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Contenuti popolari

Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione dal 20/03/2018 in tutte le aree

  1. 23 punti
    L'articolista magari potrebbe cercare anche di spiegare in quale modo si possa realizzare un progetto editoriale (senza rimetterci denaro, ovviamente), quando quattro o cinque dei primi dieci posti della classifica sono occupati stabilmente da libri demenziali di youtuber, quando i concorsi sono strutturati in maniera che i selezionati in un concorso saranno i selezionatori del successivo concorso (e selezioneranno quelli da cui sono stati selezionati, ovviamente), quando ogni legge favorisce la concentrazione delle librerie a scapito di quelle indipendenti (con il conseguente crollo delle figure professionali), quando... Perché se no rimane aria fritta e poco più.
  2. 16 punti
    La questione è tanto semplice, quanto banale, e mi pare di essermi già espresso sull'argomento mesi addietro. Gli autori (pochi) che mettiamo sotto contratto iniziano un percorso con l'Agenzia che li porta a lavorare con noi sul loro romanzo e sulla sua proposta alle case editrici. Lavoriamo sul testo, sulla sinossi, su degli studi di copertina, sulla scheda di presentazione. Tutto questo lavoro confluisce in cataloghi che prepariamo regolarmente per presentare gli inediti agli editori. Gli autori che rappresentiamo vengono proposti, a seconda di cosa cercando i vari editor (mai tutto a tutti), alle principali case. Dal gruppo Mondadori a Giunti, dai vari marchi GeMs a NewtonCompton, dalla grande editoria a un selezionato elenco di case editrici indipendenti (penso a NN, E/O, Fazi, Teseo) che fanno un lavoro tanto identitario quanto di qualità. Sono usciti libri nostri per Codice (è una colpa avere buoni rapporti con un editore?), DeAPlaneta, Editrice Bibliografica, Marsilio, altri usciranno nei prossimi mesi per ExOrma, HarperCollins, Baldini+Castoldi (e non perché io ci ho lavorato, ma perché l'editore ha creduto più di altri in un progetto e si è aggiudicato l'asta che coinvolgeva altri 3 grandi editori), Nutrimenti, Sperling&Kupfer. Diverso è il discorso che riguarda Libromania o casi simili: riceviamo decine di proposte ogni mese, gratuite o tramite i servizi a pagamento. Capita che tra queste ci siano proposte eccellenti (e quando è accaduto ci siamo mossi molto rapidamente), alcune ottime (che richiedono riflessioni molto attente), alcune perfettibili (e in questo caso invitiamo l'autore a lavorare sul testo e a sottoporcene una seconda stesura), moltissime del tutto improponibili, a cui non facciamo mai perdere tempo. Ci sono poi alcuni testi che riteniamo per differenti ragioni ancora acerbi, non sufficientemente maturi per affrontare il grande mercato editoriale, ma nei quali intravediamo un potenziale e ai quali, in un certo modo, ci affezioniamo. Fortunatamente accade anche che siano gli editori a farci richieste specifiche, così capita anche di indirizzare (magari sbagliando) alcuni di quei testi verso la pubblicazione digitale o con piccoli editori, con la speranza che possa rappresentare solo un primo passo verso successi maggiori. Ad esempio, una delle autrici Libromania, dopo aver passato settimane ai primissimi posti delle classifiche di Amazon, pubblicherà nei prossimi mesi per NewtonCompton.
  3. 14 punti
    Giunti alla fine di questo Mezzogiorno d’Inchiostro desidero fare presente alcune cose. Come avrete notato, ci sono stati due ritiri. Non ho intenzione di entrare qui nel merito delle motivazioni riguardo questi ritiri, il mio vuole essere un discorso di carattere generale. È ovvio che un concorrente a cui capiti di trovarsi in difficoltà per Impegni sopravvenuti che gli impediscono di leggere, eventualmente commentare e votare abbia tutto il diritto di ritirarsi e occuparsi delle proprie esigenze. È però altrettanto ovvio che, a votazioni avvenute e quindi a letture completate, un ritiro ha solo ed esclusivamente il significato di una sorta di protesta verso lo svolgimento del contest. In questo caso, in assenza di una precisa norma del regolamento, ed essendo la prima volta in cui mi sono trovata ad affrontare questo tipo di richiesta, ho deciso di accoglierla. Non intendo modificare ulteriormente il regolamento, (se dovessimo inserire una postilla per ogni problema che si presenta scriveremmo Guerra e Pace) ma intendo chiarire che non sarò più disponibile a cancellazioni dell'ultimo minuto, soprattutto se avvengono dopo letture e votazioni. Ricordo a tutti che questo è un gioco, che nessuno obbliga nessuno a partecipare ma che se si partecipa ci si prende la responsabilità di ciò che si scrive e si accetta ogni possibile giudizio. I commenti rappresentano il sale di questa sezione del forum, l’occasione per tutti di avere un sincero riscontro di ciò che viene scritto. Possono piacere quando sono positivi, ma , per esperienza personale, sono proprio le critiche, anche se a volte ci risultano sgradite, quelle che ci fanno crescere. Vorrei sperare, per cui, che i commenti siano sempre sinceri, onesti e corretti, ovviamente educati e espressi nello spirito di una positiva crescita per tutti noi, e che la loro accettazione sia accolta con lo stesso spirito. Infine spero che per tutti voi questo rimanga un momento di gioia, di svago, è perché no, un'occasione per confrontarsi e crescere umanamente oltre che narrativamente. Alla prossima
  4. 14 punti
    Buongiorno a tutti. Seguo la discussione su questa agenzia fin dall’inizio, e finalmente mi sono decisa a intervenire. Ho spedito il mio manoscritto alla LIAE nell’autunno del 2016. A febbraio del 2017 ho firmato il contratto di rappresentanza. Riguardo a questo specifico argomento (tempistica) sono convinta che dipenda molto dal periodo di riferimento. Sono stata fortunata a spedire il mio romanzo quando l’agenzia era in rodaggio. Al di là del fatto che si possa essere pubblicati tramite agente con una grossa casa editrice, bisogna considerare diversi altri aspetti che non sono ancora stati accennati. Il primo fra tutti è che tramite professionisti del settore è possibile comprendere finalmente le dinamiche che rimangono oscure all’aspirante autore che si muove in maniera indipendente. Questo si traduce di conseguenza in un’analisi sui tuoi punti deboli e potenzialità su cui puoi ancora lavorare. Sono molti anni ormai che faccio la gavetta ma devo dire che ciò che ho imparato in pochi mesi con loro non lo avrei mai potuto immagazzinare in altra maniera. Per il primo romanzo (quello del 2016) ho firmato con una casa editrice la settimana scorsa, e ora mi ritrovo con più strumenti per avere padronanza del mio stile e continuare il percorso. Spero che questo commento possa essere utile a qualcuno.
  5. 12 punti
    A quasi tre mesi dalla chiusura della discussione, lo Staff ha deciso di riaprire i battenti. Chiedo per favore di leggere attentamente queste parole prima di intervenire in questa discussione: siamo sì tutti curiosi di sapere com'è andata a finire per chi ha pubblicato o sta pubblicando con loro, la nuova app annunciata dalla Casa Editrice e tutte le attività collaterali, ma è invitato a scrivere solo chi ha avuto effettivamente esperienza diretta con il Trampolino ultimamente, in questi ultimi tre mesi, e può aggiornare la discussione con l'apporto della sua esperienza, ripeto ancora una volta, diretta. Evitiamo di ricadere nel baratro del dibattito e del battibecco o dei messaggi di commenti inutili e fini a sé stessi, mantenendoci sulle esperienze oggettive. In caso contrario sarò costretto a richiudere la discussione. Mi appello quindi al buonsenso di ognuno. Buon proseguimento.
  6. 11 punti
    Buongiorno a tutti, intervengo nella discussione con la speranza di dare un contributo utile. Sono rappresentata dalla LIAE, qualcuno ricorderà alcuni miei post dello scorso anno, il mio invio risale a febbraio 2017. In questo momento il mio romanzo è in lettura presso sette grosse CE, di Serie A per intenderci. Né io né l'agenzia possiamo prevedere quali saranno i riscontri e, se saranno tutti negativi, proveremo con altre CE. Ma non sarà certo colpa dell'agenzia se via via il mio romanzo sarà scartato da tutte quelle di Serie A. Ovviamente spero che ciò non accada ma le dinamiche del mondo editoriale sono complesse e per gli esordienti è ancora più difficile fare breccia presso grandi aziende, perché questo sono le grandi case editrici. Detto ciò, vi assicuro che con la Lorem Ipsum si parte dall'alto, o almeno questa è la mia esperienza. Spero di potervi presto aggiornare con buone notizie. In bocca al lupo a tutti!
