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Contenuti popolari

Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione il 09/04/2020 in tutte le aree

  1. 5 punti
    Io in passato ne ho fatte molte e se qualcuno mi chiedesse quale sia la via più proficua tra le seguenti opzioni: A. Anni di scuola di scrittura creativa [termine inappropriato, che detesto] B. Anni di scuola fai da te -- ovvero: leggere con attenzione perlomeno sette/ottocento romanzi ecco, io sceglierei senz'altro l'opzione B. Detto ciò, quella che come approccio ritengo la migliore scuola di scrittura in Italia è quella tenuta da Vanni Santoni. Che più che una scuola di scrittura è una scuola di lettura. Come funziona? Santoni ti esorta ad attingere alla letteratura classica e a quella contemporanea per perseguire i tuoi obiettivi narrativi. In altre parole: leggere le cose giuste al momento giusto, rubare atmosfere e gli altrui segmenti d’impianto riadattandoli al clima e alle esigenze dei tuoi snodi narrativi. In sintesi: mettersi alla ricerca di una particolare intenzione che puoi ritrovare nei libri degli altri cercando di prendere il necessario per buttare giù/arricchire/risolvere i tuoi scritti. Per cui, la miglior scuola di scrittura è: leggere tanto, scrivere tanto, frequentare buoni editor.
  2. 4 punti
    Scrivere a mano ha diversi vantaggi neuro-psicologici: migliora la comprensione spaziale, la memoria a lungo termine, oltre che la creatività come hai giustamente sottolineato, aiuta a ridurre lo stress, migliora la plasticità, e a quanto pare migliora anche la scrittura in generale. l'avevo sempre pensato riferito ai bambini e alle eterne discussioni che si fanno al giorno d'oggi sull'uso che i minori fanno di cellulari e computer. Non l'avevo mai collegata così direttamente all'adulto. Però, se ci penso bene, c'è stato un periodo in cui scrivevo meno su carta e più al computer; quando riprendevo in mano la penna erano dolori, proprio fisici, di mano. Il tema della creatività però è evidente per me, proprio per il fatto che creo lo scheletro o la prima bozza su carta: a mano tiro fuori la creatività che probabilmente nel mio cervello o nella mia abitudine, è collegata anche alla manualità del creare qualcosa; il riordinare il testo avviene con più distacco sullo schermo. Scrivere a mano mi sembra che dia anche più libertà, ma forse questo dipende dal fatto che non conosco nemmeno la metà delle potenzialità del mio computer. Per quanto riguarda la questione bambini tutto mi è chiaro: oltre alla creatività, acquisiscono la manualità e anche a vedere una conseguenza diretta di un loro moviemento, come risultato imparano a controllare il movimento e a concentrarsi sulle loro azioni. Inoltre, trovo che ci sia un'evoluzione nel bambino perché la scrittura cambia dal momento in cui comincia a scarabocchiare le prime lettere a quando è in grado di scrivere in corsivo, per esempio. O almeno una volta era così. Molto bello, grazie @Ton era un secolo che non riflettevo su questo argomento.
  3. 3 punti
    Se volte venirci a trovare, oggi siamo qui #GiornataEditore
  4. 2 punti
    per chi ha visto il film Non ti muovere, sul finale il medico dice alla donna " ...Dio non esiste" e lei risponde "Speriamo, amore mio, speriamo". Questa frase mi ha fatto riflettere molto. Io sulla questione fede ho un animo molto semplice, e concordo con chi dice che nessuno deve disprezzare o irridere chi non la pensa come noi. Le persone intelligenti e perbene esistono sia tra atei, agnostici che credenti, così come l'esatto contrario. Io la faccio semplice, dicevo, vivo una condizione che mi rende serena, mi fa sentire a mio aggio. Penso che i buoni comportamenti, nel senso civico, rispetto delle regole e rispetto per gli altri ecc... confrontati all'amore verso glia altri in senso religioso siano come "fare sesso senza amore" spero si capisca cosa intendo. Non cerco mai sui libri risposte che non esistono, quelle le cerco dentro di me.
