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Thea

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  1. Thea

    Do la mia autorizzazione

    Potete predere tutti i miei commenti. Specialmente di quella volta che ho smembrato un racconto del Volponi a Natale
  2. Thea

    Compleanni nel WD

    @mhayli grazie di aver lanciato gli auguri, mi fai arrossire Grazie a tutti per gli auguri, ragazzi. Tornerò presto... (paura, eh?)
  3. Esatto, ho sentito l'intervista. Complimenti allora, come sta andando?
  4. Mi dispiace darti questa notizia ma temo che esista già: https://www.librimbocca.it/index.html O sei tu? È esattamente quello che hai descritto. Magari si può creare una variante, con la possibilità anche di letture di gruppo, ad esempio...
  5. Thea

    Blackout poetry 1 - Off topic

    @Ippolita2018 domani mattina magari faccio una pensata. Quando avrò ancora occasione di deturpare un testo di @Cerusico?!
  6. Thea

    Jukebox

    Esiste canzone più azzeccata ora?
  7. Thea

    Utente del Mese per Meriti NON Letterari - Stagione 2

    AndC sia lodato.
  8. Thea

    Lampi di Poesia 8 - Off topic

    @Ippolita2018 controllerò nella mia fittissima agenda di domani, dovrei avere un po' di tempo tra "meditare sulla fine del mondo" e "cucinare tutto ciò che c'è in frigorifero". Grazie del pensiero
  9. Thea

    [MI 134] Fratello delle stelle

    Ciao MT, il racconto nella forma mi sembra ben scritto, ti segnalo quindi le cose che ho trovate problematiche o strane nella lettura: - Troppi troppi personaggi e nomi per così pochi caratteri, quanta gente corre dietro al protagonista nella prima metà del racconto? Così facendo si disperde anche il personaggio principale del quale, a fine lettura, non saprei neanche ripetere uno dei due nomi - Corrono corrono ma quanto parlano? Il dialogo mi è parso troppo irreale per essere svolto durante una corsa fossennata, per come le frasi sono lunghe e corrette e per quante informazioni si scambiano in una situazione di emergenza e affanno (anche se magari immaginaria, ma al lettore deve sembrare vera) Il finale mi ha ricordato moltissimo K-Pax, gran bel film. Scappo. Ciao
  10. Thea

    [MI 134] Ritorno a casa

    Ciao Alberto, ho frequentato la Sardegna per lavoro per due anni e ne ho amato l'atmosfera, sia delle zone costiere che di quelle interne. Il tuo racconto mi ha ripostato i suoni e gli odori di un posto fantastico. Mi sembra quasi di sentire il sole caldo e il venticello sulla faccia. Semplice ed efficace, molto bravo.
  11. Thea

