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Contenuti popolari

Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione dal 06/11/2011 in Libro Commenti

  1. 1 punto
    Geniale. Assolutamente geniale
  2. 1 punto
    L’autrice ha una personalità affascinante e una cultura eccezionale. Come poteva non scrivere un libro bellissimo? Ricco, vario, emozionante. Dimenticavo: seguite la scrittrice sui social! Da lei sempre il meglio.
  3. 1 punto
    Non so come spiegare le sensazioni che si provano leggendo questo testo. Alcune poesie ti fanno indignare perché parlano di indifferenza verso gli altri, di vicende umane reali. Altre poesie ti costringono a ricordare cose che hai studiato e rimosso (non ricordavo chi fosse Paolo Malatesta). Altre ti fanno entrare nella vita e nei ricordi dell’autrice. È un libro autentico e sincero. Bellissimo.
  4. 1 punto
    Ti fa commuovere, ti fa riflettere, ti fa sorridere. Bellissimo. E poi è anche bello dal punto di vista estetico, con quella copertina. Un libro con la L maiuscola.
  5. 1 punto
    Maria Enea è la migliore prof che io abbia avuto nella mia vita. Da una grande donna e una grande persona come lei è, poteva venir fuori solo un capolavoro. Molte poesie sono stupende. Bellissima quella che ha come tema il femminicidio, "Al principio era il verbo". Leggetelo!
  6. 1 punto
    È un libro molto vario. La scrittura è intensa e moderna, le tematiche spaziano dal personale al sociale, lo stile è sempre alto e vibrante. La mia poesia preferita è “Penombra”. Ve lo consiglio
  7. 1 punto
    Complimenti, Pio, ottima recensione! Comprerò il libro
  8. 1 punto
    Grazie, Fraudo, vado a leggere
  9. 1 punto
    LAPIDE DI ISMAEL, suicida Adeela è senza corpo. Solo una testa con gli occhi sbarrati [e fissi nel terrore. Nessuna guerra mi ha ucciso ma il dolore di un amore. Penzolo ancora in una pena d’inferno. Avanti che i corvi mi mangiassero gli occhi ho visto, per l’ultima volta il sorriso di Adeela. Allah, prima di punirmi, ha lasciato che vivessi l’immagine di qualche giorno addietro. Penzolo ancora anche se mi han tolto il cappio dal collo e disteso nella fossa. Penzolo e piango anche se non ho più gli occhi.
  10. 1 punto
    A parte le troppe divagazioni che ti vengono biasimate, è un'ottima recensione. Complimenti!
  11. 1 punto
    Ecco la recensione di Septem Literary: http://septemliterary.altervista.org/petra-rubea-pio-bianchini/?fbclid=IwAR1VKKKYz-5KlxXcb9Df0UTwNIsYQdcOybfMG-1gH4KGEn6XDEqPP-9KMdw
  12. 1 punto
    @Renato Bruno carissimo, lasciami dire, che, per quanto cattivella, la tua critica mi pare meno spigolosa del solito. Petra Rubea è il mio primo vero romanzo, che ho pubblicato nel 2015. Non è passato per il filtro di un editor e ha subito (sì, proprio subito...) solo una veloce e blanda correzione di bozze che, poffarbacco, ha causato qualche refuso... Non è un libro scritto pensando al mercato: ho fatto una ricerca, ho scoperto una storia e mi è venuta la voglia di "raccontarla" affinché non andasse perduta. Rileggendo l'estratto, mi accorgo che, dopo averci preso gusto, nel corso di questi quattro anni il mio modo di scrivere è cambiato. Francamente non saprei dire se in meglio. Tuttavia... Non mi piace fare lo sburone alla Cangini in pubblico, e ti scrivo in privato! Ciao, e grazie per la pazienza di avermi letto! Un caro saluto.
  13. 1 punto
    Grazie, @dyskolos! E, come direbbe il mio amico pastore dell'alta Valmarecchia, crepi! La prima edizione risale al 2015... Fraudolente è stato davvero un losco figuro, ma il nome mi è piaciuto perché nel medioevo i "fraudolenti" erano i cacciatori di frodo. E io, come un bracconiere, vado a caccia di documenti nella riserva esclusiva (negli archivi) dove bazzicano gli storici di professione, e dove le intuizioni dei dilettanti come me danno un po' fastidio...
  14. 1 punto
    Ottimo, @Fraudolente Finalmente ho capito da dove viene il tuo nickname In bocca al lupo!
  15. 1 punto
    L'ho comprato in libreria da un anno o due. Mi è piaciuto molto e mi ha aiutato con il mio problema, che è il medesimo. Grazie per averlo condiviso.
  16. 1 punto
    La poesia che dà il titolo alla raccolta: Non la chiamo patria, ma terra, casa quella strada che nella lingua bella si colora d’estate, la sera, quasi di rosa e di viola. Domenica che sale alle finestre… La casa resta tale, cambia terra e lingua. In tasca la paura di volare, di lavorare fino a sera. Travolto da quel gorgo che si chiama tempo e mondo, rigetto il contratto che mi è concesso. Mi volto verso la voce che chiama, corro, salto, mi sbraccio e non mi sono mosso di un passo.
