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  • Dio è un ragazzino che si diverte a giocare con le bolle di sapone


    Gualtiero Lelli
    • Editore non Presente sul WD: Abel Paper Formato/i: Cartaceo, Ebook

    La silloge si compone di 45 racconti, i quali descrivono il mondo visto con gli occhi di un sociopatico di mezza età, un misantropo, un miscredente, un buono a nulla, uno che si è rassegnato a lasciarsi trasportare dagli umori della corrente e a cui importa assai poco di che morte dovrà morire.

    Giordano Mai, il protagonista assoluto di queste storie, non sarebbe affatto d’accordo con questa descrizione della sua complessa persona. Ma, quasi certamente, non sarebbe d’accordo con nessun’altra definizione con la quale si proverebbe a classificarlo, a rinchiuderlo entro determinati schemi sociali, anche se è egli stesso a suggerirci, senza troppi mezzi termini, il significato insondabile delle cose. Lo fa ingenuamente, attraverso i suoi pensieri, i postulati nazional-popolari, le frasi intense e lapidarie con le quali cerca disperatamente di mettere un ordine al caos che lo circonda e nel quale non riesce a trovare un’esatta collocazione.

    Giordano preferisce di gran lunga starsene per conto suo, chiuso nella sua stanza a pestare i tasti della macchina per scrivere, a fumare e a ingurgitare vino, ma non disdegna la compagnia silenziosa di qualche estraneo seduto affianco a lui presso il bancone di un bar. Non rifugge a tutti i costi la vita coniugale (tutte storie passeggere le sue, in effetti, che non gli arrecano mai vera soddisfazione, mai la felicità che si pensa debbano portare), alla quale si concede con assoluta indolenza, senza alcun particolare entusiasmo, ma solo perché una forza oscura glielo impone, lo costringe ad accompagnarsi. La stessa forza che obbliga tutti gli uomini, secondo lui, ad essere qualcosa che in realtà non sono, anche se spesso fingono di mostrarsi compiaciuti, soddisfatti del loro status di apparente benessere.

    Solo la scrittura ha l’immenso potere di rianimarlo, di restituirgli un’identità. Fintantoché è seduto alla scrivania a inventare storie o a parlare di se stesso, sente di poter colmare quel vuoto terribile che percepisce continuamente attorno a sé, riesce a provare qualcosa che rassomigli, seppure lontanamente, alla felicità, alla gioia di essere ancora al mondo.

    Ne nasce una specie di zibaldone, un resoconto dettagliato delle sue vicissitudini, delle impressioni ricevute dal suo infruttuoso peregrinare, caratterizzato da un linguaggio il più delle volte scarno, diretto, essenziale, anche se, a volte, preso dagli effetti dell’alcol e dai propri ricordi, si abbandona inconsapevolmente a intensi ed eccessivi lirismi, a certi sentimentalismi fin troppo ovvi, carichi di ridondante ma sincera e ispirata retorica.

    Ma forse il senso è proprio quello, forse la ragione di esistere risiede proprio in quell’inutile affaccendarsi allo scrittoio: «Niente dà più soddisfazione di una pagina ben scritta, anche se a stabilirlo, che è ben scritta, sono soltanto io. Si intuisce sin dalla prima riga, dal primo bicchiere, se sarà un buon lavoro, e quando arrivi in fondo al foglio, quando finalmente vedi il fondo della bottiglia, sai di aver detto tutto quello che c'era da dire, è così che funziona.

    È un bene che qualcuno si dedichi ancora alla vigna, che scelga di produrre del buon vino, o anche un pessimo vino, non fa differenza, quello che conta è che non manchi mai nelle nostre tavole, come non deve mancare l'inchiostro o i fogli nel rullo della macchina per scrivere. Il bicchiere deve stare sempre alla distanza massima di un braccio, cosicché da rimanere sempre sufficientemente eccitati, abbastanza irragionevoli da illudersi di essere stati utili al mondo, di aver lasciato qualcosa di buono che valga la pena di essere letto».

     


    Isbn: 9788831292320
    Numero di Pagine: 128
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