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Cheza90

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Cheza90 ha vinto il 6 luglio 2015

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    Sognatore
  • Compleanno 11/11/1990

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  • Genere
    Donna
  • Provenienza
    Taranto
  • Interessi
    Mi chiamavano alice nel paese delle meraviglie a scuola, perché ero sempre con la testa tra le nuvole, ma in realtà immaginavo innumerevoli storie che rimanevano là rinchiuse nella mia testa..
    quelle storie aspettano ancore di essere scritte...chissà se mai i miei pensieri incontreranno le parole.

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  1. Cheza90

    presentazione d'ingresso

    Benvenuto
  2. Cheza90

    Il segreto della "ver icona" 1 parte

    Ciao grazie per aver letto il mio brano e averlo commentato. Siamo nella Spagna del 1588, durante il conflitto anglo-spagnolo, precisamente lui sta tornando dalla sconfitta dell'Invincibile Armada a Calais. Grazie mille ancora per i tuoi accorgimenti e per il tuo apprezzamento verso il mio testo
  3. Cheza90

    Alla ricerca del lavoro perduto

    Ciao Healing, apprezzo il gioco, e ti ringrazio per l'attenta analisi rivolta al mio brano XD. Effettivamente so' che i lunghi monologhi a volte possono risultare pedanti sopratutto se si considerano le pagine di un libro, e pensare come hai sottolineato tu che il monologo andrebbe avanti per ben 7 pagine mi ha fatto riflettere. Sinceramente, forse perché l'ho concepito io così, non avrei eliminato una porzione così grande del testo, anche se naturalmente in caso di una continuazione andrebbe ad alleggerire molto la lettura ^^. Invece sulle seconde correzioni che hai apportato mi trovi concorde, perché applicandole effettivamente il racconto rende meglio. Grazie ancora per il commento
  4. Cheza90

    Il segreto della "ver icona" 1 parte

    Scusate lascio un post scrittum ho corretto la copia direttamente sul forum ma non so perché nel momento dell'invio le modifiche non si sono salvate.
  5. Cheza90