  7. 10 punti
    Buonasera a tutti, ringrazio per la riapertura della discussione. Credo che possa essere in ogni caso positivo il fatto che se ne parli, a prescindere. Preciso che la mia vuole essere una disamina obiettiva e critica, "asettica" soprattutto. Da fine anno, inizio gennaio di quest'anno, personalmente sono stato inserito in workplace, a quanto pare canale preferenziale/alternativo al WD. Infatti in questo "facebook per aziende" (secondo il social risulta che io lavori per Il Trampolino! Evidentemente per impostazione del portale stesso...) avvengono concorsi mensili a tema, con promessa di pubblicazione in raccolte di racconti ai vincitori. Questo ai soli autori e aspiranti autori de Il Trampolino. La cosa singolare è che al concorso partecipano anche i membri stessi dello staff. Magari è normale, ma non mi fa impazzire come scelta. Che io sappia odiernamente non si parla di nessuna app innovativa, né di progetti rivoluzionari. Per quanto riguarda i contratti, oggi avvengono due cose: le attese che dovevano essere brevi continuano, ossia i tempi di risposta si sono enormemente dilatati chi ha sottoscritto il contratto (per quel che leggo tra gli utenti attivi, ben pochi), anche a distanza di 3 mesi non ha ancora ricevuto cenni di reale attività sul proprio manoscritto È chiaro che la differenza reale, rispetto ad altre CE, è al momento nella scelta di gestire su canali alternativi vendite e promozioni dei libri. Di innovazioni, per ora, non se ne parla. Da qualche mese non si legge più, come fatto notare già da altri, delle tappe del loro tour italiano dottor Jekyll e Mrs Write (spero di averlo scritto correttamente). Insomma, forse l'organizzazione va a rilento anche per la "mole di lavoro vs la manodopera" messa a disposizione dallo staff, che comunque risponde sempre alle richieste dei potenziali aspiranti e degli autori già sotto contratto (rispondono di aspettare, ma sempre col massimo garbo). Attendo, come molti, quantomeno una risposta. Magari positiva, per comprendere appieno il fenomeno. Era doveroso aggiornarvi, visto il contributo che tutti voi avete fin'ora dato a me.
  8. 10 punti
    Eccoci qui. Buongiorno, sognatori! Dopo un po' di dibattito e votazioni, lo Staff è arrivato a una conclusione unanime. Abbiamo deciso di premiare due frammenti: La bottiglia, di @Miss Ribston A mio padre, di @Luca Trifilio Da un lato, l'originalità di Miss, dall'altro l'emozione pura di Luca. Complimenti vivissimi a entrambi, ma complimenti anche a tutti gli altri, perché è stata molto dura scegliere. Come ho già detto (e lo dico a nome di tutto lo Staff) la qualità dei frammenti è stata molto alta e ci ha messo spalle al muro; non è una formalità vuota, perché sapete che quando ci sono vincitori netti lo diciamo sempre Quindi complimenti a tutti: @massimopud @M.T. @Thea @Nightafter @Luna @Joyopi @Emy @Federico72 @luca c. @libero_s @Macleo @Nerio @paolati @Macleo @Floriana @Kuno @AndC @Vincenzo Iennaco @Andrea28 Bravi, ragazzi! Come promesso, nei prossimi giorni i due racconti vincitori saranno condivisi sulla pagina Facebook ufficiale del Writer's Dream ed entreranno di diritto nella lista dei "papabili" per il miglior brano del mese di marzo
  9. 9 punti
    Titolo: Si spengono le stelle Autore: Matteo Raimondi Editore: Mondadori Collana: Omnibus ISBN cartaceo: 9788804687375 ISBN ebook: 9788852086595 Data di pubblicazione: 17 aprile 2018 Prezzo: Cartonato con sovraccoperta 19.50€ | EBook 9.99€ Genere: Thriller - Horror - Storico Pagine: 460 1691. York è un’inquieta città di frontiera da poco annessa alla Colonia della Massachusetts Bay, dove la legge è esercitata secondo una rigida morale puritana. Primogenita di Mary e Robert Walcott, capo della corporazione commerciale, Susannah è tormentata da un selvaggio bisogno d’indipendenza che la rende insofferente alle autorità e la porta a rifugiarsi negli antichi insegnamenti della sua vecchia nutrice indiana, Nagi, dalla quale ha imparato a scorgere in ogni cosa la profonda armonia del cosmo. Ma proprio il forte legame con la cultura dei nativi costa a Suze l’avversione dei suoi coetanei, che la accusano di essere strana, pericolosa, e per questo la schivano. Tutti tranne uno, il fragile e misterioso Angus Stone, che appare determinato a sfidare qualunque pregiudizio pur di averla. Le cose cambiano quando Robert viene inviato a Boston per presiedere il Congresso coloniale: mentre a York le stelle della ragione cominciano a spegnersi, Rob realizza di trovarsi nel mezzo di una spietata cospirazione tesa a inasprire odio e paura verso i “selvaggi”. Il conflitto tra coloni e nativi assume così il valore di uno scontro fra bene e male che coinvolgerà proprio Susannah, ignara custode di un grande segreto. Si spengono le stelle è un thriller stupefacente sulla Nuova Inghilterra di fine Seicento, che indaga uno dei periodi più cupi della storia americana a colpi di miracolose incursioni nei temi classici della letteratura fantastica. Ne emerge una grandiosa allegoria della civiltà contemporanea, che rivela una nuova, formidabile e poliedrica voce della narrativa italiana, capace di scolpire magistralmente luoghi e personaggi, di esplorare le terre di confine tra i generi e di intrecciare passato e presente, modernità e tradizione, racconto individuale e Storia collettiva in una miscela esplosiva. Amazon IBS Mondadori Store
  10. 9 punti
    Prima dell'inizio dei lavori @Niko ha deciso di portarci a vedere la nuova location per i bannati... sarà dura per quei poveracci, sepolti nelle viscere del forum e sottoposti alle torture più atroci to be continued
  11. 9 punti
    Che dire... sono commosso quanto sorpreso quanto felicissimo di questa "investitura". Ringrazio di cuore @Niko includendo nella sua figura e tag anche i ringraziamenti a tutti, dallo Staff ai vari membri del WD... per questo onore e per il vostro entusiasmo... Complimenti anche a @Miss Ribston e @Kikki! Sono stato accolto al WD come in una bellissima famiglia e cercherò di ricambiare il più possibile rimanendo comunque e sempre sostenitore di cuore di questo sito. Vabbeh, il discorso non mi sta venendo bene così come volevo, sono troppo emozionato... Dunque: stragrazie a tutti! A presto!
  12. 9 punti
    Dopo tre notti e tre giorni chiusi in una stanza , il nostro Staff ha deciso di sostenitorizzare. puffare, far blu tre nuove leve: @Miss Ribston, per la sua presenza in Officina e per molti interventi scrittevoli interessanti; @Kikki, per il lavoro di implementazione sulle Case Editrici che sta facendo sulla scia del buon @dfense; @AndC, per la presenza un po' ovunque Benvenuti in squadra, ragazzi, e grazie per la vostra partecipazione!
