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Lallux

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Su Lallux

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    Sognatore
  • Compleanno 29/12/1993

Informazioni Profilo

  • Genere
    Donna
  • Provenienza
    Lazio
  • Interessi
    Leggere saghe fantasy, libri rosa, medievali e storici, scrivere, ascoltare musica, guardare serie tv
  1. Lallux

    Ciao a tutti, mi presento

    Ciao, benvenuto! Hai sviluppato davvero molte applicazioni, complimenti!
  2. Lallux

    In cerca di ispirazione

    Ciao Lavori in editoria? Io ci avevo fatto un pensierino per gli studi, qualche tempo fa, poi ho deciso di rivolgermi all'insegnamento (che passo avanti, wow!), anche se l'editoria ancora rimane un sogno *-* Comunque benvenuto
  3. Lallux

    Cosplay

    Grazie a tutti per i commenti. Allora, Niko, volevo partire proprio da questo: Hai colto nel segno. Nella prima stesura, infatti, non avevo spiegato come si chiama la prima ragazza, avevo dato per scontato che si capisse, ma poi, non so bene perché, ho deciso di farlo. Ora ho la conferma che avevo fatto bene, e la prossima volta eviterò questo errore. Per il resto, capisco che devo migliorare, e ora so anche in cosa (gli avverbi in -mente sono un po' il mio tallone d'Achille) Alex, ho capito anche la tua critica sui personaggi, devo impegnarmi a dargli più spessore (sarà un lavoraccio)! Jesa, bella domanda quella dei nomi! Allora, quello della protagonista me lo sono inventato, così, mentre Benedetta è il nome di una ragazza che conosco; devo dire che sono rimasta colpita nel vedere come facesse contrasto con il ruolo di cattiva nella storia!
  4. Lallux

