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Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione dal 21/01/2020 in tutte le aree

  1. 34 punti
    Un saluto a tutti. È giunto il momento di raccontarvi la mia esperienza con questa agenzia. Premetto che sarà un’esposizione un po’ lunga, per quanto io possa cercare di sintetizzare, per cui abbiate pazienza e, solo se vi va, leggete sino in fondo. Come sempre cercherò di esporre i fatti nella maniera più oggettiva possibile, ma va da sé che è pur sempre il mio punto di vista, per cui, se Jacopo desidera, può intervenire per dire la sua com’è giusto che sia. Desidero anche anticipare che, essendo la mia un’esperienza personale, nulla toglie alla professionalità riscontrata da chi ha ottenuto esiti positivi nel rapporto con LIAE (al momento solo un’iscritta per ciò che riguarda questo forum, se non erro). Ma procediamo con ordine: partecipai agli invii spontanei di LIAE circa quattro anni fa, quando l’agenzia aveva aperto i battenti da poco e non esistevano ancora le varie promozioni. Lo feci con un romanzo che era stato finalista un paio d'anni prima in un noto concorso per letteratura di genere. Dopo circa otto mesi senza risposta, notando dal forum che altri l’avevano ottenuta pur rientrando negli invii dei mesi successivi, provai a scrivere una mail e mi venne detto che il romanzo era in lettura esterna. Dopo circa un altro anno senza comunicazioni di sorta, provai a riscrivere all’indirizzo email consigliato da Jacopo, ma riscontrai il problema di molti: nessuna risposta. Decisi quindi di contattarlo qui sul forum per MP e mi disse che il romanzo aveva convinto tutti, mi fece i complimenti e mi disse che mi avrebbe inviato il contratto «a breve». Be’, per fortuna lo avevo contattato, allora. Anche se… avendo convinto tutti, non avrebbe dovuto contattarmi l’agenzia stessa? Comunque sia attesi (im)pazientemente l’invio del contratto. Quel “a breve” durò altri 5 mesi circa, ma alla fine firmai e ricevetti una telefonata da Jacopo. Una bella chiacchierata confortante: sulla validità del romanzo, sul fatto che le risposte non sarebbero tardate ad arrivare («Anche più di una» si sbilanciò a dire) e che non era necessario un editing (al quale avevo già provveduto da me in precedenza, tramite un professionista), perché sarebbe stata questione di poche cose, disse, e «Perché tanto gli editor delle case editrici vogliono sempre dire la loro, per cui è meglio attendere» aggiunse. Da quel momento è passato oltre un anno, durante il quale gli aggiornamenti non sono mai avvenuti in modo spontaneo, ma sempre su mio sollecito e dopo varie richieste. Premetto che di solito sono una persona discreta e non insistente, piuttosto che telefonare (nonostante mi fosse consentito) preferivo mandare messaggi o email, ma puntualmente non ricevevo risposta («Usi mezzi che ormai utilizzano solo gli operatori telefonici per le promozioni», mi disse. Boh! ). Riuscivo a ottenerla solo se il mio tono era spazientito. Quando chiedevo dei report, tra l'altro, oltre a essere lesinati erano un po’ confusi e talvolta in contraddizione tra “in lettura” e “rifiutato” da una volta con l’altra; contraddizione riscontrata anche tra le CE alle quali il romanzo era stato sottoposto (che apparivano e scomparivano dalle rare liste comunicate, in prevalenza per messaggi e solo un paio di volte con allegati email). Una volta mi capitò anche di conoscere per puro caso una editor e autrice di Neri Pozza, CE dalla quale, secondo quanto detto da Jacopo, il romanzo era stato scartato, mentre lei qualche giorno dopo mi fece sapere (tramite chat) che era ancora in valutazione (mandai a Jacopo anche gli screenshot della conversazione). Dietro mia richiesta di verifica da parte dell’agenzia, ci fu un tergiversare per alcune settimane. Io non ricontattai più l’editor in questione, a dire il vero, perché non ero così in confidenza e non volevo insistere. Poi, dietro mio ennesimo sollecito, mi venne inviato da LIAE un report (il secondo e ultimo via email, ma non vorrei sbagliare), in cui risultava che tutte le CE, incluse quelle che dall’ultima comunicazione risultavano in sospeso, avevano rifiutato il romanzo. Mi venne anche offerto di pubblicare con una neonata casa editrice interessata, ma che non aveva ancora un catalogo. Sinceramente rifiutai, perché avrei potuto arrivarci anche in autonomia, senza necessità di un agente. Quando provai a chiedere i motivi del rifiuto, mi fu risposto che tutti gli editori avevano trovato la narrazione in prima persona non adatta al genere. Eppure nella tradizione gialla e noir le narrazioni in prima persona si sprecano. E sia… magari non era adatta alle attuali tendenze del mercato, ho accettato col beneficio del dubbio (poi smentito da un amico editor e scrittore, dal quale ho ricevuto conferma che negli stilemi di noir e giallo la narrazione in prima persona ci rientra ancora benissimo). Jacopo aggiunse inoltre che, secondo gli editor delle CE contattate (sempre tutti), il romanzo aveva bisogno di un leggero editing e nessuna di esse sarebbe stata disponibile a investirvi, volevano un romanzo pronto da pubblicare (cosa che andava in netta contraddizione con quanto lui stesso mi disse agli inizi). Glielo feci presente, arrabbiandomi per il fatto che all’arrivo di questi progressivi rifiuti (?) con motivazioni identiche (immagino fossero dilazionati in base ai tempi di ogni CE e non in blocco), prima di mandare il romanzo in lettura ad altri editori avrebbe potuto propormi subito le variazioni richieste e l’editing (che ad altri rappresentati con cui nel frattempo avevo avviato un confronto era stato proposto – gratuitamente, va detto – sin dall’inizio e per inciso anche gli altri lamentavano comportamenti analoghi da parte dell’agenzia: mancanza di contatti, solleciti continui, report contraddittori, appuntamenti “alla prossima settimana” puntualmente mancati, per ricevere risposte che non giungevano mai). Alla mia ennesima mail, il cui tono era ormai sempre meno rilassato e nella quale elencavo tutte le mancanze a parer mio poco professionali, Jacopo mi propose l’editing. Oggi penso che fosse una sorta di “compensazione” per gli "errori" fatti fino a quel momento. Dinanzi alla mia perplessità, poiché consideravo il romanzo ormai bruciato, mi disse: «Forse sì, forse