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Contenuti popolari

Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione dal 15/06/2020 in Risposte

  1. 15 punti
    Su invito di @Sjø, riporto la mia esperienza. Antefatto: nel 2015 ho autopubblicato – per scelta mia, non per rifiuto altrui – un libro che ha avuto un discreto successo. Parliamo di 10000 copie e rotte vendute nei primi sedici mesi. Alcune mie breve incursioni nella parte alta delle classifica di Amazon, in cui ero anche ottimamente recensito, hanno attirato l'attenzione di svariate case editrici. Quando sono arrivate in rapida sequenza la prima e la seconda casa editrice in italia (all'epoca), ho ceduto. Con la seconda, che poi è stata comprata dalla prima. Contratto con doppio anticipo a cinque cifre, rispettivamente per la ristampa del mio testo e per un nuovo romanzo ancora da scrivere. Ho firmato. Chi non lo avrebbe fatto? È stata la peggiore scelta professionale mai fatta in vita mia, e considerate che ho pure studiato ingegneria. Invitato a Milano, ho conosciuto i vari responsabili, ho pranzato con loro, ho parlato di prospettive, sogni e speranze. Tutte cazzate – "promesse editoriali", le ho chiamate poi – ma ancora non lo sapevo. La fase di editing del testo è stata magistrale, nulla da dire: nonostante fosse già stato editato a suo tempo, ci hanno messo lo stesso le mani tre persone differenti e sono riusciti a limarlo ancora meglio. L'idillio però è finito ancora prima della pubblicazione. Nessun lancio, a parte un post su facebook con la catasta di libri pubblicata quella settimana (dieci). Il mio era quello in fondo. Nessuna presentazione, a parte quelle che mi sono organizzato da solo. Per confronto, per il lancio del 2015, avevo un tour di quattrordici presentazioni in un mese e mezzo che ho fatto con il camper, con compagna e figlio di nove mesi al seguito, e pure le magliette personalizzate con le date del tour. Manco i Metallica. Pochissimi articoli, a parte uno su Cosmopolitan. Ora, voi non mi conoscete, ma Cosmopolitan sta a me come un coro gospel sta a Trump. Ma fin qui si trattava di semplice indifferenza. I problemi sono cominciati quando il libro ha iniziato a sparire da Amazon. Considerando che all'epoca ero un blogger, abbastanza conosciuto su Facebook, non farmi trovare su Amazon per tre mesi su sei dopo il lancio del libro... potete immaginare. Il problema era che facevano ristampe dalle tirature troppo piccole, che finivano subito, e non erano abbastanza veloci a stampare ancora, così mi lasciavano senza libri. A una presentazione, in cui io ero ospite pagato, e in cui l'organizzazione aveva chiesto l'acquisto di un centinaio di libri (se ricordo bene), sono arrivato senza niente. Cominciarono così le mail, in cui chiedevo spiegazioni. La povera editor che mi seguiva contava come il due di bastoni quando nessuno sta giocando a briscola, per cui è stata dura farmi rispondere dal capoccia, ma quando ci sono finalmente riuscito, la risposta è stata: "Non rispondo alle mail urbi et orbi". Cioè: non rispondo a chiunque, e tu sei chiunque. Grazie e arrivederci. Dopo quella mail ho deciso di chiudere il contratto per quanto riguardava il mio secondo romanzo, rinunciando al famoso anticipo a cinque cifre, consapevole che pubblicare un secondo libro a quelle condizioni era praticamente un suicidio artistico, ma questo mi ha "arrestato la carriera" per due o tre anni buoni, al punto che forse lo pubblico quest'anno, dal 2017 in cui era pronto. Poi, che altro si può dire? Rendiconti che arrivano, pure incompleti, solo dopo diffide, e mai prima di un paio di solleciti, per esempio? No, questa è meglio: da luglio dell'anno scorso il libro in edizione cartacea non è più disponibile perché – dicono – doveva uscire una edizione tascabile con la BUR. Quando? Forse quest'autunno, cioè più di un anno dopo. Nel frattempo rispondo quasi quotidianamente a gente che mi chiede dove comprare il libro, comprese librerie! Eppure, dal rendiconto 2019 (ottenuto dopo due solleciti), risulta che nel 2019 abbiano mandato al macero 400 copie, e che abbiano ancora una giacenza di 600 copie. Sarà vero? Mah! Nessuna libreria riesce a ordinarlo. Scusate, mi sono dilungato. Qual era la domanda? Ah sì, come immaginavo la mia esperienza prima, e se ha collimato dopo. Ha collimato talmente tanto che ho aperto una casa editrice mia, e ogni giorno mi pento di aver firmato quel cazzo di contratto.
  2. 14 punti
    La lobby dei salotti letterari, gli aperitivi strategici, la P2 delle riviste, i CV troppo importanti, i saggi pubblicati... Anche se la migliore è "esistono già su Google". Annunciano i finalisti e parte l'annuale e sempre godibile sagra del magna magna. Le regole del Calvino sono chiare e nessuno dei finalisti, che io sappia, le ha infrante. Non c'è scritto da nessuna parte che il Calvino è aperto a chi non ha mai provato a scrivere, che è al primo tentativo, quando vi siete iscritti avete per caso dovuto sbarrare sulla dichiarazione: "fino a ieri facevo solo pensieri e disegni, giuro!"... altrimenti lo riservavano agli alunni della prima elementare. Se vi state chiedendo perché loro sì e voi no, come diceva Quelo, "la risposta è dentro di voi epperò è sbagliata". Rimango sempre affascinato da certe acrobazie buone per il cirque du soleil dell'aspirante e che in verità - lo sappiamo tutti, lo sapete tutti - sono lì come meccanismo di difesa, per non dover ammettere a sé stessi l'unica e grande verità. Il vostro libro non era abbastanza buono. Perché? La prima ipotesi è che forse hanno più talento, lo so è sconvolgente. La seconda ipotesi è che forse ne hanno uguale o meno ma si sono fatti n 4, forse si sono fatti il culo per anni su un testo, magari hanno studiato, fatto corsi, pagato editor, letto moltissimo, mandato i loro racconti alle riviste fino a quando non erano abbastanza buoni per essere pubblicati.
