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  • L'infinita vanità del tutto


    GLB
    • Editore non Presente sul WD: Controluna Formato/i: Cartaceo

    L'infinita vanità del tutto è la mia prima silloge poetica, uscita per Controluna edizioni. Il titolo del libro si rifà ad una poesia di Giacomo Leopardi appartenente al ciclo di Aspasia, "A se stesso".

    In una poesia mi chiedo quale funzione possa avere la poesia oggi, riprendendo una considerazione dell'ultimo Montale esprimo la lontananza dai tempi del luziano "Vola alta parola".

    Siamo abituati ad altre forme di comunicazione, si guarda alla poesia con sdegno, imbarazzo, e non ci sembra adatta allo scopo della letteratura della nostra epoca: semplificare il reale e complesso riducendolo a banalità.

    Come ricorda la poetessa polacca Szymborska, solo il 5% di chi legge rivolge la propria attenzione alla poesia. 

    Leopardi sosteneva che fossero più gli scrittori dei lettori. 

    Anche se le funzioni tradizionali della poesia (sociale e di introspezione) sembrano essere messe in dubbio, nego il leitmotiv della morte della poesia, che è frutto dell'originalità umana. Infatti attraverso di essa l'uomo cerca da sempre di rappresentare la propria identità, il suo modo di pensare e vivere, di cogliere la bellezza (oppure la vanità) dell'universo.

     

    Preferisco presentare il libro con le parole di alcune persone che lo hanno letto: 

     

    “Gianluca è un ragazzo controcorrente che ha scelto di comunicare attraverso uno strumento oggi desueto come la poesia la sua percezione del mondo.
    Nella sua raccolta affronta temi disparati che vanno dagli affetti familiari al ruolo del poeta nella realtà contemporanea, da questioni esistenziali al rapporto con la natura e molto altro ancora. Nei componimenti emerge la vasta cultura di Gianluca e il suo debito nei confronti della letteratura classica.” Valentina Lupi 

     

    Di seguito la recensione del poeta Manrico Murzi, scritta in forma epistolare: 

     Caro Gianluca,

      Comincio a star meglio, a poter restare seduto alla scrivania. 
    Ho letto con attenzione il tuo "Linfinita vanità del tutto". Nella prefazione ti chiedi quale sia il compito del poeta, in quest'epoca. 
    La risposta che dai è un poco quella che espresse Montale, il quale  è stato un poeta con il cuore sovrastato dal raziocinio, tanto che i suoi ultimi scritti erano oramai prosa corrente.  
    Ad ogni modo il poeta non ha compiti da svolgere, ma deve soltanto riportare da bravo artigiano di scrittura le parole che aggallano dal suo buzzo, parole dettate da un misterioso personaggio che gli parla dentro: fenomeno che ancora succede e che succederà fino a che c'è un essere umano che vive, con particolari capacità, con una struttura che lo rende strumento capace di captare i messaggi inviati dal divino. Un uomo finito e mortale riesce a mettere su carta un prodotto immortale, semplicemente perché il messaggio viene dallo Spirito, appunto immortale e infinito.
    Dice Dante nel suo Purgatorio (XXIV, 52-54):

    ............. I' mi son un che, quando
    amor mi spira, noto, ed a quel modo
    ch'ei ditta dentro vo significando.

    La poesia vola ancora alto e dice bene la Szymborska: scrivere per se stesso e pochi altri, senza preoccuparsi di chi ascolta o non ascolta.
    Le figure poetiche ancora appaiono, ancora sono generose di messaggi e pensiero. Lo dici tu stesso in "Al prete", lo evochi in "Poeti" e altrove.
    Esponi una preoccupazione socio-politica che salta fuori dalla tua interiorità, spesso con buoni risultati come in "Quando la morte avrà tracciato il suo solco o in "La città eterna è crollata". E riesci bene quando esprimi sentimenti, ma non se snoccioli emozioni. 
    Il tuo pessimismo: "A causa del dolore che provo" ne è l'espressione più forte, con isolamento e depressione. In "A Veronica" sono gli elementi che ti caratterizzano; sbalzo di umore ben espresso, torri di sogno e macerie. 
    Efficaci le tue composizioni brevi, spesso epigrammi, come "manicomio" e "storiografia". Il pessimismo, che sfiora anche i sentimenti amorosi; la Veronica è presenza importante, intarsiata in una visione più ampia, la quale contiene anche il moto e il corso della storia (oggetto della tua attenzione), e il cammino dell'Uomo.
    Continua!, e cerca di creare musica, veicolo necessario della poesia.
    Ti saluto e spero di incontrarti presto. 
    Come va lo studio? Penso bene. Buone cose, 
    Manrico Murzi


    Isbn: 97888857916
    Numero di Pagine: 136
    Storia Collegata:


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