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Promise

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  1. Promise

    Il Deserto dentro

    Non te ne vorrei mai per l'aiuto che mi stai dando Questo primo capitolo di un forse romanzo lo sto usando, così come farò per i prossimi capitoli, come mezzo per appunto maturare la mia scrittura e il mio concetto di italiano. A questo punto mi son reso conto che ci sono troppe cose di cui non mi rendo conto e che ho bisogno di studiare letteralmente. Voglio smettere di essere superficiale sulle cose che scrivo, o di usare termini e frasi a caso. Ma da solo non posso farlo: quindi il tuo aiuto è enorme e ti ringrazio. Accetterò il tuo consiglio e mi allenerò su storie autoconclusive, così avrò meno materiale su cui concentrarmi. Ho l'impressione che c'erano tantissime altre cose da corregermi, ti prego di farlo se vuoi, perché mi serviranno.
  2. Promise

    Il Deserto dentro

    commento “Nell'ultimo secolo, nel territorio di Saloor si abbattevano furiose tempeste di sabbia che portavano con loro numerose vite e risorse umane. Inutili erano gli sforzi per minimizzare i danni presso le città: la forza delle tempeste spazzava via qualsiasi resistenza, rendendo subito chiaro che la loro natura aveva un'origine precisa e ciclica. Ci furono innumerevoli spedizioni per cercarne il fulcro, ma risultarono sempre in grandi perdite di soldati, e coloro che sopravvivevano non riuscivano a dare spiegazione alcuna se non che la tempesta avesse vita propria. Ben presto a Saloor molti re considerarono l'idea di allargare le loro città sotto la sabbia, usando lo Yang per fortificare quest'ultima. Vennero costruite enormi città sotterranee in tutta la penisola Salooriana, le tempeste distrussero quasi completamente tutto quello che rimase in superficie. E fu così che si iniziarono a crearsi strade, negozi e la complessa rete di relazioni che abbiamo oggi giorno tra una città e l'altra, inoltre...” Quel professore era certamente simpatico, ma per gli dei se era superficiale, pensava Khayr Anas, studente ventunenne nell'accademia maggiore di Legacy, una delle ultime città ad essere state create nell'anno 121. Lui era nato cent'anni dopo la nascita delle città sotterranee, ma sin da quando ricordava era sempre stato interessato a quella storia: la conosceva a memoria. Veniva sempre raccontata anche ai bambini salooriani come favola della buonanotte, tramite eroi fittizi e accattivanti, ma tutte senza un vero finale. Certo, la creazione delle città sotterranee era una risvolta interessante, ma certamente non un lieto fine. Quel mostro era ancora lì fuori con la maschera di una tempesta, e si era fatto sempre più forte, tanto da mettere in pericolo anche la vita sotto terra. In quello stesso momento, mentre lui era a lezione, c'erano persone che perdevano la vita nella lotta infinita contro Il Deserto. “...ora, qualcuno mi sa dire chi fu a creare lo Yang?” Khayr alzò la mano, insieme a molti altri alunni. Ognuno disse la sua: tutti ad osannare il grande Shafeeq II, figlio di Shafeeq il moro, che riuscì a creare lo Yang studiando le prime deboli tempeste. Quando venne il turno di parlare per Khayr, tutti si voltarono per quel che disse: “Fu Il demone del Deserto a creare lo Yang, lo stesso che poi ha distutto il mondo in superficie. Shafeeq II riuscì semplicemente a rubarne il potere, prima che questo divenisse troppo forte.” Quella non era solo un'opinione personale del ragazzo, ma anche una lettura diversa che aveva una buona parte del popolo: che lo Yang in realtà fosse non la parte buona dell'energia, bensì quella malvagia: lo Yin. Tuttavia questa credenza non era vista di buon occhio dall'opinione pubblica, perché nessuno voleva associare il proprio potere al diavolo che stava in superficie. Ci fu silenzio nell'aula, poi il professore riprese a parlare: “Questa è la considerazione di alcune persone, sì, ma è impossibile che il potere che usiamo oggi per curare feriti e fare mille cose utili derivi da un'entità demoniaca come Il Deserto.” E continuò con la sua lezione, senza dare modo al ragazzo di controbattere. In fondo Khayr non voleva neanche