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  • Raccolta di poesie e pensieri: la vita


    Roberta canu
    • Formato/i: Ebook

    Una raccolta di poesie, favole e pensieri. 

     

     

    Gesù è amore

    Lui mi accompagna da sempre in questo lungo cammino che è la vita,
    in questa fantastica avventura che è iniziata per merito suo 
    e che, grazie alla sua bontà, non finirà mai.♥
    Grazie al suo sacro cuore 
    possiamo rivederci nell'aldilà,
    dove non ci saranno bollette da pagare,
    dove le banche non ci umilieranno,
    dove i potenti non indeboliranno i più fragili,
    dove la cattiveria non esisterà MAI.
    Sarà un giorno eterno,
    un'infinita gioia indescrivibile a parole,
    ma gustosissima per occhi e tatto.
    Lui è amore,
    e chi non ama la vita,
    non ama nemmeno lui.
    Dov'è la pace?
    Voi vi chiedete dove sia lui,
    dove risieda e perché non blocchi i terroristi.
    Il fatto è che lui soffre molto più di noi,
    il fatto è che lui vuole salvarci tutti,
    ma chissà per quale strano motivo
    alla gente piace perdersi,
    anziché ritrovarsi.
    Lui è il paradiso,
    nel suo sguardo c'è pace e purezza,
    dunque perché rinnegarlo?
    Come disse Sant'Agostino:
    'venite a Gesù, solo lui può darvi quella gioia di cui avete bisogno'
    Non cercate gioia nel denaro o nel sesso, 
    poiché tutto viene ma tutto poi va',
    invece l'amore di Gesù è eterno,
    e noi abbiamo bisogno di qualcosa che duri 
    nel tempo,
    non che si consumi come
    una casa in rovina.
    L'unico re che conosca è lui,
    e il suo regno è un enorme 
    cerchio di gioie e delizie,
    sulle nuvole.
    Solo gli stolti
    vogliono stare con i piedi per terra anziché perdersi fra 
    gli sconfinati tesori del cielo.


    Poesia:  Violaceo:

    I fiori sono sporchi di ombretto dalle tonalità chiare, il solletico
    sugli occhi che appena si schiudono e ringraziano l'aurora è dolce come il sole 
    che bacia gli amanti freschi di gioie primitive e coroncine di misericordia.
    L'allodola sveglia gli innamorati con gote violacee di sonno e vino, 
    ebbri di un amore vano ma sempiterno sia nei cuori che nelle loro lapidi.
    Violaceo come stato d'animo che non preoccupa ma rassicura
    passo dopo passo, gradino dopo gradino, ridiscendendo
    la perpetua stradina rosa che conduce al padre arcobaleno.
    Il fiore sporco si sistema fra i rami colorati come variopinti uccelli tropicali,
    ridiventando un'unica anima sola con il creato.

    Poesia: Velenifero fiore:

    è un fiore verdastro, velenoso, che però non ha colore. 
    Il profumo insiste nel provocare,
    ma la sua anima, dolce come il suo miele desiste e
    non si lascia mica provocare.
    Il paesaggio di fronte è super bucolico e in linea 
    con le leggi del cielo astrale.
    Un pittore pensa di dipingere se stesso, riguardando il suo amato fiore.
    Sboccia l'amaro amore di cui egli si nutre,
    sorridendo nonostante l'alto tasso di tossicità nel sangue.
    Lo stelo stride e i petali si incrinano,
    ma la polvere sugli occhi velati di rosso è la stessa che lo ha costretto
    a dipingere quel maledetto velenifero fiore.

    Poesia: Poetetica

    Mi cibo di parole che attraversano l'oceano,
    e filtrano dai raggi del mio universo amaro
    ma colorato.
    Arcobaleno fra simili,
    pioggia fra dissimili.
    Poetetica per amanti dissoluti,
    per ragazzi abbandonati
    o ininterrotti.
    Infinito terrore di perder
    le parole perfette per me,
    per noi, per voi.
    Poetetica adatta solo agli eletti,
    ad adattarsi a chi non ama mai 
    o a chi si corromper per un dieci in fronte.
    Poetetica ad alti e bassi,
    senza dolciumi o grassi o fritti.
    Poesia carnevalesca di chiacchiere amare,
    poetiche nostalgie
    di chiese abbandonate 
    in crisi d'identità.

    Poesia:  Indissolubile

    Non vai via fra le onde del mare, rimani ancorata alla mia 
    schiena liscia, come una conchiglia nuda.
    Indissolubile come un tronco d'amore fra gli alberi
    dei nostri ricordi più dorati e dolci.
    Quando facevamo l'amore,
    intrecciando fili d'erba fra le dita calde,
    tutto era ebbro di energia e vitalità,
    come un candelabro che sgocciola 
    sul terreno 
    e si incendia sul linoleum stanco e fragile.
    Indissolubili come un ritorno di penna,
    di fiamma, di ancoraggio d'amaranto perduto. 
    La sedia del peccatore ci guarda invano,
    poiché noi siamo sempre stati invincibili e umili,
    specialmente umili nel nostro disastroso amore perfetto.
    Mani che non si intrecciano più e dolori che
    mai più torneranno. 
    Nessuno vive per davvero, e tu lo sai bene,
    tu che senza di me non riesci nemmeno a contare 
    le lenticchie,
    tu che perderesti pure le chiavi di casa senza il mio sorriso.
    Tu. Indissolubile come il sole che sale sul sale della terra.
     
    Poesia: Il conforto dopo la tristezza

    Sempre ci saranno delle braccia pronte ad accoglierti,
    pronte a stringerti con delicatezza,
    sempre ci saranno degli angeli pronti a sacrificarsi per te,
    in nome di quel sentimento che ha fatto nascere il mondo
    e lo ha salvato dall'incubo nel quale era finito.
    Sempre ci saranno farfalle che si libreranno in volo 
    per accarezzarti i pensieri e deliziarti con le loro fiabe
    della buonanotte.
    Un falena che svolazza di notte nella tua camera,
    un passerotto che che cinguetta armoniosamente,
    un piccione che perde la sua ala bianca.
    Una chiesa antica quanto il mondo,
    amata da i preti sinceri e ottimisti.
    Il pranzo dei più poveri
    la mano santa di chi ti accompagna nel cammino della vita,
    un sussulto, un desiderio,
    la benedetta passione,
    l'innocenza e l'onnipotenza di Dio.
    Una preghiera dopo il temporale,
    per richiamare il sereno
    e commuoversi assieme all'arcobaleno,
    un susseguirsi di gioie infinite,
    come la scalata per il Paradiso.

    Poesia: Toffee

    Una caramella può davvero miagolare?
    Se si, sicuramente
    il suo dolce ron ron assomiglierà
    a quello di un felino che
    si getta a terra fra le gambe del padrone.
    Colori di sapori che annunciano amore
    e prudenza, 
    come quasi a dire:
    guardate ma non toccate,
    altrimenti o graffio 
    oppure vi regalo dieci chili 
    di morbidezza in più.
    Toffee è armonia mancata,
    delicatezza che s'accende,
    con il ricordo lontano del mare.
    Getti un sasso in acqua,
    ma esso galleggia,
    ed emerge come un batuffolo da baciare.
    Ops, era un gatto zuccherato.

    Racconto: Insanity.

    Si era guardata attorno. Grigio Piombo. Poi aveva abbassato lo sguardo sulle dita colorate di celeste. Nonostante il dolore immenso che provava, era certa che gli altri avrebbero commentato solo la sua ultima moda scioccante. 
    I medici la circondarono con domande fuori luogo. Un ricovero, i suoi genitori dall'altra parte della città, il Tavor, Il Minias per la notte, il nervosismo del ciclo che non arrivava puntualmente, saltava e poi ritorna con colori assurdi, debolucci. 
    Si era coperta il volto smunto, si era vista tutta la sua vergogna. La vergogna del non aver fatto assolutamente nulla per meritare di essere lì. Era stata strattonata fino alle tre del mattino, dal padre che amava più di ogni altra cosa al mondo.
    Pensava a quando quella porta si sarebbe chiusa per cinque giorni.
    E dopo?
    Dopo il futuro incerto,
    dopo l'alba di un inizio dorato,
    rossastro di sangue mestruale. 
    Ora tutto è a posto.
    Ansia color grigio piombo.

    Poesia: Tornerò.

    Tornerò dal sacro vento
    a ricordarti quanto eravamo belle assieme,
    e sincere. 
    Tornerò dal sole cocente a
    ricordarti che ogni qualvolta la neve
    pungeva il tuo miracoloso viso,
    io ero là, a spalarla giù dal muro,
    pronta a difenderti perfino dalle brine 
    e dai fiocchi posati sui nasi rossastri.
    Tornerò come il deja-vu che non avresti mai voluto dimenticare!
    Tornerò con l'incanto fiabesco di un dolce sorriso,
    e ti porterò via,
    nel paese della camomilla e dei dolci preconfezionati.

    Racconto: L'usignolo e la rosa

    Un piccolo usignolo appoggiò i suoi delicati pensieri su di un bocciolo di rosa isolato dal resto del roseto.
    Il bocciolo piangeva piccole lacrime di rugiada e, nel vederle, l'uccellino approfittò dell'occasione per abbeverarsene.
    -Ridi delle mie lacrime?-
    Il bocciolo parlò tra un singhiozzo e l'altro.
    -No, avevo solo molta sete- rispose l'usignolo, sinceramente dispiaciuto. La rosa si disperò senza tregua, allora l'uccellino le si fece più vicino e le appoggiò un'ala su di un petalo, il più vicino alle sue labbra. Non disperare, mia piccola! Perché vedrai che arriveranno giorni migliori e chi ora piange, un domani sarà il primo che riderà tutto il dì-
    Lei smise di lamentarsi e gli mostrò un sorriso allegro e sincero.
    -Oh che belle parole, mio caro amico! Vorrei tanto poter essere felice e leggera come te! Vorrei possedere un paio d'ali e volare in ogni parte del mondo! Dimmi, tu che vedi tutte le meraviglie dell'universo, che cosa hai imparato in questi anni?-
    L'uccellino spiegò le ali e sedendosi con tenerezza sulle proprie zampine, le raccontò ciò che il suo cuore vedeva.
    -Ho imparato che le persone non amano abbastanza, che spesso si arrabbiano senza motivo, che si aiutano a vicenda solo quando vi sono interessi economici e che grazie all'uomo il cielo sta perdendo il suo colore originale. Ho capito tante cose, piccola mia rosellina, ma non ho ancora inteso quale sia la tua grande preoccupazione-
    Lei spalancò gli occhi e arrossì lievemente, accendendosi di un magenta delicato e timido.
    -Il mio dolore, che copro gelosamente con i miei petali, nasce dalla mia solitudine. Quando ero piccina tutte le fanciulle dei palazzi che sorgono nelle vicinanze del mio giardino, sprecavano il loro prezioso tempo recidendo i miei adorati fratelli e sorelline, e lo facevano senza alcun ritegno o dolore. Mi hanno privata delle rose che amavo, lasciandomi sola a sbocciare in queste primavere così tristi e prive di colore. Le mie spine sono diventate la mia stessa tortura e non c'è giorno in cui non speri di rivedere i miei cari. Ahimè! Mi sento così sola in questo immenso giardino!-
    L'uccellino non seppe cosa dire, poi all'improvviso un lampo balenò nella sua piccola mente e sorrise come illuminato da una forte luce divina. 
    -Ho trovato! Verrai con me, sulla mia schiena, così da poterti rallegrare ammirando le bellezze del mondo senza lasciarti intimidire o ingannare dalla piccolezza dei cuori umani.
    -Va bene- disse lei, con un sorriso da rosellina timida e pura.
    -Ti terrò ben stretta e ti proteggerò dal forte vento che spesso cerca di abbattere il mio corpicino-
    La rosa chinò il capo e si lasciò trasportare dal passerotto.
    Insieme sorvolarono monti, paesi, città, campagne, estati, inverni e guerre.
    Ad un tratto la rosa chiese:- Perché abbiamo visto delle cose così belle e delle altre invece così brutte?-
    E lui, senza scomporsi:- Perché questa è la vita, ci sono gioie e dolori, c' la vita e la morte, la pace e la guerra, l'amicizia e l'indifferenza. Così come noi! Io volo e tu no, eppure ora voliamo insieme. Le persone non sanno abbattere il muro delle differenze e preferiscono odiarsi e farsi del male-
    Lei sospirò tristemente, ma con un vago sentore di sollievo nella sua boccuccia di rosa.
    Dopo varie ore trascorse a sorvolare l'ultima città più vicina, si trovarono accanto ad una finestra aperta. Una piccola lucina rifletteva la sagoma di una fanciulla che dormiva sogni tranquilli. Al suo fianco, su di un comodino di legno di ciliegio, vi era un bellissimo vaso di rose rosse.
    -Mamma!- disse la rosellina, rotolando sul letto della ragazza.
    -Mammina- disse, abbracciando gli enormi petali della rosa color sangue, color vita.
    -Il mio lavoro è terminato, piccolina! Ti ho portato qualcosa che credevi di aver perso, ma ricordati che finché amerai davvero, non perderai mai niente! Addio amica mia, arrivederci!- e così dicendo saltellò via, cinguettando sonoramente.
    Arrivò il mattino pigro e accogliente. La fanciulla si ridestò con un dolce sorriso sul volto fresco di sonno e gioventù, e fu meravigliosamente grata a Dio nel vedere che accanto alle sue bellissime rose vi era un delicato bocciolo rosa.
    -Il mio sogno si è avverato!- gridò la ragazza, spalancando la finestra e ammirando la splendida giornata che l'attendeva.
    In lontananza, quasi sulla linea dell'orizzonte, un usignolo si librò velocemente in volo, felice di aver compiuto la sua missione.

    Saggio: 

    Il problema della società odierna è l'allontanamento da ciò che è spirituale, trascendentale, mistico e sano.
    Con la parola 'sano' intendo tutto ciò che ci procura sollievo, che ci rassicura come una mamma fa' con il suo bambino, tutto ciò che ci da' un benessere fisico ma specialmente mentale.
    Ciò che è sano non ci spaventa, ci da' il coraggio di affrontare la vita con amore e sentimento.
    Il materialismo non aiuta. Il materialismo ci fa' credere che la vita vada vissuta con il denaro, che l'amore si compri, che il sesso sia la base di un rapporto solido, che l'amicizia tra una persona e l'altra si debba basare sugli interessi e non sulla fedeltà, sulla tenerezza e sul'aiuto reciproco. 
    Nulla ci può far stare bene come l'amore di Dio.
    Lui ci insegna a rispettare la natura, a vivere appieno gioie e dolori, a rassicurare i più deboli, ad abbracciare i peccatori invitandoli all'ascolto della sua parola. 
    Chi soffre verrà rincuorato, chi è buono godrà del regno di Gesù Cristo, chi si sente solo sarà circondato da anime buone che lo abbracceranno con amore e serenità. Perché l'uomo non si accorge di quanto la bontà sia importante, ma a Dio nulla sfugge!
    Il suo occhi vigile e attento scruta dentro di noi, conosce ogni minimo pensiero e proprio per questo è necessario condurre una vita improntata sulla moralità e sul rispetto, ma ancor di più sulla tolleranza e sull'amore verso il prossimo.
    Troverai la pace dentro di te se guarderai nel cuore di Gesù.
    Tutti possono ferirti, tutti possono umiliarti, danneggiarti, opprimerti, deluderti, offenderti, amareggiarti, scoraggiarti, farti piangere, soffrire, MA Dio non potrà mai abbandonarti!
    Dio è come una madre, sempre presente e buona!
    Le lacrime dei delle vittime sono come dei preziosi gioielli e ogni volta che un buono piange per colpa del male, Gesù piange con lui, perciò ogni volta che siamo immersi nella sofferenza, siamo a stretto contatto con la parola di Gesù, perché lui ci vuole proteggere dal Diavolo e sulla croce è morto per donarci la vita! 
    Così come la rosa non può essere rosa senza le spine, ma per questo non smette di essere splendida nonostante possa farci male, allo stesso modo la vita non può essere vita senza dolori, ma nonostante questo resta il dono più bello che Dio potesse mai farci.
    Perciò il dolore è necessario per la crescita interiore, per unirci alla passione di Cristo che diventa parte integrante di noi, ci libera il cuore dal male, dal denaro, dai peccati che le nostre debolezze potrebbero farci commettere, ci libera dalle catene che ci tengono prigioniere!
    Più soffriamo e più Gesù è nei nostri cuori!
    Satana cerca di tentarci in ogni modo! 
    La violenza sui minori, la violenza domestica, la violenza sui più deboli, gli stupri, i furti, i danni verso la natura, verso ogni uomo, donna, bambino, bambina, anziano, animale e ogni forma di vita che conosciamo! Il denaro, il lusso, il sesso senza inibizioni e pudore, le ossessioni, i pensieri impuri, le vessazioni, le ansie, il panico, i dolori fisici, i problemi mentali, le paure di impazzire e di non credere più in se stessi, le bestemmie, le bugie, la zizzania, le parolacce, l'invidia, la gelosia, il trattare male i più deboli... sono tutte trappole e astuzie del maligno, ma dobbiamo ricordarci che tutto questo non può farci nulla perché Gesù è mille volte più forte del male e vince su tutto.
    Ha vinto sul deserto quando dopo aver trascorso 40 giorni e 40 notti nel deserto ha schiacciato Satana come un insetto abominevole e l'ha scacciato con il suo amore infinito verso l'umanità.
    Noi spesso ci sentiamo piccoli piccoli e piangiamo per i dolori e le sofferenze, ci sentiamo persi e ci vengono fatte le cose più brutte senza che ne abbiamo la minima colpa, ma dobbiamo ricordarci che Gesù è al nostro fianco anche se non possiamo vederlo.
    Lui è invisibile ai nostri occhi ma è sempre con chi ha fede in lui, 24 ore su 24.
    Ha promesso grandi cose per coloro che credono in lui e non cedono alle astuzie del male.
    Il male cerca di sedurci promettendoci cose che potrebbero farci star bene, ma in realtà la gioia è effimera e svanisce dopo qualche ora, mentre l'amore di Gesù ci rende felici per tutta la vita e l'eternità.
    Il diavolo sa' che alcune persone sono più vicine di altre a Gesù, vede la loro aurea e ne rimane abbagliato, rimane infastidito, sia lui che la sua legione di demoni! Quindi queste orrende creature cercheranno spesso di corrompere l'anima dei fedeli, tentandoli, cercando di allontanarle da Dio, le tormenteranno con ogni sorta di cattiveria, le ossessioneranno e le indeboliranno perché si serviranno della loro energia per diventare sempre più potenti. Gesù permette a Satana di fare il male su queste creature scelte da Dio affinché in loro la fede si accresca sempre di più così da sanificarle e un giorno, farle entrare di diritto nel regno dei cieli. Un altro motivo sta nel fatto che queste persone dall'animo angelico e buono devono soffrire per salvare le anime dei peccatori, quindi si accollano i problemi dell'umanità e la sofferenza per poter mandare in Paradiso tutti gli altri.
    Gesù permette tutto questo dolore perché chi soffre come lui sia vicino a lui e quindi sia suo figlio. 
    Il diavolo sa benissimo come giocare le sue carte, gioca sulle debolezze della persona e infila il dito proprio nelle piaghe che feriscono maggiormente, così un padre buono diventerà un uomo violento che picchia sua moglie e la figlia sarà costretta a rivivere quello shock per tutta la sua vita, in un continuo flashback. Una donna seria a causa della povertà si vedrà costretta a vendere il suo corpo e quindi peccare.
    Un bambino solo si sentirà solo in tutto il mondo.
    Il diavolo è il più gran bugiardo e malefico 'uomo' del mondo, non ha un briciolo di bontà o di rispetto, ma è anche stupido e cretino!
    Gesù è intelligentissimo e dolcissimo!
    Chi ha un animo buono e delicato è vicino a Gesù e non DEVE e non può aver paura di nulla, nemmeno di morire, perché come disse Gesù:
    Chi perde la vita per me non la perderà mai.
    Morire per lui significa vivere in eterno. 

    Gesù è per sempre e va' oltre ogni cosa, non ha paura del male e così non dobbiamo averlo nemmeno noi.

    Può darsi che attorno a te ci sia solo l'inferno, fiamme, fuoco, tragedia, dolore, violenza e il massimo degrado, MA nonostante tutto ciò che vedrai o sentirai dentro te ci sarà sempre il Paradiso, perché non importa ciò che gli occhi vedono o ciò che le orecchie sentono, ciò che davvero conta è ciò che risiede dentro il cuore e se è pieno d'amore allora Gesù farà in modo che la pace sia sempre con te.

    Troverai la pace dentro te ogni volta che cercherai Gesù nel tuo cuore.

     Poesia: Nuvole

    E la gente non solleva mai la testa,
    persa nel cercare soldi per strada.
    Ma se le nuvole sono state create 
    per essere amate e osservate,
    perché i vostri occhi 
    riescono sempre a posarsi su ciò che non è naturale?
    Zucchero filato per persone di tutte le età,
    ma gli adulti
    credono che i dolci vadano solo ai bimbi!
    Quanta stupidità! 
    Ci lamentiamo se il cielo non è sereno,
    ma dovremmo ricordarci che
    il bianco è il colore della purezza
    e del candore.
    Nuvole che prospettano pioggia,
    pioggia amica delle nuvole, 
    che dopo aver fatto piangere il cielo,
    gli dona i colori dell'arcobaleno.
    Non v'è gioia senza dolore,
    ma il sapore dell'eterna felicità è una goduria infinita.

    Poesia: Salvation

    Salvezza cercata,
    bramata,
    desiderata,
    voluta,
    amata.
    Salvezza da amanti,
    salvezza musicale,
    poetica,
    soave.
    Salvezza innocente,
    pura,
    nuvolosa ma chiara
    e limpida,
    trasparente.
    Un oceano immenso 
    di salvezze infinite
    che scavano 
    e scavano
    e risalgono in superficie,
    dagli abissi
    dell'animo.
    Sincera salvezza,
    come
    una vera preghiera
    destinata all'ascolto.
    Ostia del cuore,
    salvezza che ha 
    il suo dolce nome.
    In un giorno 
    grandioso come questo.
    26 Maggio,
    una salvezza che 
    mi porto dentro 
    ovunque,
    in ogni secondo
    che a volte 
    ci sembra 
    di aver perduto
    la salvezza
    e invece
    era proprio dietro l'altare.
    Salvezza
    che ti salva
    solo se la supplichi
    davvero,
    che ti aiuta
    e ti dona la vita
    che pensavi di aver perso.
    Muori per poi rinascere,
    per buttarti
    fra le braccia 
    della salvezza.
    Salvezza,
    e mi immagino un solo volto,
    il suo,
    benigno
    e misericordioso.
    Salvezza
    grande 
    come tutto il mondo,
    e oltre.
    Salvezza di cuore,
    salvezza di corpo e sangue.

     Saggio: 

    Ho sempre amato la solitudine. Da bambina detestavo giocare con gli altri bambini, a meno che non fossero tranquilli e in numero ridotto. Dovevamo essere al massimo in tre o in quattro, altrimenti potevo perdere il controllo della situazione.
    Panico già dalla tenera età.
    Una cosa angosciante che mi ha fatta crescere tantissimo.
    Quando nasci come bambina indaco, tutto il mondo ti sembra un grande casino, un vortice, un qualcosa che ti i vuole mangiare. Il dolore, l'ansia, il terrore, la violenza... tutto sembra un inferno.
    Per chi è legato così tanto al Paradiso, l'inferno può essere ovunque: in un pugno, in uno schiaffo, in un occhiata malevola, in una ferita in superficie. In ogni minima cosa.
    Allo stesso modo il paradiso può può essere anche un semplice pezzo di torta, magari con lo zucchero velato sopra.
    Kinder Paradiso, per intenderci.
    Essere sola con me stessa. Da bambina parlavo da sola, giocavo da sola, ridevo da sola, poi ho scoperto che in realtà non facevo tutto da sola come una scema ma perché avvertivo la presenza degli angeli e giocavo con loro.
    Sensitiva? Probabile.
    Comunque la solitudine è un dono incredibile, un angolo tutto tuo. Nessuno ti ruba energia, nessuno ti giudica, nessuno ti guarda male. Sola con la scrittura e con il gatto= paradiso.
    Lo scrittore solitario è come un profeta che sale sulla montagna e incide qualcosa nell'aria, magari un messaggio buono, un testo, un comandamento, un'idea. Qualunque cosa.
    Solitudine, un regno interno che nessuno può distruggere.

