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dannychesterfield

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  1. dannychesterfield

    Lucky Strike Rosse (Parte I)

    commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/25464-lost-in-the-supermarket/ LUCKY STRIKE ROSSE Parte Prima - Ventuno I. Paolo L'erba era ricciuta e corta, come duri peli pubici verdi. Strisciata di gesso bianco dov'erano tracciate le linee. La rete pendeva dalla traversa come un velo sbrindellato di spago - che sollevò, per liberare la palla. Si volse verso il campo di pallavolo. La rete affettava le ragazze in un milione di piccoli rombi. Cercò di palleggiare attraverso l’erba. I bambini giocavano a “mondialito” nella parte superiore del campo. Il ragazzo che chiamavano Cippo Panzer continuava a gridare “fallo!”. A volte pensava che lo chiamasse (“Paolo!” “Paolo!” “Paolo!”) e voleva tirargli una sberla. Ma c'era sua sorella grande - a giocare - nel campo di pallavolo. “Ciao Cipollina!”, la salutò. Salì per la salita ghiaiosa e corse attraverso la strada. Saltò la staccionata. Bevve - ed era nel cortile della chiesa. Il cerchio arrugginito del canestro sembrava la sagoma circolare - squallida eppure promettente - che senti - quando tocchi la bustina di un preservativo. Un pezzo di cortile di ghiaia, il cordolo sbrecciato di un'aiuola, l'aiuola, la staccionata ed il salto verso la strada erano il loro campo da basket. Se facevi scappare la palla, le prendevi. E mentre che tu le prendevi, la palla finiva a Lisio. Avrebbero giocato a ventuno. La linea degli uno e due punti tracciata nella polvere con la scarpa - il cordolo dell'aiuola quella dei tre. Avrebbero danzato ordinatamente la danza della loro competizione. Seccato dal “tump!” “tump!” della palla contro il muro della chiesa, il prete li avrebbe scacciati. Qualcuno avrebbe fatto un gestaccio e allora si sarebbero dispersi - qualcuno nel campo di pallavolo, qualcuno nel campo da calcio: a scacciare i bambini del “mondialito” e dividersi in “maglietta” e “senza maglietta”, improvvisando una partitella. Nessuno nel campo da tennis. Laggiù non si poteva cristare. Se sbagliavi non dicevi “merda!”. Dicevi “bel colpo...” ed il nome dell'avversario. E nessuno nel campo da bocce. Laggiù c'era un vecchio in maglietta bianca che cristava in un dialetto così denso che potevi spalmartelo sul pane e mangiartelo. II. Edoardo Giocavano a ventuno. Edoardo sedette dentro l'aiuola, massaggiandosi via dalle gambe i chilometri percorsi a piedi. Era magro come un poeta tisico. Biondo come il manico in legno del suo coltellino Opinèl - cogli occhi grigi e freddi come una lama. Sollevò i fianchi - puntellandosi sui gomiti - e si frugò in tasca. Fece uscire un filtro dal tubetto ed estrasse le cartine e il tabacco dalla giacca sdrucita di jeans - del colore granuloso, opaco della suola consumata di una scarpa. Ribaltò una smocking brown spiegazzata e si girò una sigaretta a bandiera, bruciando la carta in eccesso. “Che sbruffone!”, lo avrebbe censurato Leo. Ah già. Leo. Si spense in fiammifero tra le dita. ***** Incastrata nell'angolo del soffitto, la tele sporgeva su di loro il suo volto luminoso e mutevole. In fondo alla saletta del bar, sdraiato sul loro divano, con le gambe unite e ritorte per posare le scarpe sul pavimento - “ci-a o-due” aveva detto “ossido di calcio”. Eleonora aveva rotto in un risolino. “ci-a o-due. Come ciao. Potresti suggerirmelo così” ed aveva agitato una mano in aria. Edoardo le aveva sorriso. “Suggerirti il carbonato di calcio, quello sarebbe divertente”. Dopo un attimo di esitazione, Eleonora aveva esclamato “Caco-tre!” ed erano scoppiati a ridere. ***** Eleonora in fondo era ok. La sua chimica - soltanto - non era ok. La sua chimica era o-dio. Si era offerto di darle ripetizioni. “Se vuoi mi puoi pagare in erba...”, aveva scherzato, ma lei lo aveva preso sul serio. III. Paolo Avevano giocato a ventuno. Paolo sedette dentro l'aiuola, inseguendo colla fiamma dell'accendino la punta di una lucky strike rossa. Seguitavano a tremargli le mani. Il dottore aveva detto “carenza”. Di calcio o di ferro - non ricordava. Fumando, si guardò intorno. Seduto a pochi metri da lui, un ragazzo aveva in bocca la punta fioca di una paglia sottile, girata a mano. Distrattamente, si passò una mano tra i capelli, scaricandosi lungo la spalla una breve processione di cenere. Paolo sorrise, ma la sua espressione cambiò quando il ragazzo schiacciò la sigaretta e mise mano ad un biglietto dell'autobus. Ne strappò una strisciolina sottile, la piegò a fisarmonica per un tratto e poi l'avvolse strettamente attorno a se stessa. Un filtro di carta voleva dire una sola cosa. Un filtro di carta voleva dire erba. Si portò la sigaretta alle labbra ma gli si era spenta tra le dita. ***** “Di', vuoi scroccarmi una sigaretta?” Il ragazzo si aprì una mano sul petto e lo fissò con aria interrogativa. “Sì, proprio tu, di'?” Il ragazzo si tirò in piedi - era sottile come un tratto di matita. Paolo saltò in piedi a sua volta e - lesto - quando si fu avvicinato, gl'infilò una mano in tasca, dove aveva riposto il filtro. “Di', ma che ci fai con questo?” Se lo passò da una mano all'altra. Il ragazzo lo riacchiappò contrariato. “Ma che diavolo sei, uno sbirro?” Si squadrarono per un istante. “No! Volevo solo sapere dov'è che la trovavi l'erba, in questo buco di culo di posto” “Viola non è il buco del culo del mondo” protestò Edo “Il buco del culo del mondo è Lisio. Viola è un po' spostata sulla chiappa sinistra”. Si sorrisero per la prima volta. IV. Edoardo Edoardo lo aveva riconosciuto in quel Paolo, quel ragazzo nuovo che Eleonora gl'indicava sempre, per fargli notare quant'era bello. Segretamente, confrontò il suo corpo con quello del compagno e dovette convenire che, in effetti, così - messi l'uno vicino all'altro - sembravano una pubblicità con il dopo e il prima. Lui era il prima. Paolo aveva gli occhi neri, misteriosi e scuri come l'oceano. Un ruvido principio di barba - vezzoso e spuntato accuratamente - gli segnava la curva del mento. Era alto. Sottile. Sano nella maniera evidente che è tipica degli sportivi. Eleonora avrebbe cagato un mattone se li avesse veduti insieme. “Stasera” gli disse in maniera complice. “Di', ma ti devo pagare?” “No ma se puoi farmi un favore...” VI. Paolo Il ragazzo (anzi, Edoardo…) gli chiese se aveva dei soldi. Soldi in banconote, s'intende. Paolo si guardò nel portafogli e, riluttante, gli mostrò un cinquanta. “La mamma mi ha dato la mancia. Devo farmeli durare per un bel po’” ma Edo seguitava a guardarlo - come uno che tutti quei soldi non li aveva mai visti in vita sua. Lo guidò fino al piccolo supermercato e lo sfidò: “sta a guardare”. Poi – con una piccola piroetta – sparì dietro uno degli scaffali. VII. Edoardo Sbucò pochi momenti dopo, con in braccio un carico di bottiglie. Studiò per un secondo le casse e si accodò di fronte a quella più affollata. Fuori dal negozio, Paolo fece ballare una gamba nervosamente. Edoardo gli mostrò il pollice. Il ragazzo seduto alla cassa fece scorrere gli acquisti sopra il sensore. Edoardo gli passò il cinquanta e raccolse le bottiglie dentro una sporta. Si sentì nervosamente l'alito. Il ragazzo doveva sentire il sapore di fumo che aveva in bocca, come del resto era impossibile non sentisse il tonfo del suo cuore che accelerava. Chiuse la mano sul resto che gli porgeva. Il tempo di sorridere a Paolo e aveva fatto scivolare una banconota nel sacchetto che portava appeso al braccio. Aprì a ventaglio le banconote che gli restavano in mano e si schiarì la gola. “Stammi a sentire giovanotto… Mi hai dato dieci euro di meno” VIII. Paolo “Ladruncolo” lo censurò Paolo, ma Edo liquidò la faccenda con un gesto – troppo violento – di noncuranza. “Sono più soldi di quanti ne avevo prima!” esclamò, quando Edo gli restituì il denaro. “E ti lamenti!? Potevo farlo di nascosto e tenermeli”. Aveva fatto colpo e lo sapeva. Si accordarono per quella sera. “Sei capace di passami a prendere?” chiese Edo “Devi scendere lungo la costa…” “la costa?!” “via Costa! Finché non s’incontra con lo stradone. E dopo saliamo a piedi”. “Ci saranno anche un paio di ragazze” aggiunse casualmente. “Non finisci mai di stupirmi”.
  2. dannychesterfield

