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  • La vita di Ellie Dobner


    Roberta canu
    • Formato/i: Cartaceo, Ebook

    Seguito de 'La vita segreta di Ellie Dobner'

     

    Sono così felice. Finalmente ho pubblicato il mio primo romanzo. Il mio maritino non mi ha più cercata, non vuole condividere nemmeno il cane con me. Si, ho preso un piccolo chihuhua così dolce e carino da far perdere la testa a Paris Hilton. Lui è molto meglio del mio perduto maritino. La mia famiglia, nonostante siano passati tre anni, è sempre disastrata. Mia sorella ha un fidanzato che si chiama Nicky, mia mamma ha trovato lavoro presso una botique di moda e mio padre continua a far tardi tutte le sere. Dice di sentirsi strano, impotente, e allora beve per dimenticare, per buttarsi alle spalle il dolore. Anche i medici hanno un cuore, che strano, io mica lo sapevo questo. A volte tengo aggiornato il mio blog, il diario dei segreti. Sapete benissimo quanto la mia vita sia ormai pubblica, ho scritto uno dei romanzi più in degli ultimi tempi, in stile Sophie Kinsella. Il dolore che provavo prima ora si sta dissipando, sia grazie all'eroina sia grazie ai libri che mi fanno sempre compagnia. Il mio scrittore preferito è Stephen King, non so se qualcuno di voi lo conosce, lui ha scritte opere fantastiche come Il miglio Verde e Carrie. Ma questi sono solo alcuni tra i tantissimi romanzi da lui sfornati. Io per ora ne ho scritto solo uno ma me lo tengo stretto. Il mio libro è di genere drammatico, l'ho inviato a diverse case editrici e sono in attesa di una risposta. Speriamo che Dio me la mandi buona! Il mio cagnolino ha sete, vado a prendergli l'acqua, voi miraccomando rimanete con me.

    Capitolo due:

    Vi siete mai chiesti come mai le eroinomani siano sempre così tanto fighe e bellissime? Perchè la droga da' assuefazione, ti logora dentro, fuori e nell'animo ma il trucco non te lo può togliere nessuno. Sono alla stazione, mi devo incontrare con Stella, la mia ex migliore amica. Eccola che arriva tutta trafelata e con il bambino che già cammina da solo.
    Mi sono truccata con solo l'eyeliner e un poco di lucidalabbra, giusto per essere semplicissima, d'altronde non mi devo vedere con un ragazzo ma con quella che l'ultima volta ho definito quasi stronzetta per il modo in cui mi aveva piantata in asso.
    Stella arriva e si sistema meglio la camicetta, il bambino mangia un cono gelato e io ho al guinzaglio il mio Chycchy, il cane che ho adottato da tre mesi.
    Mi guardo nello specchio e non mi trovo affatto male. Non sono mai banale con me stessa, lo faccio apposta. La droga mi da' il piacere di sentirmi bella e libera, e poi anche se non sono americana mi fa' sentire dannatamente figa. Sono inglese, e le mie discendenze sno quasi nobili, se non fosse per mia sorella che ha rovinato tutto, quella stronzetta da quattro soldi.
    Stella si avvicina e mi porge la mano.
    -Ciao Ellie,- mi dice, con un sorriso da gatta siamese.
    -Ciao- rispondo continuando a sistemarmi per bene.
    Saluto il bambino, d'altronde lui non c'entra assolutamente nulla, e andiamo dentro il bar  a prendere qualcosina.
    Io vorrei soltanto potermi fare una pera e la stazione mi sembra il posto giusto, il tipo di bar adatto per gente come me. Sento la musica dei Placebo, è il pezzo giusto. Parte jesus son e io non ci sono più con la testa, tutto gira e ruota attorno a me. Stella prende un caffè ma io non voglio assolutamente nulla. Mi muovo, il piede si contorce nella Converse viola, e i placebo sono già lontani chilometri da me, eppure li sento così maledettamente vicini. 
    -Non prendi nulla Elllie?- vorrei prendere il mondo, mi vien da rispondere, ma poi la cameriera che conosciamo bene ( un'altra stronza quanto mia sorella e bionda allo stesso fintissimo modo) cerca di corrompermi mentre Brian Molko canta le ultime strofe di jesus'son. 
    -Prendo un succo di frutta all'albicocca, io sono diventata quasi astemia anche se nessuna di voi credo lo sappia- mi viene quasi da ridere, eroinomane ma astemia. Non bevo ma mi facco certe pere che non finiscono più.
    -Ok, allora porto un succo, e per Stella?-
    Lei rimugina un poco su quelle parole e poi molto stancamente se ne esce con una frase di merda, delle sue solite
    -Prendo il vino-
    Il vino lo bevevo io tempo fa, assieme alla droga meno potente in circolazione, l'LSD, gli acidi. Quando ci sparavamo un acido per andare in orbita riuscivamo sempre a creare la situazione giusta per sballarci, un po' come i ragazzi dello zoo di Berlino. Christiane F era veramente una figa assurda, lei corrompeva il mondo e la sua famiglia e tutti gli stavano dietro e meritava l'attenzione del mondo.
    Il bambino prende un milkshake al lampone.
    Che cucciolo tenero, chissà se anche io un giorno avrò dei bambini così belli. Per ora ho il cane.
    Stella mi chiede se tutto è a posto, se mi trovo bene nella mia nuova casa, con il cagnolino e sola senza marito.
    Mai stata meglio, le rispondo e lei sorride, anzi ride proprio di gusto.
    -Io sono single anche se mi sono lasciata da poco con un ragazzo russo, di kiev. Incomprensioni letterarie ed elettive- mi dice, come se fosse del tutto naturale lasciare un bell'imbusto del genere. L'avevo visto solo una volta, a casa di Stella, ma mi era bastata per farmi un'idea di come potessero essere le loro notti: bollenti.
    -Come mai vi siete lasciati?- le chiedo, ammiccando dolcemente su quel fattaccio tanto triste.
    -Perché non capivo la sua lingua te l'ho detto, anche se era bellissimo non riuscivamo a comprenderci, eravamo su due linee opposte, proprio agli antipodi ti dico-
    Finalmente arrivano le bibite, il bambino non si sa per quale motivo inizia a piangere e guardarmi come se avesse visto una strega. Sono così brutta?
    Stella ride. Beviamo per dimenticare. Io vorrei solo farmi la mia dose.