  13. 9 punti
    Guarda, sui libri che "avvelenano la mente" potrei persino darti ragione. Mi sembra un concetto troppo forte e troppo ristretto. Il Mein Kampf, per fare un esempio, è sicuramente veleno, ma non è che leggendolo oggi, da adulto, diventerei nazista. Anzi, proprio perché è veleno andrebbe letto nelle scuole (al liceo), per consentire ai giovani di sviluppare degli anticorpi adeguati. Di libri pessimi, invece, ne esistono quanti ne vuoi. Io non ho né il tempo né la voglia di immergermi in simili letture, per cui devo fidarmi delle recensioni di youtuber e lettori, delle anteprime disponibili su internet e delle poche pagine che mi capita di sfogliare in libreria. Ne cito tre, ma sono sicuro che si potrebbe altrettanto facilmente arrivare a trenta. 1) Federico Moccia: essenzialmente tutti quelli che ha scritto. Se proprio vuoi un titolo, va bene Tre volte te, edito da Nord (2017). Titolo di recensione più bello: «Tre volte no». 2) Mirko Alessandrini, in "arte" Cicciogamer89, Io, me e me stesso (bel titolo, vero?), edito da Mondadori Electa (2017). Sembra scritto da un bambino di dieci anni. Peccato che il tizio in questione ne abbia quasi trenta. 3) Giulia Valesi, Tre metri sotto un treno, edito da Piemme (2017). Notare il furbesco ammiccamento all'"opera prima" (vabbè) del Moccia prima citato. Qui siamo al trash puro, che non necessita di tanti approfondimenti. E non stiamo parlando della classica diciassettenne che tenta di tramutare in euro i like che ha su facebook o non so dove, senza averne la capacità. L'autrice ha 28 anni e si presenta come «laureata in architettura, che ama leggere ed è appassionata di scrittura creativa.» Davvero? Come vedi, non ho faticato molto a proporti tre libri semplicemente orrendi, tutti pubblicati da CE importanti, le cui pagine sono un'offesa sia alla lingua italiana che all'intelligenza umana. Ma qui veniamo al vero problema, al vero punto del contendere. Non ho idea di quante copie abbiano venduto i libri da me citati. Suppongo che almeno i primi due ne abbiano vendute parecchie. A te basterebbe questo per considerarli ottimi libri, come da tua risposta a @Spartaco per Tempesta Ed. . A noi no.* *Noi vuole comprendere tre categorie: lettori forti, aspiranti scrittori non per diritto divino di "fama", editori con un senso più alto del tuo del lavoro dell'editore. Continuate pure a vendere Moccia et similia a vagonate. È un vostro diritto e, a quanto pare, ne avete bisogno per campare. Io, poi, sono assolutamente contrario a qualsiasi forma di censura, per cui ritengo che si abbia il diritto sia di pubblicare che di leggere tutto, ma proprio tutto. Infine, abbiamo già convenuto che sono i gusti dei lettori a imporre cosa finisce sugli espositori delle novità "importanti" e cosa, invece, sull'ultimo scaffale in alto, a vari metri da terra, dove nessuno lo vedrà mai. Però, pretendere di far passare il nulla cosmico per buona letteratura, questo no, è davvero troppo. Accontentatevi di sopravvivere con gli spiccioli che milioni di analfabeti funzionali sono disposti a concedervi, quelli che avanzano dopo l'acquisto dell'ultimo modello di smartphone e del decimo paio di Nike, ma astenetevi cortesemente dal fare ai cosiddetti "idealisti" la morale filosofico-capitalistica. Quella non la accetto.
  14. 9 punti
    Be', se ci vuole un algoritmo per capire quale libro può vendere e quale no, allora siamo davvero messi male e abbiamo rinunciato a priori alla professionalità. Non contesto i ragionamenti sul profitto che l'editore deve perseguire: è sacrosanto. Ma l'algoritmo per capire se un libro può funzionare o no è un'ammissione d'incompetenza. In trent'anni di professione in libreria ho compilato migliaia e migliaia di cedole di prenotazione e spacchettato altrettanti "lanci novità" e, basandomi sul nome dell'autore, la copertina, il titolo, il numero di pagine, il prezzo e la quarta di copertina, posso dire che mi è capitato molto raramente di "sballare" totalmente le previsioni di vendita (gli errori più clamorosi: Io speriamo che me la cavo e Io uccido li ricordo come fossero avvenuti ieri). Questa rinuncia alla professionalità è molto triste, vista con i miei occhi.
  15. 9 punti
    Intervento di moderazione Primo: ricordo a tutti che questa discussione è dedicata all'agenzia Lorem Ipsum, non a discussioni generiche su quanto sia giusto/ingiusto, conveniente/scoveniente pubblicare in questo o in quel modo. Secondo: assegno un richiamo ad @Aspirante Scrittore, perché reputo intimidatorio e provocatorio il modo di porsi nei confronti di chi, gentilmente e con grande pazienza, sta portando la propria testimonianza. Non è tollerabile (e non sarà tollerato) che in questo forum si faccia il tiro al bersaglio verso gli utenti che vogliono dire la loro. Poi ci si lamenta che gli operatori del settore non intervengano o che gli utenti che hanno firmato tendano a "scomparire"... Voglio che sia chiaro il seguente messaggio: se non vi piace come lavora una Ce o come lavora un'agenzia non c'è alcun problema e siete liberi di dirlo e scriverlo, ma sempre con il massimo rispetto e ripeto rispetto verso di loro e verso gli altri utenti. Terzo. ricordo che questo è un intervento di moderazione, e che non è permesso rispondere a questo intervento con messaggi di alcun tipo (nel caso, scrivete pure in privato). Quarto ed ultimo: invito tutti gli utenti a continuare la discussione esclusivamente su ciò che riguarda le esperienze con l'agenzia letteraria Lorem Ipsum Mi scuso con tutti per l'interruzione
  16. 9 punti
    Sarebbe interessante anche sapere di che livello sono queste ce che gli autori di Lorem ipsum raggiungono, o se si tratta nella maggior parte dei casi della solita digitale con pod che molti si sono sentiti proporre. La cosa, se permettete, fa una grande differenza.
  17. 8 punti
    Scusate se mi intrometto, ma la definizione di Editing è leggermente diversa. Suggerire modifiche da applicare (non so quanto generiche o specifiche) è più riconducibile a una valutazione. Con l'editing "ci si sporca le mani", diciamo. Si mette mano al testo di concerto con l'autore, ecco. Tutto qui. Buon proseguimento
  18. 8 punti
    Rimane giusto il tempo per le foto di gruppo tra le margherite: e la consueta metafora del WD che solleverà il mondo THE END Hanno partecipato: Marcello Niko Chiara Gian Antonella Daniele Rossana Luca Marco Paolo Mascherina
  19. 8 punti
    Io più che altro mi chiedo perché vi ostiniate a voler inviare manoscritti ad Adelphi che ha pubblicato forse due esordienti italiani negli ultimi vent'anni...
  20. 8 punti
    Forse perché contagiati dall'attuale clima politico, abbiamo protratto un po’ le consultazioni. Tuttavia siamo un pelino meno litigiosi dei nostri politici e abbiamo serenamente raggiunto un accordo. Roba che Mattarella ci metterebbe la firma per avere me, @AdStr e @camparino al posto dei soggettini che ha per le mani. Qualche racconto ci ha resi un po’ perplessi sull'effettiva aderenza alla traccia, ma alla fine, rileggendoli, abbiamo considerato che nessuno è andato realmente fuori. Quindi, sia per numero di caratteri che per aderenza ai temi i racconti sono tutti ammessi. rimaneva una questione riguardante il racconto di @Emy: il testo è stato postato alle 23,59, ma il link nel Topic ufficiale non è arrivato prima della chiusura dello stesso. In effetti avremmo dovuto comminare almeno una penalità, posto che il racconto era al limite, ma comunque entro il limite. Ma siamo o non siamo personcine responsabili e di belle speranze? E quindi in questo clima di accordo generale, abbiamo pensato, per questa volta, di fare solo un richiamo ufficiale, senza penalità, con preghiera di cercare di rispettare in futuro le tempistiche. Io vi ricordo che siete ben 19, quindi Avete tempo fino a sabato a mezzanotte per esprimerei i vostri tre voti. Buona lettura a tutti!
  21. 8 punti
    Ciao a tutti! Riporto la mia esperienza con @Aporema Edizioni, che non posso che classificare se non positiva. Ho inviato loro uno dei miei testi in lettura (le prime trenta pagine circa, come indicato sul loro sito) il 12 febbraio. Il primo marzo sono stata contattata al telefono dall'editore stesso – e visto che in quel momento non potevo rispondere, mi ha mandato una e-mail chiedendomi quando avrebbe potuto richiamare –. Il giorno seguente, quindi, ci siamo sentiti per telefono per quasi un'ora, in quanto aveva trovato la mia proposta di suo interesse per la pubblicazione. In seguito, ho mandato il romanzo completo. Dopo aver conosciuto lo staff Aporema di persona, alla presentazione di un loro edito, abbiamo concordato per la firma del contratto (trasparente e chiaro), che è avvenuta questo pomeriggio. Felice di essere entrata a far parte dei loro ranghi, spero di imparare e di riuscire a produrre qualcosa di buono dall'esperienza che ne verrà
  22. 8 punti
    Le CE: "Ci piace collaborare con persone dinamiche e intraprendenti" (ovvero, fai il venditore porta a porta, il rappresentante dei tuoi libri come fossero aspirapolvere), con allegate foto di autrici-editor con la grinta delle tigri del ribaltabile... Ma che roba è? Che poi io dinamico proprio zero quindi ciao, ma gli autori dinamici e intraprendenti devono esserlo nella scrittura.
