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Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione dal 21/02/2019 in tutte le aree

  1. 35 punti
    Buongiorno, ragazzi. Da oggi, il Writer's Dream ha un nuovo Community Manager a sostituirmi: @Marco_LP, che si presenterà a voi a giorni. Prima le informazioni importanti: questa è stata una decisione presa dall'amministrazione che esula da motivi personali o diatribe interne, è bene sottolinearlo. Non è successo letteralmente niente e vi invito a non scervellarvi per nulla: è stata semplicemente una scelta aziendale, tant'è che rimarrò nello Staff nelle vesti di Supercritico, per ora. Ora vengo ai saluti: è dura, ma bisogna che lo faccia. Non so bene cosa dire per ringraziarvi tutti e andrò a braccio: per me è stata una bella corsa. In questi ultimi 3 anni WD è cresciuto a dismisura e io con la piattaforma. Ho accumulato tanta esperienza, tante gioie e, devo dirlo, ben pochi dispiaceri. Il lavoro di Community Manager, per carità, non è per niente semplice (soprattutto riguardo alla gestione delle Case Editrici, sezioni in cui ne abbiamo viste delle belle, nevvero?) ma mi ha dato tantissime soddisfazioni. Essere a contatto con voi, sempre presente in ogni attività, è per me stato motivo di gioia continua. Mi ha fatto sentire parte di un grande gruppo di appassionati, al netto di scleri e ban vari da parte di nuovi o vecchi utenti. Capita Per non parlare della mia famiglia qui nello Staff: eviterò di sviolinare troppo e di taggarli uno per uno, anche perché l'ho fatto già abbastanza in privato e qualcuno di loro non ama i cuoricini lanciati a pioggia né le moine fini a sé stesse (sì, sto parlando di te, gigante buono!). Mi mancherà quello che abbiamo avuto, quell'equilibrio perfetto che si era creato e l'immenso lavoro dietro le quinte che abbiamo fatto insieme ogni giorno e di cui voi utenti non potete immaginare (purtroppo) la portata, ma sono sicuro che le esperienze positive non si fermeranno qui e di certo il mio non è un addio. A questo riguardo comunico anche che @Nerio lascia lo Staff: mi ha comunicato questa decisione un mese prima che io sapessi di essere sostituito, quindi anche su questo vi invito a evitare facili complottismi. È solo una coincidenza, non ha molto più tempo da dedicare alla piattaforma e la sua decisione non c'entra nulla con quanto sta accadendo ai vertici del WD. Tutto il resto dello Staff proseguirà il lavoro normalmente. Ringrazio infine tutti quanti i Sostenitori che mi hanno appoggiato per le varie attività lanciate negli ultimi anni (dai migliori racconti del WD ai gruppi di lettura, dai consigli per il rimaneggiamento delle sezioni del forum alla gestione di determinate sezioni, come quelle dei concorsi: le dirette interessate sanno quanto mi sono state d'aiuto! E mille altre cose che sarebbe inutile elencare) e la totalità degli utenti per aver creduto in me come leader di questa bella comunità. Fun fact: ho ricevuto anche una manciata di offese in questi 3 anni , la più epica delle quali è stata "sparati in bocca" accompagnata da una faccina (questa: ), oppure, testuali parole, "siete delle puttane" (riferito allo Staff). Ma a parte questi bellissimi e divertenti exploit e i vari giochi e commenti sulla mia barba , ho ricevuto per ogni offesa circa un migliaio di apprezzamenti e una vicinanza, per essere questa una comunità virtuale, fuori dal comune. In una parola: grazie. Per un po' di tempo avrò bisogno di tenere le distanze dal WD, un po' come quando si lascia un partner che si ama ancora. Vi seguirò comunque e cercherò di essere attivo in Officina, ma nel breve periodo non prometto nulla Per tutti quanti quelli che mi contattavano o taggavano per questioni tecniche o di gestione della comunità, da oggi il vostro riferimento è @Marco_LP e prego di taggare e contattare lui e non me (non vi lamentate se non risponderò in pochi minuti/ore come al solito: potrebbero volerci giorni). Le informazioni essenziali ve le ho date, i ringraziamenti li ho fatti, direi che posso procedere al passaggio di testimone vero e proprio e appendere la giacca nera del CM al chiodo. Auguro a Pierangelo buon lavoro e ringrazio @Alessandro De Giorgi per l'opportunità di crescita che il WD e Borè mi hanno dato. Buon lavoro a tutti e buona permanenza qui sul Writer's Dream!
  2. 30 punti
    Buongiorno a tutti. Intanto, grazie a tutti delle parole spese per me e per la comunità del Writer's Dream, che per quanto mi riguarda sarà sempre l'elemento più importante dell'intera "baracca" Oltre al grazie, una notizia. L'amministrazione ha deciso di mantenere il mio ruolo attuale; affiancherò @Piero_t fino a quando sarà necessario. Per ora, quindi, non cambierà nulla nella gestione del forum per quanto riguarda il mio ruolo. Auguro a tutti gli utenti buona giornata, ci vediamo in giro per il forum.
  3. 24 punti
    Il mio nome è miwalolita (D.P.), il mio libro d’esordio uscirà l’anno prossimo e già scrivere questa semplice frase per me ha in sé qualcosa di catartico. Come forse a qualcuno di voi sarà capitato, per anni (più precisamente da quando ho deciso che sarei diventata una scrittrice professionista) mi sono trincerata dietro un silenzio ostinato. Un silenzio che era anche timido, anche timoroso, paranoico persino. Non volevo che gli altri sapessero, non volevo che gli altri facessero domande. Non volevo dare risposte. Mi sono iscritta a questo forum per curiosità, scegliendo un nome che parlasse di me il meno possibile. Tutt’ora ho difficoltà a dire il mio nome vero, come potete vedere. Qualche tempo fa, in un momento negativo e frustrante, mi capitò di leggere in un bellissimo intervento di @MatRai che, ricordo, mi colpì molto. Le sue parole mi avevano infuso coraggio, avevano, in qualche modo, riacceso il barlume di speranza che, fino a quel momento, pareva sul punto di spegnersi. E glielo scrissi. Allora ero disperatamente in cerca di un agente letterario che mi aiutasse a realizzare il mio enorme, esagerato sogno: diventare una brava scrittrice. E li ho contattati tutti, ma proprio tutti - almeno tutti quelli che non chiedevano tasse di lettura che ero fermamente sicura (lo sono ancora) di non voler assolutamente pagare. Oltre a fermi silenzi, piano piano ho ottenuto le prime risposte, ma le richieste del manoscritto completo si tramutavano puntualmente in un garbato e distaccato rifiuto. Poi, la svolta. Una mattina qualsiasi ha portato con sé una mail con un bel “sì” e io mi sono sciolta in lacrime (come se fino a quel momento non avessi pianto a sufficienza…). Bene, finalmente, avevo il mio contratto di agenzia, col quale vincolavo all’agenzia tutto quanto avrei scritto nei prossimi due/tre anni. La prima cosa da fare, a quel punto, era compiere un editing della mia prima opera, necessario per affrontare il giudizio delle ce (allora si parlava di Giunti, Newton Compton…). Nel frattempo, però, io avevo scritto un secondo libro e nella testa mi frullavano un sacco di idee diverse per il futuro. Nel frattempo avevo già in mente che genere di scrittrice sarei voluta diventare. Nel frattempo il mio agente temeva che presentarmi ai lettori con un’opera prima com'era la mia avrebbe potuto imbrigliarmi in un genere che, in realtà, non era del tutto mio. Io che volevo essere libera di spaziare tra i generi, di scrivere un giallo, se mi andava, o un romanzo storico, o uno di formazione, ho aspettato. Tempo dopo ho parlato con l’agente di questa idea di scrivere una saga familiare in tre libri, tra contadini, terra da lavorare, ricchi anglofiorentini in villeggiatura in Toscana, sullo sfondo le vicende della Grande Storia, e mi è stata dato carta bianca. Esordire con un libro del genere mi avrebbe permesso, molto più degli altri, di scegliere che strada prendere come scrittrice, che poi era la cosa che desideravo. Così ho cominciato a scrivere - non senza scoraggiarmi spesso, perché così si ritardava il mio esordio, che era il mio chiodo fisso! A stesura ultimata, ho avuto il placet dell’agenzia e abbiamo cominciato a lavorare sull’editing. Successivamente, mentre stavo lavorando al secondo libro della trilogia, sono venute le proposte alle grandi ce, le prime risposte, le seconde, l’asta… adesso ho ceduto i diritti della trilogia (primo e secondo libro) a una ce del Gruppo Mondadori e nel 2020 questa storia sarà negli scaffali delle librerie. Non so cosa pensare dell’intera faccenda, dire che sono basita sarebbe riduttivo. Qualcuno potrebbe pensare: ce l’ha fatta! Invece, non so, mi guardo indietro e vedo solo una lenta, necessaria, lunghissima preparazione, come il riscaldamento prima di una maratona. La corsa è ancora tutta da compiere, da scrivere. Provo a pensare al giudizio dei lettori e provo una dannata paura, rifletto sul grande investimento che la ce sta facendo su di me e la paura si triplica. Riuscirò ad accontentare ogni persona che leggerà i miei libri, riuscirò a ripagare tutta la fiducia che è stata riposta in me? Dio, spero proprio di sì. Come si dice in UK, If you don’t ask, you don’t get.