  3. 13 punti
    Ci siamo: sabato prossimo, 20 giugno, alle ore 15. Ultima edizione del contest Lampi di Poesia prima dell'estate! Nessuno di noi ha dimenticato la recente, luminosissima perla di @massimopud, con la quale si è in sostanza impegnato a partecipare al contest nonché guadagnato il primo tag: E nessuno di noi ha dimenticato, in quello scoppiettante off-topic della decima edizione dei Lampi, che altri due mostri sacri del WD hanno manifestato non dico l'intenzione di partecipare, ma un solido guizzo d'interesse che ci fa ben sperare. Si tratta (rullo di tamburi!) di @Marcello, che ha dichiarato pubblicamente di aver scritto poesie, e @queffe, il quale ha affermato di sé stesso che sarebbe il caso che cominciasse a scrivere "un po' più poesia". Poi abbiamo @Edu: deve partecipare per forza, perché @Nerio e io lo dobbiamo un po' maltrattare. Prima di passare ai tag seriali, con cui ogni volta mi permetto di ricordare l'appuntamento a chi segue poco la sezione contest, abbiamo due presenze assicurate dalle punizioni: @lucantropo, in quanto osò, in quel famoso off-topic, non conferire il giusto pondus alle raffinate metafore del Massimopud, e @Ton, il quale non ha partecipato al MI in corso e per questo dovrebbe, a mio avviso, pagare pegno. Eccoci, dunque! Ricordo il contest ai nostri @(Irene70), @Roberto Ballardini, @Johnny P, @Elisa Audino, @Vincenzo Iennaco; e poi a @LorenzoG, @novemai, @Exairesi, @Mario74; @Francesca_N, @Rocco Lassandro. Continuo con @millika, @Emy, @Intes MK-69; e poi @ivalibri, @Lmtb99, @AzarRudif, @Stefano Verrengia; @Alba360, @Almissima, @Aurelio C.P. Mandraffino. Procedo con @edotarg, @nescio, @Domenico S., @Solitèr; @Marco L., @Milarepa, @millika; @Matteo Lefons, @Lollowski, @Weeping willow, @Panurge, @Woziee., @Soir Bleue. Concludo con @Befana Profana, @Spidocchiatore, @Adelaide J. Pellitteri, @Nightafter, e vi lascio in compagnia de Il Lampo pascoliano, sperando di incontrarci tutti sabato prossimo. E cielo e terra si mostrò qual era: la terra ansante, livida, in sussulto; il cielo ingombro, tragico, disfatto: bianca bianca nel tacito tumulto una casa apparì sparì d'un tratto, come un occhio, che, largo, esterrefatto, s'aprì si chiuse, nella notte nera.
  4. 11 punti
    Ho stipulato tre contratti con questo editore e posso finalmente dare delle testimonianze dirette. Li ho firmati per tre diverse collane (graphic novel, romanzi per ragazzi, romanzi gialli) e per ciascuna ho avuto modo di negoziare qualcosa, con grande disponibilità da parte loro. In tutti e tre i casi è previsto un anticipo sulle royalties, che varia comunque a seconda della tipologia di collana e del "nome" dell'autore, e personalmente posso ritenerlo soddisfacente. Anche la percentuale sulle royalties varia a seconda della collana, ma è negli standard e in uno dei casi ho negoziato alzandola. Il contratto ha durata decennale e ha una clausola di opzione (per genere). Ho ricevuto editing già per due dei volumi (in entrambi i casi leggero, perché mi è stato detto che non c'era necessità di ritocchi sostanziali) e per il terzo sono in attesa di lavorare con l'editor, perché ha delle proposte da farmi in merito. Inizieremo dopo l'estate, da quanto mi ha riferito. Quest'ultimo è il romanzo di cui ho parlato in precedenza nel topic su LIAE. Ho trovato un bell'ambiente: cortesia, disponibilità al dialogo, attenzione all'autore. Nelle loro collane ci sono diversi nomi interessanti, tra cui Nicoletta Costa (che è stata due volte vincitrice del premio Andersen, del Grinzane Junior e diversi altri internazionali per la narrativa per ragazzi), Elda Lanza (autrice da oltre 100.000 copie e creatrice dell'avvocato detective Max Gilardi), Vito Catalano (nipote di Sciascia) e molti altri. La trovo una cosa molto lusinghiera e posso ritenermi davvero in ottima compagnia. Se avrò altro da aggiungere, su questa mia esperienza al momento di certo positiva, scriverò ancora.
