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puntoevirgola

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  1. puntoevirgola

    [FdI 2018-1 - Fuori concorso] Movimento infinito

    commento Titolo Libro - 4: Hermann Hesse, Siddhartha Temi: ricerca Si era svegliato senza sapere più chi fosse. Aveva aperto gli occhi, si era guardato intorno. Una stanza di ospedale, medicinali e disinfettanti, che impregnavano l’aria di un odore inconfondibile, il suo braccio fasciato e dolorante. Aveva suonato il campanello. Quando aveva detto all’infermiera di essere confuso, di non avere idea della propria identità, aveva fissato il suo viso molto magro, in cui spiccavano due grandi occhi, che lo stupore aveva dilatato ulteriormente. Quello che l’infermiera aveva definito un incidente, per la polizia era stato un tentato omicidio, ad opera di ignoti, per la sua fidanzata un imprevisto sfortunato che non doveva ostacolare i preparativi per il matrimonio, per il suo amico un mistero su cui avrebbe dovuto fare chiarezza prima di prendere qualsiasi decisione. Si riferiva al matrimonio? O a qualcos’altro? L’amico gli aveva risposto in modo sibillino “forse la tua perdita di memoria non è poi un male assoluto.” La sua vita si era sgretolata, come un paese distrutto dal terremoto. Tutto quello che ne restava erano informazioni, sterili, vuote, rimbombanti di non senso. Non ricordava assolutamente niente. C’era da impazzire. Le prime terapie non erano servite. Avevano solo inasprito il senso di perdita e incrementato quello di spaesamento. Si sentiva estraneo a se stesso. “Forse dovrà convivere con la sua perdita di memoria”gli aveva detto il medico. In pratica ricominciare da zero. Che opzioni aveva? Riprendere la quotidianità di prima facendosi aiutare dagli altri, non era in discussione: sarebbe stato frustrante e non avrebbe saputo di chi potersi fidare. Imparare la sua vita ex novo? Sarebbe stato comunque dipendente da ciò che gli altri gli avrebbero detto. E non era questo che voleva. Lasciar fare al caso? Forse, oppure no. Ci fu un attimo di titubanza, di panico quasi, che aveva sentito anche nella carne. Un pensiero di annientamento. Poi era arrivato quel poliziotto a dire cose che nessuno vorrebbe ascoltare. Si era sentito male, aveva perso i sensi. Al risveglio, però, i ricordi c’erano. Pochi, confusi, ma presenti. Anche se forse sarebbe stato meglio che non fossero tornati. Non li voleva. Poi, uno scatto interiore. Una sorta di illuminazione. Da qualche parte della sua memoria dilaniata era riaffiorata una massima, di Socrate se non ricordava male: “Conosci te stesso”. Una vera epifania. Quello di cui aveva bisogno era solo comprendere chi fosse. Oggi, ora. Sarebbe ripartito da zero, d’accordo, ma sarebbe ripartito da sé. Uscì di casa, si mise a camminare, senza meta. La città era allegra, colorata, profumata… un invito alla vita. Eppure sentiva che mancava qualcosa. Attraversò strade e piazze, arrivò ad un bivio. Una discesa a sinistra, la strada che proseguiva in piano avanti a sé. Istintivamente imboccò la discesa. Mentre la percorreva si chiese il perché di quella scelta. Forse era una kenosis, una catarsi e anche il corpo rispondeva scendendo. Continuò a camminare. Verso cosa andava? Non lo sapeva. Ma sentiva di essere alla ricerca di qualcosa. O di qualcuno. Girò un angolo e gli si aprì un orizzonte. Il mare, immenso, sublime, vigoroso. Davanti a lui una distesa spumeggiante, increspata dalla brezza, scintillante di riflessi dorati. Il sole era ancora alto. Ebbe l’impressione di ritrovare un amico. Il profumo dell’aria salmastra, il dolce sottofondo ritmato del moto delle onde, le gradazioni scintillanti di blu. Si sentiva avvolto da quel cielo, parte dell’immensità salata. Rimase fermo, in piedi, ad ammirare lo spettacolo che aveva davanti. Inspirò pace ed espirò pienezza. Rimase immobile, fissando il rincorrersi delle onde, la loro fantasia nell’incresparsi, innalzarsi, aprirsi e