Vai al contenuto

massimopud

Sostenitore
  • Numero contenuti

    1.714
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Giorni vinti

    3

massimopud ha vinto il 15 giugno 2016

massimopud ha inserito il contenuto più apprezzato di quel giorno!

Reputazione Forum

1.900 Più unico che raro

Su massimopud

  • Rank
    Sognatore

Informazioni Profilo

  • Genere
    Non lo dice

Visite recenti

9.765 visite nel profilo
  1. massimopud

    Unpopular opinion

    Sapere che chiunque incontro per strada potrebbe essere un iscritto al WD è davvero inquietante, non ci avevo mai pensato, credo che diventerà uno dei miei peggiori incubi. Comunque sono in totale disaccordo con tutti su ogni argomento che è stato e sarà affrontato.
  2. massimopud

    Jukebox

  3. massimopud

    Unpopular opinion

    Lei è Peter Handke, confessi! O forse è Olga Kotar... Katorc..., insomma quell'altra?
  4. massimopud

    Unpopular opinion

    Il genere umano e la nostra civiltà non sono tanto male, io un sei e mezzo glielo darei, forse anche un sette meno meno.
  5. massimopud

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    l p o r i o l d g i i g F o : parabola del figliol prodigo. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  6. massimopud

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Ma guardi che lei appartiene a pieno titolo alla prima, quella degli squilibra... cioè, delle menti non convenzionali. L'eone: il re delle ere KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  7. massimopud

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    P A K K P A A : Tetrapak P K K A P KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  8. massimopud

    Unpopular opinion

    Ah, che bella questa discussione, che permette di sfogare i nostri più bassi istinti senza conseguenze! Beccativi queste: 1) Detesto i manga e gli anime in blocco, dal primo all'ultimo, anche quelli che non conosco (che sono poi la quasi totalità, ammetto di avere dei pregiudizi). 2) Di Tarantino mi è piaciuto solo Le Iene, tutto il resto è di gran lunga sopravvalutato. Pulp, molto pulp, pure troppo.
  9. massimopud

    Io qui ci vivo

    Be', lo so che quei luoghi li conosci bene, li ho citati apposta perché indichi come provenienza il Monviso. Il senso mi pare del tutto chiaro: niente sdolcinature, quadretti bucolici, nostalgie (anche se i montanari anziani, ma anche di mezz'età, che ho conosciuto io vivono per lo più di nostalgia), etc. Ma il deserto sociale, lo spopolamento e tutto il resto non c'entrano granché con questo, hanno ragioni economiche e sociali contro cui c'è poco da fare; non sono addebitabili né alla retorica, né al gitante che scambia una passeggiata per un'ascensione degna di Messner (mi pare comunque un peccatuccio veniale). La montagna è stata in gran parte abbandonata perché non dava abbastanza da mangiare, tutto qui, e questo non è colpa né di poeti bucolici improvvisati, né di noi poveri cittadini che ogni tanto veniamo a girovagare un po' tra i monti.
  10. massimopud

    Io qui ci vivo

    Capisco lo spirito polemico che anima questi versi, ma non lo condivido del tutto. Sono d'accordo sul fatto che spesso si parli in termini superficiali e con una visione troppo ingenua ed edulcorata della montagna (e della natura in generale), frutto di qualche rara scampagnata domenicale. Io ne sono un frequentatore piuttosto assiduo e penso di conoscerne bene la crudezza, la solitudine, l'abbandono degli uomini, etc., ma questo non mi impedisce di entusiasmarmi ugualmente, almeno in determinate circostanze. Cosa dovrei fare, vergognarmene per un forma di rispetto nei confronti di chi ci vive tutto l'anno? Con la stessa logica, una persona che abita vicino al Colosseo o ai Fori Imperiali dovrebbe indignarsi di fronte a chi li esalta, perché non comprende il disagio di chi deve viverci accanto, tra confusione, traffico, smog, cassonetti maleodoranti, etc. A maggio ho fatto a piedi la strada da Pian della Regina a Pian del Re e poi fino a un lago che mi pare si chiami Chiaretto, e ho ammirato uno spettacolo straordinario. È ovvio che per me lo era perché ero un visitatore occasionale, avrei dovuto sentirmi in colpa perché chi lo vede ogni giorno è stufo di quella solitudine? D'accordo, niente retorica bucolica, ma l'entusiasmo un po' ingenuo del non montanaro al cospetto delle Alpi non mi pare così offensivo.
  11. massimopud

    Unpopular opinion

    Simone Volponi ha sempre ragione!
  12. massimopud

    Scrivere è faticoso

    Premesso che è sempre meglio l'understatement che darsi delle arie, questa affermazione forse è troppo autoriduttiva. Ci sono alcune migliaia di scrittori sui libri di storia ma ben pochi piastrellisti (almeno credo), un motivo ci sarà. La scrittura in realtà fa tante di quelle "cose" che è quasi impossibile elencarle tutte; basti solo ricordare che tutto il teatro e tutto il cinema devono essere scritti prima di poter essere rappresentati/girati. Ma sopratutto la scrittura è tutt'ora la più grande invenzione del genere umano, quell'incredibile miracolo che con pochi simboli d'inchiostro su un pezzo di carta riesce a farci sapere cosa passasse per la mente di un nostro predecessore di mille anni fa. P.S. A proposito, comunque sì, scrivere è faticoso.
  13. massimopud