farlo, perché sapeva che in quel luogo e in quel momento era una causa persa. A fine lezioni, in tardo pomeriggio, il ragazzo prese la borsa sulla spalla e uscì dall'accademia insieme alla folla. Si fermò su una panchina per accendersi una sigaretta e guardare le mura superiori della città. Avrebbe voluto chiamare cielo tutta quella roccia, ma non era esattamente come veniva descritto nei romanzi. Lì le uniche luci che c'erano non erano quelle delle stelle, ma quelle artificiali per le strade e nelle case, ovviamente create dallo Yang. “Tu sei Khayr Anas?” chiese una voce femminile. Il ragazzo espirò il fumo e la guardò incuriosito. Era chiaramente della sua età, con i tratti tipici di quel posto: pelle ramata, occhi e capelli scuri, labbra carnose. Era ben curata, e nonostante indossasse dei semplici jeans ed una maglia, era piuttosto attraente. “Sì...e tu saresti?” “Mi chiamo Lyana Reden, scusa il disturbo, posso sedermi? Ecco, io sono qui perché i nostri genitori lavorano insieme. Non so se ti ricordi di me, ma frequentavamo le scuole dello Yang insieme da piccoli...” Le scuole dello Yang, probabilmente uno dei ricordi più belli che tutti i ragazzini salooriani avessero: lì si insegnano i primi passi nella manipolazione dello Yang e la propria natura. Lì, Khayr strinse le prime amicizie, e anche con quella Lyana a quanto pareva. “Mi dispiace, è che non ricordo molto di quel tempo. Mi fa piacere che mi hai riconosciuto allora” le disse con un sorriso. Ma lo sguardo di lei era tutt'altro che felice. Prima che Khayr potesse chiederglielo, lei spiegò il vero motivo per il quale lo stava cercando. “Sono venuta qui da Olyan per chiederti se tu sapessi qualcosa dei nostri genitori...” “Cosa? E' successo qualcosa?” “Mio padre mi scrive una volta al mese dalla sua spedizione, ed ora sono tre mesi esatti che non lo fa...sono impotente e non posso fare nulla. Poi mi è venuto in mente che mi disse di lavorare con il padre di un mio vecchio amico, ho fatto delle ricerche ed eccomi qui...” Sahir Anas, grande ricercatore ed esploratore del Deserto. Faceva parte di uno dei gruppi che trascorreva la maggior parte della propria vita a contatto diretto con la morte, per dare un futuro alla propria patria. L'opinione pubblica si divideva tra chi li considerava degli eroi eremiti, e tra chi li chiamava pazzi suicidi; in quelle considerazioni Khayr si era trovato sempre nel mezzo: stimava il padre, ma allo stesso tempo odiava la sua scelta, che costrinse il ragazzo e la madre a portarsi avanti da soli, con la perenne paura di rimanere davvero tali. Sahir, a differenza del padre di Lyana, non scriveva quasi mai: lui era dell'opinione che più si scrivesse ad una persona, e più la mancanza pesasse, quindi lo faceva molto di rado, e le volte in cui visitava casa erano brevi e saltuarie: si potevano contare sulle dita. “Mio padre...non mi scrive mai, quindi io...sinceramente non...” e la voce gli si smorzò in gola. Quel sentimento di preoccupazione e di morte che aleggiava intorno alla figura paterna, e che aveva sempre cercato di sopprimere, ora si manifestava più forte che mai. Come poteva accettarne la morte? E come poteva reggere questa notizia sua madre? Lei pregava ogni giorno gli dei che suo marito Sahir tornasse vivo e sano di mente, dato che lo Yin del Deserto poteva corrompere lo Yang di chi ci veniva a contatto. La ragazza restò in silenzio, con gli occhi bassi e pieni di lacrime. “Mi dispiace, io non saprei come...” “No, non è colpa tua...grazie” disse a voce bassa e rotta, per poi alzarsi e dargli le spalle, intenta ad andarsene. Khayr avrebbe voluto fare qualcosa, ma di fronte a quella situazione era davvero impotente. Si rese conto, però, che quella donna poteva forse essere l'unica persona che avrebbe potuto aiutarlo davvero a sapere la verità sui loro padri, quindi non poteva lasciarla andare. Il ragazzo si alzò di scatto “Però…!” lei si fermò, guardandolo. Khayr aveva la mano alzata verso di lei, come a fermarla. La girò, porgendogliela da lontano “Possiamo aiutarci a vicenda, voglio scoprire cos'è successo a mio padre.” Lyana si asciugò le lacrime con l'avambraccio, e gli sorrise.
  3. Promise