  17. 1 punto
    Credo che il libro si presti molto a proporre agli studenti di un liceo le problematiche legate alla assurdità e alla crudeltà della guerra. La narrazione della vicenda incuriosisce e sprona a un approfondimento storico di quel periodo. Può essere una solida base per sviluppare ulteriori ricerche.
  18. 1 punto
    Un libro che ti cattura man mano che lo leggi. Racconta in modo coinvolgente e appassionante una vicenda veramente accaduta. Scritto bene, con attenzione ai particolari, ti fa scorrere nelle vene le emozioni e le sensazioni dei personaggi. Ne consiglio la lettura anche alle nuove generazioni, che la guerra la hanno soltanto sentita raccontare o studiata a scuola.
  19. 1 punto
    Un libro assolutamente riuscito, coinvolgente, appassionante. Una testimonianza emozionante di una comunità provata dalle miserie, dalle incognite e dalle paure del secondo conflitto mondiale. Ben strutturato ed equilibrato risulta essere l’intreccio fra il fatto storico e l’invenzione che sfocia in un finale a tinte gialle. Molto ben fatta la riflessione sulla guerra e sulle conseguenze che ha portato. La contrapposizione fra i due personaggi principali, il sacerdote e il capitano tedesco, sono talmente coinvolgenti da costringere a leggere il libro tutto d'un fiato. Da leggere e da regalare.
  20. 1 punto
    "Le pagine volano mentre si rimane intrappolati nel ritmo angosciante della narrazione e non si vede l’ora di arrivare al finale per scoprire tutti i retroscena della vicenda." Recensione sul blog Eroica Fenice. http://www.eroicafenice.com/libri/recensioni/zucchero-filato-volante-fernando-camilleri/
  21. 1 punto
    Recensione sul blog Il mondo incantato dei libri http://ilmondoincantatodeilibri.altervista.org/zucchero-filato-volante-fernando-camilleri/
  22. 1 punto
    Il quotidiano. Ciò che riveste le nostre esistenze, ogni fatto, piccolo, ogni azione, semplice. Una superficie invisibile su cui scorre la vita di tutti i giorni. Ogni gesto è carico di quel vissuto che distilliamo, goccia dopo goccia, giorno dopo giorno. Questa quotidianità, le parole che la dicono, entrano nell'orbita della poesia quando sono illuminate da uno sguardo che ne svela il vissuto. La densità delle parole è la cifra di questo poetare, saper fissare quell'elettricità che scorre giornalmente e preservarne il significato. Lo sguardo si mantiene su l'azione semplice, sugli affetti quotidiani, sull'essere al mondo, fragile. D'una fragilità che ha spessore, che ha il peso che l'esistenza condensa nelle cose, talmente intensa da non potersi nascondere allo sguardo che sa vedere. Questa densità mi ha accompagnato nella lettura, restituendomi immagini, luoghi, suggestioni e affetti. È fisicità fissata. Impressa nei versi. Una frammentazione emotiva di cui si impara a cogliere le linee di fuga, quel centro materializzato qui come negativo della parola. Come unità del sentire che si racchiude nella personalità di uno sguardo. Eccola dunque quella fragilità, coperta con il deserto di dentro, esperienza del morire, ovvero materia viva rivelata. Spessore del vivere.
  23. 1 punto
    Sperando di fare cosa gradita (e lecita), qui di seguito trovate il prologo alle vicende di Radica. PROLOGO "Ci fu un tempo in cui i Podestati erano un’unica vasta landa, governata da un solo Re. Questi aveva due figli e, giunto al termine della sua vita, divise il regno in due, rendendo ciascuno signore di una delle terre a lui affidate. Lo divise in modo che nessuno dei fratelli potesse garantire il benessere del popolo che governava senza l’aiuto dell’altro. In un regno vi erano le principali fonti d’acqua, i boschi, i metalli; tuttavia non possedeva valli abbastanza vaste per ospitare campi o pascoli. Il secondo aveva ampie pianure da coltivare, pascoli per il bestiame, il mare e i suoi frutti, un clima mite; ma poco legname e nessun metallo. Ciascun regno aveva bisogno dell’altro, così i fratelli. Dopo la morte del Re, tuttavia, quella che il sovrano pensava garanzia di pace, divenne la ragione di una guerra senza tregua. Per cicli e cicli gli eserciti dei due fratelli combatterono, spinti dall’odio. Prima i padri, poi i figli; poi, quando non ci furono più giovani da sacrificare, furono mandati i vecchi. L’odio di due persone dimezzò la popolazione dei regni. Fino a quando le donne, stanche della distruzione, della fame, delle lacrime senza fine, dissero basta. Non avrebbero più dato alla luce carne perché fosse uccisa, non avrebbero più cucinato per nutrire la morte, né coltivato campi che con i loro frutti avrebbero prolungato la guerra. Le donne si fermarono e decisero di porre termine al