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  1. 1 punto
    Dallo spazio un messaggio:"Siete soli".
  2. 1 punto
    Racconto vincitore del fantasy contest 2014 di Pennematte - Wired.it abbinato al Lucca Comics Non ricordo bene quando è iniziato, no. Gli uomini oltre lo specchio volevano l’oro. Minacciavano guerra, devastazioni e morte. Non che ci credessi troppo all’inizio. In fondo pensavamo tutti che una cultura senza magia non sarebbe mai stata un pericolo. Così mi offrii volontario per andare dall’altra parte, in missione per conto del Re e della Congregazione. Informazioni. Dati. Conoscenza. La conoscenza è potere. La conoscenza è tutto. Non puoi combattere un potenziale nemico se non lo conosci, non puoi trarre vantaggi da un potenziale alleato se non lo conosci: questa era la prima regola che ci avevano insegnato all’Accademia. Partii con il compito di rimanere lì qualche tempo, studiare i loro costumi e capire cosa di loro potesse interessarci. Ero uno dei Consiglieri della scuola di magia del Controllo della Mente, allora, e un abile diplomatico. Lo specchio si trovava nel bosco dell’est. In quella che gli Antichi chiamavano radura delle cento querce. Come ci fosse finito, e perché, nessuno lo sapeva. Era alto circa tre metri, con la struttura portante di legno scuro, intarsiato con simboli misteriosi, incomprensibili anche al più dotto degli studiosi. Fu subito chiaro che spostarlo non si poteva. Neanche con la magia. E presto fu chiaro anche che non era un semplice specchio, ma un portale magico. Bisognava capire dove conducesse, e, soprattutto, cosa ne sarebbe potuto uscire. I primi esploratori riferirono di un deserto. Sconfinato. Immenso. Sahara, avrei scoperto dopo, si chiamava quel deserto. Gli esploratori non si allontanavano mai troppo dallo specchio. Anche perché vedevano delle strane esplosioni e dei funghi di fumo nel cielo. E un vento infuocato alzava tempeste di sabbia che avevano effetti terrificanti: chi tornava, spesso ustionato, moriva dopo pochi giorni tra dolori atroci. Spossatezza, nausea, diarrea, febbri e allucinazioni erano i sintomi riconoscibili di quello che iniziammo a chiamare il “male del mondo oltre lo specchio”. Il nome tecnico, scoprii dopo, era “avvelenamento acuto da radiazioni”. Dopo due mesi pensavamo tutti che quel mondo fosse disabitato, inadatto alla vita. Del resto anche la magia non funzionava, oltre lo specchio. Il Re e il consiglio della Congregazione dei Maghi decisero di lasciare nel bosco una piccola guarnigione e di proibire il passaggio verso l’altro mondo. Qualcuno propose di utilizzare il portale per mandare a morire i condannati colpevoli dei reati peggiori. Ma fu ritenuta una punizione troppo dura. E così, semplicemente, ci dimenticammo dello specchio. Poi, un giorno, arrivarono. Dentro un carro di ferro. Un carro senza cavalli. Arrivarono e parlarono, trattarono, minacciarono, promisero. Parlavano la nostra stessa lingua, scrivevano con la nostra stessa scrittura. E anche loro non avevano idea di come fosse finito lì quello specchio. Erano come noi nell’aspetto, eccetto che per gli occhi; avevano una luce diversa, negli occhi. La nostra magia non funzionava nel loro mondo, come la loro scienza, o “tecnologia”, non funzionava nel nostro. Perché questo pianeta “era in orbita stretta attorno a una stella a brillamento”, ci dissero. Si accorsero presto che qui erano vulnerabili come bambini: non avevano resistenza alcuna alle nostre magie e le loro armi, per quanto terrificanti fossero, potevano essere contrastate in cento modi diversi. Potevamo leggere nelle loro menti, controllarli e ucciderli con relativa facilità. Per noi, dall’altra parte dello specchio, era anche peggio. La magia non funzionava, e i nostri guerrieri più forti potevano essere uccisi in un istante da una singola “arma da fuoco”. E poco importava chi la maneggiasse: poteva essere un vecchio, una donna, persino un bambino. Non rimanevano che i commerci. E così io partii volontario per esplorare quel mondo. Mi