    Singapura

    Ciao! Volevo dirti sin da subito che alcune mie correzioni(che poi ti indicherò) saranno strettamente personali o di stile, quindi prendi quel che ti dico con le pinze, anche perché molte persone prima di me ti avranno già spulciato per bene tutto il testo! Bene, iniziamo: con il passare del tempo. Poi, la frase successiva è un po' troppo macchinosa, ho dovuto rileggerla due volte per capirla a pieno, io userei un'alternativa, magari : Di modo che lo stesso posto resta uguale, pur mutando, ad ogni mio ritorno. O qualcosa di simile ( sinceramente, neanche quello che ho proposto io mi convince molto, ma spero di aver reso l'idea) Questo è un esempio di correzione stilistica invece, strettamente personale: preferirei "dalle montagne ai mari", rendere tutto più grande e..maestoso? due "e " una dopo l'altra danno un po' fastidio, ci metterei un "ed" sue, errore di distrazione e la prima cosa che videvirgola una volta toccata la terra ferma virgolafu un leone. Altra correzioni stilistica: sarebbe migliore se elencassi le etnie al plurale, visto che hai fatto riferimento a loro in plurale Le barriere sono cresciute dappertuttovirgola escludendomi porzioni sempre più ampie dell’isola. Erano stanchi per la pesca della giornatavirgola ma in quel momento nulla aveva importanza. Qui due cose: Schiavi di un lavoro che lasciava loro solo il tempo [...]. Lo vedrei molto più adeguato, e poi: shopping dovuto alla nazione è qualcosa che mi storce molto il naso: è vero che l'economia fa girare tutto, però detto così sembrano patriottici persino quando comprano una caramella, sarà la mia impressione, ma la cambierei. Bene, concludo qui. Riguardo la storia, sei davvero riuscito nel tuo scopo: far intendere che parlassi di un uomo e una donna, quando invece era il vento e e la città. Alla fine avrei evitato solo di rivelare la risposta, che lasciare quel leggero dubbio non è per niente male. Alla prossima!
  4. Promise

    I Due Regni - La Città Intera Vol.1 di Alessia Palumbo

    Io ho la sua firma
  5. Promise

    [MI 73] La nera paura

    Grazie per la sincerità e il tempo che mi hai dedicato. Sì, infatti per me è molto importante ricevere critiche che siano costruttive e che mi facciano capire i miei errori. Al prossimo MI rileggerò per bene questo testo prima di scrivere altro, in modo da capire dove siano gli errori. Grazie ancora
  6. Promise

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 73

    Scelta più difficile di quando mi mostrano un tavolo colmo di dolci e mi dicono di prenderne soltanto tre, mi aggrego all'idea che i voti dovrebbero essere un po' di più (non molti) in base al numero di partecipanti, comunque: Lo sterminatore, di massimopud. I racconti comici sono il mio tallone d'Achille, è un'arma imbattibile e dovrei mettermici di impegno per non votarli, soprattutto se sono scritti così bene poi! Io. La preda, di Bango Skank. Poco da dire, trovo geniale come ha sconvolto lo schema classico della storia, è stato molto fluido, interessante e ben scritto. Le avanguardie dell'apocalisse, di Unius. Devo dirti che questo è stato un voto molto difficile da fare, perché volevo scegliere molte altre storie, e questo racconto mi è piaciuto enormemente fino a metà, il finale e la motivazione per il quale un personaggio (forse) uccide quell'altro personaggio non mi ha troppo convinto. Tuttavia, sono rimasto incollato fino a metà e merita molto. Bisogna poi considerare che il limite dei caratteri è sempre quel che è.
  7. Promise