no, vediamo… proprio in questi giorni un nostro autore sta firmando con una big dopo dei rifiuti e dopo un nuovo giro di editing» (guarda caso, aggiungerei). Non avevo nulla da perdere e accettai. Devo dire che il romanzo è stato affidato a una editor davvero brava, empatica, professionale, solerte e incoraggiante. Insieme a lei e seguendo i suoi suggerimenti ho lavorato davvero bene. Finito il lavoro, poi, lei stessa si premurò di “affidarmi” (per email in Cc) a Jacopo, il quale non rispose mai né a lei né a me, benché provai a ricontattarlo dopo oltre un mese di attesa. Confermo, perciò, quanto detto da chi ha riscontrato un progressivo spegnersi del rapporto in mancanza di interesse da parte dell’agenzia (se il romanzo viene piazzato subito bene, altrimenti ciao). Una sorta di lenta e snervante eutanasia decisa unilateralmente, in cui l’autore resta sospeso nel limbo a porsi domande nel silenzio più totale. Il mio contratto scadeva dopo due anni dalla stipula e ormai mancavano tre mesi; prevedeva anche un rinnovo tacito salvo rifiuto di una delle parti, per cui provvidi senza esitare a inoltrarlo (due mesi prima della scadenza come da clausola)… e per due volte, perché nel frattempo l’agenzia aveva cambiato indirizzo rispetto a quello indicato e senza comunicarlo, per cui la prima raccomandata mi tornò indietro. In conclusione, senza nulla togliere a chi è soddisfatto da questa agenzia e pur comprendendo gli impegni di Jacopo (aumentati da tutte le nuove promozioni di lettura e valutazione, corsi avviati, riviste online aperte nel frattempo, famiglia, eccetera…) a fronte di un numero piuttosto esiguo di collaboratori (a quanto mi sembra di aver capito), non posso certo dire che la mia esperienza sia stata positiva. Tranne che per l’editing, sul quale non ho il minimo da obiettare. Per tutto il resto ho trovato scarsa organizzazione e conseguente scarsa professionalità e me ne dispiace, perché le premesse di quest’agenzia sembravano buone. Per fortuna, però, questa storia ha per me un lieto fine. Attraverso il mio lavoro primario di sceneggiatura per fumetti (come ormai molti sanno), ho ricevuto un incarico da una casa editrice medio grande (di cui ho scritto nell’apposito topic e ne parlerò presto come testimonianza diretta). A novembre, infatti, mi venne richiesto di scrivere un romanzo per una loro collana per ragazzi e successivamente (alla scadenza del contratto con LIAE e previa ennesima prova d’appello senza risposta) ho presentato alla CE anche il romanzo sottoposto in precedenza a LIAE. L’attesa è stato un mio scrupolo dal punto di vista giuridico, oltre che una delicatezza in più forse non dovuta, ma la mia coscienza diceva di farlo. Sottolineo che si tratta di una CE non presente nelle liste di LIAE (anche perché si è aperta da poco alla narrativa, dopo una lunga esperienza di giochi e didattica), tanto più che, da contratto, per un anno non avrei potuto sottoporre il romanzo alle CE indicate nel report (pur non avendo la certezza di un riscontro effettivo, trattandosi di un mero elenco di nomi). Dopo valutazione da parte della CE in questione, quindi, ho da poco firmato con loro il secondo contratto, questa volta proprio per il romanzo oggetto di questa lunga testimonianza, dopo ben 11 anni di attesa (quasi quattro dei quali con LIAE) e traversie varie. Il romanzo uscirà tra circa un anno dopo un editing di adeguamento alla loro linea editoriale, in una collana di genere nella quale è in compagnia di nomi interessanti (autori già pubblicati da Einaudi, Bompiani, DeA Planeta, ecc…), qualcuno più conosciuto di altri. Come anticipato, sulla CE dirò più in là e nella sezione apposita, nel frattempo questo è tutto. Come sempre, la cosa più importante è perseverare!
  2. 30 punti
    Questo post sarà probabilmente molto confuso, perché è proprio lo stato in cui mi trovo adesso e, per quanto provi a revisionare queste righe, i miei pensieri frullano e non vogliono fermarsi. Mi guardo intorno ed è come se tutti i fogli su cui ho scritto appunti mi facessero l'occhiolino, come se la lavagna da parete mi sorridesse con un ghigno soddisfatto. Come se le svariate versioni del mio primo manoscritto, digitali e cartacee, se la ridessero sotto i baffi. Io non ci credevo fino in fondo, ma forse loro sì. Forse le parole scritte su carta già sapevano. E più le rileggo, più mi chiedo come ho fatto. Mi sono impegnato, ho lavorato sodo, ma chi si aspettava davvero di riuscire a interessare a Mondadori con una storia del genere? È da folli scrivere questa roba. È da folli sperare di venire pubblicati da una big con questa roba. Eppure mi piaceva, e volevo proprio scriverla, questa roba. Sono un signor nessuno, e non ho fatto niente di diverso da quello che ho letto su questo forum: ho scritto, ho corretto e ho riscritto. Poi ho inviato a degli agenti gratuiti. Uno mi ha risposto interessato a fine 2019, e a gennaio 2020 ho firmato il contratto di rappresentanza. Ero felice, sì, ma ancora scettico. Il mio lavoro è un fantasy di stampo un po'… truce. Ed è il primo volume di una trilogia, quindi… lo sappiamo tutti, dai, non c'è bisogno che lo dica. Quindi mi sono concentrato su un altro lavoro, una nuova storia. Dopo circa un mese dalla firma del contratto, però, ecco che mi arriva una martellata in testa: l'agente mi dice che ha riscontrato un forte interesse per il manoscritto, e mi chiede di inviargli prima possibile le sinossi dei volumi successivi. A quel punto, dopo una settimana di folle lavoro sul materiale richiesto, invio e resto in attesa. Poi, il verdetto: è piaciuto. Ci siamo. E l'agente mi dichiara che si tratta di Mondadori. Nei giorni scorsi ho firmato il contratto definitivo. Ancora il bello deve iniziare, deve iniziare ancora tutto, e non ho idea di come andrà. Sarò sincero: ho paura. Dannazione se ho paura. Però ho anche la testa piena di storie assurde, e spero tanto di riuscire a scriverle, spero tanto di riuscire a dargli vita, spero tanto che vengano lette. Che vengano pubblicate. Per questo ho paura: perché spero che vada bene. Che non sia un disastro. So che ho ancora molto da imparare, da migliorare, e l'unica cosa che posso fare è promettermi che mi impegnerò sempre per farlo. Alla fine si capisce che non c'è nessun traguardo, che la sfida è con se stessi. Lo è sempre stata, e sempre lo sarà.