accolsero con mille onori. Oltre il deserto c’erano mari, montagne, boschi, prati. E città immense. Un mondo bellissimo, armonico. Non avevano bisogno di cupole magiche sulle terre abitate per i continui sbalzi di temperatura, no. Avevano tutto quello che gli uomini potrebbero desiderare. Ed erano riusciti a distruggerlo. Noi a loro avevamo molto da dare: sembravano non esser mai sazi di pietre preziose, oro e argento. Ma cosa potevano offrirci, in cambio? Il loro cibo era cattivo, insipido, strano. I loro vestiti orribili e scomodi. La loro “tecnologia” da noi non funzionava e tutto ciò che ci proponevano non era nulla che potesse interessarci o che non potessimo ottenere con le arti magiche. Le loro medicine erano potenti, è vero, ma ebbi modo di scoprire che erano spesso dannose. Effetti collaterali, a breve o a lungo termine, li definivano. La plastica poi. Chi potrebbe volere il proprio mondo invaso da oggetti di ogni forma e dimensione che non si deteriorano se non dopo centinaia o migliaia di anni? Ci offrirono armi. Ci offrirono droga. Ci dissero che queste erano tra le cose che più si commerciavano. Ma le loro armi non ci interessavano, che gloria c’è ad uccidere un nemico senza guardarlo negli occhi? La loro droga meno che mai: avevo visto come riduceva chi ne faceva uso. Viaggiai molto tra i due mondi in quegli anni, e riferii al Re e alla Congregazione dei Maghi più e più volte le mie impressioni. Oltre lo specchio vivevano uomini incomprensibili, che sembravano impegnare le loro risorse e la loro intelligenza, non inferiore alla nostra, per distruggere il mondo che abitavano. Soprattutto non capivo come potessero continuare a lanciare quelle bombe i cui effetti conoscevamo bene. Quel deserto che si trovava oltre lo specchio era uno dei tanti luoghi, scoprii, dove venivano fatti quelli che chiamavano “test nucleari”. Erano in grado di volare nel cielo, ma la loro terra era ormai velenosa. Avevano conquistato lo spazio, ma nei loro mari non c’erano più pesci da anni. Ammonii il Re e gli altri Consiglieri: c’è qualcosa di strano, di profondamente insano in quegli uomini, gli dissi. Ma nessuno dava troppo peso alle mie parole; erano così fragili, così deboli, così innocui quando passavano oltre lo specchio. Li sentivo parlare di “business plan”, di “colonizzazione”, di “marketing” e di “strategie d’assalto”. Volevano il nostro oro. E iniziarono a minacciarci. Li sentivo parlare di virus. Di guerra batteriologica che ci avrebbe spazzato via. Potevano mandare attraverso lo specchio malattie terribili che non lasciavano scampo. Malattie che, incredibile ma vero, avevano perfezionato e reso mortali essi stessi, nei loro laboratori. Sapevo che non avremmo potuto niente. Non ci rimaneva che commerciare con loro, ma non avevano nulla che ci interessasse davvero. Se non i libri. E così ho viaggiato con Dante nell’Inferno. Ho tenuto in mano il teschio di Yorick col principe Hamlet. Ho ucciso e poi sofferto per il mio delitto con Raskolnikov. E mille e più volte ho vissuto le vite di altri. Emozionandomi. Piangendo. Ridendo. Rabbrividendo. Noi non avevamo nulla del genere, oltre lo specchio avevano la Letteratura. Noi mandavamo oro. Loro ci mandavano libri. Poi, come era comparso, lo specchio improvvisamente svanì. Semplicemente, svanì. Niente più commerci, niente più oro da inviare, niente più libri da ricevere. Certo le nostre città ora avevano delle biblioteche, e giovani e anziani facevano ore e ore di fila per prendere un libro. Un libro a caso, un libro qualsiasi. Bastava ci fosse scritta una storia. E ora che ogni libro è stato letto e riletto, ora che sono passati anni e anni, ora che sono anziano e malato, ho raggiunto finalmente quello che, da allora, è stato lo scopo della mia vita: ho scritto un romanzo. Il primo romanzo che sia mai stato scritto in questo mondo, il primo romanzo della nostra cultura. Il primo romanzo della storia. Ora che non c’è più nulla. Oltre lo specchio.
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