    Capitolo tre:

    Andiamo via dal locale che sono quasi le quattro del pomeriggio. Il cane ha fame e il bambino ha una gran voglia di farsi una pennichella. Io voglio solo tornare a casa. Dico a Stella che ho le mie cose e che devo ritornare perché altrimenti macchierei i pantaloni di rosso e lei capisce al volo che è meglio interrompere la comunicazione.
    Ci salutiamo alla bell'emeglio e volo via verso la mia cara casina, certo non è la reggia di un principe ma io ne vado più che fiera. Non vi ho detto di aver vinto al superenalotto negli ultimi tre mesi e quindi di essermi permessa questo e altro, compreso un viaggio a Ibiza  e in America, la stella di Hollyood. Mi sento una star, una donna fatta e finita.
    Apro la porta e mi investe subito l'odore dei fiori messi sul davanzale della cucina, sono rose fresche ( precisamente del giardino della vicina, zia Nath) di colore rosso. Rosso passione, peccato che siano passati più di tre mesi dall'ultima volta che ho avuto a che fare con un uomo. 
    Mi fiondo in camera da letto, apro la busta dei croccantini e ne verso un bel po' nella ciotola. Il cagnolino mi imita e si getta di peso vicino al letto, trangugiando il tutto con voracità estrema.
    Rido e lo accarezzo sulla fronte fresca. Lui è la mia salvezza, è come un figlio per me e guai a chi me lo tocca! Apro la borsa e tolgo fuori il cucchiaino, il limone, il laccio emostatico e la siringa.
    Mi preparo per la dose. 
    Sono felice come una bambina a cui è stata regalata una caramella dalla zia. Metto il laccio ben stretto su per il braccio, mi faccio avvolgere dalla sensazione che precede il tutto, ovvero la trasgressione, poi arriverà l'agitazione e l'euforia. Prendo il cucchiaino e metto il limone sopra, bevo tutto d'un sorso, poi inizio ad infilarmi l'ago in vena, e mentre l'eroina entra in azione apro e chiudo il pugno per la circolazione sanguigna. Il mio cagnolino mangiucchia tranquillo mentre non sa che la sua padrona è una drogata estrema.
    Stella non immagina minimamente che continuo a farmi le pere, l'ultima volta sono quasi morta a causa dell'insistenza con cui ho provato a drogarmi, sono svenuta per una mezz'ora e sono rinvenuta solo grazie a Chucchy che mi ha leccato la faccia facendo da pompiere alla situazione tragica. La droga inizia a fare effetto, le allucinazioni iniziano a farsi sentire e mi sento fuori dal mondo, onnipotente e sacra. Mi gira tutta la stanza, sono finalmente in orbita. Mi butto sul letto e mi massaggio le tempie. Ora sono in paradiso. 

    Capitolo quattro

    Mi sveglio dal torpore in cui sono caduta. Che sonno! Che ore saranno? Guardo il telefono e mi rendo conto di aver perso cinque chiamate di Stella.
    Stella Vagner.
    La mia ex amica che ora mi cerca continuamente. Pensavo di averle fatto capire che dopo la bevuta dell'altra sera io non volevo avere più nulla a che fare con lei, che come è vero che il cibo è sacro e che se ci manca sono cazzi amari, altrettanto vero è che se mi manca la droga e il posto i cui drogarmi io sclero di brutto.
    Provo a richiamarla ma sento solo silenzio dall'altro capo del telefono.
    Dududududu. Poi finalmente qualcosa.
    -Hey Ellie, ciao, ma dov'eri finita? Non dirmi che hai ripreso con i tuou brutti vizi!!- 
    -No no dimmi pure cara- Cara un corno, io mi prendo i vizi che piacciono a me, non i tuoi.
    - Stavo dormendo-
    -Vuoi venire a cena da me domani?-
    Sono nella merda più totale. Come faccio?
    Ci sarà un bagno agibile dove posso farmi almeno per un po'?
    Le rispondo al volo
    -Non mi sento ancora bene stellina, va bene se facciamo per un'altra volta? Non te la prendi vero?
    -Ma certo che no, l'importante è che tu sia finalmente bene. è da tanto tempo, dai periodi della scuola che vorrei sentire che stai bene, che è tutto ok. Vorrei il meglio per te, Ellie-
    -grazie, davvero-
    Il meglio per me? io non so davvero cosa sia. Io conosco il mondo ottuso, chiuso, fatto solo di droga e dinamite per il mio corpo. Conosco l'autolesionismo ben nei dettagli, l'aroma della morte fresca, il tentato suicidio, conosco il dolore alla perfezione, ma nessuno se nè mai preoccupato.
    Chiudo la conversazione e mi fiondo tra le coperte. Dormo fino all'alba, finché il dolore dell'amore che provo dentro non si trasforma nuovamente in odio per me stessa. 
    Allora prendo l'occorrente e mi faccio una pera, non tanto grande, ma nemmeno piccola. Mi accendo anche una sigaretta e mi sento un po' come Courtney Love senza il suo Kurt. La pera di adesso mi fa' sentire proprio donna, prendo lo specchio e guardo il mio riflesso, i miei capelli castani, le ciocche colorate di fucsia, l'anellino al naso, i nei che mi contraddistinguono fin da bambina. Mi guardo ma vedo solo una cosa stampata sul volto: mancanza d'amore.