  3. 22 punti
    Scusate se smorzo gli entusiasmi. Un elogio a Maratta per la sua puntualità (non così scontata nel mondo dell'editoria) nei pagamenti delle royalties, ma la cena (o la pizza) è offerta da voi stessi. È esattamente come se andaste a cena dopo aver ricevuto il vostro regolare stipendio e la consideraste offerta dal datore di lavoro. Le royalties sono la quota che spetta legalmente all'autore per aver ceduto lo sfruttamento economico del proprio diritto d'autore, non una donazione in denaro fatta dall'editore. Ciò detto rientriamo in topic, per favore, chi vuole rispondere a questo post può farlo in privato.
  4. 22 punti
    Sapete quando inviate la mail con il vostro romanzo, e sperate che vi rispondano e ogni giorno controllate spasmodicamente la casella di posta elettronica per vedere, se magari, ma no impossibile, ma forse... E poi ragionate, e dite cavolo, ho inviato neanche un mese fa, devo darmi una calmata, altrimenti diventa un’ossessione... ma è il sogno di una vita, e quindi aggiornate per vedere se c’è una mail, ma ovviamente nulla... E poi un pomeriggio c’è una riunione online, ma siete in troppi e quindi il vostro capo vi ha chiesto di spegnere videocamera e silenziare il microfono altrimenti la connessione con GSuite non regge, ma voi vi state annoiando e prendete in mano il cellulare tanto chi vi vede... state per aprire l’app di Facebook ma c’è una notifica nella casella di posta, mail non letta... automaticamente l’aprite e.. Oggetto: Contratto e offerta per... Mittente: Newton Compton Nulla, mi sto ancora riprendendo dall’infarto.
  5. 18 punti
    Credo profondamente che tutti noi autori dovremmo evitare quelle CE non paganti o che ti dicono che una pubblicazione "fa curriculum". Non esiste una gavetta in editoria, si possono pubblicare 10 romanzi con piccole CE e crearsi un seguito o un solo testo con una big e raggiungere una notorietà che manca nel primo caso. Sono esperienze valide entrambe, ma quella di affidare il nostro testo a una CE che non ti paga neanche la miseria guadagnata dalle percentuali, spesso irrisorie, no, non è un'esperienza, e non dovremmo nessuno di noi accettarla. Abbiamo rispetto per le nostre opere, altrimenti come possiamo sperare che qualcuno lo abbia?
  6. 18 punti
    Gentile editore, le posso assicurare che conosco il significato del verbo consigliare, e conosco bene la lingua italiana, non fosse altro perchè la insegno da trent'anni. Detto questo, la sua frase di risposta alla mia mail: "Le consigliamo pertanto di sceglierne almeno uno (dei nostri libri), prima di tornare a interpellarci," significa, senza ombra di dubbio, che se non compro un vostro libro non posso tornare a interpellarvi. Per me, la cosa è finita qui. Lungi da me l'idea di iniziare una polemica sterile e improduttiva, per carità! Io scrivo semplicemente perché mi piace scrivere, è un passatempo e un piacere che mi rilassa e mi gratifica. Non cerco successi, guadagni o altro, non ne ho bisogno. La mia unica preoccupazione era quella di trovare un editore sincero e simpatico e, per questo, mi sono rivolto a lei, considerando i giudizi che ha ricevuto su questo sito. Sul primo aggettivo, nulla da dire, sul secondo... sono rimasto un po' interdetto: tutto qui. Le auguro di continuare a ricevere gli apprezzamenti che, sicuramente, merita, anche se, a mio modestissimo parere, per usare una sua frase su questo blog, le "manca tanto così! (dove quel "così" sta per pochissimo)". Un sincero e cordialissimo saluto.
  7. 17 punti
    Scusami, Alex, ma questa è davvero brutta e per un editore (non importa che commenti dal tuo profilo privato), abbassarsi a questi livelli (citando poi i comportamenti da social mi verrebbe da dire da che pulpito), è inaccettabile. Non è né professionale, né umano e risenta per me la buona educazione.
  8. 17 punti
    Su invito di @Sjø, riporto la mia esperienza. Antefatto: nel 2015 ho autopubblicato – per scelta mia, non per rifiuto altrui – un libro che ha avuto un discreto successo. Parliamo di 10000 copie e rotte vendute nei primi sedici mesi. Alcune mie breve incursioni nella parte alta delle classifica di Amazon, in cui ero anche ottimamente recensito, hanno attirato l'attenzione di svariate case editrici. Quando sono arrivate in rapida sequenza la prima e la seconda casa editrice in italia (all'epoca), ho ceduto. Con la seconda, che poi è stata comprata dalla prima. Contratto con doppio anticipo a cinque cifre, rispettivamente per la ristampa del mio testo e per un nuovo romanzo ancora da scrivere. Ho firmato. Chi non lo avrebbe fatto? È stata la peggiore scelta professionale mai fatta in vita mia, e considerate che ho pure studiato ingegneria. Invitato a Milano, ho conosciuto i vari responsabili, ho pranzato con loro, ho parlato di prospettive, sogni e speranze. Tutte cazzate – "promesse editoriali", le ho chiamate poi – ma ancora non lo sapevo. La fase di editing del testo è stata magistrale, nulla da dire: nonostante fosse già stato editato a suo tempo, ci hanno messo lo stesso le mani tre persone differenti e sono riusciti a limarlo ancora meglio. L'idillio però è finito ancora prima della pubblicazione. Nessun lancio, a parte un post su facebook con la catasta di libri pubblicata quella settimana (dieci). Il mio era quello in fondo. Nessuna presentazione, a parte quelle che mi sono organizzato da solo. Per confronto, per il lancio del 2015, avevo un tour di quattrordici presentazioni in un mese e mezzo che ho fatto con il camper, con compagna e figlio di nove mesi al seguito, e pure le magliette personalizzate con le date del tour. Manco i Metallica. Pochissimi articoli, a parte uno su Cosmopolitan. Ora, voi non mi conoscete, ma Cosmopolitan sta a me come un coro gospel sta a Trump. Ma fin qui si trattava di semplice indifferenza. I problemi sono cominciati quando il libro ha iniziato a sparire da Amazon. Considerando che all'epoca ero un blogger, abbastanza conosciuto su Facebook, non farmi trovare su Amazon per tre mesi su sei dopo il lancio del libro... potete immaginare. Il problema era che facevano ristampe dalle tirature troppo piccole, che finivano subito, e non erano abbastanza veloci a stampare ancora, così mi lasciavano senza libri. A una presentazione, in