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Alessandro Mambelli

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  • Compleanno 02/05/1997

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  1. Alessandro Mambelli

    Gruppo Fandango

    Circa un anno fa sulla loro pagina contatti c'erano tutte le indicazioni per spedire il manoscritto in formato cartaceo. Lo feci e mi risposero anche dopo averlo ricevuto e letto. Oggi è sparito tutto, anch'io ho cercato di contattarli via mail ormai due mesi fa ma non mi hanno mai risposto.
  2. Alessandro Mambelli

    Edizioni Ensemble

    Mi hanno contattato telefonicamente anche a me dopo pochissimo tempo dall'invio del manoscritto (cosa che in effetti mi ha lasciato un po' perplesso, perché solitamente i tempi sono più lunghi), proponendomi il contratto (che valuterò nei prossimi giorni, poi vedrò), e dicendomi che per via del piano editoriale completo la pubblicazione non potrà avvenire prima di due anni, due anni e mezzo. Non hanno accennato a nessuna spesa per l'editing esterno.
  3. Alessandro Mambelli

    Il raccoglitore di conchiglie

    “Osserva un bambino che raccoglie conchiglie sulla spiaggia: è più felice dell’uomo più ricco. Qual è il suo segreto? Quel segreto è anche mio. Il bambino vive nel momento presente, si gode il sole, l’aria salmastra della spiaggia, la meravigliosa distesa di sabbia. È qui e ora. Non pensa al passato, non pensa al futuro. E qualsiasi cosa fa, la fa con totalità, intensamente; né è così assorbito da scordare ogni altra cosa. Il segreto della felicità è tutto qui: qualsiasi cosa fai non permettere al passato di distrarre la mente e non permettere al futuro di disturbarti.” Osho Rajneesh, da un’intervista di Enzo Biagi Cercava conchiglie, nella sua vita. Solo quello. Girava le spiagge di tutto il mondo e ne raccoglieva quante più ne poteva, le riponeva in un baule che sempre si portava appresso e poi raggiungeva un altro lido. Sempre così, da anni. Ogni conchiglia era per lui fonte di gioia e primitiva felicità, motivo di esistere e di continuare a vivere. Erano come figli, per lui, che di figli veri non ne aveva. Non servono, quando si hanno le conchiglie, diceva. Tuttavia, fra le centinaia di conchiglie – tutte diverse – che aveva trovato in tanti anni, nessuna superava per bellezza e magnificenza la Meravigliosa Purpurea. Era una conchiglia rossiccia, a ventaglio, con sfumature ocra e gialle, che quando la si metteva contro il sole si poteva vedere attraverso, usarla come una specie di lente, e conoscere un mondo diverso, di altre tonalità di colore. Brillava di una luce intensa e strana, che in nessun altro posto al mondo si poteva trovare: il diamante delle conchiglie, la chimera degli abissi, il sogno del Raccoglitore di Conchiglie. Perché invero non l’aveva mai trovata, e continuava e avrebbe continuato a raccogliere conchiglie finché non fosse successo. Un giorno, durante i suoi viaggi che lo portavano per le spiagge di tutto il mondo, raggiunse una spiaggia che giudicò perfetta. Decise che lì, e solo lì, sarebbe stato possibile trovare la Meravigliosa Purpurea. -Un giorno il mare la porterà, magari dopo una tempesta durata una notte, la depositerà sulla battigia e io la raccoglierò. E sarò felice, e sarò realizzato. La mia vita si completerà. Nell’attesa raccoglierò le altre conchiglie, così, per ingannare il tempo. Perché so, e sono sicuro, che questa spiaggia merita solo la Meravigliosa Purpurea e nient’altro. Mentre