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Promise

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Tutti i contenuti di Promise

  1. Promise

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    Abilitatemi please
  2. Promise

    Writer is coming.

    P.S Quando rispondi ad un messaggio, scrolla fino a selezionare "Risposta veloce" perché se clicchi su "Rispondi" finisce che quoti inutilmente tutto il messaggio personale. Mentre se vuoi rispondere a qualcuno e vuoi specificarlo per bene, fai così @Promise "E' esattamente il clima che cercavo" A presto!
  3. Promise

    Writer is coming.

    Benvenuto! Sei assolutamente nel posto giusto Qui ci sono perennemente risse intellettuali e discussioni diplomatiche. Scherzi a parte, qui avrai e darai un grande aiuto da e a tutti, quindi divertiti! Se non l'hai già fatto, leggi il Regolamento per evitare la prima bacchettata.
  4. Ho conosciuto maschi che hanno sensibilità "femminile" e viceversa, quindi io trovo che dal punto di vista caratteriale e di pensieri non ci sia questo grosso problema. Il carattere di un tuo personaggio dovrebbe dipendere dalla sua storia, dalle sue esperienze e dal suo carattere. Il sesso è poco rilevante quando si tratta di Persona ( con la p grande). Io faccio così quando scrivo di un personaggio di sesso opposto, la faccio agire in base alla sua storia recente e più lontana. La femminilità dipende anche da quello. Poi se ci stai chiedendo di sapere la mente femminile nel profondo, questo non lo saprebbe dire neanche una donna credo
  5. Promise

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 70

    Buona fortuna ragazzi, per questa volta mi tengo fuori perché ho da studiare e perché sono troppo influenzato da qualcosa per poter inventare un altro superpotere. Vi leggerò, mi raccomando fatemi divertire!
  6. Promise

    Akai (Parte 11/11)

    D'accordo Fading! Aspetterò il tuo commento Ringraziamo Marcello per come ha riorganizzato i miei capitoli disordinati Grazie Marcello!
  7. Promise

    la sottile linea del peccato (parte 3)

    Ripetizione di guardare. Potresti renderla in modo diverso senza usare le ripetizioni, che tre volte nella stessa riga non sono per niente belle da vedere. "Anche Tania ed Elizabeth mi fissavano/guardavano! Ma diamine, non avevano un cazzo da fare." E poi c'è un refuso per quanto riguarda "guadare". Le prime due posso accettarle e ci stanno come enfasi, ma "Afa" rende l'espressione troppo pesante. Questa è una cosa che mi ha fatto pensate. Con "solita" vuoi intendere che Katia è solita guastare le feste? A me non sembra una tipa che rovina le feste, anzi sembra una che ci sta. Bene, son ritornato a continuare a leggere la tua storia! La prima cosa che ho notato, purtroppo, è che ancora non hai rileggi bene prima di pubblicarlo qui. E' una cosa che invece dovresti farlo. Se parti dal presupposto di esporti come scrittrice qui ed essere aiutata, corretta, criticata, consigliata, mi pare anche doveroso che tu rilegga e ti auto-aiuti da sola prima di esporre un tuo testo alla nostra mercé. Scrivi anche bene e i concetti che citi nel tuo racconto sono interessanti e divertenti, ma non riesco proprio a godermi un brano quando vedo cose scritte in ,, questo modo. Non trovi? Spero di leggere miglioramenti in questo campo, seguirò la tua storia perché la trama mi interessa. A rileggerci
  8. Promise

    La sottile linea del peccato (parte 4)

    Quei tre punti sarebbero più influenti se messi prima di "anni". Circa così mentre la preda aspetta di essere divorata, per giorni, mesi...anni. Elemosina attenzioni,[...] Meglio un due punti secondo me, piuttosto dei puntini sospensivi. Dalle Cos'è quel trattino? Refuso Qui ci sono stati meno errori di distrazione ( o pigrizia?) però ancora non sono spariti, e non va bene! Riuscirò a vedere il tuo massimo potenziale quando questi errori di distrazione/pigrizia/fretta. Il tuo stile mi piace, quindi non deludermi mi raccomando. Prima di concludere il commento voglio parlare un po' della trama. Quella di Katia è una storia interessante, parla di taboo che ci sono ben chiari nella società e fa fare anche alcune domande al lettore, quindi è davvero ben fatto. Forse a volte ci sono troppe citazioni che mi sembrano fuori dal personaggio, tipo al primo capitolo ( o forse era il secondo) hai fatto riferimento ad un personaggio di Street Fighter che io conosco lontanamente (nonostante abbia 20 anni) Quindi non so quanto precisa possa essere Katia, a dire il nome del personaggio e citare anche il videogioco ( potrei sbagliarmi, magari è la tipa che ci gioca, ma da quello che sto immaginando di lei non mi pare troppo il tipo.) L'ubriachezza di Katia è davvero qualcosa che mi ha fatto ridacchiare, e sono contento che questa storia erotica (perché è erotica, no?) non sia caduta in nulla di "volgare" come semplice sesso o semplice amore. Ha una bella storia dietro, e pure davanti gestiscila bene, dai ai lettori il tempo di digerire le informazioni e ti prego ancora mille volte di rileggere, magari in giorni differenti, così leggi a "mente fresca" e trovi errori che prima non avevi individuato. A rileggerci!
  9. Promise

    Quello sono e quello so fare

    Invertirei l'ordine: Era il becchino del paese da tempo immemore. Risulta più facile da leggere. Hai saltato il "qui"? La frase "Che ci fai" mi sembra sbagliata, o comunque brutta da leggere. Ripetizione di sindaco Virgola prima di no Ripetizione di "vita" e di "lavorato". Lavorato ci sta bene, ma vita no. Capisco il bisogno di usarlo in questo dialogo, ma ci sono anche altre valide alternative Oppure omissioni, tipo: – E non ti sembra di aver lavorato abbastanza?– Per carità, signor sindaco, ho sempre e solo lavorato nella mia vita; quello sono e quello so fare. Ripetizione. Nel discorso diretto ci sta bene, ma trova alternative durante la narrazione, così non rischi ripetizioni. Qui morte ricorre fin troppe volte Complimenti, questa frase mi è piaciuta un sacco, ma evita il "po'" così dai più enfasi. Superflui Che finale! Mi ha sopreso molto! Allora: la storia è stata interessante e il tuo stile leggero da seguire e abbastanza scorrevole, a parte qualche ripetizione di troppo. Nel discorso diretto ci stava anche, ma è sempre meglio evitarle. A volte ti dilunghi, ricorda che a volte le frasi più corte ed incisive sono migliori. Mi è piaciuto come il sindaco alla fine abbia toccato il ferro, però mi sarei aspettato un qualche tipo di reazione quando il becchino ha fatto capire di volersi suicidare. Avessi partecipato al MI, credo proprio che avresti avuto il mio voto è un peccato che non hai avuto modo. Sarà per la prossima volta allora, perché ho proprio voglia di rileggere un tuo racconto. A rileggerci!
  10. Promise