    [MI 134] La vita con Matilde

    Traccia di Mezzogiorno: a porte chiuse La luce entra flebile dalla finestra, filtrata dai fiori della grande magnolia in cortile. Un raggio di sole penetra fino a colpire gli occhiali dell’analista, rendendone imperscrutabile lo sguardo. Solo la voce, calda e avvolgente, fa trasparire la sua tranquillità. – Marco, da quanto tempo vieni in terapia da me? – Credo sia un anno ormai, – dico, rendendomi conto troppo tardi che non era necessario rispondere. – Esatto. Un silenzio imbarazzante riempie lo spazio che separa la scrivania dalla mia sedia. – Ascolta, ci sono molte persone che chiedono di potermi parlare, persone con grossi problemi, relazioni familiari difficili, tragedie alle spalle. Persone che hanno bisogno di aiuto. Cerco di non guardarlo in faccia, per non comprendere prima del tempo dove vuole arrivare. Concentro lo sguardo sull’orchidea sopra il davanzale, chiedendomi perchè io non riesca mai a farle rifiorire. – Sì, certo, lo capisco, – rispondo. Si toglie gli occhiali, li posa sulla scrivania e stropiccia il volto con le mani. Mi giro, mi fissa negli occhi, uno sguardo dolce. – Marco, te lo dirò chiaramente, non credo che tu abbia bisogno di me. – Ma a me piace venire qui, io… – In verità credo che tu non abbia mai avuto bisogno di me, – mi interrompe bruscamente. Per la prima volta ho l’impressione che non mi ascolti e che il mio parere non conti. – Mi fa piacere ascoltare le tue storie, sul tuo lavoro, le tue vacanze, la tua splendida compagna Matilde e tutti i vostri progetti per il futuro. Ma io credo fermamente che tu sia una persona equilibrata, con un bella vita e non ho ancora capito, dopo tutto questo tempo, cosa ti porti qui. Ho cercato di capirlo, credimi, ma sono arrivato alla conclusione che tu sia un persona felice. Non hai bisogno di me. – Ma… – esito, tutte quelle storie sul transfert tra paziente e analista mi fanno titubare, poi decido di non pensarci. – Ho bisogno di te, Stefano, sei come un amico. Mi rendo conto di aver alzato il tono, la voce è diventata più acuta, tipica di quando sono nervoso. – Perfetto, se mi consideri un amico non serve che vieni nel mio ufficio o che mi paghi, possiamo tranquillamente andare a berci una birra, una volta ogni tanto, e fare due chiacchere come fanno gli amici. – Ho capito. Mi sento mancare il terreno sotto i piedi, come sulle montagne russe, nei primi secondi della discesa, quando il peso del vuoto nello stomaco pare insostenibile. – Non prenderla male, non ti sto abbandonando, ma mi sentirei un impostore se continuassi a chiederti soldi. – Chiaro. – È tutto a posto? Cerco di calmarmi prima di rispondere ma lo sforzo è inutile; scelgo la sincerità, dopo tutto, sto ancora parlando con il mio analista. – Sì, è che mi sento un po’ triste a uscire di qui e non sapere quando potremo ancora parlare. – Invitami fuori, sarò felice di fare due chiacchere con te. – Cena stasera a casa mia? Matilde sarà felice di conoscerti. L’invito mi esce troppo velocemente e per un secondo penso di aver esagerato. – S… se non hai programmi, si intende, – aggiungo. – Verrò molto volentieri, grazie. Fuori dallo studio il sole è ancora alto, ho tutto il tempo per oragnizzare la cena di stasera. Matilde sarà felice di conoscere Stefano: li vedo già che parlano fitto di psicoanalisi, lei ha sempre avuto una mente curiosa e insaziabile. È una delle cose che mi ha fatto innamorare di lei. Quando è affascinata da qualcosa le si accende una luce negli occhi che la rende ancora più bella e intrigante. In quei momenti mi piace soffermarmi a guardarla, anche se non sta parlando con me, poi si accorge del mio sguardo, allora lo ricambia e mi sorride, senza interrompere la conversazione. In quel momento sono sicuro di essere l’uomo più invidiato del mondo, che posso godere di quel sorriso distante eppure caldo. Mentre cammino mi scrivo una lista delle cose da comprare per la serata, mi fermerò al supermercato prima di tornare a casa. Non voglio che Matilde pensi a nulla, spesso si innervosisce quando ci sono ospiti inaspettati e non ha fatto in tempo a