  5. 2 punti
    Se leggi con attenzione Giuda sarebbe stato strumento nelle mani del suo "signore" a cui serviva il "traditore" per il percorso di morte e resurrezione che avrebbe dovuto fare... quindi Giuda, di fatto, non avrebbe colpe... Su questo tema può essere interessante leggere "Tre versioni di Giuda" di Borges. Cari colleghi teologi e ateologi, visto che il tema appassiona, vorrei dare un altro spunto di riflessione. Poco tempo fa un amico mi ha detto che lui crede in Dio, ma che è convinto che dopo la morte non ci sia nulla. La cosa mi ha sorpreso un po', ma pensandoci meglio non è contraddittoria. Ogni religione e ogni metafisica hanno alla base due questioni: l'esistenza di uno o più Dei e l'immortalità dell'anima, ovvero l'esistenza di una o più vite dopo la morte. Benché le due questioni vengano quasi sempre associate, in linea di principio sono indipendenti e quindi esistono quattro combinazioni possibili, che limitandoci a un solo Dio e a un solo aldilà sono le seguenti: 1) Dio esiste ed esiste un aldilà; 2) Dio non esiste e non esiste alcun aldilà; 3) Dio esiste ma non esiste alcun aldilà; 4) Dio non esiste ma esiste un aldilà. Le prime due sono le combinazioni corrispondenti alle convinzioni dei credenti e degli atei, per così dire, tradizionali; le altre due sono più interessanti, perché fanno andare le due questioni ognuna per conto proprio. Di queste due questioni quella che riguarda l'esistenza di Dio è certamente fondamentale, ma a me pare interessi più la sfera intellettuale: serve per dare ordine, senso, armonia all'Universo. Quella che però ci sta veramente a cuore è la seconda, che riguarda il nostro destino personale e di fronte a cui la prima passa di gran lunga in secondo piano. Insomma, per farla breve, posto di fronte alle opzioni 3) e 4), quale essere umano non sceglierebbe la 4)? A cosa servirebbe un Dio, se dopo la morte non ci fosse niente? Diciamo la verità, l'esistenza di un tale Dio indifferente alle nostri sorti ci seccherebbe parecchio, a questo punto meglio l'opzione 2) e buonanotte. L'opzione 4) è molto più accettabile, anzi in qualche modo innalzerebbe gli uomini (o magari tutti i viventi) al rango di membri del Grande Consiglio d'Amministrazione dell'Immortalità, ognuno con il suo bravo pacchetto azionario. Metafisici del WD, quale opzione? Come andrà a finire? Ma è davvero finita quando è finita? (Acc... svacco sempre sul finale, mi sono immarzullito sul più bello...)
  6. 2 punti
    Ed è perfetta così. Un editore non deve emozionarsi leggendo una sinossi: vuole sapere esattamente quello che hai scritto sopra, per valutare se il manoscritto ha una trama interessante e, soprattutto, se rientra in uno dei suoi filoni narrativi e la materia può interessare il pubblico che compra i suoi libri. L'emozione non c'entra nulla con la sinossi, proprio zero: la sinossi è un riassunto, stop. Se davvero l'autore è in grado di suscitarla, l'emozione scaturirà dall'estratto che l'editore gli chiederà di accludere alla sinossi. Voler caricare a bella posta la sinossi di pathos, pensando in quel modo di scuotere l'animo di chi deve leggerla con intento professionale, è un errore da evitare nella maniera più assoluta. Parere mio, s'intende.