  4. 22 punti
    Vorrei condividere con voi la mia disastrosa esperienza con quest'agenzia che mi ha prima illusa e poi bloccata per quasi due anni. Ufficialmente, sarei ancora in attesa di notizie sulle case editrici che avevano in lettura il mio manoscritto dal 2017. Purtroppo, il Sig. Viganò, dopo avermi mandato il contratto da lui firmato (solo in formato elettronico) ha sospeso le sporadiche comunicazioni con la sottoscritta già dallo scorso ottobre. Me ne sono fatta una ragione, pazienza. Eppure, due righe di congedo avrebbero risolto la nostra presunta collaborazione senza rancori né delusioni. Ignorare gli autori sembra essere il modus operandi di questa agenzia. Fate attenzione ai fuochi di paglia.
  5. 19 punti
    Dopo oltre due anni di WD rieccomi a presentarmi. Questa volta con qualche responsabilità in più. Visionario, sognatore (quanto mi piace quell'etichetta che compare in default!), spirito artistico, mescolatore di linguaggi, abile a far perdere gli sventurati lettori, o forse semplicemente confusionario? Sta di fatto che per trovarsi bisogna prima perdersi. Sono a disposizione come staff ma ho ancora la "P" di principiante. Quindi niente domande difficili, tipo: l'antenna del televisore non mi prende bene i canali RAI; o quale lavaggio devo fare con la lavatrice per i sintetici... Scherzi a parte sono qui con gli altri dello staff e tutti voi per rendere questa community una casa sempre più accogliente.
  6. 18 punti
    Scegliti un nome. Indossa il biocasco. Entra in New Life. Il mio nome è Deb Aser. E questa è la mia storia. Titolo: Hunter Autore: David Fivoli Casa editrice: Rizzoli ISBN: 8817139874 Data di uscita: 03 settembre 2019 Prezzo: € 19,00 Genere: Fantascienza; Fantasy; Azione e Avventura Pagine: 400 Quarta di copertina: 2050. Il mondo non è mai stato così tranquillo. Talmente tranquillo che buona parte dell’umanità vive perennemente connessa a New Life, un universo virtuale composto da cento scenari diversi per atmosfere, ambientazioni, livelli tecnologici e abilitazioni magiche. Deb Aser, un ragazzo intenzionato a esplorare ogni scenario del Sistema, si registra assieme al suo fraterno amico Arizona, che sogna di diventare una stella dello Skullball, lo sport più seguito di New Life. Dopo aver sottratto una misteriosa pergamena a Kalea Koshir, una maga tanto bella quanto pericolosa, Deb si arruola nell’Accademia delle Ombre dell’enigmatico Shadow. È qui che si forgiano gli Hunter, combattenti formidabili capaci di destreggiarsi in ogni scenario. Terminato il suo apprendistato, Deb scopre che la pergamena è una mappa per arrivare a nove sfere, nascoste dal dottor Wong - il creatore di New Life - in alcuni degli scenari più pericolosi del Sistema. La ricerca lo porterà a confrontarsi con nemici insidiosi, cyborg psicopatici, magie devastanti e armi fantascientifiche, accompagnato dalla sua ambizione, dall’amore tormentato per Kalea e dalla vecchia musica rock caricata sul suo iPod, unico ricordo del padre. Soundtrack Disco 1 – Lato A 1. Debaser – Pixies 2:52 2. Salvation – Rancid 2:53 3. About a Girl – Nirvana 2:48 4. Death or Glory – The Clash 3:55 5. Anarchy in the U.K. – Sex Pistols 3:31 6. Bloodclot – Rancid 2:44 Disco 1 – Lato B 1. King Kong Five – Mano Negra 1:56 2. Lampshades on Fire – Modest Mouse 3:08 3. We Trusted You – Transplants 4:35 4. Downtown Train – Tom Waits 3:53 5. Mama, I’m Coming Home – Ozzy Osbourne 4:11 6. Paying My Way – Dropkick Murphys 3:55 Disco 2 – Lato A 1. Comfortably Numb – Pink Floyd 6:26 2. Hey, That’s No Way to Say Goodbye – Leonard Cohen 3:05 3. Stairway to Heaven – Led Zeppelin 8:02 4. Imagine – John Lennon 3:04 Disco 2 – Lato B 1. The Good, the Bad and the Ugly – Ennio Morricone 2:42 2. Glitter & Gold – Barns Courtney 2: 57 3. Per combattere l’acne – Le luci della centrale elettrica 3.17 4. Hey Jude – The Beatles 7:11 Nota dell’autore Non voglio dare false aspettative agli appassionati dei generi riportati nella scheda: sono riuscito nella formidabile impresa di aver scritto un romanzo che di generi ne unisce molti, riuscendo a fare torto a tutti. Vi piace solo la fantascienza classica? Bene, non c’entra nulla. Vi piace solo il fantasy classico? Scappate a gambe levate. Qui ci sono elfi in completo elegante dietro scrivanie di agenzie immobiliari, vampiri psicopatici alla presidenza di importanti team sportivi, punk sbronzi marci e strafatti di anfetamina che guidano l’auto di Mad Max. Però, per i miei strani gusti, questo romanzo è una figata pazzesca. Link all'acquisto: https://www.amazon.it/Hunter-David-Fivoli/dp/8817139874/ref=sr_1_1?qid=1564602328&refinements=p_27%3ADavid+Fivoli&s=books&sr=1-1
  7. 18 punti
    Ciao a tutti. Vorrei condividere con voi la mia esperienza riguardo a questa CE, sperando che sia utile a qualcuno. Pubblico romanzi in self ormai da cinque anni, e ho visto molte amiche autrici (virtuali, s'intende) self come me venire adocchiate e poi adottate da Newton Compton. Dopo tutto questo tempo, pensavo che non avessero alcun interesse nei miei romanzi, nonostante le buone posizioni in classifica, gran numero di recensioni e presenza sui social. Ebbene, invece è successo che proprio poche settimane fa, sono stata contattata dal coordinatore editoriale di NC via social. Questa persona mi ha chiesto di contattarla via mail per inviarle una copia del mio ultimo romanzo, online da poco più di un mese, per una valutazione in vista di un'eventuale pubblicazione. Ho seriamente pensato che si trattasse di uno scherzo prima di visualizzare la mail certificata. Dopo neanche una settimana, ho ricevuto un'altra mail direttamente dall'ufficio amministrativo, con una risposta positiva e il riassunto della proposta editoriale che, detta come va detta, era allettante per una self come me, che ha sempre sognato la libreria. Nel giro di 24 ore mi è stata data in visione la bozza di contratto e ho iniziato a sudare freddo. Era davvero molto impegnativo, estremamente vincolante per me, come persona, e non solo per i miei libri, per 5 anni. Ho provato a dialogare con loro, ad ammorbidire certe clausole, ma mi è stato risposto, sostanzialmente, che non erano disposti a venire incontro a un'esordiente. Per un attimo ho persino pensato di rifiutare. Con il self me la sono sempre cavata bene, sia economicamente che in tutto il resto, e l'idea di barattare la libertà per la presenza in libreria mi dava molta ansia. Inoltre, mi avevano dato un countdown di 7 giorni per decidere. Infine, grazie a tanti consigli ricevuti, voci ascoltate ed esperienze confrontate, ho deciso di accettare. L'ansia un po' è rimasta, ma sono anche elettrizzata. Ora non so cosa accadrà, ho dovuto ritirare dalla vendita il mio romanzo e attendo le loro disposizioni, anche se mi è stato spiegato che NC ha delle tempistiche molto lunghe. Spero di aver preso la decisione migliore, ma in ogni caso, farò tutto il possibile affinché lo sia. Nel frattempo, sono riuscita a entrare in contatto con una persona che lavora per questa CE e le ho fatto moltissime domande per capire quali siano i meccanismi. Mi ha spiegato cose molto interessanti. Credo, però, che sia opportuno prendere con le pinze queste informazioni, perché pur trattandosi di una persona