    Akai (Parte 9/11)

    Mi sono confuso con braci in realtà, però non mi sono informato molto sul termine esatto. Sono quelle scintille rosse di quando il legno è in fiamme, credo siano pezzettini incandescenti di materia. SI chiamano ceneri o braci? No, le braci/ceneri sono volate sopra i loro corpi, si sono stesi appena in tempo in pratica e quel che è caduto addosso a loro era giusto qualche scintilla ( forse avrei dovuto scriverlo) Ho sbagliato quando l'ho appellata come "ragazza", lei è piuttosto grande, magari avrà 25 anni, però si comporta da donna ed è in tutti i sensi una donna. Tutti Per quanto riguarda quello che mi hai suggerito, si può riassumere in " Non far accadere tutto così in fretta ma costruiscici su una trama, ed hai ragionissima. Cercherò di farlo nella prossima storia! Non sai quanto sto ridendo Volevo intendere "Non ai livelli di fare un massacro senza remore, non l'ho fatto capire bene? Stringe i pugni perché si rende conto che Nariemel si è praticamente sacrificata, inutilmente, perché i suoi figli non erano in tale pericolo. Avrebbe preferito morire da solo piuttosto che con lei, che cercava di salvarlo. Per questo stringe i pugni in quel momento. Okk! Ho avuto problemi con la consecutio temporum, vero? T_T maledetto me, ho anche corso quindi tutti quei refusi ( alcuni divertentissimi) erano inevitabili, però sono contento che sia riuscito a fare qualche descrizione decente grazie per avermi fatto notare tutte queste cose
  11. Promise

    Akai (Parte 9/11)

    Commento Link a tutte le parti: Gerwyn era steso prono, circondato dal proprio sangue e dal fuoco che pareva volerlo inghiottire, come se si fosse appena accorto di lui. La lama che lo aveva trafitto era ben piantata al centro del suo petto, tenendogli il torace leggermente sospeso. Il sangue gocciolava copiosamente lungo la lama, e il ragazzo non dava il minimo segno di vita. Akai però non demordeva, e continuava a scuoterlo e a chiamarlo a gran voce, cercando in ogni modo di risvegliare il fratello. "Gerwyn! F-fratellone! Ti prego alzati! Dobbiamo andarcene...dobbiamo..." "Sporco bastardo" sibilò Nariemel, sputando sul viso del mezzorco appena ucciso. "Ragazzino" disse poi con freddezza , ma si fermò: Voleva dirgli di lasciarlo lì e correre via, tanto ormai non c'era più nulla da fare, ma sapeva che non sarebbe mai uscito di lì senza suo fratello, e le fiamme erano ormai vicine: dovevano lasciare quel posto in fretta. "Akai. Dobbiamo portarlo fuori, dammi una mano." Il ragazzino la guardò esitante e spaventato. Lei si piegò e lo guardò negli occhi, poggiandogli le mani sulle spalle. "Io e Gerwyn possiamo farcela soltanto con il tuo aiuto, Akai." Delle travi infiammate crollarono sul pavimento, spezzando alcune travi e spargendo schegge e braceri ovunque. Nariemel fece stendere Akai, e i due furono fortunati perché le schegge li sfiorarono di poco. "Abbiamo bisogno di te" ripetè la donna. Il piccolo elfo annuì lentalmente, asciugandosi le lacrime, e i due scortarono velocemente il corpo di Gerwyn fuori, radunandosi insieme ai sopravissuti dell' incendio. I mezzorchi si stavano ritirando verso la caverna, consci di aver bisogno di più rinforzi contro Nariemel. "Ruby, Cezar, Leyrein” sussurò preoccupata. Guardò gli uomini e le donne che erano sopravissuti, avevano il viso nero di cenere e gli occhi stanchi e persi nella paura. La donna estasse la sua spada e la diede a quello che sembrava il più forte in quel gruppo. "Affido a te il loro bene: difendili come fossero la tua famiglia". L'uomo non era dei più coraggiosi però: restava un semplice civile inesperto, si sentiva perso e Nariemel non credeva che sarebbe stato in grado di portare a termine quell'incarico se fossero stati in pericolo. Ma quale altra scelta aveva? Doveva salvare quello che per lei era più importante: i suoi tre bambini. Sperava che Domen, l'umano che gestiva il rifugio con lei, fosse stato in grado di proteggerli e metterli a riparo, ma se così fosse stato, a quell'ora sarebbero già dovuti essere tutti lì riuniti. Sapeva che se fosse rimasta altro tempo lì sarebbe stato troppo tardi, quindi corse via senza guardarsi alle spalle, diretta verso la grotta con la speranza che Domen e i suoi figli fossero vivi.. Domen ti prego sii vivo, ti prego difendili pensava la donna mentre entrava nella caverna scura. Sapeva che sarebbe stato un suicidio: neanche un'elfa tanto addestrata come lei avrebbe potuto farcela in contro quei numeri. Ma doveva proteggere i suoi figli ad ogni costo. Corse nell'oscurità, armata soltanto dei suoi pugnali. Le torce sui muri illuminavano la strage compiuta nei corridoi. Scavalcava decine e decine di cadaveri, non riusceva a riconoscere se fossero innocenti o ribelli. Ma lei andava avanti, ignorando le pareti pittate di sangue, con la speranza che non fosse quello dei suoi cari. E alla fine arrivò al centro del rifugio, che prima ospitava immense tavole da pranzo, e che ora era stata svuotata per far spazio a quello che pareva un'esecuzione pubblica all'ultimo gruppo di sopravissuti. Erano tutti radunati in ginocchio, con le mani dietro la testa la schiena, mentre attorno a loro urlavano euforici un gruppo enorme di mezzorchi. Ne erano circa una trentina e uno si differenziava dagli altri perché aveva indossato un panno nero con due buchi per gli occhi, improvvisati come cappuccio da boia. Si stavano divertendo da matti, glielo si poteva leggere nell'espressione dei loro volti. Nariemel si trovava su un soppalco di legno, sopra alla testa di tutti e immersa nell'oscurità. Non poteva esser vista e questo era un grosso vantaggio, ma lei restava immobilizzata davanti a quella scena. Riuscì a riconoscere i volti dei suoi compagni di battaglia, di alcune ragazze con cui aveva parlato e in quel gruppo c'era anche Domen, ma non i suoi figli. Questo non la tranquillizzò per nulla. Mantenere il controllo di quel rifugio era un compito arduo per due persone. Sarebbe stato facile farsi prendere dal potere e governare piuttosto che amministrare. Eppure lei e Domen avevano dato sempre il massimo. Certo questo non andava bene a tutti, ma compito dei due era anche quello di fermare gli atti di egoismo di alcuni gruppi. Primi fra tutti i mezzorchi, che non avevano mai digerito l'idea che un umano, esemplare della stessa razza che li perseguitava, dovesse essere a capo di un rifugio per gli Impuri. Loro erano bellicosi, e ci si aspettava una ribellione, ma non a quei livelli. Avevano ucciso senza ritegno, senza emozioni se non pura euforia. Erano stati innebriati dal sangue che macchiava i loro volti, e sia Nariemel che Domen ammisero dentro di loro il proprio errore: non si aspettavano una risposta così violenta, si erano fatti cogliere impreparati. L'elfa non era impulsiva, e anche se tutto questo la stava colpendo nel profondo dei sentimenti, riuscì ancora a mantenere la calma. Ora doveva salvare quelle persone, quanto più ne poteva. "Bene bene, Domen. A quanto pare il tuo filosofare del cazzo non è servito a nulla. Come vedi, hai governato una vera merda e questo" l'ultima parola venne urlata dal mezzorco incappucciato "...ne è la prova." fece un sorriso compiaciuto, glielo si leggeva negli occhi nonostante il viso coperto. "Voi...la pagherete, per tutto questo...voi..." ringhiò l'umano, per poi tossire sangue, mentre teneva la fronte a terra. Era stato ferito più di tutti gli altri, ma volevano che restasse in vita per ultimo, con le ferite più dolorose. Per questo i mezzorchi controllavano con estrema precisione ogni colpo. "Risparmia il fiato, hai ancora tanto da vedere," disse l'incappucciato prendendo per i capelli una donna, per poi tagliarle di netto la gola. Lei cercò di urlare, ma tutto quello che uscì fu orribile suono verso gutturale, mischiato ai gargarismi che fece con il sangue poco dopo. Domen urlò con tutto se stesso. Quella era l'ennesima persona che era stata uccisa senza motivo. Solo per far torturare l'umano. Sentiva di esser stato privato di tutto, e ogni vita che veniva tolta aggiungeva più sofferenza a quel martirio. Urlava per essere ucciso, se questo avesse potuto fermare quel massacro. Ma i mezzorchi non volevano questo. Volevano fargli male; volevano essere visti come dei di fronte a chi, secondo loro, aveva vaneggiato di essere importante per fin troppo tempo. Tutto questo era una mera vendetta. Nariemel non riuscì a guardare; quella crudeltà colpì anche lei. Davvero gli basta sentirsi comandati per diventare così? Si domandava cercando ovunque qualcosa che potesse aiutarli, qualsiasi cosa. Ma lei era impotente davanti a tutto quello. Avrebbe potuto solo sacrificarsi per poter dare loro la minima occasione di reagire. Questa è l'unica cosa che posso fare "E non è ancora arrivato il bello, D..." La frase dell'orco incappucciato venne interrotta dal terribile suono di carne e ossa rompersi, seguito da un gemito di dolore. Quando Domen alzò lo sguardo, la vide: Nariemel sul corpo inerme dell'incappucciato. Gli aveva conficcato il pugnale così a fondo nel cranio che non riusciva più ad estrarlo. "Merda!" sputò sul corpo del boia, scattando davanti a Domen. "Nariemel?! Cosa ci fai qui, perché sei tornata?!" "Non ti far strane idee, sono qui per i miei figli." "Loro non sono qui, sono scappati," disse a bassa voce, stringendo i pugni. Nariemel si sentì enormemente sollevata da questa notizia. Fu meno contenta della decisione che aveva preso di entrare direttamente nella battaglia contro trenta mezzorchi. Chiuse gli occhi e fece un sorriso amaro. "Almeno morirò lottando". vai al capitolo 10
  12. Promise