    Cosplay

    commento -Devi darmeli subito, capito? Paola deglutì, cercando di trattenere le lacrime. Si abbassò dalla sedia e con mani tremanti andò allo zaino, poggiato per terra, per aprire la zip della tasca inferiore. Prese il portamonete e se lo portò davanti, appoggiandolo sul banco. Cercava di pensare a qualcosa da dire per opporsi e non sembrare così debole, ma non ci riuscì. Aveva la mente annebbiata dalla paura della ragazza che torreggiava di fronte a lei. Non osava neanche guardarla negli occhi. -Muoviti!- esclamò di nuovo la ragazza, a voce un po’ più alta. -La ricreazione non dura per sempre, e io ho fame. Paola rabbrividì e annuì velocemente, prendendo le poche monete che aveva e mettendole sul banco. Fece appena in tempo a ritirare la mano che l’altra già se le prese. -Certo che, Franci, sono un po’ poche… Paola alzò di poco lo sguardo, solo per vedere un’altra ragazza che si protendeva da dietro le spalle della prima, Francesca. Non riuscì a reprimere un brivido di disgusto: la seconda ragazza era Benedetta, la perfettina. Francesca si rigirò le monete fra le mani, poi parlò. -Sì, hai ragione. Con queste non ci compro neanche una merendina.-, e si abbassò fino al livello di Paola. Fissò i suoi occhi verdi in quelli azzurri di lei e scosse leggermente il capo. I suoi capelli rossi tinti si mossero leggermente. -Come devo fare, con te? Me ne porti sempre meno. Non va proprio bene, sai?- mormorò con voce dolce. -Non vorrai mica che vada da Giulio e gli dica che la piccola, paffutella Paola ha una cotta per lui, giusto? Paola chiuse gli occhi per un momento. Non voleva stare a sentire, ma sapeva che non era in grado di risponderle, di prevalere su di lei. Deglutì di nuovo e scosse la testa. Sentì una lacrima che le colava sulla guancia. -Cosa vuoi che faccia, allora?- disse con voce roca, quasi in un bisbiglio. -Era ora che parlassi!- si intromise Benedetta, ma un gesto stizzito della compagna la fece zittire. Abbassò lo sguardo e indietreggiò leggermente. -Portarmi più soldi, che domande! Ah, non perdere tempo a replicare.- disse sbrigativa Francesca, anticipando la ragazza come vide che stava per rispondere. Diede una rapida occhiata all’orologio e si rivolse all’amica. -Muoviamoci, fra poco suona e io sono ancora senza merenda. Benedetta annuì senza dire niente ed entrambe si avviarono all’uscita alla porta. Quando furono fuori, Paola mise a posto il portafogli e si guardò intorno. Gli altri suoi compagni, quei pochi che erano rimasti nell’aula per la ricreazione, stavano per fatti loro. Nessuno, neanche per un breve istante, aveva mai alzato lo sguardo verso di lei per tutto il tempo in cui c’erano state Francesca e Benedetta. Anche ora che se n’erano andate, continuavano a guardare ostinatamente da un’altra parte. Eppure, Paola sapeva che avevano sentito tutto. Si sentì di nuovo le lacrime agli occhi. Se in quell’esatto momento non fosse entrato il professor Vinaldi, molto probabilmente sarebbe corsa in bagno a piangere. Più tardi, tornata a casa, ripensò all’accaduto. Pensò a quello che avrebbe voluto dire, a come si sarebbe opposta, ma ormai era troppo tardi. Il fatto era che non aveva avuto la prontezza né la decisione necessarie a rispondere, e ora non poteva fare altro che rimuginarci su con amarezza. Entrò in camera sua, posò lo zaino sul pavimento e andò ad accendere il computer. Mentre il familiare ronzio le comunicava che l’apparecchio si stava accendendo, guardò le foto attaccate alla parete oltre lo schermo. Aveva messo la sua preferita al centro, e a volte si incantava a guardarla per minuti interi. Le ricordava della fiera più bella a cui avesse mai partecipato. E quel cosplayer, che in quell’occasione vestiva i panni del ladro Kaito Kid, era stato davvero molto simpatico. Lei, nel suo vestito di Asuna di Sword Art Online, aveva posato accanto a lui per quella foto, mostrando un sorriso raggiante che le illuminava gli occhi. Un delicato suono l’avvertì che il computer era pronto. Guardò la foto solo per