la cercherò sarò felice della mia vita come non mai, e me la godrò a fondo. Davvero. Se lo disse da solo, mentre costruiva una capanna di legno e frasche in riva al mare, così vicino che l’alta marea bussava alla porta come un visitatore inatteso ogni sera. La costruì alla fine della spiaggia, quando la sabbia spariva e cominciavano gli scogli e gli alberi. Fece una sola finestra, con tende di fronde, dalla quale si poteva vedere la spiaggia in tutta la sua bellezza e lunghezza perdersi dentro l’Oceano e congiungersi con il cielo, là all’orizzonte. In quella capanna decise di vivere finché la Meravigliosa Purpurea non avrebbe bussato alla sua porta come faceva ogni sera il mare. Ogni mattina, fino al tramonto, la percorreva su e giù in continuazione, con la testa china, a cercare una conchiglia rossa con sfumature ocra che brillava di una luce che al mondo non si era mai vista. Poteva continuare tutta la vita, siccome aveva deciso che se ne sarebbe andato da lì solo con la Meravigliosa Purpurea. Un giorno capitò alla spiaggia un tipo strano. Erano passati anni da quando il Raccoglitore di Conchiglie si era insediato in quel litorale, e neppure lui sapeva dire quanti fossero: forse due, forse dieci. Forse mille. Il tempo passava lento, regolare, scandito solo dalle onde; le giornate erano tutte uguali. Poi un giorno capitò alla spiaggia questo tipo strano, e tutta la macchina che si era costruito e rodato in quegli anni si ruppe e la monotonia crollò, e il Raccoglitore di Conchiglie non fu più solo. L’uomo scese giù dalla spiaggia verso la capanna. La raggiunse. Si fermò davanti alla porta. Era il tramonto, le sei e mezza della sera. -Salve- disse. -Salve a lei- rispose l’uomo in piedi sull’uscio della capanna, mentre beveva vino e mangiava una pasta salata. I due uomini si guardarono. Uno sorridendo, a metà fra l’idiota e qualcuno che sa qualcosa; e l’altro mangiando come se davanti a lui non ci fosse nessuno. Il secondo uomo ad un tratto si rese conto di quanto quella situazione fosse assurda, così disse: -Chi è lei, scusi? -Ah, già,- il sorriso non si spegneva mai, manco fosse una specie di stella millenaria –sono un viaggiatore pellegrino. -Non sono la stessa cosa, il viaggiatore e il pellegrino? -Beh no: il pellegrino ha una meta, una meta fissa, molto spesso religiosa; io invece ho molte mete, non troppo religiose, che mi prefiggo di giorno in giorno, variando sempre il mio cammino, finché non giungerò alla mia meta finale. -In pratica gira a caso per il mondo… -Più o meno è così, sì. -Ed ora è capitato qui… -Più o meno è così, sì. -E quel sorriso? Ce l’ha sempre sulla faccia? -No, solo quando devo sembrare cordiale alle persone. -A me fa solo inquietudine. -Se vuole la smetto. -Sarebbe cosa gradita. -D’accordo. E smise. -Quindi lei viaggia e basta eh? Beh sarà assetato… vuole qualcosa da bere? -Sì, lo gradirei volentieri. Ha per caso della vodka liscia? -Solo vino. Bianco o rosso. -Prendo un bicchiere di rosso, se non le dispiace. -Si figuri. I due uomini si sedettero e bevvero. Poi il Raccoglitore di Conchiglie si alzò e disse: -Non se ne vada, finisca pure la bottiglia. Io vado a fare la doccia. È l’ora. -Che ora? -Della doccia. La faccio sempre dalle sei alle sette di sera, in quell’ora lì, se no non sono capace. -Non ne è capace? -Non è proprio giusto dire che non ne sono capace, piuttosto dalle sei alle sette sono in una condizione psico-fisca perfetta per fare la doccia. Prima delle sei e dopo le sette mi fa strano