    la sottile linea del peccato (parte 2)

    Un altro consiglio, che poi è anche una regola del forum (è meglio che te lo dica io e non i moderatori, fidati ahah) Quando rispondi all'ultimo post commentato, non copiare tutto il messaggio, è solo uno spreco di spazio se rispondi al messaggio sopra di te! Se poi invece rispondi ad un messaggio di qualcuno che ha scritto un po' più su, fai così ad esempio: @milionedivolte Ti rispondo riguardo a quel che hai scritto ecc... Comunque come personaggio mi piace parecchio! Quindi leggerò senz'altro il resto
  13. Promise

    la sottile linea del peccato (parte 2)

    Ciao! Ho letto anche il primo capitolo ma non avevo troppo da dire rispetto a chi lo aveva già commentato, avevo notato in particolare una cosa che mi è stata confermata qui, quindi prima ti scrivo gli errori che ho notato ( con gran fatica devo dire, quindi è un gran punto a tuo favore) e poi ti spiego quel che ho notato Sempre lei: la porca. Hai messo una virgola in più. Questo è quello che ho notato a livello grammaticale, magari a volte metti un po' troppe virgole che sarebbe meglio togliere per far essere la lettura più liscia, ma questo credo che sia una questione di stile e scelta. Vorrei piuttosto farti notare un'altra cosa. Il tuo racconto dà fastidio a livello visivo. Ci sono spessissimo due spazi, e a volte forse anche più di due; ho notato due punti di sospensione invece di tre e, cosa importante, vai a capo davvero raramente e questo rende il racconto pesante da leggere: letteralmente un quadrato. Penso che non rileggi quel che pubblichi e questo è un grosso errore perché va a pesare molto al lettore. Ti dico solo che se non fosse per questo, io riterrei perfetto quel che ho letto fino ad ora perché è scritto bene, è intrigrante, dimostra sapienza, consapevolezza e funziona anche a livello erotico. Quindi, il mio consiglio è: rileggi prima di postare e aggiusta questi errori che danno un enorme fastidio visivo! Per il resto, adoro il tuo modo di scrivere.
  14. Promise

    mi presento

    Wow, hai i miei stessi interessi, questa è davvero una bella cosa! Benvenuta
  15. Promise