  5. 11 punti
    Il terzo punto del bando del Premio indica in modo piuttosto chiaro chi può partecipare al concorso: Non trovo quindi storture rispetto a quanto specificato nel bando. Per quanto riguarda la già assodata bravura dei finalisti, non mi sorprende affatto. Per quanto non si possa escludere il caso dell'autore che, dal nulla, propone per la prima volta un proprio testo e ottenga riconoscimenti, è assai più probabile che ciò avvenga per autori che hanno affrontato le tappe iniziali, magari scrivendo racconti e proponendoli alle riviste letterarie, oppure collaborando con siti/blog/testate a tema lettura/scrittura. È dunque ipotizzabile che siano già autori consapevoli e con un certo grado di maturità. Infine, per gli esiti dei concorsi in generale, e quindi anche della call dei racconti: per quanto di recente siano arrivati in finale anche testi di genere, è innegabile che i lettori del Calvino tendano a prediligere un certo taglio delle opere, sia brevi sia lunghe. Quindi, se non si apprezzano i vincitori/finalisti, occorrerebbe forse riflettere sul motivo per cui si è deciso di partecipare. A che pro gareggiare in un concorso che tende a premiare narratori e narrazioni che non rientrano nel proprio gusto, o distanti dalle proprie produzioni letterarie?
  6. 11 punti
    Ciao Deda, ho avuto il piacere di conoscere Adil a maggio del 2016, eravamo insieme alla finale del Premio Calvino, a Torino, entrambi molto soddisfatti di essere tra i finalisti, quell'anno nove, anche se un poco delusi di non essere tra i vincitori (ci fu un ex aequo). Lui brillante ventiquattrenne, io con il doppio della sua età, eppure entrambi chiamati sul palco a parlare della comune passione per la scrittura. Io ho avuto la fortuna di veder pubblicato il mio libro nel maggio dell'anno successivo, la sua storia non fu poi pubblicata, come può capitare, perché un conto è partecipare al Premio, un altro è riuscire a catturare l'attenzione delle case editrici, bisogna impegnarsi per riuscirci. Dopo il giorno della finale, non ho avuto più modo di rivedere Adil, né incontrarlo in qualche altra occasione, però mi ha fatto davvero piacere sapere, dopo un anno, che era riuscito a ritornare in finale con un nuovo testo, diverso dal precedente manoscritto, impegnandosi a tal punto da ricevere la menzione speciale e l'attenzione di una casa editrice. Ecco quindi che il tuo incubo non potrà trasformarsi in qualcosa di reale, Adil Bellafqhi non può essere finalista per la terza volta perché nel frattempo ha già pubblicato con Mondadori, a ventisei anni, e ciò esclude di fatto la partecipazione al Premio Calvino. Ci è riuscito perché nonostante i tentativi precedenti non andati a buon fine non si è lasciato andare allo sconforto, non ha cercato in altri le responsabilità ma ha trovato dentro di sé le energie per andare oltre, accrescendo stile e linguaggio, per poter trovare la propria cifra stilistica, che spesso si sintetizza con il termine "voce". So queste cose non perché me le ha detto lui, lo so perché è ciò che permette a chi scrive di migiorare: il lavoro e il sacrificio (a volte anche la testardaggine, se si ritiene di essere bravi) rimane l'unico modo (anche se non il solo) per ottenere i risultati fin lì non raggiunti. Potrei sottilizzare su altri convincimenti, su altri autori citati a sproposito solo perché hanno ottenuto un riconoscimento che ad altri è sfuggito, sul pensare che un premio è corretto e le decisioni insindacabili solo se si rientra tra i fortunati (il famoso fattore C) finalisti. Evito di farlo perché non ho i tempi di risposta compatibili con un forum. Un saluto, e un futuro in bocca al lupo per eventuali altre partecipazioni a concorsi che aiutano a scoprire autori esordienti, che forse non ti cambiano davvero la vita, ma la arricchiscono (molto più di esperienze che di soldi), così come è capitato a me.
  7. 10 punti
    Rischio di inimicarmi qualcuno attaccando la categoria a cui io stesso appartengo, ma la cosa non mi trattiene, anzi m'incoraggia. Quantunque mi sia già espresso in merito alla questione, apro la discussione per evitare d'inquinare sezioni differenti (come spesso è capitato). Mi imbatto sovente in critiche gratuite alla grande editoria e mi domando il perché. Troppi aspiranti puntano il dito contro il sistema, parlano di raccomandazioni, accusano le CE di non promuovere cultura e tentano (spesso, non sempre) di giustificare i propri insuccessi piuttosto che lavorare con devozione ad un serio miglioramento. Ricordiamoci che questa è l'epoca del "tutto e subito". L'editoria sana vecchio stampo esiste ancora (sebbene anche i grandi commettono errori). Alcuni sostengono che le CE big pubblicano troppi VIP o romanzi banali. Non sono d'accordo. Il Vip/Youtuber/calciatore/fenomeno passeggero serve per fare cassa. Senza introiti le CE non potrebbero investire neppure sugli esordienti. Le CE si chiudono a riccio e non rispondono? Colpa di aspiranti arroganti che non accettano le critiche a prescindere (mio modesto parere). Pubblicano romanzi banali? Ciò che inorridisce noi può affascinare altri lettori. Le grandi case editrici devono accontentare tutti i palati. Inoltre ad una CE come Mondadori non è concesso investire su tutti quelli bravi o bravini (rischierebbe troppo). I motivi di un rifiuto possono essere molteplici ed anche qualcuno bravo resta fuori. Non mi rivolgo ad utenti in particolare, il mio intento è sintetizzare la mia visione della categoria "aspiranti" per la quale nutro scarsa ammirazione. Causa: la mancanza di contegno e obiettività (di una grossa parte di essi). Ogni tanto bisogna anche mettersi nei panni delle case editrici.