    Capitolo cinque:

    L'amore mi manca per davvero, non posso negarlo. Sono molto sentimentale, anche se mi drogo questo non significa che io non sappia cosa sia davvero la parola amore, anzi! Al liceo ebbi anche quella fantastica esperienza lesbo con Stella, durata poco ma comunque esistita per davvero. Gli uomini mi piacciono sempre ma le donne sono più morbide, più malleabili, le donne le puoi far divertire con poco invece con gli uomini nemmeno gesù cristo è capace a cavargli un sorriso ogni tanto. Sono noiosi e spesso presuntuosi, vogliono averla vinta sempre loro e basta. Mi manca l'amore vero.
    Esco in giardino con la speranza di incontrare un bell'imbusto, come l'ex russo della mia cara Stella, ma l'unica cosa che vedo sono i rovi.
    Mi viene quasi da ridere, poi un ragazzo sul serio si avvicina a me, come d'incanto. è il vicino.
    non pensavo di avere un compagno di giochi così figo e sexy.
    Mi si avvicina per chidermi una sigaretta. No tesoro, scusa, magari se mi chiedi una pera posso anche accontentarti, ma per quello non posso farci nulla. Non sono una tabaccaia.
    Ride e mostra una fila di denti regolari.
    Bellissimo. 
    Lo faccio entrare dentro casa, e subito l'atmosfera si alza, cambia.
    Lascio da parte la droga e mi fiondo su di lui, lo bacio e lo strattono e in un attimo siamo nel letto, catapultati come due veri amanti.
    Dopo aver finito di fare all'amore ci vestiamo e senza dire una parola lui va'a  farsi al doccia mentre io rimango con il viso rivolto verso il soffitto, ancora piena d'amore. Ora la droga non mi interessa. Quindi è proprio vero, la droga è un ripensamento, un buco che serve a colmare il vuoto, una zona erogena della  mente che ti dice: fallo ancora, altrimenti sarai troppo debole.
    Io sono Ellie Dobner cazzo, non sono debole, sono una tipa con le palle. 
    Il ragazzo, che poi si chiama James, mi da' un bacio casto sulle spalle e va' via, lasciandomi sei sterline sul mobiletto del bagno. 
    MI HA SCAMBIATA PER UNA PUTTANA!
    Decido allora solo una cosa: la droga è l'unica cosa che mi salverà la vita dagli uomini. Tutto il resto è soltanto noia e basta. La droga è la mia migliore amica, lei almeno non mi distrugge moralmente e mi rende sempre più figa. 
    Come può avermi scambiata per una prostituta?? Non oso immaginare lo scandalo se lo venisse a sapere mio padre, l'uomo che tiene molto più a se stesso di quanto non tenga a me.
    Il medico che tutte le star di Hollywood vorrebbero e che non è mai riuscito nemmeno a curarmi un dente del giudizio. Un uomo che mi ha fatto odiare tutti gli altri. 
    Indispettita mi rigiro nel letto. Che giornata di merda!!!
    Il cagnolino mi si mette vicino, che tenero... lui si che mi ama. E se dovessi morire per un'overdose chi baderebbe a lui? Stella ha il bambino e quindi non avrebbe tempo, il boss che  è appena andato via non ci tiene quanto ci tengo io e la mia famiglia se ne sbatte altamente degli animali, Ah beh c'è già un'oca in famiglia, ovvero mia sorella.
    Patetica la vita eh?

    Capitolo sesto:

