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massimopud

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  1. massimopud

    Gialli e noir: un consiglio

    Tra i gialli letterari questi sono forse i migliori che abbia mai letto: Per il giallo umoristico aggiungo Francesco Recami.
  2. Quindi la sinossi non è poi importante come dicono? Perché si legge spesso che sia fondamentale affinché il testo venga letto, che sia il biglietto da visita dell'autore, etc. Potresti darci qualche chiarimento in base alla tua esperienza? Non è importante per la vostra casa editrice o ti risulta che non lo sia in generale? Grazie
  3. massimopud

    Il fatto che...

    Un momento, c'è ancora un dubbio: chi erano quei signori? Forse i membri del Club Italiano del Congiuntivo? Perciò non li va mai a trovare nessuno?
  4. massimopud

    Il fatto che...

    Pensavo che forse nel secondo caso il "sempre" potesse implicare un presente abituale indicativo. Il renarrativo aoristo mi terrorizza solo a leggerne il nome, grazie @Black, mi hai salvato dal bulgaro (stavo già per mettermi a studiarlo).
  5. massimopud

    Il fatto che...

    Possibile che spacchiamo il capello in quattro? Possibile che spacchiamo sempre il capello in quattro? Nel primo caso spacchiamo sembra più congiuntivo (o no?), nel secondo più indicativo (o no?) Signori, forse è più facile scrivere in bulgaro
  6. massimopud

    Il fatto che...

    Signori, possibile che non sia venuto un cane? Signori, com'è che non è venuto un cane? Perché il primo che regge il congiuntivo e il secondo l'indicativo? Mah, sempre più complicato, perciò poi da questi signori non viene mai un cane...
  7. massimopud

    Show don't tell & Co

    Perché non si romanza come un romanzo.
  8. massimopud

    2001 Odissea nello spazio, Arthur C. Clarke

    Sì, premesso che io non sono un grande esperto di fantascienza e quindi non so classificare con esattezza i vari sottogeneri, questo mi sembra più un libro di fantascienza "filosofica" che non predittiva; al mondo del 2001 dedica pochi cenni obbligati, come se non gliene importasse granché.
  9. massimopud

    2001 Odissea nello spazio, Arthur C. Clarke

    Questo è vero, Niko, però riguarda un ambito per lo più limitato agli ambienti scientifici, con un interesse collaterale di quelli militari. Se prendiamo le persone comuni, le cose cambiano. Un bambino degli anni ''50, 60 e '70 divorava fantascienza e sognava di fare l'astronauta da grande. C'era una diffusa convinzione, anche tra gli adulti, che i viaggi interplanetari o addirittura interstellari fossero imminenti, basti pensare ai titoli di film o serie tv dell'epoca: 2001 di Kubrick, Spazio 1999, etc. Era il futuro prossimo, non quello remoto, come se oggi pensassimo che tra venti o trent'anni saremo in grado di mandare astronauti fuori dal sistema solare. Si ragionava in questi termini: se in meno di un secolo siamo passati dal cavallo all'astronave, tra cinquanta anni o anche meno ci saranno cose inimmaginabili e saremo in grado di arrivare a conoscere mondi inimmaginabili. Oggi è questo immaginario collettivo che è cambiato, sono le priorità che sono diverse. Se oggi chiedi a cento persone quali siano state le più grandi scoperte scientifiche o applicazioni tecnologiche degli ultimi decenni, la quasi totalità ti risponderà: internet, gli smartphone e via dicendo, non certo le scoperte degli astrofisici, che il 90% delle persone (a essere ottimisti) ignora quasi del tutto. Tornando per un attimo al libro e al film, a me pare evidente che nessuno dei due aveva come scopo quello di dare una descrizione del futuro della Terra. La Terra, dopo l'incipit "preistorico", viene pressoché saltata a piè pari: non ci viene mostrata neanche una città, o una casa, o un qualsiasi paesaggio urbano terrestre. Quello che interessa gli autori è l'evoluzione della specie umana in un futuro remoto e lo stesso titolo in realtà è simbolico, potemmo dire millenarista: il 2001 è il primo anno del nuovo millennio, cioè il simbolo di una nuova era. Anche il viaggio dell'astronave per me è un'evidente metafora della storia dell'uomo, che passa dal dominio iniziale sulle macchine ad un uso conflittuale di esse (la paura della distruzione nucleare) e al loro superamento finale in un'epoca governata dalla "mente" (qualunque cosa questo significhi) senza la mediazione delle macchine, anzi forse senza la mediazione della materia.
  10. massimopud

    2001 Odissea nello spazio, Arthur C. Clarke

    Secondo me non è il libro che è invecchiato male, è il futuro a essere invecchiato male. La stragrande maggioranza dei libri e dei film di fantascienza degli anni '50, '60 e '70 preconizzavano viaggi interplanetari (come minimo) o interstellari o intergalattici, incontri con popolazioni e civiltà aliene, insomma erano tutti proiettati verso "fuori". Le cose cominciarono a cambiare negli anni '80 con film come Blade Runner, non a caso, perché gli anni '80 segnano l'inizio di un riflusso, di un ripiegamento verso "dentro" un po' a tutti i livelli, che continua ancora oggi e che non potrebbe avere miglior metafora del web, vero simbolo della nostra epoca, la grande ragnatela in cui ci siamo imbozzolati senza guardare più l'universo. È probabile che quando si scriverà della nostra epoca, la si descriverà proprio come un'epoca di ripiegamento e di disillusione, un'epoca grigia senza grandi speranze, senza una vera frontiera da raggiungere. Volendo essere meno pessimisti, forse la nostra è solo un'epoca di assestamento: dopo essere passati in pochi decenni dai veicoli a trazione animale allo sbarco sulla Luna, bisognava calmarsi un po', prima dei prossimi balzi in avanti. Il 2001 o il 1999 di certi film erano semplicemente date troppo ottimistiche, l'umanità ha un po' rallentato, ma poiché tutto va a cicli le prossime generazioni riprenderanno a sognare in grande.
  11. massimopud