    [MI 73] La nera paura

    Quando avrete tempo mi piacerebbe che mi correggeste precisamente gli errori (impariamo la grammatica Promise, please)
  8. Promise

    [MI 73] La nera paura

    Sono contento di essere migliorato, non me lo aspettavo per niente! Il finale era ovvio quindi? Non mi sono concentrato molto sulla trama ad essere puramente sincero. Ho sentito di nuovo dentro di me quel flusso che mi ha permesso di scrivere righe e righe senza fermarmi (soprattutto verso il finale) e l'ho seguito, per poi correggere tutto con calma in un secondo momento. Quando avrete tempo mi piacerebbe che mi correggesse precisamente gli errori e la punteggiatura ad cazzium che avete notato se non ha già corretto tutto Bango, che ringrazio! Questi miglioramenti ci sono solo grazie ai vostri calcioni nelle gengive, e vi ringrazio tutti per questo! Cercherò di partecipare ai prossimi MI per mettermi in gioco e migliorare ancora, e intanto leggerò più che posso (Poe mi sta prendendo tantissimo ultimamente ) Grazie ancora!
  9. Promise

    [MI 73] La nera paura

    Devo dirti la verità, non me lo aspettavo! La prima cosa che mi aspettavo era qualcuno che mi smontasse il testo in ogni minimo dettaglio, non qualcuno che me lo lodasse. E' stata una sorpresa, una molto bella. Sono contento di essere migliorato, sto cercando di andare sempre meglio e ci sono persone che mi aiutano davvero e voi,tu, fate parte di quelle persone. Non ci rimarrei male se non vincessi, non ci rimango mai male per nulla. In realtà mi piace molto partecipare con altre persone così posso anche rendermi conto di che livello sono in un certo senso. Cercherò di partecipare anche ai prossimi MI e di dare il meglio di me. Sono felice che io abbia soddisfatto il tuo prompt, mi erano balenate moltissime idee ma alla fine scrivendo mi è nata questa. Aspetto i prossimi commenti distruttivi
  10. Promise