    Saggio:  La maleducazione

    Poche cose detesto per davvero, ma quando le detesto, è come se si sdoppiassero e, moltiplicandosi come pani e pesci, mi strangolassero fino alla nausea.
    La maleducazione proprio non la sopporto.
    Vicini che lasciano la tv accesa fino alle tre del mattino, grida, urla, risate e schiamazzi notturni, quando tu stai solo cercando di leggere il tuo benedetto Vanity Fair o il libro sulla storia e filosofia della figura della Tigre. 
    Un casino, nella mia casa, nella mia camera, nel mio letto. Io sono immobile, la lucina dell'abat-jour non mi da' il minimo fastidio, ci mancherebbe. Nell'aria, un dolce e intenso aroma di vaniglia, emesso dalle candele poste su un piccolo piattino in ceramica, cerca di alleggerire lo stress provocato dal mattino appena finito, dal caos normale del giorno, che, vuoi o non vuoi, rispetto alla notte, ti rende nervosa e iperattiva.
    Ora basta, vorrei risposarmi, ma non solo con il corpo. Non è che una solo perché è a letto, sdraiata nelle sue morbide coperte, con le gambe rivolte verso il muro e ben riposate, sia veramente a posto, eh no. Una vuole prima di tutto che la mente si distacchi dalle problematiche dell'arroganza mattutina e dell'ignoranza della società, che sembra strano ma lo è, va di pari passo con il sorgere del sole, che invece poveretto, ha un'intelligenza talmente fine e profonda da andar a dormire ogni notte alla stessa ora, senza romper le palle a nessuno, nemmeno alla luna!
    Una vuole solo silenzio, vuole riflettere senza parlare, senza sentire più nulla, perché insomma, sono le 23.00 e le batterie mi si sono scaricate.
    Le sue invece no.
    Le 23:00, e inizia il baccano.
    Le 24:00 e le risate aumentano come un climax infernale. Ah, ahah, ahahaha, Uhahaahahaha.
    Che cazzo!
    L'una del mattino: la tv accesa!!! 
    Le due, le tre.
    Finalmente la principessa sul pisello va' a dormire e proprio quando credo che tutto sia finito eccola che grida come una matta urlando tutto il suo piacere, scioccandomi, perché io in realtà vorrei solo dormire... non c'è bisogno di dar fastidio in questo modo!
    Le quattro, e tutto tace.
    Potrei dormire, ma in realtà mi godo il silenzio, dopo tutto quel casino.
    La maleducazione di togliere il sonno alla gente, ecco...
    Una delle cose che, assieme all'omofobia, al razzismo, al bullismo, all'indecenza, mi fanno diventare matta.

    Buonanotte♥

    Racconto horror breve:

    George in the moonlight

    George guardò il pallido volto della luna. Non vi era poi molta differenza dal candore lunare a quello delle sue guance cadaveriche e prive di vita. Gli unici stralci d'emozione che trapelavano dal suo corpo erano i debolissimi rossori che si andavano accendendo lungo gli zigomi marcati, ma per il resto, assomigliava più ad un non-morto che ad un uomo di quasi trent'anni.
    Le lunghe zampe  da licantropo gli conferivano un aspetto austero e aristocratico, nonché un'aria da severissimo eroe romantico d'altri tempi, ma quegli occhi gialli, simili a due fiori avvelenati nel loro stesso splendore, lo rendevano ebbro di vita, come se da quell'anima priva di gioia, fuoriuscisse un incredibile e inconsolabile bisogno d'estremo amore.
    Il tavolo alla sua destra era vuoto, se non fosse per una piccola teca in vetro smerigliato, contenente una rosa rossa alla quale i petali iniziavano sempre più a mancare... come se un segreto incantesimo fosse in attesa di esser finalmente spezzato.
    Che forse l'amore di una giovane ragazza potesse porre fine a quel disagio?
    George non lo seppe mai, ma in cuor suo, sperò che la luna, sua tenera amica e fiduciosa consigliera, un giorno potesse svelargli l'arcano segreto...
    Perché mai un uomo di un così bell'aspetto, doveva nascondersi in una piccola stanza del castello, lontano da occhi indiscreti a dalle fanciulle più belle della contea?
    Perché proprio quel genere di maledizione? 
    Non vi era un'autentica risposta, non vi era più fede nel suo cuore nero, e portandosi una delle grosse zampe sul petto, pianse lacrime amare... ruggendo come un animale selvatico distrutto dalla cattività.
    Per ora, l'unico amore che avrebbe potuto mai conoscere, sarebbe stato quella del pallore lunare.
    Il chiaro di luna, e la notte proseguì, inoltrandosi nei suoi occhi verde speranza.

     Saggio: Rainbow family

    Il Family Day non esiste.
    Perché Family significa famiglia e Day giorno. Quindi il Family Day dovrebbe essere una giornata in cui si celebra l'importanza di avere una famiglia solida e basata su valori quali l'amore, la serenità la tolleranza e il rispetto. Quello che invece ho visto è stato esattamente l'opposto:
    - Maleducazione
    -Cattiveria
    -Intolleranza
    -Irresponsabilità
    -Idee che valgono come dogmi assoluti

    Ho visto delle famiglie, dei padri e delle madri che inveivano contro delle famiglie non tradizionali, che si accanivano contro delle persone che si amano davvero, contro delle persone che come unica colpa hanno quella di amare una persona del proprio sesso, che non conoscono l'odio e che vogliono avere solo gli stessi diritti! Voi credete che un bambino abbia bisogno di un uomo e di una donna per essere felice, beh vi sbagliate alla grande! Un bambino ha bisogno semplicemente di amore, di allegria, di spensieratezza! Voi pensate che sia meglio contribuire alla violenza che spesso è insita nelle famiglie che voi chiamate normali, solo perché è composta da una donna e un uomo, stando zitti di fronte all'ennesimo uomo che picchia la propria moglie e poi la bacia davanti agli altri come se niente fosse. Voi nascondete la verità e vi accanite contro i deboli, perché siete gelosi di ciò che non riuscite a capire e tollerare! Se io amo una persona di certo non la umilio, la lascio libera di vivere la propria vita, la curo, la proteggo e non la faccio piangere! L'amore non ha sesso, età, religione.
    E poi, se l'amore gay non fosse naturale, secondo voi Dio permetterebbe all'arcobaleno di splendere in cielo dopo la pioggia?
    Dio non fa' nulla per caso, Dio non inganna, non delude, non giudica, non abbandona, Dio non esclude nessuno e non vuole che gli altri puntino il dito contro qualcuno.
    Dio non andrebbe a Family Day criticando le scelte degli altri. Dio andrebbe al Family Day e direbbe che la famiglia non ha delle tradizioni, ma solo amore e libertà.
    Mi vergogno di questo paese ancora così retrogrado, che vede l'amore in una maniera sbagliata... Chiudete gli occhi quando un uomo alza le mani sulla propria donna, chiudete gli occhi quando un bambino viene picchiato da un'insegnante o dal proprio padre che non sa dargli la giusta educazione se non usando la violenza anziché le parole, chiudete gli occhi davanti a chi umilia in pubblico senza alzare nemmeno un dito in favore di chi è innocente. 
    Guardate le vittime di queste vostre preziose famiglie tradizionali con sguardo languido, a volte fissando le persone con facce serie, ridacchiando e parlottando alle spalle, solo perché per voi le chiacchiere sono più importanti dei discorsi seri! 
    Chiudete gli occhi su tutto,perfino sulla violenza nei confronti degli animali, e poi spendete milioni di parole disgustose e insulse solo perché non potete fare a meno di puntualizzare che le unioni civili sono sbagliate, che due lesbiche non possono adottare un bambino, che due gay fanno schifo, che chi è trans non può dare il buon esempio ai bambini etc etc.
    Cazzate! 
    Sputate fango su tutti perché il fango ce l'avete incollato addirittura nel culo e nei polmoni, perché solo chi è marcio dentro, falso e ipocrita con se stesso, può pensare di godere nell'umiliare gli altri e schiacciarli con parole offensive e insensate.
    Dovreste vergognarvi di questo vostro modo di vivere e chiedere perdono.
    Ognuno può pensarla a modo proprio e questo lo tollero, non tollero però la violenza!
    #MAKELOVENOTWAR

    Dovreste ricordare la giornata della memoria, il 27 Gennaio, perché non furono uccisi solo ebrei ma anche omosessuali, a cui veniva dato un quadratino rosa, come se dovessero dire al mondo intero: hey, siamo qua, i reietti della società, fateci fuori!!

    Se dimenticate, accettate il fatto che tutto questo, L'olocausto, sia giusto. Ed è un vero o/errore.
    Chi odia gli altri, sta solo portando avanti il pensiero di un uomo disgustoso chiamato Hitler, e vi prego, non fate in modo che in ognuno di voi risieda un Hitler nascosto nella psiche.
    Siate coraggiosi e amate senza barriere, solo così si può sconfiggere l'odio e il razzismo!

    IO STO CON L'AMORE ♥

    Rainbow

    Saggio: L'anima 

    L'anima affronta cataclismi, perdite strazianti e dubbi atroci. Ma, e dico Ma, chiamandosi anima, non si perde mai d'animo e rincorre fino allo sfinimento stralci di emozioni che sembravano ormai perdute. 
    Se mai dovesse cadere, ella sa sempre come rialzarsi, e nonostante non abbia gambe né braccia, no si da' mai per vinta e combatte affinché l'amore non si esaurisca mai.
    Il corpo straziato striscia per terra, sull'umido asfalto, ma l'anima, ben conscia del fatto che non avendo un involucro bensì solo amore e luce divina non può mai essere intaccata, si rialza in volo, libera da ogni incantesimo o catena che possa intrappolare i suoi enigmatici sogni primordiali.
    Mi chiedo dove mai andremo a finire un giorno, ma più di ogni altra cosa al mondo, mi chiedo dove la mia anima condurrà me.
    Delle volte ci crediamo essere  ingenui e sofferenti, mentre in realtà ciò che non aiuta la nostra autostima è semplicemente il fatto di guardarci allo specchio e guardare il nostro corpo.
    Troppo magro, troppo grasso, ma alla fine chi se ne importa?
    Alla fine tutto ciò di cui abbiamo bisogno e tutto ciò di cui dovremo preoccuparci e se la nostra anima è lì al suo posto.
    L'anima... come un animale buono che non ha mai voglia di soffrire.
    Se dovessi abbandonare la mia anima, non vorrei mai volerne vedere la fine,
    perché prima di lei, finirei io.
    Anima arcobaleno.

    Poesia: Stanchi

    Stanchi di ripetere sempre le stesse cose,
    stanchi delle orecchie da mercanti,
    stanchi delle atrocità
    e di chi non crede che la stanchezza esista sul serio.
    Stanchi di avere una brutta cefalea 
    a causa delle cazzate degli altri,
    stanchi di rotolarci sulle schifezze altrui
    senza poterci allontanare,
    senza poter trovare un angolo di paradiso.
    Il paradiso dei nati stanchi,
    ma che vogliono vivere 
    con energia e forza.
    Stanchi di essere accusati ingiustamente,
    di essere giudicati o ripresi senza motivo.
    Stanca di non essere creduta anche di fronte
    all'evidenza,
    insomma,
    stanca del domani che non ha mai certezza.
    Ma io lo so,
    che Dio comunque per noi c'è.

    Saggio: Io la conosco bene quella sensazione

    Io la conosco bene quella tua strana paura del tutto, quel cuore che a volte ti esplode nel petto e sembra un piccione impazzito. Io la conosco la voce della tua malinconia, riconosco le tue lacrime in un mare di altre lacrime estranee e sconosciute. Io la conosco bene l'asfissia dei tormenti, l'ossessione che ti perseguita dalla nascita, il terrore di non essere mai capita, quella claustrofobia da locali troppo chiusi, quel dolore che a volte muore ma poi rinasce con uno schiocco delle e dita. Conosco i tuoi ideali, le tue illusioni fatate, i viaggi mentali, le paranoie. So che indossi sempre la stessa maschera scura per mostrarti in un certo modo, per dimostrarti forte, sicura, invincibile, inarrestabile, per nascondere tutta la paura, la fragilità, perché poi invece da sola tremi anche quando fuori fa' caldo, perché io so che cosa ami veramente, so che non vuoi vivere in questa dannata città di falsi e ipocriti. Quegli sguardi appiccicosi come caramelle ti straziano l'anima, ma non se fosse per la tua cara musica, dimmi... cosa saresti?
    E i gatti! I gatti che ti amano con tutto il cuore! Loro sono la tua forza, lo specchio delle tue candide speranze. Conosco la tua anima ribelle da poeta, so che la tua famiglia è estranea al tuo passato, so che sei morta anche se continui a camminare sulle tue gambe. Conosco la voce delle tue preghiere, i sussurri davanti ad una statua a cui mandar piccoli baci infantili. So quanto ami scrivere, so che il tuo sogno è immenso, ma pur sempre magico e instancabile. So un sacco di cose, compreso il fatto che gli altri non sanno proprio niente di te. Quanto ti manca un abbraccio! Quanto ti manca un piccolo bacio leggero, una rosa rossa chiesta in prestito alla natura, un giardino in cui rincorrere gattini neri dagli occhi verdi, so quanto vorresti vivere anche con il pensiero e non solo con il corpo e la testa. 
    Io la conosco bene quella sensazione, perciò smetti di lagnarti e alzati più forte di prima.

    Poesia: Non si dovrebbe

    Non si dovrebbe mai sfidare la bellezza della natura per i propri effimeri scopi.
    Non si dovrebbe mai rinunciare ai propri sogni solo per compiacere gli altri.
    Non si dovrebbe giudicare dalle apparenze.
    Non si dovrebbe perder tempo.
    Non si dovrebbero maltrattare gli animali.
    Non si dovrebbe uccidere né con armi e né con parole.
    Non si dovrebbe idolatrare la violenza.
    Non si dovrebbe calpestare la pace e il nome di Dio.
    Non si dovrebbe andar in Chiesa solo per dare un offerta e poi fuggire via.
    Non si dovrebbe guardar male gli altri solo per invidia o tedio.
    Non si dovrebbero strappare i fiori.
    Non si dovrebbe prender in giro la luna.
    Non si dovrebbe recare danno psicologico e 
    e fisico a qualunque persona essa sia.
    Non si dovrebbe fare la guerra a tavola o a letto o al centro del mondo.
    Non si dovrebbe aver ansia e panico per colpa degli errori altrui.
    Non si dovrebbe aver paura di dire: sono lesbica, sono  gay, sono bisessuale.
    Non si dovrebbe etichettare le persone come se fossero prodotti in scatola.
    Non si dovrebbe dare una penna a chi la lascia tutto il tempo dentro un cassetto. 

    Saggio: Perchè scriviamo e chi è uno scrittore

    Uno scrittore non ha bisogno di vedere il suo nome pubblicato su di un libro per sapere di essere nato per fare lo scrittore. Uno scrittore spesso non dorme come gli altri, ha le sue notti bianche, anzi bianchissime. Si sente un po' tutto e niente. Oggi sono Stephen King impazzito mentre fugge da un dito che sbuca dallo scarico del lavandino, domani mi sento una Isabel Allende che racconta la storia d'amore di una coppia di giornalisti sullo sfondo della guerra cilena che spaventa tutti. Dopodomani sono in Inghilterra alle prese con l'edonismo di Oscar Wilde o le ragazze anticonformiste di cui tanto ci hanno narrato le fantastiche sorelle Bronte... per poi sorvolare la Germania e trasformarmi in un'eroina romantica degna del perfetto Sturm und Drang. Sono, siamo, siete, sono tutto e tanti, uno e pochi,tantissimi e in tutti i tempi storici.
    Siamo in continua evoluzione, maniacali nella nostra precisione.
    Perché scrittori? Perché non riusciamo a star zitti e non ci basta la bocca, ci serve tutto. La pancia, la testa, i piedi, il cuore, ma specialmente le mani... quelle mani che non si stancano mai di trascrivere, raccontare, narrare, dire, colloquiare... Noi italiani gesticoliamo tanto, forse perché abbiamo voglia di avere sempre una penna in mano con cui trascrivere ogni minimo dettaglio della giornata?
    Forse non pubblicheremo mai, forse nessuno saprà mai di noi, non diventeremo come Edgar Allan Poe, Lovecraft o Baudelaire, MA saremo comunque persone che hanno detto qualcosa, che hanno fatto parlare di sé in momenti tragici, felici, mediocri e stupendi.
    Perché scrivere? 
    Perché credo che Dio mi, ci, vi, gli/ le abbia dato un vocabolario infinito da divulgare a tutti voi, compresi coloro che non leggono mai e che detestano i libri e gli scrittori.
    I gatti amano i poeti, questo dovrebbe farvi capire tante cose...
    Alla domanda perché continui a scrivere anche se non sei famosa, rispondo sempre: Non potrei mai smettere di respirare solo perché l'aria attorno a me è costantemente inquinata.
    Scrivere non è un lavoro, è un'esigenza, è un dolore, una gioia, è un dovere, è un lavoro dell'anima, è fantasia, è tragedia, è paura di soffocare, è attacco di romanticismo nel bel mezzo di un colloquio tedioso, è un mare di casino mentre affronti un momento gioioso o eccessivamente emotivo. A me non importa la grammatica, a me importa l'effetto. Se mi leggi, a me va benissimo. Se non ti accorgi dei miei errori e ti commuovi, per me è una grande vittoria.
    Scrivo per emozionarvi, non per farvi un corso di italiano o di bon ton.
    Scrivo per dare speranza e fiducia, per dirvi: ok stiamo vivendo un periodo infernale, ma il paradiso potrebbe risiedere nelle mani di piccoli scrittori come me, come noi, come voi, come loro. Siamo tanti, e tanti fanno una grandissima cosa chiamata scrittura, che da sempre apre le porte verso la felicità.
    Se sei felice mentre scrivi, allora hai già trovato il tuo lavoro.
    Non mi pagano, ma io mi sento appagata, questo è il mio salario mensile, anzi giornaliero.

    Poesia: Il gatto nero

    Lui riposa tranquillo,
    ignaro della sua totale bellezza.
    Il sole riscalda le zampine morbide e
    la luna, coperta da un manto celeste,
    si prepara a cullarlo e
    cantare la sua dolce ninna nanna.
    L'armonia dei suoi miagolii
    vibra nell'aria tenue
    e la sua solitudine,
    scalfita da alcuni uccellini
    che si rincorrono,
    è la sua tenera benedizione.
    Il gatto nero si muove con 
    leggiadria e tenerezza,
    ogni tanto agitando la coda,
    ogni tanto socchiudendo gli occhi verdi come i prati inglesi.
    La sua ombra grassa e 
    simpatica riecheggia come
    un canto delicato e fine, 
    e i lunghi baffi
    suonano antiche melodie
    come corde di violini stanchi.
    il gatto va,
    libero da ogni colore.

    Poesia: Che ne sai

    Che ne sai del vento che
    ti scrolla di dosso i pensieri,
    lasciandoti addosso impronte sagge d'amore?
    E tu 
    impari dalla natura
    a considerare il nulla come il tutto,
    un solo cosmo 
    per nessun essere umano
    che lo protegga per davvero.
    Che ne sai 
    Che ne sai 
    che quell'aria
    non ti protegga invece dalle intemperie
    e che il karma non sia altro che 
    il tuo cuore,
    posto in alto,
    sui pianeti?
    Uno ti dice che pensi troppo,
    nessuno può dirti 
    che vaneggi,
    o si?

    Racconto: Amo te

    Non riesco nemmeno a trovare le parole giuste. Non respiro, poi invece mi sento invadere da un'ondata pazzesca di ossigeno, poi un nodo mi stringe la gola e sento gli occhi pizzicare. Guardo in alto, facendo finta di cercare le nuvole, e quel pensiero è sempre costante. In ventiquattro anni non mi era mai successo, ma com'è che si dice? C'è sempre una prima volta, ed è vero. 
    Però non sapevo che l'amore platonico potesse avere un sapore così strano o essere così conturbante e nuvoloso! Lunatico forse è la parola giusta. Una mattina sembra che tutto vada bene, e lui sembra accanto a me, posso addirittura sentire il suo profumo. Il giorno dopo invece sono così sola, chiusa nella mia stanza con la sua foto appiccicata al muro, mentre mi fissa con quegli occhi verde/ azzurro, tipo come sa' fare solo il mare. Ho troppo amore dentro, mi sta scoppiando tutto... A volte credo di avere un milione di farfalle colorate che mi svolazzano dentro, con ali giganti e potenti radiazioni benefiche, altre volte mi sembra di avere il cuore talmente gonfio da non poterne più, ma allo stesso tempo ne voglio ancora, e ancora, e ancora, perché è mille volte meglio soffrire da matti per un amore impossibile che non amare affatto. Quando lascerò questa terra, quando il Signore mi richiamerà così come fa' con tutti, almeno andrò via con un dolce sorriso, perché avrò avuto il privilegio di conoscere il vero amore, seppur solo immaginato. Non riesco ad esprimermi, perché di fronte alla sua bellezza tutto tace e perdo la cognizione del tempo e dello spazio. Ho mal di pancia, perché mi blocca la digestione, mi fa' male il diaframma perché il respiro si fa' corto e il panico prende il sopravvento. Se solo tu fossi qui con me, mio dolce amore che non sa' nemmeno che esisto e che vivo di te e solo per te. Ho comprato un braccialetto, proprio due settimane fa', dai venditori ambulanti. Tre euro per avere il tuo nome sul polso. Mi ha chiesto il ragazzo:- Quale nome?- E io gliel'ho detto, tremendamente imbarazzata, immaginando che tu potessi sentirmi, nonostante la distanza. Lui ha sorriso e mi ha chiesto di scriverlo su un foglio. 
    Ho fatto una sorta di spelling con il cuore che impazziva e le mani che sudavano e tremavano.
    - Il nome è BRAIAN. Ma si scrive Brian-
    Ah, va bene dice lui. E inizia a raccattare piccole lettere, chiedendomi i colori che preferisco.
    Dorato, nero e rosso. 
    Rosso come l'amore immaginato.
    Un nome breve. 
    Poi aggiungo:- è un nome inglese. E arrossisco, sicuramente non per il caldo.
    Me ne torno a casa con il mio braccialetto, incastrato fra il braccio e una busta dove dentro c'è una focaccia.
    Il ragazzo ha avuto i suoi tre euro, io ho avuto un pezzo di te.
    Ti ho portato a casa, nella mia stanza, e ti ho messo sul comodino. Ti tengo al riparo dal vento, dalla pioggia, dal freddo, e ora dal caldo. Spesso ti porto con me, ma solo quando so che sarai davvero al sicuro, lontano dalla gente che non capirebbe mai.
    Ma come fai ad amare qualcuno che non sa nemmeno che esisti?
    Non lo so nemmeno io, ma ogni amore ha un senso quando il cuore riesce sempre a battere.
    E i diciotto anni di differenza credi che mi importino qualcosa? Ti vedo come un ragazzino, come un uomo che però ha un cuore da giovane e che non vorrebbe crescere davvero mai. So tutto di te, ti ho guardato un miliardo di volte, ho riso con te, ho ascoltato la tua musica quasi per un anno intero senza sentire nessun altro. Amore malato? Ossessione? Non sono maniacale, non ti seguirei in tutti i concerti, non sarò mai una stalker, non ti strattonerei con la forza e non ti direi mai che dovresti stare per forza con me. Ti guarderei da lontano, ti amerei senza infastidirti.
    Ti amo come se ti conoscessi da tutta una vita.
    Ora devo andare a pranzo, mio dolce amore, ma ti dirò la verità... spesso mi si chiude lo stomaco e non ho proprio voglia di mangiare. Lo faccio per te, per me, perché romanticamente parlando vorrei che questo sentimento vivesse nell'aria per sempre, vorrei che lo sapesse tutto il mondo... e perché no, compreso te.