    Mi presento

    Benvenuta! :)
  6. Cheza90

    Il segreto della "ver icona" 1 parte

    Commento Era tarda mattinata, ma il vociferare della città sembrava più intenso del solito o almeno così si mostrava a lui che da tempo era abituato a sentire solo urla di dolore, grida di terrore e pianti d’addio. Il mercato come sempre era gremito di gente che andava e veniva con ceste piene di verdure, riso e galline con il collo pendente verso il basso. La città era in fin fine, come l’aveva lasciata. Un turbinio di gente scappava da una parte all’altra non lasciando capire bene, mai, che cosa stesse succedendo. Eppure quella giornata, con il sole che splendeva sulle pietre delle strade e le persone che gridando si affaccendavano di corsa a fare le ultime compere gli dava una strana sensazione di disagio, lo poteva sentire addosso, il corpo fremeva come se qualcosa stesse per succedere, come se tutti quelli intorno a lui, aspettassero ansiosamente qualcosa, come se attendessero…un verdetto… Era tornato nel suo paese e nella sua città, eppure faticava a riconoscere i segnali che smuovono un’intera popolazione verso un’unica meta, quella che disegnava la strada per il palazzo dell’Infantado. Forse non se ne era reso conto perché anche lui volgeva in quella direzione, ma per un motivo ben diverso dalla massa che gli si accalcava sempre di più intorno, spintonandolo da un lato all’altro. Non aveva mai capito tutto quell'accorrere al palazzo ogni qualvolta ci fosse un processo, anche perché, come lui ben sapeva, non c’era nulla da vedere. La gente, però, si appropinquava sulla soglia del palazzo, sotto un “urlatore”, che tramite le voci che si udivano dal palazzo, trasmetteva il resoconto del processo alla folla. Come in uno di quei spettacoli teatrali che si diceva fossero tanti amati dai loro nemici Inglesi. Ricordava, una volta, quando i processi erano all’ordine del giorno, un familiares che ascoltava annoiato l’ennesima sentenza, era accorso fuori e aveva detto al portavoce del popolo (non so se per divertirsi o se per spaventare la folla) che il processato davanti alla croce mostratagli dal vescovo si era rivoltato mostrando i lineamenti del diavolo sul suo volto. Naturalmente, nulla di ciò che disse corrispondeva al vero, ma la folla in poco tempo appena sentita la notizia, si disperse e il racconto di quel moro che aveva mostrato in volto i segni del diavolo prosegui per lunghe settimane, finché, qualcuno riuscì a placare la curiosità, le domande e i racconti con una nuova fandonia, forse più interessante della prima. La gente del popolo si era ormai abituata alla cacciata dei mori e ben pochi, se non nessuno, era ancora all’interno del paese, non poteva credere così, che tutta quella massa corresse verso il Palazzo per sentire una sentenza ormai proclamata mille volte. No...si disse fra sé, doveva essere successo qualcosa nel tempo in cui si era allontanato dalla corte. Inizio d'un tratto, a farsi largo tra le donne che con le loro ceste e i loro vestiti occupavano la strettoia impedendogli di camminare più in fretta. Sentiva scendere dalla tempia un rivolo di sudore che gli segnava la guancia, strinse in pugno una mano, sperando non fosse successo l’irreparabile, che nessuno dei suoi compagni si trovasse davanti a quei giudizi impazienti di assaggiare le urla di paura di un altro uomo in preda al terrore del suo inevitabile destino. Più si avvicinava, più sentiva che l’urlatore che proclamava illazioni del processo, senza incuria, a tutta la gente che si appostava all’uscita del Palazzo, molte donne con le lacrime agli occhi aspettavano ansiose il verdetto, anche alcuni uomini, tenevano il capo scoperto, stringendo nelle mani il loro cappello, come con la speranza che chiunque vi fosse là dentro, ne uscisse incolume, però lui lo sapeva bene, nessuno usciva di là completamente incolume. La guardia, posta dinanzi