cui io ero ospite pagato, e in cui l'organizzazione aveva chiesto l'acquisto di un centinaio di libri (se ricordo bene), sono arrivato senza niente. Cominciarono così le mail, in cui chiedevo spiegazioni. La povera editor che mi seguiva contava come il due di bastoni quando nessuno sta giocando a briscola, per cui è stata dura farmi rispondere dal capoccia, ma quando ci sono finalmente riuscito, la risposta è stata: "Non rispondo alle mail urbi et orbi". Cioè: non rispondo a chiunque, e tu sei chiunque. Grazie e arrivederci. Dopo quella mail ho deciso di chiudere il contratto per quanto riguardava il mio secondo romanzo, rinunciando al famoso anticipo a cinque cifre, consapevole che pubblicare un secondo libro a quelle condizioni era praticamente un suicidio artistico, ma questo mi ha "arrestato la carriera" per due o tre anni buoni, al punto che forse lo pubblico quest'anno, dal 2017 in cui era pronto. Poi, che altro si può dire? Rendiconti che arrivano, pure incompleti, solo dopo diffide, e mai prima di un paio di solleciti, per esempio? No, questa è meglio: da luglio dell'anno scorso il libro in edizione cartacea non è più disponibile perché – dicono – doveva uscire una edizione tascabile con la BUR. Quando? Forse quest'autunno, cioè più di un anno dopo. Nel frattempo rispondo quasi quotidianamente a gente che mi chiede dove comprare il libro, comprese librerie! Eppure, dal rendiconto 2019 (ottenuto dopo due solleciti), risulta che nel 2019 abbiano mandato al macero 400 copie, e che abbiano ancora una giacenza di 600 copie. Sarà vero? Mah! Nessuna libreria riesce a ordinarlo. Scusate, mi sono dilungato. Qual era la domanda? Ah sì, come immaginavo la mia esperienza prima, e se ha collimato dopo. Ha collimato talmente tanto che ho aperto una casa editrice mia, e ogni giorno mi pento di aver firmato quel cazzo di contratto.
  9. 17 punti
    Buongiorno, reclusi! Siamo tutti sulla stessa barca e non penso ci sia bisogno di spiegazioni, prologhi o incipit, quindi partiamo subito in medias res (per rimanere in tema scrittevole). Stare a casa è la prima regola, a prescindere. La domanda che dovete porvi NON è "Posso uscire per questo/quello?" La domanda che dovete porvi è "È strettamente necessario che io esca per questa cosa?". Se la risposta è no, state a casa. Vi assicuro che a parte motivi di lavoro e salute, niente è strettamente necessario. Se potete, fate la spesa da casa (usando i supermercati che offrono servizi a domicilio, oppure Amazon - sì, c'è anche cibo su Amazon). Le notizie più importanti relative alla situazione attuale sono sulla pagina qui sotto indicata: sarà sempre aggiornata sulle regole da seguire: Pagina sempre aggiornata del Ministero della Salute Situazione Coronavirus in Italia: pagina ufficiale del Ministero Situazione Coronavirus nel mondo: pagina ufficiale del Ministero e altra pagina Report giornaliero dell'OMS: clicca qui Per avere notizie e/o numeri regionali: Per informazioni si deve chiamare il 1500. Il 112 solo per coloro che pensano di avere già dei sintomi gravi. "In caso di sintomi o dubbi, rimani in casa, non recarti al pronto soccorso o presso gli studi medici ma chiama al telefono il tuo medico di famiglia, il tuo pediatra o la guardia medica. Oppure chiama il numero verde regionale." Basilicata: 800 99 66 88 Calabria: 800 76 76 76 Campania: 800 90 96 99 Emilia-Romagna: 800 033 033 Friuli Venezia Giulia: 800 500 300 Lazio: 800 11 88 00 Lombardia: 800 89 45 45 Marche: 800 93 66 77 Piemonte: 800 19 20 20 attivo 24 ore su 24; 800 333 444 attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 8 alle 20 Provincia autonoma di Trento: 800 867 388 Provincia autonoma di Bolzano: 800 751 751 Puglia: 800 713 931 Sardegna: 800 311 377 Sicilia: 800 45 87 87 Toscana: 800 55 60 60 Umbria: 800 63 63 63 Val d’Aosta: 800 122 121 Veneto: 800 462 340 Fonte: pagina ufficiale del Ministero
  10. 17 punti
    Sono nato come autore abituato a pubblicare con piccoli editori, e quindi rassegnato ormai alla promozione "fai da te", ovvero: contattare siti, blog, giornali e quant'altro per proporre in lettura il mio libro, spesso "prostituendomi" senza remore. Indipendentemente da quello che si può pensare di Newton Compton, sono qui per elogiare il suo ufficio stampa: due donne cordiali che mi seguono, si occupano di inviare in piena autonomia il libro a blogger professionisti, siti e giornali, e ottenere recensioni. Si preoccupano di cercare le librerie in cui intendo tenere presentazioni o firmacopie, si preoccupano di contattare e/o inviare il libro alle persone da me segnalate. Qualche settimana fa mi hanno proposto di scrivere un articolo addirittura sul Corriere della sera, e così è stato. Ripeto, magari ero io abituato a vivere in una realtà diversa e povera di risorse, ma oggi non posso che dirmi soddisfatto del lavoro che Newton sta muovendo attorno alla mia prima pubblicazione.
  11. 16 punti
    Ciao @Max writer scusa se mi permetto ma, avendo letto i tuoi ultimi messaggi su questa casa editrice - che ammetto di non conoscere, e proprio per questo motivo sono qui - mi sono sorti alcuni dubbi (forse non solo a me). In ordine sparso, hai affermato: che questo editore non è la tua prima scelta, che ha dei limiti, che è perfetto per chi è alle prime armi, che sei uno scrittore di qualità, che pubblichi da vent'anni e anche all'estero, che hai addirittura un agente e che lo stesso ha proposto il tuo lavoro a questo editore, che hai già pubblicato più volte con loro, che stai ancora aspettando un loro responso ma sei sicuro che il tuo romanzo venga scelto per l'alta qualità, che il tuo prossimo lavoro lo proporrai a editori grandi o all'estero, ecc. Insomma - lo dico davvero senza polemica, ma solo per capire - leggendo gli ultimi (tuoi) post su questa casa editrice, io, da utente non "seriale" e che ogni tanto passo il tempo cercando di conoscere nuovi editori, mi trovo alquanto spaesato: vedo troppo distacco tra il sedicente valore dell'autore e la non ottima valutazione che lo stesso fa dell'editore... dico ciò senza offesa per nessuno, sul serio, ma solo per capire meglio, perché reputo quanto letto negli ultimi post un po' fuorviante per chi, non conoscendola, volesse farsi un'idea di questa editrice.