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 73

    La nera paura Prompt di mezzanotte: Predatori e prede
  11. Promise

    [MI 73] La nera paura

    Commento Prompt di mezzanotte Era una comunissima giornata autunnale. Era da poco l'alba e Philip si trovava in macchina, a rientro da lavoro, stanco morto dopo aver passato un'altra notte a ripulire da solo intere stanze e uffici. L'unica cosa che desiderava in quel momento era ficcarsi sotto le coperte calde del suo letto, spegnere la sua sveglia a forma di coccodrillo e dormire tutto il tempo che voleva. Avrebbe dimenticato la malinconia del vivere da solo, di non avere un lavoro che apprezzava, e soprattutto, avrebbe dimenticato le orribili visioni che nell'ultimo periodo lo stavano tormentando. Vedeva strane ombre spiarlo, oggetti la cui immagine si deformava sotto i suoi occhi e, cosa che odiava più di tutte, persone sconosciute lo guardavano sempre più spesso con sguardo spregevole e colmo di disprezzo. Philip non era superstizioso, e attribuì quelle strane visioni alla stanchezza della vita che conduceva. Per lui in effetti non poteva esserci altra spiegazione, non riusciva a seguire una routine, mangiava agli orari più improbabili e a volte non dormiva per giorni. Una parte di sé gli diceva spesso che una vita simile non valeva la pena di essere vissuta, ma ogniqualvolta lo pensava, subito riaffiorava il ricordo di sua madre che una volta gli disse:”Ognuno di noi in questo mondo ha un compito.” Così, Philip continuava a lavorare, e lo faceva davvero molto bene, nonostante non lo amasse per niente. Da quando aveva iniziato quel lavoro, quattro anni prima, ebbe l'impressione di essere molto portato. Teneva tutto impeccabilmente ordinato e pulito, seppure nessuna delle due cose facesse realmente parte della sua persona. Era quasi vicino a casa, quando successe qualcosa di inaspettato. Un'ombra scattò improvvisamente davanti l'auto, e Philip non fece in tempo a frenare, prendendola in pieno. Si fermò bruscamente una decina di metri dopo, scese in fretta dalla macchina e corse verso quello che aveva appena investito. Inizialmente pensò che fosse un animale, forse un cervo, visto che erano circondati da un bosco. Era anche molto presto, quindi non sarebbe stato improbabile la presenza di qualche animale per strada. Ma avvicinandosi, Philip si rese conto che quella figura non era simile a nulla di quello che aveva visto fino a quel momento. Era un essere oblungo e completamente nero, aveva struttura simile a quella umana: due gambe e due braccia, un torso molto stretto e qualcosa che sarebbe dovuta essere una testa, ma non aveva né occhi né naso, soltanto una bocca, che in quel momento era come digrignata, nonostante quell'essere non si muovesse. Philip indietreggiò, era spaventato, ma lo confortava il fatto che fosse quella creatura ad essere morta e non lui. Una voce nella sua testa però gli urlava di investirla di nuovo, ma aveva troppa paura che potesse non essere davvero deceduta. Allora tornò velocemente in macchina e guidò di corsa fino a casa. Da quando ci fu quell'incidente, Philip non riuscì più a guardare il mondo con gli stessi occhi: le ombre, i sussurri e le allucinazioni erano aumentate. Ebbe ogni notte incubi terribili dei quali protagonista era sempre l'essere misterioso. Non riuscì più a condurre neanche la vita disorganizzata di sempre. Dopo una settimana arrivò una chiamata, era Jessica, una sua collega. Gli chiese se fosse in malattia e perché non l'avesse ancora riferito. Gli consigliò di farlo al più presto altrimenti avrebbe rischiato di perdere il lavoro. L'uomo rimase in silenzio in un primo momento, ma poi apprese di avere un irrefrenabile desiderio di confessare tutto quello che lo stava affliggendo nell'ultimo periodo. Non voleva farlo, ma non riuscì a contenersi: aveva bisogno di dire tutto. Non conosceva molto bene Jessica e non si fidava di lei, ma era un altro, un qualcuno con cui forse condividere quel peso diventato ormai insopportabile. E così rivelò tutto. Non riuscì a spiegare il modo in cui si sentì dopo quella chiamata. Jessica gli consigliò di riposare e darsi malato al lavoro, dopo essersi inventato una buona scusa per non averlo detto sette giorni prima. Sembrava molto preoccupata, e ben presto Philip avrebbe scoperto quanto lo era davvero. Passò un'altra settimana dove ebbe incubi anche a occhi aperti, e la confessione fatta a Jessica non fece altro che rendere più reali tutte quelle illusioni, come se gli avesse permesso di entrare nella sua vita. Ormai non c'era un momento nel quale l'uomo non aveva visioni o non udiva voci terribili ovunque fosse, la sua stessa vita si era trasformata in un incubo. Non mangiava neanche più, non aveva volontà di resistere. Da giorni restava semplicemente immobile nel suo letto, aspettando la morte. Un giorno, dalla porta entrarono quattro di quei mostri, simili in tutto e per tutto a quello che Philip aveva investito sulla strada due settimane prima. Appena li vide si irrigidì, cerco di urlare e di strattonarsi, ma era così debole che nulla poté fare per salvarsi dalla morsa di quegli esseri. Lo fecero sedere sul divano e lo osservarono, lo studiarono mentre parlavano tra di loro e sembravano rivolgersi a lui con delle domande, emettendo versi terribili e inumani. Philip non capiva, e quando ebbe la forza per poter parlare, urlò loro tutto l'orrore che provava e quanto odio sentiva nei confronti di quelle bestie orripilanti e impietose. I quattro mostri si guardarono ancora e si dissero qualcos'altro, dopodiché uno di loro tirò fuori una siringa e la conficcò nel braccio dell'uomo. Lui urlò con terrore, ignaro di quale orribile sostanza gli stessero iniettando, ma ben presto le forze lo abbandonarono di nuovo e con loro, anche i sensi. Fu così che Philip si svegliò in quella che diventò la sua prigione per molti mesi, un luogo nel quale si trovavano solo mostri, alcuni rinchiusi come lui, e molti altri liberi. Più volte al giorno sottoponevano l'uomo a una specie di interrogatorio al quale lui non rispondeva mai, perché le uniche cose che udiva erano i loro versi immondi che non assomigliavano a nessuna lingua esistente. Le loro bocche digrignate in un sorriso sadico ogni volta che gli iniettavano o facevano digerire sostanze sconosciute era quello che odiava di più. Avrebbe fatto di tutto pur di strappargli quel ghigno, ma ogni volta quelle medicine gli toglievano la forza, e tornava a essere impotente e passivo a tutto quello a cui lo sottoponevano. Un giorno uno dei mostri tenuti in cella sembrò impazzire, urlò più del solito e questo fece allertare un gran numero di esseri che così interruppero la loro routine. Philip non fu costretto a prendere la medicina quel giorno e riuscì persino ad alzarsi dal proprio letto. Dopo qualche ora, finalmente giunse uno di quei mostri per costringerlo a ingerire la medicina, ma l'uomo si fece trovare pronto. Balzò dal letto e prese di sorpresa l'essere, riuscendo a spingergli la testa contro il pavimento e a schiacciarla più volte sotto il piede, fin quando dalla testa ferita del mostro non scorse del liquido bluastro. Philip si fermò un secondo, poi riprese a colpirlo. Si sentiva bene, era una sensazione fantastica uccidere il proprio nemico, non si era mai sentito così vivo e così lieto. Pensava che non si sarebbe più sentito una preda, era capace di ucciderli, poteva essere lui il cacciatore. Li avrebbe uccisi, tutti, avrebbe provato di nuovo quella sensazione fantastica che stava provando in quel momento. Ma durò poco. Allertati dal rumore, arrivarono altri di quegli esseri e dopo aver visto l'orribile scena, saltarono addosso all'uomo e lo bloccarono. Ogni resistenza fu inutile e dopo pochi secondi riuscirono a iniettargli qualcosa nel collo e addormentarlo. Il giorno dopo arrivò una chiamata al cellulare di Jessica. “Pronto?” “Jessica King?” “Sì, sono io, chi mi vuole?” “E' stata lei a segnalare Philip Walker?” “Sì...come sta? Ho saputo che è stato portato all'ospedale psichiatrico.” “Il signor Walker ha ucciso uno dei membri del personale, è mentalmente instabile ed è pericoloso. Forse lei non lo sa, ma ha probabilmente salvato molte vite.”
  12. Promise