conflitto. Prima furono in poche, poi il movimento si allargò e coinvolse le abitanti di entrambi i regni, fossero queste contadine, fornaie, tessitrici, cuoche o prostitute. Non importava sotto quale bandiera fosse la loro casa: tutte erano madri, tutte erano mogli, figlie, sorelle, e tutte avevano perso qualcuno in quella guerra senza senso. Da tempo serpeggiava il malcontento tra i soldati, stanchi di sacrificare le loro vite per quella che era solo una questione tra fratelli. Le donne convinsero i generali dei due eserciti a incontrarsi segretamente in una valle nascosta tra i boschi. Lì, essi ammisero che stavano combattendo senza ricordarne la ragione; e più forte dell’orgoglio, fu la voglia di ricominciare a vivere. Mentre nei loro palazzi i due Re urlavano d’odio, lanciando al vento minacce che nessuno più avrebbe sentito, la gente prese in mano il proprio destino. Attraverso i generali, tutti furono convocati nella valle e a ciascuno fu concesso di parlare. Nel corso di una intera luna fu stabilito il futuro dei regni. Essi furono divisi e, per volontà delle genti, affidati alla guida dei generali che avevano fermato la guerra. I loro nomi erano: Itunèv, Montrag il maggiore e Montrag il minore (fratelli), Navidor, Kerr, Endurian e Farlane. A loro si devono i nomi dei Podestati. I generali furono eletti primi Podestà, mentre i loro successori sarebbero stati nominati per volontà della gente, rimanendo in carica per un tempo definito. L’accordo che regolò i rapporti tra i Podestati e definì i poteri dei Podestà, è da allora conosciuto come il “Patto di Creazione”. Fu costituito un corpo militare di vigilanza: i Cord. Autonomi dal potere dei Podestà, avrebbero garantito il rispetto del Patto, prevenendo il ripetersi di una guerra come quella appena conclusa. Alcune delle donne responsabili del movimento di rivolta si riunirono proseguendo la loro missione: curare e custodire. Queste donne sono le Uhr e la loro piccola comunità è chiamata “La Famiglia”. La creazione dei Podestati fu possibile grazie alla presenza silenziosa ma indiscussa degli Aku, esseri che la leggenda dice creati dai draghi. Nessuno, oggi, conosce il vero aspetto dei draghi, la cui esistenza si perde nella superstizione. Un’ultima volta, secondo la tradizione, uno di loro apparve per aiutare gli uomini: durante la Guerra dei Fratelli. Poi scomparvero, lasciando alle genti gli Aku. Per volontà dei Podestà, gli Aku esiliarono i fratelli su un altopiano dove avrebbero trascorso un’esistenza, se non serena, almeno tranquilla fino alla fine dei loro giorni. Tuttavia la loro follia non si fermò e si narra che, lassù, lottarono l’uno contro l’altro fino alla morte. Quel luogo oggi è conosciuto come “l’Altopiano dei Folli” ed è un monito per tutti gli abitanti dei Podestati. Gli uomini ben presto cominciarono a guardare con sospetto gli Aku e la loro saggezza, sino a considerarli, per la loro capacità di mutare e farsi crescere le ali, dei mostri. Respinti dalle genti, si ritirarono tra le montagne nella regione conosciuta con il nome di Mirŭjin, alle spalle di Iriba, loro terra di origine, vivendo isolati nella loro comunità. Ma non dimenticarono la ragione per cui erano stati creati: ancora oggi vigilano sui territori e sono consiglieri fidati dei Podestà. Il luogo in cui gli abitanti di quelle terre presero in mano il proprio destino è chiamata Valle delle Genti; e il cerchio di pietra presso il quale i generali si riunirono è ancora visibile al suo centro."
  24. 1 punto
    Questo è un bel libro di azione, veloce, avvincente, seducente. Ti impedisce di posarlo. Meravigliose le sensazioni che l'autore riesce a dare nelle descrizioni dei luoghi, con poche parole ti trasporta in un Sud America vivo e reale. Nella quarta di copertina c'è preannunciato un secondo capitolo e io lo attendo con ansia. Bellissimo, da non perdere!
  25. -1 punti
    Ah beh, certo, il mio era solo un consiglio personalissimo, da lettore schizzinoso che non darebbe neppure una chance ad un libro con una presentazione così. In più non è che rischiamo di confondere licenza poetica con licenza elementare ;-) A me piacciono le belle trame (ho letto qualche libro anche dei cosiddetti scrittori famosi... credo... magari non proprio quelli più famosi forse) ma tra i miei libri preferiti ce ne sono anche molti per cui la trama e poco più che un pretesto. Ci sono classici che se ridotti al solo intreccio sono poca cosa, altrimenti basterebbe leggersi un bel riassunto di 20 pagine per poter dire di avere letto Moby Dick o Proust o che so... Per il resto in bocca al lupo
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