    Racconto: Quel che mi hanno fatto

    Mi hanno offesa in ogni modo, hanno calpestato il mio essere, il mio cuore. L'unica luce che ho trovato è a migliaia di chilometri distante da me. Mi hanno tolto tutto: la dignità, il mio sorriso, mi hanno tolto il coraggio e la forza, mi hanno resa talmente debole che adesso non distinguo più la fantasia dalla realtà. Mi hanno tolto il cielo, il mare, la sabbia, mi hanno tolto il respiro, mi hanno costretta a guardare in basso, a piangere quando volevo soltanto ridere, mi hanno detto di star zitta quando invece avevo voglia di gridare, mi hanno disturbata più volte, mi hanno messo in bocca parole che non ho mai detto, mi hanno trattata come un oggetto, mi hanno parlata sopra, mi hanno lasciata sola quando meno lo meritavo, mi hanno picchiata moralmente, mi hanno ucciso l'anima con mille coltelli invisibili. Mi hanno trascurata, non mi hanno mai abbracciata seriamente, mai baciata con amore e affetto, mai ascoltata, mai rassicurata. Sono stata strattonata per anni da una parte all'altra come se appartenessi a loro e non al mondo intero. Ma Dio ha visto, e ogni lacrima che ho versato è stata contata e messa da parte, in modo tale che un giorno, in un'altra realtà e nella dimensione parallela che ci aspetta in silenzio, ogni singola lacrima germogli dando vita a dei frutti maturi e succulenti. 
    Io aspetto, e sorrido, nonostante il cuore pianga di continuo. 
    Mi hanno tolto il diritto alla famiglia. Non posso dire nonna, zia, zio, babbo. Non posso dire cugina, cugino, fratello o sorella. Non posso avere animali in casa perché non c'è amore. Non posso aprir bocca, non posso far altro che affidarmi all'amore degli estranei, non posso far altro che amarti alla follia senza che nemmeno tu lo sappia. Mi hanno fatto vivere un mondo che in realtà non è mai esistito. Hanno fatto in modo che tutti mi evitassero, che nessuno potesse amarmi. Scrivo, e non mi leggono. Parlo e non mi sentono. Girano le facce nonostante la verità sia palpabile. Io ho ragione, ma per loro e per tutti ho torto. Dio sa che non mento, Dio sa che non ho mai fatto del male a nessuno, che dentro mi porto un segreto profondo che non ho mai potuto dire a nessuno. Quel dolore mi ha causato panico, ansia, fobie e dipendenze affettive, ossessioni, nostalgie e depressione grave. Quel dolore ogni giorno lo falsifico facendo buon viso a cattivo gioco, e amando te. Quel dolore mi ha resa incredibilmente forte ma anche insensibile. Non so quando amo o quando dipendo, non so quando sono felice o istericamente triste, non so quando ho fame o quando mangio solo per tenermi in vita. Non so cosa ci sarà nel futuro. Non so perché continuino a prendermi in giro raccontandomi stupide storielle senza guardare in faccia la verità. Io non sono mai stata falsa, ecco perché soffro così tanto. Non ho una famiglia, non ho niente, ma allo stesso tempo, mi sono costruita un poco alla volta quel tutto che mi è stato ingiustamente negato. Ogni giorno è la stessa storia. Ho voglia di vivere quella vita che non ho mai conosciuto, senza avere costantemente un peso sul cuore. La gente così non ti merita, ecco cosa mi ripeto sempre... e so anche che un giorno piangeranno riscoprendo tutti gli errori commessi. Niente abbracci, ma tanto rancore. Niente feste o vacanze, niente parole d'amore, ma solo bestemmie e parolacce. 
    Vittime dell'odio, lo siamo tutti, specialmente chi ama davvero l'amore.
    La violenza psicologica esiste, non siamo noi i pazzi ma chi cerca di privarci di tutto.


    Racconto: La luna è per noi

    Ed il mattino mi rende un po' triste, cioè non proprio triste, ma come potrei spiegarti? Tutta quella gente, le macchine, il caos cittadino, la folla, i computer impazziti, i bambini che gridano, i genitori che non capiscono e poi le news antipatiche o la politica per esempio... Ecco tutto questo mi stordisce e mi rende strana, mi fa' sentire ancora più sola e nostalgica. Il sole mi bacia ma allo stesso tempo offusca i miei pensieri. E poi arriva l'ora di pranzo, mi devo sedere davanti ad un tavolo quasi vuoto, cioè le pietanze non mancano ma non c'è l'ingrediente giusto. L'orario mi innervosisce, si sa. L'una e mezza, e si pranza. E guai a non mangiare assieme, che blasfemia! 
    Al pomeriggio inizia un po' la quiete, tutti dormicchiano come gatti al sole, c'è chi si sintonizza su Virgin Radio a braccia conserte con la mente altrove, chi si chiude in camera a leggere il suo Vanity Fair alla ricerca di gossip intelligenti e nuovi. Rigorosamente Made in London. Poi arrivano le quattro, le cinque. E la sera diventa pigra e per me abbastanza divertente. Mi distraggo come posso, leggo, vado a far visita ai gatti dei vicini, che mi conoscono come le loro tasche, sfoglio un vecchio giornale, incrocio le gambe pallide su una panchina, me ne sto sola a pensare. 
    A pensarti.
    Aspetto che arrivi la notte a unirci in un modo o nell'altro. 
    Sento che la luna con i suoi poteri magici potrebbe tenerci legati, seppur distanti. Non oso piangere, perché se ami sul serio non piangi mai. Rido e raccolgo dei piccolo fiori color fucsia. Non credo che sia uno dei tuoi colori preferiti, tu ami il nero proprio come me. Ma nel tuo carattere ci sono quelle sfumature che appartengono a me e all'arcobaleno, perché spuntiamo sempre dopo la pioggia, quando tutti gli altri si chiudono in casa, per paura di amare davvero.
    Nessuno mi chiede come sto. Gli direi: Benissimo. Non è che perché mi vedete sola vuol dire che io sia triste, anzi! 
    Un'amore vero è fatto prima di tutto di anime, non di corpi. Il tuo corpo lo vedo ovunque, anche attraverso gli alberi della stazione, ti vedo seduto in un tavolino al bar, mentre chiedi una tisana rilassante, niente caffè o Red Bull, quella hai smesso di berla da un bel po' di tempo. Sorrido e torno alla mia lettura. 
    Ti vedo mentre leggo ogni singola pagina, infatti ogni tanto sposto lo sguardo verso la strada e chiudo leggermente un occhio come se fossi infastidita da un moscerino o da qualunque altra cosa, in realtà trattengo l'emozione che mi avvolge come una coperta in inverno.
    Gli altri non sanno, gli altri non vedono e non chiedono.
    Una macchina mi passa davanti, c'è un signore che ha la tua stessa pettinatura di quando avevi trentasei anni, solo che lui ha la coda un po' troppo lunga rispetto a come la tenevi tu. Però questo mi fa' sentire un po' bene, mi vien da ridere e torno indietro nel tempo, al 2009. L'estate del 2009, quando andavi in giro per il mondo con quella tua camicetta bianca e il gilet nero. Quante risate mi hai fatto fare amore mio! E pensare che nemmeno ti conoscevo, e pensare che amavo cose che non avevano il diritto di essere amate da me, e pensare che senza saperlo entrambi ce ne stavamo al mare, nelle barche. Non sapevamo, ma facevamo le stesse identiche cose. E pensare che io rincorrevo sogni impossibili che mi sembravano gioie e invece non sapevano di niente. E tu eri lì, in giro per chissà dove, con il tuo gruppo di amici, con i tuoi fans, con la tua Battaglia per il sole. E il sole non mancava mai!
    Torno alla realtà, 2015.
    Aspetto che cali la notte, accendo una candela rosa, bruciacchio un fiore fucsia quasi come fosse il mio cuore che arde d'amore per te, aziono il piccolo cuore di plastica che al buio emana mille luci colorate e metto il braccialetto con il tuo nome sul comodino, accanto a me.
    A volte ti guardo almeno per 10 minuti, prima di prendere definitivamente sonno, altre volte lascio che Morfeo mi abbracci dolcemente e mi conduca a te, nei sogni che vorrei fossero infiniti. Poi mi giro e ti vedo, vedo te nel 1999, quando avevi solo 27 anni.
    Io non li ho nemmeno 27 anni eppure ti amo come se fossi una donna matura che sa tutto sull'amore e sulla vita, buffo no? Non so nemmeno io il perché, non so nemmeno io perché ti amo così tanto! Non so il perché, non riesco ad esprimerlo o a tradurlo. 
    So solo che sei l'amore, per me. 
    Ti guardo e ti vedo sorridere, con il tuo fare sicuro ma anche timido e riservato.
    Le labbra carnose al punto giusto, una ciocca di capelli neri che cola a picco accarezzando una guancia bianchissima e raffinata e quell'oceano negli occhi.
    -Buonanotte, Brian- 
    E mi addormento, abbracciandoti con la forza del pensiero.
    Un'altro giorno è trascorso, io ho fatto le cose che faccio sempre perché come non sai sono un'abitudinaria senza cura, proprio come i gatti, e tu? Tu sei in tour, e ogni tanto vedo che ami guardare il cielo e puntare il dito in alto, verso le stelle.
    Ecco perché confido nella luna.

    La luna è la casa degli amori lontani e platonici.

    Racconto: I love you don't know

    Sono sola, a scriverti. In pratica non mi è rimasto più niente a parte te, ma voglio che sia così. Adesso la mia vita ha un senso, doppio. Adesso ho capito tutto, ho capito quanto valgo, quanto siano stati gli altri a sbagliare, quanto tu sia veramente importante. Non ti ho mai avuto, non ti ho in questi giorni afosi e non ti avrò nemmeno quando inizierà l'autunno con le sue triste foglie cadenti. Ma non importa, perché sei comunque dentro di me, in ogni minuziosa parte della mia anima. I corpi i possono anche stare lontani, ma sai com'è, ho sintonizzato il mio cuore sul tuo, e ogni volta che ti guardo respirare, è come se ricevessi un'improvvisa ondata di ossigeno. Perché? Perché tutto è nato come una semplice curiosità, come mi succedeva sempre con i cantanti. Insomma, è da quando avevo solo 13 anni che seguivo alla TV ogni Rockettaro con il cuore in gola, per poi andare a scuola e sognare ad occhi aperti, cercando un ragazzo identico a quello che avevo visto sullo schermo senza trovarlo MAI. 
    Ma adesso è diverso, è è maledettamente diverso e non lo saprò mai il perché. Un attimo, dal giorno alla notte e tutto è cambiato. Mi hai scombussolato il cuore, l'hai capovolto e rubato, mi hai amabilmente distrutta regalandomi gioie e dolori. Sembrava l'ennesima lontana simpatia, sembrava quasi un delicatissimo gioco, e invece è stato amore a prima vista... Come si dice.. It was love at first sight... Saranno quegli occhi enormi verdi contornati dalla matita nera, saranno quei capelli stupendi che incorniciano il tuo viso grazioso e perennemente alla ricerca di qualcosa, sarà tutto, saranno le canzoni che amo alla follia, sarà la tua voce leggiadra ma forte, sarà la tua bellezza androgina, il tuo portamento, il tuo charme, il tuo essere così donna nonostante tu sia un uomo, le tue debolezze sapientemente nascoste, quel viso dolce ma strafottente, il look, gli abiti... Ok basta, non ho più parole...mi rendi fragile, rincretinita e piccola piccola. 
    Sarà che non c'è rimedio, ed è mille volte meglio e peggio di una malattia. Non c'è cura, a parte ascoltarti nel cuore della notte, con gli occhi chiusi, immaginando di averti con me. Non c'è cura o soluzione, a parte sperare che un concerto ti porti vicino a me, a pochi chilometri dalla mia triste città. Non c'e cura. Non riesco a disinnamorarmi di te, e non voglio! Mi fisso su alcuni tuoi difetti, d'altra parte ne hai parecchi. A volte sei assurdo, testardo, egocentrico, molto 'prima donna' sei così superbo e angosciante, con i tuoi testi oscuri e deprimenti. Però sei l'unico che da' colore alla mia vita, capisci? Ti detesto a volte, ma ti amo in una maniera assurda e incredibile. Ti amo talmente tanto che forse non oserei avvicinarmi più di tanto per paura di sciuparti o romperti in mille pezzi, sei come una bambola di porcellana fragile e perfettamente composta. Ti amo talmente tanto che non me ne frega assolutamente nulla di averti fisicamente, di possedere il tuo corpo che amo alla follia, mi basterebbe accarezzarti i capelli dal giorno alla notte oppure sfiorare le tue guance paffute al punto giusto, sorriderti e aiutarti a trovare la strada giusta quando sembra che tu ti stia perdendo in sciocchezze, tu, proprio tu che mi stai insegnando a vivere! Mi basterebbe dormire con te, magari anche in camere separate, mi accontenterei di ascoltarti mentre russi ( non so sei russi!) o mentre starnutisci o parli nel sonno. Mi basterebbe sapere che a meno di un metro da dove dormo io c'è l'uomo della mia vita, quello che mi completa senza avermi mai sfiorata. Ti ascolterei parlare, ti bacerei sulla fronte, ti coccolerei come se avessi la mia età... Oddio ma perché ti amo così tanto? Mi fai del male e del bene senza saperlo! Vivrei solo per poterti guardare e in un'altra vita vorrei viverti al cento per cento, lontana da tutto e da tutti, solo noi due. Quanti film mentali, quanti sogni! Magari se lo sapessi ne rideresti e mi prenderesti in giro, ma non importa, anche se ogni tanto mi vergogno visto che bacio le tue foto e ti parlo in inglese per non sentire così tanto la tua mancanza. Mi manca qualcosa che non ho mai avuto e non mi manca tutto ciò che la vita mi ha dato, capisci? Mi hai portato la vita, mi hai detto: Eccomi, sono qui anche se fisicamente non ci sarò mai, ma intanto sono qui affinché tu possa amarmi, affinché tu possa sentirti meno sola. Ti ringrazio infinitamente per questo tuo gesto! Non lo so il perché, ma se ti penso 24 ore su 24 significherà che non posso fare a meno di te, giusto? Tutti hanno delle cotte per dei cantanti, lo so, è giusto e anche ingiusto. Non decidiamo noi chi amare, ci innamoriamo e basta, questo è il vero gran casino. Ti amo. Non riesco a dire 'mi piaci da morire' oppure 'sei bellissimo' e poi rigirarmi nel letto a dormire. NO CAVOLO! Mi vien da dirti che ti amo senza sapere nemmeno il perché. Ti amo per tutto. Perché lo sento nell'aria, perché mollerei quelle poche cose che ho e starei appiccicata a te tutto il giorno, anche standomene in silenzio ad ascoltarti e impazzire per te in un angolino di una stanza senza mobili. Non me ne frega NULLA dei tuoi soldi, della tua fama, delle donne e degli uomini che hai amato e che ami o amerai, non mi importa se potresti anche guardarmi dall'alto al basso, sorridermi e poi andartene via oppure salutarmi e poi congedarti con un semplice -Goodbye- Tanto ti amerei lo stesso, anche se dovessi rimproverarmi per il troppo amor che ti dedico. Ti amo talmente tanto che non me ne frega nulla dei diciotto anni che ci dividono o dei confini che ci separano. Non vorrei un mio coetaneo, e quando giro per le strade o vado nei centri commerciali, ti cerco in ogni modo e in ogni dove... anche se so che non ci potrai mai essere. Sono talmente pazza di te che scrivo su questa pagina come se ti stessi parlando, ti rendi conto? So che non puoi leggermi, so che nessuno potrà dirti quanto ti amo, ma farlo sapere a tantissime persone in un certo senso mi aiuta, mi fa' sentire compresa e meno sola. So che credi negli amori platonici, e già questo mi rende felice e speranzosa. So che non potremo mai stare assieme, vicini, ma so anche che non vorrò mai nessun altro al mio fianco. Se non posso averti, allora non mi avrà mai nessuno! Me ne starò per sempre da sola, a pensarti, amarti, seguirti, ascoltarti, idolatrarti, ammirarti da lontano, in silenzio, dalla mia piccola postazione. Un computer che mi tiene aggiornata sul tuo mondo, i tuoi dischi... Li ho tutti! Ti pare che potevo farne a meno?? Il primo, quello omonimo della tua band... poi Without you i'm nothing ( ah, che presagio!) Black market music, Meds, Sleeping with ghosts, Battle for the sun, Loud like love... e ora che il tour è finito proprio oggi aspetto con ansia che arrivi Febbraio, quando uscirà il nuovo disco. Che emozione! Se solo sapessi quanto ti amo e quanto mi hai cambiato la vita, piccolo nano dagli occhi come il mare! Ogni tuo sorriso, ogni tuo pasticcio, il modo in cui cammini, il modo in cui ridi! Il modo in cui trascini valigie mille volte più grandi di te, il modo in cui vivi la tua bisessualità alla luce del sole senza aver paura dei pregiudizi che ancora dilagano! Il modo in cui hai preso da lontano le mie mani, per guidarmi verso la felicità... Proprio tu canti:- Your eyes forever glued to mine- E vorrei proprio incollare i miei occhi ai tuoi, per non dover più guardare la sofferenza del mondo. In te trovo TUTTO ma proprio tutto ciò che ho sempre desiderato. Sei maturo, sei bellissimo ( io vedo con gli occhi dell'amore, perciò magari ti vedo mille volte più bello) sei raffinato ma semplice, non ti reputi una star ma solo un musicista che ama il suo lavoro, ami tuo figlio in una maniera incredibile e ogni volta che ne parli i tuoi occhi iniziano a brillare e capisco che quel bambino, Cody, è così fortunato ad avere un padre amorevole e delizioso! Io non ho avuto questa fortuna, ma ho avuto la fortuna di poterti incontrare da lontano e amarti per sempre, di nascosto. Tanti potranno anche ridere di me, non mi importa. Non credo che l'amore abbia delle regole o debba seguire un qualche decalogo strampalato, credo che sia qualcosa che trascende la realtà, che ti porta in alto, in basso, ovunque tu voglia andare. Credo che l'amore sia la cosa più bella del mondo, perché c'è ma non la puoi afferrare,
    proprio come te mio dolce Brian. 
    Ogni volta ti auguro sempre il meglio, voglio che il destino ti dia ancora di più, perché non tutti sanno apprezzarti come meriti, specialmente in Italia, dove ancora ti vedono come il ragazzo che a Sanremo spaccò la chitarra e l'amplificatore solo per far parlare di sé. Non sanno che la rabbia che portavi dentro era talmente forte che non potevi tenerla nel cuore, perché tu ed io siamo così uguali, così ribelli ma pacifici.Ad ogni concerto parli di beneficenza, di lotta contro l'AIDS, sei costantemente contro la guerra, contro i pregiudizi, contro le ingiustizie e contro le persecuzioni. Amo tutto di te, ma forse ciò che amo davvero con tutto il cuore è il fatto che senza averti nemmeno mai parlato, sei riuscito a fare ciò che non hanno fatto tutti coloro che vivono con me da 24 anni, e se questo non è amore, non saprei in quale altro modo definirlo.
    Quando mi sento giù ripenso al tuo sorriso o al modo in cui ripeti quasi sempre 'You know' in tutte le interviste, il modo in cui accavalli le gambe avvolte in quei jeans scuri che ti solleticano la pelle candida e bianchissima. Ogni volta che cammino per strada e mi sento gli occhi addosso di qualcuno che vuole offendermi o rendermi triste, penso che tu sia proprio al mio fianco, che mi tendi la mano e non mi lasci sola.
    E ogni volta che guardo il cielo, scommetto che lo stai facendo anche tu, magari alla ricerca della stessa stella. Non ho mai visto niente che potesse anche solo lontanamente assomigliarti o competere con la tua bellezza, e se mai lo vedrò sorriderò e continuerò ad amarti ancora di più, senza sostituirti mai. Fra vent'anni sorriderò di questo folle amore, ma si sa, io non ho mai amato le cose semplici, non ho mai voluto passare la vita con qualcuno solo per farmi vedere dai vicini o solo per dire 'si, anche io sono fidanzata'. Penso che l'amore vero ognuno se lo porti dentro, non necessariamente nel letto, non nella propria casa o nel quotidiano! Ogni giorno milioni di coppie che vivono 24 ore su 24 si lasciano, eppure dicevano di amarsi e si vedevano ogni secondo! Io non ti avrò mai, ma ti amerò per sempre.
    Cos'è che dicevi sempre? ... Fall into you, is all is seems to do, when i hit the bottle, 'cause i'm afraid to be alone... Don't give up on the dreams, don't give on the wainting and everything's that's true, don't give on the dreams... Because i want you too... 

    Non mi aggrappo alla bottiglia perché sono astemia, mi aggrappo alle tue foto e a tutto ciò che mi parla di te, e lo so... Non smetterò mai di sognare, perché ti voglio troppo, e me ne frego di ciò che può pensare la gente.

    I love you, my darling. 

    Se solo potessi sapere questo e moltissimo altro, forse non ci crederesti, ma è tutto vero, e io quando si parla d'amore non mento MAI. Non sono bugiarda, e se mentre scrivo le lacrime mi salgono all'improvviso, è perché vorrei che tu mi leggessi... Quante cose vorrei, tutto ciò che ha a che fare con te è come se vivesse dentro me, vita mia.
    Non sono un'illusa, sono solo una che ama troppo. 

    Se solo sapessi, mi prenderesti per la solita fan che ama un cantante per la sua bellezza, MA non è così. Ti amo per un miliardo di motivi, e non so dirtelo perché è una cosa troppo grande.

    Se solo sapessi che io esisto proprio come te! Se mai dovessi sentirti solo, nonostante la tua bellissima carriera, vita e amicizie, io sarò sempre qui a sognarti e amarti, senza che tu lo sappia.

    Se solo sapessi, rimarresti a bocca aperta. Se solo sapessi amarti meno... ma ti amo, cavolo, ti amo come non ho mai amato nulla e nessuno in vita mia. Ho solo 24 anni, ma sono matura, so quello che voglio, e grazie a Dio posso scrivere, in modo tale da potermi sfogare, in modo tale che almeno un centinaio di persone sappiano quanto CAVOLO TI AMO! Non è un capriccio, non è un momento, è quasi un anno che ti amo e soffoco dentro questo sentimento... Voglio solo che tutta Italia, tutto il mondo lo sappia...Se non puoi saperlo tu, mi consola almeno il fatto di non essere la sola a saperlo.

    Sei la mia stella, il mio piccolo dolce fascio di luna.

    I love you don't know

    Poesia: Alla luna

    All'una di notte osservo la luna.
    Lei mi guarda senza occhi,
    io l'amo con sguardo velato di lacrime
    dolci e assetato d'amor incantevole,
    come una bambina che mi vien in sogno.
    Sogno mari bbagnati d'amore 
    e mentre contemplo maree insormontabili,
    amo come non ho mai fatto prima.
    L'una è passata da un pezzo,
    ma i pezzi della luna,
    quegli squarci biancastri e le sue dune di formaggio,
    non si staccano dal mio pensiero infinito.

    Poesia:  Paure
    E le paure andrebbero abbattute a colpi di abbracci e baci, non impiastricciandocisi il naso e le guance di lacrime amare. La libertà è una farfalla che non vorrebbe mai ritornare ad assomigliare ad un bruco.

    Racconto: 

    L'azzurro chiaro dello sfondo, tu che indugi
    e poi ti mostri con pacatezza, imprigionato in un luogo 
    che desideri ardentemente quanto la tua musica.
    I freddi mattoni scuri, la melodia tenue ma
    insistente come il richiamo di una sirena, le note
    sfrontate, il potere delle tue mani piccole ma forti,
    una chitarra rosso sangue che grida incessantemente
    mischiandosi ai tuoi echi sottili ma tremendamente coinvolgenti.
    Tutto il resto tace, e io imploro il cielo affinché l'infinito
    ci possieda, incatenandoci per sempre.
    Ed è un attimo, e l'azzurro è di un'intenso quasi disarmante,
    e il tuo pallore è identico al mio.
    E...
    E i corpi muti sussultano e lanciano sguardi ammiccanti, 
    invisibili come fantasmi, noti come pochi.
    E l'amore impossibile non fa' altro che fluttuare nell'aria segreta,
    come in una guerra fra fiori.
    E...
    E tu sei lì, ciondolante e bellissimo, come la luna calante
    che mi fissa senza tregua.
    Ed è un attimo, e tutto tace.
    E...
    E nell'avanzare di un lento tramonto triste,
    mi perderò infinitamente nei dolci contorni del tuo viso,
    ossessivi come il forte sole mattutino 
    ma leggiadri come farfalle perse fra vento e nostalgia.