    Riflessi di colpa

    Commento Mi chiamo Cesare Masola. Vivo in questa casa da quando mia moglie Antonietta mi ha lasciato tre anni fa. Morì durante un inverno molto freddo, era spesso malata a causa della sua salute cagionevole. Non sono mai riuscito a perdonarmi per non averla salvata, avrei potuto fare di più. Ma le diedi un buon funerale, e almeno una volta a settimana curo la sua tomba e la onoro con fiori sempre freschi. E' molto importante per me, perché trovo che gli spiriti esistano, e che i defunti non vadano trascurati. Voglio continuare a prendermi cura di lei. C'è chi mi chiamerebbe superstizioso, ma io mi definisco semplicemente credente. Sono cristiano e credo in Dio, anche se neanche in lui trovo aiuto per quello che mi sta accadendo nell'ultimo anno. Sfiderei il più grande degli scettici a negare l'evidenza degli strani eventi che stanno prendendo luogo in casa mia. Ombre inquietanti abitano i riflessi dei miei specchi. La loro presenza mi inquieta, infesta i miei sogni e di volta in volta le sento più vicine a me. Ho l'impressione che non siano sempre state lì: ho indagato sui precedenti proprietari e sono tutti vivi; nessun evento particolare è stato registrato, neanche nelle notti infestate di fine ottobre, che è il giorno che più temo. Le prime ombre le scorsi alle porte della primavera, e credo che proprio domani, il trentuno ottobre, mi raggiungeranno, in sogno o in veglia. Ho provato più volte ad andarmene, ma una forza invisibile mi guida a tornare sempre qui. Non importa cosa io faccia: al mio risveglio mi ritrovo sempre in questa casa, con lo specchio ai piedi del mio letto. Ho provato a liberarmene, persino a distruggerlo, ma ogni volta ritorna lì, intatto. Una forza invisibile tenta di ammaliarmi in continuazione verso di esso, ma soltanto quando sono sveglio, quindi riesco a desistere. Decisi di lasciare questa casa qualche mese fa: guidai per due giorni e due notti ma, non potendo evitare di dormire, il luogo in cui mi risvegliai fu sempre e solo la mia stanza. Trovai persino la macchina parcheggiata al suo posto. Una forza ignota riesce quindi a controllarmi nel sonno e a farmi tornare indietro. Sono bloccato qui, ma perché? Sono arrivato alla conclusione che l'unica via di fuga sia la morte. Ho scritto su carta di questi avvenimenti per lasciare una testimonianza se mai morissi. Non ho detto nulla a nessuno, anche perché, da quando mia moglie mi ha lasciato, vivo isolato in questa casa, senza nessuna interazione con il mondo esterno, se non le rare volte in cui vado a fare spese in città. Nessuno crederebbe alle allucinazioni di un eremita come me. Solo se morissi, quindi, la gente aprirebbe gli occhi. Sono spaventato a morte, ma ho capito che queste ombre non mi lasceranno andare. Non so cosa vogliano, ma riguarda me e lo specchio. Voglio assecondare l'impulso che mi guida a toccarlo, sperando di scoprire come liberarmi da questa maledizione una volta per tutte. Anche quella mattina mi svegliai reduce dagli incubi. Non era notte, ma il cielo era ancora scuro. Ero imperlato di sudore e mi ripresi a fatica. Non dovevo perdere tempo: quello era un giorno importante, finalmente mi sarei liberato dei miei sogni oscuri. Lo specchio era come al solito ai piedi del letto. Mi alzai e mi ci sedetti davanti, a gambe incrociate. Quello specchio si trovava già in casa quando traslocai: era alto mezzo metro e largo poco più di trenta centimetri. La cornice era dorata, ma il materiale non sembrava pregiato ed era piuttosto usurato, con macchie sparse di quel che sembrava ruggine. Il vetro però era intatto e brillante, nonostante avessi smesso di pulirlo da quando iniziai a vedere le ombre; non importa quanto tempo passava, quel vetro pareva non impolverarsi mai. Un senso di angoscia mi strinse il petto quando scorsi improvvisamente delle ombre veloci nello specchio. Mi girai veloce, ma non vidi né sentii nulla. La presenza veniva chiaramente da quello che avevo di fronte. Sentivo il peso della morte gravarmi sulle spalle. Se avessi indugiato, quelle ombre mi avrebbero probabilmente ucciso il giorno dopo. Allungai la mano verso lo specchio, sfiorandone il materiale con le dita. Tremavo, avevo la pelle d'oca e gli occhi gonfi, pronti ad esplodere in un pianto spaventato. Con mia grande sorpresa le mie dita attraversarono lo specchio come fosse acqua, e sparirono in una dimensione a me ignota. Sussultai e ritrassi la mano, gattonando all'indietro fino all'altra estremità della stanza. Avevo il fiato pesante ed ero immobile. Ebbi giusto la forza di fare quello scatto, ma poi restai paralizzato contro il muro per un tempo che parve infinito. Mi sarei aspettato di vedere una di quelle ombre uscire dallo specchio per uccidermi, ma non accadde nulla. Non ebbi il coraggio di toccarlo per tutto il giorno, neanche per rimetterlo al suo posto o per tentare di distruggerlo, tanto sapevo già che sarebbe risultato inutile. Pensai di andare a chiamare un esorcista, a questo punto poco mi sarebbe importato se mi avesse preso per pazzo: volevo soltanto liberarmi di quelle presenze. Non capisco perché il prete non ha voluto ascoltarmi, mi ignorava completamente. Il mondo ha iniziato a dimenticarsi di me? Cercai l'aiuto di vari esorcisti, poliziotti, pompieri e persino persone sconosciute, ma nulla: tutti facevano finta di non vedermi e di non sentirmi. Andai al mercato dove acquistavo le materie prime per casa, feci la spesa come al solito e pagai alla cassiera. Chiesi aiuto anche a lei, ma non mi prestò ascolto. Non ci avevo mai fatto caso, che io e lei non avevamo avuto nessuna interazione: lei passava macchinosamente la mia roba sullo scanner, schiacciava qualche bottone sulla cassa e lasciava lo scontrino di fianco ad una busta bianca con dentro la mia spesa, guardandosi attorno come se aspettasse qualcuno. Faceva sempre una faccia stupita quando pagavo, probabilmente perché lasciavo una mancia sostanziosa, credevo. Ma ora mi rendo conto che non era per quello, ma perché lei non mi vedeva né mi udiva. Non sapevo cosa fosse accaduto. Ero come sparito dal mondo. Presi la macchina e corsi a casa il più in fretta possibile. Era colpa di quello specchio, era tutta colpa sua! Volevo finirla una volta per tutte. Presi lo specchio e lo rimisi al suo posto, lo guardai e di getto inserii il mio braccio dentro: ci entrava perfettamente. Riuscii a farci entrare tutto il corpo, e finalmente potei vedere chi erano le ombre che lo abitavano. Era la stanza da letto della mia vecchia casa, e nel letto c'era mia moglie. Ricordo bene quel giorno, riconoscevo il colore delle coperte e i suoi vestiti: fu il giorno in cui lei morì. Io ero al piano di sotto a prepararle qualcosa di caldo, e non potetti starle vicino mentre esalava l'ultimo respiro. Ma quella donna non era davvero lei, era un'allucinazione creata al puro scopo di farmi soffrire. Quello specchio era sadico, voleva ferirmi ancora, ma non mi sarei fatto prendere in giro, avrei agito nel modo più inaspettato, rompendo quella maledizione una volta per tutte. Mi lanciai sul corpo dell'impostore che si fingeva mia moglie, strinsi le mani sulla sua gola con quanta più forza avevo, privandola della vita con molta facilità. Adesso nessuno specchio poteva più prendersi gioco di me, né ferirmi, perché io avevo ucciso il demone che aveva preso le sembianze di mia moglie. Ritornai nello specchio e mi ritrovai di nuovo nella mia nuova casa. Era il momento di ritornare al mio posto di riposo. Uscii dalla stanza da letto, scesi le scale e mi diressi al corridoio, raggiunsi il soggiorno, salii sullo sgabello e rimisi il cappio attorno al mio collo, tornando a penzolare dalla corda. Sul tavolo giaceva ancora il biglietto che scrissi prima di suicidarmi: “Antonietta, non posso sopportare di vivere senza di te, ti sto per raggiungere: morirò soffocato anch'io.”
  16. Promise