    Mia sorella, si parliamo di lei, lei che non sbaglia mai ed è sempre perfettamente in orario su tutto. Lei da bambina mi buttava via i miei vestiti solo perché non erano provocanti come i suoi, mi denigrava davanti ai parenti dicendo che ero brutta solo perchè lei aveva le cosce lunghissime e partecipava ai concorsi di moda, solo che lei ora è una vera troia e io invece no.
    Ma ha la  fortuna di trovare sempre ragazzi seri che non le fanno fare mai figure di merda, no perchè lei è la supersexy dotata Clara, lei è la bona della situazione quella che non deve chiedere mai perché paparino è dalla sua parte e le concede tutto quello che vuole. 
    Mia sorella è una tragedia.
    Mi faccio una camomilla per stendere i nervi e ripenso all'invito di Stella, ora sarei dovuta essere a casa sua per la cena, che palle, con tutti quei suoi parenti che vogliono sapere tutto di te. Salve mi chiamo Ellie Dobner e sono drogata!! Mi faccio praticamente ogni giorno e se sono ancora viva è soltanto perchè Dio non vuole drogati con sè, sai che palle parlare della propria vita quando non si ha nulla da dire! 
    Mia sorella crede di essere L'arcangelo Gabriele in persona, la perfezion assoluta, pensa che ttuti dobbiamo pendere dalle sue labbra, ma questo ovviamente l'ha ereditato da nostra madre, mentre mio padre in certe cose è più simile  a me. Noi siamo per la tranquillità, loro invece danno libero sfogo alle chiacchiere e ai gossip. Sono due vere oche da palcoscenico e starnazzano tutto il dì. Io sono completamente diversa, amo la scrittura, amo leggere, amo la letteratura, non mi piace prendere in giro gli altri e nonostante soffra di disturbi legati alla droga non ho mai rotto l'anima a nessuno. Prendo in mano il mio romanzo, è davvero carino. Spero che la Mondadori lo possa pubblicare, ma mi va bene anche qualsiasi altra casa editrice, l'importante è che mi faccia diventare qualcuno. Sbatterei in faccia il libro  a mio padre, quel cazzuto che non è mai riuscito a guardarmi in faccia e abbracciarmi per un motivo valido. Lui che non ha mai visto niente di buono in me, lui che vede solo il bisturi di fronte alla sua faccia  e le infermiere accanto alle sue spalle. E mia madre? Non ha mai letto nulla in vita sua, e nemmeno mia sorella, quella al massimo legge le controindicazioni della pillola ma a quanto a cultura la batto dieci a zero. Io sono la pecora bianca della famiglia, ma loro mi vedono nera come la pece. Il mio romanzo avrà i suoi frutti, ne sono sicura. Lo appoggio sul comodino, lo stesso dove c'è un bel bicchierone d'acqua, infatti ne bevo un sorso e mi lascio andare ai pensieri, senza farmi travolgere. Tra poco arriverà l'estate e me andrò al mare tutti i giorni. Figo no?
    Potrei trovare un ragazzino carino con cui trascorrere gran parte della mia vita, ma non uno come il russo, no, quelli si stancano subito e vogliono sempre altro, quelli se li lasci fare sono buoni solo a infilarti le mani nelle mutande e metterti incinta in due giorni. Io voglio qualcuno serio, non uno qualsiasi.
    Apro la porta della cucina, ho fame!

    Capitolo sette

    Mi faccio un panino con la mortadella, non sarà un pranzo completo ma almeno mi fa' stare bene. La pancia mi brontola troppo, non posso più aspettare. Lo addento come se fossi un leoncino che non mangia da mesi. Gnam. è buonissimo, ne volete un pezzo per caso? Io condivido tutto con i miei fans, si, vi considero i miei amici, miei fans. Mi seguite da tre anni, perciò siete diventati la mia famiglia. Il sandwich è buonissimo, l'ho già finito e ci ho messo solo tre minuti. Sono un lampo di genio. Mi squilla il citofono. Vado a vedere dalla finestra ed è Stella con il bambino. Ancora?! Ma perchè mi cerca come se l'unica persona al mondo fossi io? Non apro, decido di lasciar perdere. Preferisco guardare un film alla tv, decido di mettere Venerdì 13 in dvd. La pellicola parte e mi immergo nel divano, mi lascio andare e siccome i film dell'orrore non mi spaventano affatto è tutto magnifico e assolutamente rilassante. Mi viene quasi voglia di dormire proprio nel momento in cui Jason prende il machete e arriva a Christal Lake, ma poi opto per un risveglio improvviso, talmente strano che Chuchy si spaventa più per me che non per il film. Lo calmo, d'altronde il suo cuore è deboluccio, gli hanno riscontrato una malattia al miocardio e deve stare sempre tranquillo. Povero amore mio! il film finisce in un ora e mezza, era bellissimo con tutto quel sangue. Amo i film horror, sopratutto perché sono un po' come la droga: fanno male alla vista ma poi le emozioni sono super, anzi direi stupefacenti. Mi appisolo un po', spero tanto che il campanello non suoni di nuovo! Ormai ho paura del fatto che Stella possa apiccicarsi a me come la colla, mi sta sempre addosso e non so perchè. Mi addormento con il mio cagnolino tra le braccia e mi sento a posto, come se nulla possa farmi del male. Auguri a tutti e buonanotte.

    Capitolo otto

    Il risveglio è sempre la parte più odiosa del sonno, quello stato tra la veglia e il ristoro dei sensi, sei come al capolinea. è una sensazione orrenda perché vorresti continuare a dormire ma il tuo corpo ti chiede di alzarti e farti una bella doccia. Lascio cadere i vestiti per terra e apro il rubinetto, lasciando che l'acqua scorra sul mio corpo, comprese le mie braccia livide e bucate. Che strana la droga, non ti lascia effetti collaterali di giorno o di notte ma appena ti guardi sul serio vedi una ragazza triste con i segni sul suo corpo quasi emaciato. La droga dei poveri, perchè io mica sono ricca. Mi friziono bene i capelli con l'asciugamano rosa che mi aveva regalato Stella per il mio compleanno al liceo e penso all'estate, agli ombrelloni, alle creme solari, penso alla spiaggia in cui potrò portare il mio cagnolino e farlo correre ovunque mentre io flirto un po' con un ragazzo come si deve, sempre se n'è rimasto qualcuno. Esco dal bagno e controllo il telefono, nessuna chiamata. Guardo il cielo, grazie a Dio!! Io ci credo in Dio, andavo sempre in chiesa e spesso recito anche il rosario, non perché sia bigotta ma perchè voglio proteggermi dal male che è sempre in agguato. Disse qualcuno: il diavolo picchia la moglie. Ed è vero, perché ogni orrore che vediamo nel  mondo è colpa del demonio, perciò dobbiamo difenderci e stargli alla larga. La droga invece è la mia compagna di giochi, non è malefica come il diavolo, non ti dice ucciditi e poi verrai all'inferno con me, ti dice:- usami, e poi scoprirari le gioie del paradiso. Il paradiso che si innesta nella mente, perché è vero che tutto succede sempre per un caso specifico. Come lo scrittore ha bisogno di scrivere, così il drogato ha bisogno della sua dose per sentirsi vivo, ed io ho bisogno di entrambe le cose. Scrivo e mi drogo per vivere. Tra poco andrò a farmi una bella passeggiata al parco con il chucchy, almeno mi distrarrò un po'. 