affidabile, non è detto che siano ufficiali e valide in tutti i casi. A quanto pare, nonostante sul sito dicano di non essere in cerca di nuovi manoscritti, tendono a fare scout abitualmente in mezzo ai self. Hanno un campione di lettori (generalmente blogger) che segnalano i titoli "papabili". Quando qualcuno della NC contatta un autore, l'invio del manoscritto da parte di quest'ultimo è una formalità. La redazione in realtà ha già letto il libro, e manca solo un ultimo step di approvazione. Mi è stato detto che a partire dal mese di aprile, la NC si è messa alla ricerca di nuovi autori, in quanto molti contratti sono in scadenza e non verranno rinnovati. A quanto pare, ho avuto la fortuna di trovarmi nel posto giusto al momento giusto. Vorrei aggiungere che non ho un agente letterario, né contatti con agenzie. Non ho contatti con blog importanti o popolari, né particolari amicizie nell'ambito dell'editoria. Il romanzo che mi hanno chiesto ha avuto buoni risultati ma nulla di eclatante al punto di attirare le attenzioni di una CE come Newton. Mi viene da pensare che sia stata pura fortuna. Chiedo scusa per la lunghezza del post. Comunque, resto a disposizione per rispondere a eventuali domande, probabilmente ci sono un sacco di cose importanti che ho dimenticato di menzionare. L'accordo di riservatezza non mi permette di dire proprio tutto, ma cercherò di essere utile quanto posso. Un saluto (:
  8. 17 punti
    Ciao, sono Claudia, uno dei finalisti del DeA Planeta 2019. Ho già scritto nella mia presentazione al forum che ho 28 anni, che vivo in Australia, e che ho frequentato questo forum per diversi mesi nel 2018, utilizzando un altro nickname. Ho partecipato al premio sotto lo pseudonimo CP, con il primo romanzo che ho scritto a cavallo di 4/5 mesi, tra il giugno e l’ottobre scorsi. Mi fa piacere condividere con voi la mia esperienza perché in questo forum ho letto e scritto, e su questo forum ho trovato il beta reader che ha letto ogni capitolo del romanzo che è arrivato in finale, uno per uno - una persona squisita che se vorrà potrà palesarsi di sua iniziativa e che io ho tormentato con le mie paranoie Prima di oggi, dei miei racconti sono stati accettati dalle redazioni di alcune riviste indipendenti. Non ho frequentato corsi di scrittura. Non conosco nessuno dell’ambiente. Non sono nessuno io. Sono un’aspirante che viene anche da qui, da questo forum. Al di là di me, mi fa piacere pensare che il mio trovarmi in finale sia un messaggio positivo. Ringrazio pubblicamente @Cerusico per essere stato così gentile da sopportare le mie paturnie delle ultime ore e per la sua discrezione. Sto andando alla serata. Non so che succederà, vedremo, spero di divertirmi! Scusate per i refusi, il romanzo è scritto meglio (o almeno spero)
  9. 17 punti
    Lampi di Poesia 2 - Off Topic Cari poeti, eccoci di nuovo qui assieme. Ancora un grazie per l'attenzione che avete mostrato verso questo Contest. Per ora sappiamo che sabato 6 Aprile il meteo prevede lampi poetici sul WD. Ma via gli ombrelli e… tutti pronti a lanciare versi illuminanti come saette. A che ora si scatenerà il temporale? Restate sintonizzati. Intanto una riflessione che ci tornerà utile. Come? Chi può dirlo… Spesso cerchiamo la perfezione in noi stessi a volte crediamo di trovarla altre volte ci condanniamo per non averla trovata ma se alziamo lo sguardo vediamo che la bellezza è solo in rapporto al Tutto.
  10. 16 punti
    È proprio vero quando dicono che le cose accadono quando meno te lo aspetti. Dopo mesi di silenzio, oggi mi ha scritto Newton Compton per sottopormi un contratto di pubblicazione. Intendono acquistare i diritti di uno dei miei ebook, e farne un nuovo ebook e un cartaceo. Non so se sto sognando.
  11. 16 punti
    "Esercizi di scrittura creativa e ludolinguistica" Qualche tempo fa mi è capitato di leggere un articolo in cui si parlava di ludolinguistica (termine che non avevo mai sentito), mi sono incuriosita e ho approfondito. In senso stretto la ludolinguistica raggruppa i giochi di parole "in chiaro" e si contrappone all'enigmistica che comprende invece i giochi di parole da risolvere. Esempi: - le catene di parole fanno parte della ludolinguistica; - Il gioco delle consonanti del WD è un gioco di enigmistica (c'è da trovare una soluzione). Da quello che ho capito la ludolinguistica viene usata nell'insegnamento della lingua e anche come esercizio di scrittura creativa. Ho raccolto i topic su questo argomento che ho trovato sparsi per l'Agorà perché credo che siano thread molto utili in un forum di scrittori. Il problema è che ora non so bene cosa fare del lavoro svolto. Qualcuno ha un'idea? Inizialmente avevo pensato di proporre una nuova sottosezione, ma per vari motivi non sono più sicura che sia la scelta migliore; un'altra possibilità è lasciare tutto da qualche parte come semplice lista di link, ma non va tanto bene perché implica che bisogna aggiornare di continuo. Insomma a me non viene in mente nulla di buono, ma di buttare nel cestino quello che ho fatto senza neanche proporvelo non mi va, quindi lancio la palla a voi. Ovviamente si può anche non farne niente (è scontato), pazienza. Alla peggio spero che questo elenco venga apprezzato dagli utenti che amano questi passatempi, a dirla tutta, sarei contenta anche solo così. Esercizi di scrittura creativa e ludolinguistica (aggiornato al 19.04.2019, ordine sparso) Il gioco dei racconti minimi Il gioco del testo alfabetico Storie horror di due frasi Blackout Poetry Una frase a testa, una storia compiuta Il gioco del vocabolario fantastico Racconto monocromatico Tautogrammiamo insieme Lipogrammiamo insieme Il gioco dei dialoghi Esercizi di stile Il racconto perpetuo Prosegui il racconto: "il guardiano" Nani Catena di parole per significato Catena di parole per sillabe finali Descrizioni eversive Il gioco del cambia la frase Scala delle parole - word ladder Il gioco dei contrari Il gioco dei contrari - seconda fase: versi Racconti con i titoli Incipit o no Lo scaffale fantastico di saggistica e manualistica Il gioco dei titoli Ipse dixit L'origine delle parole Sono un... Il gioco del canovaccio teatrale Il gioco delle descrizioni Tentare traballanti tautogrammi Paronomasia Cinque parole e un filo Una risata vi seppellirà - epitaffi simpatici Ho lasciato fuori le proposte di scrittura collettiva di @Kotobi (Novel topic) e di @Eudes (Il treno dei personaggi perduti) perché mi sembrano dei veri progetti letterari piuttosto che degli esercizi o dei giochi. In caso, si fa presto ad aggiungerli, dato che si tratta di poche discussioni. Allo stesso modo, volendo è possibile ampliare la raccolta includendo anche i giochi enigmistici (Il gioco delle consonanti, Indovinelli) trasformandola quindi in una più generica "Esercizi di scrittura creativa e giochi di parole". A mio parere invece non è possibile scorporare la ludolinguistica dagli esercizi di scrittura creativa pura perché in molti casi è troppo sottile il confine tra semplice gioco ed esercitazione narrativa/linguistica. La mia proposta è di dare più visibilità agli esercizi di scrittura creativa o almeno di far sapere agli utenti che nel forum ce ne sono parecchi. Grazie a tutti per l'attenzione.