    Akai (Parte 8/11)

    Le prendo come risposte e ti rispondo u.u Per il fatto di prendere Akai e correre fortissimo, mi hai sconfitto Peeeer l'ultima cosa: ti è sfuggito perché l'ho scritto: Quindi era dietro Gerwyn per tutto il tempo, anche se l'ho scritto solo una volta e non l'ho ripetuto. Ho solo scritto: C'è pure un refuso
  17. Promise

    Akai (Parte 8/11)

    Commento Link a tutte le parti: Nariemel provò a fermare il ragazzino che stava fuggendo, ma accadde tutto troppo in fretta. Si udirono colpi di lame, le sue urla di dolore, poi un breve silenzio. L'elfa rimase con gli occhi spalancati, immobile. “G-georghen...” Akai si svegliò spaventato, e il fratello si affrettò per tranquillizzarlo: “V-va tutto bene, tu resta lì e non parlare!” cercava di non far tremare la voce, ma con scarsi risultati. l bambino annuì e si nascose sotto le coperte, silenzioso e tremante. Quella stanza non era ancora stata raggiunta dal fuoco: era il luogo migliore in cui il piccolo sarebbe potuto restare in quel momento. Ancora una volta, Gerwyn si ritrovò circondato da morte. Tutte le speranze positive erano già state spazzate via in meno di un'ora. Ma questa volta non sarebbe rimasto con le mani in mano: avrebbe protetto Akai e sarebbero usciti indenni da quella situazione. Andò a cercare nuovamente il pugnale nel suo zaino, ma non riuscì a trovarlo. “Non è lì, Gerwyn” gli disse Nariemel, estraendo l'arma rossa da una fodera che aveva sul fianco. “Voglio aiutarti! Non resterò fermo di nuovo!” replicò il ragazzo, con sguardo deciso. Lei lo guardò per un secondo. Lo aveva capito, voleva proteggere suo fratello, e in quella occasione l'aiuto del ragazzo sarebbe servito molto. Doveva fidarsi di lui. Sospirò. “D'accordo, non abbiamo altre soluzioni. Prendi il ragazzino, fallo restare sempre dietro di te. Non separarti da lui per nessuna ragione al mondo. E non fare l'eroe.” Gerwyn annuì e seguì le istruzioni. I tre uscirono dalla stanza e videro che il fuoco era stato appiccato in più punti, e che la porta d'ingresso bloccata. Davanti ad essa era accalcato un gruppo di Impuri che provava in tutti i modi ad aprirla. Si accorsero di Nariemel, e un paio di loro corse verso di lei. “La prego ci aiuti, la porta è bloccata, e stanno entrando dalle finestre! V-vogliono ucciderci!” “Quei fottuti bastardi.” sibilò, ed estrasse la spada “Restate dietro di me, e guardatevi le spalle: potrebbero entrare ovunque.” “Sei scaltra, Nariemel.” Una voce familiare la fece sussultare. “Neika...” l'elfa si voltò, guardandola con odio. Con un gesto del braccio fece spostare Gerwyn dietro di lei, insieme al gruppo di Impuri. Neika era un mezzorco, figlia maggiore di uno degli elementi più burrascosi e problematici all'interno del rifugio. La loro razza era sempre stata un problema lì, ma erano in troppi per cacciarli senza aspettarsi conseguenze. Si era sempre mantenuto un certo ordine, pur se il rifugio era gestito da Nariemel e un umano. Almeno fino a quel giorno. Entrarono altri tre orchi dalle finestre, affiancando la loro compagna. “Ora il rifugio è nostro, e la tua testa sarà un ottimo trofeo.” La voce della ragazza sovrastava il suono del fuoco che ardeva con gran fiamme, estendendosi in tutto l'edificio. “Sei sempre stata stupida, Neika. Entrare qui dentro e rischiare la morte con tutti i tuoi compagni.” “Tsk, come se un po' di fuoco possa spaventarci.” “Non parlavo del fuoco.” Nariemel scattò verso la ragazza, colpendola subito con un fendente al collo. Il sangue scarlatto si levò in aria insieme all'urlo di dolore. Gli altri tre orchi esitarono sorpresi: quello fu il loro ultimo errore. Il primo di loro venne trafitto al cuore da tutta la lama, il secondo venne colpito tra gli occhi da un coltello che la donna estrasse con una giravolta, e il terzo venne abbattuto con un calcio, ritrovandosi a terra, vicino ad una fiamma viva. L'elfa si avvicinò a lui e lo finì spezzandogli il collo. Nariemel era un'esperta in combattimento, e quei mezzorchi non avrebbero avuto la minima possibilità di batterla. Il vero problema era rappresentato dal loro numero, che quel giorno era cresciuto enormemente. Forse un aiuto esterno; avrebbe spiegato il perché della rivolta. Si rialzò ed estrasse la spada dal petto dell'orco, ripulendo la lama dal sangue con un gesto secco. Si incamminò verso i suoi compagni, ma improvvisamente spalancò gli occhi: un orco era entrato da una finestra alle spalle degli Impuri. “Gerwyn!” Una lama trafisse improvvisamente la schiena dell'elfo, trapassandogli il cuore e facendo schizzare un mare di sangue. Akai stato spinto da una forza maggiore di lui, e Gerwyn ebbe appena il tempo di realizzare cosa fosse accaduto. Le forze lo abbandonarono presto. Tutto si deformò intorno a lui, e la luce venne sostituita dall'oscurità più totale. Sentì ancora qualche suono contorto. L'urlo disperato di Akai; quello iroso di Nariemel; voci, sospiri, ansimi e parole sconnesse. Tutti i suoni soffocarono e velocemente tutto tacque. vai al capitolo 9
  18. Promise

    Akai (Parte 8/11)