    Lost in the supermarket

    Ci sono dei doppi spazi. Io ho la fobia dei doppi spazi. Per fortuna si possono debellare con la funzione "trova e sostituisci" di Word. L'incipit non mi convince. Chi è che dice? Sembra più che i morti non vogliano più essere morti. A volte metti la virgola prima della e. Io la toglierei. Credo sia superfluo ripetere che Burt è ubriaco. P.S. mi piace l'idea di lui che spara al gatto e poi accarezza il fucile come se fosse un animaletto domestico. A me suona meglio così Io non rido. Non ci sarà nessuna stasera. Non rido, ma prendo la mazza da baseball e spacco tutto. Spacco tutto lo avevi già usato qualche riga sopra. Toglierei il "noi". Toglierei "Per un secondo". Da dove è uscita la balestra? "risalgo" "salga" suona un po' male. La voce di Joe Strummer in "Lost in the supermarket" non è "distorta e gracchiante". Forse sono gli altoparlanti che non funzionano bene? Comunque questo era il mio modo da correttrice di bozze con deformazione professionale di dirti che il tuo racconto mi è piaciuto tantissimo.
  3. dannychesterfield

    Salve!

    Salve a tutti! Non sono molto brava con le presentazioni e rischierei di ripetere cose già scritte da altri, quindi mi limito ad un rapido saluto
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