  12. 16 punti
    Letti tutti. Vado a votare! Ah, no! Non voto. Regalo. Bashir voleva proprio trovarla La strada per l'infinito e sapeva che Sulla strada un inciampo era normale. Ma Il Crepaccio non se lo aspettava. Gli ultimi gironi li aveva trascorsi in una Dolce attesa, sul tavolo era sempre pronto Il barattolo del caffè a portata di mano, e lui lì che aspettava passasse la giornata. Qual è il colore del nulla, si chiedeva. Poco dopo incontrò Gli occhi della strada. Aveva accettato Il passaggio da quella donna incontrata nel tratto Da via Bach alla curva del tornante. Lei aveva simulato un guasto, fingeva di non sapere come fare Per riscaldare il motore. Poi gli propose Una passeggiata in campagna. Lui si sentiva Il pellegrino di turno accanto a lei. Non poteva immaginare che quell' esperienza sarebbe diventata la Cronaca di un pomeriggio da panico, né che la donna vestisse i panni delLa criminale. In realtà il criminale era quell'uomo... L'altro. Le aveva portato via il figlio in un pomeriggio di Bambini contesi. Che fine ha fatto Giacomo? continuava a ripetere lei mentre cercava il suo bambino. Bashir la ascoltò gridare il nome del figlio mentre lui precipitava nel burrone, lei lo urlava mentre Raminga volgeva lo sguardo nel vuoto. Grazie ai prestatitoli: @Eudes @Shikana @Adelaide J. Pellitteri @Poeta Zaza @Ivana Librici @AnnaL. @Edu @Somniator @M.T. @Emy @Talia @mercy @Befana Profana @Vincenzo Iennaco @Alba360 @Macleo @mina99
  13. 16 punti
    Sorpresi? Lo spero Il nostro @Anglares, new entry dello Staff, è entrato per la prima volta in sala riunioni con una piuma in testa (dipinta di azzurro) e tre revolver nelle mani (come, ha tre mani?). Ha detto che o cominciavamo a fare Contest di Poesia o ci uccideva tutti... la mia prima reazione è stata dare in sacrificio @Nerio (idea del tutto apprezzata dallo Staff), che non è più lo stesso da allora, perché ha ricevuto la piuma di Anglares e ora sta lì a sniffarla continuamente per trovare le parole giuste. Poetica, dice. Mah. Comunque abbiamo cominciato a lavorare al Contest Lampi di Poesia. Se vi piacerà (divento un attimino serio), c'è la possibilità che diventi periodico, come il MI. Ma non di domenica. Prima però vi anticipiamo qualcosa... l'introduzione è a cura del nuovo @Nerio Lampi di Poesia “Carpe diem, quam minimum credula postero” La poesia non esiste. La poesia è polvere di ricordi che si raccoglie nelle tasche, per poi essere spazzata via al primo soffio di vento. È la passione di un istante, condensato su carta, che per una piccola porzione di tempo si trattiene nei battiti del cuore, per poi perdersi. Come lacrime nella pioggia o come ingiurie in una strada. La poesia dura talmente poco da sembrare, appunto, inesistente. Eppure, in quell'istante, che fiamme e che fulmini. Che brutali passioni e indomabili desideri… E voi? Che cosa vi capita in quell'attimo? Di cosa si colora e brucia il vostro attimo? Questo Contest è dedicato a voi, alla vostra furiosa voglia di vivere e trattenere (per pochissimi secondi) la poesia dentro di voi. Il Contest è aperto a tutti e si articola in due fasi: Pubblicazione della poesia e successiva Votazione. Attenzione: la partecipazione al contest prevede entrambe queste fasi; chi salta la Votazione verrà automaticamente squalificato. Quando, vi starete chiedendo, vero? Per ora vi possiamo solo dire che sarà sabato 16 marzo. Ma si tratta di Lampi, ragazzi, attenzione... e ho detto tutto. Per ora. Per ora. Per ora...
  14. 15 punti
    E, aggiungo, che se non lo si è amato si potrebbe almeno evitare di pubblicare interventi di cattivo gusto in questa giornata. Non fosse altro per una questione di rispetto: siamo in un forum di scrittura e il 99,99% di noi utenti non riuscirà nel corso della propria vita a raggiungere un numero di lettori pari a quello che lui ha raggiunto con uno qualsiasi dei suoi romanzi.
  15. 15 punti
    Foto di gruppo ieri sera a Morciano di Romagna dopo la presentazione, con: @Miss Ribston , @AdStr e @Fraudolente!
  16. 15 punti
    Ciao @ElleryQ. Con "ha sospeso le comunicazioni" intendo dire che: in un primo momento (e cioè dalla ricezione del contratto fino al trascorrere del primo anno) ci sono stati degli aggiornamenti da parte dell'agenzia (arrivati sempre via email, in seguito a mie richieste). Dopo il primo anno e mezzo (e nessun risultato ottenuto, ovvero nessuna proposta di pubblicazione del mio manoscritto), ho ricominciato a inviare email alle quali l'agenzia rispondeva dopo molto tempo e non prima di aver ricevuta anche una mia seconda mail, dove dichiaravo di non aver avuto alcuna risposta da parte loro. Siamo andati avanti così finché le loro risposte non sono più arrivate (né con una, né con due mie email) e io, che non sono una rompiballe per natura, ho troncato i contatti che erano, ormai, a senso unico. Sono basita del fatto che, dopo oltre due anni, non ho ricevuto né un confronto sull'attività di ricerca editori effettuata (se mai effettuata, a questo punto lasciatemi dubitare anche di questo), né un rifiuto ufficiale, né una pernacchia (che sarebbe stata più gradita del totale silenzio). Mi hanno fatto perdere un sacco di tempo ed è meglio che io chiuda qui questo mio feedback perché non voglio riversare sulla discussione altro se non la mia esperienza. Un caro saluto.