    Dannazione, ed io che pensavo che stavolta non avessi corso! Devo cercare di non correre troppo al prossimo capitolo, perché sarà l'ultimo o tra gli ultimi di fine season ( mi piace troppo sto termine ) Tutto dipende da quanti caratteri scrivo alla fine. Comunque delucido giusto qualcosina, per il resto concordo con te: a volte io e la logica non andiamo troppo a braccetto T_T -La casa andava a fuoco e fuori c'erano i nemici: ovunque, sia alle finestre che alla porta. Quindi la gente sperava di usare la porta perché almeno non bloccava i movimenti come le finestrelle e davano la minima chance di scappare. -Tra il fuoco che non ti ha ancora raggiunto e i nemici che ti aspettano subito fuori, io resterei nella zona che non è ancora in fiamme, per questo Akai resta lì. -Non so se il sangue schizza, ma volevo far intendere la forza sovraumana del mezzorco che ha IMPALATO GERWYN (giro il coltello nella piaga) - La scena si svolge velocemente tra la stanza di Gerwyn e il salone principale: precisamente Gerwyn sta nel salone, poi entra nella stanza, poi cerca il coltello nella stanza, poi torna da Nariemel per prendere il coltello da lei. Okay per il resto nulla, queste erano precisazioni per farti capire cos'avevo in mente, ovviamente non per dire "io ho ragione e tu stai sbagliando". Anche perché ora che ci penso, dovrei trovare un modo per spiegare queste cose nel racconto stesso, ma ultimamente ho paura di mettere troppe informazioni nella storia per paura di spiegare qualcosa che magari qualcuno ha già capito e scrivere altre info-dump (Io l'ho usata appena l'ho imparata, gné gné) Grazie per i tuoi consigli d'oro, ne ho sempre bisogno! Al prossimo capitolo, che cercherò di scrivere con calma
  19. Promise

    La tomba d'acciaio parte 1

    So che è strano partite con un'affermazione sul finale: Ma mi ha interessato talmente tanto il modo con cui l'hai concluso, che sono subito andato a vedere se questa fosse una storia a capitoli o un racconto: Sono grato che sia a capitoli perché è davvero interessante. Grammaticalmente non ho molto da dire a parte che "«Perché seppelliamo i morti sotto terra?»." lo avrei messo dopo tutte le descrizioni. Per quanto riguarda la trama, ti faccio i miei complimenti perché la storia che proponi è impossibile da prevedere. Se mi fermassi in qualsiasi punto della storia, potrei fare mille ipotesi su quel che succede ma mai capire cosa farà la bambina successivamente, e questo è qualcosa di enormemente importante per uno scrittore: tiene l'attenzione a livelli altissimi! Tra l'altro l'ironia che mostri è qualcosa che mi ammazza sempre di risate e, come ho già detto, è facile corrompermi con l'ironia perché l'adoro troppo! Riesci a rendere ben chiaro il mondo e la sua epoca grazie ai ricordi della bambina e ai pensieri del povero Menlius che poi crepa Però se riesci mi piacerebbe poter avere anche qualche descrizione dei suoni che si sentono negli ambienti, sai: Viaggio, cripta. I suoni avrebbero reso ancora di più, in parte l'hai fatto, ma ci sarebbe stato più da dire. Magari sul vento che entra nella cripta e provoca suoni simili ad ululii tra i corridoi. Un altra cosa che ci avrei visto bene è qualche cadavere di animale sparso nei corridoi, visto che era riuscito ad arrivarci un lupo. Tuttavia questi sono dettagli e decorazioni su un dolce che è già bellissimo per quel che è, ti invidio per quanto sei bravo ahah a rileggerci!
  20. Promise

    Riflessi di colpa

    Daaark madò che bella che sei ahah grazie per aver commentato la mia storia! Ti delucido giusto qualcosina riguardo la trama, perché per il resto non ho proprio nulla da ridire, tutti aiuti preziosi! Il racconto si chiama "riflessi di colpa" proprio perché lui è afflitto dai sensi di colpa per la morte della moglie, sente di averla uccisa lui, semplicemente perché non l'ha salvata. Il demone non è mai esistito, questo evento è semplicemente qualcosa creato da lui per lui dopo la morte, è il "rivivere" la sua colpa. In pratica la moglie è morta di malattia, lui si sente in colpa e si ammazza, e il fantasma dimentica tutto quasi fosse un trauma, ma poi recupera la memoria grazie all'evento e nell'evento stesso ammazza la moglie, perché lui pensa di averla uccisa, non avendola salvata. Questa era la mia idea: mea culpa che non l'ho resa bene Stai prendendo mano anche a commentare, mi piace questa cosa! Fammi sapere se pubblichi testi che non ho letto! ( non poesie perché non ci so fare ) Ci sentiamo presto Dark
  21. Promise

    [MI 69] La promessa di mio nonno

    Ti ringrazio enormemente, cercherò di partecipare più che posso perché so che mi fa bene. Per ora questo è il mio secondo MI, ma credo che ne farò molti e molti altri ancora. Grazie a tutti voi
  22. Promise