distendersi in un andirivieni continuo eppure sempre nuovo, originale e creativo. Non ce n’era una uguale all’altra eppure tutte erano parte di un disegno da cui non potevano discostarsi. Ma non ne erano prigioniere, pensò. Il loro esistere era in quell’appartenenza, così integrata da sembrare consapevole. Esattamente ciò che lui stava cercando per il suo esistere. I colori intorno a sé continuavano a cambiare, il tramonto che si avvicinava dipingeva il cielo di sfumature mozzafiato. Si sentiva parte di quel quadro vivente. Istintivamente si spogliò e si tuffò. Un pensiero squarciò la sua serenità: e se non avesse saputo nuotare? Ma già il suo corpo aveva risposto con dei movimenti precisi. Fu pervaso da una gioia allegra e iniziò, una bracciata dopo l’altra, a scaricare la tensione. Quando uscì dall’acqua si sentì osservato. Alzò lo sguardo. Un pescatore aggiustava le reti, ma ogni tanto lo fissava e sorrideva. “Buonasera – gli disse. – Bentornato.” “Grazie, lei è…?” “Si sente meglio? Ho saputo dell’incidente, della perdita di memoria. Ha fatto bene a venire qui. Da dove ripartire, se non dal mare?” “Scusi, ma lei chi è?” “Un pescatore” rispose con il tono accondiscendente di chi deve esplicare un’evidenza. “E lei?” “Non lo so. Forse non lo saprò mai.” Non aveva detto di sapere che aveva perso la memoria? Perché allora gli poneva quella domanda? “Non lo sa ora, piuttosto, ma lo saprà presto.” “Mi hanno detto che forse non recupererò la memoria.” “Chi ha parlato di memoria? Io parlo di conoscenza di sé.” Sorrise e tornò alle sue reti, silente. Ma lui aveva bisogno di altro. “Cosa intende dire?” Il pescatore rispose con una domanda. “Cosa le ha detto il mare?” “Il mare non parla. Ma forse ha lei le risposte che cerco.” Il vecchio scosse la testa. “Io non rispondo. Riparo reti e aiuto quelli come te a trovare le proprie risposte. Ma il mare risponde sempre. E lo ha già fatto con te.” Cosa poteva dire quella infinita distesa di acqua? Restò immobile per quasi un’ora, ad osservare onda dopo onda formarsi, crescere, esplodere e distendersi. Una dopo l’altra, sempre con lo stesso ritmo, mai con la medesima forma. Non era facile capire. Lui non ci riusciva, comunque. Il cielo si era fatto infuocato. Il pescatore cercava qualcosa. Lo raggiunse. “Cosa cerca?” gli chiese. Il vecchio lo fissò. “Stavo per rivolgerle esattamente la stessa domanda.” “Sto cercando me stesso. E lei?” Si chinò in automatico accanto al pescatore. Ma quello si tirò su, lo guardò. “Sto cercando il modo di farti trovare te stesso, senza raccontarti ciò che la tua mente non ha ancora il coraggio di ricordare.” “Magari non voglio, il passato non mi interessa.” “Il passato è alle spalle, ma dobbiamo essere in pace con quel tempo se vogliamo vivere il presente e costruire il futuro. Devi accettare ciò che ti è accaduto per superarlo. I ricordi ci sono, intatti, ma la tua mente li rifiuta e non li lascia affiorare. Però questo ti blocca.” “E sappiamo per certo che è un male?” “È solo la paura a farti parlare così. Avevi trovato il coraggio di cambiare… e ora sei punto e a capo” sospirò il vecchio. Rimase fermo davanti al mare. Poi gli mise un braccio sulla spalla. Un deja vu. E tutto tornò, come un fiume in piena. Il dolore, la delusione: era stata lei, che diceva di amarlo, lei che non voleva credere nel suo sogno, ancorata a conti correnti e certezze, avida e violenta. Gli altri lo avevano preso in giro. Lasciare la ditta e girare per il mondo a fare foto? Solo il suo amico lo aveva appoggiato. Lui e il pescatore, che lo aveva aiutato a trovare se stesso. Una volta, e ora un’altra. Sempre senza dare risposte, sempre davanti al mare, a quel movimento infinito che lui voleva immortalare in uno scatto. Sentì tornare in sé stesso una tranquillità che era stata dispersa, rapita, strappata, la consapevolezza che avrebbe potuto affrontare ogni cosa, ogni sfida, ogni difficoltà. Da quel punto della realtà, la vita non faceva paura.
  2. puntoevirgola