    Capitolo nove

    Arriviamo al parco che sono le dieci e mezza del mattino, meno male mi sono svegliata prima oggi! Chucchy è contento e saltella ovunque come un bambino appena nato che sgambetta. 
    -Caro chucchy- gli dico, e gli parlo con il cuore, come se fosse una persona.
    Lui mi guarda con la linguetta a penzoloni e sembra voglia sorridermi.
    Mi siedo su una panchina e inizio a leggere Cujo di Stephen King, il libro in cui un cane bravo all'improvviso diventa idrofobo a causa della rabbia. Dev'essere un romanzo stupendo! 
    Chucchy è ai miei piedi, giocherella con una pallina che gli ho lasciato.
    All'improvviso si avvicina un ragazzo.
    -Hai da accendere per favore?- oh ma tutti sono convinti che io fumi! Mi drogo, non fumo gli vorrei dire, ma lascio stare.
    -No mi spiace- e mi rigiro a leggere il romanzo.
    - Ah ok, carino il tuo cane-
    - grazie, tu vedo che non ne hai nemmeno uno. Non ti piacciono gli animali?-
    -Si, è solo che non ho lo spazio a casa, perciò preferisco farli vivere bene-
    Mi sembra più che giusto. Questo tizio ragiona bene.
    -Sei inglese?- mi chiede
    -Si, e tu?-
    -si anche io, di Oxford-
    Lo guardo, è molto carino. Ha gli occhi di un azzurro cielo, più bello di oggi, e poi ha le labbra molto carnose e morbidissime. Chissà come sarebbe un bacio con lui? DOC. sarebbe la fine del mondo per me e l'inizio di una nuova avventura.
    Si avvicina per accarezzare Chucchy e il mio cagnolino non evita il suo contatto, anzi sembra compiaciuto. 
    -Il tuo cagnolino è molto bello, e poi è bravo. Non mi ha morso. Tutti i cani che incontro cercano di azzannarmi lo sai?-
    Immagino la scena  mi viene da ridere.
    -No non lo sapevo ahahhaaha- 
    Mi guarda serio.
    -Ti fa' ridere?-
    -Si-
    Mi guarda sorpreso, poi si siede vicino a me e osserva il libro.
    -no non mi dire, anche io amo stephen king, vuoi venire in biblioteca con me?-
    Che faccio, lo seguo o no? Io lo seguo di sicuro.
    -Ok, vengo con piacere-
    Abbandoniamo il parco e senza nemmeno rendermene conto mi ha preso la mano. Che culo!!

    Capitolo dieci

    La biblioteca di Oxford è un miscuglio di mobili antichi e nuovi, è talmente grande che ti puoi perdere, solo che ha un piccolo particolare negativo. Tanti anni fa', proprio come accadde in American Horror Story, fu teatro di una serie di omicidi. Un ragazzo di nome Claude fece fuori con la pistola due ragazzi che sarebbero diventati il perno della biblioteca e chissà forse avrebbero cambiato il mondo con i loro crani. Erano degli studenti modello, di quelli che raramente trovi in giro. Pace all'anima loro.
    Arriviamo verso mezzogiorno, la luce è chiara e ci scompiglia i capelli, nel pulviscolo di stelle che vediamo attraverso i nsotro occhi stanchi. 
    -Allora, vediamo un po', qua c'è di tutto, da Stephen King a Margaret Mazzantini, lo sai che amo il suo libro Splendore?-
    -Conosco bene quel libro, parla di due ragazzi gay-
    -Si, è molo profondo e poi è ambientato in Inghilterra e in Italia. Ci sei mai stata in Italia? Comunque io mi chiamo Steve, e tu?-
    - Io Ellie, ellie dobner.-
    -Hai un nome da scrittrice- mi dice, e non sbaglia affatto.
    -Infatti scrivo romanzi, cioè ne ho scritto solo uno ma per ora può bastare-
    Ci avviciniamo ai romanzi di King e io scelgo Desperation, come la disperazione della droga.
    -Bella scelta, io per oggi non prendo nulla, proprio ieri ho beccato Joyland e devo ancora iniziarlo. Ho trenta giorni di tempo. non sono un granchè, non credi?-
    -Beh in effetti no-
    Andiamo a compilare il tagliando e poi usciamo, trafelati e sudati. Faceva un caldo pazzesco.
    Poi mi prende la mano e so che mi vuole baciare, lo sento.
    -Sai perché mi piace Splendore?- Ora dice, perchè sei tu uno splendore e mi bacia, è così romantico. Finalmente uno serio.
    -No perchè?- Il cuore mi martella nel petto.
    - Perché mi ci rivedo. Anche io sono gay-
    Lo fisso senza dire nulla, poi prendo chucchy e scappo via all'improvviso.
    GAY. GAY. Non è malato certo, ma ha detto gay. Non ci credo... Basta con gli uomini, basta davvero! Spalanco la porta di casa e butto il libro sul letto.
    La droga mi attende. 