  7. 2 punti
    Io sono dell'opinione che le religioni positive (dove "positivo" va inteso nel senso filosofico di "materiale", "storicamente concreto"), con i loro libri "sacri" ideati e scritti da esseri umani con chiarissimi e facilmente identificabili scopi terreni, siano in realtà le peggiori nemiche dell'idea stessa di Dio e le massime artefici di gran parte dell'ateismo, semplicemente per reazione. E che le tre religioni monoteiste di origine semitica (quelle cosiddette abramitiche o "religioni del Libro") siano le peggiori di tutte in tal senso. [Lettura consigliata: Jan Assman, Non avrai altro Dio. Il monoteismo e il linguaggio della violenza] Non sarà un caso se Yeshua ben Youssef (Giosuè figlio di Giuseppe, detto Gesù di Nazareth), che non era uno stupido e che non aveva interessi occulti da difendere, ha sempre preso a pesci in faccia proprio i dotti e i sacerdoti del suo tempo. Si veda la Bibbia ebraica, cioè l'Antico Testamento per i cristiani. Da tempo la considero niente di più che il mito di fondazione di una nazione, tipico delle civiltà antiche, e sono stato confermato nelle mie convinzioni da studiosi ben più titolati di me. [Lettura consigliata: Finkelstein e Silberman, Le tracce di Mosè. La Bibbia tra storia e mito - oppure: Mario Liverani, Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele] Si considerino i cosiddetti Dieci comandamenti: tolti i primi due, che hanno l'ovvia finalità di trasformare l'enoteismo* (*condizione in cui il culto è reso a numerosi dèi, tra cui uno che prevale sugli altri per importanza) originario di quel popolo in monoteismo, gli altri cosa sono se non regole di buon senso che qualunque governante stabilirebbe per ottenere il mantenimento dell'ordine sociale tra i propri sudditi? Serve "Dio" per tali perle di saggezza? Aggiungo che il nono e il decimo della versione cristiana sono in realtà uno solo nella versione ebraica originale, che non ha problemi a mettere in un unico calderone cose, animali e moglie del tuo prossimo, da non desiderare, perché la moglie (così come eventuali figlie) era una proprietà come le altre. La Chiesa ha preferito separare "pudicamente" «la donna d'altri» da «la roba d'altri», per dare l'impressione che si tratti di precetti morali. Ma ciò è falso: si tratta di precetti relativi esclusivamente all'aspetto patrimoniale, dove il rispetto per la donna e i suoi diritti non è proprio previsto. Non parliamo, poi, del Corano. Un lungo, noioso e ripetitivo rifacimento della Bibbia ebraica (più qualche accenno al Nuovo Testamento), formulato in modo tale da servire all'unico scopo per cui è stato elaborato: un tentativo, pienamente riuscito, di far guadagnare a una delle mille tribù che popolavano la penisola araba la preminenza su tutte le altre, anche in questo caso con il grimaldello del monoteismo atto a spazzare via il paganesimo idolatrico tipico di quei luoghi prima dell'avvento dell'Islam. Un grimaldello molto concreto, fatto spesso di spade e sangue. I Vangeli cristiani hanno un'origine leggermente diversa: trovano il loro fondamento nell'azione di un personaggio realmente esistito (questo secondo un ampio consenso ormai prevalente negli ambienti della critica storica), la cui vita e i cui insegnamenti sono stati però rapidamente trasformati in forma mitologica, attingendo a piene mani a miti molto più antichi e tipici di questo genere di operazioni (la nascita verginale, la risurrezione dai morti, etc.), allo scopo di farne "l'unto del Signore" di una nuova fede, da separare dal giudaismo tradizionale allo scopo di realizzare una confessione religiosa originale. In men che non si dica, i mercanti hanno rioccupato quel tempio (adesso chiesa) da cui Gesù aveva cercato di scacciarli. Tutto ciò, a mio giudizio, non dovrebbe distogliere l'essere umano da una ricerca che, non potendo cominciare da testi né da riti e liturgie, per manifesta incapacità nel fornire risposte credibili, mista a malafede, da parte dei rappresentanti delle religioni positive di cui sopra, non può che servirsi dell'unico strumento di cui tutti disponiamo, trattandosi di un bene universale (peraltro non equamente distribuito, come amo ricordare): la ragione umana. Che, si badi bene, non è appannaggio esclusivo degli scientisti, cioè di quei personaggi che sembrano credere di poter arrivare alla verità su Dio tramite l'ausilio delle scienze naturali, fingendo di dimenticare che l'indagine filosofica e metafisica esula, per definizione, dall'ambito di competenza di tali scienze. Lo scientismo è una religione come un'altra, con i suoi dogmi, le sue verità rivelate e i suoi sacerdoti (in Italia: Paolo Flores d'Arcais, Piergiorgio Odifreddi, Telmo Pievani tra gli altri), i quali trattano alla stregua di bestemmiatore chiunque disponga di sufficiente spirito critico da avanzare qualche dubbio sull'insindacabilità delle loro tesi. Una tra tutte: «Ormai noi sappiamo tutto», che il signor Paolo Flores d'Arcais di immeritata fama non si è vergognato di mettere per iscritto, nonostante migliaia di scienziati e filosofi della scienza seri di tutto il mondo gli ridano dietro per una scemenza del genere. Insomma, la questione è ovviamente complessa. Forse la più complessa in assoluto, anche perché nessuno sarà mai in grado di dimostrare a nessun altro in maniera conclusiva quale delle due fazioni ha ragione, se i materialisti o i loro rivali, che, magari senza neppure saperlo, si dividono in teisti, deisti, panteisti e panenteisti. Di una cosa sono convinto: non bastano né la paura della morte né l'antica impossibilità di comprendere scientificamente i fenomeni naturali (un fulmine ha incendiato la mia capanna: significa che una divinità è adirata con me e me lo ha tirato, e via dicendo) a spiegare l'eterna ricerca dell'uomo (titolo di un altro libro), come vorrebbero gli atei. Che piaccia o meno, e quale che sia la risposta che ciascuno, se lo desidera, troverà dentro di sé, tale ricerca di senso ha radici ben più profonde, che nessun progresso materiale riuscirà mai a sradicare. [Lettura consigliata: Rudolf Otto, Il sacro]
  8. 1 punto
    Bella iniziativa .