  12. 16 punti
    @Obs Snow , l'argomento delle aspettative di vendita è già stato ampiamente trattato in altre discussioni e non ci pare il caso di riprenderlo in questa sede, anche perché ci porterebbe inevitabilmente o.t. Quindi, prima di rispondere alla tua domanda, a beneficio dei "comprenditori parziali", degli "estrapolatori" e più in generale dei "duri di comprendonio", è d'obbligo specificare che qui riportiamo solo ed esclusivamente la nostra personale esperienza di editori, che non può e non deve essere generalizzata o portata ad esempio, sia in positivo, sia in negativo. Pertanto, eventuali commenti del tipo "ma Tizio fa quello, ma Caio fa quell'altro, e io col self faccio quell'altro ancora" non sono pertinenti alla nostra CE e, caso mai, vanno riportati in quelle discussioni cui accennavamo prima. Chiaro? Oh, bene, adesso possiamo risponderti. Prima precisazione: parliamo di copie cartacee e lasciamo da parte, almeno all'inizio, gli ebook. Per comodità parliamo di libri che hanno una lunghezza compresa tra le 200 e le 300 pagine in A5, stampati su carta di buona qualità, con copertina con alette e che abbiano un prezzo tra compreso tra i 13 e i 14 euro. Vendendo 100 copie, si raggiunge la copertura delle spese vive, che potremmo anche chiamare "spese esterne", come la tipografia, la distribuzione e la spedizione. Non si raggiunge certo la copertura di altre spese, che potremmo chiamare "spese interne" come l'impaginazione, la grafica e soprattutto l'editing. L'ultima voce è quella più critica, perché difficilissima da quantificare: editare un romanzo breve, ma scritto in partenza con uno stile insicuro e con tanti "buchi" da rammendare, costa molto di più che non editare un romanzo lungo, il cui autore sia già in possesso di buone capacità tecnico narrative. Visto però che stiamo ragionando con molta approssimazione, potremmo dire che 200 copie vendute ci sono buone possibilità di ammortizzare, anche se con compensi risibili, le "spese interne". Per poter anche solo ipotizzare ulteriori spese esterne, che potremmo chiamare "spese esterne aggiuntive", relative a possibili investimenti promozionali e pubblicitari (che tanto stanno a cuore a molti autori), bisognerebbe raggiungere e superare il traguardo delle 300 copie. In tutto questo che ruolo giocano gli ebook, che avevamo momentaneamente lasciato da parte? Be', è presto detto: in teoria il prezzo di un ebook in partenza si aggira intorno a un terzo del cartaceo, quindi basterebbe moltiplicare per tre i sopracitati numeri di copie, per raggiungere gli stessi obiettivi. Oppure sommarli, ma non, come abbiamo visto fare in altre discussioni aritmeticamente, ovvero 100 copie cartacee = 100 copie ebook, ma applicando la formula 1c=3e , dove c sta per cartaceo ed e sta per ebook. Quindi tutto semplice? Se ho venduto 300 copie di ebook è come se avessi venduto 100 copie cartacee? Nient'affatto, perché gli ebook, tranne che nel periodo iniziale della vendita, di solito vengono venduti con sconti molto elevati, anche a meno di un euro, e quindi la suddetta formula diventa 1c=13e , il che sta a significare che per equiparare le vendite di 100 copie cartacee, dovrei vendere 1.300 copie di ebook! A onor del vero, bisogna dire che sulla vendita del formato digitale non gravano i costi della tipografia o del corriere, ma gravano comunque i costi della distribuzione, perché direttamente dal sito dell'editore i lettori non comprano nemmeno se li prendi a sberle, anche se gli fai lo sconto del 50%, e si rivolgono sempre ad Amazon & C. Il perché sarebbe argomento di ulteriori discussioni, da fare altrove. Oltretutto, sempre sulla base della nostra esperienza, gli ebook vendono bene solo per determinati generi: nel nostro caso la storia antica, che ci sta regalando davvero grandi soddisfazioni e qualche piccolo primato. Anche in questo caso, ce ne siamo chiesti la ragione, ma senza trovare una risposta univoca. L'unico comun denominatore al successo di questo genere sembra essere la capacità degli autori che lo trattano di essere costantemente attivi in ambito storico, non solo nei social, ma anche nel sociale (con la e finale). C'è poi il passaparola: più un libro vende, più continua a vendere. E, da ultimo ma non per ultimo, il "fattore anteprima": l'ebook regala a tutti la possibilità di leggersi prologo e primi capitoli; se l'incipit è ben curato e accattivante c'è la possibilità che divenga un richiamo irresistibile per il lettore. Ci scusiamo per la lunghezza del post, ma crediamo che fosse impossibile dire meno, per rispondere al quesito di @Obs Snow . Riguardo a @bwv582 , che ringraziamo per il suo intervento, ci teniamo a dirgli che, per quelli che come lui sono sempre molto attivi qui nel forum, possiamo benissimo fare un'eccezione alla regola di non fornire motivazioni per i nostri rifiuti. Puoi scriverci o, meglio ancora, telefonarci per discutere di quello che, a nostro avviso, funziona o non funziona nel tuo romanzo.