    * nota dell'autrice: Il titolo è stato 'preso in prestito' dall'omonima canzone dei Placebo, -Special needs, La poesia è stata scritta interamente da me, senza copiare alcuna riga della loro canzone, ma solo prendendo spunto dal meraviglioso testo, video e melodia, che mi hanno ispirata tantissimo per la stesura di ciò che leggerete.
    Poesia dedicata interamente al cantante dei Placebo Brian Molko, a tutti coloro che amano qualcuno sia platonicamente che con ogni mezzo possibile e a tutti coloro che hanno una sensibilità infinita ♥

    Racconto: Il rospo e la fanciulla

    C'era una volta, molto tempo fa,
    un luogo incantato e quasi fiabesco in cui 
    regnava il silenzio e la pace interiore.
    I boschi erano fitti e popolati da enormi orsi bruni,
    bisce dai mille colori argentati e piccole fate 
    dalle ali color porpora.
    Proprio al centro della selva, come in un palazzo incantato,
    vi era situata una piccola bara di vetro in cui giaceva supina
    una dolce ragazza dalle labbra color lampone.
    Le sue mani, delicate e pallidissime, si lasciavano scivolare
    lungo le curve del suo piccolo corpo, combaciando perfettamente
    coi suoi fianchi stretti da bambina.
    Il cinguettio dei pettirossi era incantevole e ipnotico,
    proprio come i suoi occhi, di un azzurro cielo limpido e intenso.
    Ad un tratto li spalancò, per poi sbadigliare con una grazia quasi impossibile,
    portando una delle sue piccole mani davanti alla boccuccia fine e morbida.
    Si guardò intorno, con un sorriso sornione. 
    Si tastò il ventre, sentendolo caldo come se fosse una piccola gattina davanti al focolare.
    Quella mattina il sole era alto e splendido, e i suoi raggi 
    avevano oltrepassato le vesti leggere del suo abito bianco,
    baciandola con un impeto del tutto casuale.
    Gli uccellini la guardarono, sorridendole e sbattendo pian piano le ali.
    -Buongiorno adorati! Che novità ci sono oggi? Non volete dirmi cosa faremo in questa giornata così splendida e soleggiata?- E rise, allungando le dita verso quei corpicini colorati e fragili.
    In tutta risposta quelli le circondarono il capo come se fossero tante corone fatte di fiori multicolori, dimostrandole amore e gioia.
    Uno di loro, il più piccolo, spalancò le ali e ruotò la testa dolcemente guardandola dritta negli occhi per poi rispondere:- Oggi abbiamo qualcosa di diverso, nostra adorata Ginevra! C'è un ospite che vorrebbe incontrarti, ma ha paura che tu possa allontanarlo. Pensa di non essere ben voluto, è convinto che il suo aspetto potrebbe spaventarti- 
    Si abbassò piano, raggiungendo il suo collo.
    -Oh piccino, come sei dolce! Ti ho mai detto che ti voglio tanto bene? Voglio un gran bene a ciascuno di voi, nessuno escluso. Ho tanta nostalgia della mia vecchia vita, ma con voi mi trovo al sicuro, al riparo da ogni male. E dimmi, Farlocco, chi è costui che vorrebbe fare la mia conoscenza?-
    Intervenne il capo dei pettirossi, parlando con affanno e sicurezza.
    -Un rospo, signorina! Un rospo rugoso, verde e con grandi occhi sporgenti! Dovresti vedere come saltella da un ramo all'altro senza alcuna difficoltà e come gracida disturbando gli orsi e le fate più piccole!-
    La fanciulla rise, avvampando.
    -Portatemi questo fragoroso rospo e sarò la ragazza più felice di tutto il bosco, sicuro-
    I pettirossi si guardarono senza capire, ma acconsentirono con pazienza.
    -Crua, crua, crua- disse qualcuno, con voce graffiante e acerba.
    Ginevra spalancò gli occhi e sorrise, emozionata come non lo era mai stata in ventiquattro anni. 
    Di fronte a lei, un bellissimo ragazzo dai capelli bruni e gli occhi azzurri si materializzò come in un sogno ad occhi aperti, scosso dall'euforia e dalla grande timidezza.
    -Questo sarebbe il rugoso anfibio che popola il bosco incantato? Allora, non avete niente da dirmi voi tre?- Disse ai pettirossi, ammonendoli. 
    Essi si guardarono l'un l'altro, per poi cinguettare verso il ragazzo e svolazzargli attorno con circospezione.
    - Non sappiamo che dire Ginevra, noi abbiamo visto un bruttissimo rospo rugoso e chiassoso che se ne andava in giro per il bosco alla ricerca di un lago in cui nuotare tutto il giorno e fare l'atleta fra un'acrobazia e l'altra-
    -Piccoli miei, qua nessuno farà le capriole e tanto meno inizierà a cercare fiumi o stagni incantati. Lui sarà il mio sposo, non è vero...?-
    Il ragazzo le rivolse un amabile sorriso e le prese le mani, baciandole con delicatezza e serietà. 
    Poi parlò, dimostrando grazia e modi gentili.
    - Rospo son stato, ma molto tempo fa. Agli animaletti che pullulano nei boschi è possibile vedere solo la mia parte incantata, ovvero il lato di me che rimane nascosto alle fanciulle che sanno amarmi con tutto il cuore. Tu, mia amata, hai visto la mia essenza già prima di avermi realmente incontrato, e perciò hai rotto in parte l'incantesimo. Sarai mia, come io sarò allo stesso modo per sempre tuo.-
    Gli uccellini gioirono, gli orsi ballarono scuotendo le zampe e mostrando i forti denti, gli alberi fluttuarono e le fatine si ridestarono dal loro lungo sonno primaverile.
    Tutto fu molto festoso e magico, compreso il matrimonio che unì per sempre il giovanotto e la tenera fanciulla.
    Spesso, chi capita da quelle parti, si chiede chi sia mai quella ragazza così coraggiosa che dorme in una bara di vetro tenendo fra le mani un rospo rugoso e chiassoso.
    Ma loro non sanno... 
    E i pettirossi custodiscono severamente quel luogo ormai sacro, volando di albero in albero e gioendo all'infinito per quell'amore puro e mai contrastato.
    E nessun altro sa, e tutto tace, mentre l'incantesimo perdura e allo stesso tempo si infrange, all'infinito.

    Racconto: D'altronde sono solo attacchi di panico

    Tutto cambia, improvvisamente. Sei calma, ma ad un certo punto qualcosa ti destabilizza e perdi la concentrazione. Inizi a sudare copiosamente, le mani diventano ghiacciate, il cuore inizia a battere troppo velocemente, la gola è chiusa e si fa' una fatica tremenda a respirare. Il primo impulso è quello di allontanarsi da qualsiasi luogo, uscire dalla stanza 'maledetta', scappare lontano, correre con il fiatone e chiedere aiuto. Ma aiuto per cosa? Cosa potrei mai dire agli altri che mi fissano senza capire? Non ho sangue sulle mani, non ho un arresto cardiaco, non soffro di alcuna patologia, non ho problemi mentali, sono sana come un pesce eppure mi sento malissimo. 
    Ti senti debolissima, scioccata, ti guardi allo specchio e vedi un'altra persona, bianca e con gli occhi che schizzano via, con le pupille dilatate e doloranti. Tremi come un gattino infreddolito, le gambe sono molli e non riescono a muoversi, ti incammini lentamente e ti sembra quasi di strisciare come un verme. I flashback sono continui, i deja-vu insopportabili, e le canzoni che conosci a memoria risuonano imperterrite nella tua mente. Tutto ciò che ami all'improvviso ti fa' paura, come se avessi il terrore di perdere tutto ciò che ti fa' stare bene. Deglutisci e cerchi di inspirare ed espirare, ma un peso sul cuore continua a sopprimerti, come un martello che ti schiaccia il petto, i polmoni e la gola. Provi a mangiare qualcosa ma non senti alcun sapore, i denti battono velocemente ed è impossibile masticare in modo normale. Il cibo vola via, a pezzetti, e gli occhi sono ancora più grandi, come la paura di morire. La certezza di dover perdere la vita senza alcun motivo. 
    Caos mentale, voglia di dormire, voglia della notte che rassicura e calma, paura delle voci delle persone, di quello che potrebbero dirti o dei consigli inutili. Perché loro non sanno, loro non capiscono, non comprendono appieno. Pensano che sia paura e basta, pensano che poi tutto passi in un frangente, credono che il panico non esista, che tu lo faccia apposta per attirare l'attenzione, pensano che si possa controllare.
    Non sanno che al supermercato ti aggrappi ai manici del carrello con mani ghiacciate e orecchie quasi tappate. Non sanno che rispondi alle loro domande senza in realtà riuscire a concentrarti e a capire una sola parola dei loro discorsi. Non sanno che hai talmente paura che non riesci nemmeno a guardarli in faccia. 
    Un attacco di panico, che può durare dai dieci ai venti minuti, generalmente. Io sono uno di quei casi a cui può durare addirittura tutto il giorno, per poi restare sotto shock per i prossimi due giorni, con il terrore che possa ricapitare. La paura della paura è peggio dell'attacco di panico stesso, è un circolo vizioso che ti consuma lentamente. L'ansia del ritorno, del non saper come fare. E allora eviti i posti in cui ti è successo, oppure come faccio io, ci ritorni apposta perché vuoi vincere questo maledetto demone che ti corrode l'anima senza farsi mai sentire dagli altri. Tutti pensano che tu sia pazza, ma non è così.
    Dicono che spesso gli attacchi di panico avvengono a causa di traumi infantili, a causa di disturbi post-traumatici da stress, cause genetiche e così via. Non importa quale sia la causa, l'importante è la cura. 
    Yoga, scrittura, letture assidue, musica, amore, amicizia, tutto può salvarci. Ma il mostro sa sempre tornare, bastardo e crudele. Stai bene, e ad un certo punto l'adrenalina sale e le visioni di morte sono imminenti. Una bara, il tuo funerale. Per cosa è morta, diranno tutti? C'è chi non saprà che dire, altri risponderanno con un accenno distratto, altri ancora piangeranno e basta, altri diranno: soffriva di attacchi di panico. 
    Non è un cancro, non è un linfoma, non è un tumore maligno alla lingua o all'utero, non è una leucemia, perciò sta tutto nella nostra testa. Non c'è nulla di fisico, perciò non si può morire. 
    Si può morire di paura, ma poi si risorge sempre e il giorno successivo il panico è solo un bruttissimo ricordo.
    L'ultima volta che mi è successo mi trovavo da sola a casa, giusto tre giorni fa. Mio padre che correva al pronto soccorso con mia madre per un problema ai reni, un calcolo da controllare. Non era successo niente di grave, ma io ero ansiosa e paralizzata. Alle sei del mattino, con febbre e debolezza, dovevo rimanere sola a casa senza sapere quando loro sarebbero tornati. All'inizio tutto ok, passano le ore e inizio a stare male. Faccio finta di niente ma il panico è talmente forte che ad un certo punto inizio a piangere fortissimo, tenendo il telefono fra le mani. Mi chiama mia mamma per dirmi che è tutto ok, non ho nemmeno la forza di risponderle, non ho voce, non ho stimoli, sono scioccata e stanca. Sono fuori dal mondo, aiuto! Tornano a casa e io non li vedo nemmeno, mi allontano ma allo stesso tempo cerco di abbracciarli senza capire assolutamente niente. Inizio a piangere, a respirare con fatica, ho dei tremendi formicolii alle mani, le dita sono insensibili e le urla iniziano a salire, senza riuscire a bloccarle. Una carissima amica mi sostiene da lontano, tramite chat. Le sue parole mi danno forza...Mi dice:- Vorrei poterti aiutare, essere lì con te, soffermati su un oggetto o una foto, dicono che aiuti.- E la ascolto, perché tengo troppo a lei. Poi i miei mi trovano in quella condizione e non sanno che dire, a parte consolarmi e dirmi di calmarmi. Ma non dipende da me, è il mio inconscio che sale e sale e urla come un pazzo.
    E poi tutto passa, ma sono stanchissima, quasi sfinita. Non ho nemmeno voglia di mangiare, la pizza è insapore, non c'è nulla nel mio stomaco, loro parlano tranquillamente mentre io fisso il tavolo senza trovare alcuna parola. Passano le ore, e pian piano tutto si stabilizza. 
    A distanza di tre giorni, ora che sono calma, penso: Perché tutto quel casino per niente?? 
    Perché un attacco di panico è come un tornado, non c'è un motivo, eppure spazza via tutto, per poi lasciarti in un cumulo di macerie, da cui dover ripartire.
    A chiunque soffra di disturbi d'ansia estrema e attacchi di panico continui o rari, voglio dire di non lasciarvi mai sopraffare, perché loro non possono e non devono vincere. MAI.
    Un abbraccio sincero a chi si ritroverà nella mia testimonianza, affinché possa sentirsi compreso e meno solo.

    Racconto: Julien

    Julien si guardò attorno, poi si lasciò trasportare dal vento, salendo sul treno. La stazione aveva le sfumature autunnali di un triste grigiore londinese, ma a lui non importava affatto, perché il suo cuore possedeva mille arcobaleni pronti ad esplodere da un momento all'altro. Un uomo di bassa statura, con i baffetti neri e la camicia azzurrina, gli sorrise debolmente, porgendogli una mano.
    Il biglietto fu trafitto da una piccola ferita, proprio al centro del cuore. Verde, come la speranza, e come gli occhi di Julien.
    Londra non gli sembrava poi così tanto distante come gli era sembrata. 
    Si acciambellò sul sedile a gambe incrociate. Sapeva che non lo avrebbe dovuto fare, ma non poteva farci niente, lui era così. Nasceva come un ribelle, come uno che vuole dare fastidio al mondo in silenzio Il biglietto fu trafitto da una piccola ferita, proprio al centro del cuore. Verde, come la speranza, e come gli occhi di Julien.
    Londra non gli sembrava poi così tanto distante come gli era sembrata. 
    Si acciambellò sul sedile a gambe incrociate. Sapeva che non lo avrebbe dovuto fare, ma non poteva farci niente, lui era così. Nasceva come un ribelle, come uno che vuole dare fastidio al mondo in silenzio, senza mai rompere le scatole per davvero. Si perse a rimirare gli alberi che sfrecciavano come saette di fronte al suo sguardo opaco e stanco, entrò improvvisamente in uno stato di sonno-veglia, socchiuse gli occhi e poi li riaprì con attenzione e fermezza. Il vapore del treno assomigliava ad un lunghissimo mamba nero, con la bocca spalancata, pronto a divorare quei piccoli panini che si era portato dietro. Sorrise, pensando a quanta fantasia avesse, e poi si guardò attorno alla ricerca di qualcuno. Ma questo qualcuno non apparve da nessuna parte.
    Si appisolò, fece fatica a risvegliarsi, ma quando lo fece si ritrovò la scritta London appiccicata sul viso, seppur a debita distanza, come un pacco di patatine che si incolla al vetro di una macchina e poi invece non macchia nemmeno il parabrezza. 
    Sussultò, cercando conforto in qualcuno che non appariva mai. Julien era abituato a viversela da solo, a cavarsela da solo, a tuffarsi fra le giornate caotiche da solo, a innamorarsi ogni giorno da solo. 
    E da solo scese dal treno, aggiustandosi i pantaloni a scacchi, in stile punk. Ma non è che avesse la cresta o andasse in giro con le magliette dei Ramones tanto per sentirsi figo. No. La sua era una questione mentale, bastava scalciare un sasso o ammirare un insetto orribile che però ai suoi occhi diventava una farfalla incredibilmente bella, per sentirsi diverso e molto più alternativo degli altri.
    E la solitudine, quella era la sua alleata, da sempre. I piccoli piedi scalciarono un vecchio mozzicone, proprio sul marciapiede principale, dove gli homeless chiedevano disperatamente 'coins' e un po' di 'hope'.
    'Hope is in our heart' sussurrò Julien, lanciando una sterlina all'indietro, senza sorriso.
    Julien sapeva il fatto suo, proprio come Londra.

    * Julien è il titolo di una canzone dei Placebo tratta dall'album del 2009 Battle for the sun.

     Poesia: Pills

    Ho dimenticato di prendere le medicine per il buonumore, e adesso mi ritrovo qui a girovagare come uno zombie in crisi esistenziale. Ho scordato di bere il veleno dell'amore, rotolandomi fra amari ricordi e Valium che si destreggiano nella mia gola come serpentelli mal ammaestrati. Pills. E tu pensi davvero che tutto il dolore possa sparire da un momento all'altro? Come se tutto ruotasse attorno alle tue stupide necessità o alle flebo che non smettono di ossigenarti il cuore pieno di spilli e sangue viola. 
    Pills, e domani è un altro ennesimo stesso giorno. 

    Poesia:  Quando.

    Quando posso vivo.

    Poesia: Il giardino del niente

    Persa fra olivi maciullati dalla nostalgia
    e fiori marci che si rotolano pigramente
    fra dune scoscese e rivoli insanguinati.
    Il giardino delle idee, delle fantasie,
    del domani, della vita che poi non si uccide.
    Il Marzo in un giardino magico,
    e il corvo gracchia,
    sbatacchiando le ali sul giallo becco del merlo
    primaverile.

    Poesia

    Un angolo di paradiso

    Lo stavo cercando da un sacco di tempo. L'angolo di paradiso. 
    Era come se fossi cieca, barcollante e zoppa. Camminavo e prendevo solo abbagli.
    Poi un'illuminazione: e allora ho visto la luce divina, il tutto che mi avvolse in un attimo.
    Mi avevano detto che la terra era tonda, e forse questo mi spaventava da morire, perché mi chiedevo:- Ma se è tonda, dove andrò a finire? Girerò in lungo ed in largo e non troverò mai niente- 
    E invece no. Poi ho bussato all'abisso e ho guardato i suoi occhi neri, ho pianto e urlato, capendo.
    Ho capito che qualunque sia la forma o la posizione, tutto muta e cambia, e tutto si può risolvere, se si crede davvero in un Dio.
    Da quando credo di più, l'abisso non è nemmeno poi cosi tanto profondo e anche in un semplice cerchio, può esserci l'anima di un rettangolo


    Racconto: On the pink road- prima parte.

    Me n'ero andata via, senza farlo sapere a nessuno. Mi ero messa una di quelle strane bandane viola con alcuni piccoli rombi neri, e avevo preso il trasportino con dentro Plutone, il mio gatto nero.
    - Ce ne andiamo per sempre, piccolo mio- gli avevo detto, guardandolo in quegli occhi verde chiaro che assomigliavano ad un prato primaverile. E lui aveva miagolato debolmente, strusciandosi contro le gambe e sbadigliando.
    Di croccantini ne avevo pochi, ma in tasca avevo qualche euro, perciò avrei comprato qualcosa strada facendo, magari alla prima fermata dell'autobus. 
    Mi girai a guardaguardare quella che era sempre stata la mia casa, e mi soffermai sulle finestre. Un piccolo pupazzo sembrava volermi fissare con occhi vuoti e spenti, come quelli delle bambole in porcellana. Poi spostai lo sguardo sulla porta e ridiscesi ancora più in basso, verso il tappeto che diceva Welcome. Per me invece era un Goodbye.
    Mi voltati, impugnai il manico della cuccia trasportabile e mi assicurai che il gatto stesse bene.
    Dopodiché fischiettai tenendo una mano in tasca, e mentre il tramonto si addensava, macchiando il cielo di un arancione pittoresco ed esotico, il mio cuore prese a danzare, saltellando su se stesso.
    Non sapevo se nella City of Sin ci fossero colori pastello come il rosa tenue, ma di una cosa ero certa: stavo portando sicuramente una ventata di armonia e candore.
    Allungai il passo e iniziai a correre, sbandando fra i ciottoli.

     Poesia: Too many things

    C'era questa cosa che non riuscivo proprio a capire:
    tu eri lontano e irraggiungibile, e fissavi milioni di occhi stranieri.
    E poi c'ero io che non sapevo nemmeno quale fosse il tuo colore preferito,
    ma mi sarei vestita con mille diverse tonalità, pur di non sbagliare.
    Non aveva senso quello strano tira e molla,
    anche perché il tuo sorriso continuava a mietere vittime
    e ad illuminare anche i tunnel più sotterranei.
    Io mi incamminavo senza sosta, prendevo treni al volo,
    racimolavo vecchi sogni e scartavo via vecchi quotidiani,
    e la tua immagine si fissava sulle prime pagine,
    lasciandomi con il cuore a pezzi,
    come uno straccio a penzoloni sul filo sbagliato.
    C'erano un sacco di cose che non tornavano
    che erano maledettamente insane e imprudenti,
    come la voglia di addossarmi alle tue fantasie
    o perdermi in inimmaginabili desideri 
    che avvolgevano me e te,
    c'erano troppe cose,
    sotto un unico pazzo cielo.

    Racconto: On the pink road - parte seconda

    I cartelli ci passavano davanti senza rendercene nemmeno conto. I chilometri non li sentimmo nemmeno, così come il sonno o la fame. Ogni tanto davo qualche croccantino al micio, che mangiava con una voracità assurda, e poi mi rannicchiavo su me stessa, piegando le ginocchia contro il petto e nascondendomi quasi del tutto. 
    Lui si era assopito come un bambino, lasciando ciondolare un braccio che ogni tanto sballottava qua e là come se non gli appartenesse nemmeno. L'aria si era fatta viziata, forse perché nell'autobus eravamo quasi in quaranta e lo spazio non è che fosse molto ampio, o forse perché non vedevo l'ora di scendere a sgranchirmi le gambe e prendere una boccata d'aria fresca. Forse provai un improvviso senso di panico, infatti cercai di distrarmi contando le mucche che pascolavano tranquille nei campi che si espandevano sotto i miei occhi. Un paesaggio incantevole. Ogni tanto un bellissimo stormo di uccelli neri, simili a delle piccole rondini, disegnava dei cerchi perfetti nel cielo, quasi scontrandosi con gli aerei che cercavano velocemente di atterrare nell'aeroporto più vicino. La natura era davanti al mio viso sereno e rilassato, e sorrisi nel vedere la mia immagine riflessa nell'enorme finestrino che assomigliava ad una gigantesca vetrata di un altissimo grattacielo.
    Poi il ragazzo si voltò verso di me, risvegliandosi come se fosse un gatto. Aprì un occhio, poi l'altro e mi guardò stiracchiandosi con un leggero tremore. Forse aveva freddo, ma comunque indossava un giubbotto pesante che l'avrebbe coperto per bene. 
    - Buon risveglio- gli dissi, sentendomi in imbarazzo.
    Lui sorrise e si guardò attorno, allungando il collo verso una possibile via d'uscita.
    -Eh, ti sei dimenticato di essere su di un autobus?-
    Si mise una mano in faccia e scosse la testa, sconcertato.
    -Ho fatto un sogno stranissimo. Mi trovavo in un prato come quello che abbiamo proprio davanti a noi, solo che io correvo da un punto all'altro e inseguivo dei gatti neri, molto simili al tuo. A proposito come si chiama?-
    -Plutone- risposi, in modo fiero.
    -Bellissimo nome, molto originale-
    -Grazie. Poi cos'è successo?-
    Si sistemò meglio e proseguì.
    -Poi all'improvviso i gatti sono spariti e sei arrivata tu. Ma non avevi i capelli lunghi e rosa, erano corti e biondi- gli sfuggì una risatina veloce e mi guardò, fissandomi dritta negli occhi.
    -E cos'è successo?- gli chiesi, improvvisamente incuriosita e anche spaventata.
    -Non so. Poi mi sono svegliato- 
    -Ah- non riuscii a trattenermi e abbassai gli occhi guardando per terra.
    -Beh, il viaggio è ancora lungo, e conoscendomi entrerò di nuovo in letargo- 
    Risi assieme a lui e poi diventammo improvvisamente seri, sapendo che c'era qualcosa che avremmo voluto dirci, ma che non osavamo confessarci. Non potevamo. Il silenzio ci paralizzò e guardammo altrove, lasciando però che i nostri occhi continuassero a cercarsi, anche se da impossibili angolazioni.
    -Comunque tu dove sei diretto?- 
    Mi rispose subito, un po' stranito. 
    -A Las Vegas ovviamente-
    -Anch'io, ovviamente-
    Gli occhi mi si chiusero di poco, come succede quando si è pronti per il bacio tanto atteso, tremarono un po' come succede con mani e piedi in una situazione particolarmente ansiosa e difficile. Poi ridivennero fissi e mobili, e puntarono sull'altro lato dell'autobus, dove una bambina scartava un lecca-lecca dai mille colori ipnotici.
    D'un tratto mi ritrovai a cercare le caramelle nella borsa, e non perché volessi perder tempo, no, perché d'un tratto volevo tornare anch'io bambina, con dei piccoli vizi e le giuste golosità.
    Dolcezze a parte, tremai nel rendermi conto che i suoi occhi non smettevano di cercarmi, nel constatare che erano fissi sulle mie mani come se volessero baciarle a debita distanza per non sciupare qualcosa che era sul punto di nascere.
    Poi tolsi fuori una bustina bianca di Toffee e un'altra di schifezze viola con sopra scritto 'Candy- Candy'.
    Mi girai verso di lui, ma stava già dormendo.
    -Assurdo- dissi in silenzio, addentando una caramella.
    Il viaggio era ancora lungo.