  9. 1 punto
    @Irene51 A differenza di Io Scrittore, la classifica su Booksgram può essere monitorata da chiunque. Non mi meraviglierei se un partecipante con il maggior numero di like, avesse contribuito aggiungendo voti di account anche inesistenti. Resta però il fatto che il vincitore finale lo sceglieranno i veri giudici. Sinceramente, credo che gli incipit abbiamo tutti voti sparati a caso.
  10. 1 punto
    Ciao, ci potresti dire quale sarebbe la cifra per l'editing che ti è stato proposto, più o meno? Anch'io stavo valutando la possibilità di usufruire del servizio lettura per eventuale rappresentanza, però il fatto che ci siano dei casi in cui si dicano interessati previo editing a pagamento è un po' sospetto. Dalle mie esperienze quando gli agenti sono interessati, ma non ancora del tutto convinti, dovrebbero dare delle dritte sugli aspetti su cui lavorare, ma poi è l'autore da sè a dover portare a termine il lavoro. Anche perchè, se è vero quello che diceva Marco Vigevani in un'intervista, "ciò che accumuna i veri scrittori è il fatto che il lavoro sul testo lo fanno sempre da soli", quindi tecnicamente l'agente vuol vedere, prima di prendere in scuderia un autore, che sappia svolgere il mestiere, diciamo. Dovrebbe essere nell'interesse dell'agente stesso. Poi, comprendo benissimo l'entusiasmo di ricevere una proposta di rappresentanza anche se previo editing a pagamento. Solamente non so quanto sia un percorso corretto da una parte, e conveniente all'autore stesso dall'altra, nel senso che la palestra dello scrivere e riscrivere finchè non si ha un testo pronto viene così parzialmente saltata. Magari sapendo di che cifra parliamo, se esorbitante o meno, ci possiamo fare un'idea un po' più precisa. Questa l'intervista di Vigevani menzionata: https://www.lagazzettadilucca.it/l-intersvista/2014/04/marco-vigevani-agente-letterario-il-libro-non-muore-mai/
  11. 1 punto
    Buongiorno a tutti. Qualche giorno fa, ho provveduto ad inviare il mio manoscritto e, con sorpresa, ho ricevuto la mail di avvenuta presa in carico da parte dello staff dopo appena un minuto. Non mi dilungo sul contenuto che, immagino, sia standard per tutti. Vi terrò, ovviamente, informati su qualsiasi novità. Mi associo alla considerazione fatta da altri utenti: ricevere una mail, seppur priva di grande significato ed automatica, ti fa sentire considerato a prescindere dall'epilogo. Un'illusione effimera che ti fa dimenticare, per un attimo, di essere una goccia in un mare in tempesta. A presto.
  12. 1 punto
    Scrivere a mano ha diversi vantaggi neuro-psicologici: migliora la comprensione spaziale, la memoria a lungo termine, oltre che la creatività come hai giustamente sottolineato, aiuta a ridurre lo stress, migliora la plasticità, e a quanto pare migliora anche la scrittura in generale. Mi interessa molto anche il concetto di "flow". L'esercizio che hai consigliato è più o meno alla base e tra i più semplici per il raggiungimento di un certo tipo di concentrazione attiva e focus. Un po' di link per chi vuole approfondire: https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/0956797614524581?utm_medium=google https://www.psychologytoday.com/blog/memory-medic/201303/why-writing-hand-could-make-you-smarter http://www.futurity.org/for-kids-pens-mightier-than-keyboard/#more-4909 https://www.wsj.com/articles/SB10001424052748704631504575531932754922518 Cos'è il flow: https://www.psychologytoday.com/us/blog/the-athletes-way/201303/superfluidity-the-psychology-peak-performance https://www.researchgate.net/publication/265616014_Peak_Performance_A_Literature_Review
  13. 1 punto
    Ma non avete capito che funziona come per "Io Scrittore"? Chi legge gli incipit degli altri e sa che un mi piace significa "togliersi una possibilità"... credete davvero possa giudicarli con reale obiettività? E per cortesia, non rispondetemi con massime moraleggianti: ci sono gli onesti, ma anche un gran numero di "disonesti".