  17. 15 punti
    Ciao @Depandance. Non credo, ovviamente, d'essere astro nascente di alcunché. Anzi: vivo con la paranoia di rovinare la bella reputazione di NN, avendo scritto un romanzo piuttosto "di nicchia" (I suppose), incentrato com'è su certe ricerche linguistiche e arrovellato su un impianto narrativo non sempre liscio e contingente come ci si potrebbe aspettare. A ogni modo, ti ringrazio sul serio per l'interessamento e, sì, ho sottoscritto il contratto - un buon contratto, per me. Procede bene, si uscirà dopo l'estate (fine settembre/primi di ottobre). Ci sono due cose che, finora, mi hanno colpito fortemente: il ruolo davvero centrale dell'ufficio stampa (grosso freelance di conclamata esperienza: non dipendente fisso, ma nemmeno mutuato a smozzichi da altri editori) e l'attenzione (innamorata e maniacale) a ogni dettaglio della storia da parte degli editor. Il secondo aspetto, come si potrà immaginare, mi lusinga e mi fa sentire parte di una sorta di famiglia - e questo va ad aggiungersi all'intreccio suggestivo (magico) dato dal modo di porsi come una piccola Mondadori, ma al contempo come una realtà intima pronta a farti dormire sul divano della loro redazione. Come forse ho già detto, posso sottolineare che valutano veramente il materiale che ricevono. E vorrebbero poter rispondere a tutti, anche a quelli rifiutati, ma non ce la fanno proprio - la direttrice è sempre stata molto genuina nel dirmi di questo suo rammarico. Poi, i discorsi sono i soliti: italiani ne pubblicano pochi, quindi si crea una sorta di gerarchia nelle priorità di valutazione - un autore finalista allo Strega e proposto da agente (il caso di Chiara Marchelli, da poco uscita con loro) è ovvio che salirà nelle preferenze di lettura; uno che invia per mail "normale" viene sì letto, ma con molta più lentezza. Spero di esservi, in qualche modo, utile.
  18. 14 punti
    GLI EQUIVOCI DELL’EDITORIA. A grande richiesta, direttamente dall’ultima propagine europea dell’Oriente, il mio testo completo sull’editoria (pubblicato parzialmente da ‘il Foglio” di sabato 27): I miei lunghi anni di lavoro nel mondo dei libri (molti, più prosaicamente, qualcuno direbbe: nell’industria editoriale) sono stati costellati, sin dall’inizio, da equivoci. Ritengo che il primo, da parte di una famosa casa editrice, fu di aver pensato, nel momento in cui crollavano i muri, che fosse necessario avere un redattore che si “intendeva di cose dell’Est”. Dopo pochi mesi, dalla mia assunzione, ci si rese conto che, all’Est, non esistevano affatto centinaia di capolavori, bloccati dalla Censura, chiusi nei cassetti. Le cose migliori, e più proibite, da anni circolavano liberamente, e a volte con successo, in Occidente. Così, fui rapidamente passato a fare il redattore, senza che avessi la minima idea del mestiere. Me lo insegnarono, affumicandomi con le loro decine di sigarette, Sandro (il direttore editoriale) e la più prestigiosa e temuta “redattrice esterna”: Grazia Cherchi. Ambedue dovettero però constatare che non ero abbastanza cattivo con gli autori. Dopo un certo periodo di questa “scuola” fui quindi indotto a pensare che essere una carogna pignola volesse dire esser bravo redattore. E seriamente considerai l’ipotesi di cambiar mestiere. Ma c’era un’altra figura “esterna” che mi interessava. Il giovedì, nel primo pomeriggio, passava davanti alla mia stanzetta un’anziana signora claudicante che andava a rinchiudersi nel salone in fondo al corridoio. Anche lei fumava come un turco e, quando apriva la porta, uscivano nubi biancastre come se là dentro si bruciassero delle carte. In effetti, in quello stanzone, venivano ammucchiate le decine di dattiloscritti che arrivavano quotidianamente in Casa Editrice. E molti sospettavano che, periodicamente, venissero là organizzati degli accidentali, quanto provvidenziali, roghi. Siccome (ero agli inizi!) uscivo tra gli ultimi, lei mi lasciava un foglietto per il Direttore dove scriveva i giudizi su una ventina di inediti che aveva letto. La cosa mi incuriosiva assai. Così, una volta, approfittando del fatto che era venuta a chiedermi se per caso avessi una sigaretta, le domandai sfacciatamente quale fosse il suo “metodo” e se davvero leggesse tutti quegli scritti in un pomeriggio. La risposta fu affermativa, ma subito corretta dal disvelamento di un segreto: la signora leggeva le prime due pagine e le ultime due del dattiloscritto e poi operava una sorta di carotaggio su un altro paio di punti scelti a caso. Secondo lei era un sistema scientifico: nessun libro che faccia schifo nell’attacco e nella conclusione, e in qualche pagina aperta a caso, meriterebbe di essere pubblicato. Replicai, un po’ sorpreso, che Guerra e pace, ad esempio, al di là della mole, non sarebeb stato valutato il capolavoro, che in effetti è, se un redattore russo di allora avesse considerato l’inizio (in francese!), l’ultima pagina non proprio brillante e, nel mezzo, fosse capitato nella lunga descrizione di una battaglia (magari quella dal punto di vista di un cavallo…). Mi gelò con un sorriso amaro e disse che facevo troppo il saputello e sarebbe stato meglio lavorassi all’Università… Ovviamente ho poi applicato il suo “metodo” e posso, con una certa esperienza, affermare che funziona bene, perfino con il libri di saggistica. Per i libri per bambini e ragazzi è addirittura fondamentale! Un clamoroso equivoco mi accadde però dopo sette mesi. La centralinista, con voce imbarazzata, mi disse che c’era alla porta un signore che sosteneva di essere un professore afgano, che parlava male l’italiano e voleva proporci degli articoli. Lo feci accomodare e gli dissi, con molta franchezza, che noi non pubblicavamo raccolte di articoli, seppur su una questione calda come l’Afghanistan, e che avrebbe dovuto rivolgersi a un quotidiano o a un settimanale. Ma quello insisteva e non accennava ad andarsene. Allora gli scrissi su un foglietto il nome di un’ amica che lavorava alla redazione esteri del “Corriere della sera” e gli disegnai anche una piccola mappa in modo che potesse recarsi là comodamente a piedi. Niente da fare: quello si incaponiva a mostrarmi almeno un suo articolo. Acconsentii a malincuore e lui aprì la borsa e dispose sulla mia scrivania i suoi “articoli”: due elefantini in finto avorio, un animaletto ligneo irriconoscibile e cinque stauette votive in plastica celeste… Col tempo imparai il mestiere e quindi mi promossero caporedattore e fui ammesso a partecipare alle riunionioni dove si decidevano i libri da pubblicare. In genere i libri dell’Est erano mal visti: considerati malinconici e troppo pensosi, poco adatti ai gusti fantasiosi del pubblico italiano. Su Ryszard Kapuscinski dovetti impuntarmi e, una volta tanto, ebbi, col tempo, ragione. Imparai a trasformarmi in una sorta di “auto-cartina di tornasole”. Compresi che se un libro mi piaceva, agli altri avrebbe fatto schifo e, se per caso si erano distratti (o avevano dato credito, per sfinimento, al mio entusiasmo), e quel libro veniva poi pubblicato, era quasi sempre un insuccesso commerciale. Quindi cominciai a perorare la causa dei libri che non mi piacevano e mi feci così la fama di uno con “un buon fiuto”. Ci fu una volta che però, all’unanimità, bocciammo un libro parautobiografico di una giovane signorina che, nel titolo, aveva pure infilato la parola “mutande”. Fu una delle poche volte che l’Editore, in genere abbastanza silenzioso e rispettoso delle scelte della redazione, si impuntò con un’argomentazione inoppugnabile: “Lo pubblichiamo e basta!”