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Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione il 23/02/2020 in Risposte

  1. 1 punto
    Il rischio c'è, è innegabile. Se Patricia Cornwell o Ken Follett si dilungano per due pagine a ringraziare a destra e a manca va bene, se lo fa un autore sconosciuto alla prima pubblicazione qualcuno penserà di sicuro che lo fa perché la vicina di casa e il barista del locale dove prende il caffè al mattino comprino il romanzo. E spesso colpirà nel segno. «Sai, finalmente esce il mio romanzo.» «Oh, davvero?» «Sì, ti ho anche citato nei ringraziamenti.» (detto con un mezzo sorriso o, peggio, facendo l'occhiolino) «Me? E perché mai?» «Mi sei stato utilissimo, quando mi hai spiegato che i clienti di Modena mettono spesso un cucchiaino di zucchero in più rispetto a quelli di Reggio Emilia.» Ma, battute a parte, credo che molto dipenda anche dal tipo di romanzo. Se ci sono specifici riferimenti all'uso dei reperti di Dna mitocondriale o al modo in cui si assembla un missile terra-aria, è naturale che l'autore voglia ringraziare i professionisti che lo hanno aiutato nelle ricerche per la stesura del libro. In fin dei conti credo che la regola d'oro da seguire sia questa: Ci sta anche il ringraziamento al marito che per due mesi si è occupato di fare il bucato affinché la moglie si potesse ricavare un paio d'ore in più per scrivere; l'importante è che suoni naturale e mai forzato.
  2. 1 punto
    Vi racconto la mia. Innanzitutto, chiedo perdono se non sarò precisa e non farò nomi: ci tengo all'anonimato nel forum, ma non perché sia una vip o chissà che altro, è solo una mia mania Bene... mi sembra ancora impossibile, ma alla fine è successo ciò che credevo non mi sarebbe mai toccato: la firma con un mega big, uno di quegli editori che non penseresti mai di poter raggiungere, un nome che mi fa tremare i polsi e che ancora adesso, dopo mesi dalla trattativa e dalla firma, mi fa svegliare la mattina chiedendomi se è successo per davvero. Come ci sono arrivata? Anni di gavetta. Nemmeno poi tanti, secondo alcuni, tanti secondo me, perché seppur in varie forme un po' diverse dalla narrativa la scrittura fa parte della mia vita da quasi due decenni e oltre. Questi anni di gavetta hanno portato conoscenze, pubblicazioni buone, buone critiche, ma quella firma sembrava non arrivare mai e tante volte mi sono detta che non ce l'avrei fatta a pubblicare a quei livelli, e pazienza, avrei continuato a scrivere e a lavorare con serietà. Andava bene lo stesso, no? E invece, dopo un sacco di invii spontanei sempre finiti nel vuoto (un paio persino cartacei... che spreco di soldi e pure di alberi ) contatti con agenti, self publishing di successo, pubblicazioni digitali di tutto rispetto, finalmente un' agenzia letteraria, anche quella tra le più importanti in Italia si è offerta di rappresentarmi. E anche qui, non è servito pagare schede di lettura costose e pressoché inutili, editing spesso superflui al solo fine di essere presi da una grossa ce e che comunque non mi sarei potuta permettere, invii di mezzanotte... nulla di tutto ciò. È servito invece aver lavorato con serietà, romanzo dopo romanzo, essermi mossa bene e fatta conoscere come professionista dell'editoria e non come una dilettante, diciamo. La conoscenza con l'agente mi ha portato a parlare di questo romanzo nel quale credevo particolarmente e proporlo a loro per la lettura, gratuita nel mio caso. Il romanzo è piaciuto molto e subito è stato visto come facilmente piazzabile, sebbene nulla mi sia stato promesso e io stessa abbia mantenuto i piedi saldamente ancorati a terra (sono così di carattere, diffidente, e oramai conosco l'editoria dove niente è certo). Bene, nel giro di pochissimo tempo è stato conteso da un paio di grosse ce e infine acquisito dal gruppo editoriale per eccellenza. Cosa succederà, lo vedremo: sono così attonita che in pratica non l'ho detto ancora neppure ai miei familiari , persino scriverlo qui mi fa strano... prenderò quello che viene cercando di vivere questa esperienza senza aspettarmi troppo, godendomela però per ciò che rappresenta per me. E quindi... sì, credo che tutto possa essere plausibile, che il fattore fortuna e momento facciano tanto e questo lo dirò sempre. Ma credo che ciò che paghi, davvero, sia scrivere, scrivere ancora, se un romanzo non ottiene il risultato sperato non rimuginarci troppo e sfruttare l'esperienza per scriverne uno ancora migliore. E nel frattempo farsi conoscere dai professionisti ponendosi con serietà e professionalità, se davvero vogliamo essere presi come professionali. Intanto spedire va bene e non costa nulla, in fondo la lotteria ha sempre un vincitore, no? Ma l'importante è non fossilizzarsi e non illudersi, percorrere più strade, leggere, informarsi (e in questo il wd è più che utile!) sapere dove ci muoviamo e dove vorremmo andare. A prescindere dai risultati, lavorare bene è una soddisfazione e qualcosa che non potrà che arricchirci come persone.
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