  14. 1 punto
    @antonio basilischi ciao, vedo che questo è il tuo primo post. Ci piacerebbe che i nuovi utenti si presentassero in Ingresso, prima di interagire nelle altre sezioni del forum, così da dargli il benvenuto ufficiale e i link al regolamento. Grazie, ti aspettiamo.
  15. 1 punto
    Sì più o meno il concetto è quello, diciamo che a mano lavora a pieno ritmo la parte del cervello collegata alla creatività e ciò ha anche una funzione terapeutica, specie se si affida alla penna il racconto di esperienze personali. Un buon esercizio è lasciar fluire i pensieri e scrivere senza staccare la penna dal foglio in un flusso di coscienza e solo dopo rileggere e fare le dovute revisioni, anche trascrivendo al computer magari.
  16. 1 punto
    Puoi farlo, a maggior ragione devi farlo se tu per prima assisti a uno scollamento o una schizofrenia tra il tuo scritto e la sinossi che dovrebbe rappresentarlo. Poniamo che un autore abbia scritto un romanzo dal registro satirico o grottesco. Supponiamo anche che quel romanzo sia un giallo. Un giallo fatto e finito che vive delle gabbie narrative tipiche del giallo. Come un editore potrà comprendere quale tipo di romanzo gli sta offrendo l’autore, se quest’ultimo scrivendo la sinossi non è riuscito ad evocarne il tono inerno?
  17. 1 punto
    Scusa se intervengo io, che non ho fatto e non farei mai un'esperienza diretta in tal senso. Mi pare, però, che in altre discussioni l'argomento sia stato affrontato e che sia emerso che, a prescindere dall'utilità o meno di simili corsi ai fini del miglioramento, la pubblicazione con una casa editrice seria esuli dalle garanzie che una scuola di scrittura, come pure un'agenzia di rappresentanza, possa offrire all'autore. E' anche emerso che di scuole che invece fanno intravvedere, millantando, tale possibilità, ce n'è a iosa. Perciò, attenzione, anche perché chi ha veramente talento non dovrebbe aver bisogno di simili frequentazioni, a meno che non gli avanzino un po' di soldi da spendere, tanto per fare qualcosa di diverso.
  18. 1 punto
    Posso fare outing? Una cosa che mi sono sempre tenuta dentro? Detesto la nutella! Dolciastra, nauseante, e fa venire anche i brufoli. Bisous.
  19. 1 punto
    Spedisco sempre i miei libri in “piego di libri”; i tempi di ricezione sono impronosticabili: mediamente dieci-dodici giorni. La spedizione più veloce di cui sono a conoscenza è arrivata in tre giorni, quelle più laboriose addirittura in ventisei-ventisette. Lunedì mattina devo spedire “Il segreto di Groningen” e scopro di avere in casa soltanto le buste più piccole, nelle quali non entra per pochi millimetri. Giro di telefonate alla ricerca del formato più grande: dopo un'ora trovo un negozio aperto che le ha. È in pieno centro, a due chilometri da casa: bicicletta, mascherina in viso e si va. Torno vittorioso, imbusto e vado all'ufficio postale. Chiuso. Ma se era ancora aperto la settimana scorsa! Ok, vado alle Poste Centrali, che si trovano a cinquanta metri di distanza dal negozio dove sono stato solo un'ora prima... Quelle sono aperte, ma la fila arriva fino a metà della piazza. Alle 13,10 riesco finalmente a spedire il libro, dopo quattro ore di lavoro. Il pensiero è: speriamo che ora non ci metta dei mesi ad arrivare! Alle tredici di oggi il libro era già stato consegnato, in meno di quarantotto ore. Non credo che siamo un paese normale...