. Fu un successo clamoroso e ne trassero persino un film. Eviterò di soffermarmi, perché l’ho già raccontato in altre occasioni, sulle decine di equivoci che mi capitarono quando mi fu affidato il compito “delicatissimo” di occuparmi del primo libro di una giovane e promettente scrittrice giapponese di nome Banana. Anzittutto veniva chiamata, in casa editrice, con tutti i nomi di frutta salvo quello giusto: un giorno ti telefonava il tipografo e ti chiedeva irritato perché non erano ancora tornate indietro le bozze di Ananas; un altro, l’Ufficio stampa che domandava se non si trattasse per caso di uno scherzo (“i resposnabili delle pagine culturali non fanno che ridere e prenderci in giro”!); oppure mi cercavano i librai di Firenze o Pisa (maledetti toscani!) sogghignado, ma preoccupati, che nelle loro città un prodotto simile sarebbe stato invendibile. Mi è scappato il termine “prodotto”. In effetti è questo uno dei più grandi equivoci dell’editoria: per alcuni (gli autori, ma anche molti redattori, che oggi si ciamano tutti “editor”) si lavorano e producono dei libri; per altri (l’ufficio commerciale, la distribuzione, alcuni librai) si maneggiano dei prodotti. Per i poveri uffici stampa, spesso i libri/prodotti sono semplicemente delle “impresentabili scocciature” da presentare come gioielli. Gli oggetti sono sempre gli stessi, ma cambiando la definizione muta anche l’approccio e il valore che gli si dà. Qui sta il vero equivoco e l’origine di molti fallimenti. La storia della grande editoria italiana (ma, sospetto, lo si potrebbe dire di quella di tutto il mondo) è stata fatta da uomini e donne appassionati che hanno dilapidato i loro soldi pubblicando libri. L’editoria è sempre stata una passione malata. Alcuni poi sono stati così bravi da impostare e organizzare le cose in modo da non perderci o addirittura guadagnarci, stampando ottimi libri. Ma non possiamo dimenticarci che la nostra cultura, nel Novecento, è stata puntellata da straordinarie opere e collane che sono costati a chi li produceva molti soldi, sforzi e, talvolta, guai. Sgombriamo il campo dagli equivoci: secondo me Einaudi è, e resta, la migliore casa editrice italiana (dalla quale sono filiate altre tre case editrici di qualità: Adelphi, Bollati Boringhieri, Donzelli): il suo fondatore e padrone per quasi cinquant’anni ci ha investito tutto il suo patrimonio e, a un certo punto, ha dovuto economicamnte arrendersi. Dal punto di vista imprenditoriale c’è chi lo considera (alcuni con una punta di rivendicativa soddisfazione) un fallito. Ma se si guarda alla sua impresa, da punto di vista della cultura, è un benefattore che, come tutti, ha fatto anche scelte sbagliate, ma senza il quale saremmo tutti più ignoranti. Il primo editore per il quale ho lavorato, ad esempio, era un rivoluzionario che credeva nei libri come mezzo di emancipazione della gente e trasmissione di idee nuove (inizialmente il Partito Comunista, che pure aveva una sua, un po’ triste ma anche meritoria, casa editrice, lo incoraggiò molto a lanciarsi in questa avventura). Grazie alla rete dei suoi contatti politici e personali, e al suo coraggio e anticonformismo (stampò, nel 1957, Il dottor Živago contro tutti e, nel 1962, lo scandaloso Tropico del cancro di Henry Miller), pubblicò libri belli e importanti che ebbero anche successo commerciale perché rispondevano ai gusti e alle necessità di migliaia di lettori. E come lui, fortunatamente, ce ne sono stati, e ce ne sono, altri. Questa editoria faceva e fa, inequivocabilmente, libri, prima che prodotti commerciali. E questo vale tanto più, oggi, per alcune medie e piccole case editrici. Ci fu, nel 1995, un uomo intelligente e còlto, amministratore delegato di un grande gruppo editoriale, dopo varie esperienze in altri settori industriali, che, provocatoriamente, scelse di affrontare di petto la questione, sgombrando il campo dagli equivoci: pubblicò un libro-intervista sull’editoria intitolato A scopo di lucro. La tesi era che l'editoria è e deve rimanere un'impresa, un business del tutto “tipico”, nel quale cioè l'obiettivo essenziale deve essere il profitto economico. Nell’editoria molti sostengono di fare libri, mentre fanno, più o meno consapevolmente, “prodotti a scopo di lucro”; mentre altri pubblicano libri perché amano la cultura e la bellezza. Ci sono quelli che fanno “libri necessari” (ad esempio: i manuali), che hanno un valore d’uso e che, quando sono ben fatti e con buoni contenuti, hanno significativi risultati economici. Per fortuna ci sono ancora editori che, come il primo di tutti, il veneziano Aldo Pio Manuzio (1449-1515) riescono a coniugare cultura e guadagni, avendo chiari il loro obiettivi e la missione umanistica della loro impresa. Oggi gran parte delle librerie, sono invece, purtroppo, dei posti equivoci: nel senso che non si capisce bene che funzione abbiano. Il libraio, o la catena di libreria, possono riempire i loro negozi di tutte le cose che vogliono: dalla cancelleria alle cartoline, ai CD di musica e cinema, ai pupazzetti e i cioccolatini per gli innamorati, alle bottiglie di vino pregiato, ai thè aromatici, agli oggetti elettronici, ai lavori d’artigianato locale. Ma devono sempre ricordarsi di essere dei librai e che le altre merci non possono nascondere i volumi. Chi entra nel loro negozio per comprarsi un CD, dovrebbe uscire anche con un libro, che lo ha colpito passandoci accanto o gli è stato consigliato per associazione di idee con l’oggetto che ha comprato: un disco di tanghi, ad esempio, non può lasciarsi dietro invenduto un racconto di Borghes, un saggio sulla cultura argentina, un romanzo di Sabato, o un’ affascinante raccolta dei testi dei tanghi col testo a fronte, un libro con le strisce di Mafalda, una guida al fascino inesauribile di Buenos Aires, o un volume di Corto Maltese… Il più grande difetto che può avere un libraio è di essere uno snob. La vera cultura non si è mai identificata con una setta di pochi eletti. Il libraio che disprezza i suoi clienti non è adatto a fare questo mestiere. Un mestiere che è veramente un servizio, nel senso più alto della parola: un servizio alla memoria e alla cultura. Ma anche un servizio alla gioia e al piacere. Negli anni Novanta, le lunghe e festanti code davanti alle librerie in attesa della mezzanotte per poter acquistare l’ultimo romanzo della saga di Henry Potter ci hanno fatto capire (a noi che questo genere di code le abbiamo fatte solo per un concerto rock, o un’opera lirica, per un film o uno spettacolo teatrale) che il libro è ancora capace di appassionare larghe fette di pubblico e di giovani. I giovani sapranno amare e rispettare i libri, se non verranno rovinati dalla scuola che (altro equivoco!) fa loro leggere i romanzi e poi li sottopone a test, ricostruzioni grafiche delle strutture narrative del testo e altri arzigogolamenti teorici che fanno pensare che la letteratura sia soltanto una cosa di studio. Ci sono però anche tanti bravi insegnanti che accompagnano i loro studenti in libreria, iniziandoli a riconoscere quel luogo come uno spazio amico e fanno loro apprezzare il “piacere del testo”. Quand’ero uno studente liceale, e stavo scoprendo il fascino misterioso del teatro, iniziai per caso a frequentare un piccolo negozio in riva all’Arno, accanto al Ponte Vecchio. La burbera e paffutella signora che lo gestiva mi fece conoscere Beckett, Racine, Witkiewicz, Artaud, Marlowe, Pinter, tirando fuori con complicità quei libretti dagli scaffali e spiegandomi con pazienza e passione il loro valore. Quando compravo troppi libri e non mi bastavano i soldi, mi prestava quelli in esubero. Si costruì così un affezionato cliente, un amico, un complice. Tra il libraio (anche quando non è il padrone dell’esercizio) e il cliente deve esserci appunto questa complicità. Il senso della trasmissione di idee, sensazioni, piaceri, sogni. Chi vende un libro (persino un manuale di giardinaggio) vende una promessa, non deve mai dimenticarlo. Per questo il libraio, pur nel dovere commerciale di avere un vasto assortimento e di esaudire qualsiasi richiesta, è necessario che sappia orientarsi bene nella produzione e selezionare i libri di valore. Non può tradire la fiducia del cliente e non può sbagliarsi nel capire di cosa abbia veramente bisogno. Nelle librerie che frequentavo a Praga, Varsavia, o Mosca, fino alla metà degli anni Ottanta, si respirava subito un’atmosfera opprimente, sciatta, vuota. A Mosca, soprattutto, ti colpiva la bruttezza e la pesantezza dei volumi, l’odore stantio della colla di pesce che teneva precariamente assieme le pagine di libri dove il censore e l’addetto alla propaganda avevano pesantemente lavorato a togliere dalle righe la freschezza e l’energia della libertà delle idee e delle opinioni. E anche i commessi erano persino più scortesi che negli altri negozi, quasi avessero la coscienza di non aver nulla di buono da vendere. I più furbi facevano lauti guadagni vendendo sottobanco i pochi libri interessanti, stampati in esigue tirature, e quindi tanto più agognati dai lettori e dai trafficanti del mercato nero. I veri libri erano clandestini: stampati, o ciclostilati, in edizioni poverissime ma ricche di idee. C’erano poi i libri normali, ma stampati dalle case editrici dell’emigrazione, il cui possesso poteva costare l’arresto e un sacco di seri fastidi. Questi libri si acquistavano nei posti più strani e improbabili (e i librai rischiavano la galera). A Cracovia, la libreria più fornita era una sbocconcellata panchina dietro una quercia, sotto il Castello, dove