farla, e non mi sento a mio agio. -Ognuno è matto a modo suo. -Beh sì, direi di sì. Insomma lei gira per il mondo tanto per. -Beh no io uno scopo ce l’ho. Del resto sono un pellegrino, e una meta finale l’ho anch’io. Non religiosa, ma sa, non si può aver tutto dalla vita. -E qual è questa sua meta? -Non doveva fare la doccia lei? -Ah già. Già. Il Raccoglitore di Conchiglie si lavò e parve dimenticarsi della meta e di tutto. Ma non del suo ospite. Rimasero insieme sei anni, alla fine. Del resto erano due solitari che si incontravano dopo anni e anni di solitudine e tristezza. Un po’ di compagnia, per quanto magari ostica, era sempre ben accetta. Inoltre il Viaggiatore Pellegrino voleva riposare dalle fatiche dei suoi decennali cammini. Passarono i giorni, in quei sei anni. E ogni giorno era dialogo, parole per ingannare il tempo, far finta che il tempo non passasse e la vecchiaia fosse solo un gioco. -Davvero non vuole dirmi com’è fatta questa conchiglia che sta cercando? -No. -E perché? -Beh perché se glielo dicessi non la troverei mai. Un po’ come non rivelare i desideri perché poi non si avverano. -Superstizioso? -No, ma non si sa mai. -Capisco… -Sa, ha scelto davvero un buon posto dove costruire la sua capanna. -Non è che l’ho scelto proprio io, se vogliamo dirla tutta. È perché credo che qui troverò la Meravigliosa Purpurea, gliel’ho detto. Se per caso avessi capito che avrei trovato la Meravigliosa Purpurea in cima ad una montagna, beh, là avrei costruito la mia casa, nell’attesa di trovarla. -Si può dire quindi che questa capanna sia la sua casa, la sua unica vera casa? -Si può dire, sì. -E le montagne? -Cos’hanno fatto? -Le ha mai viste? -Da lontano intende? -No, proprio salirci sopra. -Beh, una volta sì. Sa, a volte si trovano conchiglie pure lì. Quando le Dolomiti erano sott’acqua hanno catturato un sacco di conchiglie, e così un giorno andai là, e sebbene sapevo non poter esserci la Meravigliosa Purpurea ho intrapreso comunque un viaggio bellissimo, e ho trovato un sacco di conchiglie interessanti. Fecero una pausa, proseguendo la passeggiata lungo la battigia. -Ha mai trovato due conchiglie uguali? -No, mai. Dopo molti anni ho maturato l’idea che non esistano due conchiglie uguali. -Interessante… e come fa allora a raccoglierne solo alcune e a lasciarne sulla sabbia altre? -Raccolgo e colleziono solo quelle che mi piacciono. Che mi… ispirano. -Ispirano cosa? -Fiducia, felicità, serenità, leggerezza, bellezza. Non saprei. Che mi ispirino e basta, forse. Si fermarono e si voltarono. Ripresero a camminare da dove erano venuti, tornando indietro. -E lei? Lei come fa a decidere quando e dove cambiare direzione? -Dipende dall’ispirazione. -Mi prende in giro? -Non oserei mai. E dico sul serio: ad un tratto vengo fulminato dall’ispirazione. Vedo una strada, magari un bivio, e dico: sì, potrei andare a destra. E ci vado. Una volta ero su una strada dritta, ma dritta come un fuso, niente di più dritto avevo mai visto e credo nulla di più dritto esista. E beh, mentre camminavo e stavo entrando dentro al cielo con quella strada infinita che si perdeva all’orizzonte… Si fermò. Non di camminare, smise solo di parlare. -Cosa ha fatto? -Sono tornato indietro. E ho ripercorso la strada che già avevo fatto. -E questo perché l’ispirazione le ha detto di fare così? -Sì, perché avevo voglia di fare così. E sono tornato indietro. Camminarono fino alla capanna. Era già mezzogiorno. -Perciò lei viaggia e viaggia. Avrà visto un sacco di