    2001 Odissea nello spazio, Arthur C. Clarke

    Anch'Io non sono affatto deluso, per me è un bel il libro e il film è un capolavoro assoluto. Il libro ha il merito (o il demerito, a seconda dei punti di vista) di chiarire alcune cose che Kubrick aveva scelto di lasciare all'interpretazione dello spettatore, però Kubrick aveva dalla sua la suggestione delle immagini e della colonna sonora, nel libro certe cose andavano dette per forza perché risultassero comprensibili. La cosa che eliminerei è quella paginetta finale con il bambino delle stelle che stoppa giusto in tempo una guerra nucleare, quella Clarke poteva risparmiarsela, però non è tanto grave da rovinare tutto il libro,
  12. massimopud

    2001 Odissea nello spazio, Arthur C. Clarke

    Be', ragazzi, fin qui l'avete stroncato mica male. A me il libro è piaciuto, anche se ho qualche problema a scinderlo dal film, che avrò visto almeno cinque o sei volte e che mi ha influenzato inevitabilmente nella lettura. Secondo me il libro ha almeno un paio di idee molto valide: 1) il modo con cui esseri infinitamente superiori danno appuntamento in un futuro remoto a una specie inferiore; quando questa specie avrà raggiunto un livello scientifico e tecnologico tale da arrivare su un altro mondo, da saper rilevare un'anomalia magnetica e da disseppellire il monolite, sarà giunto il momento di incontrarsi. A me sembra un'dea ingegnosa e suggestiva, con un gioco di specchi condotto su distanze di tempo e di spazio quasi inconcepibili. 2) L'umanizzazione di Hal (sono d'accordo sul fatto che nel film sia resa molto meglio), che può apparire oggi quasi scontata, ma non credo lo fosse in un'epoca in cui ancora non esisteva neanche il pc. Io credo che certamente in Kubrick, ma forse anche in Clarke, ci sia anche una componente di ironia nell'aver capovolto le parti in commedia, rendendo Bowman simile a un automa e Hal simile a un uomo, salvo poi ristabilire le gerarchie tra uomo e macchina nel momento dell'esplosione di follia di quest'ultima. Se consideriamo il viaggio dell'astronave come metafora del viaggio nel tempo della specie umana, ci si potrebbe leggere anche un intento simbolico-moraleggiante: le macchine sempre più invasive nella vita dell'uomo, fino a rendersi pericolose per la sua stessa sopravvivenza; si pensi che eravamo al culmine della guerra fredda e il terrore di una guerra nucleare che avvenisse quasi per caso, per un bottone premuto per sbaglio, era molto diffuso; basti vedere l'ultimo capitolo del libro, in cui il bambino delle stelle arriva in vista della Terra giusto in tempo per sventarne una (e questa confesso che l'ho trovata una pessima chiusa, da morale della favola troppo scoperta, e infatti nel film non c'è). Se libro e film dovessero essere giudicati come un trattato scientifico sul passato dell'umanità e come una previsione sul suo futuro prossimo, è chiaro che il loro fallimento sarebbe evidente fin dal titolo: nel 2001 (e anche nel 2019) le cose sono andate in tutt'altro modo. Io però penso che la storia possa essere vista più come una parabola morale sul passato dell'uomo e come una visione quasi mistico-religiosa del futuro remoto. Il passato è giudicato in chiave darwiniana, nel senso deteriore e pessimista del termine: vince il più forte, chi prevarica sugli altri, chi si impone con la violenza. Su questo anch'io concordo con qualcuno degli interventi precedenti nel considerarlo un giudizio quantomeno parziale, perché la civiltà umana fortunatamente è progredita grazie a molte altre cose. Riguardo al futuro, la descrizione della specie aliena superiore, anch'essa assente nel film, deriva in fin dei conti da idee antichissime: la liberazione dell'anima (o della mente, che è sostanzialmente la stessa cosa) dal corpo, visto come una prigione. L'idea è comune a tante religioni, o forse a tutte: gli esseri umani considerati come anime incatenate; la differenza è che in questo caso la liberazione dalla schiavitù corporea avverrà gradualmente attraverso la scienza e la tecnica, senza l'intervento degli dei, anche se poi questi esseri puramente mentali che galoppano tra le galassie trasformando esseri primitivi in creature intelligenti agli dei somigliano molto. In definitiva secondo me il libro ha intenti più ambiziosi della comune fantascienza (almeno della maggior parte di essa) e sconfina in una visione metafisica sui destini ultimi dell'uomo. Il film lo faceva con più suggestione e ambiguità, sorretto dall'impatto emotivo di musica e immagini, il libro è più esplicito, con i vantaggi e gli svantaggi che ne conseguono.
  13. massimopud

    Jukebox

  14. massimopud

    Proposte di Gruppi di lettura e Iscrizioni

    @Cappello di Meringa Se si è ancora in tempo, mi unisco anch'io per 2001.
  15. massimopud

    Giallo stanza chiusa

    Una situazione simile c'è in "L'ombra dello squalo", un racconto di Chesterton, però lì era una spiaggia solitaria ai piedi di una scogliera. Forse il tizio è un fachiro che si materializza e smaterializza dove gli pare e l'ha ammazzato per gelosia uno stregone piantando degli spilli su una bambola di cera a diecimila chilometri di distanza da lui (va be', d'accordo, come non detto...)
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