  8. 10 punti
    Lo penso anche io. Sono macchine così grandi che hanno bisogno di centinaia di libri l'anno per sostenersi. Contemporaneamente, non possono permettersi la forza lavoro di seguire tutti, quindi loro si dedicano attivamente a quella decina-ventina di autore scelti e relativamente affidabili, mentre dall'altro lato arruolano personaggi più o meno abili, in grado di pubblicizzarsi da soli. Così escono dozzine di libri di blogger, youtuber e stelline varie. Non è nemmeno escluso che sia stato questo il meccanismo con cui io sia arrivato a loro: ero un blogger relativamente conosciuto (non grandi cifre, ma comunque la mia pagina era sui 30-40k follower), il libro vendeva da solo, hanno fiutato l'affare a poco prezzo e io ci sono cascato come un pollo, pensando che stimassero il mio lavoro. Se potessi scegliere adesso, non punterei più a una grande CE in cui essere l'ultimo degli arrivati: punterei a una casa più piccola (ma non troppo), in cui essere uno degli autori forti.
  9. 10 punti
    Regolamento Il contest è aperto a tutti gli utenti che possono partecipare con un solo racconto per tappa. Questa discussione serve per le comunicazioni on-topic. Per tutto il resto c'è questa discussione. Prima tappa Tutti i racconti partono da un'unica traccia che sarà presentata domenica 28 giugno alle 10:00. Sarà una traccia molto aperta e i racconti avranno come boa l'obbligo del finale aperto. Valgono le regole dell'officina: i racconti avranno un massimo di 8000 caratteri spazi compresi (fa testo il contatore ufficiale) e dovrà essere allegato un commento secondo il regolamento di sezione. I racconti in gara vanno postati nella sezione contest aperti. Il titolo dovrà avere come prefisso la tag [TW-1]. Dovrà essere riportato in questa discussione il link al racconto in gara. Il termine per presentare un racconto è la mezzanotte di mercoledì 8 luglio. Da giovedì 9 a sabato 18 luglio i partecipanti possono completare la lettura degli altri racconti e lasciare dei commenti (fortemente consigliati ma non obbligatori). Questa tappa non prevede una votazione. Seconda tappa Dalle ore 10:00 di domenica 19 luglio fino alla mezzanotte di mercoledì 29 luglio si possono postare i racconti per la seconda tappa. Non sono previste tracce, ognuno sceglie il racconto della tappa precedente che ha apprezzato di più e lo sviluppa scrivendone il seguito. Ricordo che la prima tappa prevede l'obbligo del finale aperto. Per presentare un racconto valgono le regole generali descritte sopra, con la differenza che la tag per la seconda tappa è [TW-2] Inoltre va indicato nella discussione del proprio racconto il link a quello che si vuole sviluppare. Gli autori ricevono un punto per ogni utente che decide di sviluppare il proprio racconto nella seconda tappa. Va da sé che occorre scrivere un racconto che arrivi agli altri e che possano voler proseguire; qui sarà il vostro talento. Vince la prima tappa l'autore che riceve più punti durante la seconda; quindi l'autore del racconto più scelto. Si tratta di un modo diverso di votare, con cui premierete il racconto che più vi ha colpito, tanto che vi metterete in gioco nel proseguirlo. Anche in questa tappa vige la boa del finale aperto. Nota importante: confidiamo nel vostro buon senso. Il nuovo racconto non deve trasformarsi in una critica o una presa in giro del racconto ereditato. Siete liberi di proseguire un racconto nel modo che preferite, ma senza stravolgere l'indole dei personaggi e mantenendo una certa coerenza con quanto già scritto. Su questo aspetto vale il giudizio insindacabile dell'arbitro che può sanzionare o escludere un racconto che infrange il suddetto punto. Da giovedì 30 luglio a sabato 8 agosto avete tempo per leggere e commentare i racconti della seconda tappa. Terza tappa I racconti in gara per la terza tappa possono essere presentati dalle ore 10:00 di domenica 9 agosto fino a mercoledì 19 agosto. Valgono le regole generali già descritte sopra, mentre per questa tappa la tag è [TW-3] Alle 10 del primo giorno utile sarà presentata una traccia, unica per tutti, che indicherà un finale verso cui tutti i racconti dovranno convergere. Ogni racconto parte proseguendo un racconto della seconda tappa. Valgono le raccomandazioni dette sopra. Ogni utente che sceglie un racconto dà un voto all'autore della tappa precedente. Vince la seconda tappa il racconto più proseguito nella terza. Giovedì 20 agosto si apre la votazione per i racconti della terza tappa che avverranno in modo tradizionale tramite la stanza delle votazioni. La votazione termina alla mezzanotte di domenica 30 agosto. Il voto è obbligatorio per tutti i partecipanti alla terza tappa, pena l'esclusione dal contest. Classifica generale I punti accumulati nelle varie tappe determineranno la classifica generale. Alla fine del contest saranno premiati con una targhetta i primi tre classificati, secondo l'ordine del podio. La classifica terrà conto di eventuali penalità inflitte dagli arbitri nel corso del contest.