    Se solo potessi tornare indietro

    Ciao! Non commento un testo da molto quindi mi perdonerai se non sarò tra i migliori. Allora direi che grammaticalmente non c'è molto da dire, a parte qualche segno di punteggiatura come quelli che ti ha fatto notare Ellery. E' qualcosa che migliora con la pratica, ma in caso tu non l'abbia fatto ti consiglio di rileggere quello che scrivi perché è importante anche la scorrevolezza del testo. Chi legge è più attratto da qualcosa di molto scorrevole, e la prima frase che ti ho corretto personalmente non la trovo molto scorrevole. Tuttavia è stato qualcosa di piacevole alla lettura. Forse usi troppi punti e a capo e, come ti ho fatto notare, nei pensieri è meglio il corsivo e soprattutto, quando si scrive, è meglio evitare cose come "Vaiiii" o "AHHH!" o "CAZZO DICI!" Erano errori che facevo anche io, ma per chi legge sarebbe meglio leggere "Vai!", Urlò, "Cazzo dici!". Quindi il mio consiglio è: prima di pubblicare immedesimati nel lettore e poi nello scrittore. Tuttavia complimenti, mi sono concentrato su questi particolari della forma perché il resto mi è piaciuto molto. A rileggerci!
  13. Promise

    I Due Regni - La Città Intera Vol.1 di Alessia Palumbo

    Io avrei boccheggiato e mi avrebbero preso per un pesce. Incredibile! Ma come ha fatto un pesce a scrivere un libro? Certo che la natura a volte è proprio strana. Invece tu te la sei cavata con termini che io non uso neanche quando sono nel pieno del mio attacco intellettuale durante una qualsivoglia interrogazione. Mi rendi così fiero!
  14. Promise

    L'umano dietro la luce

    @FadingAway Quando ci incontreremo, oltre alla firma, voglio anche una fetta di pastiera please
  15. Promise

    Parole di fosforo

    Claro que sì!
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