    Ferragosto d'Inchiostro 2018 - Off Topic

    ahimè, più che giusto! alla prossima tappa
  3. puntoevirgola

    Ferragosto d'Inchiostro 2018 - Off Topic

    grazie... sto davvero perdendo colpi
  4. puntoevirgola

    Ferragosto d'Inchiostro 2018 - Off Topic

    @Nico questo il commento ora le spiegazioni: ho scritto il commento sabato sera, undici e mezza circa, e credevo di averlo postato, poi ho preparato tutto per inserire il racconto e mi sono accorta che non mi aveva preso il commento, ho provato a rimetterlo e nulla, ho deciso di postare intanto il racconto e riscrivere il commento poi, ma nel frattempo è scattato da 23.59 a 00.00 e infatti credevo di non esserci riuscita. Avevo una rabbia assurda, perché ho fatto i salti mortali per scrivere questo racconto... ho sbattuto una porta svegliando tutti, poi ho provato a inserire un commento di spiegazione e non ci sono riuscita. Mi sono arresa... Ieri ho lavorato... ma ho visto la tua risposta e sono stata immensamente felice che qualcosa fosse arrivato, che un risultato da quella serata folle fosse emerso. Non so cosa sia successo, se problemi di connessione o altro, ma stamattina ho ritrovato il commento che avevo scritto sabato sera. Potendo, l'ho ampliato, ma non ho ancora compreso perché sabato non sia riuscita a postarlo e oggi sì. Misteri... Detto ciò, fai quello che ritieni giusto. Decidi liberamente se inserire o no il mio racconto. Volevo solo spiegare il perché del post alle 00.00 e senza commento, perché ce l'ho messa tutta per fare le cose per bene e la tecnologia mi ha tradito sullo scatto del secondo determinante.
  5. puntoevirgola

    [FdI 2018-1] L’attico allo Zen

    Personaggi: Bel racconto, mi è piaciuta molto la scelta dei nomi, il rimando ai protagonisti del romanzo di Hesse, ma non ho ritrovato in loro gli stessi caratteri. Inoltre sono appena accennati, e alcuni troppo stereotipati. L'accenno sarebbe stato perfetto se ci fosse stata una corrispondenza tra i personaggi del romanzo di Hesse e i tuoi, ma nel momento in cui tenti una bellissima operazione di usare gli stessi nomi per protagonisti del tutto diversi, dovresti descrivere di più i personaggi per mostrare in modo netto le differenze. Ambientazione: realistica e accurata, ma forse poco adeguata rispetto al rimando all'opera (stesso discorso dei personaggi). Come ti ha già scritto qualcun altro lo ZEN è una cosa del tutto diversa. Straordinario, originale e suggestivo, però, lo scioglimento del tuo acronimo. Mi è piaciuto moltissimo. Ritmo: scorrevole e incalzante. Forse anche troppo. Rispetto al testo di partenza, la mia idea è di uno scorrere più lento, ma questo è soggettivo e comprendo il dramma del numero di caratteri. Sul personaggio di Kamala, indiscussa protagonista del testo, c'è un vuoto che dispiace. Abbandona tutte le sue vite precedenti, ma perché? Forse amante di un boss, forse assassina, di certo determinata a costruirsi un futuro. A prezzo delle scelte più crude. Per quale motivo? Perché si è sentita tradita dall'inganno del padre, che voleva fare uno scatto di carriere a si trova ai domiciliari in un posto squallido, trascinandosi dietro tutta la famiglia? Perché non le sono stati insegnati valori positivi? Perché? A mio avviso i personaggi possono compiere qualsiasi cosa, se si riesce a dare al lettore l'idea del loro carattere, della storia che incide sui comportamenti, del modo (reale o patologico) che hanno di interpretare qualcosa. Invece la tua Kamala agisce in un certo modo (poco carino) ma non si sa perché. Di nuovo, comprendo il limite dei caratteri... ma a volte bastano poche parole. E poi si lima da un'altra parte. Ancora: da dove nasce il suo amore per Govinda? dal fatto che lui l'ha difesa e basta? è poco credibile. Ma non si evince altro dal racconto. E i genitori: a parte l'errore (o è voluto?) del padre, quale colpa hanno commesso per essere estromessi dalla vita della figlia? In sintesi: hai creato quello che potrebbe essere un bellissimo personaggio, che agisce spinta da sofferenze, vita dura, disillusioni... ma non dici nulla di tutto ciò e l'impressione è di una donna fredda e un po' crudele, fondamentalmente un po' egoista, non di una combattente, che affronta come può le difficoltà che il destino le riserva. Insomma, capace di suscitare empatia nel lettore. Linguaggio e stile invece sono davvero ottimi. I miei sinceri complimenti.
  6. puntoevirgola