le porte del palazzo, sbadigliava annoiata, aspettando la fine di quella giornata così stressante, come c’è ne erano state molte prima di quella. Appena la guardia lo riconobbe gli fece cenno di entrare, abbassando il capo come onorato del suo ritorno. Ormai Filippo era abituato ai cenni dei suoi sottoposti, alla gente che riconoscendolo, chinava il capo, a chi correndogli incontro durante il suo ritorno a casa, lo aveva ringraziato per aver aiutato un figlio a tornare vivo o quasi a casa. Mentre, dall’ingresso del palazzo volgeva verso l’aula del processo, cercava di non far notare, nemmeno alla servitù, la fretta con la quale vi ci si dirigeva, per non destare alcun sospetto, nel caso in cui là dentro sulla "forca", ci fosse stato un suo “compagno”. C’era poca gente all’interno della sala, solo gli Inquisitori, il signore di Manara, i Familiares (coloro che non facevano parte di alcun ordine religioso, ma che collaboravano alla causa), e l’avvocato difensore, che in quel momento si stava rimettendo a sedere nell’attesa del verdetto finale nei confronti della donna. La donna, era in piedi e le sue piccole spalle, erano adorne di capelli scuri e mossi che raggiungevano armoniosi l’incavo della schiena. Stava diritta, in modo rigido, ma sicuro dinanzi il capo inquisitore, sembrava quasi non aver paura. Assicuratosi, che non era uno dei suoi compagni in piedi davanti al giudice, lascio andare finalmente un respiro di sollievo. Stava per volgersi verso l’uscita, quando il capo inquisitore vedendolo, gli fece cenno di avvicinarsi. Con la stanchezza della guerra ancora segnata sul suo volto, i calzari logori dal lungo cammino verso la sua terra, e il morale spento, quell’invito a partecipare a una decisione di vita o di morte, non gli scendeva proprio giù, ma il figlio del Conte di Guadalajara non poteva non rispondere all’invito del capo Inquisitore. Così, con lo sguardo basso si avvicino alla giuria che soddisfatta guardava il suo prossimo agnello sacrificale davanti a sé, un agnellino che però invece di piangere e implorare sorrideva soddisfatto. Quando, sedutosi, al fianco del Vescovo volse lo sguardo verso la donna, il suo volto senza volerlo cambiò espressione guardo il Signore di Manara, ma egli non ricambiò, concentrato sul verdetto. Filippo, non poteva smettere di guardare la donna e mentre la giuria parlava fra sé e sé, lui non riusciva ad ascoltare le loro parole, ricordava solo l’ultima volta che aveva visto quella donna poco prima di partire. La ricordava ancora in chinata su un bambino malato che giaceva con la madre in mezzo a una delle strade della città mentre con un velo copriva il volto del piccolo. Ciò che più lo aveva stupito di quel gesto non era la misericordia e l’amore con cui era stato compiuto da una signora di nobili origini, moglie del signore di Manara, che ora la osservava lì in piedi dinanzi al patibolo. No, ciò che l’aveva lasciato senza parole era il momento in cui sollevando il velo, il bambino si era ridestato in piedi e aveva ripreso colore e vitalità. In quel momento avrebbe voluto raggiungerla fermarla, chiedergli qualcosa, non aveva avuto il tempo, era scappata velocemente, allontanandosi tra la folla della città. Però, lui aveva capito, sapeva bene che cos’era quel velo…La “ver icona”, da quanto tempo la cercava, anni da quando aveva saputo della sua scomparsa, ed era lì così vicino a lui, come in quel momento quella donna era così vicina al suo sguardo. << Per cosa la state accusando?>> chiese silenziosamente al Capo Inquisitore << Stregoneria…>> disse sbuffando, guardando verso il Signore di Manara << Capisco, qual è la sentenza?>> << Usciamo devo pensarci, per poter deliberare>> Così il Capo Inquisitore si alzò dal tavolo e senza guardare gli altri seduti al suo fianco se ne andò verso l’uscita, lo segui, doveva salvare quella donna, doveva ritrovare quel velo.
  7. Cheza90