  20. 1 punto
    La Watson ha chiesto ai suoi autori di scrivere dei racconti e poi li ha messi in download gratuito; a me uno o due sembrano molto interessanti, lo lascio qui
  21. 1 punto
    Questa ispirazione mi ha preso un po' più tempo del previsto. La città che cambia Queste immagini non sono di Venezia, ma di Milano. Le prime due sono foto antecedenti il 1929 che riprendono via Fatebenefratelli, che nel 1960 appare così (l'interramento fu fatto negli anni trenta): Per avere un riferimento, in alto a destra nella foto con la barca si vede un portone con un terrazzino, che è il portone del primo palazzo a destra della foto del 1960. L'edificio basso subito dopo nella foto del 1960 è il primo edificio sulla destra nella seconda foto in alto, quella col canale vuoto. In tutte e tre si vede bene il campanile sullo sfondo. Le immagini della seconda riga sono rispettivamente una stampa del 1845 e una foto (una delle primissime di Milano) del 1855, che rappresentano il laghetto di Santo Stefano, un laghetto artificiale realizzato nel XIV secolo che per quasi quattro secoli ha servito la fabbrica del Duomo. La zona adesso appare così: Questa è una carta del 1730 dove si vedono bene i navigli:
  22. 1 punto
    Stavo per scrivergli quando mi sono accorto che, secondo quanto è scritto sul loro sito web, distribuiscono i loro libri solo tramite richiesta per email (!). Ho fatto un giro sul web e sembra vero, nessuno dei loro libri è disponibile né su Amazon né su altre piattaforme. Io boh. A sto punto firmo un contratto editoriale col kebabbaro di fronte casa mia, ho più visibilità.
  23. 1 punto
    Ho rivisto Land Of Mine, un film coraggioso, bello e commovente. Racconta fatti realmente accaduti. Dopo la fine della 2^ Guerra Mondiale gli Alleati in Danimarca costrinsero ragazzini tedeschi, catturati con l'uniforme tedesca addosso, a bonificare le spiagge danesi cosparse di mine tedesche. I ragazzini non ne avevano colpa, quasi tutti non avevano nessuna competenza in fatto di mine, ma agli Alleati non importava. Li costrinsero a sminare le spiagge; molti morirono saltando in aria, nell'indifferenza di tutti. La storia racconta di un sottufficiale danese che ha il comando di una squadra di questi ragazzini. All'inizio è duro e spietato con loro, peggio dei nazisti che aveva combattuto, ma mano che il racconto prosegue si rende conto della tremenda realtà umana della quale è partecipe... Un film coraggioso, non ne fanno molti così, non rendono in tutti i sensi e non si ha intenzione di dire certe cose, recitato in tedesco, perché i ragazzini sono veramente tedeschi e i soldati danesi sono veramente danesi, infatti il loro tedesco quando parlano con i tedeschi ha un forte accento danese. Ottimo il doppiaggio italiano.
  24. 1 punto
    Non solo prima di pubblicare, anche dopo. Nei mesi successivi all'uscita del mio romanzo ho inviato richieste a varie agenzie e alcune non mi hanno mai risposto, oppure rifiutato... è la normale vita di un autore.
  25. 1 punto
    Visto che si parla in maniera generica e anche diffamatoria, ma senza apportare alcuna prova di quanto si dice, intervengo in quanto citata in causa in questa discussione, che ho scovato per caso girando sul web. Il signor Gianfranco66, che ben conosco, dopo aver pubblicato anche grazie a me il romanzo che poi lo ha lanciato nel mondo editoriale italiano, mi sottopose in seguito un altro romanzo che non valutai a mio giudizio e gusto altrettanto valido, e del quale quindi ho preferito non occuparmi. La chiamerei onestà, non "inutile perdita di tempo", ma come spesso accade nei forum e sul web in generale, purtroppo si parla del lavoro altrui con leggerezza e superficialità, oppure per antipatie personali. Altra cosa, leggo commenti di un altro utente come: 250 euro l'editing, che ora saranno diventati 300 causa inflazione. Quindi su questo forum ci basiamo sul fare supposizioni o sul fare gli indovini? Fine comunicazione; mi scuso con i gestori di questo spazio per le critiche, ma quando si parla del lavoro delle persone la rete può fare danni non da poco, e quindi credo si abbia il diritto di intervenire. Alessandra Oliva
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