  23. 8 punti
    Crollo dal sonno, ripasserò per una risposta sensata. Nel frattempo ci rifletto su. Però già qui posso sbilanciarmi: Penso proprio che sarà così. Alla stregua di molte altre cose, come il cibo, il vestiario, le acconciature. Siamo ritagliati sul periodo storico in cui viviamo. Non c'è niente di male, in fondo. Abbiamo la nostra data di scadenza. E ciò che supera le barriere del tempo, ciò che entra nell'olimpo dei classici, è comunque la fotografia di un passato diverso dall'oggi, da qualunque oggi. Siamo giusti qui e ora. Domani ci sarà un giusto diverso, e un altro dopo ancora.
  24. 8 punti
    Gli addetti, esatto non i librai. Perché un libraio che consiglia i libri che sono in testa alle classifiche di vendita e recensiti su tutti i quotidiani non è un libraio. Un libraio è quello che, prima di ogni altra cosa, legge. E dopo aver letto consiglia i libri che gli sono piaciuti, ma non a tutti. Perché il libraio è quello che conosce la propria clientela e ne sa interpretare i gusti, e sa anche consigliare il libro che non ha apprezzato, se è quello che sta cercando il cliente. Perché il libraio non è soltanto un semplice commerciante, ma un commerciante che commercia in cultura e contribuisce a innescare il "passaparola" e a far nascere l'amore per la lettura nel ragazzino che non ha mai preso in mano un libro in vita sua, al di là di quelli che gli sono stati imposti. Se no al posto del libraio ci potete mettere l'algoritmo di cui sopra, gaussiano o no che sia. Finché non si capirà il valore dell'esperienza, e non si farà nulla per garantire lo sviluppo delle librerie indipendenti, e per far sì che un libraio possa anche campare del proprio lavoro, e per far sì che un ragazzo dica "voglio fare il libraio", avremo sempre più delle proposte culturali appiattite e standardizzate. Mi rendo ben conto che occorre altro, a iniziare dal mondo della scuola e dell'educazione in genere, ma io preferisco parlare di ciò che conosco.
  25. 8 punti
    Di sicuro ha fermato la vita di quella persona (e per noi vale tanto quanto quella di cento milioni di altre), rovinato quella dei suoi familiari e magari anche quella di coloro i quali lavoravano a quel progetto, che ora dovranno affrontare una bella causa di risarcimento danni: negli States su queste cose non scherzano. A proposito di algoritmi... spero che ne inventiate presto anche uno in grado di correggere automaticamente i refusi: noi siamo Aporema, non Aporima. Per non sbagliare, sarebbe bastato copiare e incollare, oppure introdurre nell'equazione un calcolo in grado di identificare l'etimologia greca del nostro nome. Comunque, per non andare O.T., noi non contestiamo il fatto che un algoritmo possa stabilire in anticipo, con bassissimo margine di errore, se un libro venderà oppure no. La domanda da porsi è un'altra, ovvero: dove ci porterà tutto questo? Forse non sotto le ruote di in T.I.R. o a investire un ciclista, ma all'appiattimento, della cultura prima e dell'intelligenza poi, sicuramente. Siamo stati i primi ad affermare la necessità di avere come punto di riferimento il mercato, perché affinché i libri siano letti, bisogna prima venderli. Ma se il guadagno diventa l'unico scopo di un editore, allora, signori miei, siamo del tutto fuori strada. Se sono solo i quattrini a interessarci, esistono attività assai più remunerative: spaccio di droga, vendita di armi e sfruttamento della prostituzione (in ambito illegale); lucrare sull'immigrazione clandestina o sul gioco d'azzardo (ambito semi-legale); cure odontoiatriche, medico specialistiche e, quando queste falliscono, servizio di pompe funebri (ambito legale). Non bisogna mai confondere il fine con i mezzi. Il fine di un editore è, o dovrebbe essere, quello di aprire le menti, di promuovere la circolazione delle idee e, in definitiva, di migliorare la vita emotiva e intellettiva della gente. Il mercato è il mezzo per raggiungere tale fine. Chi considera una casa editrice alla stregua di una qualsiasi altra impresa commerciale, non commette alcun errore da un punto di vista dell'analisi economica; al contrario: si adegua ai parametri dei tempi. Noi siamo fatti di un'altra pasta. Noi combattiamo contro i mulini a vento, come mostrato nella simpatica vignetta di @Fraudolente . Noi crediamo che l'ignoranza e la stupidità dilaganti, non solo in Italia, non siano da sottovalutare e vadano perciò affrontate a colpi di bei libri sulla testa... metaforici, per il momento, in futuro non sappiamo. Noi siamo convinti che se non si pone un argine al dilagare della vuotezza di valori e di contenuti nella prosa, ben presto non ci sarà alcun bisogno di algoritmi per prevedere le vendite, perché tutti sapranno già il risultato: V=0, per i più ottimisti, "Farnenheit 451", per i più pessimisti.
  26. 8 punti
    Peccato che lo sia a scapito nostro... Continuo a pensare che adattare delle formule matematiche ai comportamenti umani che sono basati spesso su logiche poco razionali e/o emotive sia molto aleatorio e prima o poi ci si ritorcerà contro pesantemente. Qui non siamo proprio d'accordo. Il fatto che la democrazia sia la forma di governo meno "ingiusta" non significa che la maggioranza abbia per forza ragione, anzi. La cultura, il progresso lo portano avanti le "avanguardie" che sono sempre minoranze...
  27. 8 punti
    Da un punto di vista economico e commerciale l'analisi è corretta. Il che non vuol dire - attenzione - che gli operatori del settore siano felici di questo... Qualche giorno fa mi sono imbattuto in post FB di Franco Forte (scrittore, editore, editor e direttore delle collane da edicola Mondadori, quindi sicuramente una persona "dentro l'ambiente", per intenderci); ebbene, Forte si "lamentava" - e ho letto nelle sue parole anche un pizzico di frustrazione - del fatto che genericamente si dica "ah, le grandi CE pubblicano solo schifezze di youtube ecc ecc". Ecco, lui diceva con una certa amarezza che non è vero: le grandi CE pubblicano un po' di tutto. Ma se poi a vendere sono le "solite schifezze degli youtuber", la colpa di chi è? Della Mondadori? O di acquista i libri? In soldoni, il fatto è che non viviamo in un universo distopico in cui la narrativa è bandita dagli scaffali, sopra i quali si trovano solo schifezze. Io entro in libreria da una 30ina d'anni e i classici li ho sempre trovati. I romanzi "buoni" li ho sempre trovati. Il fatto è che se a un certo punto il pubblico smette di comprarli per leggersi altro... l'azienda che deve fare? Che può fare? Certo, puoi sempre fare il classico gioco: vendo una schifezza a 1 milione di persone e con un margine di ricavi finanzio 10 belle opere che meritano", ma di grazia... se dopo il pubblico continua a ignorare le opere che meritano per continuare a leggere e acquistare schifezze, non possiamo dare la colpa agli operatori del settore. Non "solo" a loro, in ogni caso. La discussione del perchè ci sia questo impoverimento generalizzato del pubblico è vasta, e non riguarda (almeno a mio modestissimo avviso) la letteratura, quanto il livello culturale generico della nazione Italia. Motivi, cause, ricette e cure... difficile dirlo in maniera compiuta, ci vorrebbe un trattato di sociologia, immagino.
  28. 8 punti
    @YumaKuga79 @SAMUEL16 Come scriviamo esplicitamente sul sito, nelle regole per inviarci i manoscritti: "Sottoponendoci un vostro manoscritto, ci date l’autorizzazione a essere inseriti nella nostra newsletter. Se non vi interessa avere notizie dalla nostra casa editrice, vuol dire che non vi interessa davvero essere pubblicati da noi."