  13. 15 punti
    Io rientro tra quelli che hanno pubblicato con una cosiddetta big senza avere un agente alle spalle, o meglio, avendolo avuto per oltre un anno (anche un'agenzia piuttosto nota) senza riuscire a essere piazzata e avendo deciso anche io di recedere dal contratto e fare da sola. La casa editrice fa parte del gruppo GeMS nella costola Garzanti. A distanza di quasi un anno dall'uscita del romanzo, posso fare un piccolo bilancio della mia esperienza. Per rispondere alla domanda del topic, la risposta è "nì". Nel senso che un agente a mio parere non serve tout court, ma penso sia importante averlo soprattutto dopo la firma di un contratto importante. Dico questo perché le mie aspettative alla firma erano molto alte; mi aspettavo numeri da capogiro, presentazioni, eventi... insomma, diciamocela tutta: con queste premesse mi aspettavo di diventare un nome non dico famoso, ma almeno non più sconosciuto. Devo ammettere che la distribuzione è stata capillare: in tutte le librerie in cui sono stata ho sempre trovato il romanzo disponibile, le prime settimane era addirittura esposto in vetrine prestigiose come quelle Feltrinelli. Ma bazzicando il settore da qualche anno ho imparato che i romanzi non si vendono da soli: o hai già un nome importante, oppure in assenza di una politica promozionale aggressiva da parte dell'editore rimani un signor Nessuno. Nel piano che mi era stato prospettato si parlava di espositori, gigantografie, tour promozionale per l'Italia, ma tutto questo non c'è stato. In termini di notorietà e diffusione del romanzo, il mio bilancio ad oggi è, passatemi il termine, disastroso: trenta recensioni su Amazon (la metà fatte da chi conosco personalmente), meno di venti su IBS, il nulla altrove. Cinque presentazioni in un anno, di cui due organizzate dall'editore, due richieste espressamente dalle librerie, una organizzata da me con l'aiuto di un amico scrittore. Non pensate che basti aver pubblicato con un editore importante per essere considerati: io penso di aver contattato almeno trenta librerie, quelle che mi hanno risposto saranno state forse cinque, quelle che mi hanno accettata per presentare solo una. Nel rendiconto di stampa che ho ricevuto (sottolineo stampa, non vendita perché i dati di vendita non ce li ho ancora) si parla di numeri sovrapponibili a quelli di un qualunque editore medio/piccolo, non voglio scendere nei dettagli ma parliamo di molto meno di 10.000 copie stampate in un anno. Ora sono vincolata con l'editore in maniera pesante: 20 anni per questo romanzo e a vita per tutto ciò che deciderò di scrivere da ora in poi, nel senso che l'editore ha prelazionato tutti i miei scritti, e per pubblicare altrove devo comunque avere il loro benestare, incluse le partecipazioni a concorsi e simili. Ecco perché a mio parere serve un agente, qualcuno che faccia valere i diritti dell'autore sull'editore, spingendo per avere condizioni migliori sia in termini economici ma soprattutto in termini di visibilità, perché il successo in questo settore arriva solo con i grandi numeri. Quello che ho fin qui detto non intacca in alcun modo l'estrema professionalità dell'editore: è sempre stato puntuale, disponibile e gentile. Ma a me non basta. Purtroppo quando l'asticella si alza la soddisfazione di vedere il tuo nome in copertina non è più sufficiente a gratificarti. Tutto questo per dire che anche io ero tra quelli che sognavano di pubblicare con un editore importante, pensando fosse il punto di arrivo. In realtà non è nemmeno un punto di partenza, è solo una piccola, grande soddisfazione che però, passata l'euforia iniziale, lascia con l'amaro in bocca per ciò che sarebbe potuto essere e non è stato.
  14. 14 punti
    Intervento di moderazione Avete espresso ampiamente e ripetutamente i vostri pareri, ora stiamo arrivando ai battibecchi e alle offese personali. Per evitare di dover iniziare a distribuire richiami chiudo temporaneamente la discussione.
  15. 14 punti
    La lobby dei salotti letterari, gli aperitivi strategici, la P2 delle riviste, i CV troppo importanti, i saggi pubblicati... Anche se la migliore è "esistono già su Google". Annunciano i finalisti e parte l'annuale e sempre godibile sagra del magna magna. Le regole del Calvino sono chiare e nessuno dei finalisti, che io sappia, le ha infrante. Non c'è scritto da nessuna parte che il Calvino è aperto a chi non ha mai provato a scrivere, che è al primo tentativo, quando vi siete iscritti avete per caso dovuto sbarrare sulla dichiarazione: "fino a ieri facevo solo pensieri e disegni, giuro!"... altrimenti lo riservavano agli alunni della prima elementare. Se vi state chiedendo perché loro sì e voi no, come diceva Quelo, "la risposta è dentro di voi epperò è sbagliata". Rimango sempre affascinato da certe acrobazie buone per il cirque du soleil dell'aspirante e che in verità - lo sappiamo tutti, lo sapete tutti - sono lì come meccanismo di difesa, per non dover ammettere a sé stessi l'unica e grande verità. Il vostro libro non era abbastanza buono. Perché? La prima ipotesi è che forse hanno più talento, lo so è sconvolgente. La seconda ipotesi è che forse ne hanno uguale o meno ma si sono fatti n 4, forse si sono fatti il culo per anni su un testo, magari hanno studiato, fatto corsi, pagato editor, letto moltissimo, mandato i loro racconti alle riviste fino a quando non erano abbastanza buoni per essere pubblicati.
  16. 14 punti
    Ciao @Sjø Ci incrociamo spesso ultimamente, la prossima volta offri il caffè La tua discussione mi tocca da vicino, avendo appena pubblicato con un grosso editore. La mia esperienza è particolare, perché ci sono arrivata tramite un concorso, e la sensazione era un po' quella di entrare in una reggia dalla porta di servizio e non dall'ingresso nobiliare. In ogni caso ero comprensibilmente felicissima e avevo grandi aspettative. Aspettative che si sono concretizzate solo a metà. L'editing è stato piuttosto frettoloso (e da quanto ho capito c'era una stagista a lavorare sui romanzi scelti, cinque alla volta). Il romanzo è stato pubblicizzato con due-tre post sul sito e un blog-tour (che comunque fanno anche le piccole CE), dopo di allora però il silenzio. In generale, quando chiedo qualcosa di specifico mi rispondono, ma altrimenti non avrei più sentito nessuno. Il lato negativo che non avevo previsto (ma era assolutamente prevedibile) è che più la CE è grande più libri fa uscire e più autori segue, e il risultato non può che essere che nessuno viene davvero seguito bene. Gli autori già famosi se la cavano da soli, perché hanno già un circolo di lettori e blogger affezionati. Per gli esordienti invece è dura emergere in un mare di novità giornaliere. Ancora più sgradevole però è la sensazione di essere un prodotto in serie, di cui a nessuno importa davvero che sia buono oppure no, purché venda. Detto ciò, i lati positivi sono indubbi: maggiore visibilità dovuta al nome dell'editore, maggiore fiducia dei lettori (e poter raggiungere anche quelli che altrimenti di te non avrebbero mai sentito parlare), maggiore considerazione per i romanzi successivi (aver pubblicato con un editore importante attira subito l'attenzione in un curriculum), contatti con persone che lavorano nell'ambiente, ecc. Ora sto per pubblicare un altro romanzo con un editore piccolo, dopo forse sarò in grado di stilare un bilancio dei pro e dei contro di ognuno.