  10. 9 punti
    In realtà ho provato per qualche tempo anche la strada delle agenzie, con pochissimi risultati. Pensavo anche io che l'autore di un testo che ha venduto ormai circa 18000 copie, ben recensito, pubblicato Rizzoli (di cui si salva ancora il nome, evidentemente) avesse più porte aperte, ma mi sbagliavo: quasi impossibile farsi leggere anche per me. All'attuale proposta di contratto con un editore minore, ma di buon nome e in crescita, sono arrivato invece attraverso un'agenzia di servizi editoriali a cui ho chiesto una valutazione (a un certo punto ho iniziato a dubitare della bontà del mio secondo testo). Detta agenzia, avendo buoni contatti nel mondo editoriale, ha provveduto a mettermi in contatto con questo editore. Poi è arrivata la pandemia... Tecnicamente dovrei firmare a brevissimo, speriamo non sia un'altra delusione. Non pubblicherò con la mia casa editrice invece: lo considero un "secondo lavoro" da tenere separato, per restare sempre nel mondo delle parole e magari fare qualcosa di buono in un mondo, quello editoriale, che avrebbe bisogno di una scossa. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo, dicevano, no? Comunque la presenterò a brevissimo su questo forum, al momento siamo presi con l'uscita dei primi due titoli.
  11. 9 punti
    Anche su questo ci sarebbe molto da dire. In mezzo ad autori di qualità fanno anche un continuo rastrellamento di tutto un sottobosco di "vips", youtuber e gente che con la scrittura non ha niente a che fare, tanto per far copie. Ho pensato tanto tempo se condividerla o meno, ma siccome i miei rapporti con suddetta casa editrice sono – purtroppo – ancora in corso, forse preferisco evitare rogne entrando troppo in dettaglio. Quello che immagino di poter dire è che avevo una autopubblicazione di successo (parliamo di circa 10k copie vendute in un anno e mezzo), grazie al quale sono stato contattato dalle principali case editrici in Italia, e di fronte a uno dei nomi più grandi e a un anticipo a cinque cifre ho ceduto. Chi non lo avrebbe fatto, al mio posto? Non c'è un giorno in cui non mi penta di quella scelta. Che dire? Totale disinteresse, libri assenti da librerie e store per mesi appena dopo il lancio, diffide per farsi mandare i rendiconti e quando arrivano sono incompleti, zero promozione... ho venduto più io da solo che con tutto il loro apparato alle spalle, ma mi fermo qua: sento già i primi bruciori. Concludo solo dicendo che è da luglio dell'anno scorso che non c'è un libro cartaceo a disposizione, perché forse faranno una edizione tascabile con BUR quest'autunno (un anno e mezzo dopo), nel frattempo rispondo quasi quotidianamente a gente che mi chiede dove trovarlo e dove comprarlo, anche se nell'ultimo rendiconto (ottenuto dopo due solleciti, sennò non vale) scopro che nel 2019 hanno mandato 400 copie al macero e ne dovrebbero avere ancora 600 in giacenza. Cosa di cui dubito, visto che un mio amico libraio – nonché socio in affari – ne ha ordinati cinquanta, ma non gli arrivano. Per il mio secondo romanzo, che avevo già sotto contratto con loro per un anticipo della stessa misura, ho preferito cercare un altro editore dalle mani più gentili, e così la mia "carriera" di scrittorucolo ha subito una battuta d'arresto di almeno due anni. Ragazzi: gli anticipi a tante cifre sono belli e buoni, ma prima o poi finiscono anche quelli e se in mano non ti resta niente, forse è meglio trovare una casa editrice che crede in te, invece di una che ti butta nel mucchio e poi si dimentica di averlo fatto solo un paio di settimane dopo. Vado a prendermi un Gaviscon. Ah, non è un caso che io abbia aperto da pochissimo una casa editrice, di cui un giorno farò la presentazione ufficiale su questo forum. Avete presente quando dicono: "se vuoi che le cose siano fatte bene, è meglio farsele da soli"? Ecco, appunto.
  12. 9 punti
    Credo, comunque, che da regolamento sia possibile partecipare senza rosicare. Io perlomeno l'ho fatto ed è andato tutto bene. Aspetterò la scheda di lettura, fiducioso che arrivi. Un commento sulla modalità di invio in digitale per la prossima edizione: era ora. La questione del cartaceo stava diventando ridicola, nel 2020.
  13. 8 punti
    Intervento di moderazione Vista la confusione, il divertimento e la contrarietà di alcuni, ci spieghiamo meglio: la discussione (e conseguente decisione) è stata collegiale, in Staff: ci sono stati insulti e derisioni prive di buon gusto agli autori finalisti. Messaggi nascosti e non più visibili per ovvie ragioni. Ricordo che il punto 1.2 del regolamento recita: Buona continuazione a tutti.