    L'antipatico

    Ciao, il pezzo mi è piaciuto, perché è una caratterizzazione veramente interessante, come ti ha già chiesto Alexmusic, anche a me farebbe piacere sapere se fa parte o se andrà a fare parte di un romanzo, perché il personaggio che hai creato anche se "antipatico" in realtà l'hai reso quasi simpatico o quanto meno hai fatto sorgere in me un senso di empatia verso questo personaggio afflitto da questa sua caratteristiche che alla fine del frammento viene accettata. L'ultima frase è forse quella che più mi è piaciuta di tutto il testo Mentre quella che hai evidenziato anche in corsivo non mi piace come suona Non lo so, l'avrei cambiata. Per il resto il testo mi piace perché è scorrevole e il personaggio riesce a uscire fuori in così poche parole, come possono essere quelle di un frammento. Hai la capacità di addentrarti bene nel pensiero caratteriale e psicologico della persona che sei andato a creare, non so se ti riesce così bene con tutti i tuoi personaggi, ma con questo hai fatto un ottimo lavoro. Complimenti! Lo vedo bene come incipit di una storia più ampia, perché si sa "chi ben comincia e a metà dell'opera"...
  8. Cheza90

    Alla ricerca del lavoro perduto

    Ciao Grazie mille per il commento e per le tue correzioni. Naturalmente con qualche piccolo accorgimento forse avrei reso maggiormente alcuni punti, che sembrano un po' incomprensibili . Grazie per l'attenzione rivolta alla sintassi e alla scrittura della storia, i consigli per me sono un diamante da conservare e applicare, perché si scrive per se stessi ma anche per gli altri, quindi ci tengo che il mio punto di vista sia chiaro quando scrivo . "Lei che non si vergognava perfino a rispondere al telefono" In questa frase c'è un NON di troppo °_° non me ne ero resa conto! Il finale, deriva diciamo da tutte quelle situazioni precedenti, che l'hanno portata a fare una scelta drastica. Perché a volte le scelte che cambiano la vita bisogna farle a caldo, altrimenti poi non si fanno più. Comunque, effettivamente il distacco da una situazione all'altra è troppo veloce, quindi ci sarebbe stato bene, come consigliato da te, aggiungere un periodo con un'anticipazione rispetto a ciò che stava per succedere. Grazie ancora per il commento
  9. Cheza90