    On the pink road- parte terza

    Las Vegas/ trecento miglia. 
    Mancavano più o meno due ore e mezza. Per fortuna l'autista non era un tipo imprudente che prendeva i fossi o le curve come se fossimo in un'autoscontro, anzi, ogni tanto accendeva addirittura la radio e si sintonizzava sulle stazioni rock con una calma quasi assurda. 
    AC/DC, Iron Maiden e Metallica ci fecero compagnia per almeno mezz'ora, per poi lasciar spazio al duo White Stripes e band come R.E.M, Misfits, Ramones, Rancid e i Queen Of The Stone Ages. Insomma, non mancava proprio nulla. 
    Plutone dormicchiava rannicchiato come un bambino infreddolito, e lo sconosciuto al mio fianco russava come un uomo che ha problemi respiratori.
    -Che palle- mormorai, aggiustandomi i capelli.
    Improvvisamente mi arrivò dritto in faccia un colpo talmente forte da lasciarmi senza fiato e con un calore sulle guance che assomigliava alle fiamme di un camino ardente.
    -Ahio! Ma insomma... vuoi stare attento?-
    Il signorino, il bello addormentato, mi aveva involontariamente tirato un ceffone mentre sonnecchiava come un ghiro.
    -Scusa- mi disse, sbadigliando e sorridendo.
    Bello era davvero bello, niente da dire... anzi, riuscì addirittura a farmi ridere nonostante il dolore e lo stomaco che iniziava a brontolare.
    -Non fa niente- gli risposi, appoggiando la mia mano sulla sua spalla.
    -Siamo arrivati?- mi chiese, sbuffando e controllando l'orario sul telefonino.
    -No mi dispiace, mancano ancora due ore. Mi sa tanto che dovrai tornartene a dormire, ma l'importante è che la prossima volta non mi cacci via un occhio-
    Immaginai la scena, che seppur macabra aveva un qualcosa di ironico e buffo, e risi nonostante non ne avessi tanta voglia. La stanchezza iniziava a prendere il sopravvento, e lentamente, senza coscienza, caddi come una foglia fra le braccia di Morfeo, parlando a voce alta, in un buio che improvvisamente sparì dalla mia vista, ammorbidendo i sensi e deliziandomi.
    Mi lasciai andare, stavolta senza curarmi del ragazzo che sicuramente mi fissava con due occhioni stupendi.

     On the pink road / parte quarta:

    Lui si sveglia e io mi raggomitolo come una bambina di tredici anni.
    Plutone è mezzo rimbambito, sbadiglia senza senso e poi si tuffa sulle sue zampine, abbracciando il vuoto. 
    Las Vegas è arrivata da noi, o meglio, noi siamo giunti alla beata meta.
    CITY OF SIN.
    Ci guardiamo, e pecchiamo già in un nano secondo.

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    Saggio: San Valentino

    Forse non mi crederesti, ma io oggi sono la persona più felice del mondo. Si, insomma. 
    I tuoi occhi continuano a sfuggirmi, come se la terra ruotasse al contrario, senza sosta, come se volesse a tutti i costi trasportarmi in un'altra galassia, lontano da te. Ma io e te, siamo già distanti, eppure questo dolore che provo, lo stesso che a volte mi stringe in una morsa d'acciaio e tenebre che mi sussurrano parole strane, non mi uccide. Quando si dice che l'amore è più forte della morte, si dice tutto. Si dice anche che un amore vero va' oltre ogni cosa va' oltre le moltitudini che si oppongono alla singola coppia, si dice che il cervello si spenga ogni cinque secondi e che il cuore aumenti i suoi battiti come un martello pneumatico. Se ne dicono di cose, e se ne fanno a milioni, e nel tempo che intercorre fra un pensiero dolce come una piccola caramella lasciata al sole, e un bacio casto al sapore di fragola, tre milioni di amanti, cercano disperatamendi trovare una risposta, anche fosse la più stupida o banale. Ma l'amore cos'è??
    L'amore non è forse quella cosa che riesce a toglierti la fame, ma allo stesso tempo a non farti mai svenire? Si, insomma pensiamoci bene. Se non ami nessuno e hai un vuoto allo stomaco, in meno di sei ore inizi ad accusare i primi dolori, che poi diventano incredibilmente lancinanti e mortali. In meno di 60 ore potresti morire, di fame. Assurdo, ma vero. 
    Ma se ami qualcuno, e non mangi, e digiuni per ore, per giorni e per settimane, allora il tuo corpo, seppur straziato e dilaniato dai colpi inflitti e dalle fitte alla pancia, reagisce e si salva, mantenendosi intatto e più bello che mai.
    Per questo motivo, se vi dovesse capitare di sentirvi soli, e di non trovare più la vostra strada, sappiate che è molto meglio che troviate qualcuno che vi riempia di baci, piuttosto che dei tozzi di pane lasciati lì per voi, sulla via di casa.
    E che cos'è quel dolore che si prova e che non si sa mai spiegare??
    Non c'è via d'uscita, ma allo stesso tempo la pace interiore si sparge ovunque, come una macchia d'olio in un'officina meccanica.
    Che assurdità l'amore! Romeo e Giulietta si sono amati per soli tre giorni, eppure per loro, e per noi, sono apparsi come tre lunghissimi anni. 
    L'amore dilata il tempo e il coraggio. 
    Senza l'amore, non avremmo futuro.
    Oggi è la giornata degli amori. E quando dico amori intendo TUTTI. 
    Amori liberi di mostrarsi alla luce del sole, amori infranti, amori leggendari, amori letterari, amori puri, amori strani, amori nell'ombra,amori sotto i raggi, amori fra i rami, amori che inteneriscono e amori che stupiscono. Amori che imbrattano i muri, amori che sciolgono i cuori più duri, amori di pan di zucchero e amori di panna. Amori da biblioteche silenziose, da notturni, da tram affollati e autobus desolati. Amori da metropolitane, amori da film horror, amori platonici, amori impossibili, amori che non varrebbe nemmeno la pena vivere o citare. Amori da pazzi, amori da far scuotere le teste, amori da stadio, da pubblico impazzito, amori da schermo, amori da smartphone e computer, amori distanti,amori irraggiungibili, amori fantasiosi, amori straordinari, amori da cinema, amori musicali, amori da copertina, amori teatrali, amori adolescenziali, amori maturi, amori immaturi, amori adulti, amori nascosti, amori da sotterfugi, amori da fuitine, amori angelici e diabolici, amori insani, amori da ossessione, amori non corrisposti, amori a senso unico senza cartelli stradali. Amori passati, amori futuri, amori sognati, amori immaginari, amori fottuti, amori andati via, amori incasinati e non voluti, amori ansiosi e maleducati, amori mai visti prima. 

    In ogni caso: Amore. Amore infinito.

    Amate sempre, in ogni caso.

    ...E tu, che mi doni ogni giorno la voglia di amare, proprio tu che nemmeno lo sai, sei la creatura più bella e incantevole del mondo. 

    Buon San Valentino a tutti, anche a chi non può raccontarlo. ♥

    Racconto: Il maglione azzurro./ parte prima

    Se ne stava lì in disparte, seduta su di una vecchia gradinata. Il sole riusciva a riscaldarle solo il lato sinistro del viso. Non era poi tanto facile capire quanto fosse bella, ma mi bastò un attimo per perdermi in quei magici lineamenti da fata azzurrina. 
    Fumava una Marlboro, giocherellando con i piccoli anelli che ogni tanto si sfilavano dalle dita con un'armonia quasi strafottente. 
    Non aveva proprio fatto caso a me, mentre io ormai non riuscivo a guardare altro se non il suo incantevole viso pallido. 
    Socchiudeva gli occhi, poi li spalancava e guardava dritta davanti a sé, sorridendo di fronte all'immagine bizzarra di due bambini che si rincorrevano tenendo in alto dei palloncini a forma di elefante. Lei rideva, ed era maledettamente bella, e libera di volare come una farfalla.
    Il maglioncino celeste, leggermente bucato sulla spalla sinistra, aderiva perfettamente a quel corpo un po' pienotto, ma allo stesso tempo perfetto. Immaginai un reggiseno nero, non troppo imbottito. Non aveva di certo l'aria di una di quelle tipe provocanti che vogliono diventare delle super modelle o delle showgirl, e questo mi piaceva da matti. 
    I suoi capelli biondi, leggermente ondulati, mi fecero pensare alle dune di un maestoso deserto.
    E poi quegli occhi azzurri, contornati da una linea sottile di kajal nero, che ogni tanto si perdevano negli alberi, nei pettirossi che svolazzavano frenetici alla ricerca di un nido, nelle nuvole che ogni tanto facevano capolino e la ricoprivano da lontano, senza sfiorarla nemmeno... Quegli occhi così accesi, così vitali, acquatici.
    Non assomigliava a nessun'altra ragazza vista in precedenza, ma avessi dovuto paragonarla a qualcuna, forse avrei scelto Cara Delevingne.
    Aveva qualcosa di buffo, e mentre mi avvicinai a lei con passo leggero, camminando quasi in punta di piedi sulle mie Converse leggerissime, mi resi conto che mi stava fissando.
    Non sorrideva. Mi guardava con quegli occhioni grandi da principessa, con aria assorta, come se volesse trapassarmi l'anima, uccidendomi all'istante.
    Poi lanciò via la sigaretta, senza darle nemmeno uno sguardo.
    Scese gli scalini, si allacciò una delle scarpe viola che calzava in maniera assurda, quasi fosse un'adolescente, e poi mi venne incontro, come se mi stesse aspettando.
    Ora il sole le illuminava completamente il viso, avvolgendola in un alone di lucentezza e splendore.
    - Ciao- mi disse, accennando un sorriso dolcissimo.
    La guardai, arrossendo. Il maglione celestino, visto da un'altra angolazione, risultava molto più aderente e provocante, ma a lei sembrava quasi non importare affatto.
    Anzi, mi guardò incuriosita, continuando a sorridermi. Rideva con gli occhi, e questo mi bloccò il cuore all'istante.
    -Ciao- le risposi, tenendo lo sguardo basso, sul marciapiede. Degli assurdi volantini con varie promozioni iniziarono a svolazzarmi attorno, assieme ad alcuni fogli stropicciati. Ma non li vidi sul serio. Ormai il mio cervello era da tutt'altra parte.
    -Sei nuova da queste parti?- mi disse lei, scompigliandosi i capelli. Solo allora notai che aveva delle piccole ciocche fucsia e verdi ai lati del viso.
    -Mi sono trasferita da qualche giorno. Ma Roma mi sembra proprio un gran bel posto-
    Rise, accendendosi un'altra sigaretta, questa volta una Pall Mall.
    -Ne vuoi una per caso? Anche se non mi sembri una di quelle che fumano, bevono o cose simili. Mi sembri una a posto-
    Accennai un si molto debole, ma non osai guardarla in faccia. 
    -No grazie, non fumo. Hai azzeccato-
    -Lo dicevo io. Aspetta fammi indovinare, per caso hai la camera piena di libri, magari qualcosa di Lovecraft, Poe, King, e altri simili? Poi ovviamente non ti mancheranno i poster delle band che adori... Aspetta, non dirmelo. Basta guardarti per capire tutto. Non sei certo una di quelle che vanno in disco, che frequentano locali alla moda, che vanno a mangiare nei ristoranti più in della città. Tu sei una di quelle che amano le panchine, le notti in cui la luna è piena e si può sognare ad occhi aperti. Tu sei una di quelle che vanno matte per i Placebo, i Cure, gli Smashing Pumpkins. Sbaglio?-
    Non dissi niente, perché lei aveva già detto tutto. Non ci conoscevamo nemmeno, eppure non aveva avuto alcun dubbio. Com'era possibile?
    -Lo dicevo io- aggiunse, divertita e orgogliosa. 
    -Come fai a sapere tutte queste cose di me?- la guardai, sperando che mi rivolgesse uno di quei bellissimi sorrisi, quelli che riescono a cambiarti la giornata in meno di due secondi.
    E, grazie a Dio, lo fece per davvero.
    - Leggo nella mente. Mi è bastato un secondo, ed ho visto tutta la tua vita. Hai quei classici occhi stanchi, tristi. Ma hai un sacco di vitalità. Sei una di quelle persone talmente emotive e fragili da risultare apatiche e fredde. Ma si vede che hai soltanto bisogno d'amore-
    -Si ma dimmi una cosa. Come mai ti interessi così tanto a me?- cercai di essere spontanea, ma la timidezza prese il sopravvento e mi sentii avvampare. Non potevo far finta di niente. Era bellissima e unica. E non sapevo ancora niente di lei.
    - Sei strana, e a me piacciono le cose strane. Non se ne vedono come te in giro. Qua è una noia assurda. Si ok, si esce in piazza, si incontra un sacco di gente, qua vengono i cantanti, gli attori famosi, si vive alla giornata. Ma spesso manca qualcosa... qualcosa che riesce a toglierti il fiato.
    Ti ho vista, mi hai colpito molto. Jeans strappati, giubbotto in pelle con spille stranissime. Capelli azzurri. Dai, non capita tutti i giorni di vedere tipe come te. Sei proprio forte, sai?-
    Aspirò il fumo e poi sollevò il viso verso il sole, lasciandosi cullare dal calore primaverile.
    La osservai, forse con meno timore, ma con più interesse di prima. 
    I fianchi stretti, il petto morbido che lentamente si sollevava e poi si abbassava ad ogni lento respiro. Le braccia coperte dalle maniche di lana, la pancia piatta, la pelle bianca che spuntava come un fascio di luna da quel maglioncino azzurro decisamente troppo piccolo. Risalii di poco, fissando l'attenzione sul suo collo, piccolo ma elegante. Le spalle minute ma non troppo strette, le guance leggermente colorate di un rosa pastello, come quando la febbre sale di poco e la temperatura raggiunge i 37 gradi. La fronte leggermente sudaticcia, le mani un po' tozze e smaltate di nero, la piccola cicatrice sulla fronte e quel modo buffissimo di socchiudere gli occhi come se fosse una bambina di dodici anni. 
    Forse si rese conto che la stavo fissando da circa dieci minuti, perché si spostò leggermente e iniziò a guardarmi come se volesse chiedermi qualcosa.
    -Mi piacciono le cose strane- ripeté, questa volta scostandomi una ciocca di capelli azzurri dietro le orecchie.
    Poi schiuse leggermente le labbra, e anziché chiedermi:- Posso dirti una cosa?-
    Mi disse:- Posso provare una cosa?-
    Non risposi, ma quel silenzio valse per mille parole.
    Si avvicinò, con quell'aroma dolciastro alla fragola che le avvolgeva i capelli e forse il corpo, e mi stampò un piccolo bacio sulle labbra. Non lo sentii nemmeno, ma non riuscii ad evitarlo.
    -Scusa- mi disse, mordendosi le labbra. -Ero così curiosa!-
    Si toccò la bocca, con mani tremanti. 
    Avrei voluto dirle che la gente normale non fa' mai cose del genere solo per pura curiosità, ma lasciai perdere.
    Le scappò una risata fugace, poi si allontanò, lasciandomi sola e stralunata.
    Non mi diede nemmeno il tempo di dirle che anche a me piacevano le cose strane.
    Mi sedetti su un muretto, aspettando che la sera scendesse su di me.

    Parte seconda.

    Quella notte non chiusi occhio. Mi rigirai continuamente nel letto, ripensando a quel viso meraviglioso, ma soprattutto chiedendomi se l'avrei mai più rivista. Mi aveva rubato uno di quei baci che riuscivano ad ingannare chiunque, che sussurravano parole mai sentite prima, parole che forse chiunque avrebbe voluto sentire al buio di una vecchia camera, senza nessun altro attorno. 
    Mi alzai a bere un bicchiere d'acqua, poi lo appoggiai sul comodino e lasciai cadere alcune gocce sul legno. Com'era noiosa la mia esistenza! Riuscivo a perder la testa in meno di cinque secondi forse proprio perché la vita mi stava così tanto stretta, avevo un bisogno continuo di vivere emozioni forti, di stare alla larga dalla mondanità, dall'eccesso, ma allo stesso tempo non riuscivo ad allontanarmi dall'amore, dalle sregolatezze. Ok, niente fumo, alcool e sesso esagerato, ma dentro di me sentivo quotidianamente un'esplosione di idee, come un vulcano in continua eruzione. 
    Stavo sveglia, pensando al momento in cui l'avrei rivista. E se non ci fosse stata mai più un'altra occasione? D'altronde nessuno mi dava la certezza che fosse single o che fosse realmente interessata ad una come me.
    Il resto del mondo comunque stava fuori. Nessuno ci avrebbe separate, non me ne fregava assolutamente niente di tutta quella gente con mille pregiudizi, di tutti quelli che quando ti vedono passeggiare mano nella mano con una ragazza ridacchiano e si tirano mille spintoni soltanto per prenderti in giro. Ho sempre fatto di testa mia, senza dover rendere conto a nessuno.
    Mi affacciai alla finestra, lasciandomi avvolgere dal freddo tipicamente notturno. La luna era meravigliosa, enorme e quasi rossastra. Mi coprii meglio con un vecchio maglione, e sorrisi come una ragazzina nel constatare che ne avevo preso proprio uno azzurro. 
    La ragazza dal maglione celeste forse mi stava pensando, ma Roma non è certo un paesino, ci vivono talmente tante di quelle persone che è proprio assurdo potersi incontrare per caso. Eppure la voglia di vederla era tanta, così come era immenso il desiderio di poterla baciare, magari al chiaro di luna. 
    Il telefono iniziò a squillare, e allora rientrai in camera, leggermente infreddolita.
    -Pronto?- dissi, alzando gli occhi al cielo. Già immaginavo la chiamata di mia mamma, le sue solite frasi ad effetto del tipo non chiami mai, non ti fai proprio sentire, allora quand'è che ci regali dei nipotini e altre stupidaggini varie. 
    Ma stavolta andò in modo molto diverso.
    -Sono io- rispose, la tenera voce all'altro capo del telefono.
    Io? Io chi? Pensai... Sciocca, ingenua e forse già fin troppo innamorata.
    -Sei... tu?-
    Una piccola risata soffocata, come se stesse nascondendo il viso con le mani.
    -Si, si. E chi sennò?-
    Ero felicissima di risentirla, ma allo stesso tempo avevo paura. Non seppi bene il motivo di quell'apprensione, ma forse significava solo una cosa: lei stava diventando fin troppo importante.
    -Son felice di sentirti. Posso chiederti come hai fatto a trovare il mio numero?-
    La linea sembrò improvvisamente disturbata, poi lei rispose con un filo di voce, assomigliando incredibilmente ad un micetto che fa' le fusa.
    -Posso chiederti come posso venirti a cercare?- 
    Mi lasciò di sasso. Ad ogni mia domanda riusciva sempre a rispondermi con un'altra domanda. Assurdo!
    -Via Mazzini, numero 6-
    Tu-tu.
    Aveva già riattaccato.
    Mi lasciò così, senza parole, con la cornetta fra le mani e le labbra socchiuse.
    Un po' come la sera prima.
    Mi lanciai sul letto e aspettai, al buio.

     Parte terza ed ultima

    Toc-Toc.
    Stavo sognando. Oppure ero sveglia ma non riuscivo a separare la finzione dalla realtà.
    Ma il rumore era comunque insistente e più vivo che mai. 
    E poi stavolta: Driiiiiiin, Driiiiiiiin.
    -Diamine!! Chi ca...- Poi mi fermai, con gli occhi chiusi e la testa dolorante. 
    E pian piano ricordai. Lei. La ragazza senza nome. La tipa azzurra.
    Mi buttai giù dal letto lanciando via le coperte, scaraventandole in ogni angolo della stanza.
    Poi mi avvicinai alla porta, sbirciai dallo spioncino e la vidi, mentre guardava a destra e a sinistra, sbuffando come una ragazzina che non può più aspettare la cena.
    Mi sfuggì un sorrisetto malizioso e aprii.
    -Finalmente, bella addormentata! Saranno più di venti minuti che aspetto. Tieni, è per te-
    La guardai come se la stessi vedendo per la prima volta, con occhi diversi. Aveva i capelli raccolti in mille intrecci stranissimi, e forse durante la notte aveva provato a tingere alcune ciocche di un rosso acceso, perché notai un colore che il giorno prima non avevo proprio visto.
    Era comunque bellissima e particolarmente sensuale.
    Mi tese la mano, ricoperta di strane scritte: nomi, lettere, numeri, cifre, date. Non riuscivo proprio a capire.
    -Lascia perdere quella merda, dai, son strana lo sai. Piuttosto prendi questa cosa, dai che son curiosa!-
    Sfiorai la sua mano morbida e delicata, forse fin troppo piccina, e afferrai il pacchetto.
    La carta azzurrina mi fece scuotere la testa.
    Azzurra. Forse si chiamava azzurra, pensai, tra me e me, ma non glielo dissi.
    Scartai velocemente il regalo e mi ritrovai fra le mani un CD.
    -Non ci credo. Questo mi mancava, sul serio. Non so come ringraziarti-
    La abbracciai e mi persi in quel delizioso campo di fragole che era il suo corpo.
    Lei non si mosse, ma allo stesso tempo mi afferrò per le spalle con una tenerezza incredibile.
    Poi ci separammo, senza guardarci nemmeno una volta.
    I nostri capelli svolazzarono nell'aria, quasi fossero intimiditi. 
    -Son contenta che ti piaccia. Stanotte non riuscivo a dormire, e mi son detta... Perché non farle una bellissima sorpresa? Ho rovistato un po' ovunque, ed ero sicura di averlo messo da qualche parte, ma sono talmente incasinata, disordinata che proprio non sapevo da dove iniziare a cercarlo! Poi ho aperto un cassetto a caso ed eccolo lì. L'ultimo album dei Placebo. Ok, non è come quelli precedenti, lo sai che hanno cambiato un po' genere, ma è comunque bellissimo-
    Lo rigirai fra le mani. La copertina azzurrina, con la scritta Loud Like Love, mi ipnotizzò all'istante.
    Un caleidoscopio di colori incredibili, un vero inno all'amore.
    -Loud like love dei Placebo- mormorai, mordendomi le labbra. -Grazie mille, non avevo mai ricevuto un regalo così bello, soprattutto da una sconosciuta-
    Ci guardammo, poi lei mi prese le mani e capii al volo. Lasciai scivolare il CD sul letto, dandogli una sbirciatina. Era a posto, tranquillo, in quel nido caldo e protettivo.
    Poi fissai quegli occhi azzurri, stavolta struccati, e deglutii imbarazzata.
    - Sei molto bella, sai?- mi disse, con uno sguardo da ragazzina.
    -Anche tu lo sei. Avrai un sacco di ragazzi che ti corrono dietro- Glielo dissi tutto d'un fiato, senza riflettere a ciò che gli avevo appena detto.
    Lei rise e buttò la testa all'indietro, lasciando scoperto il collo.
    Un brivido mi salì lungo la schiena e mi tirai giù le maniche, cercando di coprirmi come meglio potevo. Ma sapevo che il freddo non c'entrava assolutamente niente.
    -Oddio Oddio! Sul serio, no aspetta non so se riuscirò mai a riprendermi da questa cosa! Aahaahah non posso davvero! Quanti ragazzi??!! Ahaahah- 
    E rise ancora di gusto, lasciandomi lì in piedi, come una cretina, senza parole.
    -Scusa, non volevo offenderti-
    Ridivenne improvvisamente seria, ma un piccolo risolino le sfuggì dalle labbra, come il bacio della sera prima.
    -Vieni qui, vuoi?-
    Mi tese il braccio. Mi avvicinai e le accarezzai una guancia.
    -Ok, quindi vuoi- disse ridacchiando. Ma non era una risata di strafottenza, lei era proprio divertita e contenta come non mai. Era felice come me.
    -Ieri notte non ho dormito-
    -Neanche io- le dissi, con il cuore in tumulto.
    - Lo immaginavo- dichiarò, sorridendo senza mostrare i denti. Il rossetto rosso, non troppo acceso, le dava un aspetto da pin-up. Se avesse avuto un corpo più formoso, sarebbe stata la versione di Dita Von Teese con i capelli biondi.
    Irresistibile.
    Ci guardammo a lungo, poi le sue braccia misteriosamente si intrecciarono sul mio collo, e iniziammo a danzare senza musica. 
    Lei iniziò a canticchiare qualcosa, ma non riconobbi il motivetto.
    Mi lasciai andare ma non chiusi gli occhi.
    La guardai senza dire niente e lei fece altrettanto.
    -I wanna be much more like you... i wanna fall in love with you-
    E io proseguii per lei. 
    -I wanna say i do-
    -The question is, do you?-
    Cantare una canzone così, in quella circostanza, fu un suicidio.
    -Non facciamoci altre domande, ti prego-
    -Mi sembra la risposta più giusta- e sorrise, stavolta mostrando una fila di denti bianchissimi e non troppo regolari.
    In meno di due secondi, e ad una distanza di soli due centimetri, decidemmo di accorciare ulteriormente distanza e tempo, stringendoci in un tenero abbraccio.
    -Non andartene-
    -Non mi muovo-
    Parlammo velocemente, e con la stessa smania ci guardammo, stavolta perdendoci in baci che non saremmo mai riuscite a contare.
    Mi mordicchiò le labbra, e mi spinse sul letto, con audacia.
    Lanciai uno sguardo al CD e lo spostai velocemente sul comodino, con una cura quasi maniacale.
    Poi il suo corpo combaciò alla perfezione contro il mio e poco prima di chiudere gli occhi e sorridere pensai: Loud like love.
    E dimenticammo il mondo intero.