un’altra frazione di secondo, poi fissò gli occhi sullo schermo di fronte a lei. Svolse i gesti senza neanche pensarci: selezionò con il mouse il browser internet e, quando si fu aperto, digitò velocemente nella barra di ricerca Cosplayers Italiani Forum. Fra i primi risultati apparve un sito evidenziato in viola, e Paola lo cliccò immediatamente, come se non ce la facesse più a trattenersi. Aspettò pochi secondi, poi la pagina si aprì. L’ormai familiare layout verde chiaro l’accolse come una vecchia amica mentre lei eseguiva il log in. Appena si fu connessa, l’icona dei messaggi in cima alla pagina si illuminò, coperta subito dal numero 1. La ragazza non riuscì a trattenersi dall’emettere un lieve gemito. Le aveva già risposto? Con il cuore che le batteva velocissimo, cliccò subito sull’icona, impaziente di verificare. Il messaggio era di Dani1412, e Paola si ritrovò con il fiato corto. “Ciao Blueye16! Sì, mi ricordo di quella foto, la tua Asuna era proprio ben fatta, complimenti! Ma certo che mi andrebbe, non si dice mai di no a una collaborazione. Sai, quasi quasi ci speravo che qualcuno mi invitasse a fare dei cosplay di gruppo. E così, come hai detto anche tu, possiamo scambiarci consigli sulla preparazione dei costumi! Hai già qualche idea sui personaggi da portare? Che ne diresti di una coppia del videogioco Assassin’s Creed? Fammi sapere al più presto cosa ne pensi, così ci organizziamo per la fiera di Marzo! A presto, Dani. P. S. Che ne dici se chiedo a qualche amico di venire con noi?” Finito di leggere, Paola si sentì le lacrime agli occhi. Ma stavolta non era per la vergogna o l’umiliazione. Ora era davvero felice, non si sarebbe mai aspettata che il ragazzo che lei aveva elevato quasi a suo modello personale le avrebbe risposto e addirittura avrebbe accettato la sua proposta. Si disconnesse dal forum ancora sorridente e aprì invece la sua pagina Facebook. Lo faceva ormai quasi automaticamente, per abitudine; certo non si aspettava di ricevere notizie così belle come quella appena avuta! Scorse velocemente le notizie principali senza trovare niente di interessante, poi andò sulla barra di ricerca. Le bastò inserire le prime lettere che già il sistema le caricò i suggerimenti. Il nome che cercava, Daniele Servini, era, come sempre, il primo della lista. Ci andò sopra con il mouse per cliccarlo, ma esitò un istante. Forse non avrebbe dovuto controllare ogni giorno il profilo facebook del ragazzo. Forse non era la cosa giusta da fare. Lui aveva appena accettato di accompagnarla alla prossima fiera del fumetto della città senza neanche conoscerla, mentre lei sapeva già quasi tutto di lui. Beh, la colpa è un po’ anche sua, pensò. Con lo sguardo andò al portapenne, strapieno di matite, tutte dalla punta diversa, e al biglietto da visita incastrato sotto di esso. Lo prese e se lo rigirò fra le dita; Daniele glielo aveva dato subito dopo essersi scattati la foto insieme. Diceva chiaramente: “Aggiungimi su Facebok!”. Ormai non aveva neanche più bisogno di leggerlo: lo aveva imparato a memoria, tante le volte che lo aveva fissato in momenti di indecisione proprio come quello. E anche ora, come tutte le altre volte, sospirò, ripose il biglietto al suo posto sotto il portapenne e cliccò sul nome. Il profilo del ragazzo si aprì istantaneamente. Paola scorse i suoi aggiornamenti, delusa dal fatto che non sembravano esserci nuovi contenuti dal giorno prima. Con un rapido scrollo della rotella del mouse ritornò in cima alla pagina per uscire, e si accorse che in effetti un nuovo contenuto c’era. Appena lesse il primo nome, però, il suo cuore saltò un battito. Dovette rileggere una seconda volta per assimilare appieno il contenuto del post: “Francesca Sposini ha taggato Daniele Servini in un post: Che bello, non vedo l’ora che sia marzo per poter andare insieme alla prossima fiera del fumetto!! Sarà la prima a cui parteciperò!” Non poteva crederci. Anzi, non voleva. Eppure, dentro di sé si era già rassegnata. Lei vinceva sempre.
  5. Lallux