    Alla ricerca del lavoro perduto

    @Socio della birra: Ciao grazie per aver letto il mio racconto^^....Certo per la trama sapevo bene, che non era per niente originale, ma il mio è stato quasi uno sfogo di rappresentanza, in rappresentanza dello stato d'animo cupo che infligge la ricerca del lavoro. Perché forse sembrerà melodrammatico, ma ho "perso" tanti amici, che finita la stagione estiva hanno raccolto i pochi soldi che avevano e sono andati via. Io grazie al cielo, posso esimermi da quelli che sono stati costretti ad andare via, e posso ancora stare vicina alla mia famiglia e ai miei affetti. Grazie, ancora per il tuo commento @Taiga: Grazie mille per il tuo commento , si certo rappresentare la realtà non è facile, e per me è stato un po' uno sfogo, ma anche un esercizio, per vedere se riuscivo a scrivere un concetto immediato e farlo svolgere quasi tutto nella mente della protagonista. Sono contenta che sia stata agevole la lettura. XD @Russotto: Mi sei mancatoooo , giuro mi mancavano i tuoi commenti! che mi bacchettano gli errori di sintassi e sopratutto il mio uso spasmodico delle virgole, non so' se riuscirò mai a liberarmi da questa spada di Damocle che pende sulla mia "penna". Grazie mille sia del commento per il contenuto, ma sopratutto per tutti gli accorgimenti sul testo
  10. Cheza90

    Alla ricerca del lavoro perduto

    Ciao Unius, ti ringrazio tantissimo per il tuo commento, e per aver sviscerato così bene la mia storia, che poi, come hai detto tu più che una storia forse è una cronaca. Effettivamente, unisce, storie di vita vissuta, alcune mi appartengono, altri pensieri li ho tratti da tutti i racconti che ho ascoltato dai miei amici e dai miei vecchi compagni di università. Purtroppo, cercare e trovare lavoro, è diventato veramente un incubo senza fine, la regola "Se lo cerchi il lavoro prima o poi lo trovi", non vale più, ormai è difficile fare anche la cameriera o la barista, e tante proposte che vengono fatte ai ragazzi prevedono magari orari e pagamenti che surclassano i limiti dei diritti umani. Andarsene è difficile, lasciare i propri affetti, la propria casa e la propria terra, ma ciò che più mi strenua, è la costrizione che porta i ragazzi ad andare via, non è una scelta che viene dalla voglia, magari di esplorare il mondo, è una scelta che viene dall'impossibilità di lavorare e di costruirsi un futuro nella propria nazione. E allora, lo studio, l'esperienza il lavoro che si è fatto per anni per costruirsi un futuro è vanificato, da questo mercato del lavoro, che non permette ai giovani di intraprendere nessuna strada. Per chi cerca il lavoro c'è solo una nebbia fitta, fatta d'imbroglioni che aspettano il prossimo ragazzo, da far cadere nella loro trappola e nelle loro false promesse. Ti ringrazio ancora per il tuo commento , e sono contenta che abbia apprezzato il viaggio di questa ragazza, anche se scritto, volutamente, con toni grigi e scarni. Per le virgolette dei dialoghi, io quelle piccole sulla mia tastiera non le trovo °_°
  11. Cheza90