  29. 7 punti
    Mi corre l'obbligo di intervenire su questa discussione. Ho riletto i commenti relativi al racconto di @M.T., nonché le esternazioni in questo Topic. Vorrei ribadire alcune cose che dovrebbero essere ovvie, al di là del contest.. Le critiche, se garbate e motivate, non dovrebbero mai essere essere considerate una frustrazione delle proprie aspettative, bensì un'occasione per conoscere il parere di un lettore e di trovare strategie narrative nuove che possano raggiungere una sempre più ampia platea. Questo è il senso del Mezzogiorno d’Inchiostro ma anche e soprattutto il senso più profondo di tutto il WD. È comprensibile che si possa rimanere male quando si riceve una critica, ma io credo che sia anche segno di maturità soprattutto narrativa, accettarla e cercare di elaborarla. Non ho trovato nulla di offensivo o di sgradevole nel commento di @Rica, ha espresso un parere e lo ha motivato. Mentre trovo inutili e, concedetemi, sgradevoli, le insinuazioni riguardo a presunte corsie preferenziali di giudizio rispetto ad alcuni utenti. Siamo un gruppo di amici, tutti uguali, noi dello staff cerchiamo di metterci tutta la nostra buona volontà per rendere questo luogo divertente e costruttivo, e nessuno è meglio di altri. Venendo allo specifico e alla richiesta di eliminazione del racconto, vorrei sottolineare che eliminarlo adesso, a votazioni avvenute, crea un certo disguido, anche perché bisognerebbe rimodulare tutti i punteggi, e siamo praticamente alla conclusione. Questo mio è un invito alla calma e al confronto pacato, cercando di eliminare polemiche e scontento.
  30. 7 punti
    Questa discussione è interessante a mio avviso. Io la penso come @heightbox: sarebbe molto utile scambiarsi informazioni sui risultati ottenuti. Non tanto per dare dei numeri in sé per sé, ma per mettere a confronto strategie ed esperienze. Capire cosa funziona e cosa no nella promozione/vendita dei libri. Alla fine gli strumenti per pubblicare ci sono: c'è l'autopubblicazione e ci sono molte piccole CE che se si trovano davanti a un testo accettabile lo pubblicano. Ma poi? Cosa succede? Questo sarebbe interessate capire. Alla fine io penso che il successo/insuccesso per un autore non affermato alle sue prime pubblicazioni si misuri anche in base alle aspettative e all'impegno. È chiaro che se scrivo un libro in pochi mesi, me lo autopubblico alla svelta, è un conto. Magari ne vendo 80 copie e sono già contento. Se ci ho lavorato un anno o due, ho cercato di costruirmi un pubblico, l'ho promosso anche investendoci qualcosa, le aspettative si alzano. Chiacchiere a parte, io no ho problemi a portare la mia esperienza. Io non scrivo fiction. Ho pubblicato un solo libro che ha un taglio autobiografico e tratta di un tema di salute abbastanza sentito. Ho un blog nel quale scrivo da anni e ho costruito la mia mailing list. Ho autopubblicato con Createspace e Kdp, vendo solo su Amazon per il momento. Ho investito qualcosa in Facebook Ads (dopo avere studiato come funziona). In 10 mesi ho venduto 1.400 copie circa, la grande maggioranza cartaceo e molto meno per Kindle, e poche sono anche le pagine lette con KU (l'ho messo solo da gennaio). Non ho fatto promozioni gratis (ho valutato che nel mio caso non fossero utili), e il prezzo di listino è 11,75 del cartaceo (ma Amazon lo abbassa sempre) e 7.90 il Kindle. Non sono risultati eclatanti, da caso editoriale, ma io mi ritengo abbastanza soddisfatta. Alla fine mi sto convincendo di una cosa: l'idea di fare l'autore "classico" che scrive e poi si limita a pubblicare i suoi libri, è una strada difficile da praticare. Non dico che sia impossibile, probabilmente qualcuno ci riesce, ma è sempre più difficile. Invece ci sono margini per chi si mette in gioco su più fronti, e si rende visibile in modi diversi. Io per dire se faccio il conto del tempo che passo a scrivere (e correggere, editare, ecc. ecc.) probabilmente 1/3 è dedicato a produrre contenuti per il blog (che sono ovviamente gratis) e 2/3 per i libri (ne ho un secondo in cantiere). Però poi questo lavoro di produzione gratuita di contenuti mi aiuta perché così mi costruisco un pubblico a cui proporre i miei libri. E comunque pubblicare genere non fiction in questo momento secondo me dà maggiori possibilità. È più facile essere pubblicati ed essere letti perché c'è meno concorrenza e alla fine se il tuo libro parla di un tema/problema/esperienza che sta a cuore a un certo numero di persone, è facile che quelle persone lo comprino. Poi non è per tutti, la grande maggioranza di chi ama scrivere, vuole scrivere romanzi, e lo capisco perché è stata sempre anche la mia idea... però poi quando mi sono buttata sul serio ho capito di avere altre cose da dire, e le ho dette (anzi scritte). Ve lo dico perché magari uno non ci pensa, pensa che scrivere= fiction e invece c'è anche dell'altro in cui cimentarsi. E niente, la chiudo qui, spero di avere detto cose utili a qualcuno.
  31. 7 punti
    Ah, quale onore! E quale onere... Dipende... Le fascette sono utili, anche molto utili, quando sono intelligenti. Altrimenti fanno la fine che vi hanno riferito i miei ex colleghi. Esempio di fascetta idiota: quella che accompagnò l'uscita dell'edizione economica del "Cacciatore di aquiloni". "Finalmente in edizione economica il libro che ha commosso..." queste erano più o meno le parole; ora, erano almeno due anni che la gente aspettava l'economico e la Piemme non lo faceva uscire perché si vendeva ancora l'edizione rilegata. Il "finalmente" sembrava –meglio, era – una colossale presa per il culo: come se l'uscita fosse dipesa da eventi straordinari e non per loro precisa scelta, dal momento che avevano acquistato i diritti di Hosseini. Morale: "ordinai" ai commessi di staccare tutte le fascette e di cestinarle. Esempio di fascetta utile: quella che accompagna l'opera seconda di un autore che ha conosciuto un grande successo con il primo romanzo, a maggior ragione se sono passati già alcuni anni dalla prima pubblicazione. Se il nome dell'autore non è ancora conosciuto ai più – e non lo è quasi mai anche se il primo libro è stato un successo, perché la gente è portata a memorizzare il titolo invece del cognome dell'autore – ecco che una fascetta che recita "torna in libreria Pinco Pallino dopo il grande successo di 'Come Sempronio uccise Tizio e visse felice e contento', può fare la differenza ed evitare che il libro si perda nell'anonimato. "Uh, guarda! Ti ricordi di 'Come Sempronio...', quel libro dove c'era il serial killer che...", "Sì, l'ha letto zia Tonina e ha sempre detto che un giallo così..." e via dicendo. Altro esempio di fascetta utile è quella che accompagna un libro che tratta di un fatto di attualità o di cronaca e non lo richiama espressamente nel titolo. Qui non è importante il nome dell'autore ma far capire a chi passa davanti allo scaffale che "Il buio che li avvolge" riguarda l'ultimo scandalo di pedofilia che ha riempito le pagine dei giornali e le tv. Quindi, secondo la mia esperienza, ogni fascetta andrebbe meditata e realizzata solo quando ha davvero un significato e un'utilità. Annunciare a gran voce che quello che hai in mano è il nuovo romanzo di Dan Brown non serve a nulla, se tutti conoscono Dan Brown.