    Il professore

    Ciao meuccio Partendo dal presupposto che io non sono nessuno per giudicare, e che non devi prendertela se ti muoverò qualche critica, prima di tutto vorrei dirti una cosa. Non sono tanto sicura di questo passo: io tenderei a evitare le allusioni politiche, a meno che tu non stia scrivendo qualcosa di satirico. Può anche darsi che tu lo abbia inserito perché attuale, ma ciò non toglie che qualcuno potrebbe leggerci una non tanto velata accusa al suo governo (perlomeno, questo è quello che penso io). Qui avrei messo una cosa come "Aveva dedicato completamente la sua esistenza a quelle materie, considerava i valori del mondo classico come dei modelli che determinavano la sua vita quotidiana, e ora quei politici stolti e ignoranti calpestavano così il suo orgoglio professionale?", ma forse è gusto personale. Qui non ho capito bene: lui ha un sonno agitato perché non riesce a interpretare il sogno mentre dorme? Di sicuro sono io ad aver capito male, ma forse avresti dovuto scrivere che provava a interpretare il sogno la mattina seguente, da sveglio, non riuscendoci perché stremato dalla notte di sonno agitato, non trovi? Qui io, da lettrice, avrei preferito vedere una virgola, per rendere il periodo più leggero e, quindi, più veloce, per enfatizzare il fatto che in edicola ci va "trafelato". Io qui la virgola non ce l'avrei messa... Dal punto di vista dello stile mi è sembrato un po' frettoloso, come se non vedessi l'ora di scrivere tutto. Inizi con una descrizione generale, anche un po' affrettata, a mio parere, poi passi al particolare "Un giorno, mentre guardava la televisione", e ci sta. Ma poco dopo ricominci subito a correre, parlando di mesi che corrono mentre il professore si spreme le meningi. Poi, all'improvviso, di nuovo tutto si risolve in un tempo ristretto, quello di un sogno, seguito dall'illuminazione e la giocata fulminea al lotto. La cosa mi ha disorientata un po' mentre leggevo Comunque, devo dire di non aver capito appieno il tuo racconto. Cosa volevi passare al lettore? Che il greco e il latino sono destinati a morire? (Cosa che io non permetterei mai, combatterò con tutta mia stessa perché continuino a vivere ). Oppure che il professore è solo un povero vecchio deriso da tutti, anche dal capo degli dei in cui tanto crede? Spero che non te la prenderai eccessivamente per il mio commento, perché io spero solo che migliori ^-^ A presto!
  6. Lallux

    Treno delle 19:28

    Grazie, mi impegnerò Grazie per il commento Non credevo fosse così evidente dal racconto, ma forse leggendolo da parte dell'autore certe cose non risultano chiare come a un eventuale lettore. Mi fa piacere che lo abbia notato
  7. Lallux

    Wattpad

    Ciao Mmm io mi sono andata a iscrivere, incuriosita dalla tua descrizione, e mi sono fatta un giretto. Devo dire che mi è sembrato simile a EFP, non so se lo conosci, un sito per pubblicare racconti (perlopiù fanfiction), e non amando il genere non ho letto neanche un racconto. Sono sicura che qualcuno che scrive bene ci sia, ma devo dire che non mi sono sentita particolarmente attratta da questo social... Tu alla fine lo hai provato?
  8. Lallux

    Una donna allo specchio (revisionato)

    Ti ringrazio anche per questo. Purtroppo le ferie sono finite e ho molto meno tempo per scrivere. Comunque nel forum potrai trovarne parecchi. Alla prossima. Bene, allora scorrerò e ne leggerò quanto più possibile
  9. Lallux

    Treno delle 19:28

    Grazie Marcello, devo dire che il tuo commento mi ha davvero colpita. Non mi ero resa conto di quanto potessi migliorare, ti ringrazio per avermi fatto notare tutte queste cose. Cercherò di migliorare in tutte, sarei felice se potessi darmi pareri così schietti anche in altri racconti che pubblicherò
  10. Lallux

    Treno delle 19:28

    E ho appena notato che non si possono editare i messaggi ( )! Posso fare doppio post? In caso, staff, liberi di cancellare questo post! Grazie mille, è stata una cosa molto carina Spero naturalmente che anche tu raggiunga i tuoi obiettivi!
  11. Lallux

    Treno delle 19:28

    Con "purista" ti riferisci alla mia osservazione o alla tua? Comunque, Da buona studentessa di lettere classiche, cercherò di fare più attenzione (ne va della mia reputazione!) così come faccio in altri casi: cerco di non usare "affatto" da solo in una negazione, o di non dire "bella calligrafia" (il greco antico, qui, si fa sentire!). Eh, lo so, per esempio ultimamente si sente dire molto spesso ai giornalisti "piuttosto che" usato al posto di "oppure" (non uccidetemi se non mi ricordo il termine corretto, credo sia il "piuttosto che" avversativo), ogni volta mi sanguinano le orecchie quando lo sento
  12. Lallux

