Vai al contenuto
  • Da Creta a Cuba (il male di vivere)


    arcimboldo51
    • Editore non Presente sul WD: collana policromia Formato/i: Cartaceo, Ebook

    INCIPIT

             Le ancore che lo trattenevano erano state issate da tempo e, come una barca senza nocchiero, seguiva le correnti. Non aveva ancora deciso una meta, navigava a vista nella speranza di incappare nell’isola misteriosa dove ricominciare un’esistenza libera da angosce, titubanze e incubi.

             Era convinto che la vita gli avrebbe offerto sempre una, due, tre, infinite possibilità. Le chiamava “domani”.

     

    IL PERSONAGGIO

             «Ho vissuto una vita assaporando ogni cosa mi si presentasse davanti, cogliendo ogni opportunità, anteponendo a tutto e a tutti il mio egoismo.

             L’orgoglio smisurato mi ha ingannato non solo negli affetti ma anche nella conoscenza degli altri relegandoli a mere comparse e ho vissuto come se non appartenessi a nulla e a nessuno e nessuno appartenesse a me.

             Alla fine vivevo intasato di domande e dubbi così intensi da annebbiare ogni mia proiezione nel futuro. L’orizzonte non era altro che una nube grigia densa di pioggia e foriera di dolore.

             Quando la vita congestiona l’esistenza di luoghi comuni  o inzeppa la quotidianità di banalità omologate, nel mentre pensi di aver raggiunto lo scoglio emergente dal piattume della palude, ti rendi conto invece che tutto intorno è melma perché la palude è dentro di te, è la tua vita. Allora capisci che hai rinunciato a vivere perché è altrove che devi dirigerti. Significa che è arrivato il momento di cambiare, di ridistribuire i valori e le gerarchie».

     

             A sessanta anni suonati si era detto: «mi è rimasto solo un amico: me stesso. Col mondo non parlo, lo guardo, non comunico, al massimo tratto». Ed era arrivato a trattare fino al terzo grado di giudizio. Alto, asciutto e brizzolato se ne stava in piedi ad ascoltare senza apparente interesse.

             «Colpevole!». Sentenziò il primo giudice dall’alto dello scranno.

    .        «Colpevole!». Sentenziò il secondo.

             Il terzo, in Corte di Cassazione, derubricò il reato da penale in civile e una vita di rettitudine e la maestria del penalista ridussero il tutto a dodici mesi con sospensione condizionale della pena.          Sospensione era il termine esatto per definire ciò che in quel momento provava e come si sentiva.

             Io era tra color che son sospesi. (1)

             Si sentiva infatti sospeso in uno stadio intermedio tra i dannati e i salvati: «e non sono stato chiamato da alcuno neppure da donna beata e bella».

             La sentenza l’aveva accolta con sollievo ma era comunque una sentenza e lui un condannato anche se sospeso. La conseguenza fu che viveva l’aberrante sensazione di indifferenza, di disinteresse e distacco da sé stesso e da ciò che lo circondava. I tempi dei successi nell’industrial design, con le onorificenze attribuite alle sue invenzioni, erano sfumati come nebbia al sole. Quelli della notorietà acquisita in edilizia rumoreggiavano appena.  Resisteva l’innata passione per la pittura e in quella trovava panacea al disorientamento che lo travolgeva e qualche saltuaria vendita gli permetteva la sopravvivenza. Poi c’erano le donne, narcotico del suo malessere e del suo vivere inquieto. Erano la presenza costante, il pensiero strisciante che impregnava le sue azioni assieme al terrore della povertà.

           

     SINOSSI

             Al limite della totale confusione cerca una soluzione al caos della propria vita andandosene.

             Accusato di bancarotta fraudolenta non ha più voglia e coraggio di vivere nel paese di origine. Con la barca a vela si dirige verso Creta alla ricerca di una dimensione che gli permetta di ricominciare a vivere. Esplora l’isola per trovare un luogo dove stabilirsi definitivamente. Vuole lasciarsi le angustie alle spalle e appagare la smania  di avventura che è stata il denominatore comune di tutte le sue decisioni più importanti.