  14. 8 punti
    Nel tempo ho avuto modo di rifletterci, sono sicuro che immaginate quanto. Io, proprio con il mio testo autopubblicato, avevo capito di voler vivere di parole, "da grande" volevo fare lo scrittore. L'autopubblicazione è stata un'ottima decisione al tempo e tuttora la consiglio moltissimo agli esordienti che vogliono farsi notare e intanto capire come funziona il mondo editoriale, ma era anche un "lavoro", molto impegnativo, che mi teneva lontano dalla scrittura. Di fatto ero già un editore. Ragion per cui, quando è arrivata prima Mondadori poi Rizzoli, ho intravisto la possibilità di mollare la parte fastidiosa del lavoro, lasciarla a chi lo faceva di mestiere da una vita, e dedicarmi solo alla scrittura. Quindi, per me era inevitabile caderci. E poi, sai, hai già venduto diecimila copie da solo, non ti chiedi quante ne venderanno loro, "che sono esperti"? Trentamila? Cinquantamila? Centomila? Quindi per me, in quel preciso momento e con le poche informazioni in mio possesso, era impossibile non caderci. (Comunque ne hanno vendute ottomila e qualcosa in tre anni, per la cronaca). Però esistono sistemi per cavalcare questo meccanismo malato. 1) non voler fare lo scrittore per sempre: conosco un tizio, abituato a contrattare, che si è fatto pagare un anticipo stratosferico da una grande CE, poi se ne è sbattuto le balle. Sapeva benissimo che la sua onda come scrittore sarebbe passata presto, e si è subito messo a fare altro usando proprio l'anticipo come fondi per cominciare. 2) investirli autonomamente: approfittare dell'anticipo corposo di una grande CE per permettersi di pagare un proprio ufficio stampa che faccia il lavoro che in teoria dovrebbe fare la CE, ma in realtà non viene fatto. Questo è quello che avrei dovuto fare io, se ci avessi pensato prima. Ma.
  15. 8 punti
    @Francesco Wil Grandis Grazie per la preziosa testimonianza e per la tua generosità nel condividere con tanti estranei un'esperienza da brividi. Proprio ultimamente mi chiedevo dove fosse finito il tuo secondo romanzo, quello che avevi preannunciato in uscita con Rizzoli... Mi verrebbe da dire: che sia di monito a tutti noi. Poi, però, penso anche: chi rinuncerebbe alla possibilità di entrare nel mercato dell'editoria dalla porta principale? Chi avrebbe la forza di rifiutare un anticipo a cinque cifre, magari dopo anni di sacrifici? Secondo me, non hai niente da rimproverarti. Di tutta la vicenda, l'aspetto che più mi terrorizza (dovessi un giorno avere un'occasione paragonabile alla tua) è questo: Essere considerato un niente, da parte di chi, in teoria, dovrebbe essere il tuo primo sostenitore, visto che ti ha scelto (o approvato la scelta) e anche pagato (un anticipo). Questo alimenta il sospetto che, presso le CE maggiori, gli esordienti e gli autori da qualche migliaio di copie servano esclusivamente a fare numero. Perché loro, in realtà, vivono dei pochi bestseller, che bastano a giustificare l'esistenza dell'intero carrozzone. Ma, senza il minimo sostegno, quali speranze ha un povero cristo di avvicinarsi a numeri degni di una risposta da parte dei mega-direttori galattici di fantozziana memoria? Per non parlare dell'arroganza e della maleducazione che una risposta del genere rivela...
  16. 8 punti
    Bellissima discussione, complimenti. Io ho pubblicato tre libri con un editore che può - credo - ritenersi medio. Non sono persona dalle grandi aspettative, ma quando mi sono messo alla ricerca di un editore mi aspettavo innanzitutto serietà e affidabilità. Poche promesse campate in aria, ma volontà di valorizzare al massimo il mio lavoro. I miei libri sono disponibili in tutta Italia e spesso negli scaffali delle grandi librerie (a Torino praticamente ovunque, ma li ho per esempio trovati alla Mondadori di Milano in piazza DUomo, alla libreria della stazione di ROma Termini, amici mi hanno mandato foto da librerie in Toscana, Liguria e Puglia). La qualità del prodotto mi sembra ottima, sia come carta che come grafica delle copertine. L'editore è presente alle maggiori fiere e quando a mia volta sono stato presente ho sempre visto che i libri degli autori vengono 'spinti' tantissimo e proposti ai lettori in funzione dei loro generi di interesse. Le vendite vanno bene, senz'altro oltre le mie più rosee aspettative. Ecco, se fosse andata già semplicemente così sarei più che contento, ma l'editore sta provando a fare ancora di più, in particolare sul mercato straniero. Avevo superato le prime selezioni di un grande grande gruppo editoriale straniero per il mercato spagnolo (per intenderci, avrei avuto lo stesso editore di Ken Follett!). Non è andata bene, ma già avere avuto la possibilità di arrivarci , a quella prima selezione, è stato un enorme merito dell'editore. Allo stesso modo, c'è stato un contatto con una casa produttrice cinematografica: andato male anche quello, ma intanto c'è stato. Chi lo sa, magari le prossime volte andrà meglio. O forse no, non importa. Insomma, posso dire di sentirmi pienamente felice di dove sono e con chi sono. Magari chi ha maggiori aspettative di me potrebbe pensare di non venire abbastanza pubblicizzato. Non lo so se hanno ragione, di mio tendo a stare coi piedi per terra e non mi faccio mai troppe illusioni. Va anche detto che nella scuderia del mio editore ci sono svariati autori che arrivano dalle big. Forse è un'altra dimostrazione che, come scrivevo in un altro post, quello delle big non è un oro così luccicante come sembra, e un bel "in medio stat virtus" è un motto che in questo caso funziona benissimo.