un piccolo signore, con la coppola, la sigaretta sempre accesa e l’aria circospetta, teneva un borsone da ginnastica gonfio di libri che facevano la felicità dei lettori. La mia “libraia”, a Varsavia, tirava fuori da sotto l’ampia gonna i libri “proibiti” che le avevo ordinato, assieme a succulente salsiccie e barattolini di miele. Ma come, inspiegabilmente, succede a tutti gli esseri umani, la mancanza innescava la spasmodica richiesta e il bisogno. La censura e la penuria favorivano così un desiderio insaziabile e mai si lesse tanto in quei paesi come in quegli anni. In quel mondo si è nutrito, ancora inconsapevolmente, il mio amore per l’editoria come missione culturale. La più originale libreria al mondo che ho visitato è la Marioka Shoten, di Yoshiyuki Marioka, a Ginza (Tokyo), aperta al piano terra dello storico, e miracolosamente sopravvissuto ai bombardamenti, edificio Suzuki (1929). Ogni settimana il libraio seleziona un unico volume per la vendita: lo espone, lo cura, lo circonda di immagini che lo completano, lo presenta attraverso una serie di incontri serali con l’autore o persone in grado di parlarne e alla fine della settimana lo sostituisce con un nuovo unico volume. A volte ho il sospetto che sia il libro, per la sua stessa natura, ad essere un oggetto equivoco. A cinque anni fui sorpreso dai miei genitori mentre mi arrampicavo su una scaletta fatta di grossi libri, nel tentativo di raggiungere la scatola di cioccolatini alle mandorle riposta sullo scaffale più alto della libreria del mio goloso, ed egoista, padre. Del resto, nella nostra casa di Firenze, dove c’erano libri ovunque, se ne faceva sovente un “uso improprio”. Se, durante i pranzi, non si trovava un cuscino, venivo rialzato al livello del tavolo mettendo sulla seggiola un robusto vocabolario, o, peggio ancora, per insegnarci a mangiare educatamente, con le braccia vicine al corpo, la mamma spesso ci costringeva a stringere sotto le ascelle due smilzi volumi. Il libro, che è uno strumento per comunicare storie e idee, solo a un certo punto del cammino umano ha assunto la forma cartacea che conosciamo e, nel futuo, avrà sempre più la forma immateriale del digitale e verrà letto su uno schermo. Ma la sparizione dei libri di carta non significherà affatto la fine dei libri: ci priverà però, purtroppo, dei mille usi che si possono fare dei volumi cartacei. A un certo punto, quando ero passato a lavorare in un’altra casa editrice assai importante, forse per una forma di impazzimento alal soglia della mezza età, mi incaponii nell’intravedere un grande futuro (che non ho nemmeno oggi del tutto abbandonato!) ai libri “popup”. Ormai con questa parola si intendono quelle piccole finestre che si aprono automaticamente quando si entra in una pagina web, per pubblicizzare particolari servizi del sito o per mostrare la pubblicità di inserzionisti. Sono cose che innervosiscono assai coloro che guardano un testo o un’immagine sullo schermo del computer e improvvisamente li trovano coperti da un messaggio estraneo. Fino a una ventina di anni fa, invece, con questo schioppettante termine, si definivano soltanto quelle meravigliose pagine dei libri per bambini che prendevano forma tridimensionale, facendo spuntare come arzigogolati funghi, dalle piatte pagine, castelli e animali a tre dimensioni. Realizzazioni ardite della fantasia dei disegnatori e miracoli della tecnica tipografica. Col progressivo passaggio dei libri dalla carta stampata alla forma digitale, e quindi immateriale (se non per l’elettronico supporto di lettura), il “popup” non hanno perso, e non perderanno, la loro identità materiale. Questi libri sono infatti tra i pochi che non potranno mai venir trasformati in file digitali: sono nati come giochi di carta e tali rimarranno. Sono insostituibili: neppure da macchinette simil-libro che producono ologrammi. Quand’ero bambino amavo farmi sorprendere dalle figure che si alzano una pagina dopo l’altra e toccare (e, perché no?, rompere) i meccanismi che legano le guglie di un castello o le possenti articolazioni di un dinosauro. Siccome i romanzi e i racconti un po’ alla volta spariranno come oggetti cartacei, è possibile immaginare che gli artisti si possano alleare agli scrittori di storie per dar vita a “popup” per adulti, che siano degli oggetti d’arte, in tiratura limitata e che, come avviene per le migliori “grafic-novel”, stimolino gli autori a pensare le loro storie in modo tridimensionale. In casa mia entrano molti libri: in parte li acquisto, ma molti mi vengono inviati per recensione dagli uffici stampa, o come omaggi da amici e conoscenti. Quando sono morti i miei genitori ho portato a casa mia una piccola parte (i libri più antichi) del loro grande e varia biblioteca. Li tengo per affezione, ma non li ho letti tutti: dovessi farlo, oltre a rischiare di sbriciolare quelle pagine ormai ingiallite, mi toccherebbe rinchiudermi in casa per alcuni anni. La porzione di miei “libri non letti” è quindi cresciuta parecchio. Un grosso incremento di “libri non letti” lo realizzai, nel 1986, quando tornai da Varsavia, dopo tre anni passati là a studiare, e mi posi il problema di come avrei fatto a trovare in Italia un libro che mi fosse servito: così, coi risparmi, acquistai prima della partenza molti volumi di classici e libri di riferimento, scelti secondo il criterio del “non si sa mai”. Così mi ritrovo la casa strapiena di libri, che occupano tutti i corridoi e alcune stanze con scaffali fino al soffitto: molti di questi volumi sono appunto "non letti" o appena consultati. Non è però una cosa che mi dia disagio. Anzi: quando mi ammalo, ad esempio, mi rifugio in quarantena nella stanza completamente foderata di volumi, dove c’è il mio studio, e mi sento subito meglio, riscaldato non soltanto dalle coperte ma da tutta quella massa variopinta di volumi a portata di mano, dove spesso mi capita di scoprire un libro che mi ero dimenticato di possedere: allora quello passa dalla categoria dei “non letti” a quella degli “assimilati” e affretta la mia guarigione. Anche in quanto lavoratore dell’industria libraria tendo a considerare comunque tutti i libri che ho in casa (letti o non letti) come miei e indispensabili. In questo mi scontro con il resto della mia famiglia e anche con il gatto che, loro sostengono, si sentirebbe oppresso da tutti quei volumi che gli impediscono di nascondersi. I gatti e i famigliari sono i peggiori nemici dei libri non letti, che vorrebbero eliminare per fare spazio e dare aria: “quelli che non leggi mandali in cantina” è l’invito ricorrente che mi sento fare. Il sogno che ogni tanto faccio è quello di stabilirmi stabilmente in quella cantina, in mezzo a tutto quel bibliografico ben di Dio: fondare in quella caverna underground la mia propria casa editrice, portandoci una stampatrice (magari addirittura a caratteri mobili), e produrre per me tutto quello che mi passa per la mente. Mi cedo, come Paperon de Paperoni, sguazzare nei libri, come fossi in una piscina e pescare ogni tanto una pagina e mettermi a leggerla alla luce fioca della lampada che pende come un pendolo dal soffitto. Ma sogno anche, altre volte, di diventare come uno dei miei scrittori preferiti, il boemo Bohumil Hrabal (morto a 82 anni, nel 1997). Tutte le sue prime opere, fortemente debitrici del surrealismo, furono mandate al macero dai comunisti. Dopo l’invasione di Praga da parte delle truppe del patto di Varsavia, nel 1968, per sette anni nessun suo libro venne pubblicato e due volumi, già stampati, vennero mandati al macero. Il protagonista del suo capolavoro, una delle opere più importanti della letteratura del Novecento, Una solitudine troppo rumorosa, è appunto un addetto (come lo fu anche, per un certo tempo, Hrabal) al macero dei libri. I libri che vengono fatti tornare pappa di cellulosa sono un po’ la metafora della nostra esistenza e della nostra disperata lotta per sopravvivere. Ma Hanta, prima di gettare via i libri, ne salva i più importanti e li seppellisce, come delle perle, nel mezzo di ogni pacco di carta, scegliendo accuratamente le confezioni, in una sorta di barocco “funerale» dei libri”. Quando Hrabal lavorava con la carta straccia metteva da parte vecchi libri illustrati e li dava al suo amico, il maestro del collage Jirì Kolář affamato di ciarpame per le sue straordinarie composizioni, i suoi “collage poetici”. La vera editoria è destinata forse, in modo inequivocabile, e auspicabile, a produrre proprio dei libri come una sorta di poetici collage di quel che resta dell’umanità.