    Ferragosto d'Inchiostro 2018 - Off Topic

    ragazzi questa volta spero di farcela anche io... mi mancate!
  7. puntoevirgola

    Contest di Poesia - 8 Volte Donna

    grazie e scusate per l'errore di topic (il venerdì sera la stanchezza gioca brutti scherzi)
  8. puntoevirgola

    [CP3] - La rotta

    una domanda: c'è un limite minimo/massimo di caratteri o parole?
  9. puntoevirgola

    Contest di Poesia - Off Topic

    ragazzi non so se ce la farò... ma la voglia è tanta
  10. puntoevirgola

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 103 Off Topic

    salve ragazzi, bentrovati... per il MI di domani spero di esserci anche io
  11. puntoevirgola

    Il gioco del Testo Alfabetico

  12. puntoevirgola

    Due linee

    wow sei l'unico ad aver notato il dettaglio (nonostante il neretto). Hai una vista da aquila. Quanto ai lego... sono una che i consigli li prende in seria considerazione, se sono consigli intelligenti. Quindi grazie della dritta.
  13. puntoevirgola

    Due linee

    Due linee Sei giorni di ritardo. Non se ne era quasi accorta, presa dalla frenesia del trasloco, persa tra scatoloni e impegni. Probabilmente erano solo suggestioni. Aveva un ciclo irregolare ed era sotto stress. Un po’ di ritardo non significava niente. Le era già capitato.Si alzò e andò piano in cucina. Fece il caffè, lo versò, si sedette a sorseggiarlo. Le parve diverso. “Mi sto autosuggestionando” pensò. “Devo solo fare il test, per togliermi ogni dubbio, e poi riprendere ad aprire gli scatoloni se non voglio affogare nel caos.” In quel momento sentì Matteo che piangeva. Si precipitò nella cameretta, lo prese in braccio e iniziò a coccolarlo. Ma Giorgio si era svegliato. «Mi spiace, amore» disse. «Volevo lasciarti dormire…» «Lo so, tranquilla» sbadigliò lui. Diede un bacio alla moglie e uno al figlioletto. «A quest’età non può capire che il papà fa i turni. Vado a mettere su il caffè.» «È pronto. Ma non è venuto un gran che. Scaldo il latte per lui e te lo rifaccio.» «Perché? Questo è ancora caldo» disse Giorgio prendendo la moka. Martina intanto si era alzata, scalza. Aveva messo un piede su un mattoncino della Lego® e iniziato a piangere disperata. Viola lasciò Matteo in braccio a Giorgio e andò a consolare la primogenita. Poi tornò in cucina. Guardò il suo uomo, che dava il biberon al piccolino, guardò la “grande” di quattro anni e iniziò a versare i cereali per lei. «Caffè favoloso, amore» disse suo marito. I cereali finirono in terra quasi nello stesso istante. Come inizio giornata era la norma. Preparò i bambini, si vestì di corsa, cercò le stesse cose di ogni giorno trovandole di nuovo in posti diversi e uscì in perfetto ritardo. Arrivò all’asilo trafelata, al nido quasi fuori orario. Doveva essere in ufficio entro mezz’ora, ma non poteva restare con quel dubbio. Cercò una farmacia, comprò il test, lo infilò in borsa. A casa c’era suo marito che aveva fatto il turno di notte, in ufficio non era il caso, al rientro con i bambini non sarebbe stato possibile. Non avrebbe resistito fino all’indomani. Iniziava ad essere in ansia, a vedere passeggini e donne incinte ovunque: per strada, sui cartelloni pubblicitari. Sembrava che la città fosse concentrata sulla lotta al calo demografico! Il telefono squillò. Era Giorgio. Le disse che lo avevano chiamato dall’ospedale, per sostituire un collega. «Ma hai fatto la notte!» «Lo so, ma tanto sono sveglio. Gli ho detto di sì, quindi non posso andare a prendere i bambini. Pensi di riuscire ad organizzarti?» «D’accordo. In qualche modo farò.» «Ci vediamo stasera, allora.» Ora sì che aveva una possibilità. Mise la freccia, girò a sinistra e tornò indietro. Chiamò in ufficio, disse che aveva bisogno di un giorno di ferie per risolvere un imprevisto. Non ebbe problemi. Eppure ricordava di aver appuntato qualcosa sull’unica agenda ancora consultabile. Si precipitò a casa. Era un’esperta ormai di test di gravidanza. Andò in cucina, prese una bottiglia d’acqua dal frigorifero, un bicchiere e si sedette. Sembrava fosse scoppiata una bomba, invece erano solo i postumi della colazione. “Ci penserò dopo” si disse. Iniziò a versare e a bere,finché non arrivò il momento giusto. Andò in bagno, aprì la scatola, estrasse il foglietto illustrativo e gli diede una rapida occhiata. Tutto come sempre. Il blister con la parte da bagnare (senza bagnare il resto, però, come se fosse facile), le due finestrelle dove nel giro di tre minuti sarebbe apparsa la linea rossa per indicare che il test era stato eseguito correttamente. Poi, massimo