    Ultima parte.


    La notte fu lunga, ma non lenta. Il tempo ci scivolò addosso, come le nostre mani che cercavano angoli inesplorati, curve desiderate e insenature morbide e delicate.
    Mi svegliai con il collo leggermente dolorante, avvolta da un lenzuolo coloro porpora e dalle sue braccia lunghe che volevano stringermi come un serpente.
    Sorrisi quasi senza motivo, mentre alcuni sbadigli uscirono spontanei, un po' per il sonno e un po' per la fame che iniziava a farsi sentire.
    Lei si mosse di poco, lasciò il mio corpo e abbracciò il cuscino a forma di cuore.
    Le posai un piccolo bacio sulla guancia e lei mormorò qualcosa, stropicciandosi gli occhi.
    Poi li aprì, e mi guardò quasi spaventata.
    -Che ore sono?-
    Mi sdraiai vicino al suo bel corpo, baciandole dolcemente le spalle. In risposta, lei si nascose, intimidita e forse insicura.
    -Sono le otto e trenta, non è tardi. Se vuoi puoi tornare a dormire. Ti preparo la colazione, va bene?-
    Fece OK con le dita e mi baciò, non sulle guance, ma sulle labbra.
    Quel che era successo la notte passata non l'avrei mai dimenticato. Mai, nemmeno fra un milione di anni. 
    Il suo respiro, le mie mani che a tentoni cercavano di aggrapparsi alla sua schiena nuda, i suoi lineamenti perfetti, i capelli lunghissimi che mi solleticavano la pancia, i suoi baci dal sapore nuovo e fresco e poi i nostri cuori che battevano all'unisono, scontrandosi vivacemente.
    La guardai e poi capii di amarla alla follia. 
    Dopo qualche minuto trascorso in religioso silenzio, mi rispose, con voce assonnata.
    -Si, ma non vorrei approfittarne troppo. Sai, sono ancora scombussolata. Non ci conosciamo nemmeno, è stata una notte pazzesca, ma ho paura. Non vorrei sembrarti sfacciata, ecco. Dai, vado via-
    Le misi una mano sul petto e la bloccai.
    -No no no, tu rimani qui. Non vai da nessuna parte, capito?-
    -Se insisti, ok rimango-
    -Ecco ora mi sento più felice- le dissi, lanciandole un sorriso veloce. 
    Poi sparii e mi avventurai in cucina, aprii il mobiletto in cui sistemavo il frullatore e altri utensili simili e preparai una vera e propria colazione americana. 
    -Spero ti piaccia, piccola mia- sussurrai alla stanza vuota e silenziosa.
    Presi due uova dal frigo, le ruppi in due secondi lasciandole fluttuare nella padella che usavo solo nelle occasioni importanti ( quella rossa ) e accompagnai il tutto con tre piccole fette di bacon. 
    Non sapevo se fosse vegetariana o meno, ma io ci provai lo stesso.
    Poi qualcuno entrò nella cucina, a piedi nudi. Ovviamente era lei.
    Si guardò attorno, sbadigliando. Poi si stiracchiò lasciandosi scivolare sulla sedia più vicina e mi osservò con attenzione mentre cucinavo per lei.
    - Mi guardi?-
    -Ti sto fissando, il che è molto diverso- mi disse, inclinando la testa di lato e appoggiando il gomito sul tavolo.
    Poi iniziò a ridere e a coprirsi il viso con le mani.
    -Che c'è da ridere?-
    -Rido perché io non mangio né carne e né uova-
    -Bene, anzi no benissimo. Allora butto via tutto, aspetta... Ti preparo un frittata Veg ok?-
    Scosse la testa e mi zittì all'istante.
    -E se invece lasciassimo completamente perdere tutte queste cose, ricette, cibo, colazione, ecc e pensassimo a noi?-
    Non capivo, o forse capivo fin troppo bene. Lanciai il dado, tentando la fortuna.
    - Come ti chiami?- le dissi, sentendomi così tanto piccola e ingenua, proprio fragile e impacciata.
    - Lo sai- fece lei, alzando di poco la testa e poi mangiucchiandosi le labbra screpolate.
    -Azzurra?- dissi, sapendo di non aver sbagliato
    Lei non rispose, ma mi prese entrambe la mani. Poi le guardò, prima la sinistra e poi la destra. Pose l'attenzione sui miei occhi, baciandomi con lo sguardo. 
    -Io sono Celeste- le dissi, con un pizzico di imbarazzo. 
    -Non ti sto prendendo in giro, eh, è proprio il mio nome- continuai, giocherellando con i capelli e contorcendomi in mille modi diversi. Stavo sudando, impazzendo.
    -Non fa' nulla. Potresti chiamarti anche Viola, Rosa, Lilla, Rossa. Sei tu, e basta questo-
    Non seppi rispondere, ma tacendo in quel modo, le feci capire un sacco di cose... cose che lei acchiappò al volo senza farselo ripetere due volte.
    Mi baciò, stavolta con più passione e senza timore, e mi sentii finalmente felice e appagata. 
    Risposi con un bacio altrettanto vero e più spalancato che mai, senza paura di poter morire, senza regole, senza pregiudizi. 
    Poi, lasciandomi come un pesce fuor d'acqua, si staccò senza preavviso, assaporandomi da lontano.
    - Si, mi chiamo Azzurra, e ti amo-
    La abbracciai, praticamente mi buttai fra le sue braccia, e finimmo a terra ridendo come se non avessimo un altro pensiero al mondo a parte noi due.

    - Ti amo anch'io, Azzurra-
    Glielo dissi sentendomi come una farfalla che finalmente è riuscita a volare in alto, laddove le altre non hanno mai osato svolazzare per paura di poter deludere i propri genitori, le proprie amiche. Volai fin quasi accanto al sole, senza paura di bruciarmi, e perdendomi nei suoi occhioni azzurri, provai un senso di angoscia e pena per quei poveri bruchi che ancora non riuscivano a trovare il coraggio di mutare finalmente aspetto.

    E non esistemmo per nessun altro, per anni e anni e anni ancora.
    E ogni volta che trovavamo delle farfalle, davamo loro i nostri nomi, sentendoci libere come le onde del mare.

    * nota dell'autrice: Azzurra e Celeste sono dei personaggi inventati, ma spero davvero che nel mondo esista una qualsiasi Azzurra e una qualunque Celeste che possano amarsi allo stesso modo, senza vergogna o paura. 

    ** nota: la canzone che le due ragazze cantano è: ' I DO 'della band Britannica i Placebo. ( va be si è capito che ne vado matta)


    Poesia: Euforia mattutina

    Passano le ore, e poi e un attimo,
    e mi chiedo cos'è che ti rende così strano 
    e magico.
    E rifletto, rosicchiando una penna rossa,
    e poi mi rigiro nel letto, giocando con i capelli,
    torturando mille ciocche senza ritegno.
    E tu, che passeggi tranquillo senza pensieri,
    proprio tu che con quell'aria pallida,
    con mani fredde e voce calda,
    mi scuoti l'animo come un lenzuolo che trema
    e si gonfia, e si apre, e poi rabbrividisce,
    nella candida luce di un mattino di Febbraio.
    Passano i minuti, e la sera sembra già 
    voler conquistare il mio cuore nodoso e impuro,
    e stelle di meraviglia si stagliano sul mio corpo,
    accecandomi con ardore.
    E tu che mi uccidi senza nemmeno saperlo,
    con tenera follia! 
    Un perfetto sconosciuto che si fa spazio fra la nebbia,
    su cuori di ghiaccio e pensieri che si intrecciano
    come gabbiani in volo, fra reti invisibili 
    e stormi da evitare.
    E poi è un attimo,
    e il rossore del sole che si imbarazza di fronte al tuo viso,
    è solo un prezioso ricordo, e 
    dal balcone freddo e polveroso,
    si affaccia una piccola bambina,
    e quel viso bello tondo è inconfondibile e sereno,
    e dormo, mentre lei mi accarezza i sogni,
    quei sogni con il tuo nome.

    Fiaba: La principessa e il ciabattino
    In un tempo che ormai è quasi inutile ricordare,
    vi era una fanciulla dai lunghi capelli biondi e
    un fanciullino dalle vesti logore e i capelli unti.
    Accadde che un giorno,
    sole e luna, ammirando il mondo con fare noioso 
    e triste, sputassero fuoco e polvere di stelle
    sulla terra, avvolgendo e ricoprendo quell'arido suolo
    che i due sconosciuti calpestavano continuamente.
    Accadde poi cche Cupido, quel ragazzotto
    sempre pronto a scoccare frecce dalle punte a forma di cuore,
    ne rubasse pensieri e sogni,
    racchiudendo i loro più intimi segreti in un'ampolla dalla testa di drago.
    La fanciullina dai modi garbati e dalle doti eccezionali,
    sospirava dal giorno alla notte, con occhi tristi e sconsolati.
    -Troverò mai qualcuno che mi ami alla follia? Oh povera me! Che destino crudele
    e malvagio!-
    E l'usignolo più tenero che avesse mai varcato le mura del castello,
    sentendo quelle dolci parole,
    iniziò a circondarle le spalle con graziose ali vellutate.
    Cupido, dal canto suo, osservò la scena da lontano, ben nascosto
    da un antico salice piangente.
    Alzò gli occhi al cielo, e il sole gli sorrise, sbaragliando 
    ogni parvenza di nubi all'orizzonte. Il cielo apparve limpido
    e sereno, azzurro come gli occhi della principessa triste.
    Clock.
    E la freccia le oltrepassò il costato, sparendo oltre il labirinto
    delle mille vecchie lune.
    La ragazza sciolse le lunghe trecce, sorrise al piccolo usignolo
    e danzò tutto il giorno, meravigliando il re e tutta la servitù.
    Poco distante dal castello fatato, il giovane ciabattino sbuffava 
    e tratteneva lacrime amare.
    -Ohi, Ohi, disgraziato me! Tutto il giorno a lavorare, a fare lo schiavo senza 
    un minimo di dignità, poi scende la sera e non posso osservare
    la meraviglia di un rosso tramonto accanto alla donna della mia vita!
    Come mi sento solo e triste!-
    E iniziò dunque a cantare, lasciando che le lacrime scivolassero lungo
    le maniche della vecchia giacca blu.
    -Smetti di lagnarti, oh ciabattino! Chi ti amerà mai con quel brutto
    nasone, quelle mani da ragazzina e gli occhi sempre pieni d'acqua?-
    gli disse il vecchio Mastro Fagiolo, ridendo e fischiettando.
    Ma il ciabattino continuò a cantare con voce soave e melodiosa.
    -Un bel giorno la mia amata troverò e all'alba di un nuovo giorno 
    mi sposerò...-
    Ma il suo viso era spento e triste.
    Un usignolo, sentendolo cantare, gli si avvicinò silenziosamente
    con fare guardingo e composto.
    Il Mastro se ne accorse e provò a lanciargli una scarpa.
    - Va' via, pennuto del diavolo, via!-
    Il piccolino, spaventatissimo da quei modi bruschi e accattivanti,
    si allontanò spalancando le ali e cinguettando con voce strozzata.
    Il ciabattino, accortosi della triste vicenda, si avvicinò 
    alla finestra, gli porse una mano 
    e accarezzò il corpicino dell'usignolo, sorridendogli 
    amorevolmente.
    -Chi sei tu, che svolazzi allegramente in un giorno per me così triste?-
    L'uccellino non rispose e svolazzò attorno al davanzale,
    cercando di attirare la sua attenzione.
    All'improvviso una luce rossastra divampo' nell'aria
    e l'usignolo si trasformò in un grazioso cherubino
    paffuto, dalla pelle candida e i riccioli biondi.
    Il ragazzo spalancò gli occhi, mentre Mastro Fagiolo,
    con fare severo e muso lungo, levò le tende 
    una volta per tutte.
    -Non chiedermi niente, ti prego- disse l'angioletto.
    -Sono qui perché ho ascoltato le tue parole d'amore
    e il tuo canto meraviglioso. Ho deciso di premiarti,
    regalandoti ciò che gli uomini desiderano da millenni.
    D'ora in poi non soffrirai mai più e al tuo fianco avrai una
    donna bellissima che ti amerà allo stesso modo in cui la luna
    ama il sole, con l'unica differenza che voi potrete
    amarvi senza dovervi mai nascondere.
    Gli occhi gli si riempirono di lacrime,
    questa volta di gioia e allegria, e piccole fatine
    dai lineamenti dorati iniziarono a volteggiare 
    alle sue spalle, esultando e festeggiando per il nuovo amore
    che si accingeva a sbocciare.
    La freccia infuocata trapassò dolcemente il cuore del ragazzo,
    senza provocargli alcun dolore,
    e in me che non si dica, l'angelo sparì in una nebbia
    debolissima, lasciando il posto
    all'usignolo di prima.
    Il piccolo danzò ad ali spiegate, sbattendo le palpebre
    come una graziosa fanciulla.
    All'improvviso tutto tacque e una mano fresca
    si appoggiò sulla spalla minuta del giovane.
    -Chi va' là?-
    -Sh, sono io, mio caro. L'usignolo ci ha uniti per sempre, 
    e il destino è dalla nostra parte. Ti amerò come se ci
    appartenessimo da tutta una vita.
    Cupido ci ha baciati con la forza dell'amore,
    scaldando i nostri cuori che da troppi anni giacevano in un solco di vetro e ghiaccio.
    Quale sarà il nostro dolore? Credi forse che i nostri padri o il tuo maestro
    che ti denigra continuamente punendoti senza ritegno,
    potrebbero mai separarci? Nessuno può contrastare il volere di Cupido,
    nessuno-
    Il ciabattino la guardò, avanzò lentamente verso di lei,
    ne ammirò l'elegante figura, il vestito azzurro
    che combaciava alla perfezione con i suoi incredibili occhi,
    le piccole mani bianche e affusolate, 
    la coroncina dorata che le teneva ferme due enormi ciocche di capelli
    biondo cenere e quel lieve rossore da tenera fragolina di bosco.
    Dopodiché le prese le mani, tremando come un cavaliere
    dopo aver vinto l'ennesima lotta,
    e le diede un leggero bacio,
    assaporando il dolce aroma della beatitudine.
    -Voi siete la principessa più bella che io abbia mai visto. Siete
    una piccola rosa, un usignolo dalle grandi ali dorate, 
    siete il mio cuore. Sarò il ragazzo più fortunato di tutto il regno-
    E così fu.
    E si sposarono dopo soli dieci giorni, nel bellissimo giardino reale.
    Un piccolissimo usignolo si occupò di reggere lo strascico della sposa, 
    mentre un angioletto dalle guance piene e i ricci d'oro
    accompagnava lo sposo all'altare.
    Sole e luna sorrisero, finalmente soddisfatti e contenti.

    E quello fu l'unico giorno in cui in cielo si videro entrambi,
    stretti in un abbraccio sincero.


    Saggio: Se ami, se non ami, se poi odi e muori

    Non ami: muori di solitudine, di angoscia. Vivi ogni attimo come se fosse l'ultimo. I raggi del sole ti accarezzano dolcemente, eppure tu nemmeno te ne accorgi. Il viso deturpato dal dolore, il cuore infranto, senza alcuna voglia di agire, senza alcuna vitalità. Nessuno che ti regali un semplice abbraccio, nessuno che ti accolga nella sua casa, come un piccolo uccellino che ha perso il suo dolce nido. Nessuno capisce.
    Ami: Ti svegli con il sorriso stampato sulle labbra... ma sei maledettamente fragile e stanca. Non vuoi mangiare, ma allo stesso tempo vorresti inghiottire il mondo intero, come una grande scatola di cioccolatini. San Valentino. E il tempo non passa più. E per te è ogni giorno 14 Febbraio, ma agli altri sembra quasi non importare affatto.
    Finale:

    Odio e amore vanno a braccetto, così come l'amore e la morte. Ma scegliere di non amare affatto per paura di morire d'amore, è già di per sé morire in un solo istante. Perciò, è meglio avere il cuore a pezzi, ma con all'interno il viso di qualcuno, piuttosto che stare bene e scivolare nella noia, nell'abbandono e nell'assnza di emozioni forti.

    Racconto: La vita segreta di Ellie Dobner

    ...Stella mi piaceva da matti, era la classica ragazza sempre allegra e divertente. Iniziammo a frequentarci ogni sera, ci vedevamo per prendere qualcosa da bere, una coca cola o un'aranciata e poi guardavamo alcuni film horror a casa sua, perché i suoi erano divorziati e sua madre aveva problemi di alcool, non so se facesse la puttana o qualcosa di molto simile. A casa non c'era mai e quindi ne aproffitavamo come due topi quando il gatto è assente.
    La scuola la detestavo, o meglio, c'erano delle materie che proprio non mi andava giù di seguire o imparare, come la matematica e l'algebra. La letteratura l'adoravo, mi piaceva da morire leggere le poesie di Ungaretti, le biografie di tutti gli autori antichi, soprattutto quelli inglesi e francesi. Tutto sommatto la scuola non era un posto così brutto. Era la mia casa il luogo che detestavo con tutto il cuore e ogni volta che dovevo prendere il tram e tornare tra quelle schifosissime mura, mi si gelava il sangue e spesso iniziavo ad accusare dei forti dolori allo stomaco, come se il mio corpo non volesse saperne di trovarsi in quel posto e reagisse di conseguenza, vomitando per terra tutto lo schifo. Aprivo la porta e l'odore del tabacco m'investiva come un treno in corsa, salutavo mia madre di sfuggita, senza darle troppa importanza, non perché non lo meritasse ma perché comunque non è che facesse chissà quale gran sforzo per farmi vivere meglio. Non ce la facevo davvero più, sentivo che le forze iniziavano sempre più a mancarmi. Mi buttavo nel mio letto comodo e fissavo mia sorella che si preparava per uscire con il suo nuovo ragazzo.
    -Che cos'hai da guardare?- mi diceva, altezzosa, smorfiandomi e prendendomi in giro per la mia pettinatura da punk.
    -Niente, capra. Non capisci niente. Non capisci che non c'è niente che non vada bene? A te importa solo il ragazzo bello, le scarpe all'ultima moda e le serate. Mi fai proprio schifo-
    E le lanciai il cuscino colpendole le caviglie nude.
    Rise divertita, inumidendosi le labbra con un lipgloss nuovo e facendole brillare sotto la luce al neon della nostra camera.
    -Devo andare, saluta mamma e papà-
    -Non so chi sia papà, quell'uomo non c'è mai-
    Fece spallucce e non mi salutò nemmeno, sistemò la minigonna cortissima e chiuse la porta canticchiando, lasciando una scia di profumo esageratamente dolce e potente.
    Lei era questa e niente e nessuno avrebbe potuto cambiare le cose.
    Mio padre non tornava, mia madre preparava le solite stupide cene a base di pane riscaldato in un fornetto troppo piccolo e resti del pranzo poco commestibili. 
    La pancia era quasi sempre vuota, ma l'importante è che tutto fosse perfetto a livello irrazionale, l'importante era che tutto fosse a posto, l'ossessività-compulsiva regnava e quindi i bisogni dei componenti della famiglia venivano dopo, dopo, dopo. Molto dopo.
    I miei ad esempio non venivano mai.

    * nota dell'autrice: Questo è un estratto del romanzo che sto scrivendo. Il titolo che vedete sopra, non è quello del capitolo, ma del libro.


    Parte due: La vita segreta di Ellie Dobner

    I giorni passavano e intanto la mia vita era quella di sempre, con la sola differenza che ora nella mia classe c'era un ragazzo nuovo. Lo presi subito di mira, nel senso buono del termine. Iniziai a studiarlo da lontano, come uno scienziato pazzo, non mi mostrai mai troppo e rimasi nell'ombra. Se era interessato davvero a me, allora si sarebbe fatto avanti per primo. Nella mia filosofia di vita, non esisteva proprio che io mi facessi avanti con un uomo, diciamo le cose come stanno: io non ero mia sorella, capito?
    Passarono le settimane e iniziai a prendermi una cotta assurda per questo ragazzo misterioso, di lui sapevo solo il nome: Michael Clenton. Bellissimo, occhi verdi, alto circa un metro e settanta, proprio perfetto perché a me non son mai interessati quelli altissimi con i pettorali o la pelle abbronzata. Una carnagione bianchissima e denti non troppo regolari, non mi davano fastidio. Anzi. Mai piaciuta la perfezione. Anche su questo, non sono mia sorella. E ora l'avete capito perfettamente. 
    Un giorno, mentre studiavo un capitolo lunghissimo e noiosissimo di storia, mi si avvicinò Stella, che non frequentava la mia stessa classe ma era comunque abbastanza vicina alla mia aula da poter fuggire ogni tanto dalla gabbia di matti in cui era costretta a stare ogni mattina, e venire da me per chiacchierare. Mangiavamo un toast assieme e passeggiavamo nel cortile della scuola. A quei tempi non ci era permesso di uscire fuori e attraversare la strada anche solo per comprare da mangiare. Non potevamo permettercelo perché tre anni prima una ragazza di soli sedici anni era stata investita da un grosso camion ch trasportava surgelati. Bum, morta sul colpo. La scarpa destra, un'all star gialla con un'aquila disegnata sopra, era volata dall'altra parte della strada, tra le urla dela madre e della zia che erano accorse sul posto. Mi venivano i brividi ogni volta che immaginavo il volto della ragazzina ( si chiamava Daniela Olsen e si trovava nella nostra scuola per una semplicissima ma fatale vacanza studio, come ne capitano altre centomila in ogni parte del mondo) tumefatto e imbrattato del suo stesso sangue. Comunque, Stella un giorno si avvicinò a me, mandò giù velocemente un panino al tonno e insalata in meno di quattro minuti. La guardai stupefatta, non sarei mai riuscita a mangiar così velocemente.
    -Sai perché sono così grassa sui fianchi? Proprio perché mangio troppo in fretta, perciò baby, se vuoi un consiglio da vera amica, prenditi almeno mezz'ora di tempo e bevi un bel bicchiere d'acqua, non quelle stronzate alcoliche o gasate tipo aranciata o coca cola, no, solo acqua minerale naturale- Risi e la lasciai fare. 
    Stella era davvero incredibile, con lei potevo parlare di qualunque cosa senza dovermi sentire mai in imbarazzo o dovermi vergognare per la mia situazione economica e i casini familiari. Proprio quel giorno, in cui ci eravamo trovate così vicine, mi parlò di Michael Clenton, il ragazzo che tutte desideravamo. 
    -Sai una cosa?- mi disse, ammiccando e socchiudendo leggermente gli occhi, mentre mandava giù una Lemon Soda un po' troppo amara per i miei gusti.
    -Cosa?- le feci io, sedendomi meglio e con il battito cardiaco leggermente accelerato. Sapevo che sarebbe saltato fuori l'argomento Michael, lo sapevo perché con Stella era inevitabile non parlare di ragazzi.
    -Io dico che ti vuole, cioè non posso dirlo con assoluta certezza ma io dico che un pensierino se l'è pure fatto, e molto difficilmente sbaglio... Perciò...-
    Spalancai gli occhi e desiderai ucciderla in quel preciso istante.
    Di fronte a me, in piedi con le mani in tasca e i capelli più lunghi del solito, c'era proprio Michael Clenton. 
    Deglutii e mi avvicinai a lui come una ragazzina delle elementari, le mani mi sudavano e provai un senso di vergogna incredibile.
    Lui si girò verso di me, mi sorrise e si presentò.
    Ma io sapevo già tanto di lui. Il problema era che non avrei mai immaginato tutto ciò che lui avrebbe saputo di me.