  32. 7 punti
    Questa è esattamente una riflessione che, personalmente faccio da anni... sicuramente molto stimolante e che, secondo me, sottolinea l'importanza di non cementarsi mai in regole precise, sopratutto da un punto di vista stilistico. Per esperienza personale, posso dire di aver vissuto il tutto "sulla mia pelle"... ossia uscito da una scuola di scrittura circa quindici anni fa, non c'erano tutti questi problemi delle "d" eufoniche, ad esempio. Termini come POV o "doveri" come "show don't tell" non erano così presenti, né pressanti né usati. Un racconto "breve" per essere pubblicato, di norma, doveva aggirarsi fra i venti e venticinquemila caratteri. Frasi lunghe e complesse più che accorciate, dovevano solo essere "comprensibili" etc... Mi chiedo poi spesso cosa penseranno nel futuro, fra dieci, venti, cent'anni dello scrivere presente. Indubbiamente lo stile e la scrittura cambierà, così come la lingua, sempre e maggiormente piena ad esempio di termini inglesi o inerenti al mondo di internet, dei social e del digitale. Ancor più, l'evoluzione contenutistica delle realtà oggi a noi circostanti dovrà essere studiata in base alla storia e allo sviluppo che esse stesse avranno avuto. Non voglio deviare troppo il discorso, ma sempre rimanendo in ambito di stile letterario e pensando alla tecnologia e a come essa si evolve, termini e parole cambieranno... mentre le nostre parole oggi servono a descrivere la realtà, in futuro avranno descritto un passato da connotare, insomma... Il pericolo poi più grande e che un po' tutti noi possiamo poi vedere è come gli stessi strumenti di scrittura, ad esempio cellulari e chat, influiscano sempre di più sullo stile. Oggi siamo "corti e brevi" perché la vita sfugge veloce e si fluisce in digitale fra migliaia di altre informazioni... da qui la necessità di essere incisivi nell'immediato. Andando avanti di questo passo, il rischio è che si sia sempre più corti e brevi. Ci sono milioni di persone che scrivono "cmq" per "comunque" e "xché" per "perchè"... milioni di lettori che considerano, leggono e danno importanza a storie con "emoticon" inserite nei testi... La mia paura personale... un giorno diranno: "guardate nel passato come scrivevano strano... usavano il lungo e arcaico "comunque" mentre bastava "cmq". Scrivevano lunghe metafore (anche se di tre parole) per descrivere uno stato sentimentale di tristezza, mentre basta inserire la "faccina con la lacrima"... Nessun autore del passato potrebbe oggi essere preso in considerazione da una qualsiasi casa editrice, se essa basa le pubblicazioni esclusivamente sugli attuali standard stilistici. Lo stile è qualcosa dunque che cambia con i tempi, ad essi si adegua e dura poco nella sua attualità. Apre però nuove strade e nuove forme, suggerisce sempre nuove possibilità di comunicazione, non resta mai uguale e in questo è anche e appunto la sua bellezza, il suo ruolo. Manzoni, Dante, Leopardi... tanto per dire... che stile avevano, che lingua usavano? Oggi si studiano, da loro s'impara, ma i canoni stilistici di allora non sono né possono essere riutilizzati oggi, come il loro linguaggio. Cosa dunque diranno nel futuro e cosa rimarrà, o può rimanere della scrittura? In senso stilistico, secondo me rimarrà sempre un senso di "bello" se non addirittura di "rappresentanza", laddove le opere che più si sono riconosciute (per fama e consenso) riusciranno a sopravvivere e a tramandarsi. Saranno, voglio dire, degli esempi su tutti a testimonianza di questi tempi, dove leggendoli, il lettore del futuro troverà sicuramente strano lo stile o il linguaggio se paragonato a quello per lui attuale, ma ugualmente potrà beneficiarne sia in passione personale (curiosità, gusto...) sia potrà meglio comprendere la storia stessa e l'evoluzione che lo stile ha avuto... per continuare, infine, con il suo contributo a portare avanti tutto questo. Ciò che poi, più di tutto nella storia letteraria secondo me resta, è appunto la storia di un libro, la sua trama, i suoi personaggi, i suoi messaggi. Anche leggendo Pinocchio, potremmo storcere il naso per lo stile, se lo paragonassimo alle regole in voga oggi. Anche leggendo Dostoevskij o Kafka o Cervantes (vale per tutti)... eppure il concetto di "combattere contro i mulini a vento" è andato al di là dello stile e ancora oggi si dimostra imperituro. Non scriveremo più "il pelide Achille", ma "il cavallo di Troia" ancora lo utilizziamo nelle nostre metafore... Ciò che nel futuro resterà dello stile attuale che con tanto lavoro, enfasi, amore o odio cerchiamo ogni giorno di sviluppare sarà il suo senso storico... di certo non un "dettame" ossia un qualcosa da seguire... nuove regole, nuove idee creeranno sempre nuovi stili, rendendo quelli passati in qualche modo desueti o inutilizzabili. Resterà però anche la bellezza di leggere "i capolavori" degli anni duemila, così come oggi noi leggiamo quelli del novecento senza porci poi realmente il problema del PoV o meno... questo problema (o simili che potevano esserci) se lo sono posti nel passato e in quell'epoca hanno analizzato la questione. A noi resta la scrematura, restano le scelte e le decisioni fatte dalle allora società (in campo letterario) con le quali, al massimo, confrontarci.
  33. 7 punti
    Questa è la mia esperienza con Aporema Edizioni. Ho inviato il materiale venerdì 23 marzo intorno a mezzanotte. Oggi ho ricevuto una loro telefonata e siamo stati un' ora ( ripeto un'ora!) al telefono a parlare dei punti deboli e da migliorare del mio lavoro. Attendono il mio romanzo completo con le dovute correzioni. Ancora non ci credo! Sono rimasta piacevolmente colpita dalla disponibilità, dalla franchezza e dai consigli elargiti a profusione, che adesso cercherò di mettere in pratica! Che dire... Andrà come andrà questa avventura, ma le cose che ci siamo dette mi rimarranno sempre nel cuore! Vi ringrazio pubblicamente per l'attenzione, la cura e l'interesse che avete dimostrato per il mio lavoro. E adesso vado: ho una guerra aperta contro i tempi verbali da vincere!
  34. 7 punti
    Intervento Staff No, no, è proprio l'ultimo; avevo detto di evitare sarcasmo spicciolo ed è il contrario di quello che hai fatto. Qui non si mette in dubbio la tua esperienza editoriale né i buoni consigli che avresti potuto dare agli aspiranti; di quello ne siamo tutti consapevoli. Qui si mette in discussione la tua maleducazione, di cui purtroppo ti fregi spesso e volentieri. Dal canto mio mi dispiace doverti bannare, ma non posso permettere che si prenda in giro la comunità, anche perché tu continui a battere sul fastidioso ego degli aspiranti scrittori, un male che va combattuto a suon di verità, ma tu lo combatti con altro ego, peraltro smisurato. Buon lavoro al di fuori del forum e grazie comunque per aver partecipato.
  35. 7 punti
    Grazie @Black Grazie @ElleryQ , gradita la torta "nuragica" Grazie @luca c. . Ho un'infinita nostalgia per Adso da Melk... Grazie@Luna Grazie @Marcello Tempo fa ti avrei detto: "che fai mi rubi il mestiere?" Ma non è più il mio mestiere... Grazie @AdStr Grazie @Macleo La sorpresa è un viaggio nel tempo, a ritroso? Grazie @Joyopi Grazie @Emy Grazie @Luca Trifilio Grazie @mina99 Grazie @Drakòn Grazie @Elisabeta Gavrilina Grazie @camparino Grazie @Vincenzo Iennaco
  36. 7 punti
    Già, ci deve pensare sempre qualcun altro, basta che non sia io o l'azienda per la quale lavoro: logica ineccepibile. Io credo invece che a formare i ragazzi dovremmo pensarci tutti, ma proprio tutti, anche e soprattutto chi fa parte della cosiddetta industriale culturale. Sì, è vero dovrebbero badarci prima di tutto i genitori, per ovvio dovere di responsabilità, e gli insegnanti, perché è il loro mestiere. Ma dovrebbe pensarci anche il barista, dicendogli: - La prossima volta che mi chiedi un caffè, aggiungici un bel "per favore", che te lo faccio meglio -. Dovrebbe badarci il portinaio, ricordandogli di non gettare mozziconi per terra e di non imbrattare il muro appena dipinto con pedate fangose. Dovrebbe badarci il vigile, invece di girare la testa dall'altra parte, quando li vede sfrecciare in due sul motorino, magari senza casco. E sì, non vedo perché no, dovrebbero preoccuparsene anche le case editrici, proponendo letture stimolanti, dove i ragazzi possano ritrovare valori fondamentali e ispirarsi a modelli davvero degni di questo nome. Perlomeno queste ultime, rispetto ai primi tre esempi, non rischierebbero ritorsioni fisiche violente. Non so se nell'analfabetismo funzionale, oltre al non riuscire a capire ciò che si legge, rientri anche il non voler capirlo. Provo comunque a ribadire a livello personale ciò che già avevo cercato di far presente come rappresentante della mia CE. Qui nessuno ha mai detto che un editore non debba badare all'aspetto commerciale del proprio lavoro, ci mancherebbe altro. E se per raggiungere i propri obiettivi di vendit, costui adopera i fondi del caffè, la sfera di cristallo o un algoritmo, poco ce ne cale. La prime due sono superstizioni, il terzo è scientificamente valido e quindi funziona? Buon per lui! Grazie alla scienza e alla matematica vende più libri? Grandioso! Anche un solo libro venduto in più è sempre un'ottima notizia: vuol dire che ci son serie possibilità che in giro vedremo meno studenti di terza media leggere facendo scorrere il ditino sulla riga, abitudine che una volta comportava serie punizioni corporali già in prima elementare. Le "fazioni" in questa discussione alla fine si dividono quando si tratta di decidere se una casa editrice debba essere solo, o soprattutto, un'azienda come tutte le altre, o se non debba piuttosto ricoprire anche una funzione sociale. Io, pur rispettando i fautori della prima tesi, per un mio innato idealismo sposo la seconda. E vi dirò di più. Io sono convinto che neppure le aziende "normali" (non le CE, intendo) possano sottostare unicamente alle leggi dell'economia e del mercato, fregandosene bellamente di tutto il resto, ovvero etica, morale, rispetto del prossimo e dell'ecologia; perché altrimenti i risultati li possiamo già vedere e sono sotto gli occhi di tutti: sfruttamento indiscriminato dei lavoratori e inquinamento ambientale, tanto per citarne due. Ma un cattivo editore che pubblica pessimi libri può far di peggio: può avvelenare le menti, invece dell'aria, dell'acqua o della terra. E per questo tipo di contaminazione non esistono depuratori.
