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  • LA SPOON RIVER DEI MIGRANTI


    frantoio
    • Editore non Presente sul WD: zona contemporanea Formato/i: Cartaceo

    C'è un villaggio distrutto dalle bombe di una guerra senza nome uguale a ogni altra guerra. Un villaggio da cui molti non sono riusciti a scappare. Non è andata meglio a chi ha tentato la via del mare, "tutti annegati in una traversata di piacere". 
    Salvatore Romano reinterpreta in chiave personale il celebre capolavoro di Edgar Lee Masters per denunciare la tragedia più cogente e diffusa dei nostri tempi: la migrazione senza speranza di milioni di esseri umani in fuga dalla violenza e dalla povertà, con chiari riferimenti alla difficile situazione italiana ( "la pacchia è finita"). 
    Romano fotografa gli ultimi momenti di vita o raccoglie gli ultimi pensieri delle vittime, rendendole quasi riconoscibili ai nostri occhi: madri e bambini si rivolgono litanie dolci e dolorose, gli uomini piangono la propria sorte. Protesi verso di noi - a volte rabbiosi, a volte rassegnati -impongono il loro grido alla nostra spesso sfuggente coscienza. 


    Isbn: 9788864388595
    Numero di Pagine: 80
    Storia Collegata:


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    Commenti raccomandati

    LAPIDE DI ISMAEL, suicida


    Adeela è senza corpo. Solo una testa con gli occhi sbarrati
    [e fissi nel terrore.
    Nessuna guerra mi ha ucciso ma il dolore di un amore.
    Penzolo ancora in una pena d’inferno.
    Avanti che i corvi mi mangiassero gli occhi
    ho visto, per l’ultima volta
    il sorriso di Adeela.
    Allah, prima di punirmi, ha lasciato che vivessi l’immagine
    di qualche giorno addietro.
    Penzolo ancora
    anche se mi han tolto il cappio dal collo e disteso nella fossa.
    Penzolo e piango anche se non ho più gli occhi.

    • Grazie 1

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    LAPIDE DI FAIZA

     

    A te
    che te ne stai sdraiato in spiaggia a godere di un meritato
    [riposo
    affido il mio pensiero, da qui
    sdraiata sul fondo del mare
    attaccata e corrosa
    da mille morsi di mille pesci
    presa a calci dalle onde dei fondali
    e in balìa del fango e del buio
    a soffrire una meritata punizione.
    Me ne dovevo stare tra le bombe e le macerie
    e avrei evitato di disturbarti dalle pagine di un giornale
    dove, tra un trafiletto e l’altro
    qualcuno ha appuntato la mia morte.
    Abbi pietà, o gentile lettore
    della mia arroganza e della mia speranza:
    fossi rimasta a casa mia
    almeno sarei morta e confusa ai detriti e al fango autoctono
    e non avrei inquinato questo tratto di mare.
    Sono morta d’agosto, abbronzata nel gommone.

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    SCHEGGIA DELLA BOMBA INTELLIGENTE
    (dimenticata tra le lapidi e gli epigrammi)

     

    Mi staccai da un corpo che più stupido non si può
    [immaginare.
    Roteai, impazzita, sibilando per gridare il mio disappunto
    ma in quel bailamme di bagliori e rumori nessuno ascoltò
    [la mia voce
    e mi ritrovai a recidere la gola di Musad.
    Giaccio tra pietre insanguinate e scorie di morte.

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    LAPIDE DI KHALIL

     

    Badriya e il suo dolce viso
    si sciolsero nell’acqua.
    Non sapevo nuotare ma nuotai lo stesso.
    E la morte mi schermì
    col suo togliermi la vita.
    Maledetta sia la vita velata dalla morte.
    Maledetti siano gli scafisti senza denti.
     

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    LAPIDE DI NAJEEB, laureato in letteratura italiana

    – Sempre caro mi fu quest’ermo colle –
    Così leggevo
    seduto su di un dondolo in veranda
    guardando le colline che mi erano davanti
    prima che la guerra innamorata
    venisse a baciare le nostre labbra
    assetate di schegge e boati
    e, ammaliato
    proseguivo nell’incanto di questi ed altri versi.
    I monti
    il mare, le isole
    Venezia, Roma
    Napoli, Palermo
    e la incantevole Firenze: l’anima mia respirava tutto questo
    [splendore
    e teneva fuori il chiasso delle bombe e i lamenti dei soldati.
    Così partii per la mia Patria adottiva:
    il deserto, la prigionia e infine
    l’imbarco su di un gommone lacerato dalla vecchiaia.
    Italia.
    Italia mia.
    Patria dolente e mai raggiunta.
    Italia.
    Italia lontana, sempre più lontana
    tanto che mentre affondavo
    affondava con me la civiltà, il rinascimento
    e tutti i pregiudizi delle pance satolle.
    Italia.
    Italia mia
    morto a pochi passi da te
    e dal sogno di un poeta.
    Caddi nell’onda
    tempestato e schiaffeggiato dai flutti.
    Trafitto dallo sputo di uno scafista
    umiliato dall’indifferenza di una nave
    che, poco lontano
    osservava il lento miagolio di un gommone
    speronato da un’onda assassina.

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    Una recensione di Giorgio Linguaglossa.

     

    Leggendo tanta poesia encomiastica di oggi mi assilla il dubbio che un eccesso di profumazione, un sovrappiù di lucidatura del pavimento, delle suppellettili, dell’argenteria e degli stivali di pelle non comporti anche il sospetto, in chi osserva dal di fuori, che dentro l’appartamento profumato e lindo con deodorante da supermarket non si nasconda, in qualche armadio, il cadavere messo sotto naftalina di qualcuno di famiglia. Insomma, se questo eccesso di deodorante non serva che a nascondere il lezzo ingombrante e intollerabile di un cadavere. E allora mi viene voglia di indagare oltre la cortina di nebbia profumata di deodorante, al di là delle lucidature dell’argenteria per scoprire l’innominabile cadavere che si cela da qualche parte, nascosto in qualche latèbra del soggiorno di casa. Allora, frugo negli armadi, nelle dispense, nei cassetti delle credenze, e infine apro le finestre perché voglio far entrare un po’ di aria fresca... mi viene il sospetto che tutta quella modanatura, quella lucidatura, quella profumazione altro non sia che Kitsch. Ottimo, metallico, rassicurante Kitsch. Invece il tuo libretto emana aria di casa, aria di campagna, di piccola città di provincia, ci trovo un sentimento vero, verace, terragno di una esistenza storica, una sorta di «ballata» che va nel «tempo a ritroso». Anche la confezione della plaquette è elegante e terragna insieme, con quel cartone di pacco postale che è l'involucro del libretto semi nascosto all'interno, come una perla o una pietra preziosa... (Giorgio Linguaglossa)

     

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