entro i due minuti successivi, avrebbe visto nell’altra finestrella una o due lineette. Una, non incinta; due incinta. Pochi minuti e avrebbe saputo la verità. Slacciò i pantaloni, decise di toglierli del tutto. Era a casa, poteva almeno stare meno scomoda. Sfilò anche i collant e gli slip, aprì una delle due confezioni e tenendo il blister con la mano appena tremante eseguì le indicazioni. Poi appoggiò il bastoncino di plastica sulla lavatrice e guardò l’ora. Le nove e trentadue. Si rivestì e si guardò allo specchio. Aveva le occhiaie e la faccia stanca, ma uno sguardo luminoso. Sentiva il seno più sodo, come le altre due volte. Si aprì la camicetta: non era un’impressione e sapeva bene cosa significava. Fissò l’orologio. Nove e trentatre. I minuti di attesa davanti al test di gravidanza sono quelli che scorrono più lentamente. Le lancette sembrano impuntarsi. Lo sapeva. Ripensò alla teoria della relatività del tempo di Bergson, alla sua affermazione sulla percezione diversa dei vari momenti. Raccolse i calzini di Martina dal pavimento, il pigiamino di Matteo dal bordo della vasca e mise tutto nel cestone della biancheria. Poteva andare a recuperare altri abiti seminati per la casa e preparare un carico di lavaggio, ma non voleva uscire dal bagno. Non poteva allontanarsi dal blister. Aveva lo sguardo che oscillava dal bastoncino all’orologio. Le nove e trentaquattro. Era inutile. Il tempo aveva rallentato. Ripensò al test fatto quando avevano scoperto di aspettare Martina. Quella volta Giorgio era lì, seduto sul bordo della vasca, impaziente ed emozionato come lei. Due anni e mezzo dopo gli aveva detto di avere un dubbio, aveva fatto il test da sola ma era stata al telefono con lui tutto il tempo. Oggi era sola, lui era del tutto ignaro. Perché? Non sapeva per quale motivo non aveva voluto dirglielo, forse non c’era nemmeno un motivo… in realtà non ne aveva avuto occasione. E poi con lo stress del lavoro, la fatica del trasloco, i bambini che lo svegliavano, Giorgio era già abbastanza sotto pressione. O almeno lei sperava fosse per questo che lo vedeva così strano. Meglio non aggiungere carichi inutili. Nove e trentacinque. I tre minuti erano passati. Fissò la prima finestrella. La linea rossa era apparsa, perfetta. Il test era stato eseguito correttamente. Entro due minuti, quindi, avrebbe avuto una risposta. Cosa poteva fare nell’attesa? Si guardò intorno, il bagno era l’unica stanza in cui aveva già sistemato tutto il necessario, nonostante avessero traslocato solo da pochi giorni. Aprì l’armadietto dei medicinali per riporre la confezione del test con il secondo blister, magari le sarebbe servito più avanti. Le cadde una scatolina che non aveva mai visto. Di plastica blu, non di carta. Aveva il nome di una gioielleria. La tentazione fu troppo forte. La aprì. Un anello d’oro rosso con un rubino a forma di cuore incastonato tra due zirconi. Dentro un’incisione: Giorgio. Per chi era? Per lei o per un’altra donna? Se era per lei, perché era nascosto? Voleva aspettare un’occasione, ok, ma a che serviva far incidere il suo nome? Non era una fede, e lui era già suo marito. Se era per un’altra donna il discorso era diverso… e l’incisione aveva un senso. Si appoggiò al lavandino per non cadere. Le girava la testa. Rivolse lo sguardo all’orologio. Le nove e trentasei. Il tempo sembrava prendersi gioco di lei. E se lui avesse avuto un’altra? E se lei fosse stata incinta? Da sola, con tre bambini sotto i cinque anni e un’amante che le rubava il marito. Il rubino… un amore rubato. Le parve una prova. Stava impazzendo. Si mise seduta sul water, con l’orologio in mano, fissando la lancetta dei secondi. Piano piano, davvero troppo piano, completò il suo giro. Finalmente erano le nove e trentasette. Tremando si avvicinò alla lavatrice. Guardò il blister. Nella seconda finestra… due linee blu. Era incinta. Aveva una nuova vita dentro di sé. Un altro figlio di cui prendersi cura. Con o senza il suo uomo? Due scoperte devastanti in pochi minuti… oppure una sola, splendida. All’improvviso sentì la porta di casa aprirsi. La voce di Giorgio e quella di sua sorella. «Aspettami un attimo» stava dicendo suo marito. «Prendo il regalo e andiamo». Era impietrita. Giorgio e Linda? Come avevano potuto farle questo? E lei che non si era accorta di nulla… Ma poi lui aggiunse: «Viola sarà davvero sorpresa. È talmente stressata che non si ricorda nemmeno che oggi è il suo compleanno.» Sorrise, si toccò la pancia e sussurrò: «La mamma è davvero troppo stanca!»
  14. puntoevirgola