    Scrivere è faticoso

    Di solito sì. Di solito no.
  14. massimopud

    Parole in via d'estinzione

    La questione delle parole desuete è di lunga data. Questa è una celebre beffa letteraria di Tommaso Landolfi, che trasse in inganno fior di critici. Molte delle parole adoperate furono scambiate per invenzioni o neologismi, invece si trovavano tutte sullo Zingarelli dell'epoca (anni '60). La passeggiata (da Racconti impossibili) La mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava, la fante preparava la bozzima … Sono un murcido, veh, son perfino un po’ gordo, ma una tal calma, mal rotta da quello zombare o dai radi cuiussi del giardiniere col terzomo, mi faceva quel giorno l’effetto di un malagma o di un dropace! Meglio uscire, pensai invertudiandomi, farò magari due passi fino alla fodina. In verità siamo ormai disavvezzi agli spettacoli naturali, ed è perciò da ultimo che siam tutti così magoghi e ci va via il mitidio. Val proprio la pena d’esser uomini di mobole, se poi, non che andarsi a guardare i suoi magolati, non si va neppure a spasso!… Basta. Uscii dunque, e m’imbattei in uno dei miei contadini, che volle accompagnarmi per un tratto. Ma un vero pigo! In oggi di quegli arfasatti e di quelle ciammengole o manimorce, ve lo so dir io, non se ne trova più a giro; né servon drusce per farli parlare, ma purtroppo hanno perso anche la loro bella e pura lingua di una volta. Recava due lagene. — Dove le porti? — Agli aratori laggiù: vede, dov’è quell’essedo. C’è il crovello per loro. — E il mivolo, o il gobbello? — Bah, noialtri si fa senza. E meno male che non avete al tutto dimenticato la vostra semplicità, pensai. Ma volevo scatricchiarmi; finalmente lui andò pei fatti suoi e potetti rimaner solo, e presi per una solicandola. Che dirvi? quando mi trovai tra quei miei piccoli amici senza parola, lo gnafalio, il telefio, il mezereo, e tutta quella gualda, mi si aprì il cuore. Procedetti, e principiarono i camepizi, le bugole, gli ilatri, i matalli, gli zizzifi anche, benché, a vero dire, guasti alquanto dall’exoasco o dall’oidio; e zighene e arginnidi (pafie o latonie) e le piccole depressarie passavano di luogo in luogo; e, accanto o sopra me, trochili e peppole, parizzole e castorchie, e l’aria era tutta uno zezzio, un zinzilulio… E c’era poi il popolo minore: le smicre, i lissi, l’empidi medesime, e chi potrebbe noverarlo tutto!… Alla fodina ormai l’acqua da tant’anni stagnava: rabeschi di gigartina, fumoso trasparire di carta, e zannichellia e scirpo; giungendo io, tre farciglioni fuggirono, e balenò un cimandorlo. Ma era destino che neppur qui fossi lasciato tranquillo. Sentii frusciar la frasca alle mie spalle; mi volsi: il gignore del ferrazzuolo che sbiluciava. — O tu?… Beh, che si fa di bello al distendino? — Uhm, poco di bello: il padrone s’è dato piuttosto alla moatra. Anche questo! Io non sono un lerniuccio, ma via… — Già, — riprese, — da noi ora è troppo se si fa fernette; mancano perfin le ingordine. — Bravo davvero il tuo padrone! — Mah, si sa bene, quando la s’infaona… — E qui ora che ci fai? — Per via dei leucischi. Ci si buttaron noi anni addietro. — Ah, ecco; e come… — Coi prostomi e colle molleche, — rispose pronto. Non era un caramogio, come non era uno sbiobbo, s’ha a dire. Ma io lo lasciai lì e mi spinsi innanzi per la lonchite. Sapevo che da un certo punto si scopriva una bella vista. Ed eccolo laggiù, il gran padre; e perfino si scorgevano brillare i froncoli quando prendevano il sole. E v’era una checchia venuta di lontano, con tanto di bonette all’ipartia… Quanti pensieri, quante fantasie m’invasero allora! Usava più il chenisco? Oh tempi d’una volta: “Inguala!”, e via per iciche, per mocaiardi, per cheripi, per lanfe. E qualcuno moriva in terra straniera, ma la chernite ne riportava intatte le spoglie al paese natale: o aveva anch’essa ormai perso la sua virtù?… Ah, s’era fatto tardi: sull’afaca e sulla ghingola compariva la trochilia, sull’atropa l’atropo, sull’agrostide l’agrostide; dove pur mò sfolgorio di sole, non era ormai che un ghimè; si diffondeva odor di nectria; s’udiva un ghiattire lontano. E così passo passo me ne tornai. — Or mentre io fendo i sisimbri e finché sia giunto a casa, dimmi o amico lettore: son io poco un ghiargione? Tu non rispondi, e con ciò assenti; e non hai torto. Pure, non ne darei un ghieu di chi non sapesse empirsi gli occhi e l’anima come io feci quel giorno, o, sapendo, volesse tenersi ogni cosa per sé solo. Ma ecco giunsi: la mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava, la fante preparava, se non quella stessa, una bozzima.
  15. massimopud

    Parole in via d'estinzione

×