    Treno delle 19:28

    Ciao Alex e Sophie, grazie per le recensioni, devo dire che toccate punti scoperti! Partiamo dall'inizio. Assolutamente meglio i due punti, che il punto e virgola. Anche qui io avrei messo i due punti, per creare attesa e aspettativa, mentre la virgola prima della e mi pare proprio superflua. Non osava guardare l’orologio, avrebbe solo perso tempo. Il treno delle 19:28 sarebbe partito di lì a poco, e lei non era neanche ancora arrivata in stazione! Lo so, questo è uno dei miei punti deboli: i due punti Mi fanno paura, ho sempre il timore che risultino troppo infantili, quindi forse li evito anche quando non dovrei. Devo migliorarmi su questo :/ Andando avanti, anche la trama, purtroppo, è uno dei punti in cui zoppico maggiormente, lo devo ammettere. Qui, però, era un po' voluta questa sorta di delusione finale, proprio per mostrare che la madre l'ha talmente tanto influenzata da costringerla a correre per un treno del genere, nonostante la stessa protagonista sappia che, razionalmente, le paure della madre hanno poco fondamento. (Ma di sicuro ho esagerato, non ho comunque intenzione di pubblicare qualcosa che si colleghi a questo stralcio, quindi era solo un passatempo/esercizio!) Ah, Sophie, l'errore della virgola credo sia dovuto al fatto che il controllore si avvia verso la cabina di pilotaggio, mentre lei solo per un posto a sedere, ma capisco che il periodo possa apparire un po' confuso, in questo caso Gli altri errori sono senza dubbio da correggere, ne terrò conto in un prossimo racconto u.u Comunque, vi ringrazio moltissimo per le recensioni, cercherò di prendere il meglio da esse!! Ciao Ah, e Alex, non riesco a trattenermi Quelle virgole lì ci vanno davvero? Non stai separando soggetto e verbo, così? (Beh, sì, mia madre è un po' premurosa, ma non credo così tanto, al più, se fosse capitato a me, mi avrebbe detto di mettermi vicino la stazione di polizia della stazione Spero di non finire così, comunque!)
  13. Lallux

    Ciao a tutti!

    Ciao baffloco, grazie!
  14. Lallux

    Ciao a tutti!

    Un mix fra classico e urban, non saprei definirlo meglio. Diciamo che ci sono questi due mondi che si incontrano (il che lo rende bello difficile da sviluppare) Tu?
  15. Lallux