    [MI 69] La promessa di mio nonno

    Commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/27093-questioni-di-famiglia-210/ Prompt di mezzogiorno: La scoperta. C'era un uomo molto stimato in città. Il suo nome portava felicità e positività alla gente, le sue morali erano considerate un ottimo esempio da tutti, per ogni età e sesso. I suoi consigli aiutavano sempre le numerose persone che lo visitavano ogni giorno, e tutti lo chiamavano Nonno, pur se conoscevano il suo vero nome. A lui piaceva essere chiamato così, ma adorava quando ero io a chiamarlo in quel modo, perché io ero il suo vero e unico nipote. Parlo al passato, perché oggi mio nonno è morto. Era molto anziano e credo abbia vissuto tanto quanto un uomo possa augurarsi. Accanto al suo letto di morte c'erano molte persone: mio padre -figlio di Nonno-, mia madre, i miei zii e molte altre persone che per rispetto sono rimaste a pregare in salotto. Ma io tra quelle persone non c'ero, perché mio nonno mi ha sempre detto che le persone si devono ricordare felici, e non tristi né tanto meno morenti. Mi raccontava spesso di quanto rimpiangeva quel giorno in cui perse il suo migliore amico, e l'unica cosa che fu capace di fare mio nonno fu piangere e urlargli di non morire. Diceva che se avesse potuto tornare indietro nel tempo, avrebbe stretto forte il suo amico tra le braccia e gli avrebbe detto di andarsene pensando ai bei momenti, non alla guerra, non al dolore, né alla tristezza: soltanto alla felicità che aveva vissuto a fianco dei suoi cari e dei suoi amici. Ho seguito il suo volere e non sono stato presente al suo letto di morte. Me ne sono pentito amaramente, eppure credo che sia stato meglio così, perché adesso non riesco a smettere di piangere, e mi avrebbe visto enormemente triste, prima di morire. C'è un'altra cosa di cui mi parlò mio nonno, era riguardo all'anello rosso che portava all'indice. Mi disse, in caso avessero deciso di cremarlo, che non avrei dovuto farlo distruggere e che avrei dovuto seppellirlo o riporre le sue ceneri insieme a quell'anello, con cui mai l'avevo visto senza. E' questo l'unico motivo per il quale devo andare lì da lui, o meglio dal suo corpo, per poter prendere quell'anello e rispettare le sue volontà: preservarlo, e poi consegnarglielo una volta concluso il funerale. Mio nonno mi ha detto che ero l'unico a sapere dell'importanza di quell'anello, neanche mio padre ne era a conoscenza, probabilmente non ci aveva fatto neanche caso per quanto era occupato con il lavoro. Mio padre è sempre stato così: occupato tutto il giorno, tutti i giorni. Quando tornava a casa cercava di nascondere tutta la stanchezza che aveva, ma tutti noi riuscivamo a leggergliela negli occhi, così non ci aspettavamo nulla di più. Anche mio nonno lo sapeva, e non se la prendeva per le poche volte in cui mio padre veniva a fargli visita. Io invece ho sempre avuto il tempo di visitarlo dopo la scuola o nel fine settimana, e non mi sono mai annoiato di stare con lui. Amava la fotografia, e mi ha lasciato questa passione che ho intenzione di coltivare, così come coltiverò tutti gli insegnamenti e le morali che mi ha lasciato. Ora, però, devo farmi forza e seguire le sue ultime volontà. Presi la bici e mi precipitai verso casa sua, era mattina e c'erano moltissime persone, molte delle quali neanche conoscevo, ma di cui avevo sicuramente parlare nelle storie di mio nonno. Erano tutti vestiti di nero, io invece indossavo una camicia rossa a quadrettoni e dei jeans strappati. Tutti mi guardarono, non si aspettavano sarei arrivato, non vestito in questo modo almeno. Ma non mi importò. Aspettai i saluti, le condoglianze e gli abbracci dei presenti, dei miei genitori, persino di sconosciuti. Aspettai che l'attenzione su di me si affievolisse, perché non volevo essere visto da tutti mentre prendevo l'anello dal dito di mio nonno. Avanzai verso la bara orrendamente aperta. Non capivo perché un corpo senza vita dovesse essere mostrato così, quasi fosse il trofeo della Morte. Non volevo guardare il suo viso, o sarei scoppiato a piangere, attirando nuovamente l'attenzione. Concentrai lo sguardo sulla sua mano, ora cadaverica non solo per l'età, ma non vidi l'anello. Cercai sull'altra mano, ma non lo trovai neanche lì. Dov'era sparito? Ero in panico, chiesi a chiunque se l'avessero visto, affermarono di ricordarlo ma di non averci fatto caso quel giorno. Neanche i miei genitori lo avevano notato, e quasi mi sentivo morire, fin quando non trovai un uomo in una stanza isolata. Non avevo mai visto prima il suo viso, ma aveva in mano l'anello di mio nonno. Pensai fosse un ladro e gli saltai addosso, gli urlai contro di quanto fosse blasfemo quello che stesse facendo a mio nonno, lo colpii e lo minacciai di chiamare la polizia. Ma lui restò immobile, in silenzio, con un sorriso che inizialmente mi infastidì enormemente, ma che poi sarei riuscito a comprendere. Gli chiesi chi fosse, e lui rispose con voce calma e malinconica. Mi raccontò che quel anello era il suo tanto tempo fa, e che mio nonno glielo prese in custodia, promettendogli che un giorno si sarebbero rincontrati e glielo avrebbe restituito. Non riuscivo a comprendere, la mia testa era un ciclone di emozioni e pensieri: Pensavo che quell'uomo fosse un impostore o un semplice ladro con una fervida immaginazione. Ma quel che l'uomo mi disse dopo fu qualcosa che non riuscirò mai a dimenticare. Mi disse che sapeva quanto mio nonno si sentisse in colpa per averlo lasciato morire senza averlo confortato, e mi disse che aveva sentito anche quando mio nonno gli aveva fatto la promessa di restituirgli l'anello, anche se ormai stava parlando con un cadavere. Sorrise e mi disse che mio nonno era un uomo di parola, e che aveva portato l'anello con sé fino alla morte, per poi permettergli di prenderlo. Si congratulò con me perché gli somigliavo moltissimo, e avevo quasi picchiato uno sconosciuto grande e grosso pur di seguire le sue ultime volontà. Volevo dirgli qualcosa, chiedergli molte cose, ma rimasi in silenzio, tremante ma felice perché avevo realizzato che tutto quello che voleva mio nonno era stato soddisfatto. L'uomo mi scostò dolcemente, si alzò in piedi e mi scompigliò i capelli. Mi disse il suo nome, poi si voltò di spalle e sparì nel nulla, lasciandomi solo nel mio vortice di sensazioni. Alla fine però fui felice, perché quel giorno scoprii il nome del migliore amico che mio nonno perse tanti anni fa: si chiamava Antonio, proprio come me.
  23. Promise

    Akai (Parte 7/11)