    Poesia: Everyday

    Che i fiori mi possano sempre ricordare i tuoi fluenti capelli neri,
    che la pioggerella estiva possa sempre ricordarmi le tue perfette canzoni,
    che il verde dei prati primaverili, possa ricordarmi i tuoi occhi così rari.
    Che tutto, ogni giorno, possa parlarmi di te, senza disturbarmi mai.
    Che il cielo possa splendere anche senza sole,
    che le notti abbiano lune piene come le tue guance morbide e paffute,
    che il silenzio abbia, almeno nelle ore più buie,
    la delicata armonia delle tue note estatiche e mature.
    Che il mondo possa conservare la tua anima,
    in ogni passso, in ogni movimento, in ogni metro quadro.
    Che tutto, e niente,
    possa avere sempre il tuo sapore,
    incomparabile poiché solo tuo.
    Che ogni giorno sia il lento richiamo del giorno appena trascorso,
    così da non doverti mai veder cambiare,
    perché tu, solo tu,
    hai quel chiarore degli angeli rari e puri.
    Che l'aria mattutina possa baciare quelle tue piccole palpebre velate di nero,
    così da donarti la perfetta energia di cui hai bisogno,
    incantevole e innocente amore mio.
    Che tutti possano amarti,
    proprio come faccio io,
    ogni giorno,
    come ieri,
    come oggi.

    Poesia: La strada è lunga

     Partivamo all'alba, con i sorrisi che riempivano i viali deserti e assolati,
    e ce ne andavamo via, in silenzio, senza farlo sapere a nessuno.
    Ingenuamente dipingevamo piccoli cerchi nell'aria,
    credendoci invisibili, impalpabili e perfetti.
    Ma eravamo solo dei punti interrogativi,
    e la strada era così lunga e così arida,
    e calpestavamo i sogni degli altri,
    come se i nostri fossero mille volte più importanti.
    Quanti sbagli! 
    Arrivare distrutti al primo auto-grill,
    con le menti assonnate, con i cuori affannati,
    cornetti al cioccolato caldi,
    e abbracci scontati.
    Quanta strada ancora?
    300 Kilometri e poi ci perderemo di nuovo,
    come sempre,
    come se fossimo a tre metri da casa.
    Ovunque, sempre con in tasca il mondo,
    senza denaro, senza tempo,
    con un mucchio di sorrisi ancora da donare.

      
     Poesia: Come sole e luna

    Sproporzionati,
    sogni destinati a non intrecciarsi mai.
    Luna e sole, estate ed inverno.
    Elettricità e acqua di mare,
    solstizio d'inverno,
    devastante cuore senza ossigeno.
    Ci perdevamo per anni interi,
    arrampicandoci su tenere falci di luna
    con la notte che vegliava sui nostri occhi stanchi,
    sui nostri corpi straziati dall'antico dolore.
    Polverizzati e persi nella nebbia più oscura,
    concretizzando parole che
    sentivamo da lontano,
    che giungevano dal cuore dell'inferno che ci attendeva,
    sempre più giù, 
    cadendo nell'abisso dei nostri peccati.
    Troppo distanti per vivere un sogno,
    incatenati ad una realtà finta
    e macabra, troppo acerba.
    Corde macchiate di finto perdono
    e un mucchio di libri sul prato,
    a ricoprire le cicatrici 
    ancora fresche.
    Tu ed io,
    nell'ombra,
    senza peso.

    Poesia: Succedeva che.

    Succedeva che mentre ti osservavo,
    non avevo più occhi per nient'altro al mondo
    se non per quel tuo sguardo sincero e cristallino.
    Quelle tue movenze fatate,
    il sole che si gettava sulle tue spalle morbide e fruttate,
    lo sconvolgimento dei tuoi capelli neri,
    il modo in cui indossavi quei pantaloni così buffi.
    Succedeva che mentre ti imploravo di lasciarmi andare,
    il cuore mi esplodeva in petto,
    affamato di quegli sguardi tuoi così accesi e perlati d'amore raro.
    Succedeva che mentre cercavo di distrarmi anche solo 
    per un attimo, quel tuo pallore gotico e quel fare così
    impuro, grottesco e strampalato, mi richiamassero a te,
    mostrandomi mille altre lati dei tuo incantevole viso,
    che ancora non conoscevo.
    Succedeva che l'aria attorno a me, lontano dal tuo sorriso,
    mi sembrasse così incredibilmente satura di un vuoto assurdo
    e allucinante.
    Succedeva che mentre girovagavo per le strade desolate,
    nel bel mezzo del chiarore dell'avvolgente luna,
    iniziassi a perdere i sensi, stravolta dalla tua straziante assenza.
    La natura, per quanto mi rappresentasse alla perfezione,
    con quei suoi colori maturi, con quelle sue dune perfette,
    con le curve, e i promontori, e i golfi naturali,
    e le stelle incantevoli che mai abbandonano il cielo mattutino,
    mai una volta riuscì a strapparmi un debole sorriso, mai.
    Poi accadde che arrivasti tu,
    e come il vento tanto atteso che finalmente giunge alla meta consacrata,
    mi rapisti, inebriandomi d'amore, di delizia e di aromi estatici.
    Accadde ciò che era scritto,
    che il destino ti accompagnasse verso gli occhi miei,
    pieni del tuo sguardo vivo.

    Poesia: Un pensiero per raggiungerti

    deva che mentre cercavo di distrarmi anche solo 
    per un attimo, quel tuo pallore gotico e quel fare così
    impuro, grottesco e strampalato, mi richiamassero a te,
    mostrandomi mille altre lati dei tuo incantevole viso,
    che ancora non conoscevo.
    Succedeva che l'aria attorno a me, lontano dal tuo sorriso,
    mi sembrasse così incredibilmente satura di un vuoto assurdo
    e allucinante.

    Poesia: Un pensiero per raggiungerti

    Io vedo che il cielo è sempre lo stesso,
    che le stelle che brillano alte per noi,
    ci riscaldano l'animo come delle piccole candele gialle.
    Non vedo il buio che vedi tu,
    non credo che questa distanza possa essere
    un ponte da temere come un drago alato.
    Dovresti chiudere gli occhi e abbandonarti al mio canto,
    d'altronde proprio tu mi dicesti che non ero
    così tanto stonata, e che la mia voce
    avrebbe donato speranza anche ai popoli più lontani.
    E allora?
    Quando si tratta di noi, c'è forse una sorta di triste disagio?
    Credi veramente che gli sforzi che facciamo continuamente,
    ci ridano in faccia, con schiamazzi notturni e quasi demoniaci?
    Io credo, e vedo, che i fiori che sono sbocciati sul prato
    di fronte alla mia piccola casa, 
    potrebbero facilmente riposare in un vasetto dorato,
    proprio sul davanzale della tua finestra.
    Rose, non lo siamo forse un po' tutti,
    con la forza dell'amore?


    Saggio: Non mi appartieni

    Dal primo momento in cui si erano visti, anzi, dal primo momento in cui LEI aveva visto LUI, aveva capito che la sua vita non sarebbe mai più stata quella di una volta.
    Il tempo, lo spazio, la natura circostante, il declino, la smania di volere e non ottenere mai niente. Tutto, in meno di un secondo, si era sintetizzato in una sola parola: LUI.
    Occhi chiari, un misto di cielo e mare estivo.
    Lei, umile e sincera. Occhi nocciola come le castagne da abbrustolire.
    Volere, non poter. 
    Paura di sbagliare, sorrisi tristi mischiati al potere di persuasione che lui aveva su di lei, tanto da farla inciampare in un turbinio di discorsi senza senso.
    La panchina. Quella del giardino che lei non considerava mai, solo perché non aveva mai considerato lui prima d'ora.

    -Ti rendi conto? Nove mesi a scriverci e poi all'improvviso appari come un sogno, come un grande mago-

    Sorride imbarazzata, e gioca con i lacci delle scarpe.

    Lui, freddo e sicuro di sé, maleducatamente sgarbato e maledettamente bello.

    Fa un cenno con la testa, non si sa bene se abbia sentito o se stia pensando a tutt'altro.

    Lei, delusa ma già troppo innamorata, abbassa lo sguardo alzando un sopracciglio.

    Timidezza e voglia di baciarlo, come se lo desiderasse da tutta una vita.

    Così giovane e inesperta, fragile in tutta la sua incredibile piccolezza.

    Lui, alto, grande, amabile in ogni sua forma e colore.

    Abiti neri da uomo misterioso, proprio come lei. 

    Poi, finalmente, la guarda. 

    Le si ferma qualcosa, il cuore, il tempo, lo spazio attorno a lei. Le persone che camminano davanti al suo sguardo da bambina si bloccano improvvisamente, tutto sparisce come per magia.

    è un incanto eppure sa che appena tornerà a casa tutto questo diventerà un amaro incubo da cui non potrà mai più risalire in superficie.

    -Si, è strana la vita.-

    Lei spera, lo guarda meglio, lo guarda per capire che cos'è che veramente le faccia perdere la testa. Cerca di odiarlo, vuole immaginare che di fronte a lei ci sia un uomo orrendo, un grassone che non le fa battere il cuore, uno di quei tanti uomini che incontri ai bar o ai locali alla moda e che non degneresti mai di uno sguardo. Troppo superficiali, glamour. 

    Ma, ma, ma.

    La osserva piano, le scruta l'animo e quasi lei ci crede per davvero. è convinta che lui stia immagazzinando le sue identiche sublimi fantasie.

    Lei si perde di nuovo, non riesce a riemergere da quella marea che la sta portando via, via dalle sue amiche, dalla casa dove ha vissuto per 30 anni, dai libri che ha amato, dai cioccolati che ha lasciato sciogliere poco prima sul balcone. Via dal mondo che aveva sempre conosciuto.

    Il mondo di adesso è lui.

    Lui che guarda poco sopra la sua spalla, dimenticandola in un secondo.

    -C'è qualcosa di interessante, dall'altra parte?-

    Glielo chiede con voce ansiosa, tremante di rabbia e dolore. Ma non è nemmeno dolore, no, è qualcosa di catastrofico. 

    Terrore dell'incubo.

    -Scusa, ho visto una ragazza bellissima, dicevi?-

    Bum. Un colpo di pistola che gli altri non sentono nemmeno. Il parco diventa nero, tutto diventa nero e cambia colore, sfumature di un grigio privo di vita, filamenti rossi, neri, rossi e poi ancora nero ebano.

    Si domanda se stia per morire, se abbia raggiungo finalmente quella che tutti chiamano MORTE.

    Ma non può essere, non si può morire a trent'anni per un uomo che non si conosce nemmeno, specialmente per un uomo che non ama.

    Ama se stesso, in tutto il suo schifosissimo splendore da maschio stronzo e ipocrita.

    Lei si alza, fa per togliere dei pezzetti di alcune foglie che le son volate sulla gonna nera e gli sorride.

    Nonostante tutto, riesce a dimostrargli il suo amore, nonostante questo la faccia morire.

    Lui la guarda senza capire.

    -Vai via?-

    Sorride, lasciandogli la mano che lui cercava delicatamente di sostenere, come se a lei bastasse un gesto di rispetto, come se si trattasse di un fratello maggiore.

    -Mi sono appena ricordata di avere un altro appuntamento con un ragazzo bellissimo-

    Lui rimane serio, impassibile. Poi si alza, le si fa vicino, sempre di più, sempre di più. 

    Ora è troppo vicino, sente il suo dopobarba, un misto di pino e un aroma esotico, simile ad un frutto tropicale di cui ora non riesce proprio a ricordare il nome.

    Lei chiude gli occhi, le labbra le tremano e non capisce se sta sbagliando, se sta agendo in modo giusto o se sta facendo la parte della stupida.

    Sa che lui la sta per baciare, lo sa, se lo sente dentro, nell'animo, in ogni parte del suo piccolo corpo.

    Si solleva di poco, le punte delle scarpe si alzano come uccellini in volo e aspettano qualcosa che non arriva.

    -Ecco fatto, ora sei molto più carina-

    Lei spalanca gli occhi, ridiscende a terra come una ballerina di danza classica sulle punte e lo guarda trattenendo a stento un fiume di lacrime.

    -Grazie, davvero. Avrei fatto una pessima figura con il ragazzo che mi aspetta. Grazie ancora-

    Lui la guarda e sorride, stringendo tra le mani un insetto che le si era impigliato tra i capelli castani.

    -Figurati, sai che ti voglio bene.-

    Ti voglio bene. Ti voglio bene. Ti voglio bene. Ti voglio bene.

    Quante volte ripenserà a quelle parole? Tre, quattro, mille volte? Sicuro.

    -Ti... -

    Lui solleva il viso, mentre, con la coda dell'occhio controlla l'orario sul suo smartphone.

    -Dicevi?-

    -No, niente... Ti... ti auguro una splendida serata-

    -Ah grazie, anche a te, se vuoi fammi sapere come andrà. Mi raccomando dolcezza fallo innamorare!-

    Le fa l'occhiolino mentre si sistema i pantaloni, leggermente impacciato.

    Gli sorride debolmente, poi si gira e si avvia verso casa, attraversando il viale deserto, andando incontro alla folla, che non sa, che non immagina niente.

    D'altronde che cosa potrebbero sapere gli altri ? Loro immaginano che abbia parlato ad un ragazzo qualsiasi, che gli abbia raccontato che cosa ha fatto la sera prima, quale CD ha ascoltato prima di dormire e quale bibita ha bevuto al compleanno della sua migliore amica.

    Non sanno che l'unica cosa che gli avrebbe voluto dire è l'unica cosa che non è riuscita a rivelargli.

    Si gira giusto un attimo, vuole assicurarsi che lui non sia sparito magicamente, o forse vuole sperare che sia stato tutto un sogno, un bellissimo fraintendimento. Magari se l'è immaginato, magari non è vero niente, lui è brutto, fastidioso, antipatico, cinico, perverso e troppo triste per i suoi gusti.

    E invece è li, che guarda il suo telefonino, sorridendo ad un messaggio che le ha inviato qualcuno.

    Qualcuno/A.

    Lui se ne accorge, fa un cenno con la mano e manda un bacio veloce, appoggiando le labbra sul palmo della sua ( bellissima, incantevole, sicuramente morbida e perfetta) mano.

    Il suo cuore esplode di gioia. Raccoglie quel bacio restituendoglielo, quasi inciampa in un piccolo rialzamento del marciapiede ma nemmeno se ne rende conto talmente è felice.

    Poi, davanti a lei, una biondina graziosa. 

    Profumo di Chanel, grazioso maglioncino di lana e pantaloni di velluto a coste.

    La ragazza troppo perfetta. Sbagliatissima.

    Si butta tra le braccia di lui, sorridente e con sguardo infuocato.

    -Ciao amore-

    Ciao Amore.

    Ciao Amore.

    Non l'ha detto sul serio, ovviamente, non scherziamo! Sarà stata un'allucinazione uditiva dovuta alla forte emozione, allo stress del momento.

    Si baciano teneramente.

    Anche questa è un allucinazione, ovvio.

    è talmente tutto troppo fittizio che sparisce, va via, scappa lontano seguita da delle lacrime che non hanno niente di falso.

    Piange, ma per cosa poi? Per un amore mai nato, per un uomo mai avuto, per un storia morta sul nascere, per un qualcosa che non è mai stato.

    Piange per lei che non dovrebbe stare con lui, per lui che non deve stare con lei, piange per se stessa che non vuole vedere lei tra le braccia di lui ma vorrebbe vederli per sperare che anche solo guardandoli intensamente possa slegare quell'unione ingiusta.

    Non c'è nessun altro ragazzo ad aspettarla, nessuno.

    Apre la porta di casa, si butta sul letto e dorme, piangendo.

    Poi si sveglia, due ore dopo e controlla il telefonino.

    1 Messaggio ricevuto.

    Dan.

    Le batte forte il cuore.

    Ancora? Ma non ha capito che non deve battere così??

    Apre la cartellina virtuale e legge.

    -Ciao piccola, come va? domani ci vediamo così mi racconti tutto? Hai fatto breccia nel cuore di quel tipetto strano? Un bacio, ti saluta anche Michelle-

    Le lacrime le scivolano giù, inzuppando la coperta patchwork.

    -Oddio, le foto di mia mamma. Brutti stronzi, tutte e due! Guardate cosa mi avete fatto fare, AL DIAVOLO!-

    Si alza, accende la televisione e va in bagno per farsi una bella doccia.

    -Per il segno dei Pesci, questa settimana sarà all'insegna dell'amore e della fortuna. Segnatevi questo giorno: Sabato.
    Incontri inaspettati e vecchi ritorni di fiamma.-

    Sbircia dal bagno, spalanca gli occhi e maledice un uomo che non c'entrava assolutamente niente con le sue disgrazie.
    Apre l'acqua e la fa scorrere, lasciando scivolar via i brutti ricordi.

     Poesia: I raggi del sole

    Un'anima innocua, 
    solare, ma così prigioniera dei propri demoni.
    Un raggio di luce si insinua con coraggio,
    senza finzione, 
    e un cuore dorato si arrampica sui miei pensieri,
    come un piccolo angioletto di velluto.
    Un sole mattutino che si alza di malavoglia,
    con ancora addosso il sapore della notte,
    e l'ansia della sua instancabile nostalgia.
    Un raggio blu elettrico,
    come un sole velenoso che si arrampica sui rami falliti
    della mia innocente follia.
    Un sole maledetto,
    senza filtri, senza motivo.
    Un sole che ha le braccia morbide,
    come te.


    Poesia: Sgretolarsi

    Il peso degli anni mi affligge,
    un nodo nero mi stringe la gola
    e le nuvole, che si addensano prepotentemente,
    mi osservano con sguardo malevolo,
    torturando il mio cuore con lacrime piovane.
    Mi sgretolo come un vascello,
    nel bel mezzo della tua tua tempesta. 

    Poesia: Trasformazione

    L'innocenza che risiede nelle tue ali,
    ti permette di andare fin troppo lontano
    perché tu meriti di volare altrove,
    dove la natura è in perfetta armonia con il tuo cuore.
    Muti colore, e all'improvviso 
    il tuo incantevole sorriso
    diventa un alveare fucsia, ipnotico e mai velenoso.
    Se i fiori ti potessero afferrare,
    diventeresti il sole che risplende alto, a mezzogiorno,
    e i petali si incendierebbero d'amore,
    rilasciando nettare e polvere paradisiaca.
    Non cambi mai il tuo stato d'animo,
    cambi solo forma, energia,
    ti arricchisci di contenuti,
    incantevole follia primaverile
    che si conforma ad ogni stagione.
    Vesti i panni di una poesia notturna,
    ma negli occhi,
    hai raggi clandestini
    e infiniti.

    Poesia: il paradiso

    Celato ai tuoi occhi, esso si mostra nel tuo intimo più profondo,
    regalandoti sapori dolciastri e angeliche melodie.
    Mi vuoi dare qualcosa in più?
    Raccogli i tuoi salari e spediscili alla terra,
    raccomandandoti a Dio e solo a lui per sempre,
    imprimendo nella tua vita il colore del cielo,
    l'azzurro dei tuoi più intimi misteri.
    Il paradiso  mostrato a te,
    esule figlio d'Eva 
    ma re di un deserto meno selvaggio del
    cuore degli uomini.

    Poesia:  Come ci riesci tu

    Come mi guardi tu,
    senza offendermi e senza giudicarmi,
    non l'ha fatto mai nessuno.
    Eppure tutti gli altri hanno potuto
    ridere sui miei occhi nocciola,
    c'è chi mi ha accarezzato una guancia
    e poi mi ha dedicato una tenera canzone,
    al chiaro di luna.
    Ci sei tu, che senza nemmeno muoverti verso di me,
    rendi vive le mie giornate,
    e con quelle tue gambe morbide e pallide,
    diventi il fantasma preferito del mio cuore innamorato.
    Il rossore sale spontaneo,
    e tu nemmeno lo sai,
    ma con corde delicate e tonalità d'oro e argento,
    mi accarezzi l'anima, gentilmente, senza paura.
    Ci sei tu,
    che con quelle risate assurde,
    riempi vuoti altrimenti incolmabili 
    e deprimenti.
    Non esiste il mondo che cerca di separarci,
    e la luna che splende alta in cielo,
    ci bacia senza nemmeno chiederci il permesso.
    Un fiore per te,
    uno per me,
    e un altro per il miracolo che è accaduto.

    Poesia: Tramonti

    Ed il sogno che si espande davanti ai miei occhi,
    richiama comete invisibili e albe ormai tramontate.
    Ho racimolato pezzetti di cuore, rubando al sole
    la sua ricetta segreta, ho frainteso i suoi dolori,
    pensando che la sua luce potesse essere eterna.
    Ma, così come accade agli uomini,
    anche colui che è eterno ed immenso,
    spesso soffre ma mai abbassa il volto,
    proteggendo un cielo che lo ama 
    senza chiedergli mai niente in cambio.
    Un sogno dalle sfumature rossastre,
    come una macchia di sangue,
    che spargendosi sul mondo,
    è come se si adagiasse
    su una tela di dispiaceri e misericordie.
    Tramonti antichi,
    come i colori che dipingono
    i volti,
    alla sera.

     
    Le splendide fatalità

    Quanti angeli incontrati per puro caso
    che ti accompagnano nel lungo cammino della vita,
    senza che tu te ne renda nemmeno conto.
    Quanti passi, quanti silenzi condivisi,
    quante chiacchierate al freddo e al gelo.
    Ogni sorriso è come un mondo che si apre e si rivela,
    senza segreti e senza malvagità,
    ogni abbraccio è come un dono di Natale,
    che si tiene fra le mani e si scuote con cautela,
    con amore e devozione.
    I gesti inaspettati e sinceri,
    le frasi che ti scaldano il cuore,
    le mani che tengono ben salde i pensieri più puri e veri,
    la magia delle stranezze che ti danno forza e coraggio,
    le risate che risuonano nell'aria contaminata dallo smog
    e dall'insensibilità moderna.
    La fatalità che si sente sulle dita,
    che si sfiora come ali di farfalla,
    che non si abbandona alla noia
    e ruota senza sosta,
    donando amore e protezione,
    avvolgendo i cuori più solitari.
    Sono gli incontri casuali,
    mentre guardi per terra,
    mentre fissi i vecchi ciottoli
    e non credi più a nulla.
    Gli incontri che sembrano studiati a tavolino,
    quei visi che non scorderai mai,
    quelle parole che escono spontanee,
    quei dadi lanciati dalla sorte,
    quei momenti giusti nei luoghi più adatti
    e la fortuna di esserci, sempre,
    nonostante tutto.
    Splendido,
    come il sole
    che bacia i 
    pensieri del destino.

    Poesia: Nevica

    Sto guardando i pensieri mentre volano leggeri nell'aria,
    sto immaginando una neve rosa,
    che ricopre i tetti e i muri delle case.
    Non amo ciò che sempre è possibile,
    preferisco piuttosto pensare
    di poter rotolare senza motivo
    in una coltre innevata,
    senza paura e senza regole.
    Nevica sul mio cuore rosso e spaventato,
    ma non è niente, tra poco passerà.
    Dicono che non nevica quasi mai 
    laddove c'è una distesa immensa di mare azzurro,
    e quindi tra i miei occhi non ci sono fiocchi 
    o piccole stelline gelate,
    ho solo tanto spazio per poter accogliere 
    il mondo che ormai non mi vede nemmeno più.
    Nevica troppo forte, lontano da me,
    e ho occhi troppo umidi per poter
    fingere di non averne voglia, almeno per me
    almeno per un minuto di candore divino.