  37. 7 punti
    Secondo me chi riceve una proposta di pubblicazione in digitale e viene qua a scrivere "io ce l'ho fatta, sono arrivato alla pubblicazione" (senza specificare che si tratta di pubblicazione digitale) confonde gli utenti che invece frequentano il forum per farsi idee chiare sulle c.e. e sulle agenzie letterarie. Sì, Artemisia ha più che ragione: "la solita proposta digitale" è la solita proposta digitale (senza voler denigrare chi si accontenta). Non è "serie A", è serie C. E per chi ha già pubblicato in cartaceo vorrebbe dire tornare indietro.
  38. 7 punti
    Lo so benissimo invece, e in linea di massima sono d'accordo con te e ho avuto varie esperienze a proposito. Tuttavia, personalmente (e lo sottolineo) questa proposta non è quello che mi aspetto da una ce che dice di giocare in serie A, tanto più che non è necessaria per forza un'agenzia letteraria per giungere a questo risultato. Ma la differenza naturalmente in questo caso la fa ciò che ognuno di noi si aspetta da un agente, e dalle ragioni per cui si propone a esso. Ripeto, in linea di massima sono perfettamente d'accordo con te, soprattutto sul solido curriculum da costruire giorno per giorno. Per il resto preferisco non dilungarmi.
  39. 7 punti
    @Amy figurati! Pazienza e perseveranza ne ho da vendere, anche se a volte... . Comunque il mio intervento, oltre nel ringraziarti e farti i complimenti, voleva sottolineare la particolarità del forum di avere molte testimonianze sulle situazioni di approccio alle c.e. e a.e. mentre scarsi sono i contributi su ciò che accade dopo il contratto. Basta scorrere queste pagine per registrare di quante voci si siano eclissate dalle discussioni una volta raggiunto l'obiettivo. Dispiace perché sarebbe molto interessante capire "di come sono andate avanti queste storie". Un saluto.
  40. 7 punti
    Impensabile provare a riassumere in un'unico post i mille problemi che affliggono l'editoria italiana, che del resto sono già stati ampiamente trattati in parecchie altre discussioni qui nel forum. Spendiamo solo qualche parola per quello che, tra i tanti temi tirati in ballo, sembra riscuotere maggiore interesse, ovvero la distribuzione. Mandare copie a titolo promozionale alle varie librerie? Del tutto improponibile, e forse anche inutile, per un piccolo editore: il rischio è che i libri rimangano negli scatoloni, oppure esposti col dorso, in uno scaffale seminascosto del seminterrato. Ben diverso è un conto vendita mirato, magari in un quei punti vendita che potrebbero avere qualche legame con l'autore o con la vicenda che lui ha deciso di raccontare. Essere distribuiti a livello nazionale da un grande distributore? Sì, senz'altro, ma con la consapevolezza che, dati gli altissimi costi di distribuzione, da quella parte non arriveranno profitti. Far parte di un grande circuito, tipo Fastbook del Gruppo Messaggerie, serve infatti più che altro a togliere dalla bocca di alcuni sedicenti librai l'ignobile scusa "Il volume non è reperibile", che nell'era di Internet suona come una bestemmia. Del resto, ancor prima che entrassimo a far parte del suddetto circuito, le librerie serie che avevano richiesto le nostre pubblicazioni, le avevano ricevute a tempo di record, realizzando per giunta un profitto maggiore, rispetto a quello offerto loro dai distributori. Prima di dire cosa potremmo o dovremmo fare noi editori, allora, cominciamo da qui, ovvero dal mettere persone competenti ai posti giusti. Se vado in un negozio di articoli sportivi, mi aspetto che il commesso mi sappia consigliare la tensione giusta per l'incordatura della mia racchetta, sulla base del mio tipo di gioco. Se entro in un punto vendita di informatica, mi attendo consigli adeguati alle mie esigenze. Perché la stessa cosa non deve accadere in libreria? Com'è possibile che in tempi di crisi si rinunci al guadagno sicuro, offertoci da qualcuno che magari è pure disposto a pagarci in anticipo, perché non si è capaci o, più probabilmente, non si ha voglia di fare una telefonata, inviare una mail o un messaggio sul cellulare? Riguardo alla chiusura dell'articolo citato da @Niko Questa, perdonate lo sfogo, ma è la classica supercazzola, degna del peggior politico della prima repubblica... non che quelli della seconda, o della terza, ne sparino di meno colossali, per carità, ma ancora, a causa della loro scarsa maturazione, non sono degne di entrare nell'archivio storico. Come può una qualsiasi azienda, ivi comprese quelle culturali ed editoriali, che non viva di sussidi pubblici, di tangenti, o che non sia una scatola cinese per il riciclaggio di proventi illeciti, non occuparsi della concorrenza e del mercato? Nel nostro caso i guadagni proprio non c'entrano, perché siamo una cooperativa e non possiamo dividere utili, e per quanto riguarda il nostro "progetto editoriale e culturale" è semplicissimo: sfornare libri di qualità. Ma, supponendo di riuscire in tale obiettivo e che le nostre siano le migliori pubblicazioni possibili, chi mai le leggerà, se non riusciamo a venderle? E, altro aspetto insignificante, con cosa pagheremo tutto il lavoro svolto per produrle? Mi piacerebbe molto che la solerte Arianna Spezzaferro, autrice dell'articolo, rispondesse a queste venali domande. E infine, qualcuno ci potrebbe spiegare cosa accidenti significa "ripristinare il rapporto tra libro e i lettori"? Ma con parole semplici, come se avessi quattro anni (Cit. "Philadelphia"). A parte che, nello stesso articolo, si afferma che gli italiani non è che leggano di meno: non hanno mai letto; quindi, più che ripristinarlo, tale rapporto andrebbe creato dal nulla, o dal poco: un lettore ogni quattro, rispetto alla media di Francia o Germania... A parte questo, dicevamo, cosa vuol dire questa frase, in concreto? Che, come editori, dovremmo prendere uno dei nostri libri, uscire dalla porta, scegliere a caso un passante, strappargli dalle mani lo smartphone, ficcarci il volume e presentarli: "Fratello, questo è il tuo libro. Libro, questo è tuo fratello!" In base alle statistiche attuali, tre italiani su quattro risponderanno: "Mi scusi, ma si sta sbagliando: io questo qui non l'ho mai visto. O se l'ho visto, è passato tanto tempo e non mi ricordo cosa possa essere!" Il quarto potrebbe dire: "Grazie, mi è mancato davvero tanto" e forse se lo terrà. Tutti e quattro, comunque, alla fine si faranno ridare il cellulare, ci scatteranno una foto e chiameranno il 118 per sottoporci a T.S.O. Scherzi a parte, per risollevare davvero l'editoria italiana non servono ricette generiche, ma proposte serie e concrete e quando la dottoressa Spezzaferro ce le vorrà proporre, saremo ben lieti di prenderle in considerazione.
  41. 6 punti
    Contento tu... Per me puoi anche inviare loro cinque manoscritti al giorno, ma dal momento che in fondo a questa pagina si legge: IL NOSTRO OBIETTIVO Aiutiamo gli autori a scegliere. a me dispiace vedere gente che spreca tempo, energie e denaro in un'impresa che ritengo più che improba. Questa invece spero sia soltanto una "boutade"... In nome della trasparenza? Non sono una banda di malfattori, eh. Ti risponderebbero che hanno pubblicato Paolo Maurensig nel 1993 e Piero Meldini nel 1994 e che se domani scoprissero un nuovo Maurensig sarebbero pronti a pubblicarlo. Hai nel cassetto un manoscritto all'altezza della "Variante di Luneburg", che reputo uno dei libri più belli che ho letto negli ultimi trent'anni? Allora fai bene a inviarglielo.