    Commento Link a tutte le parti: La notte passò silenziosa, permettendo ai due elfi di riprendersi un minimo da quel che avevano passato. La mattina successiva, la donna andò a svegliarli. “Svegliatevi, dormiglioni, abbiamo un bel po' da fare oggi.” disse con fare materno, per poi aprire la piccola finestrella, dal quale sembrò entrare di getto tutta la luce del mondo. Erano immersi nella natura, la notte scorsa Gerwyn non lo aveva neanche notato. La luce del sole era intensa, ma mitigata dalle fronde degli alberi, di cui i rami venivano mossi dolcemente dal vento. Profumi leggiadri e deliziosi venivano accompagnati dal melodioso canto degli uccelli, e dallo scorrere di un fiume poco lontano. L'elfa sapeva che non sarebbe stato più così facile godersi un panorama simile, ora che la guerra era alle porte. Proprio quel giorno infatti era prevista l'offensiva dichiarata dall'esercito Dimiano, che avrebbe attaccato le città ai confini di Arrotern, dove la difesa mostrava più falle a causa della povertà. Grondern, la cittadina dove la donna aveva recuperato i due elfi oscuri, era una di quelle città. Lei non sapeva se la dichiarazione d'attacco di Dimian fosse un bluff o un atto di insolenza, ma era certa che quella mattina Grondern era in pericolo, e che quei due elfi non l'avrebbero dovuto sapere per nulla al mondo. “Potresti chiudere questa finestra? C'è davvero troppa luce” Era la voce di Gerwyn, rauca e annoiata. L'elfa lo guardò sorpresa dalla richiesta e sospirò. “Ce ne sarà di lavoro da fare con te, ragazzo” si andò a sedere, pur senza permesso, sul loro letto. Il ragazzo aprì un occhio e la guardò. “Lavoro? Di cosa si tratta...” avrebbe voluto dire il nome della donna, ma non lo conosceva. Si sentì un po' in imbarazzo, quindi si sedette, aprì entrambi gli occhi assonnati e si schiarì la voce. “Scusami, non so costa mi stia prendendo. Tu...ci hai salvati, li fuori? Credo dovrei ringraziarti...” La donna lo guardò curiosa, vedendo quanto potesse essere goffo e insicuro il suo comportamento: sembrava non essere capace di parlare senza sentirsi a disagio. Dimostrava la maturità di un ragazzo della sua età, non di certo pronto per la durezza della guerra che avrebbe dovuto vivere. “Ecco...” sussultava il ragazzo, guardandola in viso – ma non negli occhi, non riusciva a farlo senza sentirsi a disagio- “qual è il tuo nome?” Lei, al contrario, non aveva il minimo problema a guardare Gerwyn negli occhi. “Mi chiamo Nariemel” disse sorridendogli. Sorriso che venne ricambiato, ma divenne ben presto una risatina che lei non comprese. “Perché ridi? Il mio nome è così divertente?” chiese astiosa. Gerwyn arrossì imbarazzato. “Oh nono! Non è assolutamente per questo!” Disse gesticolando nervosamente.“E' che Akai pensa che tu sia Mammiriel, e questo mi fa troppo ridere: lui modifica sempre i nomi a modo suo, altrimenti li dimentica.” Si calmò e sorrise, guardando Akai che ancora dormiva come un sasso nonostante tutti i rumori che loro stavano facendo. “Oh, adesso capisco” disse sorpresa l'elfa “Effettivamente è divertente!” rise di gusto, coprendosi la bocca,e Gerwyn rise con lei. In quel momento sembravano davvero spensierati. Lasciarono Akai a dormire, mentre Nariemel mostrava a Gerwyn l'edificio che lui inizialmente pensava essere una prigione. Era una taverna di nome “Il muschio” e gestiva segretamente lo smistamento degli Impuri nei vari rifugi, uno dei quali si trovava in una grotta lì vicino. Il posto era tenuto in un ottimo stato, e la donna assicurò che tutti i rifugi venivano curati nel modo migliore, fin quando il numero degli Impuri lo permetteva. In quella grotta si trovavano anche Terien e le tre elfe scure che erano state attaccate dai banditi la notte precedente. Tutti sani e salvi, seppur scossi. Gerwyn chiese dell'orco, e l'elfa lo guardò dispiaciuta, scuotendo piano la testa. Era la prima volta che l'elfo aveva visto morire qualcuno, e non credeva di potersi mai abituare alla sensazione di morte. Nariemel gli assicurò che facevano del loro meglio per assicurare una vita serena ad ogni residente del rifugio, e a loro volta ogni residente aveva un compito per il bene collettivo, ben dipartito in base al fisico e all'età. L'incarico di Gerwyn, essendo ancora giovane, sarebbe stato quello di organizzare le armi, fare la ronda qualche notte, ed esercitarsi nell'autodifesa; quello di Akai sarebbe stato la raccolta di funghi nella grotta e l'acqua dal fiume vicino. L'idea non sembrava male, poteva certamente andare peggio. Non sarebbero stati in pericolo, e Martha non avrebbe avuto problemi a Grondern, essendo un'umana. Il giovane elfo aveva delle speranze rosee riguardo al futuro. I due tornarono nella locanda, e si sedettero davanti a due boccali di idromele, offerti da Nariemel. “A breve ti mostrerò il rifugio, ma prima ho una cosa da chiederti.” Gerwyn sentì uno strano brivido a quella frase. La donna continuò “Con voi c'era un coltello dalla lama rossa, è tuo?” Gerwyn sussultò, poi balbettò, cercando di costruire una frase sensata. Quindi è davvero suo, pensava Nariemel. Possibile che un ragazzo simile faccia parte degli Akyrien? Se è così, non sono davvero estinti. “E' il mio” riuscì finalmente a dire Gerwyn “e come vedi alla fine è servito. Se non fosse stato per quello saremmo morti tutti.” Non poteva mentire, probabilmente la donna aveva interrogato gli altri prima di lui e non poteva rischiare,non in quell'occasione. Il pugnale aveva salvato la vita a lui e ad Akai, pur se sacrificando la sua innocenza. Una mera arma di autodifesa: questo era quell'arma. Gerwyn, però, sperava che la donna non investigasse sullo strano colore del metallo, perché il ragazzo a quello non avrebbe saputo cosa rispondere. Voleva soltanto dimenticarsene, insieme alla notte precedente. Nariemel era una donna con esperienza, preferì indagare silenziosamente, piuttosto che spingere con le spalle al muro un potenziale nemico. Sapeva quanto ingannava l'apparenza, eppure quel elfo scuro non le sembrava minimamente pericoloso, pareva realmente puro. Era lieta che li avrebbe tenuti sotto d'occhio, se fossero stati davvero degli Akyrien, lo avrebbe scoperto. Improvvisamente la porta si aprì con forza ed entrò un ragazzo ansimante. “Nariemel, Nariemel! Gli orchi...sono impazziti!” “Cosa?” ripeté l'elfa, prendendo velocemente le sue cose e dirigendosi fuori. “Cambio di programma: Gerwyn, torna dentro la camera, resta con Akai e chiudi porte e finestre!” urlò la donna, già alla soglia della porta. Il ragazzo volle ribattere, essere utile e ricambiare quel che Nariemelaveva fatto per lui, ma si rendeva conto che sarebbe stato solo d'intralcio in quel momento. Gli orchi avevano velocemente circondato la locanda. “Dannati...” ringhiò Nariemel, mentre guardava dalla finestra le loro figure muoversi velocemente. “Nariemel, cosa sta succedendo?!” urlò Gerwyn, mentre cercava la sua arma nello zaino. “Dov'è la mia arma?!” L'elfa fece per parlare , ma il divampare inaspettato di un incendio la fermò. “Ci stanno mandando a fuoco!” urlò il ragazzetto che avvisò Nariemel dell'attacco, e insieme al suo urlo, si alzarono le grida di tutte le persone all'interno della locanda. “Akai!” sussultò Gerwyn, correndo verso la stanza del fratello. “Merda merda merda!” urlò il ragazzetto, e corse via verso l'ingresso. “Georghen aspetta!” urlò Nariemel. vai al capitolo 8
  24. Promise

    Akai (Parte 7/11)

    Quello di correre è un problema che mi porto ancora dietro Terrò presente le correzioni che mi hai fatto e rileggerò più volte il prossimo capitolo. A proposito: ci stiamo avvicinando al finale di stagione e alla mia parte preferita!
  25. Promise

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 69

    Be dai, ho scritto e votato velocemente: questo MI è stato un rally per me
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