  17. 14 punti
    Eccomi a raccontare la mia esperienza con la casa editrice, individuata proprio grazie a questo forum. L'accettazione della mia proposta è arrivata a una velocità per me sorprendente. Che cosa avessero trovato nel mio primo romanzo me lo hanno accennato nel primo contatto ma, anche se mi ero ripromesso di approfondire in seguito, col tempo ho preferito non sfrugugliare ed evitare possibili ripensamenti godendomi il bel risultato. Da subito sono stato sommerso dalla loro passione per il lavoro e da una quantità di informazioni (anche sul contratto) tale da chiarire dubbi che nemmeno pensavo di avere. Anche sulle successive fasi e sulle prospettive d'impegno nell'ottica di un traguardo comune non c'è mai stata ambiguità e men che meno buonismo. Tutto all'insegna di un'onestà e di un realismo che mi hanno rassicurato e messo nelle condizioni ideali per procedere. Siamo arrivati così al lavoro vero, un doppio editing piuttosto impegnativo e puntiglioso che mi ha portato a scoprire molti vezzi e difetti della mia scrittura. Anche quando non ho condiviso alcune scelte, magari perché dovute a un diverso approccio al racconto, ho cercato di prendere il tutto come esercizio in un linguaggio per me abbastanza nuovo, avendo sempre scritto ma in altri settori e lavorando in un settore ben diverso. Ci sono stati momenti anche sgradevoli quanto a gestione dell'amor proprio ma ho trovato un'enorme quantità di spunti di riflessione che mi hanno portato a migliorare non solo il libro ma il mio modo di scrivere in generale (almeno spero e credo), cosa di cui sarò sempre grato a Terry e Alessandro. Dopo le ultime fasi di lavorazione, velocizzate paradossalmente da questo strano periodo che stiamo ancora vivendo, il libro è andato in stampa in una veste condivisa in ogni aspetto ed è in distribuzione in questi giorni. Mi trovo tra le mani un oggetto che mi piace al 100%, ma al riguardo penso di non essere del tutto obiettivo. Credo di esserlo, invece, nel pensare che è stata un'esperienza che mi ha arricchito e stimolato a crescere (pur non essendo certo un ragazzo) più di quanti mi fossi immaginato. Grazie ad Aporema e grazie a Writer's Dream per avermeli fatti incontrare.
  18. 14 punti
    Faccio parte del WD da anni e di quel gruppo pure. Conosco profondamente gli utenti da entrambe le parti e posso assicurare che queste affermazioni sono quantomeno frettolose. Se leggete l'intero post sulla questione E' con o senza accento vedrete che, a parte l'utente che ha sollevato la questione (subissata di pernacchie), la stragrande maggioranza ha scritto che è un peccato veniale e anzi ha dato suggerimenti a chi non sapeva come fare per formattare automaticamente. I giudizi espressi nei post sulla pagina principale del gruppo sono spesso coloriti perché è un gruppo di cazzeggio, ma nel menu a sinistra (per pc) o in alto (smartphone), c'è la sezione FILE, nella quale è inserito un file per ciascun genere letterario. Lì si scrivono le cose seriamente: indizio, media voto e qualche parola di commento. Io ho letto tutto sia di qua che di là e i giudizi medi sono assolutamente allineati. Vi assicuro che di là giorni fa ho scritto la stessa arringa per WD, dicendo che qui è il miglior posto per gli scrittori e, a parte qualcuno, gli altri convenivano (anche perché siamo in molti a essere da entrambe le parti). Qualcuno ha dato degli spocchiosi ai dreamers, qualcuno qui lo sta dando ai cazzeggiatori: come vedete anche in questo constato assoluta equità. Comunque, ripeto, andate a vedere, se avete voglia, quella sezione FILE di cui parlavo, è fatta molto bene e lì la gente si fa seria. Io ho perfino trovato il mio tra gli indizi! Magari trovate il vostro. Lasciate magari stare la pagina di discussione principale, lì si cazzeggia veramente e ci si lascia un po' andare. PS: alla fine posterò anche qui tutti i mie indizi e giudizi, è che sono molto indietro, solo 2 incipit fatti...
  19. 14 punti
    Mi permetto di non unirmi al coro degli elogi sperticati a questo editore. Sulla base degli ottimi feedback che sono stati espressi su questo sito al riguardo, ho inviato il mio lavoro, precisando che avrei anche cercato di leggere qualche loro opera. La risposta categorica dell’editore (“Le consigliamo pertanto di sceglierne almeno uno [dei loro libri], prima di tornare a interpellarci [!]”) mi è sembrata un tantino arrogante, come per dire “se non leggi qualche nostro libro non mi importa nulla del tuo lavoro”. E’ chiaro che se mando un mio lavoro a una casa editrice sono disposto ad accettare il suo modus operandi: è un atto di fiducia che dovrebbe essere apprezzato dall’editore, a prescindere. Poi, magari, ti potrà rispondere che il tuo lavoro non gli interessa, che devi pagare per pubblicare, che devi acquistare delle copie, ma subordinare il tuo lavoro all’acquisto di un loro libro mi sembra molto… riduttivo. Una formula tipo “ Valuteremo (o non valuteremo) il suo lavoro, nel frattempo le consigliamo di acquistare un nostro libro per avere un’idea del nostro particolare modus operandi…” sarebbe stata certamente più…simpatica.
  20. 14 punti
    @Annuccella è una di quelle autrici alle quali, come si suol dire, "manca tanto così!" (dove quel "così" sta per pochissimo) per essere pubblicata ed è per questo che, a differenza di altri casi, abbiamo scelto di chiamarla. All'inizio della nostra attività un testo come il suo sarebbe stato accettato dalla redazione, perché, oltre alla necessità di costruire un catalogo, avevamo più tempo a disposizione da dedicare all'editing. Oggi le nostre incombenze, relative soprattutto alla promozione e alla distribuzione, sono aumentate a dismisura, per non parlare del mostro della burocrazia, che esige il suo quotidiano contributo di sangue. Le forze su cui possiamo contare, però, sono sempre le stesse e per questo motivo abbiamo dovuto alzare l'asticella della selezione all'ingresso. Eseguiamo ancora in proprio l'editing sulla maggior parte dei manoscritti che pubblichiamo, ma possiamo farlo solo su materiale che già in partenza rispetta un certo standard di qualità. Come abbiamo spiegato ad @Annuccella , il suo romanzo potrebbe essere pubblicato con una certa facilità da altri editori, anche No Eap, ma se lo desse alle stampe così com'è adesso, perderebbe una grande occasione per migliorarlo e rischierebbe di bruciarlo. Per questo motivo le abbiamo consigliato di utilizzare la palestra del WD, in modo da saggiare le proprie capacità tecniche e ricevere preziosi consigli. Siamo certi che tutti voi vorrete darle una mano. I nostri NO, del resto, non sono mai definitivi e saremo ben lieti in un futuro, anche prossimo, di riesaminare i suoi scritti.