    Mezzogiorno d'Inchiostro n.83 - Off Topic

    buon per voi che non sia così: vinceremmo noi ragazze a tavolino! Invece ho scoperto che ci saranno le olimpiadi... mi piace l'idea! State già risollevando il mio spirito!
  15. puntoevirgola

    Mezzogiorno d'Inchiostro n.83 - Off Topic

    salve a tutti ragazzi, sono passata per caso e ho scoperto che domani c'è il MI... mi piacerebbe partecipare, sono in un periodo nero e stressante, quindi mi aiuterebbe parecchio, ma non ho idea di come procederanno le cose. Che dire? Ci provo! In ogni caso, se non ce la dovessi fare, un saluto a tutti. E vi prego, ditemi che durante l'estate organizzerete tante belle cose... ne ho davvero bisogno!
  16. puntoevirgola

    Mezzogiorno d'Inchiostro N.81 - Topic Ufficiale

    giornata che più delirante non si può! Mi spiace ma non ce la faccio nemmeno oggi. Speriamo al prossimo MI. Buona scrittura a tutti
  17. puntoevirgola

    Mezzogiorno d'Inchiostro N.81 - Off Topic

    ragazzi siete davvero unici! Stamattina mi sono chiesta se era la domenica del MI... non prometto niente perché sono ancora in periodo folle, ma ci provo: mi mancate.
  18. puntoevirgola

    Contest di Poesia - Aprile, il più crudele dei mesi

    eccomi... sempre di corsa. Mi scuso per non aver lasciato che commenti supersintetici a qualcuno (mercoledì stesso) e poi basta, ma è stata una settimana delirante. Sono già soddisfatta per essere riuscita a leggere tutti (non ero sicura di farcela!) Quindi, sciolgo la riserva, e decreto i miei voti (non credo gli ultimi, perchè anche Nerio deve esprimersi, giusto?) La mia terna è Ginevra Il sole al tramonto Joyopi Terra su terra Massimopud Piccola ballata della vita
  19. puntoevirgola

