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massimopud

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  1. Il flebile rivolo

    un rivolo flebile ma limpido letto ad alta voce non suona benissimo (quattro sillabe con la elle quasi consecutive), però pronunciato a mezza voce ha qualcosa di onomatopeicamente acquoso, come un sommesso gorgogliare (questi flebili rivoli sono complicati).
  2. Secondo me anche qui conta il criterio della notorietà: la rivoluzione francese non potresti spostarla di tre secoli, ma per una congiura di palazzo nota soltanto agli studiosi del settore non credo sia un grande problema. Ma posso sbagliare, eh, se poi vendi meno di un milione di copie non prendertela con me, urgono pareri più autorevoli del mio (cioè tutti).
  3. Jukebox

  4. Quattro apocalittiche chiacchiere

    Vai, Johnny, però mi raccomando, sempre temi alti: teorie cosmologiche, immortalità dell'anima, curling, festival di San Remo e roba simile, gli avventori del bar vogliono ragionare solo sui massimi sistemi (si parte da un minimo di tre triple e quattro doppie). Ti spetta un avello di fuoco tra Farinata degli Uberti e il fondatore di Scientology.
  5. Secondo me i due fattori principali da considerare sono: 1) il genere del romanzo che vuoi scrivere; 2) la notorietà del protagonista (o dei protagonisti). Riguardo al primo, se è un romanzo storico le regole sono abbastanza ben definite: i personaggi inventati (Lorenzo Tramaglino) possono fare quasi tutto, entro i limiti della verosimiglianza; quelli realmente esistiti (Ferrer) devono essere il più possibile fedeli alla verità storica, anche se qualche libertà è permessa; ad esempio Ferrer può dire Pedro, adelante con juicio, anche se magari non l'ha mai detto in vita sua, e nessuno l'ha mai rimproverato a Manzoni (almeno credo). Se invece è un romanzo fantastico, paradossalmente diventa più difficile proprio perché c'è più libertà per lo scrittore, che deve fare un po' l'equilibrista tra il verosimile e il soprannaturale, tra la cronaca del tempo e l'anacronismo. Insomma, ci si muove senza paracadute, ne può venir fuori un capolavoro come una ciofeca. Riguardo al secondo punto: se il protagonista è Napoleone, di cui sappiamo pressoché tutto, anche della vita privata, è difficile inventarsi cose strane se si vuole restare nel realistico; se invece è un oscuro nobile del '600, di cui si hanno scarne notizie, si può romanzare a piacimento, o quasi. Però, fatemi spendere un applauso virtuale (anzi, va', lo faccio reale, sto battendo le mani) per questa definizione del romanzo sfornata dal Camparino nazionale, degna di Borges (magari Borges dopo un paio di birre), di Von Clausewitz e di Boskov (hai mai pensato di scrivere un libro di aforismi?):
  6. Quattro apocalittiche chiacchiere

    I due assunti non sono peculiari della nostra epoca; le apparenze un certo peso lo hanno sempre avuto, oggi le hanno soltanto in forme diverse; e in ogni epoca la "persona comune" è sempre stata un'ombra sfuggente di cui nessuno o quasi si accorge al di fuori della sua cerchia di conoscenze personali. Del resto, anche ai livelli più alti della piramide sociale nessuno è mai stato insostituibile o indispensabile (fortunatamente): espressioni come "morto un Papa se ne fa un altro" oppure "il Re è morto, viva il Re!" risalgono a secoli fa. Noi pensiamo sempre alla nostra epoca come a qualcosa di totalmente diverso da quelle precedenti, ma in realtà l'uomo continua a fare quello che ha sempre fatto: sostituisce il mondo della natura con un mondo artificiale. Questa è la sua attività principale dalla notte dei tempi: ha iniziato scheggiando le pietre e ristrutturando caverne per farne villette a schiera e continua oggi, scheggiando gli atomi, ristrutturando i cromosomi e creandosi un habitat sempre più lontano da quello originario (ma in fondo è sbagliato definirlo artificiale, perché l'uomo fa parte della natura, tutto quello che fa è naturale). Di questo mondo ovviamente fa parte anche tutta la letteratura, la musica, la pittura, internet, il campionato di calcio, il processo di Biscardi, etc., insomma tutte quelle attività intellettuali che ci distinguono dalle altre belve di questo pianeta. Insomma, la verità è che all'uomo il mondo così com'è non è mai piaciuto e non ha fatto altro che cambiarlo, da sempre. Ci sono i pro e i contro e fare un bilancio complessivo è difficile: si stava meglio quando si stava peggio o si stava peggio quando si stava peggio? Con questo domandone amleticone, caro Johnny, concludo il mio intervento qui al bar e ti do licenza di insultarmi tutti i parenti fino ai nostri più lontani e comuni antenati: nonno Adamo e nonna Eva che, come ci insegna Darwin, cucinarono il brodo primordiale da cui tutti discendiamo, lì nel'Antica Trattoria Eden (5 forchette secondo la guida Michelin).
  7. Jukebox