cose, nel suo andare… -Più di quanto si potrebbe raccontare. -E la cosa che finora più le è piaciuta? Rise, il Viaggiatore Pellegrino. -Perché ride? -Vuole davvero saperlo? -Beh, sì. -Credo sia stata la neve su Alicante. Mi ha fulminato, come se davvero non ci fosse nulla di più bello. -La neve su Alicante? È strano, sa? -Lo so. Io sono strano, il mondo è strano. E ad Alicante, dal 1830, ha nevicato solo due volte: nel 1885 e nel 1926. Forse per questo mi ha colpito tanto… -Sarà per quello, sì… era là nel 1926? -Chi si ricorda… viaggio da talmente tanto che poteva essere anche il 1885. -Ma lei quanti anni ha? -Forse tremila, forse solo dieci. Ho perso il conto dopo gli otto. -Lei è pazzo… -Ognuno è pazzo a modo suo. -Questo l’ha già detto… -Capita, con la vecchiaia. E passarono tre anni. -Crede che questa sua conchiglia la renderà ricco? -No, ricco no. Le conchiglie non valgono molto. Felice, direi. Questo sì. -E una volta che l’avrà trovata? Il Raccoglitore di conchiglie sorrise e non disse altro. -Un giorno voglio fermarmi a mangiare frutta in riva al Nilo. Non so perché, ma sento che voglio farlo. -Mi sorprende sempre di più con le sue bizzarrie. Sorrisi da entrambe le parti. -Nei suoi viaggi non l’ha mai fatto? -Se l’avessi fatto non sarei qui ad esprimere il desiderio a lei… -Lo sa che a dirlo ad alta voce poi non accade? -Non sono superstizioso come lei, io. -Questo è giusto, ad ognuno le sue. E passarono sei anni. -Sa, io viaggio solo a piedi, e ora sono sei anni che sono qui con lei, e beh, credo fossero necessari per recuperare le forze. -Quanti anni ha detto che sono passati da quando ha iniziato a viaggiare? -Non gliel’ho mai detto, e non saprei dirglielo. Ho perso il conto. Comunque devono essere un sacco. -“Un sacco” sono tanti. -Altrochè… Pausa. -E così lei in tutto questo tempo non è mai riuscito a trovare questa sua conchiglia? -Esattamente. -Non ha pensato che sarebbe meglio cambiare spiaggia, forse? -No, so che la troverò qui. -Cosa glielo fa credere? -Non so. Me lo sento. È un discorso già affrontato. -Ha ragione, meglio non affrontarlo ancora. Altra pausa. -Sei anni fa mi disse che essendo un pellegrino aveva una meta… -Sì, me lo ricordo… -Sono sei anni che ce l’ho in mente, e sei anni che non gliel’ho più chiesto… -Vero anche questo… Ennesima pausa. -Se davvero la vuole sapere, la mia meta dico, beh, è il senso della vita. Cercarlo, da qualche parte. Dovrà pur esserci, no? -Ah. -So cosa pensa: è assurdo. Lo penso anch’io, ma del resto sono certo che in un deserto asiatico o in una foresta americana, su montagne europee o giungle africane beh, da qualche parte, ne son certo, si nasconde. Io viaggio per cercarlo. -Cambiando direzione e tutto ogni giorno? -Sì, è così che si fa. -Chi glielo ha detto? -Nessuno. Lo penso io. -Capisco… Un po’ come me, certo che la Meravigliosa Purpura sia proprio qui nonostante solo io lo creda. -Più o meno è così, sì. Ultima pausa. -Secondo lei qual è il significato della vita? Voglio dire: ha viaggiato tanto, a piedi per il mondo, anche se non l’ha trovato… di persona, qualcosa avrà pure imparato… qualche notizia magari… -Qualcosa sì, ho trovato, qualcos’altro ho perso. La vita è equilibrio. Non credo comunque di aver mai incontrato neppure indirettamente il suo senso. -Mmh… -Che c’è? -Niente, speravo potesse aiutarmi. Sa, io sono anni – e non so neppure quanti – che sto aspettando una conchiglia che molti dicono non esistere neppure. Tuttavia sono qui, e so che la troverò. È