    [CP01] Kronos

    Linea 2 Una partita a scacchi Commento Kronos Sei sempre tu a muovere per primo: lancette impertinenti, pedoni inarrestabili che sfidano ogni istante, succedendosi imperturbabili, indiscutibili, indefiniti eppure taglienti. Divisore potente, recidi possibilità in un istante. La prossima mossa spetta a me: corro, rincorro, percorro trafelata ogni spazio, cambio direzione, invento traiettorie. Sono sempre sotto scacco. C’è un tempo per ogni cosa, ma sulla scacchiera di quest’oggi le tue mosse infinite annientano le mie. Indefinito, evanescente tiranno dei miei moti. Pensieri annodati, incastrati, inceppati, meccanismo rotto dal ripetersi del tuo flusso. Difendo, sposto, cerco di prevenire, di dare successione, sequenza, senso e possibilità ad un sogno. Di nuovo accerchiata, sotto lo scacco di due lancette impertinenti, asfissianti. Una mossa azzardata alla ricerca della vittoria, del sentiero nascosto nel tuo mistero. Cambio di prospettiva, cambio di orizzonte. Non seguo più. Mi fermo. Frammento lo spazio vincolato dei tuoi percorsi, barricate inespandibili, per moltiplicare la percezione degli attimi di cui sei composto. Tu, Kronos, continui inarrestabile una corsa infinita. Non ti dai mai. L’unico modo per averti è prenderti, senza rincorrerti, senza seguirti, senza aspettarti. Sedermi ad ascoltare una passione, motore della vita. Carta e penna, pagine... l’eternità che si fa presente, dilatando il tuo esserci moltiplicando il mio sentire: orme d’inchiostro, parole diluite nel mare, strappate all’abisso, scandite dal sole, deposte sulla battigia. Né terra né acqua... attimi eterni, scintille di tempo, frammenti di senso, di vita. Istanti di te, che fluiscono nel presente, prendono corpo su un foglio, dilatano la tua presenza, espandono il qui ed ora: sintonia, empatia. Il tuo segreto non è una sequenza di numeri, una corsa di secondi frenetici: è l’ascolto del motore dei miei giorni, il sussurro di un pugno di lettere. La partita è finita: sorridi al mio scacco matto, folle di ragione, passione, poesia.
  20. puntoevirgola

    [CP01] Kronos

    felice che ti sia piaciuta, specialmente felice che tu abbia ritrovato qualcosa di te nelle mie parole: è questo lo scopo della poesia. Sulla lunghezza... avevo parecchie cose da dire sulla tirannia del tempo!
  21. puntoevirgola

    [CP01] Kronos

    grazie del passaggio: mi fa piacere che ti siano piaciuti alcuni aspetti, per gli altri è giusto che ciascuno di noi abbia le proprie oponioni e preferenze. E il proprio modo di scrivere. Mi ritrovo molto in questo testo, sia personalmente che stilisticamente. quanto alla lunghezza di alcuni versi, è voluta, in contrasto a quelli brevissimi. Mi piace giocare con queste cose... un po' come le giornate lunghissime, che sembrano interminabili e quei momenti brevi ma intensi che danno senso a intere settimane!
  22. puntoevirgola

    [CP01] Kronos

    hai colto il senso della vittoria (almeno una delle varie letture perchè in questa poesia c'è la difficoltà di ogni giorno sotto tutti gli aspetti e le mie strategie di combattimento) grazie
  23. puntoevirgola

    [CP01] Kronos

    grazie, cara! anch'io la vedo come te (ovviamente!), ed amo sia le poesie estremamente sintetiche che quelle lunghissime, dipende dal contenuto. Grazie per i complimenti. Felice che ti sia piaciuta (come a me la tua)
  24. puntoevirgola

    [CP01] Kronos

    Se posso essere sincera l'idea mi era venuta! Potrebbe anche diventare la parte di un poema... parti di un tutto ancora più ampio... chissà! Per combattere il tempo ci sono sempre idee nuove. Adesso la mia strategia è quest: dividere per moltiplicare e gustarmi attimi eterni!
  25. puntoevirgola

    [CP01] Bollente oceano domestico

    esilarante, ma anche tragica bellissima la similitudine mare pentola concordo sulla dissonanza tra rime e linguaggio colloquiale (ma è poesia libera, tutto è possibile)
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