  42. 6 punti
    Scusami, @YumaKuga79, spesso chiedi novità generiche su realtà editoriali e mi permetto di intervenire. Questa domanda è inutile, perché chi ha novità e le vuole condividere lo fa, senza bisogno che qualcuno glielo chieda. Inoltre il nostro compito è cercare di mantenere le discussioni pulite da messaggi inutili per evitare una sequela infinita di domande come la tua. Grazie
  43. 6 punti
    Io non capisco perché si imputino al cinema, ai videogiochi, ai social network e alle nuove generazioni il problema del declino dell'editoria. A me sembrano tanti luoghi comuni messi in fila per piangere di una situazione che non mi sembra, in realtà, diversa da dieci anni fa, se non per due fattori: lo spreco generale di risorse nel pubblicare cloni di cloni di cloni nelle librerie e il fatto che, di conseguenza, il pubblico sviluppi un certo rigetto delle tematiche. La gente non legge. Benissimo: siamo così sicuri che un tempo leggesse molto di più di oggi? Prendiamo un fattore: i libri di Stephen King vendono. I libri di G.R.R. Martin vendono. I libri di Bradbury vendono. I libri di E.L.James vendono. Ho citato letteratura di genere perché è quella che conosco meglio e, nella teoria, quello che vende meno in Italia. La cosa che mi lascia un po' basita è il rifiuto che a volte traspare da alcuni utenti di questa piattaforma per il cambiamento, per il mutamento (molto veloce) del mondo intorno a noi. Eppure noi ne stiamo parlando su un forum di internet, non al bar. È così strano, quindi, che la letteratura passi dalle librerie alla forma online? Ed è così strano, anche, che cambi nella modalità di fruizione? E ancora, che forse la figura dell'editore serve fino a un certo punto e dovrebbe cambiare modo di vedere la distruzione dei testi? Ancorarsi al mito della carta e delle librerie alla Notting Hill non ci porta da nessuna parte. Siamo alla stregua dei registi che si lamentano di Neflix che rischia di rovinare il cinema, oppure del fatto che la gente non ascolta più la radio perché la televisione, signora mia! E i ragazzini sono tutti rimbecilliti dai videogiochi! Gli stessi ragazzini che dopo aver giocato a The Witcher vanno a comprare la saga da cui è tratto, però. Come facciamo in Italia a non aver ancora capito che semplicemente il modo di veicolare le storie può essere diverso e che affidarsi al marketing di una presentazione televisiva da Fazio (che nessuno under trenta guarda minimamente) sia una strategia fallimentare? Ricordo ancora quando la Mondadori tentò di realizzare quel videogioco del Mondo Emerso, fallendo miseramente. Quello avrebbe rinverdito le vendite di Licia Troisi? Probabilmente sì, se fosse stato un videogioco all'altezza. I film e le serie televisive spingono gli editori a ristampare Altered Carbon, a far tradurre nuovamente persino classici come Scarface e Il Grande Gatsby. Oggi la cultura viene assorbita diversamente da una volta: la lettura non è solo un gesto singolo, ma che si accompagna anche a prodotti paralleli, cinematografici, multimediali, che si affida anche a come il fandom interagisce con qualcosa. L'editoria sta fallendo perché quando un tempo uscivano le mode avevano tempo di piazzare trenta libri con una storia identica, ora invece tutto fluisce più velocemente e bisogna dimostrarsi dinamici e reattivi, cosa che la pesante, lenta editoria che si trascina nei debiti non riesce a fare. La rete è uno spazio che ci unisce tutti e che può trasformarsi in uno strumento virtuoso, se non siamo solo disposti a piangere come prefiche di fronte alla lapide dell'editoria tradizionale. Forse parte di noi è proprio come l'editoria: monolitica, ancorata a un tentativo disperato di accanimento terapeutico di un cadavere troppo pesante da trascinare ancora. Ricordo ancora le spiegazioni, alle fiere, sempre del Gruppo Mondadori che voleva convincermi che è difficile farsi tradurre in inglese, nessuno li vuole i nostri libri, che loro li hanno mandati anche ai giornali stranieri ma nessuno ci ha voluti! Ammettendo che tale storiella sia vera, oggi le scuse si riducono a zero. Traducendo il libro, qualunque azienda può metterlo personalmente online in store raggiunti dai clienti di mezzo mondo che leggono in altre lingue, esattamente ciò che intende fare Amazon Crossing. Che sta succedendo all'editoria italiana, quindi? È un cavallo stanco, zoppo, che non trascina neanche se stesso, figuriamoci chi ci vuole salire in groppa. Che guarda al passato come, purtroppo, anziché riuscire a voltarsi in direzione del futuro. E lo so, perché il mio compagno attualmente ha completato il suo secondo corso in merito promosso a Roma da diverse case editrici del settore, che hanno detto più o meno le stesse cose, anche se non in maniera - secondo me - consapevole, ma sempre con l'atteggiamento del "il mondo è andato avanti in una direzione sbagliata". Questa ostinazione non può che portare a fondo, quest'incapacità di distaccarci da un modello tradizionale ormai terribilmente inadeguato con il resto dei nostri vicini internazionali. L'editoria deve crescere, evolversi, sganciarsi dai costi esorbitanti e dal balletto dei resi, approcciarsi a un modo di fare cassa più adatto e che punti a un mercato più ampio di quello a cui si è rivolta sinora. L'Italia è troppo piccola, in un mondo così vasto e a portata di click, in cui si può introdursi anche senza la necessità di chiedere il permesso a qualcuno.
  44. 6 punti
    Basta colombe, pastiere, cioccolate e canditi! Tocca fare un po' di moto... erm, mentale. Mettetevi seduti ( ) che sta per arrivare il nostro contest periodico più bello dell'universo! Il regolamento è sempre lo stesso, dateci uno sguardo, mi raccomando. Domenica 8 aprile a mezzogiorno in punto comincerà il Mezzogiorno d'inchiostro n. 111 (bel numero ordinato, nè?) @AdStr e @camparino saranno i giudici supremi e invalicabili dell'evento più importante del giorno, ma che dico, settimana. Ma che dico, due settimane (perché poi c'è il 112...)! Insieme all'immancabile sovrana del MI, la nostra bellissima befanina preferita, @Cicciuzza Be', che si fa? Casino, ovviamente!
  45. 6 punti
    Esatto, grazie @wyjkz31 Grazie anche a te per la testimonianza, @Estelwen Purtroppo sembra che tutti gli autori del Trampolino si siano volatilizzati dopo il grande tafferuglio avvenuto pochi mesi fa e non abbiamo testimonianze dirette per fare eventuali spostamenti o tirare le fila di quanto promesso dalla CE. Attendiamo fiduciosi
  46. 6 punti
  47. 6 punti
    I dati, forniti in questo modo dicono poco o nulla. Sommare pere con mele, ce lo insegnano già alle elementari, non è possibile. Prima di azzardare qualsiasi tipo di ragionamento economico commerciale, dovresti fornirli in questo modo: Copie cartacee effettive - prezzo - numero di copie Ebook - prezzo - numero di copie Ebook gratuiti (nessun prezzo, ovviamente) - numero di copie ecc. Perché se su 861 copie, 859 sono e book gratuiti, un altro è stato venduto a 0,99 euro, e l'unico cartaceo a 15,00 euro, in tutto ho incassato 15,99 euro. Se invece ho venduto 860 copie in cartaceo a 15 euro, ho incassato 12.900 euro. Mi pare che la differenza non sia trascurabile.
  48. 6 punti
    @Nerio @Luca Trifilio Ragazzi, grazie. E' la prima volta che arrivo piazzato in un MI. Sono emozionato. Grazie a tutti Sono anche contento di stare con il bravissimo @AdStr nel prossimo contest. Naturalmente W i giudici, i partecipanti e i lettori.
  49. 6 punti
    Spero di non meritarmi un'ammonizione con questo commento, ma il fatto è che sapere se il contratto che ti verrà (forse) proposto dopo una lunghissima attesa sarà con una CE grande, piccola, media o solo digitale è una delle discriminanti fondamentali per l'autore che cerca di decidere a chi proporre il proprio manoscritto. Parlando dell'efficacia della pubblicazione digitale, qui si dibatte sull'efficacia di questa nuova agenzia. LI non è stato chiaro su questo punto, con la famosa metafora calcistica che poi però finora non ha trovato riscontro nelle esperienze riportate.
  50. 6 punti
    Amy, però non si può dire che far pubblicare i propri autori con "la solita digitale" sia giocare in champion's league
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