    Alla ricerca del lavoro perduto

    Commento Forse dovrei…Forse non dovrei, ogni volta era lo stesso pensiero, si sentiva tra due fuochi, che le chiedevano se tentare o meno. Solitamente appena chiusa la telefonata si fiondava su Internet alla ricerca di informazioni, spesso trovava una risposta alla sua domanda, e per la maggior parte delle volte era un non dovrei. Quando però non trovava nulla, il cuore iniziava a battere a ritmi strani e non registrabili, le mancava il respiro, e la testa si riempiva di domande. Era stanca, e forse un po’ delusa, non sapeva se da sé stessa o da tutti quelli che insistentemente la cercavano, ma che poi non le davano ciò che desiderava. Da quando aveva iniziato a cercare lavoro, aveva scoperto tantissime parole che non sapeva esistessero, e che scopriva non piacerle per nulla. Sistemi piramidali, “manager di te stesso”, contratti a progetto, co.co.pro, fisso mensile, lavoro ad obbiettivi. Tutte sigle che servivano a identificare un’unica stessa risposta, lavoro a costo zero, o quasi. Quando vedeva le persone che accettavano quei lavori sotto pagati, o non pagati, le iniziavano a venire mille domande nella testa, era lei incapace di accettare un lavoro, anche se non perfetto, o erano gli altri che spinti dalla disperazione dell’infinita ricerca alla fine accettavano qualcosa che era meglio di niente. Lei non riusciva ad accettarlo, negli ultimi tre colloqui, le avevano proposto una specie di rappresentanza di prodotti per il benessere, la persona davanti a lei con una frase secca le aveva detto in fine “Se vendi ti pagano…altrimenti…”, “Altrimenti cosaaa?!”, avrebbe voluto urlargli in faccia ma alla fine si congedava con un “Grazie non mi interessa”, e lasciava l’appuntamento lasciando un sospiro. L’ultimo, forse, il più assurdo di tutti le aveva chiesto se sapeva chi era un manager, e lei aveva risposto che certo che sapeva che cosa fosse un manager. Secondo lui, per diventare manager, avrebbe dovuto iniziare, girando per le aziende della città, chiedendo se volessero attivare una particolare linea telefonica. Naturalmente per questa posizione serviva essere laureate, di bella presenza, in stato di disoccupazione, età massima ventinove anni. Queste quattro caratteristiche, sembravano il dogma di tutti gli annunci che si trovano online, all’ufficio di collocamento, e ovunque si possa inserire un annuncio per gente in cerca di lavoro. La ricerca di lavoro, è una guerra, che per lei ormai era persa in partenza, era un anno, che si barcamenava tra mille colloqui tutti uguali, con persone tutte uguali, e con lo stesso risultato, non c’era un lavoro per lei. Ecco perché alla fine la domanda era sempre la stessa, andare o non andare a quel colloquio. Prima di terminare il liceo, aveva dei sogni, realizzarsi, crearsi una carriera, lavorare per ottenere l’indipendenza tanto agognata. Poi aveva iniziato l’università, e pensava, s’illudeva che con la laurea avrebbe ottenuto ciò che più desiderava, e invece più si avvicinava la fine degli studi più si rendeva conto che più che un lavoro come cameriera o barista non riusciva a trovarlo. Avrebbe dovuto forse, continuare a studiare…A volte, nella sua mente si celava il rimorso per non aver accettato quel lavoro come telefonista erotica, almeno loro, gli avevano offerto milleduecento euro al mese. Ogni volta, che ci pensava, gli si stringeva lo stomaco, come poteva fare un lavoro del genere, ad ascoltare…No, non ci voleva nemmeno pensare! Tanto non ci sarebbe riuscita, non sarebbe stata in grado nemmeno di dire una parola, in quella situazione. Lei che non si vergognava perfino a rispondere al telefono, quel dispositivo inutile che ogni volta le dava una speranza, che la porta che avrebbe aperto al prossimo incontro sarebbe stata quella giusta, e invece era sempre quella sbagliata, e il ritorno a casa era sempre più truce e doloroso. Eppure, ci provava, di nuovo, camminava, sentendo il suono del ticchettio delle sue scarpe, il sole le batteva sui capelli di un rosso spento, e la sua figura, piccola e longilinea si rifletteva sul marciapiede che la portava verso, quell’indirizzo sgualcito che teneva stretto, nervosamente tra le mani, Via dei Guitti 167/A. Guardava quelle parole scritte su quel post-it velocemente, e le implorava come una sciocca, di non deluderla anche questa volta. La chiamata che aveva ricevuto il giorno prima era stata diversa, particolare, era la voce di un uomo sembrava stanca e assente, quasi che non avesse proprio il desiderio di fare quella telefonata. Appena gli rispose speranzosa, la voce del suo interlocutore s’incupì maggiormente, e con quattro parole secche e semplici, le disse “ Salve, sono mauro ho bisogno di una Segretaria è interessata”, presa dall’entusiasmo di quella richiesta, lei si alzo dalla sedia “ Si si certo…sono molto interessata”, “Va bene, allora ci vediamo domani, alle quattordici, Via dei Guitti 167/A, Buona giornata”, e così la telefonata si era chiusa, non le aveva chiesto nulla non gli aveva detto nulla, solo un indirizzo e una semplice domanda. Ecco, forse non sarebbe dovuta andare, non sapeva chi l’aveva chiamata, la ricerca su internet non aveva prodotto alcun risultato sensibile, e lei aveva un po' di timore. “Non esiste il lavoro perfetto”, no non esisteva, ma lei voleva solo essere pagata il minimo per vivere o meglio sopravvivere, si era perfino ritrovata a invidiare quelle ragazze che lavoravano per ottocento euro tutti i giorni, tutto il giorno. Per lei sarebbe stato già un passo avanti! Aveva chiesto a tanti negozi e alimentari, ma nei negozi “C’è la crisi, non possiamo permettercelo”, dicevano i proprietari, e negli alimentari quando guardavano le sue esperienze di lavoro e i suoi studi, dicevano che preferivano ragazze con esperienza nel settore. Sembrava di essere entrata in un circolo vizioso che non aveva fine… “Vai via dall’Italia”, gli dicevano tutti, ma lei si era ostinata a voler rimanere in quel paese, che sentiva il suo, la sua certezza, e poi non voleva arrendersi non poteva credere di dover essere costretta ad andare via…Andare via…Vai via…riecheggiavano quelle parole come un bombardamento cieco nella sua parete celebrale. Alzando lo sguardo, si accorse di essere arrivata, una ragazza fuori dalla porta, sedeva sui gradini con uno sguardo afflitto come il suo, dopo ogni colloquio. <<Non entrare, almeno, che tu non voglia fare la venditrice porta a porta>> La guardò, e sentì il cuore impazzare ancora una volta, la testa riecheggiare con tutte le frasi che aveva sentito, si stava arrendendo…anzi forse si era già arresa. Guardò la ragazza <<Mi dispiace>> le disse con tutto il cuore e si voltò. Cammino più veloce che poteva, qualche lacrima schizzava sul suo viso, come l’acqua sui tergicristalli, il respiro era pesante ma la decisione era presa. Entrò nella prima agenzia di viaggi, aperta tutto il giorno. <<Buongiorno>> disse senza perdere tempo La ragazza dietro al bancone si alzò e rispose al saluto. <<Prego mi dica, cosa le serve>> disse con un gran sorriso quasi accogliente << Un biglietto aereo>> <<Per dove? Che giorno vuole partire>> << Prima possibile e il più lontano possibile>> disse con rammarico… Si aveva perso, aveva perso la sua battaglia, doveva andare via, doveva provarci, provare a trovare una strada, la sua strada…una porta aperta che forse altrove la stava aspettando.
  12. Cheza90