  17. 8 punti
    Soltanto un cieco non vedrebbe l’andazzo generale dell’editoria italiana. Io non sono di primo pelo. Non sto a dettagliare cosa ho fatto e cosa ho sfiorato. Quello di cui sono sicuro è che dietro i bandi, proclami, annunci, mission, c’è un’editoria obbligata dai manager a scegliere autori che abbiano un curriculum che invogli il lettore a comprare. Perché il lettore non compra una storia bella, ma compra la storia dell’autore. Il lettore, insomma, ha bisogno di personaggi che si avvicinino il più possibile al mito. È il meccanismo dello star system. Il talento non serve. La storia è superflua. Ci pensano i critici prezzolati a far passare delle opere orribili sotto tutti i punti di vista, come capolavori. Io non so scrivere, è vero. Ma so leggere. E quello che leggo: è brutto. Ha un’anima artefatta; un’identità imposta; un “voce” registrata . Con le eccezioni che confermano la regola. Qualcosa di decente passa, per la legge dei grandi numeri. Ha ragione Angel. Dieci su dieci: più chiaro di così… Ogni tanto pescano qualche sconosciuto, ma è una strategia per farci continuare a sperare e partecipare, pagando. Lo star system, ma non devo dirvelo io, si basa sull’illusione di massa.
  18. 8 punti
    Se va sfatato il mito del genio incompreso, per me, di questi tempi, va sfatato anche definitivamente quello del "se sei bravo prima o poi qualcuno se ne accorge". Non solo nel campo della scrittura, ho incontrato decine di persone piene di talenti che invece sono rimasti ai margini. Ma del resto non è una novità. A questo proposito consiglierei la lettura di un libricino che racconta le vicissitudini di alcuni scrittori famosi, usi a una sorta di self-publishing ante-litteram. Non si possono pubblicizzare titoli e quindi dovrete indovinare! Ci sono molti scrittori aspiranti che sono presuntuosi e poco consapevoli della necessità di lavorare sodo, ma ce ne sono altri - in che percentuale non saprei, immagino inferiore - che scrivono (molto bene) cose che oggi non rientrano nelle scelte precipue dei grossi gruppi (i temi principali sono pochini, a dirla tutta) e dunque resteranno emergenti a pelo d'acqua per sempre. Se i primi li ignoro, per i secondi mi dispiace molto. Questo è il mio punto di vista, nulla più.
  19. 8 punti
    Leggere poco e scrivere tanto è l'errore che commette la maggior parte degli aspiranti scrittori. Tirare in mezzo persone che non si conoscono con nomi e cognomi è molto scorretto, anche in sogno. Non aggiungo altro, tanto tu non lo leggeresti. In pace.
  20. 7 punti
    Vuoi un consiglio? Se credi davvero nel tuo testo lasciali perdere e aspetta.
  21. 7 punti
    Bellissima discussione, complimenti. Per come la vedo io, il mercato editoriale si attesta là dove trova il suo migliore equilibrio e il suo maggior vantaggio. Non è questione di cattiveria, cecità o chissà cosa, quanto di pratica. L'editore pubblica ciò che gli fa vendere e guadagnare, perché dalle vendite dipende la sua sopravvivenza e il suo benessere. Prima di guardare gli scrittori, quindi, guardiamo i lettori. Cosa vogliono i lettori (la maggior parte dei lettori, aggiungo)? Questa è la domanda che si pone l'editore e a cui cerca di dare risposta. Veniamo agli scrittori, adesso. Che prima di essere scrittori sono (per la maggior parte) lettori. Che magari sono cresciuti con Dumas, Hugo, Dostoevskij, Hesse, o magari non sanno nemmeno che questi scrittori sono esistiti. Che sono cresciuti con Tolkien o con Licia Troisi. Con Stephen King o Stephanie Meyer. Che sviluppano un senso dello scrivere legato a quello dei loro modelli come lettori. Non è, credo, solo questione di talento, fantasia e capacità, ma anche di 'educazione e modelli'. Lo scrittore scrive per passione ma anche perché spera di essere letto. A volte è così convinto di meritarlo, così convinto che ciò che scrive non sia da meno di ciò che legge come lettore, da aspettarsi lo stesso successo dei suoi idoli letterari: ne è così convinto che se non ci riesce la colpa è del sistema, degli editori cattivi che pubblicano sempre i soliti noti, del fatto che in Italia si legge poco. Tutto pur di non ammettere la realtà, ossia un testo mediocre... o peggio. Non vale per tutti, chiaramente. Scrittori bravi e poco conosciuti in giro ce ne sono eccome. Il miglior romanzo che ho letto lo scorso anno è un self. Mi chiedo: possibile che nessun editore se ne sia accorto? Evidentemente no. Peccato. L'autostima dello scrittore per se stesso e i suoi scritti è a volte talmente radicata da diventare... arroganza. Conosco molto bene, al punto da azzardarmi di chiamarli amici, tre editori. Tutti e tre hanno smesso di dare risposte motivate al rifiuto dei manoscritti perché era una battaglia e uno stress quasi ogni volta. Lo scrittore respinto diventa, mi dicono, quasi sempre aggressivo, maleducato, offensivo al limite dello stalking. Infine, se posso dire: non idealizziamo i cosiddetti big. Conosco di persona autori pubblicati da alcuni dei maggiori editori italiani (anche del più grande di tutti) che sono molto scontenti di quanto poco vengono seguiti. Puoi anche pubblicare con un big, mi dicono, ma se poi non ti segue è come se non lo fossi. Conosco di persona autori pubblicati da big che non dicono di essere insoddisfatti ma poi, chissà perché, vanno a cercare editori meno big per i loro romanzi successivi. Come mai? insomma, credo che spesso lo scrittore alle prime armi abbia un'idea sovrastimata non solo di se stesso ma anche del grande editore.