  8. Cosa state scrivendo?

    Qualche anno fa mi è capitato di leggere questo, era molto interessante:
  9. Diventare lettore per case editrici

    Una sporca domanda, ma qualcuno la deve pur fare: se uno fa il lettore gratis per una CE, poi avrà una corsia preferenziale per il proprio manoscritto? Se non altro, avrà almeno la certezza di essere letto e valutato seriamente (e magari in tempi rapidi)?
  10. Racconti brevi in "5 punti" - Dies Irae

    @RicMan @camparino @AdStr Grazie dei commenti, amici teologi, ehm, cioè, lettori, in particolare ad Adstr per la sua bella interpretazione. Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere, diceva un tale (e non era Lapalisse, né suo cugino). Perciò la migliore approssimazione è parlarne poco, e qui ci aiuta il 5 punti inventato dal Padre fondatore Fra' @Joyopi di Loyola (sempre sia lodato!). Scherzi a parte, c’è del vero: quello che è talmente al di sopra della nostra ragione da non poter avere risposte forse è davvero meglio affrontarlo col massimo della brevità, se non altro si rischia meno il ridicolo. Qui si è un po’ rovesciato il giorno del giudizio, non per gusto di irriverenza, ma per toccare di sfuggita un tema affascinante: la solitudine di Dio, almeno del Dio trascendente e unico delle religioni monoteiste. Comunque, nell’impossibilità di avere certezze (poi se uno ce le ha, tanto meglio), il miglior argomento in materia di aldilà e divinità a me è sempre sembrato quello di Pascal, la cosiddetta scommessa, che ridotta all'osso è: a sperare (lui dice: a credere) non abbiamo proprio niente da perderci e dunque perché vivere da disperati?
  11. Racconti brevi in "5 punti" - Dies Irae

    commento: Dies Irae La pianura è sterminata, non si arriva a vederne i confini, e trabocca di folla fino all’estremo orizzonte. Il clamore è assordante, sembra di sentir tuonare da tutte le parti e il cielo è strano, bianco, senza nuvole, senza sole, senza niente. A un certo punto i tuoni esplodono tutti insieme: arriva! Arriva Lui! È arrivato da solo in silenzio, senza nessuno ad accompagnarlo, ci guarda a lungo, uno per uno: è il momento supremo, l’ora delle sentenze, quella in cui ognuno avrà la sua eternità di luce o di buio. Tutti attendono, nessuno sa esattamente cosa avverrà ed ecco che Lui alza le mani, ci siamo: - Perdonatemi, vi prego, perdonatemi per tutto quello che vi ho fatto.
  12. Quello che scriveva da cani

    Un racconto scritto male, vale a dire bene, con periodi più lunghi di cinque parole (alleluia!), estese tirate piene di virgole e congiunzioni, un po' sfogo, un po' fiumara di coscienza (trad. terrona di stream of consciousness), che vuol far sentire la sua voce tra i sassi avari e maledetti della gola in cui le tocca scorrere, e avanza tra metafore di minatori e arredatori, potatori di presunte scorrettezze e presagi di morte, con irridenti accostamenti aulici (farsi storia remota) e giochi di bassa lega (a un passo dal trapasso), perché scrivere da cani non è da tutti, a scrivere pulito in punta di virgola e consecutio son bravi in tanti, ma poi lasceranno la cicatrice? Avranno il loro Monte Rushmore sull'Appennino tosco-emiliano, la loro cometa portajella, il loro panino al colesterolo? In stile semiserio, vale a dire ottimo, si incrociano i due grandi crucci/desideri/incognite totali dello scrittore: lasciare qualcosa di sé, e farlo con una voce che sia in qualche modo riconoscibile, che si distingua nel coro assordante degli irrimediabilmente morti. Superbia, megalomania? Ma no, il più umano dei desideri, che qualcuno si ricordi di noi, quello che i dannati chiedono a Dante: parla di me, quando torni sopra, parla di me, ti prego, che non mi si dimentichi, che non sia stato solo un'ombra di un istante! Molto bravo, vecchio ferro da biro (fammi chiudere con stile, vale a dire con una cialtronata), ciao.
  13. I titoli più belli dei libri

    Era una bella discussione, provo a rispolverarla. L'uomo che fu Giovedì G.K. Chesterton La pietra di luna W. Collins L'uomo che guardava passare i treni G. Simenon La linea d'ombra J. Conrad La moneta di ferro J.L. Borges In un paese lontano J. London La donna della domenica Fruttero & Lucentini L'elenco telefonico di Atlantide T. Avoledo
  14. Ciao @AndC , grazie del commento anche a nome della coautrice, @Monsieur Cigale , che a dispetto del nome è ragazzuola e colgo l'occasione per salutarla. Ci divertimmo molto a scrivere questo pezzo comico e in realtà c'è molto di suo, ad esempio la prima battuta che hai citato è farina del suo sacco. Grazie, alla prossima lettura.
  15. Ah, grazie, Mac, segnaliamola anche agli altri lettori: quando avete tempo fate una scappata sul Tubo ad ascoltare la sublime arte di Sergio Proculo.
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