  21. 14 punti
    Eccomi qui, dopo quasi sei anni a presentarmi nuovamente. Mi chiamo Sira, ho 59 anni e vorrei averne 39. Scherzo, eh... ma non troppo: ho la fobia del tempo che passa, ma, soprattutto, sento una destabilizzante distanza tra i mie anni effettivi e quelli che percepisco come tali. Devo molto al WD, in modo particolare ad alcuni componenti dello staff e a diversi utenti. Il confronto mi ha reso più consapevole dei miei limiti, e i commenti mi hanno spronato e aiutato a migliorare. Amo scrivere “poesie” (rigorosamente tra virgolette per rispetto verso i veri poeti) e da quando sono qui ho iniziato ad appassionarmi anche alla prosa. Sognatrice, sentimentale, pigra e testarda. Mi piace viaggiare, e adoro fotografare (la mia seconda passione dopo la lettura e la scrittura). Spero nel mio piccolo di poter contribuire all’attività di questo forum, e a non fare troppe gaffe. Ah, dimenticavo... non ve l’ho detto, ma sono la mia specialità! Buon WD a tutti!
  22. 13 punti
    L'altro giorno ho parlato nuovamente con un conoscente che, qualche anno fa, è stato pubblicato da Rizzoli (qualche pagina indietro c'è un mio breve rendiconto). L'autore ha scritto un libro in tutto e ha avuto questa pubblicazione. Va beh. Pubblico con una piccola casa editrice free, ma, ogni volta che termino un lavoro (questo sarebbe il quinto), mi prendo sempre un po' di tempo per tentare "la fortuna". Così ho sentito questo conoscente, gli ho chiesto qualche informazione in più e ho appreso che, se vogliamo pubblicare con Rizzoli, è necessario procurarsi o una conoscenza che si attivi per noi, o un'agenzia. Ma andiamo ad analizzare questo iter che pare persino troppo semplice. Dopo un po' di anni di questa attività, nella quale ho promosso i miei libri, li ho mandati in giro sotto forma di manoscritti, ho chiesto timidamente consigli e opinioni, ho capito finalmente che, anche se hai scritto la Bibbia in una versione post apocalittica inventando un linguaggio come Tolkien aveva fatto con quello degli elfi, senza una bella botta di fortuna, non vai da nessuna parte. Questo signore conosceva l'amica di un'amica, la quale si dà il caso sia la socia di una grossa agenzia letteraria (la Grandi&associati). Quando la signora in questione ha letto il suo libro, è rimasta folgorata (non so se fosse sulla via di Damasco, ma comunque il risultato è stato il medesimo), e, andando sul sicuro, certa che alla Rizzoli -dove sono così sensibili agli esordienti di mezza età desiderosi di pubblicare l'unica storia che hanno scritto- lo avrebbero apprezzato, l'ha proposto ottenendo un bel contratto. La cosa bella di tutta questa conversazione tra me e il prolifico scrittore è che se devo credere a ciò che lui dice, mi devo pure domandare come mai abbia incontrato persone tanto gentili da introdurlo senza pagare commissioni all'agenzia, mentre io, in lui, non abbia trovato nulla se non questo racconto di fantascienza e il consiglio: "cerca on line il contatto e scrivi all'agenzia". Ci sono autori pubblicati dalle big che millantano telefonate ricevute mentre stavano cenando tristemente da soli e sono stati chiamati d'improvviso; dall'altro capo del telefono, hanno sentito una voce che ha detto loro:"Il tuo manoscritto mi ha ridato la voglia di vivere, tristemente persa dopo mesi di storie cestinate a profusione". Oppure quelli che, come nel mio caso, narrano di passaggi di mano; di persone che hanno creduto in loro; di grande comprensione e solidarietà, ma mai che si offrano di essere come la persona che li ha aiutati senza tornaconto. Mai che quell'autore, che ti racconta di aver ricevuto sostegno, sia anche il medesimo che ti sostiene a sua volta; quello che passa il tuo manoscritto, o che ne legge tre capitoli per capire se ci siano i presupposti per aiutarti. Comunque sia, credo che mandare il manoscritto direttamente all'indirizzo mail della Rizzoli sia meno che inutile.
  23. 13 punti
    No, @Sir Joe : la sinossi è proprio il riassunto. È quella che spedisci all'editore, o a un'agenzia, per spiegare i contenuti dell'opera e ne deve contenere ogni elemento. Quindi in un "giallo" deve svelare tutto: dagli indizi alle prove, dal nome dell'assassino all'eventuale colpo di scena finale. Le poche righe che trovi in quarta di copertina di un libro servono invece a invogliare il cliente all'acquisto e si chiamano proprio "quarta di copertina".
  24. 13 punti
    Esce oggi il mio romanzo e io sono felicissima. Niente complimenti, non facciamo arrabbiare lo staff , grazie. E' un buon lavoro di squadra, questo è il messaggio che mi sento di sottolineare, il romanzi si scrivono in solitaria ma poi le forze vanno unite in fase di pubblicazione e questo Maratta lo sa fare molto bene. E niente, comprateloci vorrà ancora qualche ora prima che Amazon lo carichi, poi avremo carteceo e digitale.
  25. 13 punti
    Sarò contro corrente ma invito tutti voi amici scrittori a non farvi infinocchiare da queste agenzie. 300 euro sono davvero tantissimi. La scheda di valutazione, sinceramente, la vedo davvero come un servizio inutile e superfluo, e perfino dannoso a livello artistico. O investi su un romanzo, perché ci vedi del potenziale ed è anche tuo interesse valorizzarlo/migliorarlo, o neanche lo prendi in considerazione. Salassare una persona che ingenuamente e con la buona volontà crede in un sogno mi sembra una cosa davvero scorretta. Senza contare che tantissimi scrittori del passato e del presente furono considerati non idonei alla pubblicazione svariate volte, per poi diventare best seller milionari. È tutto davvero molto volatile e soggettivo nella letteratura. Fine dell'OT, scusatemi, ma quando leggo certe cose non posso non passarci su!
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