             I ricordi, quando allenta il controllo delle emozioni, emergono a sconvolgergli la vita.

             L’irrequietezza e la fame di novità lo inducono a desiderare nuove mete mentre la necessità di quiete lo induce all’attendismo e all’inerzia. Questo dualismo lo confonde. E’ alla ricerca di una situazione emotiva che lo appaghi ma, causa i molti rapporti naufragati, non riesce a stabilire relazioni durature con le donne, anche con quelle che è convinto di amare.

             Conosce una donna di una bellezza conturbante, fiera, orgogliosa e dolce, una quarantenne originaria di un paesino montano a cavallo tra la Giorgia e l’Armenia: se ne innamora. Ma anche questo rapporto volge al termine soffocato da titubanze e paure, come tanti altri nella sua vita e, quando decide di porre fine alle esitazioni scegliendo di aprirle il cuore, lei se n'è già andata. Parte anche lui. Si reca in sud America per un periodo di decantazione degli affanni. Argentina e poi Venezuela dove ha dei parenti presso i quali fu ospite per alcuni mesi, alla fine, annoiato, vola a Cuba con il desiderio di ripercorrere le orme del suo amato scrittore: Hemingway.

             È con la conoscenza di Carla che inizia una repentina e propositiva analisi introspettiva del passato, un atto di coscienza che lo induce a motivarsi per affrontare quel che gli rimane del futuro. Fa sua una massima di Mario de Andreade: “il mio tempo è troppo breve: voglio l'essenza, la mia anima ha fretta”.(1a)

             Girando l’isola, in quotidiano contatto con Carla, se ne innamora. La fusione è perfetta, un legame solido gli permette di progettare il futuro. Lei è un agente della DEA sotto copertura che un mattino sparisce senza lasciare traccia: rapita. Inizia una ricerca spasmodica senza frutti. Dopo più di un anno torna a Creta deluso dal fallimento delle ricerche ma il pensiero di lei non si sopisce nonostante abbia ripreso la vita dividendola tra donne e veleggiate. Pressato dalle richieste degli amici cubani torna nei Caraibi per riprendere le ricerche: prima nell’isola, poi a Panama ed infine in Columbia.

             Prigioniera di un gruppo di freelancers che commercia in droga, armi ed esseri umani è custodita nella foresta di Antioquia. È una caccia spietata ai rapitori nella speranza di trovare e salvare Carla. Prima a Cuba, nella Sierra Maestra, poi a Panama nel Darien ed infine nella foresta columbiana del dipartimento di Antioquia nei pressi di Medellin si avventura hal seguito e poi a capo di un gruppo di amici, tra cui un agente della CIA. Perlustrano la zona indicata dagli informatori dell’amico console George.  Tra peripezie e sparatorie, lui è un ex ufficiale dell’esercito, la trova incatenata in una capanna dove ha subito sevizie inimmaginabili.         Si vendica dei rapitori e la porta in salvo ma perde due amici.

             A Cuba, dove ritorna tormentato dall’angoscia delle uccisioni commesse e della morte dei compagni, spera di ricostruire la loro vita ma deve concludere la missione poichè ne manca all’appello ancora uno. Conclude la caccia sulla spiaggia dove ha costruito la loro casa e trova soluzione al male di vivere una sera mentre, steso su una stuoia sotto il portico dell'orfanotrofio dell’amica Mami, avvolto dal calore di Carla e del piccolo Diego guarda le stelle.

     


    Isbn: 978-883366336
    Numero di Pagine: 230
    Storia Collegata:


    Feedback utente

    Commenti raccomandati

    Non ci sono commenti da visualizzare.



    Crea un account o accedi per lasciare un commento

    Devi essere un utente per inserire un commento.

    Crea un account

    Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

    Registra un nuovo account

    Accedi

    Sei già registrato? Accedi qui.

    Accedi Ora

×