  19. 14 punti
    Benvenuto a @Marco_LP e buon lavoro al nuovo CM. Per me vale quanto ho già ampliamente scritto a inizio giugno: rimarrò nei paraggi come Supercritico Buon proseguimento a tutto il WD e grazie ancora a tutti gli utenti per questi anni passati insieme!
  20. 14 punti
    Dopo tre anni credo sia il momento di fare una capatina qui. Non badate al faccino triste, l'effetto di fine vacanza in Romagna.
  21. 14 punti
    Eccomi qua: disagiato quattrocchi abbruzzese al salone del libro.
  22. 14 punti
    Torno sempre più sporadicamente in questa discussione, ma vedo che più o meno siamo sempre lì. Vi aggiorno sulla mia posizione che, come altre, ebbe inizio un paio di anni fa: ho sempre avuto risposte alle mie richieste di aggiornamento, ma hanno sempre teso a lasciare in sospeso la sentenza finale. Dall'ultima volta, ormai circa sei mesi fa, non me ne sono più interessato. A quanto ne so il mio romanzo se ne sta su un comodino virtuale in attesa di essere rispolverato dal caso o dal destino o da un miracolo, essendo io totalmente miscredente ho deciso di non preoccuparmene più. Peccato, mi ero molto entusiasmato per la nascita di questa agenzia che sembrava volere veleggiare a tutta, ma pare che il mare editoriale l'abbia ingoiata.
  23. 14 punti
    Di solito non intervengo mai in questo genere di dibattiti, ma visto questo MI particolarmente acceso, mi sento in dovere di dire (almeno) una cosa: è un gioco. Su un forum. Tra sconosciuti. In cui non si vince niente. Sarò ingenuo, ma ritengo che nessuno ce l’abbia con nessuno, che non abbia senso “voler vincere” in un contest il cui scopo è migliorarsi e basta. Per come la vedo io, il MI serve a mettersi alla prova e a ottenere più commenti. Questi ultimi, a loro volta, sono utili se sinceri: si può dire (e si deve dire) che un racconto non sia bello purché si motivi il giudizio. Lo scopo resta infatti sempre quello: migliorarsi mettendosi in gioco. Da semplice sostenitore posso dire di aver visto numerose diatribe nate attorno al MI: il voto deve essere segreto, vincono sempre i soliti, il tempo è troppo poco, ecc... Quello su cui si dovrebbe riflettere è che l’unico premio del MI è essere giudice del prossimo MI: è un premio per incentivare la partecipazione, non la competizione. Nel MI si gareggia contro se stessi, per migliorarsi e basta. Concludo con un’ultima cosa, e premetto che ovviamente questo intervento non vuole essere rivolto contro a nessuno personalmente ma sia considerato un’osservazione soggettiva. Ho vinto (credo) in tutto 3 o 4 MI e ho partecipato almeno al quintuplo dei contest. A volte ho vinto con un racconto che io stesso ritenevo bello e ben scritto, a volte ho vinto con sorpresa con un racconto che consideravo ancora migliorabile. Viceversa, non ho vinto con racconti che consideravo perfetti e che comunque non sono stati votati. Non si tratta di errori di giudizio nè miei nè degli altri. Semplicemente, ci sono cose che a me scrittore sfuggono sui miei racconti e vengono viste dal lettore. Viceversa, esistono anche dettagli che io noto e che il lettore non considera importanti per un giudizio sul testo. Conclusione (vera): siamo sinceri nei commenti ai testi. È ciò che serve davvero al MI.
  24. 14 punti
    Nonna mi ha sempre raccontato di quando dichiararono Roma città aperta. All'inizio era contenta, alla fine però ripeteva solo: "Padre, aspettami". Sentiva di scivolare Giù nel profondo. A molti non rimase che scrivere, le parole parlate non venivano ascoltate. Una donna scrisse del Sehnsucht, un'altra del bombardamento di Dresda, un uomo scrisse un Sonetto della polvere e dei gradini, ma nonna non ne capiva il senso. Era una donna dei campi, mia nonna. Mi disse: "Per favore, Trovami l'incanto in queste parole". Ma le sue, di parole, erano Come sassi lanciati sulla mia fronte. Aveva ragione, l'incanto non c'era. C'erano solo Macerie e Macerie. E uomini e donne Toccarsi a morsi. Poi venne il giorno in cui lessi il suo Testamento. Era il Primo aprile 1999. Sentii un Amalgama di Risonanze, e rividi un Fuoco Smeraldo, verde come i suoi occhi verdi. Allora le parlai di nuovo e sentii Traiettorie ininterrotte. All'orizzonte, Solo aurore boreali. Ricordava tutti i suoi morti, nonna, ma diceva a noi nipoti di andare avanti. Non era un testamento il suo, era un inno alla Resilienza. Fu allora che mi ricordai di Quel bacio che mi desti prima di andartene, nonna, un bacio sbiadito. Presi la tua bocca, prima che giungesse la loro definitiva Clausura. Grazie a: @Ippolita2018 @dirk @Poldo @Marta96 @mina99 @Shikana @Mathiel @Joyopi @Lauram @Arianna Sofia Ferrari @Alba360 @Edu @Talia @Komorebi @millika @Emy @Amara @Poeta Zaza @Elisa Audino @Sira @ire70 @Mario74 @Max91 @mercy Grazie anche e soprattutto ad @Anglares e ai suoi lampi passionali che diventano poesie altrui. Vado a rileggere qualcosa. Poi voto. Poi passo ai FC. Grazie a tutti.
  25. 14 punti
    È il sogno di un albero spezzato senza foglie nè rami. La nostalgia di fiorire quando fuori è inverno.
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