    Hey amico, ce l'hai una storia dico

    Ciao, ho letto il tuo racconto veramente tutto d'un fiato, tant'è che sono forse, quasi rimasta male che sia terminato così presto. Complimenti principalmente per i dialoghi, perché sono veramente ben scritti e sembrano veramente reali, forse mi è mancata un po' di ambientazione, nel senso che non sono ben riuscita a immaginare il luogo in cui erano. Ma naturalmente in 8000 mila caratteri non è possibile concentrare ambientazione e un dialogo così lungo e articolato . Il contenuto della storia mi è piaciuto è stato come già detto scorrevole e abbastanza realistico. Come ti hanno già segnalato anche io avrei preferito forse che si fosse fermato un po' prima, senza riportarmi alla realtà (come hai voluto fare), e lasciandomi in quel momento sospeso quel momento di amicizia così un po' particolare. Forse un ultimo appunto avrei cambiato il motivo per cui hanno cacciato di casa il ragazzo, forse è un motivo troppo debole bruciare una pentola, ed essere buttati fuori di casa, ma ho preferito leggerlo in chiave ironica, che forse era quello il senso che volevi dare. Ti faccio comunque i miei complimenti
  13. Cheza90

    Leggere e scrivere

    Io personalmente amo leggere e non mi sono mai posta il problema di leggere poco, tutt'altro mi sono posta il problema contrario. Molto spesso passo le notti insonni per leggere un libro, inoltre, scarico molti e-book per poterli leggere anche sul cellulare. In molti casi penso che passo troppo tempo a leggere, infatti quando leggo mi si apre un mondo di idee, finita la lettura inizio a pensarci su. In alcuni casi, se la storia che ho pensato mi fa battere il cuore ( forse è un sentimento troppo romantico il mio, ma per me funziona esattamente così), inizio a scrivere una scaletta. Bene, finita la scaletta, mi rimetto a leggere, e mi perdo nuovamente nella lettura, senza poi scrivere seriamente nulla. E' vero ho intrapreso il cammino della scrittura letteraria da poco, perché ho il vizio maledetto, di raccontare a voce le mie storie, senza riuscire poi a metterle su carta. Provo una grande ammirazione, per chi è in grado di scrivere tante pagine senza fermare il flusso creativo. Io inizio a scrivere, poi quando rileggo ciò che ho scritto, inizio a pensare che manchi qualcosa, allora ripenso alla storia, e perdo nuovamente tempo a immaginare e pensare. Lo so' la mia è una concezione molto astratta della scrittura, sono un amante delle storie e delle parole, mi piacciono i libri scritti bene, e spero di raggiungere un livello di scrittura che possa considerarsi buono per la stesura di un libro. Anche adesso che sto tentando l'insidiosa strada del romanzo storico, perdo più tempo a impazzire dietro le fonti, che a scrivere. Di questo passo credo mi ci vorranno dieci anni prima di finire un romanzo XD. Dopo il mio prolisso intervento, sui miei personali blocchi dello scrittore, rispondo a te sioux, credo che leggere sia fondamentale, per uno scrittore, ma che non esista una quantità predefinita, ma bensì bisogna cercare la qualità in ciò che si legge, e riuscire a soffermarsi nel comprendere i diversi tipi di scrittura e i diversi contenuti. Infine credo che ciò che debba spingere uno scrittore a scrivere, sia il desiderio di raccontare una storia, qualcosa che abbiamo dentro, e che sentiamo il bisogno di far rivivere sulla carta attraverso i nostri personaggi. Il talento in sé per sé non credo esista, anche chi ha una propensione alla buona scrittura, ha bisogno di impegno costante e di concentrazione, serve la voglia d'imparare cose nuove, e di cimentarsi in un attività che considera piacevole. Non farti troppi problemi su ciò che dovresti fare, ma cerca dentro te stesso il giusto equilibrio tra scrittura e lettura, perché entrambe devono essere affrontate con amore e dedizione.
  14. Cheza90

    È che la Gina ha il balcone pieno di gerani

    Ciao wy, mi unisco a tutti gli apprezzamenti fatti dagli altri utenti. Ho letto la tua storia tutto d'un fiato, e mi ha lasciata spiazzata. Che dire, hai scritto un testo leggibile e fluido, ma ciò che mi ha stupito di più è stato tutto il leit motiv della storia che ha messo in primo piano i sentimenti di questa donna, frustrata dal suo ruolo, di moglie e madre, che cerca un briciolo, di rivincita personale, nell'avere i gerani più belli di quelli della sua vicina. Il carattere della donna, esce prepotentemente dalle tue descrizioni, e dalle tue parole, facendoci catapultare nella sua vita, come se fosse lì davanti a noi a compiere tutti quei gesti, che in un certo senso traspaiono il suo disagio. Il finale, non me lo sarei mai e poi mai aspettato, così tragico, che ti prende dentro, ti costringe a riflettere, sulla vita di questa donna ormai come si suol dire prossima a una crisi di nervi. Compiendo un gesto folle, ma reso possibile, dalle circostanze che tu stessa ci hai mostrato, sei stata brava a portare la narrazione a questo punto, l'impatto è credibile, come del resto tutta la storia. Mi complimento dunque un ultima volta, non solo per la storia reale che ci hai proposto, ma per la tua abilità nel seguire un filo logico, e nel scriverlo in maniera così naturale e scorrevole. Spero di rileggerti presto XD
  15. Cheza90

    Scala delle Parole (Word Ladder)

    @Qualcuno:ho una mente contorta XD
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