quello, per me, il senso della vita. Trovare ciò per cui si è nati, raggiungere ciò che si crede di meritare, oltre il quale non c’è più niente, se non compimento e soddisfazione. -Sono parole dure da dire, altrettanto da ascoltare. -Lo so, ma ognuno ha le sue opinioni. Questa è la mia. Il senso della vita è questo, per me, e questo è la Meravigliosa Purpurea. -Allora io non troverò mai il mio senso della vita, se esso è il senso della vita in sé. -Lei l’ha già raggiunto. -Ah sì? E quando? -Nell’esatto momento in cui ha deciso che trovare il senso della vita sarebbe stata la sua missione, il suo pellegrinaggio. Non può trovarlo, e non lo troverà mai in nessuna foresta o deserto perché semplicemente ce l’aveva in tasca quando è partito. -Lei dice? -Sì, dico. -In tasca? -In tasca. -Ah. Poi il Viaggiatore Pellegrino se ne andò, partì, per tornare a casa. Esausto e sicuro che il Raccoglitore di Conchiglie avesse capito. Mentre se ne andava mise una mano in tasca. Il senso della vita l’aveva in tasca. Eppure in tasca aveva solo quella misera conchiglia trovata anni prima su una spiaggetta sperduta, conchiglia dimenticata fra la stoffa dei pantaloni. La prese e la gettò a terra. Il Raccoglitore di Conchiglie sorrise e prese la via della fine della spiaggia, cercando di seguire le orme che aveva lasciato il Viaggiatore Pellegrino al suo passaggio: orme che erano sparite, come se non fossero mai esistite. Doveva finire il giro, anche per quella sera. Erano già le sei e mezza, ed era tempo di farsi la doccia. Bisognava sbrigarsi. Mentre andava sentì qualcosa forarlo sotto il piede. Si chinò. Alzò la gamba e ciò che vide lo meravigliò alquanto: la Meravigliosa Purpurea, portata da chissà quale onda, giaceva fra la sabbia ed il mare. La sera prima c’era stata una tempesta, forse era giunta così. Caduta dalla tasca del mare. Il Raccoglitore di Conchiglie la prese in mano e la guardò: quando la si metteva contro il sole si poteva vedere attraverso, usarla come una specie di lente, e conoscere un mondo diverso, di altre tonalità di colore. Brillava di una luce intensa e strana, che in nessun altro posto al mondo si poteva trovare. Il Raccoglitore di Conchiglie se ne andò dalla spiaggia. Per sempre. E senza fare la doccia, quella sera.
  4. Alessandro Mambelli

    Cavatappi - Raccolta di racconti

    "Cavatappi" raccoglie racconti molti diversi fra loro: da brevi storie illogiche a lunghe favole che oscillano fra il moderno e il surreale, da racconti di amori tormentati e impossibili a storie qualsiasi che possono capitare un po' dovunque. Come un cavatappi nel sughero si può scendere e avvitarsi nei racconti, si può tornarne su e stappare la bottiglia annusando l'aria che ancora sa di vino e storie.
  5. Alessandro Mambelli

    Mi (ri)presento

    Salve a tutti, mi sono iscritto a questa community circa due anni fa per poi dimenticarmene (perché non riesco mai a dedicarmi a questo genere di cose con la dovuta costanza), ed ora sono tornato, con molta motivazione in più e molta più determinazione a dedicarmici come avrei dovuto fare sin dall'inizio. Perciò, eccomi (di nuovo) qua.
  6. Alessandro Mambelli

    Salve a tutti

    Salve a tutti, mi chiamo Alessandro e inutile dirlo adoro scrivere qualsiasi cosa, purché si possa scrivere: racconti, fumetti, sceneggiature. Sono solo un appassionato che spera di imparare tanto da questa community e di crescere molto. So che ne varrà la pena.
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