    Capitolo undici

    Dopo la droga sto benissimo, lei mi risolleva da ogni dispiacere. Sto piangendo come una cretina, ci credevo davvero in quel ragazzo. E sono già due delusioni in poco tempo. Ora basta con gli uomini e con le amiche che non valgono a nulla, Stella può anche andare a farsi benedire. Ogni volta che ci vediamo si lamenta e basta, mi fa' venire il mal di testa e poi il bambino frigna sempre come un pargoletto di due mesi, io non sono una baby sitter. Decido di scrivere qualcosa, così mi distraggo un po'. 
    Passano due ore e ho scritto già trenta pagine, io sono velocissima. Non ho ancora ricevuto nessuna email dalla casa editrice ma come si dice, bisogna sperare sempre e non abbandonare i propri sogni. Comunque che potrei ancora dirvi di me? Che sono stanca di tutta questa vita assurda, credo che me ne andrò via in un'altra città magari in America, credo che negli States avrei più possibilità. Tutte quelle luci, i cantanti famosi, io che diventerei sicuramente qualcuno in meno di un anno, e il mio cagnolino lo potrei vestire con un abitino chic come quelli che usa quella stronza di mia sorella. A proposito è una vita che non la vedo, ma non mi manca per niente, è soltanto una puttana e basta. Io ho cambiato ragazzo in pochi mesi solo perchè mi è andata male, ma lei lo fa' perché si stanca subito e vuole la novità. Mia mamma non è da meno, visto che mio padre è sempre solo con il suo scotch, poverino, quasi quasi mi fa' un po' pena. Ed io? Sola in questa grande casa.
    Mi sistemo meglio sul divano e il sonno mi rapisce a sè.

    Capitolo dodici

    Mi sveglio solo perchè il cagnolino mi lecca la faccia, altrimenti penso che avrei continuato a dormire almeno per un'altra mezz'ora. Il rimmel si è sparpagliato su tutto il viso, perché stavo piangendo per quello che non diventerà mai il mio ragazzo. Se uno è gay mica può cambiare idea da un giorno all'altro, no? Non esiste proprio... Non devo farmi prendere dalla gelosia o dall'ansia, anzi piuttosto devo prendere questa cosa per quella che è, per il verso giusto: io e gli uomini non avremo mai nulla a che fare. Non sto dicendo che diventerò lesbica ma non voglo saperne di fidanzamenti o matrimoni. Per fortuna la mia famiglia non mi pensa mai, altrimenti che esempio di figlia sarei stata? Certo sempre migliore della cara Clara Dobner, quella che va' in giro mezza nuda per le vie della città. Non la sento da troppo tempo, a momenti non mi ricordo nemmeno quale sia la sua faccia, e forse è meglio così. La mia casa non so più che colori abbia, saranno anni che non ci entro e non mi va' proprio di andarli a trovare. La mia abitazione è molto più confortevole di quella dove stavo prima,  forse perchè c'è anche un bel terrazzo in cui far giocare chuccy. Il cane l'ho preso per farmi compagnia, ed è proprio un bell'amico. Gli animali si che sanno amare, non come le persone che se ne fregano e sanno solo sputarti merda addosso. Vado al computer, lo accendo e sento la musichetta tipica di windos che mi allevia il dolore. La musica è come uno sgrassante, un debellatore di anime, una purificatrice. Il mio gruppo preferito sono i Placebo, una volta hanno organizzato un concerto nell'altra isola, la Sardegna, ma io non ci sono andata, era il 2009  e io ancora non li seguivo come adesso. Ora sono diventati il mio tutto. Sento che potrei benissimo stringere la mano al cantante, Brian Molko, che è così maledettamente bello e anche un po' stronzo a volte. I suoi occhi verdi ti penetrano dentro, sono come gocce in un mare inquinato. Non ti fa' tremare il cuore, proprio te lo fa' esplodere. Vedo il mio cagnolino a terra, mentre dorme. Beato lui che non ha problemi di nulla. Sul pc mi compare il desktop con la faccia di Brian, entro su facebook e aggiorno la mia pagina di poesia. Come sono fortunata! siamo già in 14, anche se non è un numero elevato è meglio di zero. Lo zero porta sfiga, è sempre dietro a tutti.
    Io non voglio essere lo zero di nessuno, voglio starmene in pace con la mia droga, con i miei problemi familiari e tutto ciò che ne concerne. Il sangue nelle mie vene mi dice che sono ancora viva, che la droga non ha spento i miei desideri e le mie speranze. Mi sento bene con me stessa e con gli altri. Questo mio sfogo è come un diario che tengo per voi, per farvi sapere cosa combino della mia vita. Volete sapere altro? Allora seguitemi, come sempre.
    Su facebook ho quasi 100 amici, sono pochi. Ho un migliore amico virtuale con cui mi confido spesso, ma non sa che faccio uso di sostanze stupefacenti. Non glielo confesserò mai, non voglio perderlo e non voglio che pensi che sono una ragazzetta facile. 
    Ah a proposito, domani è il mio compleanno.
    Chiudo tutto e mi dirigo verso il supermercato, al volo, come un'aquilone. Voglio fare delle megacompere.