    Poesia: le luci dell'addio

    Il dipinto della tua misera vita
    mi osserva con occhi languidi e sinceri,
    ma nulla sarà più come prima.
    Ormai gli addii sono più forti che mai,
    ormai i saluti si sono tinti di un rosso
    che lacera il cuore e contamina ogni singola anima.
    Lacrime d'avorio scivolano dalla cornice,
    olio su tela, ma adesso non rimane nemmeno 
    la mia minuscola firma.
    Che gli addii potessero annullare
    perfino l'inchiostro indelebile,
    no, questo
    non l'avevo mai sentito.
    Una piccola luce mi bacia il volto,
    accarezzo ciò che rimane della tela,
    e vedo i tuoi piccoli occhi verdi,
    che mi fissano,
    immersi in un'oscurità
    eterna.
    Mai più danzeremo sotto ai lampioni gialli

    Poesia: Parole al vento

    Che ti costa osservarmi con più amore?
    Che ti costa catturare milioni di immagini
    e racchiuderle in piccole ampolle di vento e nostalgia?
    Parli, parli, ma non ti sento,
    perché il mondo è al contrario,
    o forse siamo seduti su di un'altalena 
    che ci spinge verso l'ignoto.
    Intanto l'erba si piega, i fiori si spezzano
    e le anime ssi perdono,
    e noi ci parliamo senza amore,
    con mille echi che si baciano
    e fremono per l'ennesimo silenzio.
    Parole che volano via,
    e l'aria è sporca e lo smog è 
    mille volte più vivo di noi due
    messi assieme,
    fra il vento e 
    le sillabe che 
    ci separano.

      Poesia: A volte vorrei essere

    A volte vorrei essere il buio per proteggermi da sguardi indiscreti,
    poi però vorrei essere il sole che illumina cielo e terra,
    riguardo la mia vita e vorrei 
    essere un uccellino azzurro che vola in giro per il mondo,
    poi so che mi stancherò da morire,
    e allora vorrei tanto essere un ramoscello d'ulivo,
    poi vorrei essere un'oliva che se ne sta ferma,
    che non si lascia impaurire dal freddo, dal vento o dalla neve.
    Poi vedo un gatto, solitario e bello grasso,
    e allora vorrei tanto essere al suo posto,vorrei avere
    i suoi gommini morbidi,
    la sua coda che assomiglia ad un punto interrogativo,
    poi vorrei essere un formaggino tenero e bianco,
    così da non dover vivere per sempre in una scatola buia e sigillata.
    Avanzo di qualche metro, raggiungo un'altro pezzo di vita,
    e vorrei essere l'ultima stella del mattino,
    quella che abbraccia per prima il sole,
    poi vorrei tanto essere un nastro che raggiunge il cielo
    senza mai bruciare o ardere d'amore perduto.
    Poi vorrei essere tutto e niente,
    vorrei essere un paio d'occhi meravigliosi,
    così da osservare l'aria, il fuoco, il mare,
    il cielo, la terra e la polvere.
    Ma vorrei anche essere le onde che si infrangono contro gli scogli,
    così da aver la forza di tornare indietro e ricominciare da capo,
    vorrei essere le lacrime dei bambini,
    e vorrei avere un minuto di pace.
    Poi mi fermo, sono stanca,
    e allora vorrei essere semplicemente te,
    in tutto il tuo splendore,
    perché un conto è amarti alla follia,
    un altro è desiderare di esser te,
    almeno per un giorno.
    Sarò me, te, e tutto ciò che viviamo,
    a debita distanza,
    per non soffrire,
    per non perire,
    per vivere comunque,
    nonostante il gelo e il ghiaccio.
    Sarò noi,
    per distribuire sogni
    e antiche malinconie.
    Poi la notte arriverà,
    nonostante le lacrime,
    e sarò di nuovo io,
    sola nel mio letto,
    ma con il sorriso stampato 
    sul cuscino.

     Poesia: Odio e amo
    Ma dimmi te,
    se io non ti avessi mai conosciuto
    ora non dormirei in pace?
    Se non avessi mai incrociato gli occhi tuoi,
    adesso non vorrei perdermi nell'azzurro mare
    dei pensieri più dolci e incredibili.
    E la strada?
    La strada che percorri tu,
    mica è la stessa che faccio io!
    Non ci incrociamo mai,
    tu sei ad ovest, io vago a est, disperatamente innamorata.
    Mangi un trancio di pizza,
    butti via la carta
    e io la calpesto senza sapere che è stata tua.
    Che ne so, magari ogni notte guardiamo la stessa luna,
    magari ti fermi nella tua terrazza,
    pensi a ciò che ti manca,
    ti isoli dal resto del mondo,
    ti senti insicuro e piccolo,
    e io faccio lo stesso,
    lontana da te,
    sempre più sola.
    Ma ti rendi conto?
    Non avevo niente,
    ero sola,
    avevo la mia fantasia,
    e tu non eri altro che un puntino lontano.
    E adesso?
    Odio e amore si intrecciano come alghe marine,
    affogo nei tuoi capelli,
    mi perdo nei tuoi desideri,
    in tutto ciò che ho sempre sognato.
    Vorrei che da un momento all'altro diventassi brutto,
    si, orrendo, vorrei che i miei occhi non riuscissero più
    a sostenere quel tuo sguardo meraviglioso,
    vorrei che da un momento all'altro diventassi antipatico,
    orgoglioso, un pezzente, un idiota e uno stupido.
    Vorrei che non fossi così tanto intelligente,
    così carismatico, folle, ribelle, perfetto.
    Vorrei che la tua risata fosse meno intensa,
    che le tue mani si ingrossassero
    e perdessero tutto quello splendore,
    vorrei riprendere in mano la mia vita,
    ma ogni metro che faccio,
    sulla pietra e sul fuoco,
    è viva la tua immagine,
    che mi ricorda 
    costantemente 
    ciò per cui vivo.
    Se non ti amassi
    come ti amo adesso,
    penso che ti amerei
    mille volte di più

    Poesia: A Natale
    A Natale si mettono da parte i rancori,
    i lupi diventano agnelli
    e chi è già buono per natura,
    si scioglie come burro al sole.
    Non nevica ovunque,
    ma il gelo è assicurato,
    così come il camino acceso,
    i gatti sui cuscini rossi 
    e le candele dorate sulla grande tavolata.
    A Natale i colori si intensificano,
    i brillantini svolazzano ovunque,
    le insegne ci ricordano vecchi amori,
    e perfino i negozi che generalmente odiamo
    ci sembrano incantevoli e perfetti.
    Abbracceremmo chiunque,
    andremo in giro per il mondo 
    senza meta, solo per incontrare Babbo Natale
    e le sue renne.
    A Natale i ricordi riaffiorano
    ma il presente sembra meno triste

    Poesia: A lungo andare

    Ti rovinerai il cuore, a lungo andare.
    Vedrai osceni paesaggi d'avorio,
    tormentati deserti del cuore,
    uova d'argento tramutarsi in uova d'oro davanti al tuo incredulo sguardo.
    A lungo andare l'inferno non avrà altro che ghiaccio,
    a lungo andare il paradiso avrà sempre più santi
    e il cielo sempre più nuvole.
    Il tuo cuore innamorato si scioglie,
    la lama si infila nella piaga 
    e il coltello lascia tracce indelebili,
    rosse d'amore puro.
    A lungo andare la radio si spegnerà
    e la tv rimarrà sempre accesa.
    A lungo andare 
    il vento si assopirà e 
    le margherite s'ameranno a vicenda,
    in un dolce tremoroso suicido d'amore.
    La sua massa. 

    Poesia: Parole

    E nel silenzio di un tenero abbraccio,
    vorrei ricordarti che un foglio bianco
    non è poi così drammatico o deludente,
    che potremmo sempre scriverci senza mai parlarci.
    Vorrei ricordarti che anche i pesci sanno amare,
    che fra le onde del mare nascono 
    milioni di piccoli molluschi,
    senza mai dire 'ti amo',
    vorrei riricordarti che le parole
    viaggiano alla velocità della luce,
    e che anche se dovessimo perderci,
    avremo cartelloni e insegne natalizie
    che parleranno per noi,
    mentre siasiamo distanti e
    intenti ad amare qualcun altro.
    Parole che ci uccidono senza coltelli
    o fiamme, parole senza suono,
    parole che ruotano nelle nostre labbra,
    candide e impure.

    Poesia: Christmas love

    Ti amano alla follia, ma solo per Natale.
    Poi tutto ruota, e gira,
    e il disastro è sotto i miei piedi
    e dentro le mie ossa.
    La fretta mi fa' dire cose che 
    penso ma che non direi mai,
    e i frutti canditi mi scivolano dalle mani,
    mentre guardo volti che non riconosco quasi più.
    L'amore che si propaga ovunque,
    nel giorno di Natale,
    e anche adesso che tutto è finito,
    anche adesso che il 2014 si stiracchia e prepara la sua tomba,
    anche adesso,
    c'è una sorta di malinconia senza tempo,
    c'è un'allegria finta e fine,
    come una fetta di pandoro tagliata male.
    Christmas love,
    e la neve non cade 
    ma io la immagino reale e pura,
    e anche se non sono brava a ballare,
    mi lascio andare e mi immergo in un valzer 
    di fiori rari e lusinghe tipicamente festive.
    Domani tornerò ala normalità,
    domani sarò il nulla che son sempre stata,
    ma oggi splendo, almeno un pochino,
    oggi potrei addirittura mischiarmi fra gli addobbi,
    e lanciarmi sugli scatoloni rossi,
    tanto nessuno mi sgriderebbe.
    Oggi hanno tutti paura del giudizio divino,
    oggi nessuno sgrida nessuno,
    da domani la rabbia esploderà più di prima,
    e le grida di dolore si uniranno 
    agli ultimi canti natalizi dell'anno.
    Christmas love,
    ma io amo tutto l'anno,
    e mi sento in pace con me stessa.
    Per questo poi rifletto sui drammi 
    degli altri,
    perché per me,
    è Natale tutto l'anno,
    ma in nero.

    Poesia: E se un giorno

    E se un giorno capissi di esser sempre stata giusta,
    in un mare di minuscole menti sbagliate,
    allora finirei di impazzire ogni sera,
    allora ritroverei quella luce che spesso si spegne
    contro la mia volontà.
    Se un giorno potessi viaggiare senza biglietto,
    allora capire di essere finalmente libera,
    e se potessi inciampare su gradini alti quanto i miei sogni,
    senza mai farmi male,
    allora un giorno capirei che la mia vita non è stata poi così male,
    che gli altri inventavano scuse continue,
    solo per circondarmi il corpo di milioni di ragnatele soffocanti,
    che mi abbracciavano stringendomi al collo 
    innumerevoli corde assassine, per stritolare i miei desideri.
    E se un giorno riuscissi veramente a varcare la soglia dell'amore,
    e riuscissi a trovare realmente ciò che cerco da una vita,
    allora rivolgerei lo sguardo al cielo,
    e non mi sposterei nemmeno se nevicasse per tre ore di fila.
    E se un giorno dovessi riscoprirmi meno fragile,
    rileggerò tutto questo, scuotendo la testa come un tenero cane.

    Poesia: Luci di Natale

    Mi sento allegra ma triste,
    ho il cuore colmo di tutto e di niente.
    Ho l'amore che vaga nel mio corpo,
    si sazia dei miei sogni e dei miei nervi.
    Ma ho anche piccole lucine che
    mi insegnano a continuare a sperare 
    in un per sempre nettamente migliore
    del forse che credevo eterno.
    Insomma, il Natale
    mi rende pazza, ma anche debole e ingenua.
    Non riesco a smettere di mangiare dolci,
    mentre le luci impazziscono
    e si rincorrono,
    e mentre il blu avanza e rincorre
    il giallo,
    la speranza spezza ogni
    sorta di nostalgia e di dubbio,
    saltando in alto
    fra polvere di stelle.
    Natale, e tutto è possibile.

    Poesia: Grido d'amore

    E come ci rivolgiamo alla notte senza terrore
    quando sentiamo il cuore colmo di paura e sofferenza,
    come gridiamo al cielo stellato,
    mentre impariamo ad amare senza pentimento e regole.
    Può anche darsi che il domani non ci voglia attendere,
    ma in ogni caso oggi abbiamo la certezza di aver saputo urlare,
    di aver disegnato costellazioni incantevoli su fogli di
    baci antichi e su rilassanti melodie.
    Come amiamo mentre meritiamo qualcosa di meglio,
    come ci nascondiamo dalla verità
    solo per poter ottenere qualcosa 
    che ci faccia dormire sereni e tranquilli,
    come bimbi in fasce.
    Come gridiamo alla luna mentre i lupi ci ascoltano
    e ci detestano, raggruppandosi e sparlando di noi,
    dell'incomprensibile amore che proviamo,
    dell'ultimo grido che lanciamo senza colpa alcuna.
    Abbiamo amato, e ci siamo uccisi senza nemmeno saperlo,
    ma le grida riecheggiano in eterno,
    come i piccoli segni del destino che tracciano la nostra esistenza.

    Poesia: Orizzonti

    E mentre mi allontano dalle catastrofi di ogni giorno,
    sento il sole sempre più vicino,
    sento le sue braccia calde che mi proteggono,
    avverto la sua malinconia, lo sento piangere,
    forse si sente tradito e non vuole morire.
    Ci lasciamo baciare da un rosso accecante,
    ci lasciamo avvolgere da un manto arancione
    che ci sorride senza schiudere le labbra,
    ci abbandoniamo ad una notte serena e pacifica,
    allontanandoci dai vizi e dalle vanità.
    Siamo una cosa sola, nell'aria, nell'alba di domani,
    nelle stelle cadenti che vegliano sui nostri sogni,
    siamo un'unica cosa mentre i fiumi scorrono silenziosi,
    mentre i monti salutano la neve tanto amata 
    e regalano lacrime salate ai profondi sette mari.
    Così è la vita, e noi siamo tra la speranza e l'amore
    eterno.
    Noi siamo fra il giallo e il rosso,
    fra quel che tutti chiamano orizzonte
    e noi cocente amore.

    Poesia: Lasciar perdere i soldi 

    Vieni qui, che poi potrebbe essere troppo tardi.
    Avvicinati senza farti sentire dal mondo,
    che tanto lo sappiamo tutti che l'invidia sbircia da ogni angolo.
    Vieni da me, prendiamo un the con i biscotti,
    o una cioccolata calda con la panna.
    Ci abbracciamo senza nemmeno sfiorarci,
    ci addormentiamo stando seduti,
    abbandonando i sensi, 
    lasciando da parte i tormenti e le agonie.
    Non voglio che mi regali mazzi di fiori,
    gioielli, cioccolatini o chissà che altro...
    Vorrei solo il tuo tempo,
    vorrei sorridere mentre 
    fai le facce buffe, 
    mentre le tue dita si bruciacchiano 
    e le tue labbra si colorano amorevolmente.
    Non voglio nemmeno un euro,
    non azzardarti a dirmi che ho speso 
    troppi soldi per una serata romantica,
    che siccome non lavoro
    non posso permettermi nemmeno un dolce
    da condividere con te.
    Non dirlo, poi potrei piangere
    per tutta la notte.
    Non voglio niente,
    voglio solo fissarti mentre
    gli altri camminano per le strade al gelo,
    voglio perdermi tra i tuoi capelli neri,
    vorrei fiondarmi su quegli occhi tuoi,
    verde speranza,
    e rassicurarmi da sola,
    perdendo completamente la testa.
    Lo so che non mi ami,
    lo so che non mi conosci affatto,
    io so tutto di noi, di quel che non c'è,
    ma so quel che è nato nel mio cuore,
    e quel sentimento
    non può essere paragonato 
    nemmeno ad un milione 
    di euro.
    Io ti amo
    come questa cioccolata,
    ma i baci tuoi che sogno ogni notte,
    bruciano mille volte di più.
    Lascia perdere i soldi,
    ti amo a prescindere dal tuo nome
    o dalla tua bassezza,
    ti amo senza pretendere niente,
    perché ogni volta che il tuo cuore 
    è vicino al mio,
    è sempre festa,
    sempre.

    Saggio realistico:  A colloquio con l'anima

    Il silenzio ci unisce, come sempre. Mi siedo per terra, mi rilasso e chiudo gli occhi, e lei inizia a parlarmi con voce dolce ma sicura.
    -Beh, ti è successo di nuovo, non è vero?-
    L'anima, che continuamente si preoccupa per me, che si azzuffa con il mio povero cuore, che prende a calci e pugni il mio cervello e il mio stomaco ( ecco perché poi convivo giorno e notte con le fastidiosissime farfalle) inizia a parlarmi senza sosta.
    -Ecco, lo sapevo, più ti avverto e più ci ricaschi, come una pera!-
    Sento le lacrime che si fanno spazio, seguite da un leggero e piacevolissimo sorrisetto.
    -Non ridere, non c'è proprio niente da ridere-
    E poi sta in silenzio, come sempre. Si prende quei sei o sette secondi di pausa, aspetta il momento giusto e poi prosegue come se niente fosse.
    -Sei incorreggibile, sei sempre la solita, non c'è proprio nulla da fare. Più ti avverto e più riesci a commettere per l'ennesima volta gli stessi errori, intensificando emozioni e sentimenti. Sei una masochista, non c'è alcun dubbio-
    Sospiro e non posso far altro che darle ragione.
    -Sai che cosa ti succederà, non è vero?- Solleva la testa e guardo il soffitto con occhi lucidi.
    -Ora ricomincerà tutto da capo. Non dormirai, lo sognerai continuamente, perderai un sacco di chili e poi inizierai ad abbuffarti, avrai delle crisi di pianto immotivate, poi riderai come una pazza isterica, e tutto questo succederà solo nella tua mente, ma là fuori, nel mondo circostante che non fa altro che guardarti con gli occhi storti e giudicarti, tutto filerà liscio come l'olio, senza alcun sentimento. Soffrirai sola, per amore. Soffrirai come sempre. E come sempre, non verrai baciata, non verrai sorretta, non verrai presa in considerazione da quell'amore che ti tiene sveglia fino alle cinque del mattino. Come sempre finirai per avere il cuore in tumulto, odierai le feste, ti sentirai incredibilmente sola, penserai di essere uno sbaglio, ti sentirai persa, volteggerai mentre avrai le vertigini, volerai con la fantasia, vorrai cambiare città all'istante, vorrai sparire per sempre, ma non potrai, e questo ti ucciderà per sempre, lo sai non è vero?-
    E lo so. Certo che lo so, perché io non amo mai a vanvera, so bene che le mie scelte mi distruggono come se fossi fatta di polvere e cenere, so bene che i miei amori sono assurdi e impalpabili, che non c'è praticamente nulla di concreto, ma che ci posso fare?
    L'anima mi sente e mi risponde, perché lei non osa mai star zitta
    -Potresti lasciar perdere, lo sai. D'altronde lo fanno in tanti! Smettila di fare l'eroina in ogni situazione, smettila di ergerti su di un monte e di pronunciare quel nome come se non ne esistessero degli altri. Lui è lontano, lui è troppo per te. Non è possibile, smettila. Io non voglio vederti soffrire. Io sono la tua anima, insomma! Siamo inseparabili, se tu soffri, soffro anch'io. Mi prometti che lascerai perdere?-
    Ci penso un po' su. Sbuffo, poi prendo un cuscino e lo arrotolo come se fosse una caramella alla liquirizia, di quelle rotonde che se le fissi sembra quasi di osservare un quadro astratto o psichedelico. E so già la mia risposta.
    Mi alzo, chiudo la porta e sento la mia anima mentre parla da sola, a vanvera.
    -Sempre la solita. Mette sempre il cuore al primo posto, in ogni scelta. Abbi cura di te.
    Sorrido e abbraccio mentalmente il mio amore platonico.
    Non importa quanto possa fare male, è sempre meglio morire d'amore che morire di noia.

    Diario: 
     E tutto cambiò. Le stagioni si invertirono miracolosamente, i fiori fecero un passo indietro e si ritrovarono immersi in una spuma marina quasi agghiacciante, i monti abbracciarono i primi raggi di sole e le cime innevate si sciolsero, lacrimando in silenzio. Ogni cosa perse valore, il denaro sparì dalla circolazione, i pesci iniziarono a camminare sulla terra, gli insetti parlarono e i cani iniziarono a miagolare, come se il mondo avesse perso la testa. Tutto questo per cancellare il dolore della vita, l'amore che ormai non esisteva più. Tutto questo per disperazione e assurda nostalgia.

    Poesia: Dopotutto capii

    Mi sorgevano continui dubbi,
    volavo di casa in casa, 
    passeggiavo silenziosamente 
    fra sentieri di solitudine 
    e stradine di periferia.
    Mi sentivo combattuta,
    distrutta,
    stanca, amareggiata.
    Tutto ciò per cui avevo sempre lottato,
    e tutte le mie strane sensazioni,
    così come gli amori lontani,
    mi sembravano ombre del passato.
    Ora il freddo mi ghiacciava il cuore,
    ora mi sedevo su panchine lugubri 
    e mi abbandonavo all'aria invernale,
    come se volessi prenderla in sposa.
    Nessuno mi guardava, nessuno mi controllava,
    non avevo regole, non avevo orari,
    non avrei mai dovuto dare spiegazioni,
    eppure mancava qualcosa.
    Aspettavo un ritorno che 
    non volevo accettare,
    attendevo un amore
    che avevo creduto 
    di poter scordare,
    aspettavo l'impossibile,
    sapendo che stando a contatto con la natura,
    tutto sarebbe divenuto così semplice e naturale.
    Il gelo mi baciava il collo,
    eppure mancava qualcosa,
    mancava l'anima gemella
    che avrei dovuto trovare.
    Mancava la parte di me
    che non riuscivo a trovare,
    mancava la mia anima,
    la mia più grande soddisfazione.
    E allora capii che tutto quel lento vagare,
    era solo una lunghissima perdita di tempo, 
    e tutto quel tragico dolore,
    e quell'assurdo destino,
    erano solo un tremendo labirinto
    della mente.
    Uno scherzo,
    una stupida magia,
    una rara follia,
    un sadismo ben congegnato,
    un orrendo gioco
    con lieto fine.
    Capii 
    che le foglie che
    ballavano attorno al mio corpo
    altro non erano che
    i tuoi semplici baci

    Poesia: Uggiosa malinconia

    ...come quando vorresti dormire
    e invece ti ritrovi a piangere 
    e a sguazzare in un mare di immensi ricordi.
    Come quando vorresti accendere un piccolo 
    falò, al centro della terra,
    ma le mani tremano,
    e le guance bagnate non fanno altro che
    ricordarti che il cielo 
    piangerà sempre con te.
    Il cuore si scalda
    anche senza il fuoco,
    ma l'anima è grigia e satura di 
    ghiaccio. 
    L'amore ti perdona,
    ma l'odio uccide perfino 
    il mare che ti osserva da lontano.
    Uggiosa malinconia,
    impalpabile ma costante,
    come un amaro segreto.

    Poesia: Incanto

    Incanto è il nome che attribuisco agli occhi tuoi,
    mentre mi trapassi l'anima 
    senza mai uccidere il mio piccolo cuore.
    Cosa sarebbe questo vasto cielo notturno,
    senza l'aroma delle tue bellissime frasi incantate?
    Paragono le tue mani ai petali delicati di una rosa
    senza spine, e paragono la tua candida pelle
    ad una timida magnolia che
    si nasconde sotto le sembianze di un raro 
    biancospino.
    Nel bel mezzo di un mare in tempesta,
    dove le navi rischiano di urtarsi
    l'una con l'altra,
    arriva la tua voce, come per incanto,
    a portare pace e gioia, a portare allegria e frivolezza.
    La tua risata incantevole e d'oltremondo 
    mi arriva da lontano, come se tu fossi un incantevole alieno.
    Incantata dai tuoi sguardi che bruciano d'amore,
    mi assopisco, sorridendo alla luna,
    che assomiglia all'incanto dei mesmerici occhi tuoi.


     


    Numero di Pagine: 59
    Storia Collegata:


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