programmare la cena. Penserò a tutto io, così lei potrà starsene tranquilla. Ha spirito di iniziativa, Matilde, questo non lo si può negare. Se avesse saputo prima di questa cena avrebbe passato la sera precedente a guardare le ricette più sfiziose e mi avrebbe chiesto di aiutarla a scegliere gli ingredienti e tagliarli accuratamente. Mi piace cucinare assieme a lei, mi piace scherzare dicendo che sono il suo sguattero, lei per un momento ci crede, allora mi chiede se voglio decidere io cosa cucinare, solo dopo capisce che la prendevo in giro e scoppia ridere. Le sue idee sono sempre più originali, mi piace che scelga lei i piatti, però non sopporterei di farla cucinare da sola. Stiamo bene insieme, io e Matilde, e non c’è cosa che non facciamo in compagnia. Tra lavoro e attività sportive è così poco il tempo che si passa insieme, vogliamo sfruttarlo al massimo. Quando torniamo tardi la sera chiacchieriamo cucinando o stendendo i panni e così anche i compiti più noiosi diventano leggeri. Poi mi siedo sul divano e lei si abbandona sul mio petto, guardiamo la televisione e le accarezzo i capelli. Spesso si addormenta e allora la sera dopo dobbiamo far ripartire il film da capo, non le dico che in realtà mi ero addormentato anche io, lei sta al gioco e fa finta di non avermi sentito russare. Stasera però voglio trattarla come la mia regina, cucinerò tutto io e non le farò toccare fornello. Sono sicuro che mi farà compagnia in cucina, ascolteremo musica, mi sgriderà perché sto sporcando troppo e mi inseguirà con una spugnetta per pulire i miei disastri. Sarà divertente battibeccare su come tagliare questo o quanto cuocere quell’altro. Ogni tanto litighiamo ma è sempre per qualche motivo stupido. Quando capiamo che era solo il nervosismo a parlare ci chiediamo scusa, ci abbracciamo e non ne parliamo più. Dopo un po’ di tempo non sappiamo più dire perchè stavamo litigando. Sono sempre io a fare pace, ma non glielo faccio mai notare. È giusto che qualcuno faccia il primo passo. Organizza le vacanze, Matilde, e ogni tanto si arrabbia perchè non l’aiuto, ma poi quando viaggiamo ci piacciono le stesse cose e quello che ha scelto è sempre perfetto per me. Siamo ottimi compagni di viaggio e in vacanza non litighiamo mai. È bella la vita con Matilde. Non so come farei senza di lei. Quando apro la porta a Stefano faccio del mio meglio per sembrare tranquillo. Io e Matilde abbiamo avuto un piccolo battibecco prima; dice che sono troppo ansioso quando viene qualcuno e che devo essere più rilassato. Ha ragione ma è più forte di me e più cerco di non farlo notare più si vede, oppure lei lo nota perchè mi conosce. Verso due calici di prosecco e ne porgo uno a Stefano, iniziamo a parlare e mi rendo conto di quanto poco sappia di lui, quando lui invece sa tutto di me. Lo faccio accomodare in sala e intanto vado in cucina, preparo i piatti e li porto al tavolo. – Dov’è Matilde? Sudo. Un brivido freddo mi scuote. – Dovrebbe essere in cantina, a prendere il vino. Inizia pure a mangiare, non vorrei si freddasse. La voce esce a fatica e mi trema. – Ci mancherebbe, aspetto che ritorni. Succede come a rallentatore: un silenzio pesante, Stefano guarda il mio piatto, pieno, il suo piatto, fumante, e la sedia vuota in fronte a lui, senza un piatto, senza posate, senza bicchiere. Si toglie gli occhiali e mi fissa, ci vedo un velo di lacrime, o forse è nei miei. – Da quanto se ne ha andata? – Da cinque anni. – Ora capisco, scusami. Le lacrime iniziano a scendere contro la mia volontà. È bella la vita con Matilde. Non so come farei senza di lei.
  12. Thea

    [N2019-2B] I ratti di fogna

    @flambar Ciao caro, grazie del commento. Concordo con te su quanto hai detto a proposito dei ratti, conosco diverse persone che li hanno avuti come animali domestici e sono anche di compagnia oltre che intelligenti. Il mio paragone era solamente funzionale alla trama e non esprimeva un parere personale.
  13. ci sono più sedicenti scrittori o scrittori sedicenni?
  14. Sicuramente, anche se non so a che ti riferisci.
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