    Capitolo tredici
    Il negozio è pieno di gente. Ho scelto l'Auchan perché è conveniente e trovo sempre di tutto. Assieme a me c'è il mio piccolo amico a quattro zampe. Ha una tutina fucsia, con un braccialetto di borchie al collo, sembra proprio punk come me. Quattro anni fa' ero più dark di adesso, ora mi metto le coroncine di fiori e sembro un pochino hippy, ma prima ascoltavo anche metal, gli Alesana, gli Escape the fate e i Guns'n roses. Axle rose è un figo, o almeno lo era tanto tempo fa. Mi dirigo verso il bancone dei surgelati e compro una di quelle torte al cioccolato già pronte. Mi servono le decorazioni, i prodotti per il cane e qualcosa di carino come dolcini o pasticcini con i diavoletti sopra tutti colorati, che poi non ho mai capito perché li chiamino in quel modo e non angioletti. Gli angeli sono buoni, i diavoli no. Ed io sto dalla parte dei buoni. La fila è lunghissima, sembra non finire mai. Finalmente è il mio turno, do' la tessera per acquisire i punti o i bollini e la commessa mi sorride gentilmente. Per fortuna non tutte sono stronze come la mia cara sorellina puttana. Pago e me ne vado via in fretta. Corro perchè fremo all'idea di tornare a casa e allestire il tutto. Ho preso anche le coccardine da appendere al legno e un tappeto nuovo con i gatti disegnati sopra. Quanto amo gli animali! Non potete capire! 
    Arrivo stanca e sudata, bacio Chucchy e gli dico di fare il buono. Apparecchio la tavola e mangio qualche oliva nera, come antipasto. poi metto l'acqua a bollire e mi faccio una bella carbonara all'italiana, come sapeva fare mia nonna, la mia cara defunta nonnina. Lei si che mi voleva bene e mi baciava sempre, non come mia mamma che non ha mai provato un briciolo di affetto per me. Appendo le coccardine al mobile e il tutto diventa più magico e meno spento. Mangio accanto al mio dog, lui si stiracchia un pochino e dormicchia sul pavimento. Io accendo la tv e mi gusto in santa pace le strasmissioni della giornata. Anzi, decido di mettere il dvd horror La Casa, quello dove il protagonista è Ash e il libro maledetto, il Necronomicon. L'avrò visto mille volte ma è pur sempre un cult movie, e non mi stancherà mai, tra l'altro hanno appena fatto la serie tv su netflix. Guardo il film e in un attimo finisco di mangiare, il cibo era buonissimo, degno di un dieci e lode quanto la pellicola che ho scelto. 
    Non mi drogo, ho deciso di non toccare quella roba proprio il giorno del mio trentesimo compleanno, mi voglio fare questo regalo e lo voglio fare anche a chucchy. Non voglio che abbia una padroncina completamene schiava del vizio. Mi rilasso davanti al film e qualcuno bussa alla porta. 
    Vado a vedere: è mia mamma.
    Apro o non apro?

    Capitolo quattordici

    Apro. La vedo dall'occhiello e sbuffo. Mi sorride mentre spalanco la porta enorme che ci separa.
    -Ellieeee- grida come un'oca. 
    -Ti ho portato una cosuccia tanto carina, che te ne pare di seguirmi?-
    entra in cucina dove io stavo giusto guardando la tv e fa' una faccia schifata.
    Sempre la solita, siccome a lei non piace il genere horror allora a nessuno deve piacere. Lei odierebbe persino I racconti della cripta. 
    -Ti ho portato tadàaan, dei bellissimi fiori per il tuo ventesimo compleanno-
    La guardo malissimo.
    -Mamma, è il mio trentesimo!-
    -oh si giusto, va be tesoro sei ancora comunque giovanissima, sei fresca di vita-
    Se vedesse le mie braccia non credo che la penserebbe allo stesso modo. Anche se non mi drogo tutti i giorni i segni li porto sempre, quotidianamente, e mica vanno via così con una doccia. Quelli sono lividi che ti porti dentro nell'animo.
    -Va bene sei perdonata solo perchè questi fiori sono molto belli-
    Come la destesto! Non vedo l'ora che se ne torni a casa sua con la sua famigliola, invece si siede sul divano e si accende una Lucky Strike.
    -Si può fumare, cucciola?- mi chiede, come se fosse del tutto naturale.
    -Eh in teoria visto che c'è chuccy non dovresti, ma per questa volta te la lascio passare-
    Mi sorride e si sistema meglio la capigliatura bionda.
    -Buon compleanno figlia mia- me lo dice senza troppi sforzi, senza nemmeno un abbraccio o un bacio. Tipico di mia madre, comportarsi in questo modo assurdo e cinico.
    -Grazie mamma- le dico, e mi avvicino per stringerla a me. Lei mi guarda scioccata, come se avesse preso la scossa e poi prende la borsetta e cerca il cellulare.
    -Dio santo amore mio devo proprio scappare, ho dei clienti alla botique e non posso farli aspettare, mi spiace moltissimo- si alza, con la sigaretta tra le dita, mima un gesto affettuoso e va' verso l'uscita.
    -Ok mamma, addio-
    -Ciao cucciola-
    Se ne va' senza voltarsi, fumando. La solita stronza. chiudo la porta a chiave e trattengo a stento le lacrime, ma perchè dovrei piangere per una come lei che non mi merita affatto? Non ci posso credere! Mi butto sul divano e abbraccio il mio chuchy.
    Almeno lui non è stronzo. 