    Treno delle 19:28

    Commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/26700-una-donna-allo-specchio-revisionato/?p=470436 Anna correva più veloce di quanto avesse mai fatto in vita sua. Dentro di sé si malediceva per essersi messa le cuffiette, perché ora le davano solo fastidio e minacciavano di cadere portandosi dietro anche l’iPod. Ma chi glielo aveva fatto fare di rimanere anche alla lezione di Algebra Lineare? Eppure avrebbe dovuto saperlo; quei nuvoloni non promettevano niente di buono. E il tragitto dall’università fino alla stazione, sotto la pioggia, sarebbe stato ancora più difficile del solito. “Quel che è fatto è fatto, ormai. Corri più veloce, ora!” pensò sistemandosi la borsa sulla spalla con la stessa mano con cui teneva l’ombrello, mentre con l’altra cercava di mettere via le cuffie e l’iPod alla bell’e meglio, senza smettere di correre. Non osava guardare l’orologio, avrebbe solo perso tempo. Il treno delle 19:28 sarebbe partito di lì a poco, e lei non era neanche ancora arrivata in stazione! Superò con malagrazia un gruppo di ragazzi che parevano prendersela molto comoda, e mentre bofonchiava un «Permesso! Attenzione!» neanche troppo convinto, non seppe fare altro che maledirli per aver occupato l’intero marciapiede. E forse li invidiava, anche. Sembravano avere tutto il tempo del mondo. Di sicuro, poi, non erano così malridotti come lo era lei. Al pensiero, le cosce bagnate mandarono un segnale di freddo, proprio quando una nuova folata di vento si abbatté su di lei, rovesciandole l’ombrello e facendole bagnare di pioggia i jeans già fradici. Aggiustò in fretta l’ombrello, in un gesto ormai automatico. “Si asciugheranno…” pensò rassegnata, e provò ad accelerare. La milza già cominciava a farle male, ma lei non aveva nessuna intenzione di permettere che una piccola, molle parte del suo corpo le dicesse cosa fare. Non si sarebbe fermata, non avrebbe perso il treno e non avrebbe aspettato da sola per altre due ore in stazione, un venerdì sera di dicembre, per la sua milza. I racconti e le raccomandazioni della madre si erano radicati in lei più di quanto lei stessa avrebbe ammesso, e ora non pensava ad altro se non a orde di uomini che avrebbero approfittato di lei se l’avessero vista da sola al binario. Poi, svoltata l’ultima curva, il miraggio. La stazione si ergeva lì, davanti a lei, come sempre, grigia e uniforme, ma mai come allora Anna era stata così felice di vederla. Bastava un ultimo sprint, e l’avrebbe raggiunta! Prese un profondo respiro e scattò. Si ricordò del suo insegnante di ginnastica alle superiori, che le aveva insegnato a regolare bene il fiato durante la corsa, e si trovò a pensare, amareggiata, che non aveva mai imparato bene quella tecnica, neanche in tre anni di tennis. Ma ora non era importante, perché ormai, finalmente, aveva raggiunto l’ingresso della stazione. Un rapido sguardo al grande tabellone elettronico confermò le sue paure; l’orologio segnava le 19:27. Aveva solo un minuto per raggiungere il binario 3. Non si fermò a pensarci, anzi riprese a correre, i polmoni e la milza ormai rassegnati, con l’ombrello ancora mezzo aperto. Dribblava le persone intorno a lei con un’agilità strana, dovuta, pensò, all’adrenalina del momento, mentre il sudore sulla sua fronte si andava a mischiare alle gocce di pioggia, che inevitabilmente le avevano colpito anche gli occhiali. Raggiunse il binario, e si concesse una frazione di secondo per riprendersi. Il treno, per fortuna, era ancora lì, e lei, vicino alla locomotiva, poteva sentire il caldo afoso provenire dal motore acceso. Vide il capotreno avvicinarsi alla porta più vicina e guardare l’orologio. Il cuore le saltò in gola, e corse verso di lui farfugliando qualcosa che, se avesse avuto ancora fiato, sarebbe stata una scusa. L’uomo la guardò con una leggera disapprovazione, forse perché, nella sua foga, Anna lo aveva leggermente spintonato, ma alla fine sorrise. Lei sorrise di ricambio, salì in fretta le scale metalliche e, finalmente, respirò. Non come aveva fatto poco prima, quella era stata una pausa necessaria, non ce la faceva più. No, ora si trattava di un’altra cosa. Aveva raggiunto il suo obiettivo, era sul treno, e ora poteva tirare un lungo, soddisfacente respiro di sollievo e di vittoria. Mentre la ragazza riprendeva fiato, senza neanche preoccuparsi più di tanto di non fare tanto rumore, anche il capotreno, dopo aver fischiato due volte, salì le scalette, la salutò e si avviò verso la testa del treno, diretto alla cabina di comando. Prima di avviarsi anche lei, alla ricerca di un posto a sedere, Anna si prese un momento per osservare le porte che si chiudevano e guardare dal finestrino le persone rimaste sulla banchina salutare quelle in treno. Con un sollievo malcelato e l’accenno di un sorriso sulle labbra pensò alla madre. “Anche oggi, mamma, sono scampata ai lupi della stazione. Dovresti essere fiera di una figlia come me!”, e si avviò lungo la fila di sedili, tutta gocciolante, incurante degli sguardi degli altri viaggiatori.
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