchi morì soffocato dal braccio di un suo compagno. Ad un altro venne strappata la mascella e conficcata negli occhi di quello che gli stava di fianco. Iniziarono a scappare tutti, ma la furia omicida di Gerwyn li raggiunse. Ovunque si muoveva, lasciava tre scie luminose per qualche secondo: quelle degli occhi e quella del pugnale. Gli orchi caddero uno ad uno sotto i colpi violenti del pugnale dell'elfo, che ad ogni uccisione diventava sempre più cosciente del proprio potere, e lo usava al massimo, raggiungendo velocità disumane nelle sue esecuzioni. Il braccio scompariva nel nulla quando attaccava, e le uniche prove dei suoi attacchi erano quelle scie. Restò in vita un solo orco, che indietreggio fino a puntare a Nariemel, puntandole la lama al collo nella speranza che questo potesse funzionare. "F-fai un altro passo e giuro che l'ammazzo!" Urlava in preda al terrore mentre spingeva la lama sul collo dell'elfa impotente. Gerwyn si fermò, con un sorriso dipinto sul volto. Il suo corpo aveva più acciaio che organi. Era trafitto da innumerevoli spade e il sangue sgorgava ovunque, misto a quello delle sue vittime. Rise come un folle, piegandosi all'indietro come a fare un ponte, e rimanendo in equilibrio solo con le punte dei piedi. Si portò una mano sul volto e si coprì gli occhi, continuando a ridere. "Come farai senza braccio?" "Cosa?" sussultò l'orco. Gerwyn sparì, e il mezzorco si ritrovò il braccio mozzato, prima ancora che il cervello potesse dare l'ordine di uccidere Nariemel. L'elfo si trovava adesso alle sue spalle. Il mezzorco urlò a squarciagola cadendo a terra e strisciando all'indietro; Gerwyn lo imitò, per puro divertimento. "T-ti prego, non uccidermi, ti prego...io...io!" L'akiryen si sedette su di lui e si portò un dito alla bocca. "Sh! Ascolta il rumore delle ossa che si rompono" disse con voce sadica e divertita, mentre si spezzava le dita dell'altra mano. Il mezzorco urlò in preda al terrore più totale "Tu sei pazzo, pazzo!" "Indovinato." canzonò l'elfo, e conficcò il pugnale tra gli occhi della sua preda. Titoli di coda
  23. Promise

    [Sfida 84] In un mondo tuo

    Ti sei spiegata davvero molto bene invece Sono contento ti sia piaciuto, questo racconto ha ispirato molto anche a me e in realtà ne vado fiero. Purtroppo il mio linguaggio rimane lo stesso. Mi accorgo, quando leggo gli altri, che hanno un linguaggio migliore del mio, più adeguato e preciso e quindi sono d'accordo con te. Ora che mi son fermato con Akai, penso che mi concentrerò molto sulla lettura, e scriverò di tanto in tanto per tenermi in allenamento. Ma ora come ora mi sto allenando soltanto scrivendo e ricevendo i vostri commenti, non è abbastanza per avere quel giusto cambiamento di cui ho bisogno. Grazie per il commento, son davvero contento!
  24. Promise

    Akai (Parte 10/11)

    Grazie del commento Niko. Non pensavo di fare così poche descrizioni delle battaglie, mi hai fatto notare una cosa di cui non mi ero mai posto un problema. Mi consiglieresti un libro che mi possa aiutare a migliorare questa mia falla nelle descrizioni d'azione e non? Ho letto della d eufonica e ad essere sincero non lo sapevo bene però: ho imparato una cosa importante. Riguardo ai Cliché, trovi che sia sbagliata l'idea di seguirli ogni tanto, o hai evidenziato questo caso solo perché non era vera l'affermazione del mio personaggio? Per il soffitto di letto sto ancora ridendo L'acqua rossa ci ho pensato adesso che è anacronistico. E a quanto pare continuo ad avere la sindrome de "il lettore è un deficiente" o una cosa simile, che ripeto le cose. Mi sa che sarà uno dei vizi più difficili da togliere per me. Le ripeto con parole diverse ora rispetto a prima, ma resta il fatto che lo faccio.
  25. Promise

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    1995
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