    Capitolo quindici
    Sono stanca di questa vita così disastrata, sono stanca dei ricordi di questo posto, dell'infanzia che non ho mai avuto, della droga che mi consuma l'anima. L'unico che sembra capirmi veramente è il mio amico a quattro zampe. Almeno lui mi fa' le feste e non tiene il broncio come se gli avessi fatto chissà che cosa. Preparo la valigia, ho deciso, me ne andrò per sempre da questo posto. L'ultimo tentativo l'ho fatto ieri con la mia cara mammina, ma non è servito  a nulla, perciò credo che lascerò questa orrenda città per andare negli States. Lì mi sentirò finalmente a casa. L'aereo parte tra due ore, mi avvio verso il portone ed esco di corsa. Ho preso i golfi in caso ci sia troppa umidità, il tassista è in subbuglio perchè sta aspettando da troppo trempo. E che cavolo, qua son sempre tutti nervosi. Quando sarò negli Stati Uniti tutti mi tratteranno come una principessa, ne sono sicura. 
    -Signorina dove la porto?- mi chiede il signore
    -All'aeroporto grazie-
    Mi sembra un sogno! Non ho raccontato nulla a nessuno, sono qua il giorno dopo il mio compleanno, a 30 anni in giro per il mondo! su un sedile in pelle, con un uomo che mi sta portando nella città dei miei sogni. 
    -Ok signorina, allacci la cintura, partiamo-
    vedo tutto, il colore verde delle praterie, i rami, i tronchi degli alberi, il mio futuro da scrittrice, vedo l'atmosfera della mia gioventù mentre si affievolisce ma non si demolisce del tutto. Vedo come se avessi una sfera magica davanti a me. 
    Vedo tutto questo mentre arriviamo al'aeroporto e devo depositare il tutto nei grandi contenitori dove smistano le cose da controllare, il check in.
    -Signorina, il cane lo vuole portare dentro con sè, oppure metterlo nella stiva?-
    -No lo tengo in braccio con me-
    -Va bene- mi dicono, sorridendo.
    Chucchy viene assolutamente con me. 
    Fremo nell'arrivare in America, così potrò dimostrare a tutti che non sono una stupida, magari mi potrò prendere una laurea in letteratura e perfezionare il mio stile. Potrei frequentare una scuola privata, di quelle classiche che si vedono nei film. Potrei prendere il mano l'universo. Saliamo sull'aereo un po' scomodo, mi siedo accanto ad una signora anziana che tiene la mano stretta al suo uomo. Le sorrido e lei si scioglie nel guardare il mio cagnolino.
    -Oh ma che carino- mi dice.
    Io le sorrido gentilmente, sono deliziata da questa dolce signora, e mi siedo meglio vicino a lei.
    La hostess ci porta dei salatini tanto per rompere il ghiaccio e ci indica il bagno. Un'altra hostess si piazza di fronte a noi e con le braccia inizia ad imitare uno pseudovigile che controlla la strada. Sembra un manichino vivente, mi fa quasi impazzire.
    Mi giro dall'altro lato e sento che l'aereo si sta sollevando, ho paura perché è la seconda volta in vita mia che volo e non vorrei essere sfigata. Non ora che mi sta andando così bene.
    -Ragazza, non avere paura, ci siamo noi con te- la signora mi racconta qualcosa di lei e mi rassicura per tutto il viaggio. Magari fosse mia madre!
    -La ringrazio, anzi vi ringrazio- 
    Il marito, il signor Jack, mi sorride calorosamente e mi porge la mano piena di macchie e porri.
    è un signore delizioso! Ha un modo di fare tutto suo, è scaltro ma gentile, porta un cappello nero e una sciarpina bianca che si intona perfettamente con i suoi capelli color neve.
    L'aereo si muove ancora, ora siamo in alta quota. Proteggo il mio chucchy con entrambe le mani. Mi si tappano le orecchie e decido di non farlo sapere a nessuno, altrimenti come farei a non passare per scema per l'ennesima volta? io sono bravissima a mantenere segreti.
    La signora mi mostra una fotografia.
    -è il nostro caro nipotino con la sua fidanzata-
    Oh, sempre il solito culo io eh? Il nipotino non poteva essere single? 
    -Che bella coppia- dico e mi esce un sospiro leggero.
    I due coniugi sorridono e si guardano, innamorati da una vita. Ma come avranno fatto a trovarsi? Ad innamorarsi e non perdersi mai? Come avranno fatto ad essere in linea con gli stessi pensieri e desideri per oltre sessant'anni? Non riesco proprio ad immaginarmelo!
    Siamo a metà viaggio. Io sorseggio un cocktail analcolico alla mela, sembra proprio sidro e un po' mi vien da ridere perchè penso alle pere, ma non al frutto bensì alle pere che mi faccio in tutti questi anni di solitudine. Però devo ammettere di avere avuto un bel coraggio nel prendere l'aereo da sola, senza dire nulla alla mia famiglia. La mia vera famiglia sono io e il mio cagnolino. Mentre penso a queste cose vedo il mio riflesso sul vetro è anziché pensare alla droga penso a me stessa. 
    La signora mi avverte che tra poco dovremo scendere, mi preparo con le cinture di sicurezza ben salde e mi aspetta solo l'impattto finale, quello con la terraferma. Non mi ero mai resa conto che il cielo fosse così blu e così incredibilmente bello.
    Scendiamo, io aiuto la signora prendendola per mano e il signore nel ritrovare il cappello che nel frattempo gli è caduto fra i sedili.
    -Vi ringrazio per avermi autata in questo viaggio, vi voglio bene come se foste i miei nonni-
    Li abbraccio e loro ricambiano mandandomi il loro indirizzo. Abitano a New York e dicono di volermi ospitare da loro.
    Mentre guardo le luci della nuova città, e quindi della mia nuova vita, una lacrima mi scende copiosa, come un mare argentato.
    Questa è L'America. Stringo forte a me chuchy e andiamo dritti alle stelle.
     


    Numero di Pagine: 36
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