  22. 7 punti
    Caro Angel, ti invito a leggere quel che scrivono gli altri, non li interpretare a modo tuo. Io non so che concetto hai di noti, e nemmeno di esordienti. Io ho partecipato al Calvino perché lo ritenevo l'unico premio che mi avrebbe consentito di comprendere il valore del mio romanzo. Punto. Non chiedevo niente se non di essere letto e giudicato, e così è stato. Mi è andata bene, e a questo punto dovrei quasi sentirmi in colpa verso chi non ce l'ha fatta. Ma io ci ho sudato un anno sul mio manoscritto, e no, mi spiace, non ero (e non sono) uno dei soliti noti, nonostante abbia ottenuto dei successivi riconoscimenti nell'ambito di autore esordiente, per l'opera prima. Gian Arturo Ferrari e Alberto Rollo, una vita in Mondadori e Feltrinelli, da regolamento avrebbero potuto partecipare al Premio Calvino, nulla glielo avrebbe impedito, hanno però preferito partecipare direttamente allo Strega, come finalisti, chissà perché. Chi si mette in gioco al Calvino lo fa per l'alto spessore del giudizio unito all'ampia rosa di partecipazione. Tu vorresti limitarla perché ti risulterebbe più facile emergere. Be', ti dico che non ti rendi conto cosa sia il mondo dell'editoria, restare a galla non è semplice. Tu vuoi allenarti per la traversata della Manica in una piscina, con l'acqua riscaldata e uno per corsia, evitanto il confronto con le onde del mare. Però quella traversata prima o poi la devi fare per forza, nuotando contro la corrente e i cavalloni alti sei metri, col freddo che ti blocca i muscoli. Si partecipa in tanti, pochi riescono, è la dura legge che regola i libri, che non è giusta e a volte sbaglia, però questa è. La scrittura è una palestra che ti obbliga al duro allenamento, non ci sono scorciatoie, chi le utilizza difficilmente va lontano, perché i brutti libri eccome se ce ne sono, ma si perdono nel mare di bei libri, i capolavori che dettano l'unico metro di giudizio che consente al lettore di assegnare il giusto valore di un romanzo, sia esso di esordiente o di pseudo noti. Se credi che una mattina il dio della scrittura possa illuminarti la via e ti permetta di scrivere di getto una storia senza aver prima lavorato impostando personaggi, trama, ambientazione, anche quando sei convinto di averlo fatto a sufficienza, sei lontano dalla realtà. Hai fatto caso che dal momento in cui si è proclamati finalisti al momento in cui si è pubblicati passano più di dodici mesi, a volte anche due o tre anni? Veronica Galletta è stata finalista del Calvino nel 2015, rientra nella categoria che tu identifichi con noti (anche se esordiente) perché si è data da fare con concorsi su racconti, romanzi (il Neri Pozza). Lo sai quando ha pubblicato il suo romanzo? Nel 2020, a distanza di cinque anni (e sì, era talmente nota che l'hanno fatta attendere...). Però ora si è potuta fregiare del Premio Campiello opera prima... Vai cercando combine o trucchi nei concorsi a cui mi sembra di capire partecipi o forse no, però ti assurgi a giudice supremo, in base al tuo metro, avendo da ridire sulle scelte della giuria (in base a cosa, ai tuoi gusti?). Mettiamo però il caso che tu abbia ragione, perché allora queste fantomatiche pubblicazioni di noti non è immediata per sfruttare l'effetto Calvino, anche considerando che l'anno successivo ci saranno altri finalisti, altri noti da favorire? cosa lo impedisce? Forse il fatto che ottenere un contratto di pubblicazione è molto più complicato che non partecipare a un concorso di romanzi inediti? Se non capisci questo, occhio, vivrai davvero male la scrittura, e non otterrai niente di buono perché alla base di tutto ci deve essere il piacere dello scrivere storie. Altrimenti si rischia solo di perdere tempo e salute...
  23. 7 punti
    Io con Rizzoli ho pubblicato quattro libri e un paio di volte mi è capitato che dei conoscenti mi chiedessero di presentare un loro manoscritto in casa editrice. Ovviamente non ho fatto nessun tipo di raccomandazione, ben sapendo che sono del tutto inutili: mi sono limitato a sottoporre i loro lavori alla mia editor, chiedendole di esaminarli. Risultato? Sono stati entrambi scartati, uno anche con un giudizio poco lusinghiero. Questo per dire che le cosiddette conoscenze sono utili solo nel caso in cui si sia scritto qualcosa di interessante per l'editore, altrimenti si viene comunque scartati.
  24. 7 punti
    occhio però a prendersela con i singoli partecipanti, ogni persona ha una storia a sé e non si può sapere quanti tentativi aveva fatto e quanta delusione c'è dietro per non essere riuscito ancora a pubblicare nonostante l'essere arrivato in finale e quindi nonostante la qualità acclarata del suo romanzo. In questo caso io preferisco fargli i complimenti per non aver mollato. E stessa cosa vale anche per la finalista del Neri Pozza, che colpa ne ha se non era stata pubblicata? Punterei il dito piuttosto sulle CE che invece di pubblicare romanzi di qualità come questi, preferiscono dare spazio a Influencers di Instagram
  25. 6 punti
    Smettiamola di chiamarlo anche Premio. È la normale selezione di un’agenzia letteraria. Prestigiosa come la Ali o la Grandi Associati. Con un contributo di lettura alla portata di tutte le tasche. Con una sua precisa identità, il cui contenuto è collegato alla fascetta con cui poi gli editori pubblicano e vendono. E noi smettiamo di chiamarci esordienti o emergenti: siamo clienti.
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